Ecco OKC, la serie con i Blazers si accende, George: “Westbrook leader”

OKC-Thunder-tre-punti

Gli Oklahoma City Thunder sembrerebbero essere finalmente approdati ai Playoff. Dopo le prime due gare della serie contro i Portland Trail Blazers giocate in trasferta da dimenticare, ottengono la loro prima vittoria. Sul parquet amico infatti, la squadra di Russell Westbrook ha superato gli avversari per 108-120, accorciando le distanze nella serie sul 2-1.

Westbrook, che dopo due partite opache aveva promesso sarebbe migliorato, ha giocato da vero leader, come evidenziato anche da Paul George a fine partita. Il playmaker di OKC ha messo a segno grandi giocate per tutto l’incontro, senza sottrarsi dal caricare i compagni e se stesso su ogni azione andata a buon fine. Il numero 0 è stato anche efficiente, finalmente, con 33 punti, 11 assist, 11/22 dal campo e 4/6 da tre.

I Thunder, che avevano messo a segno 10 triple su 61 tentate nelle prime due gare, stanotte ne hanno segnate 15 su 29. Si tratta di un miglioramento fondamentale, complici le buone prestazioni al tiro di Jerami Grant (4 su 5 dall’arco) e Terrance Ferguson (3 su 4). Continua ad affannare invece Paul George, che segna 22 punti mettendo però solamente 3 tiri su 16 tentati ed affidandosi ai tanti tiri liberi, 14/17.

Finalmente OKC, Westbrook mantiene le promesse

Dopo gara 2 Russell Westbrook aveva definito la sua prestazione inaccettabile, come riportato da Royce Young, ed aveva promesso di migliorarsi.

Secondo Paul George, dopo questa prestazione, il suo playmaker ha mantenuto le promesse:

“E’ un uomo di parola. E’ arrivato, ci ha condotti da leader, l’abbiamo seguito e si è messo la squadra sulle spalle”

La prestazione del numero 0 non si è limitata al semplice gioco, ma per tutta la partita ha provato a provocare gli avversari e a caricare i suoi con urli ed esultanze vistose, di questo ha parlato il centro di Portland Enes Kanter, suo ex compagno:

“Lui è fatto così. Sarà sempre pronto ad urlare e strillare, a provare ad entrarti nella testa. Ma credo che Lillard e McCollum siano stati capaci di rimanere freddi”

Damian Lillard, che ha segnato comunque 32 punti, con un solido 1o/21 dal campo, ha dichiarato di non voler entrare nelle scaramucce iniziate da Westbrook:

“Mi ha provocato dopo un tiro segnato? Non l’ho nemmeno visto, ero concentrato sulla palla che doveva essere rimessa in gioco”

Mentre riguardo Danny Schroeder, che avrebbe mimato il gesto del polso che Lillard stesso usa per indicare il Dame Time in modo canzonatorio, verso fine partita, ha detto:

“Che dire, è solo divertente vedere abbia aspettato così tanto per farlo”

Rimandata OKC, Paul George: “4 giorni fa non riuscivo a sollevare la spalla”

Westbrook-MVP-Dwight Howard-rimonta OKC-Westbrook Paul George

Non va per il meglio la prima uscita stagionale degli Oklahoma City Thunder ai Playoff. OKC è stata sconfitta per 99-104 dai Portland Trail Blazers, nella gara 1 di una serie che comunque, tutto sommato, si prospetta equilibrata.

Si prospetta come tale perchè Portland ha giocato ad un ottimo livello, mentre ai Thunder è mancato l’apporto fondamentale della stella Paul George. La squadra infatti ha provato a coprire le pessime percentuali del numero 13 (8/24 dal campo e 4/15 da tre) come poteva.

Ovvero affidandosi alle giocate individuali di Russell Westbrook e di Dennis Schroeder e all’attacco di Steven Adams, in post  su Enes Kanter o attraverso blocchi portati a Westbrook. Anche la difesa ha provato a fare il suo, sebbene Damian Lillard e compagni fossero particolarmente ispirati.

E’ questo l’insieme di cose che fa pensare che la serie sia tutt’altro che chiusa. I Thunder hanno perso solo di 5 in fin dei conti, nonostante le pessime percentuali al tiro di Schroeder (5/17 dal campo e 0/7 da tre) e un Westbrook non dei giorni migliori (24-10-10, con uno 0/4 da 3 punti). Da sottolineare in questo senso anche la prestazione negativa di squadra da oltre l’arco: 5/33.

Dunque, per OKC, lo spazio di miglioramento c’è, ma dipenderà moltissimo dallo stato di salute di Paul George, il cui apporto è fondamentale per la squadra allenata da Coach Billy Donovan.

George: “La spalla fa male”

Come riportato da Joe Zucker per BleacherReport.com, George sta ancora combattendo con i problemi alla spalla. Si tratta di un infortunio che il numero 13 si porta avanti da mesi, senza che ne sia stata resa nota la reale entità.

La presenza della stella di OKC era infatti in dubbio per questa gara 1, salvo poi un recupero in extremis. La situazione, come descritto dallo stesso George nel postpartita, non è così semplice:

“Per tutta la partita abbiamo trovato buoni tiri, il mio problema è il ritmo. 4 giorni fa non riuscivo nemmeno a sollevare la spalla. Oggi ho tirato per la prima volta. Da domani continuerò a tirare e a cercare il ritmo”

A questo punto però ci si chiede se sarebbe stato meglio, per il recupero del giocatore e il funzionamento della squadra, farlo rimanere a bordo campo. George avrebbe avuto così la possibilità di recuperare il ritmo che tanto gli è mancato. Per una squadra poi, non è mai facile avere in campo un giocatore forte e importante come PG13 non al meglio della condizione. I compagni infatti continuano a servirlo e a creagli buoni tiri come da abitudine, ma lui continua a sbagliarli.

