Gli Washington Wizards licenziano il GM Ernie Grunfeld dopo 16 stagioni

Gli Washington Wizards hanno licenziato lo storico General Manager Ernie Grunfeld, da 16 stagioni a capo del front office della squadra della capitale.

A riportare la notizia è Shams Charania di The Athletic via Twitter. Grunfeld sarà rimpiazzato ad interim da Tommy Sheppard, attuale Vice-President of Basketball Operations della squadra.

Grunfeld, 64 anni, era agli Washington Wizards dal 2003, anno in cui diventò President of Basketball Operations della squadra dopo 4 anni passati ai Milwaukee Bucks, in qualità di General Manager. Grunfeld è diventato negli anni uno degli executive NBA più longevi di sempre, ed il secondo più longevo nella storia della franchigia di Washington.

Gli Washington Wizards (32-46) stanno per chiudere una delle stagioni più fallimentari della storia recente, iniziata con una serie di sconfitte e proseguita con gli infortuni di Dwight Howard (schiena) e della star John Wall (out per la stagione a dicembre dopo un’operazione al piede, e poi vittima di un incidente domestico che gli ha causato la rottura del tendine d’Achille della gamba sinistra).

Una serie di scambi condotti a ridosso della trade deadline dello scorso 7 febbraio aveva rivoluzionato il roster della squadra ed alleggerito uno dei payroll più pesanti ed onerosi dell’intera NBA.

Dopo l’arrivo di Trevor Ariza (in cambio di Kelly Oubre Jr) da Phoenix lo scorso dicembre, Grunfeld aveva spedito in febbraio Otto Porter Jr ai Chicago Bulls in cambio di Jabari Parker e Bobby Portis.

Gli Wizards si attiveranno già nelle prossime settimane per la ricerca di un successore. Così in un comunicato ufficiale il proprietario della squadra Ted Leonsis:

Come riportato da Marc Stein del NY Times, Tommy Shepard è uno dei candidati al ruolo di General Manager dei New Orleans Pelicans, a propria volta alla ricerca di un sostituto per Dell Demps, cacciato a febbraio.

Washington Wizards, Ted Leonsis: “Decisione mia, Scott Brooks non rischia”

Il proprietario degli Wizards Ted Leonsis si assume l’esclusiva responsabilità del cambio al vertice, come riportato da Candace Buckner del Washington Post: “Mi prendo la responsabilità (per l’operazione, ndr), abbiamo fallito ed ho fallito, la decisione è solo mia (…) forse ho fatto degli errori nel modo in cui abbiamo investito i nostri soldi. Per questo, sebbene a farne le conseguenze sia stato anche Ernie Grunfeld, la responsabilità prima del fallimento è mia. E’ quello che i leader maturi fanno, devono fare, anche se non è una cosa piacevole“.

Secondo Buckner, Leonsis ritiene che gli Wizards non avranno alcun problema ad attirare “un grande nome” per il prossimo incarico di general manager, sebbene Tommy Sheppard – da oggi GM ad interim – rimanga un “candidato forte” al ruolo a pieno servizio.

Tra i nomi che sarebbero circolati, oltre ai nomi “classici” di diversi executive NBA di lungo corso come Gersson Rosas degli Houston Rockets (in corsa anche per il posto di general manager a New Orleans), anche i profili di Chauncey Billups – già accostato all’epoca del licenziamento di Tom Thibodeau a Minnesota – e di Malik Rose. L’ex giocatore dei San Antonio Spurs è stato in passato General Manager degli Erie BayHawks (team affiliati di G-League degli Atlanta Hawks) ed è attualmente Assistant General Manager dei Detroit Pistons.

Rimarrebbe al momento salda la posizione di coach Scott Brooks, nonostante la stagione negativa della squadra.

Wizards, John Wall si ferma per un problema al piede sinistro, “considera l’intervento” e 6-8 mesi di stop

Wizards, John Wall consulterà uno specialista per il problema al piede sinistro, uno sperone osseo, che sta condizionando la stagione del 5 volte All-Star di Washington.

Wall è stato costretto a saltare la partita di venerdì notte alla Capital One Arena di Washington D.C.. Gli Wizards, privi di Otto Porter, Wall e Markieff Morris sono stati sconfitti per 101-92 dai Chicago Bulls di Zach LaVine, cadendo a 13-23, 10 partite sotto il .500 di vittorie.

John Wall si sottoporrà ad una visita specialistica nella giornata di sabato, come riportato da Candace Buckner del Washington Post. L’ex kentucky Wildcats ha rivelato nelle scorse settimane di soffrire da tempo di tale problema fisico, ma di aver sempre cercato di sopportare e giocare sopra il dolore.

Nelle ultime settimane, fastidio ed infiammazione sarebbero aumentate al punto tale non consentire alla star degli Wizards di muoversi efficaciemente per il parquet. Da qui la decisione di vederci più chiaro, e tentare di risolvere il problema.

Wall sarà quindi con tutta probabilità indisponibile per il prossimo impegno dei suoi Washington Wizards, la sfida casalinga contro gli Charlotte Hornets in programma domenica 30 dicembre. Il posto di Wall in quintetto base sarà coperto da Tomas Satoransky.

Così coach Scott Brooks sulle condizioni fisiche di John Wall:

Un problema del genere può essere davvero condizionante per un giocatore del suo livello. Finora John è stato in grado di gestire il fastidio, ci sono giorni buoni e giorni meno buoni, John ha una grande resistenza al dolore ed una grande capcità di sopportazione (…) ci sono alcune sere però, come stasera, in cui John non è proprio in grado di scendere in campo. E’ arrivata per lui l’ora di consultare uno specialista, vedremo quali sarrano gli esiti e le decisioni

– Scott Brooks su John Wall –

 

Gli infortuni sono diventati un problema non da poco in casa Wizards. Dwight Howard è fermo da novembre a causa di un problema alla schiena che lo terrà ai box per almeno altri due mesi.

Otto Porter Jr è invece alle prese con un problema muscolare alla gamba destra, problema che ha interssato anche il ginocchio e che ha costretto il giocatore a saltare le ultime 9 gare dei suoi Wizards. Un problema al collo ha invece costretto Markieff Morris in panchina durante la sfida di venerdì notte a Washington.

Update: John Wall opta per l’intervento, 6-8 mesi di stop

 

Come riportato da Candace Buckner nella serata di sabato, dopo il consulto specialistico John Wall starebbe seriamente considerando l’ipotesi di intevento chirurgico. Un ricorso all’operazione potrebbe risolversi in uno stop di almeno 6-8mesi per Wall. Un eventuale lungo stop per l’ex Kentucky porrebbe con ogni probabilità la parola fine alle speranze di risalita e di playoffs nella capitale.

Al momento, come riportato da Shams Charania di The Athletic, una decisione sull’intervento verrà presa non prima di una settimana, sebbene fonti interne agli Wizards vedono un John Wall “molto propenso” all’intervento.

