Kawhi Leonard segna sulla sirena, prima volta nella storia e i Raptors passano

Gara 7 della serie tra Toronto Raptors e Philadelphia 76ers è finita nel modo più incredibile possibile. I padroni di casa hanno vinto grazie ad un tiro sulla sirena finale della partita di Kawhi Leonard, che ha passeggiato qualche attimo sul ferro del canestro, prima di entrarci. Sul parquet della Scotiabank Arena le ostilità si sono così chiuse sul 90-92 per i canadesi, che avanzano alle Finali della Conference Orientale, dove incontreranno i Milwuakee Bucks.

Il tiro dell’ex giocatore dei San Antonio Spurs non ha solo una valenza storica per i tifosi di Toronto, bensì per l’intera NBA. Si tratta infatti della prima volta in cui una gara 7 viene decisa da un canestro segnato in corrispondenza dell’ultimo suono della sirena. Comunque, la partita di Leonard non si è limitata, chiaramente, al tiro che ha sancito la vittoria dei Raptors, ma il numero 2 ha segnato ben 41 punti totali, conditi da 8 rimbalzi.

Coach Nick Nurse ha chiesto tantissimo ai suoi giocatori, limitandosi a una rotazione da 7 uomini. Dalla sua panchina ha infatti fatto uscire soltanto Serge Ibaka, per 29 minuti, nei quali confeziona 17 punti, e Fred VanVleet, che in 15 minuti non riesce a segnare neanche un tiro dal campo, ma mette 4 liberi a bersaglio. A parte Leonard, nessun altro titolare dei Raptors è riuscito a brillare davvero, nonostante l’enorme mole di minuti in campo affidatagli.

Marc Gasol e Danny Green non hanno superato, rispettivamente, i 7 e i 2 punti segnati. Pascal Siakam ne mette 11 con altrettanti rimbalzi, mentre Kyle Lowry segna 10 punti, con 6 rimbalzi e 6 assist. Da notare che l’unico titolare con un plus/minus positivo sia stato lo stesso Lowry con un +2. Perfino Kawhi è sceso in negativo con un -2. A fare la differenza in questo ambito è stata la, seppur brevissima, panchina dei Raptors: Ibaka con +22 e VanVleet con +10.

Come nasce il tiro di Leonard che manda i Raptors in paradiso

A 10.8 secondi dalla fine Kawhi Leonard sbaglia il primo tiro libero della sua partita, con il punteggio sull’88-90 per i suoi. Tobias Harris raccoglie il rimbalzo, e dall’altra parte Jimmy Butler attacca e segna il layup della parità, con 4.2 secondi da giocare. Il resto è letteralmente storia.

“Ero deluso per il tiro libero sbagliato, ero davvero arrabbiato. Ho provato subito ad afferrare il rimbalzo, ma forse avrei dovuto solo correre indietro ad aiutare in difesa. Ma in ogni caso, sapevo che, qualsiasi sarebbe stata la giocata, avrei solo dovuto prendere l’ultimo tiro con sicurezza. (…) Mi sono trovato contro Embiid, che è più alto e lungo di me, per cui ho cercato un punto da cui tirare che mi piace, su cui mi alleno spesso. Dovevo alzare la traiettoria del tiro, lo sapevo. Pochi possessi prima avevo tirato una tripla simile e mi era uscita corta, stavolta dovevo alzarla ancora di più. Per cui ho tirato, ho tirato il più alto che potevo ed è stata una sensazione incredibile.” 

Così Leonard ha ripercorso quei secondi finali.

Nick Nurse ha lodato così la sua superstar:

“Kawhi è sempre concentrato, nello spogliatoio, in campo, nella sala video, sulle parole di noi allenatori. E’ facile allenarlo, pone attenzione a ciò che fa. Nei Playoff sta giocando ad un livello Elite. Stanotte lo è stato da entrambi i lati del campo. Ci sono momenti in cui può decidere di prendere le cose in mano come un vero leader, e questo è fantastico.”

Ora, superati i Philadelphia 76ers, i Toronto Raptors saranno attesi dalla squadra numero uno della lega nelle Finali ad Est, i Milwaukee Bucks. Sarà un palcoscenico interessantissimo in cui si scontreranno due tra i migliori giocatori di questa stagione, Giannis Antetokounmpo e Kawhi Leonard. Lo spettacolo è senza dubbio assicurato.

Kawhi Leonard inarrestabile, l’unica certezza dei Toronto Raptors

Kawhi Leonard-Raptors

Se ancora ce ne fosse stato bisogno, la gara 4 da fantascienza di Kawhi Leonard ha definitivamente consacrato l’ex Spurs come uno dei migliori giocatori del panorama NBA. Elogiare le sue doti difensive è ormai una cosa passata in secondo piano; piuttosto è obbligatorio rendere merito a ciò che ha fatto nella metà campo dei Philadelphia Sixers.  Un’eventuale sconfitta al Wells Fargo Center poteva pesare come un macigno sulle ambizioni dei canadesi. Tuttavia, l’ala piccola ha deciso d pareggiare i conti e riequilibrare la bilancia sul 2-2

LA STRAORDINARIA PROVA IN GARA 4

Una partita clamorosa da parte del leader dei Toronto Raptors, conclusa con 39 punti, 14 rimbalzi e 5 assist, segnando 13 dei 20 tiri tentati. Come se non bastasse a queste cifre va aggiunto il tiro da tre punti messo a segno sul +1 ad un minuto dal termine del match, con la freddezza che lo contraddistingue, e che ha di fatto sancito la vittoria al Wells Fargo Center.

Ad impressionare ancor di più è tuttavia la condizione fisica fatta intravedere, e che non molti si sarebbero aspettati da un giocatore che è stato fermo ai box per un lungo periodo. Ben 42 minuti in campo, tutti da protagonista. La tripla messa a segno nel finale è stata solo la ciliegina sulla torta di una partita giocata e gestita nel migliore dei modi.

The Claw sembra aver raggiunto una tenuta fisica invidiabile, che si aggiunge all’efficacia che da sempre lo contraddistingue. Anche se la lotta con i vari Kevin Durant e Damian Lillard è serrata, può tranquillamente essere considerato il migliore dei playoff attualmente in corso. Nelle 4 sfide contro Philadelphia per lui rispettivamente 45, 35, 33 e 39 punti collezionati. Nell’intera post-season 32.3 punti, 7.7 rimbalzi, 3.4 assist di media tirando col 64%: cifre da capogiro che in pochi possono permettersi.