Vedremo come si evolverà la situazione in vista di gara 2, prevista alle ore 4:30 di mattina di mercoledì.

 

Kyle Korver: “Privilegiato, l’America del 2019 è razzista e sbagliata”

Se devo essere onesto, ho più in comune con gli spettatori seduti in tribuna in una partita NBA che con i giocatori in campoKyle Korver sintetizza così, in un lungo pezzo pubblicato su The Players Tribune, la persistenza della forma mentis razzista nella società americana moderna, anche in un contesto ed in un mondo – quello del basket USA professionistico – a prevalenza nera.

Korver, oggi agli Utah Jazz e veterano con alle spalle 18 stagioni NBA e 5 squadre diverse, analizza la sua posizione di “uomo bianco” in una lega sportiva a maggioranza nera, ed i recenti e sgradevolissimi episodi di intolleranza razzista avvenuti nella sua Salt Lake City, ed altrove nelle arene della altre 29 squadre NBA.

La lite tra Russell Westbrook e Shane Keisel, tifoso dei Jazz che durante una partita tra Oklahoma City Thunder e Utah aveva apostrofato Westbrook con un insulto razzista, ha messo in evidenza quello che Korver definisce “l’elefante nella stanza” della società americana, e per riflesso, tra campo e tribune.

Kyle Korver: “La mia posizione è quella del privilegiato tra i miei colleghi”

L’ex giocatore di 76ers, Bulls e Hawks richiama alla memoria l’incidente di Salt Lake City, e l’arresto dell’allora compagno di squadra ad Atlanta Thabo Sefolosha a New York la notte tra l’8 e d il 9 aprile 2015, per riflettere sulla condizione “privilegiata” dei bianchi in America. L’unica etnia, l’unico “colore” a godere del beneficio del dubbio in una società multietnica.

Sefolosha – ricorda Korver – venne arrestato e maltrattato da alcuni agenti del NYPD all’esterno di un locale. La colluttazione con gli agenti provocò al’ex giocatore dell’Angelico Biella una frattura della tibia della gamba destra. Mesi dopo l’incidente, a cui seguirono indagini ed un processo, Sefolosha fu sollevato da qualsiasi responsabilità, sentenza che mise in evidenza “l’eccesso di zelo” degli agenti nelle operazioni di controllo, ed impose un risarcimento al giocatore.

Secondo Korver, “Sarebbe stato impossibile per una ragazzo come Thabo, personalità NBA atipica, professionista modello e uomo ‘di mondo’, mettersi nei guai in quel modo“. Il tiratore dei Jazz ricorda con imbarazzo di aver pensato: “Se al suo posto (di Sefolosha, ndr) ci fossi stato io, la polizia non mi avrebbe mai arrestato, a meno che non avesse avuto un motivo valido per farlo“.

Una reazione che Korver rivela di aver di nuovo provato dopo aver saputo i dettagli della lite tra Westbrook e Keisel a Salt Lake City: “(Dopo la notizia, ndr) tenemmo un incontro alla presenza del presidente della squadra, ed i miei compagni confessarono i tanti episodi simili (a quelli di Westbrook, ndr) a loro capitati in tanti anni di NBA e basket scolastico. Una degradazione di un livello davvero difficile da sopportare, ben oltre il normale astio dei tifosi avversari (…) i miei compagni si sentivamo delusi, imbarazzati e a disagio, ma soprattutto non più disposti ad accettare un trattamento simile“.

I racconti dei compagni di squadra, prosegue Korver, hanno permesso al prodotto di Creighton di realizzare quanto sia tangibile la barriera che separa lui ed i suoi colleghi bianchi dai giocatori neri, quale che sia il suo atteggiamento, il suo pensiero: “Potrei – come ho fatto – dare tutto il mio supporto a Russ (Westbrook, ndr). Potrei raccontare in giro di come avrei votato Barack Obama per un terzo mandato, condannare ogni singolo atto di intolleranza nel quale mi fosse mai capitato di imbattermi…“.

…Ma in ogni momento potrei comunque nascondere la mia faccia in mezzo alla folla, mischiarmi agli intolleranti sera dopo sera, tranquillamente. Gioco con e contro ragazzi di ogni colore, ma assomiglio più ad uno di quelli, che mi piaccia o meno. La mia posizione è quella del privilegiato che può scegliere da che parte stare, ma che potrebbe tirarsene indietro in qualunque momento

Kyle Korver: “Io e quelli come me al riparo, Thabo e Russell no”

L’azione, l’impegno e la consapevolezza sono per Kyle Korver le armi per abbattere la barriera. La maturità necessaria per ascoltare storie come quelle raccontate dai suoi compagni e colleghi, la volontà di dare supporto e spazio persone meno privilegiate, senza quel “beneficio del dubbio”.

Il razzismo in America – presegue Korver – è un prodotto della responsabilità, storica e “semantica”, di una delle tante minoranze etniche della società USA: “E’ nostra responsabilità. Dobbiamo capire che per anni abbiamo usato questa parola – uguaglianza – ma ciò che intendevamo davvero era uguaglianza solo per alcune persone. Dobbiamo capire che abbiamo usato per anni la parola ‘diseguaglianza’, ma ciò che veramente intendevamo era ‘schiavismo’“.

Ad un livello profondo” Continua Korver “L’America bianca e l’America nera sono ancora divise. Il trattamento non è lo stesso per tutti, e questa è una responsabilità storica. Quella sera, io sarei stato al sicuro come in un qualsiasi altro posto normalmente. Thabo (Sefolosha, bdr) no. Io ero al riparo quella sera a Salt Lake City, Westbrook non lo era“.

