Cavs-Raptors, rissa Ibaka-Chriss: giocatori espulsi, tre partite di squalifica per Ibaka

Rissa alla Quicken Loans Arena di Cleveland tra Marquese Chriss, neo-acquisto dei padroni di casa Cavaliers, e Serge Ibaka dei Toronto Raptors, sul finale del terzo quarto di gioco della facile vittoria di Kevin Love e compagni.

126-101 il risultato finale tra Cavs e Raptors. I Cavaliers, guidati da un Collin Sexton da 28 punti, 4 rimbalzi, 5 assist e 4 su 7 dalla lunga distanza mettono la freccia del sorpasso nel terzo quarto, chiuso con un parziale di 32-22, prima della rissa Ibaka-Chriss che chiude di fatto la partita.

Prova convincente dei Cleveland Cavs, che mandano l’intero quintetto in doppia cifra (doppia-doppia da 16 + 18 per Kevin Love, 19 di Cedi Osman e 16 con 7 rimbalzi per ante Zizic). Toronto riaccoglie Kawhi Leonard (25 punti e 9 rimbalzi in 31 minuti) ma si rivela troppo fallosa (24 falli di squadra) ed imprecisa al tiro da fuori (11 su 39 a fine gara).

Rissa Ibaka-Chriss: giocatori espulsi, le sanzione della NBA

Allo scadere del terzo quarto, col punteggio fissato sul 91-77 per Cleveland, i Raptors tentano una rimessa lunga da fondo-campo. Lottando per la posizione sotto canestro, Serge Ibaka e Marquese Chriss si allacciano, con l’ex giocatore degli Oklahoma City Thunder che finisce a terra mentre il pallone termina fuori ed il tempo scade.

Dopo il mancato fischio arbitrale, Ibaka si alza di scatto e si dirige verso Chriss, girato di spalle, cingendolo per il collo e cercando di colpirlo. I due giocatori lottano per qualche secondo, mentre Ibaka cerca di colpire di nuovo l’ex giocatore dei Phoenix Suns con un destro, che per fortuna non va a bersaglio.

Arbitri e giocatori accorrono, separando i due. Ibaka viene allontanato e prende la via degli spogliatoi ancora prima che la sua espulsione diventi ufficiale. Dopo aver visionato l’accaduto con l’aiuto dell’istant replay, gli arbitri decretano la doppia espulsione per Serge Ibaka e Marquese Chriss.

I due giocatori erano già stati protagonisti di alcuni scontri di gioco nel corso della partita: durante il secondo quarto, Ibaka era finito a terra dopo una lotta a rimbalzo tra i due.

Come riportato da ESPN, e come visibile dalle immagini, è probabile che a scatenare l’ira del lungo dei Toronto Raptors sia stata qualche “parolina” di troppo di Chriss. Serge Ibaka, che già due stagioni fa era stato espulso a seguito di una rissa con Robin Lopez dei Chicago Bulls, e per un alterco con James Johnson dei Miami Heat nella stagione successiva, rischia una squalifica nell’ordine delle 3-5 gare.

Rissa Ibaka-Chriss, tre partite di sospensione per il lungo dei Raptors

Come riportato da Shams Charania di The Athletic via Twitter nella serata di martedì, sarebbero tre le partite di sospensione per Serge Ibaka. Una sola partita di sospensione per Marquese Chriss.

Come riportato da Bobby Marks per ESPN, le tre partite di sospensione senza paga per Ibaka arriverebbero a costare all’ex giocatore degli Oklahoma Cuty Thunder sino 149mila dollari per ogni gara saltata.

Riconosciuto per Ibaka il ruolo di “istigatore” del confronto fisico tra i due giocatori, aggravato dai precedenti del lungo congolese di passaporto spagnolo. Una gara di sospensione per Chriss, colpevole di aver cercato di colpire Ibaka con un pugno.

Lakers-Raptors: i canadesi travolgono i gialloviola

toronto-raptors-Kyle Kuzma, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Staples Center

Game Recap #10, Lakers-Raptors

Secondo back-to-back della stagione per i Los Angeles Lakers (4-5) che allo Staples Center affrontano i leader della Eastern Conference, i Toronto Raptors (8-1).

La vittoria contro i Trail Blazers – all’indomani del presunto richiamo di Magic Johnson al coach Luke Walton – ha portato un po’ di serenità nell’ambiente gialloviola. Lo stesso Magic – come riportato da Tania Ganguli‏ del Los Angeles Times – nel pre-gara avrebbe manifestato la massima fiducia nei confronti del coach, che terminerà la stagione al suo posto a meno di cataclismi.

Non sarà della gara Kawhi Leonard – 26.1 punti e 7.6 rimbalzi con il 50.4% dal campo ed il 44.8% dall’arco nelle sette gare disputate – a causa di un problema al piede sinistro. L’MVP delle NBA Finals 2014 prima del match ha voluto precisare di non essere mai stato un tifoso lacustre.

Lakers-Raptors, Ibaka inarrestabile

Walton conferma gli starter delle ultime uscite – Zo, Ingram, LBJ, Kuz e McGee -, Nurse risponde con Lowry, Green, Anunoby, Siakam ed Ibaka.

Ingram e Kuzma vanno subito a segno ma l’avvio dei canadesi è travolgente: difesa ermetica, ottima esecuzione offensiva e precisione dall’arco, 6-15 dopo pochi minuti con Danny Green a segno due volte da tre. Toronto continua a martellare, Kyle Lowry (7 assist) dirige egregiamente l’attacco mentre Ibaka fa la voce grossa sotto canestro: 12 punti in soli sei minuti per l’ex Thunder, +17 per i Raptors.

Coach Nick Nurse ha evidentemente studiato le gare precedenti dei californiani, poiché la sua squadra punisce sistematicamente tutti gli errori commessi dai lacustri: castigate la pigrizia nei box-out e nella gestione dei possessi, isolamenti contenuti senza problemi. Serge Ibaka schiaccia il suo diciottesimo punto al culmine del parziale (19-2) che stende i Lakers, 10-34 a -3’45”.

Non sortisce effetti il secondo timeout dello sconsolato Walton, Lowry segna da oltre i 7.25 prima che il touchdown di Stephenson interrompa il digiuno lacustre. Il layup di Rondo chiude il quarto, 17-42.

Il -25 è il peggior deficit registrato alla fine del primo quarto nell’intera storia gialloviola.

