Donovan Mitchell e gli Utah Jazz pronti alla battaglia: “James Harden non ci fa paura”

Troppo brutti per essere veri i Jazz visti nelle prime due partite della serie contro gli Houston Rockets? Forse, sebbene la forza degli avversari e l’impeto di James Harden non abbiano davvero lasciato spazio a degli Utah Jazz passivi e mai in partita (120 punti tondi tondi di media subiti) nelle prime due gare.

Già i primi minuti di gara 3, in programma nella notte tra sabato e domenica alla Vivint Smart Home Arena di Salt Lake City, saranno decisivi per valutare quanta benzina sia rimasta nel serbatoio dei ragazzi di coach Quin Snyder dopo la lunga rincorsa playoffs della seconda parte di stagione.

Nessuno dei giocatori chiave dei Jazz è pronto però ad alzare bandiera bianca senza combattere. L’ambiente caldissimo di Salt Lake City non farà mancare il suo supporto, come ben sanno Ricky Rubio, Rudy Gobert e Jae Crowder.

I Rockets sono stati fin qui molto più aggressivi di noi, e noi siamo stati troppo… buoniCosì Gobert alla viglia di gara 3E se sei troppo buono, finisce così, con gli avversari che ti prendono a calci sera dopo sera. E’ una questione di mentalità, se non sei aggressivo nessuno ti rispetterà, anzi“.

Jae Crowder è stato ancor meno tenero nel descrivere l’approccio della squadra in Texas: “Davvero deludente. Non ci siamo fatti sentire, non siamo scesi in campo, siamo davvero delusi“.

Utah Jazz, Donovan Mitchell: “James Harden non ci fa paura”

Due partite in cui James Harden ed i Rockets si sono permessi di tutto contro degli Utah Jazz spenti, incapaci di replicare ai colpi avversari e fin troppo preoccupati di contenere lo strapotere offensivo dell’MVP 2018.

Così Ricky Rubio, spesso accoppiato a Harden nelle prime due gare della serie: “James (Harden, ndr) è uno dei migliori realizzatori di sempre, dobbiamo trovare il modo di rendergli la vita difficile. Credo che (nelle prime due partite, ndr) non ci siamo applicati a sufficienza col nostro piano partita difensivo. E se non sei convinto al 100%, hai già perso in partenza. Dobbiamo tornare ad essere la squadra che eravamo, e soprattutto tornare a difendere“.

30.5 punti, 10.5 rimbalzi e 10 assist di media nelle prime due gare della serie per James Harden (43%a li tiro da tre punti) ed una facilità estrema di disporre della difesa dei Jazz ed indirizzare da subito la partita in favore dei suoi Rockets.

Un generalizzato problema (una mancanza) di aggressività nei Jazz, come ribadito da Donovan Mitchell:

Ci hanno maltratto, semplicemente. In gara 2 Eric Gordon ha segnato subito, io invece ho perso la palla palleggiandomi su un piede, poi ho fatto un fallo stupido e concesso un gioco da 3 punti… da lì in poi, buio pesto (…) Harden? Non siamo spaventati da lui, tutti dicono così ma Ricky (Rubio, ndr) lo ha dimostrato. Non siamo rassegnati e non gli permetteremo più di fare tutto quello che vuole, come fatto finora, dobbiamo trovare il modo

Jazz, le condizioni di Ricky Rubio rivalutate tra 7 giorni, ancora fuori Exum e Sefolosha

Utah Jazz 2018/2019

Dal front office degli Utah Jazz arrivano aggiornamenti sull’infortunio di Ricky Rubio.

L’iberico dovrà stare fermo ancora una settimana, a causa del problema al bicipite femorale accusato lo scorso 8 gennaio. Lo spagnolo è stato riesaminato ieri dallo staff medico dei Jazz e sarà rivalutato di nuovo tra circa 7 giorni.

Utah Jazz, infortunio Rubio e non solo: Exum e Sefolosha ancora out

 

L’ex Minnesota Timberwolves è fermo ai box da circa una settimana, e l’ultima partita disputata da Rubio risale all’8 gennaio scorso contro i Milwaukee Bucks.