Ed il razzismo più pernicioso è quello praticato in silenzio, lontano dagli occhi, praticato da quelle persone che in pubblico appaiono tolleranti ed amichevoli col prossimo, ma che in privato si lamentano ‘di tutta questa storia del razzismo’. E’ questa forma di razzismo latente la più pericolosa e profonda

Individuare e denunciare gli atti di razzismo l’unica soluzione – nel pensiero di Korver – utile ad isolare e diminuire la frequenza di episodi come quelli denunciati da Westbrook e DeMarcus Cousins. “La NBA è una lega per il 75% nera. Gli americani neri hanno costruito questa lega, ne hanno fatto la fortuna, l’hanno trasformata in ciò che è oggi. La cosa migliore che possiamo fare è dunque tollerare questi episodi? Fare buon viso a cattivo gioco? No. La mia posizione quale giocatore NBA è peculiare: sono uno degli atleti NBA bianchi più riconoscibili, e questo mi ha fatto diventare – per taluni – un simbolo di qualcosa. Una visione distorta, a cui non presterei attenzione di solito. Ma non questa volta“.

Conclude così Kyle Korver:

Ciò che accade agli americani neri nell’America del 2019 è sbagliato. E’ sbagliato che un maschio nero abbia una probabilità 5 volte maggiore di un maschio bianco di finire in galera. E’ sbagliato che un americano nero abbia una probabilità doppia di finire in povertà rispetto ad un americano bianco, e che il tasso di disoccupazione tra gli americano neri sia doppio rispetto alla media nazionale globale. O che le condanne per reati di droga siano 6 volte più alte per i neri rispetto a quelle per i bianchi, a parità di reato. E’ sbagliato che i nove decimi della ricchezza negli Stati Uniti siano detenuti dai bianchi“.

Il fatto che tutto questo sia diventato una consuetudine così radicata ed accettata è sbagliato. Questo è ciò che penso, per cui, se alla partita volete indossare una mia maglia, se intendete regalare la mia maglia a qualcuno, se volete seguirmi sui social network, se volete tifare per me alle partite dei Jazz…

…Questo è ciò che penso, sappiatelo“.

Steph Curry: “Per i giocatori Green e Westbrook sono sopravvalutati? Non ci hanno mai giocato contro”

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Ieri è stato reso pubblico un sondaggio condotto dalla testata The Athletic.com, a quanto pare, tra 127 giocatori NBA. Essi dovevano rispondere a varie domande riguardanti i loro colleghi. Le assegnazioni spaziavano dal più forte di tutti i tempi, all’MVP di questa stagione, fino ad una categoria che ha fatto particolare scalpore.

A far discutere maggiormente è stato il voto per il giocatore più sopravvalutato della Lega. C’è da sottolineare che solo in 47 hanno risposto a questo quesito. I due “vincitori” della categoria sono stati Russell Westbrook e Draymond Green, entrambi con il 17% dei voti, ovvero 8 su 47. Un campione piuttosto basso per arrivare a considerarla un’opinione generale, ma che comunque fa notizia.

Gli altri nomi andati per la maggiore in questa categoria sono stati quelli di Jimmy Butler, Andrew Wiggins e Karl Anthony Towns, con il 6.3% dei voti.

Steph Curry: Votate loro due? Non ci avete mai giocato contro!

I voti ricevuti da Westbrook e Green sono senza dubbio controversi, ma il processo mentale che li ha prodotti è comprensibile.

Partiamo da Westbrook. Il playmaker degli Oklahoma City Thunder sta sfornando record su record di recente: tripla doppia da 20-20-20 e terza stagione consecutiva con una tripla doppia di media. Tuttavia risulta uno dei giocatori più criticati proprio per il suo stile di gioco, secondo molti troppo accentratore ed egoista. Non ci vuole così molto a seguire la scia lasciata già da moltissimi sulle prestazioni del numero 0.

Draymond Green, invece, è una persona che di certo non ha a cuore farsi amare dai suoi avversari. Amante del Trash Talking, non si tira mai indietro se c’è da discutere o provocare. Quale occasione migliore dunque per attaccarlo, se non approfittare della sua stagione negativa a livello statistico. Ma se l’analisi fosse oggettiva, metterebbe in luce il fatto che le sue qualità vadano oltre i numeri, da condividere inoltre con 4 stelle sul parquet della Oracle Arena, da questa stagione.

Lo stesso Steph Curry ha commentato in maniera ironica questa votazione:

“Chi sono questi 109 (in realtà hanno votato in 47, ndr) giocatori? Non può essere nessuno che abbia mai davvero toccato il parquet davanti a quei 2! In bocca al lupo!”

La faccina del clown alla fine del suo messaggio la dice lunga su come andrebbero presi questi sondaggi. Ovvero facendogli lasciare il tempo che hanno trovato.

Westbrook è ancora nella storia: terza stagione consecutiva con la tripla doppia di media

Russell Westbrook è soprannominato Mr. Tripla Doppia per una ragione. La quale consiste nel fatto che sia probabilmente il giocatore nella storia NBA più portato per questa statistica. Ha infatti infranto l’ennesimo record a riguardo.

Nel 2016-17, quando ha vinto l’MVP, divenne il primo nella storia, dopo Oscar Robertson nel 1961-62, a concludere una stagione con una tripla doppia di media. L’anno scorso si è ripetuto, e anche quest’anno non è stato da meno. Il terzo assist della vittoria di questa notte contro i Detroit Pistons gli ha assicurato di chiudere la stagione con il record in tasca.

Westbrook infatti è stato il primo nella storia a raggiungere questo traguardo. E l’ha fatto in un’annata in cui il suo tiro ha avuto molte difficoltà, con una “true shooting percentage” del 49.9.

Questa è la dimostrazione di come Russ sia in grado di influenzare il gioco in altri modi piuttosto che solo segnando, come lui e i compagni sono soliti sottolineare.

Triple doppia? Mi dà quasi fastidio!