Lakers-Raptors, padroni di casa imbarazzanti

I primi possessi della seconda frazione sono la sintesi – oltre che della gara – dei tanti problemi dell’avvio di stagione: Delon Wright entra indisturbato nel pitturato, Rondo e Lance gestiscono l’attacco con troppa sufficienza ed in difesa non si contengono i tagli oltre ad annaspare sui pick-and-roll ed a rimbalzo.

Inevitabile sprofondare a -31. Inevitabili i boo dello Staples Center.

Rientrano James, McGee ed Ingram che provano – con Rondo ed Hart – a dare una scossa alla gara. Le percentuali dei Raptors calano (6/16), i lacustri lottano e con un minimo d’intensità cercano di riaprire la gara, 32-54.

L’illusione dura poco, i Lakers ricominciano a sbagliare tutto in attacco mentre in difesa concedono transizione e facili canestri ad Ibaka e Pascal Siakam, 38-69. -31, again. Un altro sussulto gialloviola produce l’11-2 che chiude il tempo, 49-71 all’intervallo dopo la transizione chiusa da Kuzma.

Lakers-Raptors, sussulto di LeBron

Dopo l’intervallo Walton propone un aggiustamento, invertendo le marcature di Ingram (dirottato su Lowry) e Ball  (incaricato di seguire Green sui blocchi).

La gara vive di strappi: James segna il jumper del -18, i Raptors rispondono con un break di 13-2 prima del 6-0 costruito dai fastbreak di Brandon Ingram

…Ball e Kuzma, 65-87 a -6’43”.

Dopo il timeout, Ibaka – dopo 14 tiri a bersaglio – sbaglia la prima conclusione della gara mentre LeBron James ha uno scatto di orgoglio: segna le prime due triple lacustri della serata e serve Ingram per il -17 a poco più di 3 minuti dalla fine del periodo.

Escono due degli artefici del buon momento lacustre – Ball e Kuzma – e l’attacco si ferma; negli ultimi minuti del quarto le due squadre giocano a chi sbaglia di più perdendo banali possessi e fallendo tiri wide open, 80-101 all’ultimo intervallo.

Lakers-Raptors, i giovani riducono lo svantaggio

L’ultimo quarto inizia con l’attacco gialloviola monopolizzato da Born Ready, che dopo aver sbagliato tre conclusioni capisce di dover coinvolgere I compagni. Ivica Zubac e Jonas Valanciunas duellano sotto canestro e segnano 5 punti a testa, 90-109 a -7’02”.

Per gli ultimi minuti Walton sceglie la lineup extra small – Ball, BI, Svi, Kuz ed Hart dopo KCP – che quanto meno prova a ridurre il gap. Le giocate di Kyle Kuzma e le due triple di Lonzo Ball

…riportano i Lakers sul -14 a poco più di 4’ dalla sirena. Josh Hart risponde alla tripla di Green, Ingram stoppa Ibaka consentendo a Svi Mykhailiuk di segnare il -10 a 134″ dal termine.

Ma la gara non è in discussione, Lowry subisce lo sfondamento di Kuzma, serve Siakam e segna il jumper che chiude la gara, 107-121.

Lakers-Raptors, Kuzma ed Ibaka top scorer

Per la mera cronaca: 24 punti con 10/16 dal campo per Kyle Kuzma, 18+2+6 per LeBron James, 16 per Ingram, 12+9+4 per Ball, 10 per Rondo, 8+6 per McGee.

Career high per Serge Ibaka, autore di 34 punti con 15/17 dal campo. Ottime prove per Lowry (21+6+15), Siakam (16+13) e Green (15 con 5/8 dall’arco). Dalla panchina, 14+8 per Valanciunas.

Box Score su NBA.com

Sviatoslav Mykhailiuk, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Staples Center
Sviatoslav Mykhailiuk, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Staples Center (Adam Pantozzi, NBAE via Getty Images)

Prestazione orrenda dei Lakers, surclassati fin dalla palla a due: 68% (vs 33%) dal campo, 6 triple a 0, 16 rimbalzi a 6, 12 canestri assistiti su 16 la fredda ricostruzione numerica del dominio canadese.

Toronto è una delle migliori squadre della Lega, l’arrivo degli ex Spurs – Leonard e Green – ha dato una diversa dimensione difensiva al roster, così come la crescita di Siakam e la rinascita di Ibaka consentono a Nurse rotazioni lunghe in tutti i ruoli.

Tuttavia quello che preoccupa è l’imbarazzante differenza di approccio tra i due team, preparati e pronti a punire gli errori avversari i Raptors, per larghi tratti allo sbando i lacustri.

I Los Angeles Lakers tornano i campo nella notte – 4:30 italiane – tra Mercoledì 7 e Giovedì 8 Novembre, allo Staples Center arrivano i Minnesota Timberwolves di Jimmy Butler, decisivo nella sfida del Target Center.

Basket mercato folle? Ecco le 20 peggiori firme contrattuali in NBA

Basket mercato

Basket mercato veramente senza senso in NBA in alcune firme? Si, in alcuni casi può succedere che si prendano abbagli veramente incredibili. Durante il mercato NBA, quando un giocatore firma con una franchigia, il suo stipendio è quasi sempre garantito per tutta la durata dell’accordo. Nel caso quest’ultimo non rispetti le aspettative, alcuni contratti gonfiati finiscono per bloccare le mosse delle franchigie negli anni successivi

Basket mercato: i contratti boomerang in NBA

Allo stato attuale, sono stati rilevati i 20 peggiori contratti nel panorama NBA, per quanto riguarda i restanti termini dell’accordo. Nella realizzazione di tale lista, sono stati presi in considerazione l’età del giocatore, le sue abilità, gli infortuni e, infine, la lunghezza e l’importo totale dell’affare.

20. PAUL GASOL, SPURS

Pau Gasol, ex ala di Grizzlies, Lakers e Bulls
ETA’ANNOSTIPENDIO
382018-2019$16 M
392019-2020$16 M*

*Parzialmente garantito per $6,7 milioni

A meno che Gasol non faccia una stagione stellare, inusuale per un 38 enne, gli Spurs probabilmente cercheranno di abbattere il costo di questo contratto prima della sua scadenza naturale. In questo modo, tale accordo potrebbe risultare, per un totale di $22 milioni, più appetibile.

19. GORGUI DIENG, TIMBERWOLVES

Gorgui Dieng, lungo dei Wolves
ETA’ANNOSTIPENDIO
282018-2019$15,2 M
292019-2020$16,2 M
302020-2021$17,2 M

 

Prima della stipulazione di tale contratto, Dieng si è dimostrato un giocatore con buone qualità, garantendo una solida presenza sotto le plance. Tuttavia, il front office del Minnesota Timberwolves, decidendo di puntare sul 32 enne Taj Gibson, ha relegato Dieng al ruolo di semplice rincalzo strapagato.