Un problema per la squadra di coach Quin Snyder, che dovrà fare a meno nelle prossime gare delle tre point-guard attualmente a roster. Sia Raul Neto (problema all’inguine) che Dante Exum (distorsione alla caviglia sinistra) non sono attualmente schierabili, ed entrambi saranno rivalutati nei prossimi giorni.

A fare compagnia in infermeria ai giocatori sopra citati, c’è anche lo svizzero Thabo Sefolosha (problema al bicipite femorale destro per l’ex OKC Thunder, un mese di stop previsto).

Senza Ricky Rubio i Jazz hanno collezionato 4 vittorie (contro Magic, Lakers, Bulls e Pistons, tutte in casa). La franchigia di Salt Lake City dovrà ora affrontare due rivali dirette per la corsa ai playoff: LA Clippers (17 gennaio) e Portland Trail Blazers (22 gennaio).

In assenza Rubio e Exum, Donovan Mitchell e Joe Ingles continueranno ad alternarsi in cabina di regia per coach Quin Snyder.

Utah Jazz devastati dagli infortuni, 6 giocatori OUT contro i Lakers

Match asfissiante in vista per gli Utah Jazz. La partita di questa notte che li vedrà sfidare i Los Angeles Lakers richiederà lavoro extra per i giocatori in campo.
Coach Quin Snyder sarà costretto a contare su meno giocatori del solito, ed a dover rivedere completamente le rotazioni in vista della sfida contro i gialloviola.
Se i Lakers dovranno fare ancora a meno di LeBron James, la situazione della squadra di Salt Lake City è ancor più drammatica.
Confermati out Grayson Allen, Tony Bradley e Thabo Sefolosha. Il reparto più problematico però, è quello delle point guard. Anche Dante Exum, Ricky Rubio e Raul Neto non prenderanno parte al match, lasciando i padroni di casa senza un playmaker di ruolo. Chiamati a fare un grande lavoro quindi Donovan Mitchell e Joe Ingles, che spesso dovranno alternarsi in cabina di regia.

Troppe assenze in una partita fondamentale

Purtroppo per i Jazz, le tante assenze coincidono con uno degli impegni chiave della stagione, ovvero contro la squadra avversaria appena sopra in classifica, nonché attualmente all’ottavo posto in classifica, i Lakers appunto.
Utah ha fortemente bisogno di questa vittoria, trovandosi in nona posizione nella Western Conference. Un risultato positivo darebbe grande fiducia in vista del proseguo della stagione

Jazz, risonanze magnetiche negative per Ricky Rubio e Thabo Sefolosha

Ricky Rubio infortunio Utah Jazz

In casa Utah Jazz arrivano notizie confortanti per gli infortuni di Ricky Rubio e Thabo Sefolosha,entrambi fermi per un problema al bicipite femorale.

Come riportato da Shams Charania di The Athletic, la point-guard spagnola dovrà stare ai box ancora due settimane, mentre lo svizzero ex Biella non potrà scendere in campo prima 10-12 giorni.

Utah Jazz, chi rimpiazzerà Ricky Rubio e Thabo Sefolosha?

 

Quella di Rubio è indubbiamente la perdita più grande per la squadra di coach Quin Snyder.

Lo spagnolo ha sinora saltato un solo match (a causa di un problema alla schiena) dei 41 giocati da Utah. Le riserve a disposizione per Snyder sono Dante Exum (al momento fuori per una distorsione alla caviglia) e il brasiliano Raul Neto. L’assenza contemporana di Rubio ed Exum potrebbe decretare lo spostamento di Donovan Mitchell a point-guard (almeno nei momenti chiave delle prossime partite).

Ricky Rubio è il terzo miglior realizzatore in casa Jazz (12.8 punti a gara), nonché primo per palle rubate (1.3), assist (6.2) e percentuale ai tiri liberi (85%).

L’assenza di Thabo Sefolosha sarà meno pesante di quella di Rubio, sebbene l’ex giocatore di Hawks, Thunder e Bulls, oltre a essere un buon difensore, si sia rivelato un discreto scorer in uscita dalla panchina. A trarre beneficio dall’assenza di Sefolosha saranno Royce O’Neale e Jae Crowder, che si spartiranno i minuti dello svizzero.