TUTTO NELLE MANI DI KAWHI LEONARD

Nonostante il grande entusiasmo dovuto alle prestazioni di Leonard, i Toronto Raptors stanno senza dubbio disputando la serie contro Philadelphia al di sotto delle proprie possibilità. Le sconfitte in gara 2 e in gara 3 hanno in particolar modo fatto sorgere più di qualche dubbio riguardo le ambizioni della franchigia canadese. Le aspettative pre-playoff erano molto alte, ma le due vittorie dei 76ers, hanno messo in luce le grandi lacune nel roster a disposizione di Toronto: sembrerebbe essersi instaurata una Kawhi-dipendenza.

Il cast di supporto al numero 2, potenzialmente uno dei migliori in circolazione, ha faticato nel corso del secondo turno, provocando quindi la reazione di Kawhi, capace di caricarsi sulle spalle il peso della propria squadra e di un’intera città, vogliosa di raggiungere i vertici della lega anche nella postseason, soprattutto dopo l’approdo di LeBron James ad Ovest. Segnali di ripresa in gara 4, che però possono essere considerati solo parzialmente sufficienti. Pascal Siakam, nonostante gli vada riconosciuto il fatto di essere l’unico capace di superare i 20 punti di media (oltre a Leonard ovviamente); ha dimostrato seri problemi al tiro nel secondo (9 su 25) e soprattutto, complici le condizioni fisiche non ottimali, nel quarto match della serie (2 su 10).
Ancor più deludenti i due all star Kyle Lowry, che ancora una volta ha fatto un passo indietro rispetto alla regular season; e Marc Gasol, che tuttavia può ritenersi parzialmente soddisfatto per aver fatto un salto in avanti nella partita della scorsa domenica, in cui ha messo a referto 16 punti, ed ha fornito un buon aiuto in fase difensiva, così come Serge Ibaka.

Kawhi Leonard.

Nel complesso dunque, se i secondi violini non riescono ad incidere particolarmente, difficile poter considerare positiva la prova dei Raptors in ottica di traguardi più ambiziosi. Fortunatamente per coach Nurse, Kawhi Leonard ha tanta voglia di far vedere di essersi lasciato alle spalle un travagliato 2017/2018, e di mettersi in mostra in vista della free agency che lo vedrà protagonista. Col passare del tempo però questo stile di gioco rischia di diventare estremamente prevedibile per le difese avversarie, seppur eseguito da un fuoriclasse assoluto.

Raptors, Kawhi Leonard vince e non è più solo: Gasol, Lowry e Ibaka rispondono presente

Dopo la sconfitta di gara 3 era apparso chiaro come a Kawhi Leonard servisse aiuto in attacco, soprattutto da parte di un Marc Gasol fin qui più attento all’esecuzione offensiva che non a “tenere impegnato” Joel Embiid in difesa.

Le condizioni non ottimali di Pascal Siakam hanno reso ancora più importante il ruolo del lungo catalano ex Grizzlies, che assieme a Kyle Lowry, Danny Green e Serge Ibaka ha accettato la sfida e fornito a Leonard l’apporto decisivo per una vittoria cruciale, per la serie, la stagione e dunque per il futuro a breve termine della sua nuova squadra.

Non che Kawhi Leonard non abbia dovuto ricorrere al meglio del suo repertorio offensivo, per spuntarla solo in volata per 101-96 contro i Philadelphia 76ers al Well Fargo Center.

Con una prova da 39 punti, 14 rimbalzi e 5 assist in 43 minuti di gioco, Leonard è diventato solo il terzo giocatore della storia NBA a viaggiare ad almeno 30 punti, 5 rimbalzi e 3 assist di media, con una percentuale reale dal campo superiore al 60% (66.2% per Kawhi) in più di una serie di playoffs.

Gli altri due a riuscirvi? LeBron James (2016\17) e Kareem-Abdul Jabbar (1976\77). Kawhi Leonard ha coronato la sua gara con un tiro da tre punti di difficoltà proibitiva ad un minuto esatto dal termine, un “missile” da tre punti contro il tentativo di raddoppio dei Sixers allo scadere dei 24 secondi, che ha dato a Toronto due possessi di vantaggio (94-90) e separato definitivamente le due squadre.

Kawhi ha sempre giocato così” Danny Green osserva nel post gara “Sta diventando sempre più bravo nel leggere le situazioni e ciò che la difesa gli propone, e semplicemente smontandola pezzo per pezzo“.

Nel primo tempo è Kyle Lowry a rispondere alla chiamata al dovere. Il tre volte All-Star segna 12 dei suoi 14 punti nei primi 24 minuti, colpisce la difesa dei 76ers con un paio di triple ed al solito è bravissimo nel sacrificarsi a rimbalzo (6 a fine gara) e creando per i compagni (7 assist ed una sola palla persa).

Nel secondo tempo, la difesa di Serge Ibaka (3 stoppate per un Ibaka “vintage”, assieme a 12 punti e 9 rimbalzi in 32 minuti) e soprattutto la maggior presenza offensiva di Marc Gasol aiutano i Raptors a resistere contro i tentativi di Jimmy Butler e J.J. Redick di chiudere la gara.

Gasol chiude la sua partita con 16 punti e 5 rimbalzi, e soprattutto accetta la sfida della difesa dei 76ers, che lo invita al tiro da fuori, e segna due importanti tiri da tre punti (uno per tempo). Ad una maggiore attività in attacco, Gasol aggiunge poi la consueta leadership e capacità di portare blocchi granitici, come ben sa Kawhi Leonard:

Il mio tiro da tre? Ho approfittato del blocco, poi ho visto che (i 76ers, ndr) hanno tentato di raddoppiarmi, non c’era più tanto tempo allora ho cercato di guadagnare spazio andando all’indietro contro Embiid, che è alto e grosso. Un tiro che ho allenato in questi giorni , perché spesso mi era capitato di andare corto in queste situazioni“.

Kawhi (Leonard, ndr) è un giocatore dominante” Così Kyle Lowry “Come lui ne ho visto solo un altro, il mio ex compagno di squadra (agli Houston Rockets, ndr) Yao Ming: quando entrava in ritmo nessuno poteva fermarlo. Kawhi è in questo stato a un mese, ormai“.

Cavs-Raptors, rissa Ibaka-Chriss: giocatori espulsi, tre partite di squalifica per Ibaka

Raptors-Sixers streaming: Pascal Siakam giocherà un'altra grande serie?

Rissa alla Quicken Loans Arena di Cleveland tra Marquese Chriss, neo-acquisto dei padroni di casa Cavaliers, e Serge Ibaka dei Toronto Raptors, sul finale del terzo quarto di gioco della facile vittoria di Kevin Love e compagni.

