I Philadelphia 76ers su Noah Vonleh dei New York Knicks

Interesse dei Philadelphia 76ers per il lungo dei New York Knicks Noah Vonleh.

I Sixers, da settimane alla ricerca di un uomo d’area da inserire nelle rotazioni di coach Brett Brown in alternativa ai veterani Mike Muscala e Amir Johnson ed al rookie Jonah Bolden, avrebbero messo gli occhi sul prodotto di Indiana, alla sua prima stagione a New York dopo tre anni passati tra Charlotte Hornets, Portland Trail Blazers e Chicago Bulls.

Coach David Fizdale ha da subito dato spazio a Vonleh, reduce da due annate di scarso utilizzo in Oregon, e l’ex Indiana Hossiers ha ripagato la fiducia in lui riposta con una solida prima metà di stagione da 8.6 punti e 8.5 rimbalzi a gara, con un eccellente 41.1% al tiro da tre punti in 43 partite giocate.

Noah Vonleh potrebbe dunque corrispondere al profilo di “stretch four” ideale per i Philadelphia 76ers, alla ricerca di profondità in uscita dalla panchina e tiro da tre punti. Il veterano Wilson Chandler, arrivato in estate da Denver in sostistuzione di Ersan Ilyasova, ha faticato in questa stagione a trovare minuti, ritmo e forma fisica.

Vonleh diventerà free agent al termine della stagione. Il suo contratto, un accordo annuale “leggero” da 1.6 milioni di dollari, non dovrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile in caso di intesa tra le due squadre.

Bjelica-Sixers: affare saltato. Possibile futuro in Europa per il serbo

Bjelica-Sixers salta tutto. Il giocatore ex T’Wolves ha infatti rifiutato il contratto offertogli ed ora il suo futuro, salvo sorprese, sarà in Europa.

L’ala serba, che ha lasciato nelle scorse settimane Minnesota, sembrava davvero ad un passo da Philadelphia ma nelle ultime ore ci sarebbe stato un dietrofront che avrebbe portato alla possibilità di lasciare (almeno momentaneamente) l’NBA.

Bjelica-Sixers: i motivi del “no”

Dietro al “no” ai Sixers, secondo Jon Krawczynski di The Athletic, ci sarebbero motivazioni familiari che spingerebbero Bjelica verso il ritorno in Europa.

Su di lui, manco a dirlo, si è già fiondato il CSKA Mosca che, nelle prossime ore, tenterà di mettere a segno un super colpo di mercato, per tentare l’assalto a quell’Eurolega che manca da 2 anni.

Tornando all’offerta di Philadelphia, il serbo ha dunque rifiutato l’annuale da 4.4 milioni di dollari propostogli. A questo punto i Sixers, che erano già convinti di aver chiuso per lui, dovranno tornare sul mercato della free agency per cercare un giocatore dalle caratteristiche simili.

Brown-Sixers: c’è l’accordo per l’estensione contrattuale

Brown-Sixers è un binomio che continuerà per i prossimi anni. A riportarlo è Adrian Wojnarowski di ESPN secondo cui la franchigia e l’head coach in carica hanno finalmente trovato l’accordo per l’estensione contrattuale.

Bryan Colangelo, GM dei Philadelphia 76ers, ha deciso di puntare ancora su di lui dopo il buon lavoro di sviluppo dei giovani che ha portato la franchigia della città dell’amore fraterno al secondo turno dei playoff.

Brown-Sixers: trust the Process

Se il “Processo” deve continuare, lo stesso deve fare il duo Brown-Sixers. Non a casa la dirigenza gli ha offerto un rinnovo di 3 anni che, aggiunti all’anno che ancora gli mancava, fanno si che la scadenza del contratto sia addirittura datata 2022, davvero un bel attestato di fiducia.

Con la prossima free agency a Philadelphia è attesa una super star che potrebbe accelerare la crescita di squadra per cercare di portarla subito ad un livello competitivo da potersi giocare quanto meno le finali di Conference ad Est.