18. JOHN WALL, WIZARDS

John Wall infortunio
John Wall, playmaker titolare degli Wizards dal 2010
ETA’ANNOSTIPENDIO
282018-2019$19,2 M
292019-2020$37,8 M
302020-2021$40,8 M
312021-2022$43,8
322022-2023$46,9 M*

 

*Opzione giocatore

Tra i giocatori in questa lista, Wall sicuramente è la punta di diamante, sopratutto per quanto riguarda il fattore abilità. Ma vi sono diverse motivazioni che preoccupano i tifosi dei Wizards:

  • Ha perso metà della stagione scorsa a causa di un infortunio
  • Gran parte del suo stile di gioco si basa sulla velocità, qualità che tende a deteriorarsi con l’invecchiamento
  • La sua media al tiro da tre punti è del 34%, anacronistica rispetto all’andamento attuale della lega che privilegia la presenza di specialisti dalla lunga distanza
  • Il costo del suo contratto è destinato a salire prepotentemente al termine della prossima stagione

Ovviamente, Washington si è sentita costretta di firmare il suo uomo simbolo: perderlo avrebbe significato tornare a sperare nella lotteria del draft. D’altro canto, uno stipendio annuale superiore a $40 milioni potrebbe essere convertito nell’ingaggio di più giocatori in grado di risollevare da soli le sorti della squadra. E quest’ ultimo aspetto, John Wall non lo ha mai dimostrato apertamente nei suoi anni a Washington.

17. HASSAN WHITESIDE, HEAT

Hassan Whiteside,centro Miami Heat
ETA’ANNOSTIPENDIO
292018-2019$25,4 M
302019-2020$27,1 M*

 

*Opzione giocatore

L’opzione giocatore presente sul suo contratto può diventare un bel problema per la dirigenza Heat, specie in caso di stagione negativa del lungo. Tuttavia, anche per migliorare la sua situazione, vi è la possibilità che Whiteside possa rinunciare a tale opzione, in modo da ottenere un contratto a cifre più vantaggiose. Entrambe le ipotesi prospettate non sembrano essere positive per la franchigia della Florida.

16. TYLER JOHNSON, HEAT

La guardia dei Miami Heat Tyler Johnson
ETA’ANNOSTIPENDIO
252018-2019$19,2 M
262019-2020$19,2 M

 

Dopo essere stato pagato soltanto $5,7 milioni di dollari per la prima metà del suo contratto, Tyler Johnson è riuscito ad ottenere uno stipendio quadruplicato, grazie “all’aiuto” dei Brooklyn Nets. Questi, infatti, effettueranno un offerta di contratto alla guardia, ma tale tentativo è stato pareggiato dai Miami Heat.

15.SERGE IBAKA, RAPTORS

Horford in difesa su Ibaka
Horford in difesa su Serge Ibaka
ETA’ANNOSTIPENDIO
292018-2019$21,7 M
302019-2020$23,3 M

 

I Raptors, al momento della finalizzazione di tale accordo, sono riusciti a limitare i danni, pagando eccessivamente il contratto su base annua ma ottenendone la diluizione in tre anni. Ciò nonostante, tale firma rimane negativa, in quanto Serge Ibaka è regredito negli ultimi anni sia come difensore che come realizzatore.

14. ANDREW WIGGINS, TIMBERWOLVES

Wiggins
Andrew Wiggins, guardia dei Lupi
ETA’ANNOSTIPENDIO
232018-2019$25,3 M
242019-2020$27,3 M
252020-2021$29,3 M
262021-2022$31,3 M
272022-2023$33,3 M

 

Wiggins, nei suoi primi anni di carriera, ha mantenuto buone medie, ma non sembra aver ancora compiuto il salto di qualità definitivo. Legare la metà del prossimo decennio ad un giocatore che non sembra avere più tanto potenziale potrebbe rivelarsi costoso per la franchigia del Minnesota.

13. JAMES JOHNSON, HEAT

James Johnson.
James Johnson. ala piccola degli Heat
ETA’ANNOSTIPENDIO
312018-2019$14,7 M
322019-2020$15,3 M
332020-2021$16 M*

*Opzione giocatore

Nell’ottica di voler premiare i migliori veterani della stagione 2016-2017, gli Heat hanno rifirmato Johnson a cifre piuttosto alte, aumentando però le incertezze per l’immediato futuro della franchigia.

12. BISMACK BIYOMBO, MAGIC

Biyombo ai tempi dei Raptors
ETA’ANNOSTIPENDIO
262018-2019$17 M
272019-2020$17 M*

*Opzione giocatore

Il contratto estremamente esoso, da $68 milioni, firmato dai Magic per Biyombo, è già entrato nella fase del suo deprezzamento. A meno che il centro congolese non estenda il suo raggio di tiro, puntando così ad una squadra dal livello migliore, è molto probabile che il lungo ex Raptors si avvalerà della sua opzione contrattuale, imponendo ulteriori limiti di azione alla franchigia della Florida.

11. TRISTAN THOMPSON, CAVALIERS

Tristan Thompson, centro dei Cleveland Cavaliers
ETA’ANNOSTIPENDIO
272018-2019$17,5 M
282019-2020$18,5 M

 

Tristan Thompson, recentemente oggetto di accuse riguardanti una presunta rissa con Draymond Green, ha giocato un ruolo chiave nella conquista del primo titolo della franchigia dell’Ohio. I suoi ultimi due anni di contratto, però, sono molto pesanti da gestire per una squadra in vena di ricostruzione post-James.

10. Basket mercato entriamo nella top ten: BRANDON KNIGHT, SUNS

Brandon Knight, playmaker dei Suns
ETA’ANNOSTIPENDIO
262018-2019$14,6 M
272019-2020$15,6 M

 

Knight, dopo quasi un’intera stagione saltata per un infortunio alla schiena, a 26 anni ha ancora molto da dimostrare. In particolare, minuti da sesto uomo potrebbero essere molto importanti per la franchigia dell’Arizona. A pesare sulla sua valutazione complessiva, è il contemporaneo rinnovo del sesto uomo dell’anno Lou Williams, da parte dei Clippers, a cifre più vantaggiose rispetto a quelle garantite all’ex Pistons.