126-101 il risultato finale tra Cavs e Raptors. I Cavaliers, guidati da un Collin Sexton da 28 punti, 4 rimbalzi, 5 assist e 4 su 7 dalla lunga distanza mettono la freccia del sorpasso nel terzo quarto, chiuso con un parziale di 32-22, prima della rissa Ibaka-Chriss che chiude di fatto la partita.

Prova convincente dei Cleveland Cavs, che mandano l’intero quintetto in doppia cifra (doppia-doppia da 16 + 18 per Kevin Love, 19 di Cedi Osman e 16 con 7 rimbalzi per ante Zizic). Toronto riaccoglie Kawhi Leonard (25 punti e 9 rimbalzi in 31 minuti) ma si rivela troppo fallosa (24 falli di squadra) ed imprecisa al tiro da fuori (11 su 39 a fine gara).

Rissa Ibaka-Chriss: giocatori espulsi, le sanzione della NBA

Allo scadere del terzo quarto, col punteggio fissato sul 91-77 per Cleveland, i Raptors tentano una rimessa lunga da fondo-campo. Lottando per la posizione sotto canestro, Serge Ibaka e Marquese Chriss si allacciano, con l’ex giocatore degli Oklahoma City Thunder che finisce a terra mentre il pallone termina fuori ed il tempo scade.

Dopo il mancato fischio arbitrale, Ibaka si alza di scatto e si dirige verso Chriss, girato di spalle, cingendolo per il collo e cercando di colpirlo. I due giocatori lottano per qualche secondo, mentre Ibaka cerca di colpire di nuovo l’ex giocatore dei Phoenix Suns con un destro, che per fortuna non va a bersaglio.

Arbitri e giocatori accorrono, separando i due. Ibaka viene allontanato e prende la via degli spogliatoi ancora prima che la sua espulsione diventi ufficiale. Dopo aver visionato l’accaduto con l’aiuto dell’istant replay, gli arbitri decretano la doppia espulsione per Serge Ibaka e Marquese Chriss.

I due giocatori erano già stati protagonisti di alcuni scontri di gioco nel corso della partita: durante il secondo quarto, Ibaka era finito a terra dopo una lotta a rimbalzo tra i due.

Come riportato da ESPN, e come visibile dalle immagini, è probabile che a scatenare l’ira del lungo dei Toronto Raptors sia stata qualche “parolina” di troppo di Chriss. Serge Ibaka, che già due stagioni fa era stato espulso a seguito di una rissa con Robin Lopez dei Chicago Bulls, e per un alterco con James Johnson dei Miami Heat nella stagione successiva, rischia una squalifica nell’ordine delle 3-5 gare.

Rissa Ibaka-Chriss, tre partite di sospensione per il lungo dei Raptors

Come riportato da Shams Charania di The Athletic via Twitter nella serata di martedì, sarebbero tre le partite di sospensione per Serge Ibaka. Una sola partita di sospensione per Marquese Chriss.

Come riportato da Bobby Marks per ESPN, le tre partite di sospensione senza paga per Ibaka arriverebbero a costare all’ex giocatore degli Oklahoma Cuty Thunder sino 149mila dollari per ogni gara saltata.

Riconosciuto per Ibaka il ruolo di “istigatore” del confronto fisico tra i due giocatori, aggravato dai precedenti del lungo congolese di passaporto spagnolo. Una gara di sospensione per Chriss, colpevole di aver cercato di colpire Ibaka con un pugno.

Lakers-Raptors: i canadesi travolgono i gialloviola

toronto-raptors-Kyle Kuzma, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Staples Center

Game Recap #10, Lakers-Raptors

Secondo back-to-back della stagione per i Los Angeles Lakers (4-5) che allo Staples Center affrontano i leader della Eastern Conference, i Toronto Raptors (8-1).

La vittoria contro i Trail Blazers – all’indomani del presunto richiamo di Magic Johnson al coach Luke Walton – ha portato un po’ di serenità nell’ambiente gialloviola. Lo stesso Magic – come riportato da Tania Ganguli del Los Angeles Times – nel pre-gara avrebbe manifestato la massima fiducia nei confronti del coach, che terminerà la stagione al suo posto a meno di cataclismi.

Non sarà della gara Kawhi Leonard – 26.1 punti e 7.6 rimbalzi con il 50.4% dal campo ed il 44.8% dall’arco nelle sette gare disputate – a causa di un problema al piede sinistro. L’MVP delle NBA Finals 2014 prima del match ha voluto precisare di non essere mai stato un tifoso lacustre.

Lakers-Raptors, Ibaka inarrestabile

Walton conferma gli starter delle ultime uscite – Zo, Ingram, LBJ, Kuz e McGee -, Nurse risponde con Lowry, Green, Anunoby, Siakam ed Ibaka.

Ingram e Kuzma vanno subito a segno ma l’avvio dei canadesi è travolgente: difesa ermetica, ottima esecuzione offensiva e precisione dall’arco, 6-15 dopo pochi minuti con Danny Green a segno due volte da tre. Toronto continua a martellare, Kyle Lowry (7 assist) dirige egregiamente l’attacco mentre Ibaka fa la voce grossa sotto canestro: 12 punti in soli sei minuti per l’ex Thunder, +17 per i Raptors.

Coach Nick Nurse ha evidentemente studiato le gare precedenti dei californiani, poiché la sua squadra punisce sistematicamente tutti gli errori commessi dai lacustri: castigate la pigrizia nei box-out e nella gestione dei possessi, isolamenti contenuti senza problemi. Serge Ibaka schiaccia il suo diciottesimo punto al culmine del parziale (19-2) che stende i Lakers, 10-34 a -3’45”.

Non sortisce effetti il secondo timeout dello sconsolato Walton, Lowry segna da oltre i 7.25 prima che il touchdown di Stephenson interrompa il digiuno lacustre. Il layup di Rondo chiude il quarto, 17-42.

Il -25 è il peggior deficit registrato alla fine del primo quarto nell’intera storia gialloviola.

Lakers-Raptors, padroni di casa imbarazzanti

I primi possessi della seconda frazione sono la sintesi – oltre che della gara – dei tanti problemi dell’avvio di stagione: Delon Wright entra indisturbato nel pitturato, Rondo e Lance gestiscono l’attacco con troppa sufficienza ed in difesa non si contengono i tagli oltre ad annaspare sui pick-and-roll ed a rimbalzo.

Inevitabile sprofondare a -31. Inevitabili i boo dello Staples Center.

Rientrano James, McGee ed Ingram che provano – con Rondo ed Hart – a dare una scossa alla gara. Le percentuali dei Raptors calano (6/16), i lacustri lottano e con un minimo d’intensità cercano di riaprire la gara, 32-54.