Puntare a fare meglio di quest’anno, dunque, l’obiettivo di Brown-Sixers per la prossima stagione. Per far si che ciò accada bisognerà continuare a sviluppare i giovani cercando di affinare ancora i talenti grezzi (e viene quasi da ridere pensando a ciò, per quello che hanno mostrato) di Embiid e Simmons su tutti, senza dimenticare Fultz, affiancandogli, come successo con Belinelli nella seconda parte di stagione, giocatori già pronti e che hanno alle spalle un’esperienza ai playoff.

 

Infortunio Covington: intervento riuscito per l’ala dei Sixers

L’infortunio Covington è ormai solo un brutto ricordo. Il giocatore dei Sixers, come comunicato dalla società, si è infatti sottoposto ad un intervento chirurgico alla mano che ha avuto esito positivo.

Il comunicato stampa diramato da Philadelphia parla di una riparazione al tendine estensore del dito medio della mano sinistra.

Infortunio Covington: le ultime

Come detto sopra l’infortunio Covington si è risolto nel migliore dei modi. L’ala dei Sixers si era procurata questo danno in una partita del 28 dicembre contro i Portland Trail Blazers e che poi non aveva curato immediatamente, anche perché la stagione era in una fase frenetica.

Covington dovrà indossare una stecca durante il periodo di riposo a cui è stato sottoposto e verrà rivalutato tra due o tre settimane, come comunicato dal suo team.

Quella appena conclusa è stata una buona stagione dal punto di vista personale, chiusa con 12.6 punti a partita e con il 36% di realizzazione dalla lunga distanza nelle 80 partite giocate. Non solo, però, visto che i Sixers sono riusciti anche ad arrivare ai playoff che però li ha visti sconfitti, al secondo turno, dai Boston Celtics.

 

Emeka Okafor approda in G-League

Emeka Okafor vuole tornare nel campionato NBA. Prima di fare questo passo, però, ha deciso di ricominciare dalla G-League, così da mettersi in mostra davanti a tutte le franchigie americane. La squadra in questione sono i Delaware 87ers, appartenenti alla franchigia dei Philadelphia 76ers.

Emeka Okafor ha giocato la sua ultima stagione con i Phoenix Suns, non lasciando una buon ricordo alla franchigia.

Eppure il ragazzo a inizio carriera sembrava dover promettere il meglio. Nel 2004, infatti, è stato la seconda scelta assoluta dietro solo a Dwight Howard.

Nel 2005, invece, è stato premiato come Rookie of the Year, proponendosi come migliore prospetto NBA.

L’infortunio e il lungo recupero

Il 35enne ha dovuto interrompere la sua esperienza NBA nel 2013, per colpa di un’ernia al collo. Una volta cominciata la fase di recupero, il giocatore non è più riuscito ad inserirsi in un roster, rimanendo fuori dal giro NBA fino a questo momento.

Finalmente sembra che Emeka Okafor abbia trovato la sua dimensione in G-League, dove potrà dimostrare il suo valore e rifarsi della lunga e forzata pausa.

Come giocatore dei Delaware 87ers, inoltre, il giocatore potrà lasciare immediatamente la squadra per volare in NBA alla prima chiamata utile.

In nove stagioni NBA, il veterano ha messo a referto una media di: 12,3 punti e 9,9 rimbalzi.

 

Joel Embiid: “Finalmente mi sento meglio”

Fin dall’anno scorso Joel Embiid è stato un punto di riferimento per i Philadelphia 76ers. Nonostante ciò, non è riuscito a dare alla squadra, l’apporto da lui sperato per via di continui infortuni che ormai lo perseguitano da anni.

Nella  giornata di ieri sembra esserci stata una svolta fondamentale per la stagione del gigante africano. Infatti, il ragazzo ha preso parte alla partitella 5 contro 5 dell’allenamento di giovedì, facendo ben sperare tutto lo staff dei Sixers. Joel Embiid quindi, potrebbe giocare molte più partite quest’anno ma dovrà comunque agire con cautela e pazienza.

Le parole di Joel Embiid

Il numero 21 dei Sixers, dopo gli esiti positivi degli ultimi allenamenti dichiara a Jessica Camerato di NBCSN: “Finalmente mi sento meglio. Ero un po’ arrugginito ma son stato contento di riuscire ad ultimare l’allenamento”.

