Il crollo di Russell Westbrook, da dove deve ripartire la star dei Thunder?

lillard-vs-westbrook

Il 29% netto in stagione al tiro da tre punti è il peggior dato in carriera per Russell Westbrook dalla campagna 2009\10.

All’epoca, il giovane Russell si era appena guadagnato il posto di point guard titolare degli altrettanto giovani Oklahoma City Thunder di Kevin Durant, James Harden, Serge Ibaka, Jeff Green, Nenad Kristic e Thabo Sefolosha.

In una sola stagione, Westbrook sarebbe passato dal 22.1% al tiro da tre punti del 2009\10 (su 104 tentativi), al 33% della stagione successiva –  sul medesimo campione di tentativi – per poi sostanzialmente triplicare la quantità di tiri (300) e canestri (97) appena due stagioni più tardi (32.3%), nel 2012\13.

La stagione di grazia 2016\17, quella del premio di MVP, della prima tripla doppia di media dai tempi di Oscar Robertson, quella successiva all’addio di Kevin Durant e quella del fallimento dell’esperimento Victor Oladipo-Domantas Sabonis, sarebbe diventata l’apice (fin qui) della carriera da “fromboliere” di Russell Westbrook, che in 81 partite infilò il 34.3% dei suoi 583 tentativi da tre punti complessivi (7.1 tentativi a partita).

Le ultime due stagioni hanno visto un passo indietro evidente nelle percentuali e nell’efficacia al tiro della star dei Thunder. Passo indietro riscontrabile “a braccio” nel semplice calo di numero di tentativi ed annesse realizzazioni da dietro l’arco dei tre punti, così come da due punti, nonché ai tiri liberi, e da un dato specifico, che inchioda il peggioramento evidente di Russell Westbrook in una delle situazioni offensive storicamente a lui più congeniali.

Durante la stagione 2018\19, Russell Westbrook ha segnato solamente il 32% dei tiri in sospensione presi dal prediletto “gomito”, lo spigolo – destro e sinistro – che delimita l’area dei tre secondi difensivi.

Come riportato da Zach Lowe di ESPN, in questa stagione Westbrook si è piazzato al 104esimo posto nella classifica di percentuale di tiro su giocatori da almeno tre “jumper” dalla media distanza a partita.

104esimo su 104 giocatori eleggibili, ovvero ultimo.

Le cinque partite della serie contro i Portland Trail Blazers hanno confermato il trend negativo: Westbrook non è andato oltre il 36% al tiro, impilando 4.6 palle perse a partita e non riuscendo mai ad incidere in difesa, dopo la buona prova di squadra di gara 1 (la peggiore per l’avversario diretto Damian Lillard, costretto a faticare oltremodo per liberarsi dalle braccia protese e dalla difesa sui pick and roll estesa dei difensori dei Thunder).

La chimica, l’intesa di squadra e tra le due star dei Thunder Westbrook e Paul George è stata per almeno due terzi della stagione di OKC il leit motiv ad Oklahoma City. I tre mesi da MVP di George hanno mascherato i problemi offensivi della squadra, e la tendenza degli uomini di coach Billy Donovan a sprofondare nei minuti giocati con l’ex star degli Indiana Pacers in panchina.

Gli Oklahoma City Thunder hanno totalizzato in stagione un -96 di plus\minus nei 648 minuti giocati con Russell Westbrook ma senza Paul George in campo, segnando al contrario un +106 con il solo Paul George in campo, senza Westbrook.

Le 5 gare di playoffs non hanno fatto eccezione: +13 di plus\minus in 39 minuti di “solo” George, -33 nei 32 minuti di “solo” Westbrook.

Russell Westbrook ha iniziato la stagione ai box dopo un’operazione di pulizia del ginocchio destro, la quarta negli ultimi sei anni. Le 73 partite giocate in stagione sono il dato minore dalla stagione 2014\15 (67), ed il prodotto di UCLA compirà 31 anni il prossimo 12 novembre.

Il contratto di Russell Westbrook prevede ancora 4 anni e 170 milioni di dollari complessivi (player option da 46 milioni di dollari sulla stagione 2022\23, l’ultima). Un contratto oneroso quanto quello del coetaneo Stephen Curry, e di John Wall degli Washington Wizards.