L’illusione dura poco, i Lakers ricominciano a sbagliare tutto in attacco mentre in difesa concedono transizione e facili canestri ad Ibaka e Pascal Siakam, 38-69. -31, again. Un altro sussulto gialloviola produce l’11-2 che chiude il tempo, 49-71 all’intervallo dopo la transizione chiusa da Kuzma.

Lakers-Raptors, sussulto di LeBron

Dopo l’intervallo Walton propone un aggiustamento, invertendo le marcature di Ingram (dirottato su Lowry) e Ball  (incaricato di seguire Green sui blocchi).

La gara vive di strappi: James segna il jumper del -18, i Raptors rispondono con un break di 13-2 prima del 6-0 costruito dai fastbreak di Brandon Ingram

…Ball e Kuzma, 65-87 a -6’43”.

Dopo il timeout, Ibaka – dopo 14 tiri a bersaglio – sbaglia la prima conclusione della gara mentre LeBron James ha uno scatto di orgoglio: segna le prime due triple lacustri della serata e serve Ingram per il -17 a poco più di 3 minuti dalla fine del periodo.

Escono due degli artefici del buon momento lacustre – Ball e Kuzma – e l’attacco si ferma; negli ultimi minuti del quarto le due squadre giocano a chi sbaglia di più perdendo banali possessi e fallendo tiri wide open, 80-101 all’ultimo intervallo.

Lakers-Raptors, i giovani riducono lo svantaggio

L’ultimo quarto inizia con l’attacco gialloviola monopolizzato da Born Ready, che dopo aver sbagliato tre conclusioni capisce di dover coinvolgere I compagni. Ivica Zubac e Jonas Valanciunas duellano sotto canestro e segnano 5 punti a testa, 90-109 a -7’02”.

Per gli ultimi minuti Walton sceglie la lineup extra small – Ball, BI, Svi, Kuz ed Hart dopo KCP – che quanto meno prova a ridurre il gap. Le giocate di Kyle Kuzma e le due triple di Lonzo Ball

…riportano i Lakers sul -14 a poco più di 4’ dalla sirena. Josh Hart risponde alla tripla di Green, Ingram stoppa Ibaka consentendo a Svi Mykhailiuk di segnare il -10 a 134″ dal termine.

Ma la gara non è in discussione, Lowry subisce lo sfondamento di Kuzma, serve Siakam e segna il jumper che chiude la gara, 107-121.

Lakers-Raptors, Kuzma ed Ibaka top scorer

Per la mera cronaca: 24 punti con 10/16 dal campo per Kyle Kuzma, 18+2+6 per LeBron James, 16 per Ingram, 12+9+4 per Ball, 10 per Rondo, 8+6 per McGee.

Career high per Serge Ibaka, autore di 34 punti con 15/17 dal campo. Ottime prove per Lowry (21+6+15), Siakam (16+13) e Green (15 con 5/8 dall’arco). Dalla panchina, 14+8 per Valanciunas.

Box Score su NBA.com

Sviatoslav Mykhailiuk, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Staples Center
Sviatoslav Mykhailiuk, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Staples Center (Adam Pantozzi, NBAE via Getty Images)

Prestazione orrenda dei Lakers, surclassati fin dalla palla a due: 68% (vs 33%) dal campo, 6 triple a 0, 16 rimbalzi a 6, 12 canestri assistiti su 16 la fredda ricostruzione numerica del dominio canadese.

Toronto è una delle migliori squadre della Lega, l’arrivo degli ex Spurs – Leonard e Green – ha dato una diversa dimensione difensiva al roster, così come la crescita di Siakam e la rinascita di Ibaka consentono a Nurse rotazioni lunghe in tutti i ruoli.

Tuttavia quello che preoccupa è l’imbarazzante differenza di approccio tra i due team, preparati e pronti a punire gli errori avversari i Raptors, per larghi tratti allo sbando i lacustri.

I Los Angeles Lakers tornano i campo nella notte – 4:30 italiane – tra Mercoledì 7 e Giovedì 8 Novembre, allo Staples Center arrivano i Minnesota Timberwolves di Jimmy Butler, decisivo nella sfida del Target Center.

Basket mercato folle? Ecco le 20 peggiori firme contrattuali in NBA

Basket mercato

Basket mercato veramente senza senso in NBA in alcune firme? Si, in alcuni casi può succedere che si prendano abbagli veramente incredibili. Durante il mercato NBA, quando un giocatore firma con una franchigia, il suo stipendio è quasi sempre garantito per tutta la durata dell’accordo. Nel caso quest’ultimo non rispetti le aspettative, alcuni contratti gonfiati finiscono per bloccare le mosse delle franchigie negli anni successivi

Basket mercato: i contratti boomerang in NBA

Allo stato attuale, sono stati rilevati i 20 peggiori contratti nel panorama NBA, per quanto riguarda i restanti termini dell’accordo. Nella realizzazione di tale lista, sono stati presi in considerazione l’età del giocatore, le sue abilità, gli infortuni e, infine, la lunghezza e l’importo totale dell’affare.

20. PAUL GASOL, SPURS

Pau Gasol, ex ala di Grizzlies, Lakers e Bulls
ETA’ANNOSTIPENDIO
382018-2019$16 M
392019-2020$16 M*

*Parzialmente garantito per $6,7 milioni

A meno che Gasol non faccia una stagione stellare, inusuale per un 38 enne, gli Spurs probabilmente cercheranno di abbattere il costo di questo contratto prima della sua scadenza naturale. In questo modo, tale accordo potrebbe risultare, per un totale di $22 milioni, più appetibile.

19. GORGUI DIENG, TIMBERWOLVES

Gorgui Dieng, lungo dei Wolves
ETA’ANNOSTIPENDIO
282018-2019$15,2 M
292019-2020$16,2 M
302020-2021$17,2 M

 

Prima della stipulazione di tale contratto, Dieng si è dimostrato un giocatore con buone qualità, garantendo una solida presenza sotto le plance. Tuttavia, il front office del Minnesota Timberwolves, decidendo di puntare sul 32 enne Taj Gibson, ha relegato Dieng al ruolo di semplice rincalzo strapagato.