Russell Westbrook ha parlato dell’argomento triple doppie a Brett Dawson, penna del The Oklahoman:

“Questa cosa della tripla doppia mi sta quasi dando ai nervi ad essere sinceri. Per la gente se non la raggiungo fa grande notizia, se la raggiungo fa lo stesso notizia. Se solo mi lasciaste giocare in pace! Se la raggiungo, bene, sennò non mi interessa. E’ quello che è. Non mi interessa. Per la centesima volta, non mi interessa. Quello che mi sta a cuore è vincere, tutti i numeri non contano nulla”

Il numero 0 di OKC è terzo nella storia NBA con 135 triple doppie, più di lui solo Magic Johnson con 138 e Oscar Roberston con 181.

Lebron: Bravo Russ, questo è per lui!

Anche Lebron James, che di triple doppie se ne intende, ha voluto fare i complimenti a Westbrook, affidando i suoi pensieri ad una foto su Instagram.

Il “King” ha rimarcato la dedica del giocatore di OKC per il loro amico rapper Nipsey Hussle, venuto a mancare in settimana per una sparatoria a Los Angeles, e si è complimentato con il numero 0 per essere entrato “immortalato” nella storia del basket NBA.

Westbrook nella storia, 20-20-21, record eguagliato e dedica speciale

La partita della notte tra Los Angeles Lakers e Oklahoma City Thunder non sembrava avesse nulla da raccontare. Invece, nel risultato di 103-119, ad emergere è stata una stat-line fatta registrare da Russell Westbrook, un record eguagliato.

Il Playmaker con il numero 0 ha infatti messo a referto: 20 punti, 20 rimbalzi e 21 assist. E’ solo il secondo nella storia a riuscire a registrare una tripla doppia “doppia”, ovvero con tre voci da 20 o più. L’unico giocatore a riuscirci prima era stato Wilt Chamberlain, con un 22-25-21.

Westbrook ha inoltre agganciato il centro per numero di partite da 15-15-15, 8, solo Oscar Robertson ne ha di più: 14.

Il giocatore di OKC si conferma così il massimo esponente moderno della tripla doppia. Dopo aver sdoganato il record di Robertson per una stagione intera con una tripla doppia di media, nel 2016-2017, oggi si appresta a concludere la terza annata di fila con questa peculiarità.

Tutto questo tuttavia non cancella i problemi dei Thunder, che continuano a fare fatica soprattutto nei primi tempi delle partite,. Sono andati infatti all’intervallo in svantaggio per 17 volte su 20 dopo l’All-star Weekend. Ad oggi la situazione in vista Post-season non è delle migliori, considerando che gli avversari di stanotte erano i Lakers ridotti ai minimi termini.

Nipsey questo è per te!

Negli ultimi giorni è venuto a mancare il rapper di Los Angeles Nipsey Hussle, molto vicino all’ambiente NBA. Era, tra gli altri, un amico stretto di Westbrook, suo concittadino.

Coach Billy Donovan ha commentato così la situazione:

So che ha perso un amico. Per alcuni ragazzi della squadra è stato difficile. Per Russell so che è qualcosa che significava molto per lui”

Paul George ha voluto esprimere i suoi sentimenti con un Twitt:

Lo stesso Westbrook ha commentato la sua tripla doppia a fine partita:

“Questa partita non era per me, ma per mio fratello, Nipsey. 20+20+20, chi deve sapere sa cosa significa”

Nipsey Hussle faceva infatti parte di una gang storica di Los Angeles, i Rollin’ 60s Neighborhood Crips.

Thunder-Lakers: i gialloviola lottano ma non basta

Kentavious Caldwell-Pope, Los Angeles Lakers vs Oklahoma City Thunder at Chesapeake Energy Arena

Game 78 Recap: Thunder-Lakers

Ultima gara lontana dalla California per i Los Angeles Lakers (35-42) che alla Chesapeake Energy Arena affrontano gli Oklahoma City Thunder (44-33).

I lacustri hanno il roster ridotto ai minimi termini a causa delle assenze di Lonzo Ball, Brandon Ingram, Josh Hart e LeBron James ma ciononostante la voglia dei veterani di mettersi in mostra in vista della prossima free agency ha consentito ai californiani di vincere quattro delle ultime cinque gare.

OKC invece non vive un buon momento di forma, avendo perso sette delle ultime nove gare disputate. Fondamentale ritrovare il successo per recuperare qualche posizione nella griglia playoff della Western Conference.

Walton non dispone anche di Kyle Kuzma e Tyson Chandler per cui conferma gli starter del successo contro i Pelicans: Rondo, KCP, Lance, Moe e McGee. Donovan non dispone del solo Andre Roberson e risponde con Westbrook, Ferguson, George, Grant ed Adams.

Thunder-Lakers, padroni di casa subito aggressivi

La differenza nelle motivazioni delle due franchigie e nella qualità dei quintetti schierati in campo sono evidenti fin dai primi possessi. I lacustri attaccano con poca convinzione, perdono un paio di banali possessi e si accontentano di conclusioni dalla lunga distanza, a segno con Wagner e KCP.

OKC è aggressiva, PG13 recupera e segna in transizione mentre Westbrook spinge al massimo, giocando il pick-and-roll con Steven Adams. Il neozelandese è pronto e segna tre volte in pochi minuti. 8-19 con 7’22” sul cronometro.

Il timeout chiesto da coach Luke Walton – che inserisce Muscala e Bullock – giova ai gialloviola, capaci di ridurre le distanze grazie alle giocate di Moe Wagner – a segno nel pitturato e dall’arco – ed alle triple dei due neo-entrati. 19-21 a poco meno di cinque minuti dalla fine del quarto.