9. Basket mercato: TIMOFEY MOZGOV, MAGIC

Timofey Mozgov a colloquio con LeBron James con la maglia dei Cleveland Cavaliers

 

ETA’ANNOSTIPENDIO
322018-2019$16 M
332019-2020$16,7 M

 

I diversi scambi che lo hanno coinvolto in questi due anni sono la prova che nessun contratto possa essere irrinunciabile.

8. Basket mercato: BLAKE GRIFFIN, PISTONS

ETÀANNOSTIPENDIO
292018-19$ 32,1 milioni
302019-20$ 34,5 milioni
312020-21$ 36,8 milioni
322021-22$ 39M *

*Opzione giocatore

Per l’ex Clippers valgono le stesse considerazioni effettuate per John Wall. Blake Griffin ha superato la sua migliore fase dal punto di vista atletico, e negli ultimi 4 anni ha saltato 107 partite di regular season.

La scelta dei dirigenti Pistons è dettata dal fatto di arricchire la squadra di stelle per ambire ai massimi livelli. Gli ultimi anni trascorsi da Griffin, però, potrebbero essere l’anticamera di un rapido declino fisico ed atletico, che potrebbe coinvolgere l’intera franchigia.

7. Basket mercato: EVAN TURNER, TRAIL BLAZERS

Evan Turner (sulla destra) ed Avery Bradley (sulla sinistra) con la Jersey dei Celtics
ETÀANNOSTIPENDIO
292018-19$ 17,9 milioni
302019-20$ 18,6 milioni

 

Le possibilità di Portland di poter competere per il titolo stando nella stessa conference degli Warriors sono sempre state piuttosto basse. La firma di un contratto da $70 milioni totali per Evan Turner, però, ha ulteriormente ridotto le già esigue speranze di vittoria della franchigia dell’Oregon.

6. Basket mercato: RYAN ANDERSON, ROCKETS

Ryan Anderson Pelicans
Ryan Anderson in maglia Pelicans
ETÀANNOSTIPENDIO
302018-19$ 20,4 milioni
312019-20$ 21.3M

 

Ryan Anderson, seppur presente in buona misura nella grande stagione dei Rockets appena trascorsa, non ha mai dato un contributo rilevante dal punto di vista difensivo. Il suo ruolo può essere ampiamente coperto da ali in grado, allo stesso tempo, sia di garantire una buona efficienza al tiro dal perimetro, sia di dare un buon apporto difensivo. Un’esempio di quest’ultimo tipo di giocatore è Anthony Tolliver, firmato da Minnesota a cifre molto più basse di Anderson.

5. Basket mercato, il contratto di IAN MAHINMI, WIZARDS

Ian Mahinmi, ex Dallas e Pacers
ETÀANNOSTIPENDIO
312018-19$ 15,9 milioni
322019-20$ 15.5M

 

Ian Mahinmi, nei suoi due anni ai Wizards, ha totalizzato medie da 5 punti e 4,3 rimbalzi per partita, in 15,7 minuti di utilizzo. Dal momento che Washington è attualmente si trova aldisopra della soglia della luxury tax di $12,6 milioni, il contratto del francese peserà maggiormente.

4. Basket mercato, ci dispiace ma si. DANILO GALLINARI, CLIPPERS

Danilo Gallinari, ala ex Milano, Knicks e Nuggets
ETÀANNOSTIPENDIO
302018-19$ 21.6 M
312019-20$ 22,6 M

 

Danilo Gallinari, nel corso della sua carriera, ha perso 322 partite in stagione regolare, e non ne disputa 70 dalla stagione 2012-2013. I Clippers dovranno convivere nei prossimi due anni con l’idea che il giocatore azzurro potrà restare ai box per qualche gara, e non avrà continuità

3. Basket mercato: sul terzo gradino del podio CHANDLER PARSONS, GRIZZLIES

Chandler Parsons, alla scorsa stagione ai Grizzlies
ETÀANNOSTIPENDIO
292018-19$ 24,1 milioni
302019-20$ 25,1 milioni

 

Nonostante la presenza costante di infortuni fosse una preoccupazione continua vissuta dalle franchigie dei Rockets e dei Mavericks, i Grizzlies erano disposti a sostenere l’acquisto di Parsons, affiancandolo a giocatori del calibro di Marc Gasol e Mike Conley. Tuttavia, l’ala piccola ha giocato solamente 70 partite con la franchigia di Memphis, e i segnali sembrano lasciar presagire che il giocatore non sia in grado di sostenere un’intera stagione.

2. Basket mercato: altro nome eccellente LUOL DENG, LAKERS

Luol Deng ai tempi dei Bulls
ETÀANNOSTIPENDIO
332018-19$ 18 M
342019-20$ 18,8 M

 

Luol Deng, con i suoi 13 minuti totali nella stagione 2017-2018, è più probabile che appaia in una puntata di “Chi l’ha visto”, piuttosto che nel campo dei Lakers. Dopo aver guidato la lega per minuti giocati nelle stagioni 2011-2012 e 2012-2013 con i Bulls, la parabola dell’ex Heat è oramai in fase discendente

1. Basket mercato: il peggiore contratto è di JOAKIM NOAH, KNICKS

Joakim Noah
Joakim Noah, centro dei New York Knicks
ETÀANNOSTIPENDIO
332018-19$ 18,5 M
342019-20$ 19,3 M

 

Prima di firmare un contratto di 4 anni da $72 milioni con i New York Knicks nel 2016, Noah aveva perso una media di 16,6 partite nel suo periodo di permanenza ai Bulls. Nel suo ultimo anno con i Bulls, poi, all’età di 30 anni, il lungo francese ha totalizzato 29 presenze, con una media 21,9 minuti in campo. Pur avendo queste informazioni, i Knicks hanno voluto offrire a Noah un contratto estremamente oneroso, ed ora sono costretti a dover onorare tale accordo, nonostante lo scarso rendimento del giocatore ex Chicago.

DeMar DeRozan: “Brewer mi ha colpito volontariamente”

Nella giornata di ieri DeMar DeRozan e compagni hanno perso per 132-125 contro gli Oklahoma City Thunder. A far notizia  però, non è stato il risultato, ma bensì un contatto negli ultimi secondi di gioco.

I protagonisti in gioco sono DeMar DeRozan e Corey Brewer, accusato dal numero 10 di Toronto per averlo colpito in maniera dura e scorretta. La protesta di DeMar DeRozan però, non si è limitata solo al proprio avversario, infatti nel ciclone sono finiti anche gli arbitri.