La coppia George-Westbrook, trainata dalla grandissima stagione disputata dall’ex Pacers, ha dimostrato di poter portare da sola ai playoffs della Western Conference una squadra con giocatori solidi (Steven Adams, Jerami Grant, Dennis Schroeder) ma incredibilmente priva di tiratori affidabili (3 su 27 al tiro da tre punti dei compagni serviti da Westbrook in gara 1 e 2 della serie), soprattutto dopo la scomparsa cestistica dello spagnolo Alex Abrines.

Westbrook ha dimostrato in questa stagione un’ammirevole “deferenza” verso Paul George, investendolo pubblicamente della guida tecnica e mentale della squadra, salvo poi cedere ai propri istinti selvaggi nei momenti finali della stagione (l’eccesso di trash talking nei confronti di Lillard ne è una prova).

E’ possibile, per una superstar NBA orgogliosa sino alla punta dei capelli, fermarsi, riflettere, capire di non poter essere più (gli anni passano per tutti) quella irruente forza della natura in grado di rendere – nelle parole di Royce Young di ESPN – normale, quasi scontata una stagione ad una tripla doppia di media?

Le dichiarazioni del giorno dopo di Westbrook (“Io so cosa sono capace di fare, e di farlo ogni notte a un livello molto alto, e nessuno sa fare quello che so fare io“) sono probabilmente da ascrivere alla categoria “orgoglio ferito”, e pertanto comprensibili.

La star dei Thunder è tutt’altro che un giocatore finito. Il declino fisico di quello che rimane comunque un atleta al di sopra persino degli standard NBA è processo inarrestabile quanto compensabile con pochi accorgimenti. In un’altra epoca, un’altra macchina da triple doppie come Jason Kidd si trasformò da tiratore riluttante a uomo da 42% al tiro da tre punti su oltre 5 tentativi a partita.

Un “uomo bionico” come LeBron James scoprì due annate fa il valore e la convenienza di dotarsi di raggio di tiro smisurato, ben al riparo dai contatto fisici di difensori troppo lontani per essere un fattore.

Blake Griffin, un giocatore in grado di saltare auto e uomini parcheggiati sotto al canestro e titolare di un 60% ai tiri liberi nelle prime 4 stagioni da professionista, è diventato col tempo un giocatore un poco meno atletico, ma molto più riflessivo (5.6 assist a partita nel 2017\18, e 5.4 un anno dopo, a fronte di un numero pressoché immutato di palle perse rispetto al primo anno di carriera), ed addirittura in grado di diventare in questa stagione il terzo giocatore NBA per tiri da tre punti in step-back realizzati, dietro a James Harden e Luka Doncic.

Blake Griffin ha chiuso la sua stagione (una delle migliori in carriera) con il 36.2% al tiro da tre punti su 7 tentativi a partita ed il 46% dal campo. La percentuale effettiva dal campo (53.2%) dell’ex Clippers è stata in questa stagione la più alta in carriera dall’annata 2011-12 (la seconda), anno in cui Griffin tentò 16 tiri da tre punti, a fronte dei 522 nel 2018\19.

Nel 2017, dopo la seconda delle tre eliminazioni consecutive subite dai Cleveland Cavalies di James, Masai Ujiri dei Toronto Raptors convocò DeMar DeRozan per comunicargli la rivoluzione copernicana che il presidente dei Raptors aveva in mente per la nuova stagione: più tiro da tre punti, campo più allargato, attacco più veloce. DeRozan si adattò, si convinse della bontà del progetto e divenne un tiratore da 31% al tiro da 3 (su 3.6 tentativi a partita, più del doppio rispetto all’anno precedente).

Il nuovo regime significò per DeMar una stagione tra le più complete mai giocate (5.2 assist a partita, 45.5% al tiro, terza miglior percentuale in carriera nonostante i tanti tiri da tre punti in più), e 59 vittorie per la squadra, che finì pero per sciogliersi davanti ad un LeBron James ingiocabile dopo aver conquistato la prima testa di serie ad Est.