L.A. pareggia con KCP ma l’equilibrio dura poco, i Thunder dopo qualche possesso sprecato ricominciano a spingere. Russell Westbrook serve i compagni nel pitturato – ben 22 i punti prodotti – e sul perimetro, raggiungendo la doppia cifra negli assist. Per i californiani Moose, dopo il primo a segno, fallisce malamente tutte le successive conclusioni tentate.

Gli angeleni accorciano con l’and-one di Rondo ed un floater di Caruso, il jumper di George fissa il punteggio della prima frazione: 28-34.

Thunder-Lakers, lacustri chirurgici dall’arco

Il tema della gara resto lo stesso dei primi dodici minuti. OKC domina a rimbalzo oltre a sporcare le linee di passaggio ed a ripartire in velocità. The Brodie alza l’ennesimo alley-oop schiacciato da Noel, Paul George manda a segno la prima conclusione da oltre i 7.25 della sua serata.

I lacustri restano a contatto con la seconda tripla di Reggie Bullock ed un paio di canestri…

…di JaVale McGee, che pur soffrendo la fisicità di Adams riesce finalmente ad essere incisivo. 41-45 a 6’40” dall’intervallo lungo.

I gialloviola, pur continuando a regalare palloni agli avversari, trovano addirittura il vantaggio grazie alle triple di Kentavious Caldwell-Pope (2) e Muscala, che rispondono a quelle messe a segno da Young Trece. 53-51 con 2’17” da giocare nel tempo.

Al rientro dal timeout chiesto da coach Billy Donovan i Thunder riprendono il comando della gara grazie al solito #0 che segna dall’arco oltre ad assistere la schiacciata di Nerlens Noel. L’8-0 di OKC viene interrotto dai liberi di Muscala che chiudono la prima parte della gara, 55-59.

Thunder-Lakers, Westbrook conduce l’allungo

OKC trova subito due canestri dalla lunga distanza con Jerami Grant e PG13 ma in difesa concedono per la prima volta qualcosa ai lacustri che arrivano al ferro senza troppi problemi. La cosa non piace a Donovan, che ferma il gioco dopo neppure due minuti sul 61-65.

Al rientro The Big Friendly segna ancora due volte da tre con Terrance Ferguson e – dopo la risposta dall’arco di KCP e Born Ready – trova l’allungo con Westbrook, che assiste George e segna due volte in transizione. 67-79 con 5’44” da giocare nel quarto.

L’MVP del 2017 segna ancora due volte ed oltre a certificare la trentunesima tripla doppia della sua stagione incrementa a 15 le lunghezze di vantaggio. Il parziale dei Thunder viene interrotto…

…da Rajon Rondo che segna due volte capitalizzando due perse, risponde ancora – dall’arco – il prodotto di UCLA, 74-88 con 3’25” sul cronometro.

Bullock e Muscala interrompono la fuga dei padroni di casa, prima del layup in transizione di Raymond Felton che chiude la frazione, 78-94.

Thunder-Lakers, L.A. rientra ma si ferma nel finale

Nei primi minuti dell’ultima frazione si mettono in evidenza i two-way player JWIII e Caruso. Il lungo schiaccia e contiene Markieff Morris, mentre l’esterno dopo un bel layup rovesciato – …e nonostante qualche evitabile infrazione – assiste due volte sul perimetro KCP.

L’and-one di Noel interrompe il rientro dei gialloviola, che riducono ancora le distanze con la tripla di Lance Stephenson ed il canestro in transizione di Johnathan Williams servito ancora da Alex, 94-101 a 7’02” dal termine.

Walton ripropone la zona che si espone ai rimbalzi offensivi dei Thunder, che non convertono tre conclusioni dalla lunga distanza. Non sbaglia Alex Caruso

…che schiaccia il -5.

L’attacco lacustre si ferma, OKC segna dalla lunetta con Dennis Schroder e RW e continua a dominare nel pitturato. KCP perde due possessi grazie ai quali Westbrook segna il layup che chiude di fatto la partita, 98-111 a poco più di quattro minuti dalla fine.

Le triple di Grant, Schroder e Caruso fissano il punteggio finale, anche perché le terze linee nel minuto a loro disposizione non producono nulla. Gli ultimi secondi della gara sono tutti per Westbrook, che cattura i rimbalzi necessari per mettere a referto la prima tripla doppia dal 1968 da oltre venti in ogni voce statistica.

103-119 il punteggio finale alla Chesapeake Energy Arena.

Thunder-Lakers, storica tripla doppia per RW

KCP (23+5+4) conferma di essere il lacustre più produttivo di questo finale di stagione. Kenny mette a segno cinque triple con 9/16 dal campo.

Dopo la discreta prestazione contro Nola, Rondo torna ai suoi standard (7+10+9) sparacchiando dal campo (3/11) oltre a collezionare il peggior plus/minus della gara (-25).

Si accontenta di tirare dall’arco Lance (9+2+3, 3/5 da tre), limitato dai falli. Wagner lotta (10+4 con due triple) ma come McGee (10+8) è falloso e soffre la fisicità dei lunghi avversari.

Nonostante qualche evitabile persa di troppo, ancora un buona prova per Caruso (15+2+7 con 5 perse). In doppia cifra anche Bullock (13 con 3/7 dall’arco) e Muscala (10 con 2/6 da tre). Poco spazio per JWIII (6+2, 3/4), solo garbage per Bonga e Jones.

Alex Caruso, Los Angeles Lakers vs Oklahoma City Thunder at Chesapeake Energy Arena
Alex Caruso, Los Angeles Lakers vs Oklahoma City Thunder at Chesapeake Energy Arena (Jeff Haynes, NBAE via Getty Images)

Pur sparacchiando (8/23) dal campo, Westbrook mette a referto 20 punti, cattura altrettanti rimbalzi e smazza 21 assist. Prima di RW, l’unico a mettere a referto una tripla doppia con almeno 20 nelle tre voci statistiche fu Wilt Chamberlain nel 1968.