18. JOHN WALL, WIZARDS

John Wall infortunio
John Wall, playmaker titolare degli Wizards dal 2010
ETA’ANNOSTIPENDIO
282018-2019$19,2 M
292019-2020$37,8 M
302020-2021$40,8 M
312021-2022$43,8
322022-2023$46,9 M*

 

*Opzione giocatore

Tra i giocatori in questa lista, Wall sicuramente è la punta di diamante, sopratutto per quanto riguarda il fattore abilità. Ma vi sono diverse motivazioni che preoccupano i tifosi dei Wizards:

  • Ha perso metà della stagione scorsa a causa di un infortunio
  • Gran parte del suo stile di gioco si basa sulla velocità, qualità che tende a deteriorarsi con l’invecchiamento
  • La sua media al tiro da tre punti è del 34%, anacronistica rispetto all’andamento attuale della lega che privilegia la presenza di specialisti dalla lunga distanza
  • Il costo del suo contratto è destinato a salire prepotentemente al termine della prossima stagione

Ovviamente, Washington si è sentita costretta di firmare il suo uomo simbolo: perderlo avrebbe significato tornare a sperare nella lotteria del draft. D’altro canto, uno stipendio annuale superiore a $40 milioni potrebbe essere convertito nell’ingaggio di più giocatori in grado di risollevare da soli le sorti della squadra. E quest’ ultimo aspetto, John Wall non lo ha mai dimostrato apertamente nei suoi anni a Washington.

17. HASSAN WHITESIDE, HEAT

Hassan Whiteside,centro Miami Heat
ETA’ANNOSTIPENDIO
292018-2019$25,4 M
302019-2020$27,1 M*

 

*Opzione giocatore

L’opzione giocatore presente sul suo contratto può diventare un bel problema per la dirigenza Heat, specie in caso di stagione negativa del lungo. Tuttavia, anche per migliorare la sua situazione, vi è la possibilità che Whiteside possa rinunciare a tale opzione, in modo da ottenere un contratto a cifre più vantaggiose. Entrambe le ipotesi prospettate non sembrano essere positive per la franchigia della Florida.

16. TYLER JOHNSON, HEAT

La guardia dei Miami Heat Tyler Johnson
ETA’ANNOSTIPENDIO
252018-2019$19,2 M
262019-2020$19,2 M

 

Dopo essere stato pagato soltanto $5,7 milioni di dollari per la prima metà del suo contratto, Tyler Johnson è riuscito ad ottenere uno stipendio quadruplicato, grazie “all’aiuto” dei Brooklyn Nets. Questi, infatti, effettueranno un offerta di contratto alla guardia, ma tale tentativo è stato pareggiato dai Miami Heat.

15.SERGE IBAKA, RAPTORS

Horford in difesa su Ibaka
Horford in difesa su Serge Ibaka
ETA’ANNOSTIPENDIO
292018-2019$21,7 M
302019-2020$23,3 M

 

I Raptors, al momento della finalizzazione di tale accordo, sono riusciti a limitare i danni, pagando eccessivamente il contratto su base annua ma ottenendone la diluizione in tre anni. Ciò nonostante, tale firma rimane negativa, in quanto Serge Ibaka è regredito negli ultimi anni sia come difensore che come realizzatore.

14. ANDREW WIGGINS, TIMBERWOLVES

Wiggins
Andrew Wiggins, guardia dei Lupi
ETA’ANNOSTIPENDIO
232018-2019$25,3 M
242019-2020$27,3 M
252020-2021$29,3 M
262021-2022$31,3 M
272022-2023$33,3 M

 

Wiggins, nei suoi primi anni di carriera, ha mantenuto buone medie, ma non sembra aver ancora compiuto il salto di qualità definitivo. Legare la metà del prossimo decennio ad un giocatore che non sembra avere più tanto potenziale potrebbe rivelarsi costoso per la franchigia del Minnesota.

13. JAMES JOHNSON, HEAT

James Johnson.
James Johnson. ala piccola degli Heat
ETA’ANNOSTIPENDIO
312018-2019$14,7 M
322019-2020$15,3 M
332020-2021$16 M*

*Opzione giocatore

Nell’ottica di voler premiare i migliori veterani della stagione 2016-2017, gli Heat hanno rifirmato Johnson a cifre piuttosto alte, aumentando però le incertezze per l’immediato futuro della franchigia.

12. BISMACK BIYOMBO, MAGIC

Biyombo ai tempi dei Raptors
ETA’ANNOSTIPENDIO
262018-2019$17 M
272019-2020$17 M*

*Opzione giocatore

Il contratto estremamente esoso, da $68 milioni, firmato dai Magic per Biyombo, è già entrato nella fase del suo deprezzamento. A meno che il centro congolese non estenda il suo raggio di tiro, puntando così ad una squadra dal livello migliore, è molto probabile che il lungo ex Raptors si avvalerà della sua opzione contrattuale, imponendo ulteriori limiti di azione alla franchigia della Florida.

11. TRISTAN THOMPSON, CAVALIERS

Tristan Thompson, centro dei Cleveland Cavaliers
ETA’ANNOSTIPENDIO
272018-2019$17,5 M
282019-2020$18,5 M

 

Tristan Thompson, recentemente oggetto di accuse riguardanti una presunta rissa con Draymond Green, ha giocato un ruolo chiave nella conquista del primo titolo della franchigia dell’Ohio. I suoi ultimi due anni di contratto, però, sono molto pesanti da gestire per una squadra in vena di ricostruzione post-James.

10. Basket mercato entriamo nella top ten: BRANDON KNIGHT, SUNS

Brandon Knight, playmaker dei Suns
ETA’ANNOSTIPENDIO
262018-2019$14,6 M
272019-2020$15,6 M

 

Knight, dopo quasi un’intera stagione saltata per un infortunio alla schiena, a 26 anni ha ancora molto da dimostrare. In particolare, minuti da sesto uomo potrebbero essere molto importanti per la franchigia dell’Arizona. A pesare sulla sua valutazione complessiva, è il contemporaneo rinnovo del sesto uomo dell’anno Lou Williams, da parte dei Clippers, a cifre più vantaggiose rispetto a quelle garantite all’ex Pistons.

9. Basket mercato: TIMOFEY MOZGOV, MAGIC

Timofey Mozgov a colloquio con LeBron James con la maglia dei Cleveland Cavaliers

 

ETA’ANNOSTIPENDIO
322018-2019$16 M
332019-2020$16,7 M

 

I diversi scambi che lo hanno coinvolto in questi due anni sono la prova che nessun contratto possa essere irrinunciabile.

8. Basket mercato: BLAKE GRIFFIN, PISTONS

ETÀANNOSTIPENDIO
292018-19$ 32,1 milioni
302019-20$ 34,5 milioni
312020-21$ 36,8 milioni
322021-22$ 39M *

*Opzione giocatore

Per l’ex Clippers valgono le stesse considerazioni effettuate per John Wall. Blake Griffin ha superato la sua migliore fase dal punto di vista atletico, e negli ultimi 4 anni ha saltato 107 partite di regular season.