Per il campione dei Raptors infatti, il fallo era palesemente volontario e se fosse stato fischiato avrebbe magari cambiato il risultato della partita.

La protesta dei Toronto Raptors

Ai microfoni del Raptors HQ ha dichiarato: Brewer mi ha colpito volontariamente. Lo ha fatto apposta e questa cosa mi ha fatto impazzire”.

Successivamente, il numero 10 dei Raptors difende i suoi compagni di squadra, criticati per averlo difeso: “Loro hanno fatto i compagni di squadra, però non è possibile che ogni volta che parliamo veniamo sbattuti fuori, multati o zittiti”.

Ad unirsi al coro di protesta c’è stato anche coach Dwayne Casey, che è stato espulso insieme a Serge Ibaka e DeMar DeRozan prima della fine del match: “Gli arbitri avrebbero dovuto vedere quel contatto”.

 

Gli stessi giocatori, ma non gli stessi Raptors

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Mentality . È questa la parola che ha tenuto banco nell’estate canadese dei Toronto Raptors,e a quanto pare quelle del coach Dwane Casey dopo la cocente eliminazione a vantaggio dei Cleveland Cavaliers agli scorsi playoff non erano solo parole fini a se stesse.

Le prime due uscite stagionali hanno portato in dote ai Raptors due vittorie davvero convincenti sia sotto il piano del punteggio che su quello del gioco. Se fino all’anno scorso l’attacco dei dinosauri era affidato principalmente agli isolamenti di DeMar DeRozan e Kyle Lowry in queste prime due partite si è assistito ad un cambio netto nell’impostazione della fase offensiva.

Le gerarchie dei tiri si sono totalmente stravolte rendendo Lowry non più la seconda opzione in attacco ma un playmaker più puro, col compito di impostare l’azione dei compagni più che tentare di andare a canestro,distribuendo a Norman Powell e Serge Ibaka le responsabilità di prendersi tiri con maggior frequenza. Negli schemi entra invece prepotentemente Jonas Valanciunas che nelle passate stagioni sembrava avulso dal gioco, i suoi compagni lo cercano e lui risponde a forza di fisicità, rimbalzi e punti. DeRozan invece non ha più solo il compito di segnare,ma anche quello di portare palla e impostare. Questo sistema era già stato sperimentato l’anno scorso dopo l’infortunio di Lowry, ma in queste due partite ciò è avvenuto con costanza anche con Lowry stesso in campo; DeMar invece sembra saperci fare ed essersi allenato duramente per questo ruolo di play in seconda.

Lowry, prima di concludere, si sta occupando di mettere in ritmo i compagni.

Altra cosa che era mancata l’anno scorso era la solidità della second unit che per ora si sta dimostrando stupefacente con OG Anunoby e Delon Wright sugli scudi insieme a CJ Miles. Una panchina giovane e vogliosa che dimostra di poter dare uno strappo alla partita o di far rifiatare il quintetto senza eccessivi affanni.

La mentalità era ciò di cui i Raptors avevano e hanno bisogno e, se queste due partite possono essere valutate come premessa di questa stagione, le carte in regola per dar fastidio nella corsa per l’Eastern Conference ci sono tutte. A patto di mantenere intatta la mentalità che il collettivo viene prima del singolo e delle statistiche individuali, parola di Dwane Casey.

Mercato Cavaliers: It’s a Long Way to the Top – FA (2/3)

Mercato Cleveland

La free agency è ormai alle porte e quest’anno ci sono giocatori che possono essere interessanti per il mercato Cleveland; mosse fondamentali se vogliono opporre resistenza adeguata a questi Warriors.

LeBron e compagni hanno bisogno di un giocatore che sia dotato di buoni mezzi fisici ed atletici per poter tenere KD; deve anche essere in grado di riuscire a creare parziali quando fuori dal campo usciranno King James e Uncle Drew.

Durante queste Finals quasi nessuno ha dimostrato di avere le capacità e la voglia di mettere palla per terra e creare situazioni per i propri compagni.

A inizio serie pochi puntavano le proprie fiches sui Cleveland, ma pochi avrebbero scommesso sulla superiorità dei californiani nel reparto lunghi e nell’efficacia della panchina.

Queste infatti sono le aree che dovrebbero andare a coprire con la free agency.

Attualmente nessuno sembra poter opporre resistenza a questa squadra, la cosa più probabile che potrebbe capitare per rallentare questi guerrieri è una nuova “Summer of Love”, dove i vari Green, Curry, Durant e Thompson perdano le testa dedicando la propria vita alla scoperta dell’alfa e delle più remote culture orientali.

Data l’assoluta infondatezza di queste illazioni pensiamo a cosa può fare la dirigenza di Cleveland agendo in sede fee gency, in questo modo andremo ad analizzare i cambiamenti possibili senza dover fare enormi sacrifici ossia far partire uno degli starters.

Come detto qualche giorno fa (link prima parte), la situazione salariale è satura e non permette mosse salvo cadere in luxury.

Attualmente sforano il cap di 7 milioni (121 hard cap, 128 obblighi contrattuali per i Cavs).

Un giocatore che partirà quasi sicuramente è Channing Frye; questa postseason ha giocato pochissimi minuti e in generale, da quando è arrivato Korver il suo utilizzo come tiratore è stato limitato.

Senza il suo contratto per il mercato Cleveland otterrebbe un risparmio di 7.5 milioni, sempre sul fronte taglio dei costi anche Korver potrebbe rifirmare ma al minimo salariale con un guadagno di altri 3.5 milioni portando il totale a 4 circa.

A questo si potrebbe aggiungere una mid-level exeption che potrebbe essere usata per rifirmare Deron Williams che non ha maturato diritti Bird.

In questo modo Cleveland dovrebbe riuscire a confermare tutto il blocco dei primi 8 giocatori ma non è con un giocatore da 4 milioni l’anno che colmi il gap con i californiani. Quindi, salvo luxury tax,  le possibilità sono poche, a meno che non si provi a tagliare qualche altro elemento

A nostro avviso i ruoli che devono coprire con il mercato Cleveland sono quelli di guardia, ala piccola e ala grande

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Kyle Lowry vorrebbe testare la free agency al termine dei playoff

Kyle Lowry Toronto Raptors

Una delle grandi certezze nelle ultime stagioni nella Eastern Conference sono senza dubbio i Toronto Raptors di coach Dwyane Casey, che per la quarta stagione consecutiva sono ai playoff NBA. Il tutto grazie ad un’ottima ricostruzione da aprte del front office della franchigia canadese, che ha deciso dal principio di puntare sulla guardia DeMar DeRozan e sul play Kyle Lowry.