Charlotte Hornets-Bradley Beal: trattativa iniziata

Bradley Beal-Charlotte Hornets-Bradley Beal

Charlotte Hornets-Bradley Beal si tratta per arrivare ad una fumata bianca che porti la guardia alla corte di Kemba Walker. La franchigia della Carolina del Nord infatti avrebbe avviato un contatto con i Wizards per capire la fattibilità di una trade e mettere in piedi una bozza di scambio possibile.

Charlotte Hornets-Bradley Beal: lo stato della trattativa

La guardia All Star è stato messo praticamente sul mercato dai Wizards, come rivelato già ieri sera dopo un avvio di stagione a dir poco negativo per la franchigia ed il ragazzo. Secondo il Charlotte Observer ed in particolare Rick Bonnell ci sarebbe un tentativo degli Hornets per portarlo a formare con Kemba Walker una coppia davvero da urlo.

Kemba Walker infatti dopo i 60 punti contro i Sixers e la sconfitta, si è ripetuto ieri notte con 43 punti in grande stile contro i Boston Celtics, ed un urlo praticamente di disperazione nel finale di gara ed anche una chiamata alla franchigia per cercare di rendere la squadra sempre più competitiva proprio con Kemba Walker faro del progetto.

Come potrebbe Charlotte convincere i Wizards a scambiare Bradley Beal? Servirà sicuramente una super offerta. Eccola qui:

  • Charlotte Hornets Ricevono: Bradley Beal, Jeff Green
  • Washington Wizards Ricevono: Michael Kidd-Gilchrist, Jeremy Lamb, Malik Monk, 2019 first-round pick (lottery protection), 2020 second-round pick (from Brooklyn or New York, via Charlotte)

Chi ci guadagnerebbe dallo scambio?

Bradley Beal reagisce alla crisi Wizards

Mentre la situazione a Washington rimane fluida, tra voci di trade che coinvolgono sia Otto Porter (riportato l’interesse di lunga data dei Brooklyn Nets per l’ala) che lo stesso Beal, la star dei Wizards crede che la stagione degli Wizards sia arrivata ad un punto di non ritorno.

Come riportato da Michael Lee per The Athletic, Bradley ritiene che le recenti vicende di spogliatoio potrebbero servire da stimolo per uscire dalla crisi, o “mandare tutto all’aria” definitivamente in casa Wizards:

Di problemi ne abbiamo già appianati parecchi, negli ultimi due anni. Le nostre vicissitudini di spogliatoio non sono certo un segreto. Dobbiamo uscirne, in campo. Qui non ci sono brutte persone, o uomini con caratteri incompatibili. Semplicemente, non riusciamo ad uscirne. Forse pensiamo inconsciamente di poterne uscire a comando. Forse la facciamo troppo facile, siamo convinti di poter premere un bottone e cambiare le cose in qualsiasi momento (…) sono tante le cause

Scott Brooks: “Ne usciremo come fa una famiglia”

Il Giorno del Ringraziamento negli Stati Uniti si avvicina (giovedì 22 novembre). Coach Scott Brooks descrive le questioni sorte nelle ultime ore tra suoi Washington Wizards con una metafora a tema: “Ne usciremo come fanno tutte le famiglie”.

Tra poco sarà il Giorno del Ringraziamento. Sulla nostra tavola del Pranzo ci sarà parecchio da discutere. Era così con la mia famiglia, lo sarà stato anche con le vostre (rivolto ai cronisti, ndr), spero per voi che aveste finito di discutere prima di mangiare la torta di zucca“.

La sessione di allenamento di lunedì in casa (seguendo la metafora di Brooks) Wizards è stata piuttosto animata. John Wall avrebbe mandato al diavolo il proprio coach, ed avrebbe avuto un alterco con Jeff Green. Wall è stato multato dalla squadra ed ha chiesto scusa ad allenatore e compagni.

Continua Brooks:

In quei Rockets del ’94 (in cui Brooks militò, ndr), cose così sarebbero potute succedere. Non dico tutti i giorni, ma di momenti così ve ne furono più di uno durante quella stagione. Non sto cercando di minimizzare, ma come una vera squadra dobbiamo accettare tutto quello che è accaduto, tutte le cose che sono state dette, cose di cui non siamo certo fieri. Io, John (Wall, ndr) e gli altri giocatori siamo tutti dispiaciuti

Washington Wizards, capolinea per l’era John Wall-Bradley Beal?

Washington Wizards

Negli Stati Uniti, e per estensione nella NBA, è più una questione di come spendere i propri soldi, piuttosto che averne o non averne. Tre nomi. Anzi sei, a gruppi di tre: Stephen Curry, Kevin Durant, Klay Thompson. E John Wall, Bradley Beal, Otto Porter Jr.

Cinque All-Star, due MVP, ed un giocatore talmente promettente appena due anni fa da meritarsi un contratto faraonico quale terzo violino della coppia di guardie più letale della Eastern Conference.

quote NBA

Ci sarebbe anche una quarta coppia di giocatori, che sulla Baia rispondono al nome di Draymond Green e nella capitale a quello di Ian ma-come-15-milioni Mahinmi, from France.

Tralasciando superficiali differenze, un milionuccio qua un milionuccio la, ciò che rimane è il fatto che gli Washington Wizards stanno al momento dando al quadrumvirato Wall-Beal-Porter-Mahinmi gli stessi soldi che Golden State ha investito – sostanzialmente contemporaneamente – per il quadrumviro Curry-Durant-Thompson-Green.

A onor del vero, va detto che gli Wizards ci provarono a riportare Kevin Durant a casa, anni fa.

Andò male, e Washington dovette “ripiegare” blindando quanto di buono avesse già in casa.

Ovvia “rookie scale extension” da 5 anni e 127 milioni di dollari dunque per Bradley Beal (nel 2016, dopo una stagione da 41-41 e playoffs mancati, ma ripagato da un 2016\17 da 49 vittorie), un obbligatorio nuovo contratto per John Wall l’anno successivo (2017) ed un doveroso pareggio di una “offer sheet” da 106.5 milioni in 4 anni per l’allora restricted free agent Otto Porter Jr. (grazie, Brooklyn Nets).

In mezzo ci sarebbe il contratto elargito al francese di cui sopra nella pazza estate 2016, che lasciamo ad eloquente silenzio. Per almeno altri due anni.

Washington Wizards: John Wall, il veleno è nella coda

23.1 punti, 10.7 assist, 4.2 rimbalzi, 2 recuperi a partita e record di 49-33 per la squadra. I numeri del John Wall edizione 2016\17.

Tanti e tali da garantirsi un’estensione al massimo salariale, quando ancora il prodotto di Kentucky era sotto contratto per altre due stagioni. Come non assicurare vita natural durante un tale gioiello, soprattutto se Durant ti ha appena dato buca?

Washington Wizards

John Wall è sotto contratto per la presente stagione per 19 milioni di dollari

A partire dall’anno prossimo, scatterà l’estensione siglata due anni fa: tra 2019 e 2023, Wall sarà probabilmente il giocatore più pagato della NBA (tra i primi tre, dai).

Il salary cap degli Washington Wizards sarà occupato tra qualche mese per 106 e rotti milioni di dollari per soli quattro giocatori.