Fattore su entrambi i lati del campo PG (19+6+5 oltre cinque recuperi), mentre Adams pur fallendo troppi liberi (1/7) domina sotto le plance (13+8 con 5 stoppate). In doppia cifra anche Grant (22+5 con 4/10 da tre), Ferguson (15 con 3/7 dall’arco) e Schroder (15).

Box Score su NBA.com

Thunder-Lakers, meno di due settimana al termine della stagione

Meno di dieci giorni con quattro gare alla fine del calvario lacustre. Ennesima gara senza spunti e priva significato di questa stagione finita anzitempo.

A fine gara Walton non può fare altro che rendere merito alla prestazione di Westbrook.

<Ha spinto per tutta la gara, del resto lo avevamo detto ai nostri ragazzi che in alcune occasioni per fermarlo non bastava un solo difensore…>

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte – 4:30 italiane – tra Giovedì 4 e Venerdì 5 Aprile per affrontare allo Staples Center i Golden State Warriors.

La forma attuale non preoccupa Westbrook e George, “Tutto ok, squadra unita”

Russell Westbrook, playmaker e leader degli Oklahoma City Thunder, ha parlato del momento negativo che stanno attraversando i suoi ai microfoni di Talkbasket.net.

Riguardo la sua leadership ha detto:

“Non sono mai preoccupato, non vado mai nel panico. E’ il mio lavoro come leader, far capire a tutti che in 82 partite può capitare di non essere al massimo in qualcuna di queste. A volte succede, ma non ci rappresenta, non è la nostra identità. Io mi assumo la piena responsabilità di ciò che facciamo, anche nelle sconfitte”

Dell’attuale stato della squadra invece:

“Tutti sono così legati al pensiero di come dovremmo giocare in questa fase della stagione. A me non interessa, finchè come squadra, internamente, siamo uniti, le cose vanno bene”

Sempre per Talkbasket.net, il suo comprimario, Paul George, ha dichiarato:

“La cosa importante è essere tutti sullo stesso piano. Nessuno deve avere più pressione di altri durante le partite. Dobbiamo lavorare insieme, come gruppo”

Anche lui ha poi commentato lo stato dei suoi:

“La chiave per risalire la classifica è giocare con energia, tenere il ritmo alto e la difesa solida. Questo siamo, in attacco le giocate arriveranno.  La difesa deve essere la nostra identità. Una squadra che esce fuori aggressiva, ti blocca in difesa e riparte molto velocemente”

OKC, Marzo da dimenticare, cosa non è andato?

La squadra allenata da Coach Billy Donovan, dopo l’All-star Break, sembrava lanciatissima verso il terzo posto ad Ovest, forte di una difesa molto solida e un attacco che funzionava, basato sulle giocate dei suoi due fuoriclasse, Westbrook e George.

Tuttavia, dal 24 Febbraio al 3 Marzo, hanno inanellato 4 sconfitte di fila contro Sacramento Kings, Denver Nuggets, Philadelphia 76ers e San Antonio Spurs. Questa serie li ha privati di molte certezze, oltre che dello stesso George, fermato da un problema alla spalla.

L’assenza del numero 13, candidato serio per il premio di Difensore dell’anno, e, almeno fino all’infortunio, credibile per quello di MVP, ha inciso molto sulla forma della squadra.

Nel mese di Marzo il record è negativo, 6-9. Questo ha fatto scivolare i Thunder agli ultimi posti validi per i Playoff.

In questo passaggio a vuoto, la difesa, fino ad allora punto di forza, si è rivelata elemento debole. Così, non avendo mai espresso grandi cose sotto canestro, OKC si è trovata perennemente dietro ai suoi avversari, restando vicina nei punteggi, ma senza mai impensierirli davvero.

Ora PG13 sta tornando sui suoi ritmi, ma la squadra deve ancora ritrovare gli equilibri che avevano funzionato tanto bene fino al Weekend delle stelle.

Resta da vedere se saranno in grado di farlo entro l’inizio dei Playoff. Intano stanotte incontreranno, in casa, i Nuggets, in una sfida già dal sapore di test per la Postseason.

 

 

 

 

 

Gli OKC Thunder battono i Pacers con una rimonta record, ma PG tuona “Noi arbitrati in modo diverso!”

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Gli Oklahoma City Thunder hanno superato gli Indiana Pacers per 99-107, completando, nel terzo quarto, un parziale di 24-0, record stagionale. Vittoria fondamentale per OKC, che aveva ottenuto il segno W solo in una delle ultime sei uscite.

Ora Paul George e compagni sono di nuovo settimi ad Ovest, con una gara di vantaggio sui San Antonio Spurs. Il numero 13 dei Thunder è stato fondamentale nella rimonta, mettendo a referto 31 punti. Ancora male al tiro Russell Westbrook (6/15), che ha tuttavia cercato di coinvolgere i compagni nel gioco, registrando così una tripla doppia da 17-11-12, la 29esima della sua stagione.

Bene anche Steven Adams, con 25 punti, 12 rimbalzi e diverse giocate importanti per l’inerzia della partita.

La squadra di Coach Billy Donovan era andata negli spogliatoi alla fine del primo tempo sotto per 54-45.  Il gruppo è però rientrato in campo consapevole del fatto che servisse qualcosa in più per cambiare la partita e il pessimo momento della stagione.

All’inizio del terzo quarto hanno ridotto lo svantaggio a un punto, per iniziare poi il parziale di 24-0, alla fine del quale erano in vantaggio per 75-58.

In questo frangente i Thunder hanno finalmente mostrato l’ottima difesa aggressiva a cui avevano abituato i loro tifosi fino a poche settimane fa, quando era iniziato il loro periodo di appannamento totale, coinciso, appunto, con il calo difensivo.