La scelta dei dirigenti Pistons è dettata dal fatto di arricchire la squadra di stelle per ambire ai massimi livelli. Gli ultimi anni trascorsi da Griffin, però, potrebbero essere l’anticamera di un rapido declino fisico ed atletico, che potrebbe coinvolgere l’intera franchigia.

7. Basket mercato: EVAN TURNER, TRAIL BLAZERS

Evan Turner (sulla destra) ed Avery Bradley (sulla sinistra) con la Jersey dei Celtics
ETÀANNOSTIPENDIO
292018-19$ 17,9 milioni
302019-20$ 18,6 milioni

 

Le possibilità di Portland di poter competere per il titolo stando nella stessa conference degli Warriors sono sempre state piuttosto basse. La firma di un contratto da $70 milioni totali per Evan Turner, però, ha ulteriormente ridotto le già esigue speranze di vittoria della franchigia dell’Oregon.

6. Basket mercato: RYAN ANDERSON, ROCKETS

Ryan Anderson Pelicans
Ryan Anderson in maglia Pelicans
ETÀANNOSTIPENDIO
302018-19$ 20,4 milioni
312019-20$ 21.3M

 

Ryan Anderson, seppur presente in buona misura nella grande stagione dei Rockets appena trascorsa, non ha mai dato un contributo rilevante dal punto di vista difensivo. Il suo ruolo può essere ampiamente coperto da ali in grado, allo stesso tempo, sia di garantire una buona efficienza al tiro dal perimetro, sia di dare un buon apporto difensivo. Un’esempio di quest’ultimo tipo di giocatore è Anthony Tolliver, firmato da Minnesota a cifre molto più basse di Anderson.

5. Basket mercato, il contratto di IAN MAHINMI, WIZARDS

Ian Mahinmi, ex Dallas e Pacers
ETÀANNOSTIPENDIO
312018-19$ 15,9 milioni
322019-20$ 15.5M

 

Ian Mahinmi, nei suoi due anni ai Wizards, ha totalizzato medie da 5 punti e 4,3 rimbalzi per partita, in 15,7 minuti di utilizzo. Dal momento che Washington è attualmente si trova aldisopra della soglia della luxury tax di $12,6 milioni, il contratto del francese peserà maggiormente.

4. Basket mercato, ci dispiace ma si. DANILO GALLINARI, CLIPPERS

Danilo Gallinari, ala ex Milano, Knicks e Nuggets
ETÀANNOSTIPENDIO
302018-19$ 21.6 M
312019-20$ 22,6 M

 

Danilo Gallinari, nel corso della sua carriera, ha perso 322 partite in stagione regolare, e non ne disputa 70 dalla stagione 2012-2013. I Clippers dovranno convivere nei prossimi due anni con l’idea che il giocatore azzurro potrà restare ai box per qualche gara, e non avrà continuità

3. Basket mercato: sul terzo gradino del podio CHANDLER PARSONS, GRIZZLIES

Chandler Parsons, alla scorsa stagione ai Grizzlies
ETÀANNOSTIPENDIO
292018-19$ 24,1 milioni
302019-20$ 25,1 milioni

 

Nonostante la presenza costante di infortuni fosse una preoccupazione continua vissuta dalle franchigie dei Rockets e dei Mavericks, i Grizzlies erano disposti a sostenere l’acquisto di Parsons, affiancandolo a giocatori del calibro di Marc Gasol e Mike Conley. Tuttavia, l’ala piccola ha giocato solamente 70 partite con la franchigia di Memphis, e i segnali sembrano lasciar presagire che il giocatore non sia in grado di sostenere un’intera stagione.

2. Basket mercato: altro nome eccellente LUOL DENG, LAKERS

Luol Deng ai tempi dei Bulls
ETÀANNOSTIPENDIO
332018-19$ 18 M
342019-20$ 18,8 M

 

Luol Deng, con i suoi 13 minuti totali nella stagione 2017-2018, è più probabile che appaia in una puntata di “Chi l’ha visto”, piuttosto che nel campo dei Lakers. Dopo aver guidato la lega per minuti giocati nelle stagioni 2011-2012 e 2012-2013 con i Bulls, la parabola dell’ex Heat è oramai in fase discendente

1. Basket mercato: il peggiore contratto è di JOAKIM NOAH, KNICKS

Joakim Noah
Joakim Noah, centro dei New York Knicks
ETÀANNOSTIPENDIO
332018-19$ 18,5 M
342019-20$ 19,3 M

 

Prima di firmare un contratto di 4 anni da $72 milioni con i New York Knicks nel 2016, Noah aveva perso una media di 16,6 partite nel suo periodo di permanenza ai Bulls. Nel suo ultimo anno con i Bulls, poi, all’età di 30 anni, il lungo francese ha totalizzato 29 presenze, con una media 21,9 minuti in campo. Pur avendo queste informazioni, i Knicks hanno voluto offrire a Noah un contratto estremamente oneroso, ed ora sono costretti a dover onorare tale accordo, nonostante lo scarso rendimento del giocatore ex Chicago.

DeMar DeRozan: “Brewer mi ha colpito volontariamente”

Nella giornata di ieri DeMar DeRozan e compagni hanno perso per 132-125 contro gli Oklahoma City Thunder. A far notizia  però, non è stato il risultato, ma bensì un contatto negli ultimi secondi di gioco.

I protagonisti in gioco sono DeMar DeRozan e Corey Brewer, accusato dal numero 10 di Toronto per averlo colpito in maniera dura e scorretta. La protesta di DeMar DeRozan però, non si è limitata solo al proprio avversario, infatti nel ciclone sono finiti anche gli arbitri.

Per il campione dei Raptors infatti, il fallo era palesemente volontario e se fosse stato fischiato avrebbe magari cambiato il risultato della partita.

La protesta dei Toronto Raptors

Ai microfoni del Raptors HQ ha dichiarato: Brewer mi ha colpito volontariamente. Lo ha fatto apposta e questa cosa mi ha fatto impazzire”.

Successivamente, il numero 10 dei Raptors difende i suoi compagni di squadra, criticati per averlo difeso: “Loro hanno fatto i compagni di squadra, però non è possibile che ogni volta che parliamo veniamo sbattuti fuori, multati o zittiti”.

Ad unirsi al coro di protesta c’è stato anche coach Dwayne Casey, che è stato espulso insieme a Serge Ibaka e DeMar DeRozan prima della fine del match: “Gli arbitri avrebbero dovuto vedere quel contatto”.

 

Gli stessi giocatori, ma non gli stessi Raptors

Toronto-raptors-news-lowry_derozan-2

Mentality . È questa la parola che ha tenuto banco nell’estate canadese dei Toronto Raptors,e a quanto pare quelle del coach Dwane Casey dopo la cocente eliminazione a vantaggio dei Cleveland Cavaliers agli scorsi playoff non erano solo parole fini a se stesse.