Quei quattro giocatori. La buona notizia è che il contratto di Mahinmi scadrà tra due anni. La cattiva è che per altri due anni Mahinmi percepirà 30 milioni di dollari totali.

Un’altra cattiva notizia è che Kelly Oubre sarà free agent a fine stagione. Una buona notizia è che il contratto di Austin Rivers scadrà a fine stagione.

Un’altra buona notizia è che gli Wizards sono riusciti in questi anni a non impegnare le proprie future scelte al primo giro, fondamentali quando non puoi permetterti di spendere più un soldo bucato, perché quelli disponibili li hai spesi così, come si diceva poco sopra.

Washington Wizards al bivio?

Gli Washington Wizards (2-8) languono al momento sul fondo della Eastern Conference, in strenua lotta contro l’unica squadra al momento più disgraziata di loro, i Cleveland Cavs cui va la personale solidarietà, per quel che vale.

Ciò implica che, per rispettare l’ordine e la volontà del proprietario Ted Leonsis (50 vittorie e finale di conference, ciao core), John Wall e soci saranno costretti a rimboccarsi le maniche e puntare al – minimo – 48-25 da qui a metà aprile.

Non impossibile, soprattutto nella Eastern Conference dei Cavs, degli Hawks, di quel che rimane dei Chicago Bulls, e dei New York Knicks che non fanno neanche finta.

L’inizio di stagione è stato però tragico in un modo che nemmeno i numeri (pessimissimi) possono spiegare. Meglio guardare, e inorridire:

La schedule dei capitolini si ammorbidisce nei prossimi 10-20 giorni. Gli Wizards affronteranno ben sei squadre al momento al di sotto del .500. Il momento di risalire è ora, o mai più.

Scott Brooks, coach degli Washington Wizards (Photo by Jesse D. Garrabrant/NBAE via Getty Images)

Washington è stata però finora talmente brutta da non crederci.

Cosa fare se entro Natale (o prima) la situazione non dovesse essere cambiata più di tanto?

Risposta numero uno: cacciare coach Brooks. L’allenatore paga per tutti.

Al momento, l’ex coach dei Thunder non rischia, ed ha la fiducia dei leader dello spogliatoio Wall, Beal e Markieff Morris.

E comunque, come si dice in questi casi, e da queste parti, cambiare l’allenatore a poco servirebbe. Sarebbe molto più utile una macchina del tempo, ma E=mc2 e quindi non si può fare.

Bradley Beal o John Wall in partenza?

In questi anni, Bradley Emmanuel Beal from florida si è guadagnato schiere di estimatori in tutta la NBA. Realizzatore purissimo, gran playmaker aggiunto, gran difensore (quando vuole), grande etica lavorativa.

Beal è sotto contratto per altri tre anni e circa 80 milioni di dollari complessivi, ha 27 anni ed è un giocatore che vale ogni centesimo di suddetto contratto. Contender, wannabe contenders e squadre con ambizioni darebbero quasi qualsiasi cosa per metterci le mani sopra.

I tre anni ancora rimanenti permetterebbero a Washington di non accontentarsi di offerte al ribasso in caso di trade. Bradley ha fatto sapere recentemente che non intende assolutamente abbandonare la nave, ne ora, ne poi.

Per gli Washington Wizards non sarebbe ipoteticamente difficile sacrificare Beal ed ottenere scelte pregiate e contratti in scadenza, per fare ordine in un payroll che fa spavento solo a guardarlo.

Se non che, quale senso avrebbe? Come ricostruire con i contratti in essere di Wall (immaginiamo la gioia con la quale John accoglierebbe la trade di Beal) e di un Porter in crisi nera?

Beal non andrà da nessuna parte, a meno che la situazione a Washington dovesse diventare tale da far cambiare idea alla guardia nativa di St.Louis.

Otto Porter Jr. potrebbe non raccogliere molto interesse al momento, nonostante il potenziale a disposizione e l’età (25 anni).

Rimane John.

Washington Wizards, il dilemma John Wall

John Wall è una delle 5 migliori point guard della lega (Curry-Kyrie-Lillard-Kemba). E’ il miglior giocatore per penetrare e scaricare della NBA, per tempi e qualità (occhio a Giannis, per questo tipo di fondamentale). E’ ancora giovane (29 anni) ed atletico, e due anni fa – prima di guastarsi un ginocchio – è stato inserito nel terzo miglior quintetto All-NBA.

Ed è il giocatore che ha preso gli Wizards post Gilbert Arenas e li ha accompagnati dal fondo della classifica – questi:

fino alle semifinali della Eastern Conference (3 volte, 2014, 2015 e 2017).

John Wall ha anche due problemi. Il più grosso, che è di percezione: John Wall guadagna come Steph Curry, ma non è Steph Curry (d’accordo, nessuno è Steph Curry), John Wall ha la stessa età di Damian Lillard, ma al contrario della star di Portland, Wall è rimasto fermo a due anni fa. Anzi, complici i problemi al ginocchio è regredito.

Il secondo problema, che è di efficenza. Il prodotto di Kentucky ha una media carriera del 33% al tiro da tre punti (meglio nell’ultima stagione, in cui ha però saltato ben 41 partite), e non tira volentieri da dietro l’arco, affidandosi ad esecuzioni midrange che – come dire – al momento non vanno più di moda, nella NBA.

Kemba Walker. Raj Mehta-USA TODAY Sports

Un altro suo pariruolo (e pari età) pocanzi menzionato, Kemba Walker, è passato dal 30.5% da tre punti dell’anno da rookie, al 39.9% della stagione 2016\17, e per di più su una mole molto maggiore di conclusioni.

John Wall ha anche una smaccata tendenza a rimanere fermo immobile quando la palla in mano ce l’ha qualcun altro, semplicemente.

Ciò che separa Curry dal resto del mondo è la sua capacità di accelerare e spaziarsi una volta ceduto il pallone, col solo obiettivo di farselo ridare il prima possibile e tirare.

La tendenza invece delle grandi point-guard di oggidì è quella di farsi dare il pallone tra le mani, ed operare da lì.

John Wall è la nemesi di Curry. Una delle visioni tipiche di un match degli Wizards è Wall lontano dal pallone con le braccia calate sui fianchi, in attesa, costeggiando la partita. Durante la stagione scorsa, la star degli Wizards ha trascoso il 75% del tempo “attivo” passato sul campo fermo, o camminando. Peggio di lui solo Dirk Nowitzki e DeMarcus Cousins. Non proprio due guardie.

Nel 2023, John Wall avrà 34 anni e sarà al termine di un contratto – alla luce di quanto detto e col senno di poi, sia ben chiarodemenziale, che lo rende virtualmente incedibile.

Gli Washington Wizards hanno dunque solo due opzioni sul tavolo per scuotere l’attuale situazione di stallo con previsioni di pioggia intensa.

La prima, praticabile, che è quella di vivere o morire con ciò che hanno a disposizione.
La seconda impraticabile, separarsi da Beal, o da Wall.

https://youtu.be/9bozB1lPd8g

Bradley Beal sferza gli Wizards: “Qui qualcuno gioca solo per sé, è ora di cambiare”

Bradley Beal, guardia dei Washington Wizards.