L’anno precedente, Joel Embiid è riuscito a giocare solo 31 partite delle 82 regolari, saltando molti back to back. Coach Brett Brown non nasconde la preoccupazione per un rientro troppo affrettato, ma dichiara che sorveglierà il percorso del ragazzo per farlo rendere al massimo.

Infine Embiid rilascia a NBCSN un’altra dichiarazione riguardante la sua salute: “Nelle ultime settimane mi sono allenato bene, ora sto sentendo un po’ di fatica ma conto di poter recuperare con più velocità”.

Embiid out, Noel a Dallas, Okafor KO, cosa resta ora per i Sixers?

Nersel Noel e Joel Embiid

Ma che senso ha scegliere Payton se hai MCW?”
“Che senso ha scambiarlo per prendere un altro lungo?”
“Non lo avrai prima di due anni, è una scelta buttata”

Un Climax di giudizi affrettati e valutazioni sommarie degne del peggior tifoso Tipo. E’ il draft 2014, quello di Joel Embiid per intenderci. I Sixers sono ancora in mano a Sam Hinkie ed ovviamente hanno un numero imprecisato di scelte a disposizione. Alla numero 10, nonostante l’anno prima l’NBA intera avesse assistito all‘esplosione statistica di Michael Carter-Williams, scelgono Elfrid Payton, PG con spiccate doti difensive da ULL.
Il capelluto playmaker ha vita breve nella città dell’amore, perché ancor prima di potersi abituare all’idea i Sixers lo spediscono ad Orlando in cambio di un promettente europeo classe ’94.

Dario Saric – nonostante abbia da poco compiuto 20 anni – ha appena firmato un biennale con l’Efes (2.6 milioni complessivi) con opzione di uscita nel 2016. L’intento del giovane croato di andare oltreoceano è chiara (“Manterrò la mia promessa) e si materializza nell’estate passata.

“The Croatian Sensation 2.0” (non ce ne voglia super Tony Kukoc) si presenta in punta di piedi in una squadra che annovera due dei possibili candidati al ROY: il pluri decantato Ben Simmons, ultima prima scelta assoluta, e il tanto atteso Joel Embiid, finalmente pronto ai nastri di partenza.
Dario per gli insider ha buoni fondamentali ma scarso talento e molti addetti ai lavori faticano a trovargli un’effettiva posizione in campo. Inoltre la concorrenza è spietata sia nel reparto avanzato che sugli esterni, in cui Covington sembra uno dei pochi punti fermi della squadra. Il resto della storia la conoscete tutti.

Saltato prematuramente Simmons (OFTS), andato The Process (Out Indef.), ceduti Ilyasova ad Atlanta e Noel a Dallas, ed infortunatosi anche Okafor il reparto lunghi dei Sixers si è trasformato rapidamente da un’assemblea studentesca ad un’ora facoltativa di religione.

Dario Saric, passato l’iniziale periodo di adattamento, comincia a mostrare i primi lampi della propria classe. Come sparring partner, quando i Sixers vincono e convincono grazie agli exploit di “The Process”, e come primo violino della squadra, riuscendo a registrare anche quattro doppie doppie consecutive a cavallo dell’ASG.
18+10+3.6 col 44% dal campo nelle ultime 5, in doppia cifra da 10 compreso l’exploit da 21+7+7 contro i Warriors.

Stiamo solo grattando la superficie di un diamante grezzo ricco di plus e minus, con un QI sopra la media ma tanti punti interrogativi dal punto di vista difensivo e realizzativo.
Probabilmente, anzi sicuramente non parleremo mai di un franchise player. E forse nemmeno di un secondo violino di lusso.
Ciò che è quasi certo è che i Sixers avranno comunque il loro Rookie of the year, sebbene non sia esattamente quello che aspettavano..

Mercato 76ers: Okafor si tratta con i Bulls, McDermott sul piatto?

