Brooklyn Nets: le fenici della NBA

I Brooklyn Nets sono passati dall’essere la franchigia barzelletta della NBA ad essere considerati una delle squadre che lavora meglio di tutte sotto molti punti di vista. Le infauste operazioni iniziali dell’allora neo socio di maggioranza, Mikhail Prochorov, sono state assorbite in tempi relativamente brevi e adesso Brooklyn è diventata una terra a cui molti giocatori di assoluto livello buttano un occhio e immaginano come possibile approdo, il che è paradossale essendo di fatto in un feudo Knicks. I Nets, nonostante alcuni infortuni importanti occorsi a giocatori decisivi, sono stabilmente nella zona playoff e sembrano soltanto poter crescere nei prossimi anni.

BROOKLY NETS: COME SONO RISORTI DALLE CENERI?

Per prima cosa hanno iniziato rimettendo ogni persona al proprio posto con i rispettivi ruoli, le ingerenze di Prochorov sono state limitate fortemente, ci si è affidati ad un asse GM-coach di assoluto livello: Sean Marks e Kenny Atkinson, i quali come primo obiettivo avevano quello di non fare danni e l’hanno centrato pienamente. Non potendo né puntare sul cap space, né sulle scelte (cedute tutte) al draft, si è scelto di puntare sull’acquisizione di brutti contratti (Mozgov, Carroll) per poter arrivare a qualche pick e a giocatori su cui poter lavorare con tempo e spazio a disposizione. Atkinson e il suo staff sono tra i migliori al mondo nel development e questo è uno dei segreti per la crescita esponenziale di molti giocatori inaspettati. A parole sembra facile prendere giocatori con potenziale inespresso, lavorarci seriamente sopra e farli esplodere, ma chiaramente è tutt’altro che semplice. Atkinson dice che la chiave per poter sviluppare un giocatore è quella del farlo immergere nel progetto fino al punto in cui sia realmente convinto di ciò che gli si propone; il lavoro è collettivo e ogni suo assistente ha specifici compiti nello sviluppo di un elemento: Jacque Vaughn si occupa soprattutto della fase difensiva, Pablo Prigioni è ogni giorno in campo con i ragazzi per rivedere ogni singolo aspetto passato in esame nella sessione video ecc.

 

C’è ghiaccio nelle sue vene!

Spencer Dinwiddie e Joe Harris sono stati entrambe delle seconde scelte al draft, il Jarrett Allen visto al college in Texas non lasciava presagire una crescita simile, D’Angelo Russell era uno scarto dei Lakers tacciato di essere carente di leadership e senza la testa giusta per puntare in alto. La maggior parte di questo enorme lavoro è stata fatta negli ultimi 2 anni e mezzo, perciò l’avvenire sembra poter essere soltanto più radioso. Dalle ceneri non rinascono solo le fenici, ma anche i Nets.

Magic Johnson non ha scelto di mandare via D’Angelo Russell senza motivazioni, il ragazzo ad LA ne ha combinate e il suo percorso di maturazione non sembrava essere prettamente sui binari ideali, anche se certamente aveva mostrato cose interessantissime e pure alcune stats lo dimostravano. Tuttavia i giocatori in grado di performare allo stesso livello in qualsiasi contesto, sono davvero pochissimi e per questo non va buttata la croce addosso al Magic di turno, perché ricoprendo ruoli del genere le valutazioni che si fanno sono innumerevoli ed è possibile sottostimare alcuni aspetti, fa parte del gioco. D’Angelo oltre ad essere migliorato in varie dinamiche di gioco, ha trovato costanza di rendimento e maggiore incisività all’interno delle partite. 19.7 punti, 6.4 assist, 3.7 rimbalzi e 1.1 rubate di media in 29.7 minuti, con la migliore percentuale ai liberi e da 3 della carriera, rispettivamente l’81 e il 37%. Malgrado giochi più minuti ed ha la palla in mano per un minutaggio superiore rispetto agli anni precedenti, le palle perse non sono incrementate, 2.9 di media a gara mentre in carriera si attesta a 2.8. La convocazione all’All Star Game di Charlotte in sostituzione dell’infortunato Victor Oladipo, non stupisce affatto chi ha visto la sua crescita nelle ultime 2 stagioni, quel talento grezzo visto ad Ohio State sta finalmente trovando la sua dimensione di vertice in NBA e per lui l’estate 2019 sarà fondamentale per la carriera. I Nets potranno pareggiare qualsiasi offerta che riceverà Russell grazie alla qualifying offer, ma non è detto che succederà e per lui firmare alle giuste cifre, nella squadra giusta, è determinante per il proseguo della carriera per quanto concerne il punto di vista prettamente sportivo. Uno dei motivi per cui D’Angelo si incastra bene con Brooklyn è il suo essere clutch, celebre la sua esultanza con “ice in my veins” dopo la realizzazione di canestri decisivi, infatti i Nets sono 10 vinte e 2 perse nei finali di partita punto a punto e vincere gare del genere è una forte dose di autostima per un gruppo giovane in costruzione.