Washington Wizards, si scorgono le prime crepe dopo una partenza da incubo?

Un parziale di una vittoria e quattro sconfitte, per una squadra il cui proprietario ha fissato il traguardo “minimo” delle 50 vittorie, e massimo delle (almeno) finali di conference, non è una partenza memorabile di per sé.

Se poi la squadra in questione si chiama Washington Wizards, e porta in eredità dall’annata precedente turbolenze di spogliatoio, ed una star (John Wall) ancora lontana dai suoi standard pre-infortunio, il momento per premere ufficialmente il bottone del panico potrebbe essere prossimo.

L’ultima sconfitta, 112-116 sul campo dei Sacramento Kings, ha provocato il primo sfogo di vapore ad alta pressione da parte di uno leader tecnici e vocali della squadra, Bradley Beal.

Come riportato da Fred Katz di The Athletic, nel post gara Beal ha ripreso i propri compagni, rimproverandoli di pensare più a statistiche e gloria personale che al bene della squadra.

A volte, alcuni di noi hanno motivi diversi dal vincere quando scendono in campo… quanti tiri si prendono, quanti minuti hanno giocato, o chissà cos’altro (…) nessuno marca il suo uomo, non si vincono le partite in questo modo (…) ci preoccupiamo delle c*****e, e non è questo il modo di fare. Se continuneremo così ci faremo del male da soli. E’ una questione di sacrificio. Tutti noi dobbiamo sacrificare qualcosa per il bene della squadra, che siano minuti, tiri, qualsiasi cosa. Qualcosa dovrà cambiare

– Bradley Beal dopo Kings-Wizards –

crisi Wizards
Bradley Beal e John Wall, coppia all-star degli Washington Wizards

John Wall ha appoggiato le parole del suo compagno di reparto.

Le difficoltà fisiche attuali di Wall sul parquet sono evidenti – al di là dei numeri che parlano di 21.2 punti, 7.6 assist (career low eguagliato), 3 rimbalzi, col 42% al tiro ed un orrendo 13% da tre punti.

Così come è per ora evidente la sua scarsa propensione a muoversi senza palla.

Lo scorso anno, complici i problemi al ginocchio, Wall ha trascorso il 76% del tempo passato in campo fermo, o camminando. Solo il 40enne Dirk Nowitzki ha fatto peggio di lui.

Abbiamo ragazzi che pensano più ai loro tiri che al resto… qualcosa di cui non ci si dovrebbe mai preoccupare. Non importa quanti tiri, se i tiri vanno dentro o fuori, Ciò che conta è essere in grado di competere sui due lati del campo. Se manca questo approccio, allora non serve che tu giochi (…) abbiamo avuto qualche buon momento, in cui abbiamo fatto vedere di cosa siamo capaci quando giochiamo di squadra, per poi tornare alle cattive abitudini, soprattutto in difesa. Questa cosa ci ammazza

– John Wall chiede maggior sforzo difensivo –

Il maggior rinforzo estivo degli Washington Wizards, Dwight Howard, è ancora ai box per un problema alla schiena. Il suo ritorno fornirà presenza a rimbalzo ed intimidazione a centro area per una squadra che ha concesso sinora ben 122.4 punti a partita agli avversari.

Un’enormità anche per la NBA odierna.

Washington Wizards, Scott Brooks: “Otto Porter non deve preoccuparsi dei suoi tiri”

Coach Scott Brooks ha cercato nel post gara di Sacramento di stimolare Otto Porter, la terza punta offensiva della squadra ed importante investimento del front office della franchigia della capitale, invitandolo a non preoccuparsi della quantità dei suoi tiri, e tornare a giocare con più tranquillità.

Porter ha chiuso la sfida di Sacramento con 5 punti e sei tentativi dal campo in soli 21 minuti di gioco.

Otto deve solo pensare a giocare, e smettere di pensare a quanti tiri prende, ed alle sue percentuali. Kelly (Oubre, ndr) sta invece giocando bene

– Scott Brooks su Otto Porter –

Il calo di fiducia di Otto Porter in queste prime partite si è tradotto in cifre modeste. 10.6 punti a partita e 5.2 rimbalzi a partita, ed un misero 23% al tiro da tre punti.

Otto Porter Jr

Il giro di trasferte ad ovest degli Washington Wizards continuerà nella giornata di domenica allo Staples Center di Los Angeles, sul campo dei Clippers, e terminerà martedì 30 ottobre a Memphis.

I tempi di recupero di Howard sono al momento ancora incerti, e lo spot di cento titolare continuerà ad essere coperto dal francese Ian Mahinmi.

Bradley Beal e John Wall – soprattutto in vista del miglioramento di condizione fisica di quest’ultimo – sembrano per ora in grado di poter tirare fuori dalle secche i brutti Washington Wizards di questo inizio stagione.

Se però le difficoltà della squadra dovessero restare tali, anche in virtù delle aspettative estive, la posizione di coach Scott Brooks potrebbe diventare in fretta piuttosto incerta.

Il cammino dei Washington Wizards

Bradley Beal, guardia dei Washington Wizards.

I Washington Wizards sono alla disperata ricerca di una identità, una squadra chiamata al riscatto, alla svolta. Una squadra che fatica, anno dopo anno, a fare quel passo in avanti decisivo per entrare nell’elite dei top team ad Est e competere per il titolo di conference.

I Washington Wizards in questa stagione si stanno affermando come una delle migliori squadre della Eastern Conference, essendo attualmente dietro solamente ai Boston Celtics, Toronto Raptors e Cleveland Cavaliers. Nei prossimi playoff dunque, l’obbiettivo sarà quello di trovare un posto nelle semifinali, cercando magari anche un posto nell’ultimo atto ad Est, per poi giocarsela a viso aperto e senza pressione sulle spalle. Ovviamente non sarà facile centrare l’obbiettivo, vista anche la presenza dei Philadelphia 76ers che rappresentano un po’ la mina vagante, in quanto sono una squadra piena di talento ma con poca esperienza sulle spalle, togliendo JJ Redick e Marco Belinelli. La squadra di coach Scott Brooks ha un record  in linea con la passata stagione (49-33), ma dovrà fare a meno di John Wall per circa un mese ancora, visto l’intervento effettuato al ginocchio sinistro; nelle ultime 10 partite i Washington Wizards hanno un record di 6-4, ovviamente record influenzato dall’assenza del proprio leader.

Ecco l’assenza proprio di John Wall è così determinante? Si sono tirati fuori miliardi di commenti tecnici sulla squadra, che giocherebbe meglio senza Flash, ma John Wall è un giocatore unico, il leader di questi Washington Wizards. Il motivo? Semplice: sa sempre caricarsi sulle spalle la squadra nel momento del bisogno.