Doug McDermott contro i Toronto Raptors

Ormai mancano poche ore alla fine del mercato e una delle franchigie più attive è sicuramente Philadelphia, i Sixers. Infatti poche ore fa il GM ha scambiato il turco Ersan Ilyasova, che finisce ad Atlanta in cambio di Splitter e due second-round picks.

Alla luce di questo scambio la partenza di Okafor sembra sempre più vicina: a contenderselo ci sono i Chicago Bulls, che hanno messo sul piatto McDermott e Mirotic,  i Boston Celtics e gli Indiana Pacers. Inoltre i 76ers hanno proposto Okafor ai Detroit Pistons in cambio di Pope, ma la dirigenza di Detroit ha rifiutato la proposta. Philadelphia ha provato anche l’agguato a Jimmy Butler, giocatore che farebbe comodo a qualsiasi franchigia, ma hanno ricevuto  la stessa risposta data qualche giorno fa ai Boston Celtics: Butler non si vende, se non di fronte ad offerte super.

Molto probabilmente Okafor saluterà la franchigia della Pennsylvania, poichè in quanto a lunghi i Sixers sono coperti vista la presenza di Joel Embiid (considerato intoccabile) e Nerlens Noel, inoltre  l’arrivo di Splitter ha praticamente messo la valigia in mano al ragazzo di Chicago (anche se al momento è out per infortunio).  Il mercato si concluderà alle 21 (ora italiana) di quest’oggi e può ancora succedere veramente di tutto anche e soprattutto in casa Sixers.

mirotic

Uscire dall’anonimato: Tj McConnell

Chi è TJ McConnell

Nato a Pittsburgh il 25 marzo 1992, il nostro TJ McConnell è al secondo anno in Nba. Classico playmaker bianco di riserva, sotto la media della lega a livello fisico ed atletico, apparentemente non dotato di grandi abilità tecniche. E, infatti, è stato scelto al secondo giro dai Sixers nel Draft 2015. Un carneade in una squadra di carneadi e di giovani promesse; uno dei tanti elementi misteriosi di una squadra che punta al tanking, uno di quelli che ti fanno domandare “E questo cosa c’entra con l’NBA?”. La prima stagione viene chiusa dal protagonista di questa storia con queste medie: 6.1 punti, 4.5 assist, 3.1 rimbalzi col 47% dal campo in 19.8 minuti di impiego a partita. Una stagione nella media per un giocatore sul quale non ci sono mai state particolari aspettative.

TJ McConnell esulta durante una partita dei suoi Sixers

E in questa stagione non cambia molto da questo punti di vista: gli assist sono saliti a 6.0 di media, mentre i punti sono scesi a 5.9. E allora vi chiederete di cosa stiamo parlando. Le cifre non dicono certo che McConnell è improvvisamente diventato uno dei migliori playmaker della lega. Eppure qualcosa di diverso c’è.

TJ McConnell uomo dei momenti importanti

Cominciamo a dire ciò che le statistiche non dicono, proprio attraverso una statistica: rispetto alla scorsa stagione TJ McConnell gioca quasi cinque minuti in più a partita (24.5 contro 19.8). Ci si potrebbe chiedere se questo sia un merito. Innanzitutto, chiunque abbia vissuto l’ambiente di un campo da pallacanestro sa che guadagnare cinque minuti in più sul parquet non è cosa semplice né di poco conto. Ma, oltre a queste argomentazioni di limitata utilità, McConnell sta in campo di più perché lo merita. Ha migliorato la sua capacità di trovare i compagni per tiri facili (6 assist di media)  sa rendersi utile in tutte le fasi del gioco, pur non eccellendo in nessuna di esse. Esempio di ciò il fatto che abbia sfiorato anche la tripla doppia in questa stagione.

TJ McConnell sta in campo più a lungo perché sa essere freddo nei momenti decisivi, in cui viene spesso preferito al compagno di reparto Sergio Rodriguez. E sulla capacità di essere decisivo si è voluto esprimere il suo compagno Joel Embiid:

Tj McConnell, entre esulta per un buzzer beater, vine accostato da Embiid a Michael Jordan

TJ McConnell è il giocatore più clutch di sempre.