Le prime due uscite stagionali hanno portato in dote ai Raptors due vittorie davvero convincenti sia sotto il piano del punteggio che su quello del gioco. Se fino all’anno scorso l’attacco dei dinosauri era affidato principalmente agli isolamenti di DeMar DeRozan e Kyle Lowry in queste prime due partite si è assistito ad un cambio netto nell’impostazione della fase offensiva.

Le gerarchie dei tiri si sono totalmente stravolte rendendo Lowry non più la seconda opzione in attacco ma un playmaker più puro, col compito di impostare l’azione dei compagni più che tentare di andare a canestro,distribuendo a Norman PowellSerge Ibaka le responsabilità di prendersi tiri con maggior frequenza. Negli schemi entra invece prepotentemente Jonas Valanciunas che nelle passate stagioni sembrava avulso dal gioco, i suoi compagni lo cercano e lui risponde a forza di fisicità, rimbalzi e punti. DeRozan invece non ha più solo il compito di segnare,ma anche quello di portare palla e impostare. Questo sistema era già stato sperimentato l’anno scorso dopo l’infortunio di Lowry, ma in queste due partite ciò è avvenuto con costanza anche con Lowry stesso in campo; DeMar invece sembra saperci fare ed essersi allenato duramente per questo ruolo di play in seconda.

Lowry, prima di concludere, si sta occupando di mettere in ritmo i compagni.

Altra cosa che era mancata l’anno scorso era la solidità della second unit che per ora si sta dimostrando stupefacente con OG Anunoby e Delon Wright sugli scudi insieme a CJ Miles. Una panchina giovane e vogliosa che dimostra di poter dare uno strappo alla partita o di far rifiatare il quintetto senza eccessivi affanni.

La mentalità era ciò di cui i Raptors avevano e hanno bisogno e, se queste due partite possono essere valutate come premessa di questa stagione, le carte in regola per dar fastidio nella corsa per l’Eastern Conference ci sono tutte. A patto di mantenere intatta la mentalità che il collettivo viene prima del singolo e delle statistiche individuali, parola di Dwane Casey.

Mercato Cavaliers: It’s a Long Way to the Top – FA (2/3)

Mercato Cleveland

La free agency è ormai alle porte e quest’anno ci sono giocatori che possono essere interessanti per il mercato Cleveland; mosse fondamentali se vogliono opporre resistenza adeguata a questi Warriors.

LeBron e compagni hanno bisogno di un giocatore che sia dotato di buoni mezzi fisici ed atletici per poter tenere KD; deve anche essere in grado di riuscire a creare parziali quando fuori dal campo usciranno King James e Uncle Drew.

Durante queste Finals quasi nessuno ha dimostrato di avere le capacità e la voglia di mettere palla per terra e creare situazioni per i propri compagni.

A inizio serie pochi puntavano le proprie fiches sui Cleveland, ma pochi avrebbero scommesso sulla superiorità dei californiani nel reparto lunghi e nell’efficacia della panchina.

Queste infatti sono le aree che dovrebbero andare a coprire con la free agency.

Attualmente nessuno sembra poter opporre resistenza a questa squadra, la cosa più probabile che potrebbe capitare per rallentare questi guerrieri è una nuova “Summer of Love”, dove i vari Green, Curry, Durant e Thompson perdano le testa dedicando la propria vita alla scoperta dell’alfa e delle più remote culture orientali.

Data l’assoluta infondatezza di queste illazioni pensiamo a cosa può fare la dirigenza di Cleveland agendo in sede fee gency, in questo modo andremo ad analizzare i cambiamenti possibili senza dover fare enormi sacrifici ossia far partire uno degli starters.

Come detto qualche giorno fa (link prima parte), la situazione salariale è satura e non permette mosse salvo cadere in luxury.

Attualmente sforano il cap di 7 milioni (121 hard cap, 128 obblighi contrattuali per i Cavs).

Un giocatore che partirà quasi sicuramente è Channing Frye; questa postseason ha giocato pochissimi minuti e in generale, da quando è arrivato Korver il suo utilizzo come tiratore è stato limitato.

Senza il suo contratto per il mercato Cleveland otterrebbe un risparmio di 7.5 milioni, sempre sul fronte taglio dei costi anche Korver potrebbe rifirmare ma al minimo salariale con un guadagno di altri 3.5 milioni portando il totale a 4 circa.

A questo si potrebbe aggiungere una mid-level exeption che potrebbe essere usata per rifirmare Deron Williams che non ha maturato diritti Bird.

In questo modo Cleveland dovrebbe riuscire a confermare tutto il blocco dei primi 8 giocatori ma non è con un giocatore da 4 milioni l’anno che colmi il gap con i californiani. Quindi, salvo luxury tax,  le possibilità sono poche, a meno che non si provi a tagliare qualche altro elemento

A nostro avviso i ruoli che devono coprire con il mercato Cleveland sono quelli di guardia, ala piccola e ala grande

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Kyle Lowry vorrebbe testare la free agency al termine dei playoff

Kyle Lowry Toronto Raptors

Una delle grandi certezze nelle ultime stagioni nella Eastern Conference sono senza dubbio i Toronto Raptors di coach Dwyane Casey, che per la quarta stagione consecutiva sono ai playoff NBA. Il tutto grazie ad un’ottima ricostruzione da aprte del front office della franchigia canadese, che ha deciso dal principio di puntare sulla guardia DeMar DeRozan e sul play Kyle Lowry.

La conferma del talento indiscusso del backcourt canadese è arrivata nelle ultime due stagioni. Nella scorsa stagione i Toronto Raptors si sono qualificati a sorpresa con un grande secondo posto nella Eastern Conference, stupendo ancora di più negli scorsi playoff, arrivando fino alle finali di conference e inchinandosi solamente a LeBron James e i suoi Cleveland Cavaliers; questa stagione per i Toronto Raptors doveva essere la stagione della grande conferma come rivale principale ai Cleveland Cavaliers per il trono della Eastern Conference.

Un calo drastico fra il mese di febbraio e il mese di marzo, e il conseguente grande momento di forma di Washington e Boston, stavano per mettere a repentaglio una posizione tra le prime tre della Eastern Conference per i Toronto Raptors. Soltanto un ottimo mercato al termine della trade deadline con gli arrivi di Serge Ibaka dagli Orlando Magic e di P.J. Tucker dai Phoenix Suns, ma anche uno sprint finale deciso dagli scontri diretti, hanno permesso alla franchigia canadese di qualificarsi a questi playoff con il terzo posto finale con un record di 51 vittorie e 31 sconfitte.