 

 Gara 6 contro i Celtics: John Wall si carica i compagni sulle spalle

 

Sono tre i giocatori chiave dei Washington Wizards:

  • John Wall: Wall è senza dubbio il giocatore più importante della sua squadra,sicuramente uno dei migliori playmaker della lega. Wall viaggia con il 19.4 punti e 9.3 assist di media a partita, tirando con oltre il 40% dal campo e con il 35% dalla lunga distanza. Le sue pecche sono soprattutto la percentuale ai tiri liberi (in questa stagione addirittura soltanto il 71% dalla lunetta per lui) e il fatto di tendere ad accentrare troppo il gioco della squadra in lui, spesso tiene troppo la palla in mano e tende a far diventare prevedibile l’attacco della sua squadra. Nella fase difensiva lui ruba 1.3 palle a partita ed effettua 1.1 stoppate di media e la sua super velocità permette alla squadra di correre spesso in contropiede. Il suo offensive rating (punti effettuati su 100 possessi) in questa stagione è peggiore rispetto alla passata stagione, in quanto è passato da 111 a 105, mentre il suo defensive rating è rimasto a 108 punti concessi su 100 possessi al suo diretto avversario.

 

    • Bradley Beal: in assenza di Wall, Beal è il leader indiscusso dei Washington Wizards. Il suo talento offensivo è enorme e lo dimostrano i 23.4 punti segnati di media a partita conditi da 4.5 assist e 4.5 rimbalzi di media; la guardia dei Wizards è in grado di segnare tantissimi punti in pochi minuti e tira con il 46% dal campo e il 37% da 3 punti. Non è però un gran difensore, visto che su 100 possessi concede 110 punti (anche il suo offensive rating è di 110), ma riesce comunque a rubare quasi due palle di media a partita. Sicuramente potrà ancora migliorare molto visto che è un classe 1993 e potrà quindi diventare ancora di più un killer offensivo ed affermarsi come uno dei migliori giocatori della lega

 

  • Otto Porter: l’ala dei Washington Wizards non ha ancora fatto vedere tutto il talento che ha a disposizione, visto che non ha mai effettuato una stagione altisonante; in questa stagione però si stanno cominciando a vedere le sue abilità soprattutto nella metà campo offensiva, visto che viaggia con il proprio career high in punti, rimbalzi, assist e palle rubate, ovvero con 15 punti, 6.5 rimbalzi, 2.1 assist e 1.6 palle rubate a partita, tirando con quasi il 50% dal campo e con il 41% da dietro la linea dei 3 punti. Il suo offensive rating è di 120 punti prodotti su 100 possessi (lo scorso anno addirittura 129) e il suo defensive rating è di 106 punti concessi a partita; ovviamente può e deve ancora migliorare molto, ma se continua così può sicuramente far comodo ai suoi Wizards.

La squadra di coach Scott Brooks è una squadra che tende a giocare molto in velocità, in quanto segna quasi 11 punti di media a partita in contropiede e che spesso va in lunetta (quasi 16 punti di media dai tiri liberi). I Washington Wizards sono al terzo posto nella classifica di assist distribuiti a partita, con 24.7 dietro soltanto ai Golden State Warriors e ai New Orleans Pelicans, ciò significa quindi avere un gioco corale molto buono e che i tiri presi sono spesso ben costruiti. Inoltre i Washignton Wizards sono anche al quinto posto nella percentuale di realizzazione dei tiri da 3 punti, su 26.6 tiri ne segna il 37% di media a partita (quasi 10 realizzate e 27.8 punti arrivati in media dalla lunga distanza). La squadra della capitale americana ha un offensive rating di 110, che è maggiore di 1.4 rispetto alla media del resto della lega, mentre il loro defensive rating è di 108.1 di poco inferiore rispetto alla media del resto della lega.

A chi dare maggiore spazio dopo il ritorno di John Wall dall’infortunio per migliorare sotto l’aspetto anche difensivo? Eccolo qui il nome giusto.

Washington Wizards: House Of Cards

La scalata verso il potere e la fama richiede strategie ben precise, carisma potente e pazienza. Frank Underwood, protagonista della serie House Of Cards e interpretato magistralmente da Kevin Spacey, racchiude nel suo personaggio tutte le qualità richieste per arrivare alla presidenza degli Stati Uniti d’America. E’ cinico, calcolatore e furbo: la sua personalità è in grande modo sfaccettata, non lascia spazio a ripensamenti cruciali per il suo grande obiettivo. Nel corso della serie, ci ha insegnato che le parole sono aria al vento, possono dire di tutto. Ma sono i fatti a dimostrare la vera realtà. Frank ha tante facce, sa quando e come usarle al meglio. Perchè, il potere fa sognare con la mente ma la strada per arrivarci non è alla portata di tutti.

Non è un caso il paragone con i Washington Wizards, a cui possiamo trovare molte analogie con la serie; sono anni che John Wall e compagni si apprestano al grande salto di qualità per arrivare più in fondo possibile. Il succitato Wall è uno dei talenti più cristallini della lega e un leader formidabile. Paragonare Frank Underwood e il playmaker dei Maghi, non sarebbe un azzardo. Due facce della stessa medaglia, con un solo pensiero in testa: la vittoria. Conosciamo le capacità del  caro John e l’ora per il definitivo successo (individuale e collettivo) non tarderà ad arrivare.

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Bradley Beal e John Wall.

L’ultima stagione non si può ritenere un fallimento, dato che i Wizards sono arrivati in semifinale di Conference contro i Boston Celtics dell’alieno Isaiah Thomas e lottato fino all’ultimo pallone, arrivando a Gara 7. E’ sicuramente una parte di un percorso ancora tutto da formare, senza bruciare i giovani talenti in squadra e senza rimuginare sulle battaglie perse; guardando alcune partite della stagione appena trascorsa, come quelle contro gli Atlanta Hawks durante i playoff, l’attenzione alla fase difensiva era alla base di ogni tattica. La forza nei Wizards sta nella grande rapidità in progressione e nella lotta, con molti successi, nel gioco aereo (avere in squadra armadi come Gortat o Morris, in tal senso, è molto utile). Potremmo affiancare a Wall come suo braccio destro Bradley Beal, guardia tiratrice ma ancora con tanto da imparare; sicuramente, è un perno molto importante per regolare i tempi di gioco e dare un equilibrio, quasi come un allievo di J.W. Molto spesso si è cimentato in giocate difensive decisive, come stoppate su azioni in contropiede; per non parlare del tiro da tre sul ribaltamento di fronte, un’opzione davvero concreta. La grande possibilità di poter crescere con un ragazzo talentuoso, quanto carismatico, è solo un bene per i ragazzi appena approdati nella lega. Più volte, Wall ha affermato di sentire la pressione su di lui, si conoscono le reali abilità del playmaker e si sta puntando ad arrivare sempre più in alto. Senza indugio. A livello tecnico non si sono visti cambiamenti radicali durante questa sessione estiva di mercato, ma si sta cercando di puntare sull’affiatamento di una squadra già collaudata, con l’inserimento di qualche innesto a chiudere il cerchio. Insomma, non ci sono stati i grandi colpi che avrebbero fatto gridare al clamoroso, come Irving-Thomas.