La conferma del talento indiscusso del backcourt canadese è arrivata nelle ultime due stagioni. Nella scorsa stagione i Toronto Raptors si sono qualificati a sorpresa con un grande secondo posto nella Eastern Conference, stupendo ancora di più negli scorsi playoff, arrivando fino alle finali di conference e inchinandosi solamente a LeBron James e i suoi Cleveland Cavaliers; questa stagione per i Toronto Raptors doveva essere la stagione della grande conferma come rivale principale ai Cleveland Cavaliers per il trono della Eastern Conference.

Un calo drastico fra il mese di febbraio e il mese di marzo, e il conseguente grande momento di forma di Washington e Boston, stavano per mettere a repentaglio una posizione tra le prime tre della Eastern Conference per i Toronto Raptors. Soltanto un ottimo mercato al termine della trade deadline con gli arrivi di Serge Ibaka dagli Orlando Magic e di P.J. Tucker dai Phoenix Suns, ma anche uno sprint finale deciso dagli scontri diretti, hanno permesso alla franchigia canadese di qualificarsi a questi playoff con il terzo posto finale con un record di 51 vittorie e 31 sconfitte.

Dopo una serie di primo turno vinta con grande fatica contro i Milwaukee Bucks per 4-2, i Raptors ora si trovano davanti ancora una volta i Cleveland Cavaliers, in una sfida molto difficile da affrontare. Il front office canadese, però, è anche concentrato sulla prossima stagione, soprattutto in chiave mercato; mercato che si preannuncia particolarmente elettrizzante in estate.

Stando a quanto riportato da Bobby Marks, insider di ‘The Vertical Notes’, Kyle Lowry avrebbe soltanto sette giorni di tempo dall’ultima partita di questa stagione per utilizzare la sua player option presente nel suo contratto, in scadenza in estate. Il #7 dei Raptors, che attualmente percepisce uno stipendio da 12 milioni di dollari, starebbe pensando di testare la free agency in estate e vedere quali siano le soluzioni più consoni per il suo futuro in NBA. Oltre alla stella del progetto Raptors, sarebbero in scadenza anche Serge Ibaka, Tucker e Patrick Patterson, giocatori che sarebbero molto difficili da trattenere date le loro richieste economiche.

Il front office dei Raptors, sempre secondo Bobby Marks, sembra aver stanziato circa 76 milioni di dollari per poter rinnovare tutti i contratti dei giocatori del proprio roster, rimanendo con ulteriori 25 milioni di spazio salariale per ulteriori arrivi in estate. Kyle Lowry resterà la chiave del progetto Raptors? Al termine dei Playoffs la situazione sarà più chiara.

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Luol Deng

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Raptors vs Bucks 1-1: Road to Milwaukee

Kyle Lowry Toronto Raptors

Lo sguardo sollevato di Kyle Lowry dopo il canestro del 104-100 di gara 2 spiega tutto. A meno di 10 secondi dalla fine, lo spettro di uno 0-2 fra le mura amiche cominciava ad aleggiare nelle teste dei tifosi presenti all’Air Canada Centre, facendo tornare alla mente la sciagurata serie contro Washington del 2015.
I Bucks hanno provato sul serio a chiudere idealmente i giochi dopo due sole partite, contro ogni pronostico. Ci sono andati vicini, e questo è già un merito. Hanno messo in mostra tutti i limiti dei loro avversari, e hanno dato l’impressione di seguire più agevolmente il loro piano partita.
Per ora tutto ciò è comunque servito a ribaltare il fattore campo, dettaglio non di poco conto. Non basta però a indirizzare la serie, visto che i Raptors hanno più volte dimostrato di saper affrontare questo tipo di situazioni.

DeMar DeRozan
DeMar DeRozan e Kyle Lowry.

Toronto, abbiamo un problema: gara 1. Con quella di sabato scorso, quelle perse al primo turno di playoffs diventano 9, su un totale di…9. In pratica una tassa da pagare a cui questo gruppo di giocatori comincia ad essere abituato. Negli ultimi 4 anni il passo falso iniziale si ripete sistematicamente, e stavolta è stato anche parecchio fragoroso. I Raptors hanno tirato col 36% segnando 83 miseri punti, con un saldo palle recuperate/perse di -7, e Kyle Lowry ha chiuso con 4 anonimi punti, frutto di un deprimente 2/11 al tiro. Nonostante questi dati impietosi, Toronto era riuscita a chiudere il primo tempo sul +5. Poi, alle prime difficoltà della ripresa, si è sciolta: 32 i punti totali nelle ultime due frazioni.
In gara 2, con le spalle al muro, i padroni di casa hanno invece gestito il match per larghi tratti, scappando in doppia cifra, e reagendo sempre con prontezza a ogni tentativo di rimonta degli ospiti. Certo, sul +12 a 9 minuti dalla fine ci dovrebbe essere più risolutezza nel chiudere la pratica. Ma evidentemente ai Raptors piace soffrire, affidandosi alle giocate dei singoli, per l’occasione molto efficaci: Lowry e DeRozan hanno chiuso con 45 punti totali e un ottimo 50% al tiro (15/30).
Merita un discorso a parte Serge Ibaka: lo spagnolo viaggia a 17.5 punti e 10.5 rimbalzi, col 45% da 3 e 2.5 stoppate a partita. L’unico dei suoi a rispondere presente in entrambe le uscite, enigma irrisolvibile per la difesa avversaria con la sua stazza e la sua bidimensionalità.

Greg Monroe.

 

Da underdog designati, i Bucks se la stanno cavando egregiamente. Difesa e transizione restano le armi definitive che potrebbero sancire un loro upset, ma è sull’esecuzione accurata del gioco a metà campo che stanno costruendo questo buon inizio di postseason.
Nel primo capitolo della saga hanno messo la freccia con uno strabiliante 3° quarto da 29 punti, e tutti i 10 canestri messi a segno sono stati assistiti. Un dato impressionante che denota le palesi difficoltà della difesa dei Raptors negli accoppiamenti in situazioni di blocco, lette magnificamente dall’insospettabile Khris Middleton di gara 1, capace di smazzare ben 9 assist (con un incredibile real plus minus di +40).
La palla gira, e i tiri in ritmo dal perimetro sono il segreto di pulcinella dietro al fantastico 43% da oltre l’arco. Un’altra conseguenza diretta è il coinvolgimento di molti giocatori in attacco: sono infatti in 5 a scavallare la doppia cifra di media. Oltre al già citato Middleton (15), segnaliamo i 12.5 di Tony Snell e gli 11.5 di Malcolm Brogdon. In cima a questa lista, però, ci sono i veri due spauracchi della difesa canadese: se da un lato lo strapotere di Giannis Antetokounmpo (26 punti, 11.5 rimbalzi e 5 assist) era praticamente preannunciato, l’impatto devastante di Greg Monroe può diventare il vero ago della bilancia della serie. L’ex Pistons sta portando in dote 16 punti e 9.5 rimbalzi in meno di 24 minuti di impiego, dimostrando di poter essere la spalla perfetta del greco nella metà campo offensiva.