Questa la frase che Joel Embiid ha apposto su Twitter al suo fotomontaggio. Certamente, conoscendo Embiid, non manca dell’ironia in questo post. Post che però arriva dopo due buzzer beater in meno di un mese da parte del numero undici di Philadelphia. Insomma, TJ McConnell è clutch per davvero e, grazie a questa stagione, in cui i Sixers hanno anche mostrato netti miglioramenti, ha dimostrato di non essere un signor nessuno nella lega dei fenomeni.

Barkley: Il più forte dopo Jordan

Chris Mullin e Charles Barkely
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CHARLES BARKLEY IN MAGLIA SIXERS

Ai tryouts di Team USA del 1984, svoltisi a Bloomington, Indiana nella casa dei già famosi Hoosiers di Indiana University, un ragazzotto di appena 21 anni cosparso in 198 centimetri afroamericani, si presenta davanti a Coach Bobby Knight già pronto per allenarsi. Il Sergente, come si faceva chiamare, lo annusa un po’ sentendo un forte odore di carne fritta: “Mi sono mangiato 4 polli fritti poco prima di partire da casa.” ha detto poi alla stampa, giustificandosi che “Non ero sicuro mi avrebbero dato da mangiare.”
In questo breve siparietto si strugge tutto il carisma di Charles Barkley, giocatore che a detta di molti “Dopo Jordan, nella lega, c’è subito lui.”
Coach Knight però si lascerà ammaliare ben poco dell’esponente fisicità del centrone di Auburn, escludendolo dal roster ufficiale che di li a poco conquisterà il titolo aureo ai giochi olimpici Losangelini. Piccato sull’orgoglio, Charles Barkley ne trae forte motivazione che lo spinge a fare ancora meglio e a Philadelphia, la città di Moses Malone e Dr. J, non si parla d’altro che di lui.

Sempre scalmanato ed incostante, il vecchio Mosè lo prende sotto la sua ala protettrice e gli insegna cosa voglia dire lavorare duro. I due si incontrano spessissimo la mattina presto per andare a correre ai campi d’atletica e poi lavorare in sala pesi ed in palestra. Già dalla seconda stagione, fino all’approdo nella città più obesa della terra dei liberi (Houston, ndr), terrà una media di almeno 20 punti ed almeno 10 rimbalzi a stagione. Dominerà con il suo modo unico di giocare grazie all’innata capacità di saper alternare una potente fisicità ad un ottimo gioco tecnico leggendo semplicemente quello che gli propone la difesa.

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MJ vs BARKLEY

Nell’estate del 1992 oltre a far parte del Dream Team, oltre a monopolizzare le cronache sportive attinenti al mondo olimpico con tutte le sue singolari uscite ed oltre ad essere il miglior realizzatore a stelle e strisce con oltre 14 punti di media, scuote il mercato NBA con la decisione di passare ai Phoenix Suns. “Vedi lassù?” gli dice l’allora proprietario dei Suns in occasione della prima visita di Barkley in Arizona “Quegli stendardi c’erano ancor prima che tu arrivassi qui e ci saranno ancora dopo che tu te ne andrai. Questa società in ugual modo. Ma se noti bene, lassù manca lo stendardo di campione NBA. Ecco perchè tu sei qui.”
Purtroppo il destino è beffardo e tra Sir Charles e l’agognato stendardo c’è il solito omerico guastafeste (inutile dirvi chi è, lo avete già capito). Comunque insignito di un premio MVP nel 1993 che lo eleverà ancora di più a super stella NBA.