Passando al lato tecnico, con l’esperienza del coach Scott Brooks, la maggior parte delle idee sono state assimilate al meglio e sul campo si sono visti i risultati. Guardando la serie contro Atlanta o Boston, possiamo evidenziare come Washington sia riuscita a tenere testa e a rispondere con personalità, ma è stata punita troppe volte per distrazioni evitabili, ad esempio hanno sofferto molto la agilità di Thomas e i tagli da dietro alla marcatura (backdoor). O ancora, non avevano sempre il totale controllo della propria area dei tre secondi, in cui venivano sovrastati dagli avversari nella verticalità. Morris e i suoi compagni di reparto non hanno lo stesso passo dei folletti verdi e lo hanno dimostrato, non essendo totalmente reattivi a contrastarli. Inutile ripetere che il numero quattro di Boston ha creato confusione nella mente dei suoi rivali: giocava senza un punto di riferimento per aprire al massimo le manovre tattiche della squadra, creando numerose opzioni per colpire alla retina (da tre punti o penetrazioni fulminanti). Nota positiva nel reparto arretrato è la fisicità di  Gortat, Oubre e Morris che possono comandare sui rimbalzi e a far ripartire la squadra.

Spesso Wall sfrutta l’intesa nei giochi a due con Gortat per scatenare la sua creatività.

Dal lato offensivo, l’asticella pende maggiormente dalla forma di Wall: se è in partita, ci sono possibilità di vittoria ma si sa che si gioca in cinque e non da soli. E’ lui il capo, il presidente (visto l’accostamento televisivo), a livello carismatico e di talento. E’ uno dei team più giovani del torneo e la poca esperienza ha influito molto sulle ultime annate, ma la prospettiva riserva belle sorprese.

 

Si cercherà di superare il record di 49 vittorie stagionali e approdare il più lontano possibile nei playoff. Si dovrà perfezionare qualche movimento determinante per la stagione, aggiustare una difesa alle volte macchinosa e continuare sulla strada intrapresa in questi anni. La scalata ai vertici sta per incominciare.

Brooks difende Oubre: “Se continui ad essere colpito in testa, quella è la reazione”

Scott Brooks, ex head coach degli Oklahoma City Thunder

L’head coach dei Washington Wizards Scott Brooks ha parlato della sfida vinta contro i Boston Celtics in gara 3: uno dei punti focali dell’intervista è stata sicuramente la parte relativa alla reazione al fatto in attacco di Olynyk che ha portato  all’espulsione di Kelly Oubre.

Queste la parole del tecnico dei Wizards che ha in primis condannato il gesto, ma ha anche trovato una motivazione per cui Oubre abbia reagito in quel modo: “Non dobbiamo rispondere in quella maniera ai falli, questo è sicuro. Oubre non ha fatto la cosa giusta, ci tengo a precisarlo, ma quando vieni colpito alla testa più volte, quella può essere la reazione che hai, puoi avere una risposta di quel genere.” 

Scott Brooks, ex head coach degli Oklahoma City Thunder
Scott Brooks, ex head coach degli Oklahoma City Thunder

Oltre all’espulsione di Oubre, Scott Brooks ha dovuto guardare anche un altro suo giocatore venir allontanato dal campo: Brandon Jennings, infatti e Terry Rozier, sono stati allontanati dal campo nel finale di gara. Sintomo di un amore mai sbocciato tra la squadra della capitale ed i Boston Celtics.

Lo aveva detto Crowder: “Non ci piacciono e noi non piacciamo a loro” in regular season.
Lo ha sottolineato ieri sera in conferenza stampa anche Thomas con parole identiche a quelle del compagno di squadra: la battaglia continuerà ancora, gara 4 e gara 5 a Washington e Boston sono pronte ad ospitare una sfida senza esclusione di colpi.

 

Se Washington chiama, i Boston Celtics rispondono: fattore campo salvo

Eccoci giunti al primo snodo della serie. I Boston Celtics ed i Washington Wizards infatti hanno completato le prime due partite della semifinale della Eastern Conference.
A seguito degli esiti di gara1 e gara2, la sfida tra le due squadre si è incanalata in una direzione ben precisa, quella dei Boston Celtics.
Al TD Garden, infatti i padroni di casa, si sono imposti in entrambe le situazioni, mantenendo così il fattore campo.

A questo punto i Washington Wizards – sotto 2-0 – sono obbligati a vincere tutte e due le partite al Verizon Center per non veder perdere la possibilità di giocarsi la finale di conference.
Ora come ora, la serie sembra nelle mani dei Celtics, ma tutto può ancora succedere: abbiamo visto anche ultimamente (gli stessi Celtics hanno ribaltato lo svantaggio contro i Chicago Bulls) che nei playoffs NBA non bisogna dare nulla per scontato.
Quali sono state le chiavi di gara1 e gara2? Andiamo a scoprirlo.

GARA1: Washington Wizards @ Boston Celtics 111-123

GARA2: Washington Wizards @ Boston Celtics 119-129 (d.t.s)

Boston Celtics: grande collettivo, tanto cuore e Isaiah Thomas

Sembra andare tutto per il verso giusto ai Boston Celtics in questi primi due atti delle semifinali della Eastern Conference, ma si sa la fortuna aiuta gli audaci.
Le due partite disputate finora sono state diverse tra loro ma con alcuni spunti in comune.
Innanzitutto Gerald Green – che nella serie con i Chicago Bulls era stata la chiave vincente – è ritornato a fare il gregario (ha giocato poco pi di 7′ in totale), ruolo in cui l’abbiamo visto per tutto l’anno.
Questo ulteriore cambio, evidenzia maggiormente le capacità di coach Brad Stevens di adattarsi a seconda delle situazioni e degli avversari.
Con le due vittorie al TD Garden, i referti rosa consecutivi ammontano a sei (durante la regular season tante W consecutive non si sono viste spesso) e con questi arriva anche un po’ di sana tranquillità per i prossimi giorni.

L’approccio alla serie non è stato per nulla facile, infatti i Washington Wizards nei primi minuti di gara1 avevano incamerato un vantaggio di 16 a 0.
Isaiah Thomas e compagni però non si sono fatti scoraggiare e piano piano hanno ridotto sempre di più il distacco. Al momento giusto è arrivata la stoccata decisiva: pareggio, sorpasso e allungo Celtics.
Cos’é cambiato a Boston dopo quei primi drammatici minuti? Sicuramente i Verdi hanno rotto il ghiaccio con la serie ma soprattutto l’apporto della second-unit non è stato indifferente: il recupero e l’allungo decisivo infatti è stato fatto proprio con le riserve in campo (Marcus Smart, Terry Rozier e Kelly Olynyk su tutti).

Un altro fattore non da poco è sicuramente la serata di grazia al tiro della squadra di Brad Stevens: 19/39 da 3 con un Jae Crowder sugli scudi (24 punti con 6/8 da dietro l’arco).
In gara2 invece i Boston Celtics sono stati costretti a rincorrere gli avversari per tutta la partita, ma alla fine con un Isaiah Thomas in versione leggenda sono riusciti a portare a casa la vittoria dopo un tempo supplementare.
Sul tabellino del “Little Guy” con il numero 4 figurano ben 53 punti (ad un punto da Havlicek come miglior scorer con la canotta bianco-verde in una partita di postseason) di cui 29 solo nell’ultimo quarto e nell’overtime. Il supporting cast invece ha contribuito difendendo alla morte e non soffrendo (come spesso è accaduto) nella lotta a rimbalzo.