PROSPETTIVE FUTURE

Se D’Angelo Russell e Rondae Hollis-Jefferson non dovessero restare si aprirebbero degli scenari interessanti in termini di spazio salariale, a quel punto sarebbe concreta la possibilità di firmare due grandi free agent e diventare una contender già l’anno prossimo. La free agency 2019 vedrà protagonisti moltissime stelle NBA molte delle quali vorranno approdare in squadre con altri campioni già in roster, questo i Nets non possono offrirlo, ma possono altresì offrire: un core group valido e giovane, un allenatore in rampa di lancio e i luccichii della Grande Mela.

Per fare un esempio, difficilmente Kevin Durant firmerà per i Nets se prima questi non si siano assicurati le prestazioni di un Jimmy Butler o un Klay Thompson. Detto ciò Brooklyn non ha bisogno di andare all in subito quest’estate e può anche aspettare il prossimo giro, magari intanto prendendo un Butler, che aveva messo la franchigia nella lista delle destinazioni gradite nel periodo della trade dai T’Wolves, per crescere insieme senza curarsi troppo dell’eventuale pesantezza del contratto. Questi tipi di ragionamenti possono esser fatti soprattutto grazie al favoloso lavoro di Sean Marks, perché il roster è composto anche di un 3&D nel corpo di un centro small ball come Rodions Kurucs, uno scorer come Caris LeVert, o una macchina dall’arco come Joe Harris, tutti giocatori con upside incredibile e diritto di cittadinanza in roster di vertice della lega con stipendi adeguati.

Panoramica sull’attualità dei Brooklyn Nets tramite alcuni dei dati principali forniti da nba.com

Le decisioni da prendere per il front office non sono affatto semplici, pochi contratti saranno ancora in essere nella stagione 2019/2020 (fun fact: Deron Williams percepirà 5.4  milioni anche il prossimo anno e poi terminerà il contratto) e dunque da una parte bisognerà pensare in grande con nomi grossi, dall’altra ci sarà da completare il roster con giocatori di contorno a basso costo. In più i Nets avranno 4 scelte da fare al draft 2019: prima scelta propria, prima scelta di Denver protetta 1-12 e due scelte al secondo giro, inutile dire che potrebbero diventare asset importanti in caso di trade oppure più verosimilmente si trasformeranno negli elementi per completare la squadra, dunque non si possono sbagliare le decisioni.

Il progetto di Brooklyn è da seguire attentamente per varie ragioni tecniche, la crescita dei giocatori, un allenatore già top e con potenziale da super top, una città viva e in perenne trending topic. Ma soprattutto perché dimostrano che se gli Stati Uniti sono la terrà delle opportunità, lo sport statunitense è il territorio delle seconde opportunità e risollevarsi in così breve tempo dopo i disastri fatti è uno smacco ai cugini di New York e a tutte quelle franchigie ferme nella palude della mediocrità. I Nets si sono rimboccati le maniche e hanno ottenuto il massimo da quella situazione, il raggiungimento dei playoff sarebbe un tassello importante, non decisivo, per la risalita e l’estate 2019 potenzialmente è quella che può dare una nuova linfa alla franchigia.

“Brooklyn Nets, ecco come arriveremo ad un grande free agent” Parola di Sean Marks

Sean Marks, general manager dei Brooklyn Nets, si è detto durante l’ultimo episodio di “The Woj Pod” di Adrian Wojnarowski “fiducioso che il sistema e la cultura di pallacanestro” dei Nets assicureranno alla squadra un grande free agent la prossima estate.

I Brooklyn Nets sono stati protagonsiti di un inizio di stagione altalenante e caratterizzato da alcuni infortuni.

Le prime partite hanno però evidenziato a tratti il grande talento a disposizione di coach Kenny Atkinson. Giocatori come Caris LeVert, Spencer Dinwiddie, Joe Harris e Jarrett Allen stanno ripagando a pieno la fiducia riposta.

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Season-highs for Spencer and Joe 👌

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Sean Marks, GM del nuovo corso Nets dal febbraio 2016, è l’artefice della costruzione di uno dei roster più giovani ed interessanti al momento nell’intera NBA.

I Nets si iscriveranno alla prossima free agency (quella di Kevin Durant, Kawhi Leonard, Jimmy Butler, Kemba Walker, Klay Thompson e Khris Middleton) con la possibiltà di offrire soldi e flessibilità salariale ad una delle tante stelle che sonderanno il mercato.