Per gli Utah Jazz, in piena corsa per l’ottavo posto della Western Conference, sarà fondamentale limitare i danni nell’attesa del rientro di Ricky Rubio. Il calendario sarà benigno per il team di Salt Lake City, che nelle prossime due settimane dovrà affrontare 4 partite di fila, non impossibili, in casa contro Magic, Lakers (ancora senza LeBron James), Bulls e Pistons.

I Jazz voleranno poi a Los Angeles per affrontare i Clippers e chiuderanno la settimana con altre 3 partite contro Cavs, Blazers e Nuggets.

Utah Jazz in emergenza, si fermano Dante Exum (caviglia) e Ricky Rubio (gamba destra)

Utah Jazz, Dante Exum potrebbe rimanere fermo almeno “un paio di settimane” a causa di un infortunio alla caviglia sinistra.

Exums ha riportato l’infortunio durante la trasferta di Detroit dello scorso sabato 5 gennaio, e non è sceso in campo per la partita del Fiserv Forum di Milwaukee tra Jazz e Bucks, vinta da Giannis Antetokounmpo e compagni per 114-102.

L’assenza dell’australiano si aggiunge a quella di Ricky Rubio. Lo spagnolo si è infortunato durante il primo quarto della partita di lunedì notte contro Milwaukee, ed è stato costretto a lasciare il parquet dopo soli 5 minuti di gioco.

In 39 partite disputate, Dante Exum ha sinora viaggiato a 7.4 punti e 2.4 assist a partita, in 16.3 minuti d’impiego e con il 43% al tiro. Con l’assenza contemporanea di Exum e Rubio, coach Quin Snyder concederà minuti e spazio alla point-guard brasiliana al quarto anno Raul Neto (10 punti, 6 rimbalzi e 5 assist in 29 minuti di gioco a Milwaukee), impiegato sinora in sole 18 partite.

La partita di Milwaukee è stata l’ultima di un giro di 4 trasferte per gli Utah Jazz (20-21), che saranno di nuovo in campo giovedì 10 gennaio alla Vivint Smart Home Arena di Salt Lake City per sfidare gli Orlando Magic.

Utah Jazz: ufficiale il forfait di Rubio per gara5

Continua il periodo nero in casa Utah Jazz. Dopo l’infortunio per Dante Exum in gara4, è arrivata la notizia del forfait per gara5 di Ricky Rubio.

In quella che, con tutta probabilità sarà la gara che deciderà la serie in favore degli Houston Rockets, coach Snyder non avrà nessuna delle sue point guard. Niente da fare per il play spagnolo che salterà cosi la sua quinta gara consecutiva, accrescendo il rammarico per Utah che, nonostante la sua assenza, era riuscita ad andare sull’1-1 prima di perdere le due gare casalinghe.

Utah Jazz: Rubio out anche in gara5

Come detto gli Utah Jazz non hanno mai potuto contare su Rubio, infortunatosi nell’ultimo match con OKC, in questa serie ed il suo rientro, che in alcuni avevano dato per certo in gara4, si sta allungando sempre di più e verosimilmente anche i suoi playoff, salvo un miracolo dei suoi in Texas, si sono chiusi.

Nonostante Rubio non fosse a disposizione, coach Snyder aveva trovato in Dante Exum una grande risorsa ma l’infortunio al bicipite femorale sinistro durante gara4 ha complicato ulteriormente i piani degli Jazz.

A questo punto verosimilmente Utah partirà col solito quintetto composto da Mitchell, Ingles, O’Neale, Favors, Gobert e dalla panchina, oltre al solito Crowder, verosimilmente avranno più minuti Burks e Neto che avranno il compito di far respirare un pò gli altri e portare il pallone nella metà campo offensiva. Un compito davvero difficile spetterà a questi due soprattutto perché Houston vorrà chiudere la serie già questa notte senza complicarsi la vita.