Il flop-playoffs dei Raptors portò ad una seconda rivoluzione, per Toronto e per DeRozan. Finito a San Antonio, la squadra più antitetica possibile all’ultima versione dei suoi Raptors, DeMar DeRozan avrebbe abbandonato (per sempre) la riga dei tre punti (45 tentativi in 77 partite, contro i 287 della stagione precedente). Risultato? Una stagione ancora più solida della già solidissima stagione 2017\18, e chiusa a 21.2 punti e 6.2 assist a gara, con un ottimo 48.1% al tiro (miglior prestazione dopo la sua stagione da rookie, nel 2009\10).

L’avversario ed arci-nemico diretto di Westbrook Damian Lillard ha trovato nella delusione cocente di uno sweep che mise a dura prova la coesione della sua squadra la forza di lavorare su ogni piega, ogni difetto del suo gioco. Lillard ha disposto a piacimento dei difensori dei Thunder pick and roll dopo pick and roll, soprattutto dopo la prima partita della serie, mentre un Westbrook in chiara mancanza di fiducia si è accontentato di ciò che la difesa dei Blazers ha voluto concedergli.

Damian Lillard, e per estensione i Portland Trail Blazers intrappolati in un salary cap intasato, hanno fatto di necessità virtù e dato responsabilità e fiducia ai tanti comprimari (Al-Farouq Aminu, Moe Harkless, Seth Curry, Jake Layman, Zach Collins, Rodney Hood, persino Meyers Leonard), sopravvivendo finora persino all’infortunio di Jusuf Nurkic.

Piccoli esempi che Russell Westbrook e gli Oklahoma City Thunder non mancheranno certo di prendere in considerazione, assieme a soluzioni di mercato che possano limare i difetti di un roster poco equilibrato e poco profondo.

Cambiare si può, il tempo non manca, per L’MVP 2017, il talento neppure.

L’umiltà?

Pelicans, spalla KO per Anthony Davis, in forse per l’All-Star Game di Charlotte?

Davis-Lakers

New Orleans Pelicans, infortunio alla spalla sinistra per Anthony Davis, a rischio la partecipazione all’All-Star Game di domenica?

Davis si è infortunato durante il secondo quarto di gioco della sfida tra i Pelicans e gli Oklahoma City Thunder. La risonanza magnetica effettuata dopo la partita non avrebbe evidenziato danni strutturali, l’infortunio è stato classificato come “contusione” alla spalla.

La presenza di Anthony Davis alla Partita delle Stelle in programma domenica 17 febbraio a Charlotte rimane in forse. Il 6 volte All-Star dei New Orleans Pelicans sarà comunque a Charlotte.

Davis è stato costretto ad abbandonare la partita dopo appena 16 minuti di gioco (14 punti e 4 rimbalzi a fine gara per lui). I New Orleans Pelicans (26-33), guidati da un Julius Randle da 33 punti e 11 rimbalzi e dai 32 punti e 7 assist di Jrue Holiday, hanno superato gli Oklahoma City Thunder per 131-122.

Non basta ad OKC (37-20) la mostruosa tripla doppia da 44 punti, 14 rimbalzi ed 11 assist di Russell Westbrook. Thunder ancora privi di Jerami Grant (caviglia) e Dennis Schroeder, e che pagano la cattiva serata di tiro di Paul George (28 punti, 7 rimbalzi e 6 assist a fine gara per George, con un pessimo 3 su 17 da dietro l’arco dei tre punti.

La tripla-doppia di Russell Westbrook è l’undicesima consecutiva per l’MVP 2017 (nuovo record NBA).

Thunder-Nets, tripla-doppia di Russ e 47 di George: “Abbiamo fatto vedere a tutti chi siamo”

Barclays Center di Brooklyn, la notte perfetta degli Oklahoma City Thunder.

Russell Westbrook mette a segno la sua tripla-doppia numero 108 in carriera e sorpassa Jason Kidd al terzo posto della classifica All-Time, Paul George si accende nel quarto periodo e chiude con 47 punti, ed i Thunder compiono una rimonta da record ai danni dei Brooklyn nets.

A Brooklyn, Thunder-Nets finisce 114-112.

21 punti, 15 rimbalzi e 17 assist per il neo-papà Russell Westbrook, in una curiosa e sgargiante mise blu (la maglia) arancio (tutori ed affini) e verde (sneakers). Dopo un primo quarto in equilibrio, i Brooklyn Nets mettono la quarta e travolgono i Thunder 36-22 nel secondo periodo. 17-4 di parziale per aprire il quarto, parziale condotto da Spencer Dinwiddie, Joe Harris e Jarrett Allen.