Paul George non le manda a dire nel post-partita

Paul George, con del vistoso ghiaccio sulla spalla che lo aveva tenuto fuori a inizio marzo, ha parlato della partita dagli spogliatoi.

Ha commentato così il cambiamento radicale dei suoi dopo l’intervallo: “Sapevamo che non era abbastanza, dovevamo cambiare le cose, così siamo usciti fuori e abbiamo eseguito

Ho notato di più le difese efficaci che i canestri. Ho notato che il ritmo e l’inerzia erano dalla nostra. Ma non ho necessariamente notato il parziale di 24-0” Ha poi continuato il numero 13.

Sulla prestazione di Westbrook ha affermato: “Si è limitato a giocare, è il suo modo di fare, coinvolgere i ragazzi. Ha tirato poco? L’ho detto, ha solo giocato, sa quando attaccare e quando coinvolgere gli altri

Ha poi risposto all’ennesima domanda sulle sue lamentele sull’arbitraggio: “Lo vedete, se vado a fare un layup non mi viene mai chiamato un fallo. E’ dura, dovrò cambiare impostazione mentale, ma siamo arbitrati in modo diverso. E’ dura anche a livello mentale, non ricevere le chiamate che sai di meritare, ma ho imparato ad andare oltre e pensare ad altro. Io, come Russ (Westbrook, ndr), cambieremo.”

 

A Toronto riecco OKC, torna alla vittoria dopo 4 sconfitte di fila. Schroder: “Giocato come sappiamo”

Paul George

Abbiamo ripreso a giocare come sappiamo” Così Dennis Schroder ha commentato la vittoria dei suoi Oklahoma City Thunder alla Scotibank Arena dei Toronto Raptors per 116-109.

I Raptors hanno avuto la partita in mano per tutto il primo tempo, chiuso in vantaggio per 48-58. Tuttavia, come nello scontro di due notti fa, OKC è stata in grado di rimontare lo svantaggio e, stavolta, di chiudere la pratica con il segno W.

I Thunder sono riusciti a migliorare sia nella fase difensiva che offensiva. Sono riusciti a mettere a segno 20 triple su 43 tentate, mentre mercoledì ne erano entrate solo 13 su 43.

La squadra di coach Billy Donovan si è messa al comando della partita alla fine del terzo quarto, concludendo un parziale da 20-4 e portandosi sul 83-80. La pratica è stata chiusa dal contropiede di Jerami Grant, che a 6:21 dal termine ha portato i suoi sul 101-91.

Bene Paul George, con 28 punti, ottima prestazione dalla panchina invece per Schroder, che ha prodotto 26 punti in 31 minuti. Fatica Russell Westbrook: tripla doppia da 18-12-13, ma solo con 6/20 al tiro. Ai Raptors non sono bastati i 37 punti di Kawhi Leonard e i 25 di Paskal Siakam.

Bene difesa e tiro da tre di OKC, Schroder dà energia dalla panchina

Siamo tornati al nostro livello, giocare bene a Toronto significa molto per tutti” Così commenta la partita Schroder, autore di 12 punti nel quarto periodo.

Di lui ha parlato bene anche Coach Donovan. “Ci ha dato la spinta giusta nei due lati del campo

Coach Nick Nurse ha invece parlato così della sconfitta dei suoi: “Loro hanno semplicemente segnato tiri da 3. Noi siamo rimasti lì, vicini con il punteggio, ma non siamo riusciti a completare le difese necessarie a fermarli

Fred VanVleet, oggi partito in quintetto per l’assenza di Kyle Lowry causa caviglia dolorante, ha analizzato così la prestazione: “Se perdi 22 palloni (record stagionale negativo dei Raptors, ndr) e gli avversari mettono 20 triple, è normale perdere. E’ semplicemente una ricetta sbagliata

Kawhi Leonard si sente meglio in vista dei Playoff

L’ala dei Raptors ha lasciato alcune dichiarazioni sulla sua salute ai microfoni del reporter Canadese Josh Lewenberg.

Il saltare partite per me non riguarda solo il mantenermi riposato. E’ per essere sicuro di non avere ricadute sugli infortuni che mi hanno fermato l’anno scorso. Qui stanno facendo tutti un gran lavoro, capendomi e assicurandosi che io non peggiori, ma migliori continuamente per quanto riguarda la salute”.

Mi sento molto meglio di quando è iniziata la stagione. C’è stato un momento di preoccupazione, ma ci siamo tutti uniti e insieme abbiamo trovato le soluzioni. Ora le cose vanno bene e mi sento bene”.

Disastro Westbrook, Warriors passano ad OKC, coach Donovan: “Noi male in attacco”

“La nostra difesa è partita male. In attacco non siamo stati capaci di segnare abbastanza punti” Così Coach Billy Donovan ha commentato la disastrosa sconfitta dei suoi Oklahoma City Thunder per 110-88 contro i Golden State Warriors. Ad aggravare il tutto stasera ci ha pensato il disastro Russell Westbrook

I Warriors hanno anche dovuto fare a meno del super ex di giornata Kevin Durant, per un problema alla caviglia. Al suo posto è partito in quintetto Andre Igoudala, che ha chiuso la sua partita con soli 2 punti a referto.

Nel primo quarto, come evidenziato da Coach Donovan, la difesa non ha funzionato. Golden State ha segnato 7 triple su 11 tentativi e chiuso il periodo con 40 punti. Nei successivi tre quarti poi sono stati limitati da una buona difesa di OKC: 8 su 24 da tre punti e 14 palle perse.

Nonostante la correzione di rotta in difesa, OKC non è mai stata in grado di attaccare in modo efficace. Russell Westbrook è stato disastroso, segnando solo 7 punti su 2/16 dal campo e 0 su 7 (!) da tre. Ma forse i 7 punti sono anche troppo poco impietosi per la prestazione tanto negativa che ha offerto.