Dopo una serie di primo turno vinta con grande fatica contro i Milwaukee Bucks per 4-2, i Raptors ora si trovano davanti ancora una volta i Cleveland Cavaliers, in una sfida molto difficile da affrontare. Il front office canadese, però, è anche concentrato sulla prossima stagione, soprattutto in chiave mercato; mercato che si preannuncia particolarmente elettrizzante in estate.

Stando a quanto riportato da Bobby Marks, insider di ‘The Vertical Notes’, Kyle Lowry avrebbe soltanto sette giorni di tempo dall’ultima partita di questa stagione per utilizzare la sua player option presente nel suo contratto, in scadenza in estate. Il #7 dei Raptors, che attualmente percepisce uno stipendio da 12 milioni di dollari, starebbe pensando di testare la free agency in estate e vedere quali siano le soluzioni più consoni per il suo futuro in NBA. Oltre alla stella del progetto Raptors, sarebbero in scadenza anche Serge Ibaka, Tucker e Patrick Patterson, giocatori che sarebbero molto difficili da trattenere date le loro richieste economiche.

Il front office dei Raptors, sempre secondo Bobby Marks, sembra aver stanziato circa 76 milioni di dollari per poter rinnovare tutti i contratti dei giocatori del proprio roster, rimanendo con ulteriori 25 milioni di spazio salariale per ulteriori arrivi in estate. Kyle Lowry resterà la chiave del progetto Raptors? Al termine dei Playoffs la situazione sarà più chiara.

Dall’Africa per dominare in NBA: i migliori 5 giocatori africani All Time

Il rapporto tra la pallacanestro e l’Africa è un legame più complesso e stretto di quanto si possa immaginare. I ragazzi africani sono spesso molto dotati da un punto di vista fisico e stanno cominciando a sviluppare una coscienza forte delle proprie potenzialità abbinando alla forza dirompente fisica, anche una buona tecnica. Grande spinta per il movimento africano è arrivato ovviamente da quei campioni che, divenuti tali negli Stati Uniti, hanno creato scuole e palestre per i giovani giocatori africani. Chi sono questi campioni ? Qual è la loro storia ? Andiamolo a scoprire.

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Luol Deng

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Raptors vs Bucks 1-1: Road to Milwaukee

Kyle Lowry Toronto Raptors

Lo sguardo sollevato di Kyle Lowry dopo il canestro del 104-100 di gara 2 spiega tutto. A meno di 10 secondi dalla fine, lo spettro di uno 0-2 fra le mura amiche cominciava ad aleggiare nelle teste dei tifosi presenti all’Air Canada Centre, facendo tornare alla mente la sciagurata serie contro Washington del 2015.
I Bucks hanno provato sul serio a chiudere idealmente i giochi dopo due sole partite, contro ogni pronostico. Ci sono andati vicini, e questo è già un merito. Hanno messo in mostra tutti i limiti dei loro avversari, e hanno dato l’impressione di seguire più agevolmente il loro piano partita.
Per ora tutto ciò è comunque servito a ribaltare il fattore campo, dettaglio non di poco conto. Non basta però a indirizzare la serie, visto che i Raptors hanno più volte dimostrato di saper affrontare questo tipo di situazioni.

DeMar DeRozan
DeMar DeRozan e Kyle Lowry.

Toronto, abbiamo un problema: gara 1. Con quella di sabato scorso, quelle perse al primo turno di playoffs diventano 9, su un totale di…9. In pratica una tassa da pagare a cui questo gruppo di giocatori comincia ad essere abituato. Negli ultimi 4 anni il passo falso iniziale si ripete sistematicamente, e stavolta è stato anche parecchio fragoroso. I Raptors hanno tirato col 36% segnando 83 miseri punti, con un saldo palle recuperate/perse di -7, e Kyle Lowry ha chiuso con 4 anonimi punti, frutto di un deprimente 2/11 al tiro. Nonostante questi dati impietosi, Toronto era riuscita a chiudere il primo tempo sul +5. Poi, alle prime difficoltà della ripresa, si è sciolta: 32 i punti totali nelle ultime due frazioni.
In gara 2, con le spalle al muro, i padroni di casa hanno invece gestito il match per larghi tratti, scappando in doppia cifra, e reagendo sempre con prontezza a ogni tentativo di rimonta degli ospiti. Certo, sul +12 a 9 minuti dalla fine ci dovrebbe essere più risolutezza nel chiudere la pratica. Ma evidentemente ai Raptors piace soffrire, affidandosi alle giocate dei singoli, per l’occasione molto efficaci: Lowry e DeRozan hanno chiuso con 45 punti totali e un ottimo 50% al tiro (15/30).
Merita un discorso a parte Serge Ibaka: lo spagnolo viaggia a 17.5 punti e 10.5 rimbalzi, col 45% da 3 e 2.5 stoppate a partita. L’unico dei suoi a rispondere presente in entrambe le uscite, enigma irrisolvibile per la difesa avversaria con la sua stazza e la sua bidimensionalità.

Greg Monroe.

 

Da underdog designati, i Bucks se la stanno cavando egregiamente. Difesa e transizione restano le armi definitive che potrebbero sancire un loro upset, ma è sull’esecuzione accurata del gioco a metà campo che stanno costruendo questo buon inizio di postseason.
Nel primo capitolo della saga hanno messo la freccia con uno strabiliante 3° quarto da 29 punti, e tutti i 10 canestri messi a segno sono stati assistiti. Un dato impressionante che denota le palesi difficoltà della difesa dei Raptors negli accoppiamenti in situazioni di blocco, lette magnificamente dall’insospettabile Khris Middleton di gara 1, capace di smazzare ben 9 assist (con un incredibile real plus minus di +40).
La palla gira, e i tiri in ritmo dal perimetro sono il segreto di pulcinella dietro al fantastico 43% da oltre l’arco. Un’altra conseguenza diretta è il coinvolgimento di molti giocatori in attacco: sono infatti in 5 a scavallare la doppia cifra di media. Oltre al già citato Middleton (15), segnaliamo i 12.5 di Tony Snell e gli 11.5 di Malcolm Brogdon. In cima a questa lista, però, ci sono i veri due spauracchi della difesa canadese: se da un lato lo strapotere di Giannis Antetokounmpo (26 punti, 11.5 rimbalzi e 5 assist) era praticamente preannunciato, l’impatto devastante di Greg Monroe può diventare il vero ago della bilancia della serie. L’ex Pistons sta portando in dote 16 punti e 9.5 rimbalzi in meno di 24 minuti di impiego, dimostrando di poter essere la spalla perfetta del greco nella metà campo offensiva.