 

Utah Jazz: The 100

Guerra nucleare globale. Al genere umano rimane solo una stazione spaziale (l’Arca) e un complesso di 12 (nemmeno a farlo apposta) di stazioni spaziali minori in orbita, quando avviene il disastro. L’Arca, al bordo della quale vigono leggi molto severe per mantenere l’ordine e gestire la popolazione terrestre imbarcata, presenta un carcere, dove si trova Clarke, colpevole di aver voluto aiutare il padre a comunicare la sua scoperta: l’inesorabile ed imminente esaurimento dell’ossigeno e di tutte le risorse. Tradita dalla madre, insieme ad altre 99 carcerati, viene mandata sulla Terra per verificare se le condizioni permettono un prossimo ripopolamento.

Dev’essersi sentito così Rudy Gobert, alla notizia che Gordon Hayward non aveva intenzione di rifirmare con gli Utah Jazz, esattamente come Clarke quando scopre il tradimento della madre. Aveva forse già intuito che il progetto che l’hanno scorso aveva portato i Jazz ad essere la quinta forza ad Ovest, a pari merito coi Los Angeles Clippers, si stava per smantellare. Un progetto costruito con grande calma a seguito dalla ricostruzione del 2011. Una squadra che, priva di fenomeni assoluti, ha creato un sistema estremamente coerente, dotato di una solida identità difensiva.

Se però la spedizione dell’Arca era composta da 100 uomini per tentare di ripopolare la Terra, chi, in questa situazione, può aiutare nella seconda ricostruzione in pochi anni dei Jazz?

E’ opportuno specificare che il termine ricostruzione non fa riferimento solo alla perdita di Hayward, ma si rivolge anche al fatto che i Jazz hanno perso due giocatori fondamentali per poter applicare i loro principi di gioco: Boris Diaw e George Hill. Il primo per la possibilità di allargare il campo e poter giocare con lo spacing ideale per permettere ad ogni singolo di operare,  ed il secondo, sebbene nell’ultima fase della sua carriera, risultava particolarmente utile per scatenare il pick and roll con Gobert  e consentire al centro di ricevere palle invitanti vicino a canestro. Senza contare l’apporto che potevano portare i due i situazioni complicate, specie difensivamente, data la loro esperienza e leadership.

E’ piuttosto complicato cercare di capire quella che sarà la nuova conformazione dei Jazz, perché gli acquisti fatti in questa offseason offrono diversi spunti di riflessione per cercare di intuirne il futuro. Di sicuro qualcosa cambierà nel sistema di gioco, che ha mostrato tutti i suoi limiti nella serie contro Golden State. Vero è che il risultato era segnato già dall’inizio ma allo stesso tempo è apparso evidente la necessità di giocare un basket ad alto numero di possessi (91.6 il pace dello scorso anno, ultimi nella lega) e cercare un gioco che porti a concludere in minor tempo, completamente in antitesi con quello fino ad ora visto. Quel che è certo è che Utah non ha assolutamente intenzione di smantellare il progetto che li ha portati ad ottenere gli eccellenti risultati della passata stagione.

Per questo, la sostituzione di Hill (forzata, a dire la verità) con Ricky Rubio è un chiaro segnale: spingere, anche in transizione, e capitalizzare offensivamente, sull’elevato numero di palle rubate e stoppate generate dalla difesa, grazie anche alla favolosa visione e precisione dello spagnolo.

Rubio ha capacità e la visione nell’innescare la transizione direttamente dal rimbalzo.

Quello in cui Rubio dovrà sicuramente migliorare è certamente il palleggio-arresto-tiro, che lo scorso anno tutte le difese li hanno concesso sistematicamente. Ma il motivo per cui Rubio potrebbe rivelarsi fondamentale per i Jazz è la sua capacità di passatore (l’anno scorso quinto con 9.1 assist di media), che lo renderebbe in grado di armare le mani dei tiratori in uscita dai blocchi o in spot-up. Già, i tiratori. Su chi possono contare i Jazz per il tiro oltre l’arco? Questo sarà il problema vero per Utah in questa stagione ed il motivo per cui Hill ed Hayward erano fondamentali. Sebbene non fossero tiratori eccelsi, la loro pericolosità dal tiro da fuori garantiva un ottimo spacing e la sicurezza di poter lasciar libero Gobert di sgomitare in post per rimbalzi o in situazioni di alto/basso per mandarlo direttamente sotto canestro.