Westbrook sarà inoltre costretto a saltare la prossima partita, avendo ottenuto il 16esimo fallo tecnico della stagione, che farà scattare la sospensione prevista dal regolamento NBA.

Post-partita OKC, i problemi sono i soliti: mai in controllo del gioco

Per l’attacco di Golden State, privato della stella con il numero 35, fondamentali sono stati i 33 punti di Steph Curry e i 23 di Klay Thompson.

Per OKC a poco sono serviti i 29 punti e 13 rimbalzi di Paul George. La squadra di coach Donovan continua ad incappare nel solito problema delle ultime settimane: la mancanza di  un’identità offensiva.

Questo porta i Thunder a proporsi in avanti, in seguito a buone sequenze difensive, mettendo semplicemente la palla in mano a George, Westbrook o Dennis Schroder.

Quando uno delle tre punte incappa in una serata no in fase offensiva, la squadra di Billy Donovan soffre in attacco. Situazione che porta OKC a non avere mai in mano il gioco, ma a provare a stare al passo dei punti segnati dagli avversari.

Paul George abbandona la vida loca da Gamer

Paul George ha parlato ai microfoni di Adrian Wojnarowski, rilasciando dichiarazioni interessanti, curiose e quasi surreali.

Prima di questa stagione avevo l’abitudine di mangiare male. Sono sempre stato un videogiocatore incallito. Questo mi portava a stare sveglio fino a tarda notte, e quindi a mangiare cibo spazzatura per sopprimere la fame di quelle ore. Lo facevo perché ero abituato così sin dai primi anni della mia carriera. Poi però, in questo secondo anno ad OKC, ho capito di dover smettere per stare al passo con Russ (Westbrook, ndr)”

Gail Miller, proprietaria degli Utah Jazz: “No al razzismo, senza rispetto reciproco nessun vincitore”

Gli Utah Jazz tornano alla Vivint Smart Home Arena di Salt Lake City dopo la trasferta vincente di Phoenix, e soprattutto dopo la partita contro gli Oklahoma City Thunder dell’incidente tra Russell Westbrook ed il tifoso Shane Keisel.

Prima della palla a due, la proprietaria della squadra Gail Miller (la famiglia Miller assunse il controllo della franchigia nel 1985) ha preso il microfono per leggere al pubblico un comunicato con il quale ancora una volta la squadra prende le distanze da quanto accaduto martedì scorso, invitando i tifosi a rispettare il codice di comportamento previsto dalla NBA e dalle 30 squadre.

Sono davvero delusa dal fatto che uno dei nostri tifosi si sia comportato in modo tanto riprovevole, offendendo non solo un ospite della nostra arena, ma offendendo anche me, la mia famiglia, la squadra, la nostra comunità ed il nostro pubblico, il migliore dell’intera NBA. Una cosa che non sarebbe mai dovuta accadere. Noi non siamo una comunità razzista, crediamo nel rispetto reciproco tra essei umani. In futuro potrà accadere di nuovo che qualche individuo si dimentichi di tutto ciò e torni a comportarsi in maniera scorretta: se questo dovesse accadere, vorrei che tutti voi prendeste posizione e diciate: basta. Il codice di comportamento dell’arena verrà d’ora in poi rafforzato ed osservato in pieno

Gli Utah Jazz avevano rapidamente reagito all’episodio, punendo Keisel con un bando a vita da ogni attività ed evento futuro alla Vivint smart Home Arena. Alcuni giocatori, tra cui la star Donovan Mitchell, avevano diffuso appelli e comunicati ai tifosi in nome della tolleranza e del rispetto reciproco.

La NBA ha multato Russell Westbrook per 25mila dollari per linguaggio e condotta inappropriati. “I nostri avversari non sono nemici” Prosegue Miller “La competizione è una buona cosa, sprona i giocatori a dare il meglio di sé, e sprona i tifosi ad incoraggiare e sostenere la squadra, a gioire o soffrire assieme“.

Gli Utah Jazz hanno battuto facilmente i Minnesota Timberwolves (120-100 il risultato finale). 24 punti per Mitchell e doppia-doppia da 17 punti e 11 rimbalzi per Derrick Favors, mentre sono 18 i punti dalla panchina per Jae Crowder, in 28 minuti di gioco.

La vittoria riporta i Jazz (39-29) al sesto posto nella Western Conference, a due partite e mezza di distanza dagli Oklahoma City Thunder ed a pari merito con i San Antonio Spurs.

Kyrie Irving: “Insulti razzisti un po’ ovunque, non solo a Utah”

La star dei Boston Celtics Kyrie Irving non ha fatto mancare la sua opinione riguardo ai fatti di Salt Lake City esprimendo solidarietà al collega ed avversario Russell Westbrook. Irving ha denunciato una certa cattiva abitudine dei tifosi delle tante arene NBA di ricorrere all’insulto – anche a sfondo razzista – come metodo di manifestazione di antipatia verso un avversario.

Così Kyrie a Jay King di The Athletic:

Commenti razzisti? Li ho sentiti un po’ ovunque. Utah, Phoenix, California… ovunque. I tifosi sono appassionati e fanno il tifo per la loro squadra, ma ultimamente stiamo esagerando. A Salt Lake City poi i tifosi ti stanno proprio addosso. Non mi preoccupo un gran che di ciò che un tifoso può dire, però vorrei vedere le loro facce se io irrompessi nel loro ufficio o al loro posto di lavoro ed iniziassi ad urlargli nelle orecchie

Prosegue poi Irving: “Felice di sapere che Russ (Westbrook, ndr) è OK. E’ il campo ad esasperare le cose, se fossi nella stessa città con la mia famiglia come una persona qualunque, nessuno mi direbbe niente… è la natura umana“.