Insomma i Boston Celtics conducono la serie per 2 a 0, ma ora sono chiamati ad aumentare ancora di più il livello di gioco per i prossimi impegni: arrivati a questi punto però, “non è fortuna“.

Isaiah Thomas e John Wall, coppia mica male

Washington Wizards: cattiva gestione e roster corto

Pessimo inizio di serie invece per i Washington Wizards che avevano come obiettivo quello di strappare almeno una volta la vittoria per ribaltare il fattore campo, mai come questa volta decisivo (in regular season nessuna delle due squadre ha vinto sul parquet avversario).
Purtroppo però i Wizards si sono scontrati con alcune problematiche che non gli hanno permesso di fare il colpaccio, ma anzi tornare al ‘the District‘ con l’obbligo di non poter più sbagliare.

Quel che è maggiormente emerso in gara1 e gara2 è il fattore John Wall: il numero 2 infatti è stato il più classico ‘one man show‘ mentre il resto della squadra non ha per niente contribuito alla causa.
Bradley Beal – soprattutto in gara2 – è scomparso, Otto Porter è andato a folate, Markieff Morris (assurda la cospirazione che ipotizza lo scambio con il fratello gemello Marcus) è stato costretto ad uscire preventivamente per infortunio in gara1 e Marcin Gortat non ha vinto lo scontro con i lunghi di Boston.

Il vero cruccio però per i ragazzi di coach Scott Brooks è senza dubbio quello di aver gestito malamente gli ampi vantaggi ottenuti nelle prime fasi di gioco.
In gara1 il 16-0 iniziale è stato recuperato con una certa facilità dai Celtics ed in gara2 Washington ha condotto per quasi tutto il match, ma quando c’è stato bisogno di chiudere i conti, è stato dato il classico calcio al secchio del latte appena munto.
A cos’è dovuta questa mala gestione del risultato?
Si può dire senza timori di smentita che i Wizards pecchino molto di riserve. Infatti la second-unit – a differenza di quella di Boston – è stata completamente inefficiente.

Stante così le cose, la situazione in casa Washington si fa complicata e serve un’inversione di marcia subito, già da gara3.
Su chi si possa puntare per un ribaltone, un’idea di massima ce l’abbiamo…

 

Washington Wizards: serve aiuto dalla panchina, i candidati

P.J. Tucker con i Suns

I Washington Wizards stanno disputando un’ottima prima parte di stagione e non hanno nessuna intenzione di mollare questo trend positivo, raggiungendo la posizione migliore possibile in chiave playoffs. Proprio per questo, il GM dei ‘Maghi’, Ernie Grunfeld, è alla ricerca di pedine per incrementare il valore del roster.

Secondo Marc Stein di ESPN, i Washington Wizards hanno mostrato un forte interesse per Shabazz Muhammad e PJ Tucker.
L’identik quindi è abbastanza chiaro: si cerca un’ala che possa subentrare dalla panchina e aiutare la second unit.
L’unico problema è che sia il talento dei Minnesota Timberwolves che quello dei Phoenix Suns, al termine della stagione saranno restricted free agent.
Come twitta Tim Bontemps, penna del “The Washington Post“, i Washington Wizards stanno cercando qualcuno che rimanga sicuramente sotto il controllo della squadra anche nei successivi anni e non solo fino a fine stagione.

Dunque quale ala arriverà alla corte di Scott Brooks? Anche John Wall è in attesa di un nuovo arrivo prima della deadline, tanto che nei giorni scorsi ha dichiarato: “Stiamo cercando qualche opzione per migliorare la nostra panchina. Più di questo non so, non ho ancora parlato con Ernie Grunfeld.”

Da monitorare anche la possibile pista che porta a Nikola Mirotic dei Chicago Bulls, ma anche per lui vale quanto detto sopra, ovvero il fatto che sarà restricted free agent in estate.

P.J. Tucker futuro ai Washington Wizards
P.J. Tucker futuro ai Washington Wizards

 

 

 

Washington: la direzione è quella giusta

Il sogno di una notte di mezza estate, il magico trio Durant-Beal-Wall, è sfumato e in breve tempo si è arrivati a un record di 2 vinte e 8 perse nelle prime 10 partite della stagione. Adesso gli Washington Wizards sembrano finalmente aver cambiato direzione, tra rumors e possibili trade, la squadra di Scott Brooks sta trovando una dimensione.

Stabilizzarsi

L’estate speranzosa aveva illuso gli Wizards, ma è un inverno rigido a far tornare il sorriso ai tifosi di Washington. Il record non è tra i migliori attualmente nella lega, però c’è più di un motivo per essere fiduciosi. L’arrivo di un nuovo coach, con idee diverse, porta quasi sempre un periodo di assestamento, adesso la squadra sembra essersi stabilizzata e Brooks potrebbe aver trovato la quadra nonostante i molti infortuni. Morris, Gortat e Beal stanno vivendo un ottimo momento di forma e l’integrazione con John Wall sta migliorando. Washington è 11esima nella NBA per punti segnati ogni 100 possessi, 105.2. Il dato è già buono, anche se migliorabile. Considerando le caratteristiche del roster, il coach potrebbe pensare di far correre di più la squadra e aumentare il ritmo. Questo perché Wall è velocisissimo in transizione e Beal è un tiratore molto pericoloso se innescato con la difesa non schierata.

Cosa ha deciso di fare da grande John Wall?

 

Il playmaker ex Kentucky è l’uomo da cui dipende maggiormente il futuro della franchigia. La dirigenza societaria ha scelto di dare il contratto pesante a Beal e non a lui. Questo ha generato ruggini e malumori. Guadagnare considerevolmente di meno ed essere l’uomo chiave della squadra, non vanno d’accordo nella NBA. Per fare il salto di qualità Wall deve rendersi conto che giocare una pallacanestro meno solitaria, benificia sia i risultati del gruppo, sia i dati personali.

Le voci di mercato che lo danno ai Kings non sembrano fondate attualmente. La reunion in salsa Wildcats con DMC può attendere.

 

Wall-Beal, is the new Westbrook-Durant?

Nonostante lo stipendio dica altro, Bradley ha più bisogno di John, che il contrario. Il problema è che spesso si vedono come entità uniche e non come elementi di una squadra. Quando questa visione cambierà potranno davvero divertirsi sul parquet.

A volte la sensazione è che l’ex Wildcats voglia sentirsi come Westbrook in questa pubblicità, uscita dopo l’addio di KD35. In sottofondo si sente distintamente la canzone dire “Now I do what I want”.

https://www.youtube.com/watch?v=k8Gsn4hWRNA

Come duo è paragonabile a quello ex Thunder, dal punto di vista del loro rapporto controverso. I rumors, le possibili trade e le dichiarazioni fraintedibili, hanno aggiunto del pepe sulla relazione. Dal punto di vista del gioco, Wall dovrebbe pensare di mettere in ritmo i propri tiratori e gestire meglio i contropiedi dove spesso lo si vede partire a mille all’ora, senza curarsi dei suoi compagni. Non si tratta solamente del numero di tiri o di assist, ma di come questi arrivano e di come i 5 in campo interagiscono. Wall non è Westbrook e non deve provare a farlo,(idem per Beal-Durant) prima se ne rende conto, prima farà grandi cose. Nel District of Columbia non aspettano altro.