Nello spot di point guard peserà e non poco l’infortunio di Dante Exum: nel match di preseason contro i Phoenix Suns, l’australiano si è procurato una lussazione alla spalla sinistra con interessamento dei legamenti. Un gaio che potrebbe tenerlo fuori per tutta la stagione.

L’impressione è che Utah possa contare solo su Joe Ingles e Joe Johnson (rispettivamente 44.1% e 41.1% da 3) per aprire il campo. Forse, un po’ troppo poco.

L’unica certezza che hanno i Jazz in questa stagione, oltre alla eccellente mentalità difensiva, è Rudy Gobert. La sua influenza sulla franchigia è spesso associato al suo rendimento difensivo che con 6.0 win-shares difensivi e 2.7 stoppate per partita gli sono valse l’entrata nel Second Team All-NBA (non si vedeva dai tempi di Deron Williams, 2010) e il First Team All-Defensive. Quest’anno non basta. Posto che i numeri non spiegano a sufficienza la sua enorme intelligenza nel guidare la difesa e la sua capacità/tempismo nel difendere il canestro, Gobert deve diventare il go-to-guy e accettare di dover essere il punto cardine della squadra. Sarà fondamentale non solo per lui, ma anche a beneficio della squadra, ampliare il suo gioco e non limitarsi al solo pick and roll in cui il francese è un fenomeno per la capacità di attaccare il canestro nell’azione che gli è valsa il 65% dal campo.

 

Uno dei giocatori che dovrà alzare il livello di gioco e che probabilmente dovrà adottare un nuovo ruolo all’interno della squadra sarà sicuramente Derrick Favors. Favors è un giocatore che ha contributo a creare il nucleo dei Jazz in questi anni ed è uno dei giocatori che conosce alla perfezione il sistema di coach Quin Snyder. Il problema principale è dal punto di vista difensivo perché a Gobert non si può rinunciare, ma in combinazione con Favors potrebbe essere un grande problema difendere con squadre che adottano quintetti piccoli e che rendono la sua fisicità sostanzialmente inutile. Resta però fondamentale per poter giocare una pallacanestro simile a quella adottata in questi anni o potrebbe essere utilizzato come 5 in un  particolare di small ball, anche per brevi scampoli di partita. Alternativamente, dovrà giocare un numero ancor più elevato di pick and pop dal midrange o dal gomito, dove ha il 68.2%.

L’abilità di Favors dal midrange e la sua dimestichezza nei giochi a due saranno importanti per l’attacco dei Jazz.

Trovare una quadra in questo scenario è piuttosto complesso perché i Jazz vivono la strana situazione di essere stati vincenti nella scorsa stagione giocando una pallacanestro vintage che, grazie alle capacità eccezionali degli interpreti, è riuscita ad ottenere risultati importanti in una lega predicata su principi diametralmente opposti. La perdita del giocatore principale non è stata assolutamente rimpiazzata, né se si continuasse a giocare il vecchio sistema né se si predicasse una pallacanestro più moderna. Un core solido è rimasto quello rappresentato da Hood-Favors-Gobert, attorno ai quali sarà necessario costruire. La palla sarà molto in mano a Rubio che dovrà nettamente migliorare nelle letture, e non fare affidamento solo sul suo istinto che fino ad ora gli ha garantito l’interesse dei fan appassionati dello spettacolo. La chiave del gioco dei Jazz, dal punto di vista offensivo, sembra essere quindi affidata a giochi a due (1-4 e 1-5) in ingresso dell’azione con Rubio quasi sempre responsabile dell’entry pass e Ingles e Rodney Hood in movimento per aprire spazi di manovra. Non aver cercato un tiratore da 3 affidabile è una grave lacuna da parte della dirigenza, che costringerà la squadra a giocare come ha sempre fatto senza i due giocatori che creavano il perfetto spacing (Hayward e Hill). L’alternativa potrebbe essere limitare il ball movement ed entrare direttamente in area sfruttando la fisicità dei lunghi e scaricare per i tagli a canestro o aspettando lo spot-up shooter. La speranza dei tifosi di Utah sta nell’esplosione dei giovani come Exum e la maturazione definitiva di Hood che potrebbe essere sfruttato molto di più in assenza di Hayward. E se Thabo Sefolosha dovesse tornare quello del 2012…