Inside the duel: Toronto Raptors vs Milwaukee Bucks

Toronto Raptors e Milwaukee Bucks si apprestano a vivere questo inedito primo turno di playoffs con aspettative molto differenti, ma con la stessa convinzione di chi ha visto definitivamente svoltare la propria stagione dopo la pausa dell’All Star Game. Stiamo infatti parlando delle squadre che da quel momento in poi detengono i migliori record a est assieme a Boston. Si tratta dunque di uno scontro tra due roster in salute, che anche grazie ad alcune trade particolarmente fortunate (si chieda in casa Raptors per maggiori delucidazioni) arrivano a questo impegno sull’onda dell’entusiasmo.
C’è chi, come Milwaukee, deve riprendere un discorso iniziato due anni fa (sconfitta 2-4 contro i Bulls al primo turno dei playoffs) e interrotto bruscamente nella sciagurata regular season 2015/16 da 33 W; c’è poi chi, come Toronto, un discorso del genere non lo interrompe da tempo, visto che si appresta a vivere la quarta postseason consecutiva, e non più di 10 mesi fa si giocava una finale di Conference contro i Cleveland Cavaliers.

 

LA REGULAR SEASON DEI RAPTORS

  • Record: 51-31
  • Offensive rating: 112.3 (6th)
  • Defensive rating: 108 (11th)
  • Key Stats: 8.3 palle recuperate – 12.8 palle perse – 46.4% dal campo
  • Team leaders: DeMar DeRozan (27.3 PTS) Jonas Valanciunas (9.5 REB) Kyle Lowry (7 AST)

LA REGULAR SEASON DEI BUCKS

  • Record: 42-40
  • Offensive rating: 109.2 (13th)
  • Defensive rating: 109.2 (19th)
  • Key Stats: 24.2 assist – 8.1 palle recuperate – 47.4% dal campo
  • Team Leaders: Giannis Antetokounmpo (22.9 punti, 8.7 rimbalzi, 5.4 assist)

IL DUELLO

E’ evidente che con il Jabari Parker d’inizio stagione (oltre 20 punti e 6 rimbalzi in 51 partite) avremmo fatto altre valutazioni. Ma con l’ex Duke ai box, non si può fare a meno di fare una prima osservazione: le speranze dei Milwaukee Bucks iniziano e finiscono con Giannis Antetokounmpo. Jason Kidd ha scelto di fare del greco il perno del gioco, un all-around player capace di sfruttare le sue enormi leve e il suo inaspettato ball handling per creare mismatch in ogni occasione. Per permettere tutto ciò, il numero di possessi sui 48 minuti è volutamente basso (94.5), praticamente identico a quello dei Raptors (94.8). Anche se l’opzione “Antetokounmpo 1 vs 5 in transizione” viene cavalcata più volte per creare scompiglio nelle difese avversarie, i Bucks – a differenza dei canadesi – hanno il loro punto di forza in un ragionato e intelligente ball movement. Il gioco si sviluppa principalmente dagli angoli, con Malcolm Brogdon o Matthew Dellavedova spesso utilizzati da (ottimi) bloccanti, e Giannis principale deputato a ricevere la palla e leggere il movimento dei compagni sul lato debole.

Khris Middleton e Greg Monroe sono i giocatori più talentuosi a fianco di Antetokounmpo. Il loro rendimento sarà cruciale per giocarsela ad armi pari con i Raptors

L’attacco dei Raptors è invece stagnante e prevedibile, ma paradossalmente potrebbe rappresentare il loro grande vantaggio: i canadesi infatti, pur essendo ultimi per assist a partita (18.5), hanno almeno 4 giocatori capaci di creare punti in situazioni di 1 vs 1. Sotto canestro a Jonas Valanciunas è stato affiancato l’ex Thunder e Magic Serge Ibaka, mentre fra gli esterni la coppia Kyle Lowry – DeMar DeRozan si è confermata fra le più letali dell’intera NBA. Dwane Casey ha imparato negli anni ad accettare le caratteristiche dei suoi giocatori più talentuosi, cercando di esaltare le loro qualità. In tal senso è facilmente spiegabile la spiccata propensione dei Raptors a guadagnare tiri liberi (24.8 a partita), conseguenza diretta delle innegabili capacità di 1 vs 1 dei giocatori citati in precedenza.

I Bucks, come dicevamo, si affideranno a quel prodigio della natura che risponde al nome di Giannis Antetokounmpo. Potrà sembrare banale, ma in questo caso la stella della squadra non è semplicemente il giocatore più talentuoso: il greco, infatti, è il migliore dei suoi in ben 5 campi statistici (punti, rimbalzi, assist, stoppate, palle rubate), e in ognuna di queste categorie si trova nella top 20 della lega. Sapete quanti avevano raggiunto un simile traguardo, in passato? Se non avete risposto, complimenti: non ci era mai riuscito nessuno.
Jason Kidd ha permesso al 23enne greco di prendere in mano la squadra nel giro di 2 anni, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. I playoffs a cui stiamo per assistere potrebbero essere i primi passi di un fenomeno verso l’olimpo del basket.


A Toronto è invece da poco rientrato un certo Kyle Lowry
dall’infortunio al polso destro che lo ha tenuto fuori per un mese e mezzo. Alla prima partita, in quel di Detroit, ha semplicemente vinto da solo, finendo con 27 punti, 5 rimbalzi e 10 assist. Una dimostrazione di forza e consapevolezza che ha spazzato via ogni dubbio sulle sue condizioni fisiche. Sarà stimolante vedere se e come funzionerà l’intesa con Serge Ibaka, potenzialmente il vero valore aggiunto in un eventuale rematch con i Cavaliers. Da verificare invece l’approccio a questo primo turno, dopo i tentennamenti iniziali contro Pacers, Heat e Cavaliers nella passata stagione. C’è però da precisare che in tutte e 3 le serie reagì magnificamente, trascinando i suoi al passaggio del turno contro Miami.
Quando DeMar DeRozan non verrà chiamato in causa, sarà lui a doversi caricare la squadra sulle spalle.