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BARKLEY AI MICROFONI DI TNT

Nel 2000, con il nuovo millennio, appende le scarpe al chiodo in maniera definitiva, dando inizio alla terza parte della sua vita. Forse era arrivato il momento giusto per farlo. Da sempre è stato un tipo di giocatore stile anni ’80 americani, fatti di contatti duri ed offese sul campo, gioco intenso in tutte e 82 le partite della Regular Season nel rispetto proprio, dello staff ed anche di chi si separa da molti quattrini pur di vederli giocare. Il 2000 è un millennio che gli sta stretto, non può più schiacciare in faccia al difensore facendolo cadere, prendere il pallone e tirarglielo addosso mentre è ancora a terra. Non può più tirare pugni all’arancia o guardare male l’arbitro dopo un fischio ritenuto dubbio. Meglio chiudere i battenti li e conservare almeno i ricordi.
Da li non pochi problemi, due su tutti riguardanti alcool (tanto) e gioco d’azzardo (tantissimo). Il suo peso aumenta a dismisura e poi scende, aumentando ancor dopo. Un’altalena non facile per chi come lui alterna una dieta irregolare ad una regolare. Manda fuori dai gangheri tanti giocatori stando seduto sullo studio della TNT, non si ricorda mezzi giocatori odierni soprattutto se non famosi ed ha baciato il sedere di un mulo per una scommessa persa (aveva profetizzato che Yao era un mezzo bluff e non avrebbe mai segnato più di 19 punti in una partita). Ma oggi come allora, allora come oggi dice sempre quello che pensa, senza peli sulla lingua e senza vergognarsene. Solo che magari ora si prendere un po’ di tempo in più per parlare. Ma in fondo di Charles Barkley ce n’è uno solo.

I Sixers preferiscono scambiare Okafor

Sono ormai molte le stagioni nelle quali non vediamo i Philadelphia 76ers competere ai Playoff, e durante questo lungo processo di ricostruzione la dirigenza ha deciso di puntare ad avere sempre scelte molto alte al Draft, decisione che però ha dato solo parzialmente i propri frutti: Nel roster dei Sixers c’è un forte squilibrio tra reparto piccoli e reparto lunghi, col secondo decisamente sovraffollato.

Per riequilibrare le sorti del roster e riuscire a migliorare progressivamente la propria situazione dunque, lo staff di

Jahlil Okafor
Jahlil Okafor

Phila ha deciso di sondare il mercato sia con Jahlil Okafor (3 scelta assoluta al Draft 2015) che con Nerlens Noel (sesta chiamata assoluta al Draft 2013) ma, come riporta Keith Pompey di Philly.com, qualora si parlasse di trade vera e propria, l’indiziato numero 1 a partire sarebbe il centro ex Duke Jahlil Okafor. Con il Draft 2016 ormai alle porte, e la sicurezza di scegliere un’altra ala (Simmons o Ingram) con la chiamata numero 1, sembra abbastanza chiaro che qualcuno debba partire: il reparto lunghi ad oggi comprende le PF Dario Saric (12° chiamata assoluta del Draft 2014, che non ha ancora esordito in NBA) e Nerlens Noel, i centri Jahlil Okafor e Joel Embiid, e uno tra Simmons ed Ingram che arriverà il 23 Giugno prossimo. Un reparto lunghi così corposo diventa impossibile da sviluppare e da gestire.

 Nerlens Noel
Nerlens Noel

Okafor è stato il top scorer dei Sixers nella passata stagione, per quanto possa valere questo dato in un ambito di rifondazione totale. Il ragazzo, si è messo in mostra per la sua eleganza nei movimenti in post, qualità molto rara per un giocatore nell’annata da rookie. Il prodotto di Duke, però, ha mostrato anche molte lacune a rimbalzo e nella fase difensiva, peculiarità che farebbero di certo un lungo più completo; inoltre ha visto terminare anzitempo la propria stagione a causa di una frattura ad un menisco che ha richiesto un intervento chirurgico. Il carattere poi, si sa, non è dei migliori: spesso Okafor è stato al centro di episodi poco piacevoli per un professionista NBA. Noel, dal canto suo, ha una stagione in più rispetto ad Okafor sulle gambe, un’etica del lavoro migliore, e per ora è stato valutato dallo staff dei Sixers come la miglior scommessa a lungo termine tra i due.

Saranno molte le franchigie interessate ad Okafor, tra le quali potremmo trovare sicuramente i Boston Celtics, che a quanto pare starebbero cercando di scambiare la terza scelta assoluta del Draft 2016 sulla quale possiedono i diritti, chiamata con la quale a Philadelphia potrebbero scegliere una guardia già NBA-ready come Buddy Hield.