 

Trovandosi ad Ovest, la situazione attuale dei Jazz non garantisce l’ingresso ai playoff, anche perché il roster è variato molto, non nel numero di transazioni ma nel ruolo che i singoli avevano all’interno della squadra. Sicuramente non sarà facile creare un sistema offensivo che permetta immediatamente di realizzare quei 22 punti a partita che Hayward porta con sé a Boston. Coach Snyder ha però tanto materiale su cui lavorare e una solida base su cui ripartire: la difesa. Nel caso in cui tutto funzionasse e gli infortuni consentissero di poter lavorare con continuità, la solidità mentale dei Jazz potrebbe garantire un posto per entrare in, anche se dalla posizione più scomoda (ottavo posto ad Ovest).

 

Se, invece, tutto non andasse per il meglio, è ragionevole pensare che i Jazz potrebbero ragionare su come muoversi in ottica futura anche perché Utah si è garantita l’anno prossimo la possibilità di intervenire seriamente sul mercato.

Gli Utah Jazz mettono al centro del progetto Rudy Gobert

#27 RUDY GOBERT

AL CENTRO DEL PROGETTO

Dopo il colpo basso di Gordon Hayward, gli Utah Jazz hanno deciso di puntare sul loro centro, Rudy Gobert.

“Vogliamo ricostruire una buona squadra, che supporti il talento di Rudy Gobert dichiara il direttore generale dei Jazz, Dennis Lindsey, ai microfoni di Salt Lake Tribune.

“Noi vediamo in Rudy Gobert un gran talento, è uno dei migliori difensori della lega e ci da sicurezza, per questo abbiamo deciso di ripartire da lui” conclude il GM degli Utah Jazz.

#27 RUDY GOBERT

IL CAMPIONE GIURA FEDELTA’

In risposta alle dichiarazioni del suo GM, Rudy Gobert dichiara: “Sarebbe stupido per me abbandonare gli Utah Jazz“.

A confermare la fedeltà del ragazzo c’è anche il suo coach Quin Sneyder che spiega ai giornalisti delle agenzie locali: “Sia io che la società ci siamo resi conto del talento del ragazzo e lui sembra esser disposto a costruire qualcosa con noi”.

Intanto, gli Utah Jazz stanno cercando di dare un buon supporting cast al giovane e talentuoso centro, firmando, in questi ultimi giorni: Thabo Sefolosha, Ekpe Udoh e Jonas Jerebko, che andranno a ricoprire il vuoto lasciato dalla partenza di Gordon Hayward e Ricky Rubio, che cercherà di non far rimpiangere George Hill.

Sicuramente, la sfida degli Utah Jazz, per il prossimo anno, sarà quella di riconfermarsi tra le prime 8 di conference, cercando di non perdere il buon lavoro svolto fino ad oggi.

 

 

 

 

Ricky Rubio: come cambia il ritmo degli Utah Jazz

Rubio

È da diversi giorni che non si parla altro che di trattative e colpi di mercato nel panorama NBA. Gli Utah Jazz, per esempio, sono una delle protagoniste principali di questo primo periodo di trade e di free agency.
A Salt Lake City infatti è in atto una vera e propria rivoluzione.  Nelle ultime ore si sono tutti focalizzati – giustamente – sul doloroso addio di Gordon Hayward. Il prodotto di Butler University ha lasciato la squadra di Quin Snyder per tentare l’avventura nella Eastern Conference con la storica maglia dei Boston Celtics. Nonostante la nuova destinazione del numero 20, agli Utah Jazz sta succedendo anche molto altro.

In cabina di regia infatti ci sono stati i primi veri movimenti.George Hill, che era free agent, ha lasciato gli Utah Jazz per accasarsi ai Sacramento Kings e al posto dell’ex Indiana Pacers qualche giorno prima era arrivato Ricky Rubio dai Minnesota Timberwolves.

Rubio
Ricky Rubio.