Obiettivo stagionale

Non c’è dubbio che il raggiungimento dei playoff è l’obiettivo primario. Tolti Cavs e Raptors, le altre ad Est sono vicine come valori. Per questo provare a fare qualcosa prima della trade deadline potrebbe aiutare Washington ad avvicinarsi alle avversarie. Will Barton è il nome più caldo, anche se per la CSN non c’è interesse. Ci sono state voci riguardo un maxi scambio a 4 squadre che coinvolgerebbe Wall-Noel-Smart e non si sa bene chi, ma francamente sembra più fanta NBA che la realtà.

Scott Brooks sta lentamente dando forma alla squadra: correre un po’ di più, risolvere i dissidi interni e recupare al meglio gli indisponibili, cambieraebbero il destino degli Wizards. Senza trade, mosse a effetto o colpi di scena, nella capitale presto ci potrebbe essere una squadra pericolosa.

 

 

NBA characters: questa sarà la prima stagione in 35 anni senza coach licenziati?

La vita da coach di una squadra professionistica, soprattutto in una lega competitiva come la NBA, è dura.
Solo quattro allenatori sono sulla panchina delle rispettive squadre da più di cinque anni: Popovich, Carlisle, Spoelstra e Casey.
I licenziamenti durante la stagione sono diventati la norma negli ultimi anni nella NBA (solo l’anno scorso ce ne sono stati cinque).
Il giorno prima sei un genio e uno di quegli innovatori che nascono una volta a generazione e il giorno dopo, se non arrivano i risultati, rischi di venire licenziato. Quest’anno può essere diverso, può essere l’anno della rivincita dei coach.
Potrebbe essere il primo anno senza che nessun allenatore venga esonerato a stagione in corso.
Solo un allenatore in questo momento è a rischio: Alvin Gentry dei New Orleans Pelicans.

Alvin Gentry
Alvin Gentry

NBA characters: perché Alvin Gentry non verrà esonerato

Non è così raro che i coach dei team peggiori vengano rimpiazzati a stagione in corso. Recentemente è successo a Michael Malone a Sacramento, Brian Shaw a Denver e Derek Fisher a New York. Ormai è quasi normale per un front office esonerare l’allenatore, nonostante abbia ancora uno o più anni di contratto, se la squadra non rende. Per fortuna licenziare il coach nel mezzo della prima stagione con la squadra non è ancora “a thing”, come direbbero oltreoceano, anche se è successo anche a nomi altisonanti come Maurice Cheeks a Detroit.

Con una squadra dal record di 1-9, che viene da una stagione da 30-52, Gentry sarebbe un candidato ideale per lasciare il posto, considerando che i Pelicans avevano raggiunto i playoff l’anno in cui ha sostituito Monty Williams. Ma quella di New Orleans non è una normale franchigia. Gentry ha un contratto garantito fino alla fine della prossima stagione da circa 3.5 milioni di dollari. I Pelicans non sono nella posizione per “regalare” una tale somma a un coach esonerato, considerando il fatto che a New Orleans non c’è mai stata una tradizione vincente e i profitti bassi sono un problema serio per la franchigia della Lousiana.

Il proprietario Tom Benson potrebbe prendersi il rischio di acconsentire al GM Demps di licenziare Gentry e scegliere il nuovo candidato per il ruolo di head coach? Al momento sembra una possibilità remota, visto che Demps non è nella migliore delle situazioni: nonostante abbia avuto la fortuna di ritrovarsi una stella come Davis, non è mai riuscito a costruire la squadra intorno a lui.

La cattiva notizia per Gentry è che il suo capo assistente, Darren Erman, è considerato dagli addetti ai lavori, al pari degli attuali coach dei Lakers, dei Nets e dei Grizzlies (Walton, Atkinson e Fizdale), uno degli allenatori più promettenti per il futuro, tra quelli che hanno occupato una posizione simile la scorsa stagione.
Se Demps vuole salvare il suo posto, dovrà convincere ai piani alti che la colpa del tracollo della squadra è di Gentry, non sua. Non sarà poi così semplice.

NBA characters: i coach degli altri team in bilico

L'avventura di Jeff Hornacek come Head Coach dei Suns è davvero giunta al capolinea?


Brett Brown, Sixers:
 un anno fa, il team ha esteso il suo contratto fino al 2019. Mentre Philly continua con il “process“, la franchigia sembra voler affidarsi ancora a Brown per migliorare il giovane roster.

Scott Brooks, Wizards: è stato appena assunto, con un contratto piuttosto basso per gli standard a cui ci siamo abituati. Non si muoverà per almeno un altro anno.

Rick Carlisle, Mavericks:
 ha più chance Trump di diventare presiden…Ah no. A parte gli scherzi, non si muove da nessuna parte, a questo punto Carlisle è più importante di ogni giocatore che la squadra ha attualmente nel roster.

Erik Spoelstra, Heat: non neghiamolo, qualche possibilità c’è, non mi sorprenderei se Riley facesse una mossa delle sue e Miami si ritrovasse come head coach Kevin McHale. Miami è 2-6, ma il recente successo di Spoelstra dovrebbe garantirgli altro tempo.

Earl Watson, Suns: Watson ha avuto la “interim tag” rimossa dalla franchigia quest’estate per la sua abilità nel migliorare i giocatori, e Phoenix molto probabilmente gli lascerà ancora questa stagione e parte della prossima prima di pretendere un miglioramento dei risultati.
Il fatto che la premiata coppia Devin Booker & T.J. Warren stia giocando benissimo lo aiuta certamente.

Tom Thibodeau, Timberwolves: AHAHAHAH no.

Jeff Hornacek, Knicks: Hornacek dovrebbe avere almeno un anno per lavorare con il presunto “super-team” per cui ha firmato qualche mese fa. A patto che utilizzi di più il Triangolo.

NBA characters: altri casi meno probabili?


Jason Kidd, Bucks:
 niente è normale con Kidd. Mentre Milwaukee si trova dove chiunque si potrebbe aspettare che si sarebbe trovata, non si può mai escludere che Kidd non possa fare qualcosa di bizzarro per farsi licenziare. Ma ha anche dei difetti.

Nate McMillan, Pacers: Larry Bird non è la persona più paziente del mondo, e Indiana per ora sta deludendo. Non dovrebbe essere in pericolo, dato che è stato ingaggiato pochi mesi fa, ma non si sa mai con una persona competitiva quanto Larry Legend.

Forse non siamo ancora pronti per una nuova era di panchine stabili e proprietari pazienti. Forse è meglio così, dato che ad Aprile verrò smentito e la metà di quelli che ho nominato staranno guardando le partite da casa. Sognare non costa nulla.