Marks ritiene però che i soldi ed il palcoscenico di una grande metropoli da soli non basterebbero a convincere un nome di prima grandezza a sposare la causa dei Brookyln Nets.

L’ex giocatore dei Phoenix Suns punta su due fattori per lui determinanti: cultura cestistica ed il sistema di pallacanestro implementato da coach Atkinson:

Ciò che vogliamo mostrare al mondo quest’anno è che i ragazzi possono competere, partita dopo partita. E’ una cosa importantissima. Ciò a cui un grande free agent guarda è, quando deve decidere del suo futuro per i prossimi 4 o 5 anni: con quali compagni giocherò? Saranno in grado di aiutarmi? Con chi voglio giocare? Con quale sistema?

– Sean Marks sugli obiettivi futuri dei Brooklyn Nets –

Sean Marks: “Brooklyn Nets, il vento è cambiato”

Marks si sofferma in particolare sulla buona reputazione di cui coach Kenny Atkinson gode nei circoli NBA:

I giocatori adorano giocare e faticare per coach Atkinson. Ed io sono orgoglioso di questo, l’obiettivo di Kenny e del suo staff è sempre stato quello di tirar fuori il massimo da tutti (…) sono fiero di ciò che questo gruppo sta costruendo qui, da ormai più di due anni

Spencer Dinwiddie guardia dei Brooklyn Nets
Spencer Dinwiddie guardia dei Brooklyn Nets

Sean Marks ha dovuto costruire l’attuale roster senza potersi avvalere di scelte al primo giro, cedute nel corso degli anni a seguito della scriteriata e celeberrima trade che portò Paul Pierce e Kevin Garnett a Brooklyn (2013).

Caris LeVert arrivò da Indiana a seguito di una trade che coinvolse nell’estate 2016 Thaddeus Young.

Joe Harris fu firmato lo stesso anno dopo essere stato tagliato dai Cleveland Cavs, mentre Jarrett Allen arrivò l’anno successivo via draft (selezionato da Washington e ceduto a Brooklyn in cambio di Bojan Bogdanovich).

l’attuale point guard titolare D’Angelo Russell arrivò invece da Los Angeles, sponda Lakers, in cambio dei diritti su Kyle Kuzma e del lungo Brook Lopez. Il sorprendente Spencer Dinwiddie venne infine “pescato” in uscita da Detroit, al termine della stagione 2015\16.

Le previsioni che riceviamo dagli agenti, dai giocatori, sono tutte positive. Il vento sta cambiando, qui a Brooklyn. Noi tutti sappiamo di avere ancora tanta strada davanti, e siamo sempre pronti a migliorarci ed osservare ciò che altri team fanno (…) non c’è niente di meglio che giocare a New York o L.A. ma ciò che oggi i giocatori cercano è un livello di pallacanestro adatto alle loro aspirazioni. L’anno prossimo, Nets, Knicks, Lakers e Clippers potranno spendere tanti soldi, sarà interessante vedere cosa succederà

– Sean Marks sulla free agency 2019 dei Brooklyn Nets –

Mikhail Prokhorov, proprietario dei Brooklyn Nets

I Brooklyn Nets sono attualmente di proprietà di Mikhail Prokhorov.

Il magnate russo acquisì gli allora New Jersey Nets nel 2009, e fu l’artefice del passaggio della franchigia a Brooklyn, e della costruzione del Barclays Center.

Prokhorov ed il fondatore di Alibaba.com Joseph Tsai hanno raggiunto ultimamente un accordo per la cessione del 49% della proprietà a vantaggio del miliardario taiwanese.

Tsai avrà nei prossimi 3 anni l’opzione di rilevare parte della quota di maggioranza di Prokhorov e diventare socio di maggioranza dei Brooklyn Nets.

Secondo Marks, la rinascita in termini di cultura cestistica della franchigia deve molto all’impegno del magnate russo:

Non so quando il passaggio di proprietà avverrà definitivamente, ma sia Mikhail (Prokhorov) che Joe (Tsai) sono stati in questi anni sempre presenti, hanno dimostrato pazienza e capacità di vedere oltre, di visualizzare che cosa stiamo cercando di costruire qui a Brooklyn (…) per un general manager è importantissimo avere un proprietario che capisca un discorso del genere: quando scambiammo Thaddeus Young per LeVert nel 2016, dissi a Mikhail ‘prenderemo alla numero 20 un ragazzo che probabilmente non portà giocare per tutta la prima stagione’. E Prokhorov fu incredibile nell’accettare il rischio

– Sean Marks su Mikhail Prokhorov –

La situazione salariale dei Brooklyn Nets in vista del 2019

L’estate 2019 presenterà a Sean Marks alcune scelte difficili.

D’Angelo Russell, Spencer Dinwiddie, Rondae Hollis-Jefferson e DeMarre Carroll diventeranno free agent.