Quella per il playmaker del 1990 è stata una trattativa lampo: i mormoni, per potarsi a casa Ricky Rubio, hanno dato ai Timberwolves la prima scelta del 2018, che in questo caso è via Oklahoma City Thunder.
Ricky Rubio (primo classe 1990 ad approdare in NBA) venne ‘draftato’ dai Minnesota Timberwolves nel 2009 quando era appena diciottenne.
Fino ad oggi ha sempre indossato la canotta dei Lupi, ma dalla prossima stagione per Rubio è tempo di confrontarsi con un’altra realtà della pallacanestro americana.

Ma cosa potrà dare Ricky Rubio agli Utah Jazz?

Le qualità dell’ex Barcellona sono indiscusse. Lo spagnolo è un eccellente passatore e le sue letture offensive sono ottime. Non è un realizzatore puro, ma nei suoi primi sei anni NBA (è stato scelto nel 2009 ma ha cominciato nel 2011) ha tenuto costantemente la sua media punti sopra quota 10. Non è da tralasciare inoltre l’altra metà campo. Ricky Rubio infatti in queste stagioni si è dimostrato anche un difensore abbastanza affidabile.

Il tallone d’Achille di Rubio è, come tutti ben sanno, il tiro. Questo è un suo grande limite (che probabilmente ha spinto Minnesota a scambiarlo) perché le difese ormai l’hanno battezzato e gli lasciano spazio per provare la conclusione da lontano. Spesso e volentieri rifiuta il tiro, ma ha una naturale capacità ad essere eccitante e bello da vedere anche senza tirare. Per questo motivo l’attacco degli Utah Jazz con Ricky Rubio ha fatto un discreto upgrade. La sua presenza in campo sicuramente migliorerà le performance della sua nuova squadra.

Rudy Gobert.

Il suo prossimo compagno da servire sarà il centro francese Rudy Gobert. Vedremo diversi pick and roll o assist al bacio (possibilmente in lob) per una conclusione del lungo transalpino che senza Hayward sarà l’uomo franchigia.
Quest’asse sarà molto interessante e ha tutte le carte in regola per essere esaltante. Per Rubio Gobert, dopo Kevin Love e Karl-Anthony Towns, potrebbe essere il terzo compagno di stazza da servire.Chissà che ai supporters più ‘nostalgici’ dei Jazz non venga in mente un’altra coppia del passato…
La partenza di Hayward peserà, ma l’arrivo di un giocatore con sbuzzo e intelligenza cestistica come Ricky Rubio, può farla pesare meno.

Lo spagnolo, come detto, non ha molti punti nelle mani, ma può far procurarne tanti a suon di assist. Ecco dunque un nuovo inizio per Ricky Rubio con in mano le chiavi della regia degli Utah Jazz.

 

Ricky Rubio: “I Minnesota Timberwolves saranno sempre nel mio cuore”

Rubio Minnesota

L’ADDIO DEL PLAYMAKER

I Minnesota Timberwolves hanno lasciato un segno nel cuore di Ricky Rubio.

Dopo esser stato scambiato con gli Utah Jazz, nella trade che ha visto arrivare a Minnesota la scelta protetta del primo giro (entro la 14), Ricky Rubio ha subito pensato di regalare un pensiero di ringraziamento ai Timberwolves.

L’ex playmaker, ha infatti rilasciato un comunicato, subito condiviso su tutti i social, dove raccontava la sua bellissima esperienza a Minnesota.

Ovviamente in questo comunicato la frase che più a toccato i suoi vecchi tifosi non poteva che esser:

I Minnesota Timberwolves saranno sempre nel mio cuore.

6 ANNI DI SODDISFAZIONI

Ricky Rubio è entrato a far parte dei Minnesota Timberwolves nel 2011, trovando una vera e propria seconda casa.

Un pensiero viene anche fatto all’ormai defunto Flip Sanders (2015), che è stato per un periodo il coach del ragazzo.

Rubio in questi 6 anni, è cresciuto molto e ha migliorato anno dopo anno, le sue prestazioni diventando un giocatore di spicco della franchigia.

Rubio
#9 RICKY RUBIO

In 6 stagioni con la maglia dei Timberwolves ha fatto registrare una media di: 10, 3 punti, 8,5 assist, 4,2 rimbalzi e 2,1 rubate.