 

L’esperienza accumulata negli anni fa pendere la bilancia dalla parte di Toronto, ma c’è da scommettere che non sarà facile strappare una vittoria in Wisconsin per accorciare la serie. Bisogna invece fare particolare attenzione a gara 1: Toronto nella sua storia ne ha giocate 5 in casa, e le ha perse tutte e 5.

 

We The North #16: Comincia la volata finale

Il ruolo di Delon Wright sta diventando sempre più importante, e non è detto che non continui a trovare tanti minuti nelle rotazioni anche dopo il rientro di Kyle Lowry

La Regular Season Nba è agli sgoccioli, e i Toronto Raptors sono attualmente invischiati nella bagarre che caratterizza le prime posizioni della Eastern Conference.
La quarta partecipazione consecutiva alla postseason è stata matematicamente raggiunta da qualche partita, ma in realtà non è mai stata in discussione da inizio stagione, anche quando i canadesi hanno dovuto attraversare l’inattesa crisi di risultati pre-AllStar Game. Quel periodo negativo ha tolto ogni possibilità ai Raptors di replicare le 56 W del 2015/16, e ha sostanzialmente permesso ai Boston Celtics di prendere un vantaggio decisivo nella corsa alla Atlantic Division. In fin dei conti, il prezzo da pagare è minimo, visto che tutte le energie sono state profuse in vista dei playoffs, con Toronto che sembra essere sulla strada giusta per affrontarli come meglio non potrebbe. Questo perché le acquisizioni di Serge Ibaka e PJ Tucker hanno radicalmente cambiato il corso degli eventi: dal loro arrivo il record è 14-6, con la significativa accelerata delle ultime 2 settimane, che ha portato in dote 8 vittorie su 9 incontri. Tutto ciò assume ancora più valore considerando l’infortunio al polso che sta ancora costringendo Kyle Lowry ai box, e che sicuramente impedirà al numero 7 di rientrare ai playoffs al meglio della forma. La bravura di coach Dwane Casey e del suo staff è stata quella di voltare immediatamente pagina e reagire alla situazione avversa, evitando che questo inconveniente potesse avere il peso di una spada di Damocle sulle ambizioni della squadra. Così si spiega la mai così spiccata propensione di DeMar DeRozan nel cercare i compagni (9 delle ultime 20 partite con almeno 5 assist; nelle prime 50 questa evenienza si era verificata in sole 16 occasioni); o l’efficienza al tiro sempre maggiore (dal 54% al 61%) di Jonas Valanciunas a discapito delle medie totali; o il notevole impatto di Delon Wright (7 partite in doppia cifra su 22); o anche il discreto contributo di Jakob Poeltl dalla panchina (5 punti + 4,3 rimbalzi nelle ultime 10). Questi piccoli ma significativi aggiustamenti hanno reso molto più agevole l’ambientamento di Ibaka (15.2+6.6 in 31di utilizzo), lungo bidimensionale (43% da oltre l’arco) che mancava terribilmente al roster.
Archiviata virtualmente la questione Atlantic Division (3 partite da recuperare ai Celtics con sole 5 ancora da giocare), i Raptors hanno comunque l’obbligo di mantenere alta la tensione cercando di tenersi i Wizards alle spalle. Non c’è molto spazio per sperare che i Cavaliers si riprendano il 1° posto della Conference evitando di finire nella stessa parte di tabellone, o comunque per fare calcoli su ogni possibile avversario del 1° turno: il calendario di Toronto prevede incroci complicatissimi, con Pacers, Pistons e Heat in rapida successione, tutte ancora in lotta per l’ottava piazza, e col gran finale a Cleveland che potrebbe ancora essere decisivo per un miglior piazzamento nella griglia playoff.
Una piccola ma significativa anteprima in vista della tanto agognata seconda metà di aprile.

Scariolo: “Pau e Marc Gasol vogliono esserci a EuroBasket 2017”

Buone notizie per la nazionale Iberica guidata da coach Sergio Scariolo in vista di Eurobasket. In una lunga intervista alla radio spagnola Onda Cero ha parlato di alcune importanti novità in vista degli europei di quest’estate.

VOGLIA DI NAZIONALE

I fratelli Gasol sembrano infatti essere abili e arruolati per la massima rassegna continentale, come dichiarato dallo stesso allenatore: “ Pau mi ha detto che ci sarà. Ovviamente tutti vogliono vedere come finiranno la stagione, ma già chiedere quali saranno i nostri programmi lo vedo come un ottimo inizio” – afferma l’ex Olimpia Milano” abbiamo comunque bisogno di monitorarli per vedere come sarà il loro stato fisico, soprattutto di chi prenderà parte ai playoff. Dobbiamo attendere che ci sia un’idea chiara ma la predisposizione di tutti i giocatori è davvero ottima.”

Marc Gasol sembra essere pronto al ritorno dopo due anni di inattività dalla nazionale per infortunio che lo ha costretto a saltare anche la rassegna brasiliana di quest’estate.

“Inizieremo ad allenarci il 28 Luglio e abbiamo la possibilità di cambiare il nostro modo di giocare rispetto ai due anni in cui Marc non è stato con noi”– continua Scariolo-Dobbiamo renderlo parte del nostro gioco. E’ un innesto importante e abbiamo tanto su cui lavorare.”

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Marc e Pau Gasol, i giocatori più rappresentativi della nazionale spagnola

Ma non sono finite qui le buone notizie per i tifosi spagnoli: infatti anche Nikola Mirotic e Serge Ibaka hanno dato il loro assenso alla causa nazionale.

Nikola e Serge hanno confermato la loro disponibilità, ovviamente dobbiamo discutere le situazioni a causa del loro status e avvertirli con un certo preavviso. Ognuno ha le sue circostanze e le sue situazioni ma questa disponibilità mi rende molto contento.”

Scariolo potrà portare con sé solo uno dei due giocatori, visto il loro status di naturalizzati spagnoli. Ibaka ha giocato a EuroBasket 2011, le Olimpiadi 2012 e il mondiale 2014 mentre Mirotic ha rappresentato a Spagna a EuroBasket 2015 e alle Olimpiadi dello scorso anno.

Insomma, l’imbarazzo della scelta per una nazionale che deve puntare a fare molto bene visto che, ad eccezione di Eurobasket 2015, la Spagna sale sul podio Europeo dal 1999.