Il primo tempo si chiude sul 62-46 Nets. Per OKC, 12 punti e 7 assist per Westbrook, 14 punti per Paul George. 21 i punti a testa per Allen Crabbe e Dinwiddie, per Brooklyn.

Nel terzo quarto, una tripla di Allen Crabbe (22 punti con 7 su 13 da dietro l’arco) manda i Nets sul +23 (75-52) con 8:25 da giocare. Russell Westbrook è già in tripla-doppia a 5 minuti dal termine della terza frazione di gioco.

Nets in controllo della gara anche nel terzo quarto, chiuso sul +18. La rimonta OKC inizia con una tripla di Terrence Ferguson (99-83) con 8:24 da giocare, poi Adams e Paul George (4 triple nell’ultimo periodo di gioco) ricuciono il divario. PG13 appoggia alla tabella il -8 (105-97) a 5:35 dal termine, Jerami Grant dall’angolo fa -2 poco dopo (109-107). A 1:44 dalla sirena finale, George sigla il -1 (112-111), i Nets non segnano più e sempre George chiude la partita col suo sesto tiro da tre punti di serata a 3.1 secondi dal termine.

I Nets non riescono a tirare sull’ultimo possesso, con Westbrook che sporca il pallone indirizzato a Jared Dudley.

Thunder-Nets, Paul George: “Abbiamo fatto vedere a tutti chi siamo”

Paul George ha segnato 25 dei suoi 47 punti nel solo quarto periodo. A fine gara, dopo aver subito la rituale doccia di gatorade da Russell Westbrook, PG13 ha parlato della sua prova:

Grazie per la doccia, ero fin troppo caldo… sono entrato in ritmo nel quarto quarto, i miei compagni mi hanno incitato e sostenuto per tutta la gara, sono partito piano ma loro mi hanno messo nelle migliori condizioni possibili. L’ultimo possesso? Ottima esecuzione, dovevo fintare il blocco per Westbrook e poi allargarmi per ricevere, sono stato bravo a segnare. Partita dopo partita impariamo a conoscerci meglio, il nostro è un gruppo unito, siamo tutti ‘sulla stessa pagina’ (…) Oggi è stata una serata speciale, abbiamo fatto vedere a tutti chi siamo

La rimonta dal -23 del terzo quarto è la migliore nella storia per gli Oklahoma City Thunder.

Russell Westbrook è ora il terzo giocatore ogni epoca per triple-doppie realizzate. Al secondo posto Magic Johnson, a quota 138:

Il mio compito qui è quello di dire a Paul (George, ndr) di rimanere aggressivo, di fare la sua partita. Può accendersi in un attimo, è una superstar. E quando gioca coome stasera, può cambiare le partite. Quando vedi quante ore di lavoro Paul ci mette tutti i giorni, vedi come quest’anno si trovi molto meglio qui rispetto ad un anno fa, e come tutto il lavoro venga poi ripagato, è grandioso. Sono contento di avere uno come Paul in squadra

– Russell Westbrook dopo Thunder-Nets –

NBA Stats Corner: Kevin Love, ancora Kevin Love

Notte NBA ricca di assist, ricca di grandissime giocate, come quella di Russell Westbrook per servire un cioccolatino, non un assist sotto canestro, un Howard che ha raccolto tutti i rimbalzi sotto canestro, la lotta tra Cavaliers e Warriors a distanza. Ed ovviamente la top 10 della notte:

Andiamo invece a vedere cosa è successo a livello di statistiche e numeri rilevanti nella notte NBA, a partire da Kevin Love.

#1 Kevin Love

Kevin Love ha cominciato la stagione segnando 22 punti a partita

27 punti, 17 rimbalzi, altra prestazione solidissima del lungo dei Cavaliers nella vittoria contro i Lakers: 22esima gara in carriera con almeno 25 punti e 15 rimbalzi con 3 triple a segno. Chi lo segue? Dirk, secondo a 9. Più del doppio di chiunque altro. Cambiamenti…

Russell on fire >>>

Pages: 1 2 3 4 5 6

Pages ( 1 of 6 ): 1 23 ... 6Next »