Infine Ricky Rubio, sempre nel comunicato, lascia spazio anche al rammarico per non esser riuscito a portare la squadra ai Playoffs.

Ora però il playmaker, ha ancora un po’ di anni davanti a se, e anche se non è riuscito a portare la sua ex squadra ai playoffs, adesso avrà la possibilità di farlo con un altro team, e chissà se magari riuscirà a lasciare il segno anche agli Utah Jazz.

I New York Knicks provano la strada Ricky Rubio

LA SOCIETA’ VUOLE RUBIO

Fino a qualche tempo fa avremmo detto che la trade per portare Ricky Rubio ai New York Knicks sarebbe fallita, ma, a quanto pare, in questi giorni c’è stato un cambiamento dei piani.

Fonti ESPN ci dicono che alcuni membri della società di New York abbiano espresso il desiderio di vedere Rubio con la maglia della propria franchigia la prossima regular season.

I New York Knicks avevano già un accordo con i Minnesota Timberwolves, che prevedeva la cessione di Derrick Rose, salvo poi però perdersi nel nulla.

Nonostante l’affare sia sfumato, i Timberwolves sono ancora interessati a Rose che, viste le circostanze, per New York potrebbe essere un’ottima carta da giocarsi nella trade che vedrebbe arrivare poi Ricky Rubio.

Se vorranno sfruttare al meglio questa opzione i Knicks dovranno sbrigarsi, anche perché Rose il 1 Luglio diventerebbe unrestricted free-agent.

Portare a casa Rubio sarebbe un bel colpo per New York, che così facendo si coprirà nella posizione di playmaker e potrà sfruttare al meglio il Draft di giugno.

Ricky Rubio
#9 RICKY RUBIO

CONTRATTO E NUMERI

Ricky Rubio attualmente è bloccato dal suo contratto per altri due anni a $14 MM con un lieve oscillamento di budget nel secondo anno.

Attualmente ricopre la quinta posizione tra i migliori assistman di stagione con 9,1 assist di media e ha portato in dote alla propria squadra: 11,1 punti e 4,1 rimbalzi per partita sparando col 40%.

 

 

 

Rubio su Leonard: “Dopo LeBron, è il giocatore più dominante della lega”

Kawhi Leonard sta disputando una stagione mostruosa: nonostante si parli molto della crescita di Harden, delle triple doppie di Westbrook e della mostruosità di LeBron James, c’è un giocatore silenzioso che sta mettendo a referto grandissimi numeri e sta trascinando i suoi San Antonio Spurs verso un primo posto ad Ovest difficile da pronosticare ad inizio stagione.

Da anni, Leonard, è indubbiamente uno dei migliori difensori della lega. Ma quest’anno, il nativo di Los Angeles sta giocando un basket spaziale e sta dominando sia nella metà campo difensiva che in quella offensiva. Gli Spurs, contro i Minnesota Timberwolves, hanno vinto per 97 a 90 (dopo un overtime) grazie ai 34 punti, 10 rimbalzi 5 assist e 6 palle rubate di Kawhi Leonard. In questa Regular Season, il prodotto di San Diego State University ha segnato almeno 30 punti in 22 gare.  Per i lupi, ha brillato Ricky Rubio. Il play spagnolo, con 11 punti, 13 rimbalzi e 10 assist ha messo a referto la sua quinta tripla doppia in carriera.

RUBIO SUL MATCH E SU LEONARD

Il numero nove dei Timberwolves, a fine match, ha parlato della partita:

“Nel complesso, abbiamo giocato una bella partita ma abbiamo pagato i tanti errori. Abbiamo avuto troppe palle perse. Verso la fine del match, gli Spurs hanno catturato alcuni rimbalzi che sono stati la chiave del loro successo”

Lo spagnolo, infine, ha elogiato il migliore dei San Antonio Spurs, Kawhi Leonard:

“Dopo LeBron, lui è il giocatore più dominante della lega in questo momento”

Parole molto pesanti da parte del playmaker, che mettono in luce ancora una volta il valore di Kawhi Leonard: il numero 2 degli Speroni sarà l’MVP della lega? La lotta con LeBron James, con James Harden, Russell Westbrook e Thomas per il titolo individuale entra nel vivo…