D'Angelo Russell
D’Angelo Russell

I Nets dovranno dunque decidere su chi puntare in vista della prossima free agency, con un occhio più che interessato alle decisioni di giocatori importanti.

Jimmy Butler (che ha indicato Brooklyn quale meta gradita), Klay Thompson, Kemba Walker e Khris Middleton – gli obiettivi più realistici per i Nets.

Giocatori come Carroll, Kenneth Faried, Allen Crabbe e Hollis-Jefferson potrebbero inoltre risultare utili pedine di scambio sul mercato, in previsione della trade deadline del prossimo febbraio.

A partire dall’estate 2019, i Nets “riavranno” la loro prima scelta al draft, in aggiunta alla prima scelta dei Denver Nuggets (scelta protetta 1-12).

Ready to Go: Brooklyn Nets

Brooklyn Nets

Una piccola rivoluzione per ricominciare da capo, per cercare finalmente di risalire la china passo dopo passo. Il percorso sarà impervio e ricco di insidie, incognite e avversari tosti da affrontare: il nuovo corso dei Brooklyn Nets targato Kenny Atkinson (head coach) e Sean Marks (general manager) è pronto per toccare il parquet, dopo un’estate abbastanza movimentata. Hanno infatti lasciato la Grande Mela Thaddeus Young, Jarrett Jack, Wayne Ellington e Willie Reed, mentre sono approdati Isaiah Whitehead, Anthony Bennett, Trevor Booker, Randy Foye, Justin Hamilton, Jeremy Lin, Luis Scola,  Greivis Vasquez e Caris LeVert. Muta di conseguenza il quintetto, che dovrebbe essere il seguente: Lin-Hollis-Jefferson-Bogdanovic-Booker-Lopez.

 I CAMBIAMENTI DI GIOCO

Kenny Atkinson, head coach dei Brooklyn Nets.
Kenny Atkinson, head coach dei Brooklyn Nets.

Con il roster a disposizione Atkinson potrà praticare una pallacanestro variegata, aperta a diversi stili. Le chiavi della squadra verranno affidate a Lin, che ha scelto di lasciare l’isola felice di Charlotte, dove sembrava aver trovato l’equilibrio perfetto, per sposare la causa della franchigia di Mikhail Prokhorov. Proprio con la casacca degli Hornets il play di origine taiwanesi ha dimostrato di essere un giocatore in grado di rendere al meglio uscendo dalla panchina, con un un minutaggio calibrato: riuscirà a prendere per mano i compagni e guidarli? Di sicuro dovrà creare l’affinità con il vero leader tecnico del team, Brook Lopez, punto di riferimento in area con il quale lo stesso Lin potrà adottare spesso il pick and roll.

Accanto al centro presumibilmente ci sarà Booker, pronto a far sportellate con gli avversari e a garantire fisicitàrimbalzi. Luis Scola dovrebbe essere il primo ricambio nel frontcourt: l’età avanza per l’argentino, che sarà utile per allargare il campo col suo range di tiro e per creare spaziature. La mina vagante del reparto si chiama Anthony Bennett, ex prima scelta del draft alla ricerca di un riscatto che appare lontano.

A garantire diverse soluzioni offensive dovrà essere Bojan Bogdanovic, reduce da ottime performance disputate con la Croazia alle ultime Olimpiadi. Lo swingman, col suo arsenale ben fornito, potrà portare una bella dose di punti (nella scorsa stagione ha totalizzato una media di 11.2) in diverse situazioni, facendosi trovare sugli scarichi o tentando la soluzione personale. Hollis-Jefferson dovrà invece garantire atletismo e difesa (soprattutto sul perimetro): la guardia al suo secondo anno nella lega può ancora crescere divenendo un role player in grado di essere un punto cardine del sistema di gioco.

Sistema che sarà oggetto a cambiamenti, a seconda delle rotazioni: facile pensare ad un assetto con la doppia point guard tenendo conto della presenza di Randy Foye e Greivis Vazquez; LeVert invece potrebbe essere quel tiratore che alimenterebbe la linfa dell’attacco a partita in corso.

PREVISIONI BROOKLYN NETS

Atkinson non ha di certo la bacchetta magica per ribaltare in fretta le cose. I Nets sono praticamente un cantiere aperto perenne dove i lavori in corso dureranno ancora a lungo. Dato il valore del materiale in possesso dell’allenatore, la squadra navigherà nei bassifondi della Eastern Conference, arrivando ad occupare una delle ultime due/tre caselle della graduatoria. Nessuna aspirazione dunque, se non quella di dare un’anima convincente ad un gruppo per poi puntare le proprie fiches sulla free agency, sfruttando l‘innalzamento del salary cap. Il non possedere prime scelte per il draft 2017 non lascia spazio ad alternative (salvo imbastire trade per acquisirle).