Gli Warriors non si preoccupano degli arbitri, Kerr: “Ai Playoff tutto diverso”

Steve Kerr playoffs

Abbiamo visto tante volte durante la stagione regolare diversi membri dei Golden State Warriors prendersela con gli arbitri. Come, ad esempio, dopo la sconfitta recente all’overtime contro i Minnesota Timberwolves, quando Curry definì con ironia l’arbitro l’MVP della serata.

Ora, tuttavia, si avvicina il periodo più importante della stagione NBA, i Playoff. Dopo tante diatribe, Steph Curry non sembra preoccuparsi dell’impatto che gli ufficiali di gara avranno sulle partite di Postseason. Per Nick Friedell di ESPN, Steph ha dichiarato durante l’allenamento del venerdì:

“Il problema più grande per noi, ed è stato argomento di conversazione nelle ultime settimane, è che gli arbitri fischiano quello che vedono e questo non ci può distrarre da ciò che stiamo provando a fare. Continueremo ad impegnarci, a dare il massimo e a gasarci per le nostre giocate, e non possiamo permettere a buone o cattive chiamate arbitrali di fermarci dal farlo, ed influenzare una serie o una partita. Vedrete come attiveremo il nostro interruttore”

Kerr: “Ai Playoff tutto diverso”

Anche Coach Steve Kerr ha trattato l’argomento ufficiali di gara:

“Ai Playoff non è possibile arbitrare come in Regular Season. Se lo facessero, le partite durerebbero ore e ci sarebbe un fallo in ogni azione. Perciò chiarito questo, dico ai fan che urleranno davanti alla TV <Quello in Regular Season sarebbe stato fallo!> che no, non è così che funziona. Il compito degli arbitri nei Playoff è di assecondare lo scorrere della partita, ed è molto difficile con le difese fisiche dei Playoff. (…) Chiaramente questo è molto difficile, e non sono bene come facciano. Ma è per questo che la Lega prende solo gli arbitri migliori”

Il primo turno Playoff vedrà contrapposti a Golden State i Los Angeles Clippers. La squadra di Kerr sembra avere tutti i favori del pronostico sulla compagine di Danilo Gallinari. Sarà comunque un banco di prova interessante per vedere come gli Warriors approcceranno questa Postseason.

Steph Curry: “Per i giocatori Green e Westbrook sono sopravvalutati? Non ci hanno mai giocato contro”

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Ieri è stato reso pubblico un sondaggio condotto dalla testata The Athletic.com, a quanto pare, tra 127 giocatori NBA. Essi dovevano rispondere a varie domande riguardanti i loro colleghi. Le assegnazioni spaziavano dal più forte di tutti i tempi, all’MVP di questa stagione, fino ad una categoria che ha fatto particolare scalpore.

A far discutere maggiormente è stato il voto per il giocatore più sopravvalutato della Lega. C’è da sottolineare che solo in 47 hanno risposto a questo quesito. I due “vincitori” della categoria sono stati Russell Westbrook e Draymond Green, entrambi con il 17% dei voti, ovvero 8 su 47. Un campione piuttosto basso per arrivare a considerarla un’opinione generale, ma che comunque fa notizia.

Gli altri nomi andati per la maggiore in questa categoria sono stati quelli di Jimmy Butler, Andrew Wiggins e Karl Anthony Towns, con il 6.3% dei voti.

Steph Curry: Votate loro due? Non ci avete mai giocato contro!

I voti ricevuti da Westbrook e Green sono senza dubbio controversi, ma il processo mentale che li ha prodotti è comprensibile.

Partiamo da Westbrook. Il playmaker degli Oklahoma City Thunder sta sfornando record su record di recente: tripla doppia da 20-20-20 e terza stagione consecutiva con una tripla doppia di media. Tuttavia risulta uno dei giocatori più criticati proprio per il suo stile di gioco, secondo molti troppo accentratore ed egoista. Non ci vuole così molto a seguire la scia lasciata già da moltissimi sulle prestazioni del numero 0.

Draymond Green, invece, è una persona che di certo non ha a cuore farsi amare dai suoi avversari. Amante del Trash Talking, non si tira mai indietro se c’è da discutere o provocare. Quale occasione migliore dunque per attaccarlo, se non approfittare della sua stagione negativa a livello statistico. Ma se l’analisi fosse oggettiva, metterebbe in luce il fatto che le sue qualità vadano oltre i numeri, da condividere inoltre con 4 stelle sul parquet della Oracle Arena, da questa stagione.

Lo stesso Steph Curry ha commentato in maniera ironica questa votazione:

“Chi sono questi 109 (in realtà hanno votato in 47, ndr) giocatori? Non può essere nessuno che abbia mai davvero toccato il parquet davanti a quei 2! In bocca al lupo!”

La faccina del clown alla fine del suo messaggio la dice lunga su come andrebbero presi questi sondaggi. Ovvero facendogli lasciare il tempo che hanno trovato.

Quando gli Warriors (per poco non) spedirono Steph Curry ai Milwaukee Bucks

Chi scambierebbe oggi Steph Curry? E per chi mai? Risposta ovvia ad una domanda da citrulli: nessuno, per nulla al mondo.

Nel 2012 però, prima dei 3 titoli NBA, prima dei 2 titoli di MPV e prima di scioccare il mondo facendo cose che nessuno aveva mai osato pensare possibili su campo da basket, il già campione in erba Wardell Stephen Curry era al centro di voci di mercato.

I suoi Golden State Warriors erano nel pieno di una stagione orribile, l’ennesima di una serie interminabile di stagioni orribili (salvo il felice interludio della squadra 2007, che ballò una sola estate seguendo il ritmo di Baron Davis e coach Don Nelson), e Steph Curry appiedato da ricorrenti problemi alle caviglie e ad un piede.

Curry giocò solo 26 partite per una squadra che terminò la sua regular season di nuovo sul fondo della Western Conference, che aveva nel suo secondo miglior giocatore David Lee da Florida (via New York Knicks) e che in estate aveva scelto al draft il figlio di Mychal Thompson.

Il co-proprietario della squadra Joe Lacob non ha mai nascosto che, nel tentativo di rinforzare quegli Warriors, l’allora sacrificato per arrivare ad Andrew Bogut dei Milwaukee Bucks avrebbe dovuto essere l’infortunato Curry, mentre la squadra avrebbe deciso di puntare ancora su talentuoso e bizzoso Monta Ellis.

Come svelato recentemente dall’attuale proprietario dei Milwaukee Bucks Marc Lasry, furono proprio le caviglie malmesse di Steph Curry a far saltare una prima bozza dell’affare tra le due squadre: “L’affare era fatto, ma lo staff medico (dei Bucks, ndr) ci aveva messo in guardia sullo stato delle caviglie di Curry. Questo chiuse la porta a quella trade“.

L’allora General Manager dei Golden State Warriors Larry Riley ammise nel 2017 che la squadra non ebbe mai alcuna intenzione si separarsi da Curry, e che il suo nome venne fatto a vantaggio della trade, per attirare l’attenzione dei Milwaukee Bucks.

I Bucks finirono comunque per scambiare Bogut. In Wisconsin finì Monta Ellis, che a Milwaukee giocò due stagioni solide ma prive di grandi soddisfazioni di squadra. Curry ritrovò invece dopo quella stagione la salute fisica necessaria per iniziare la sua scalata verso il trono NBA, grazie alla rivoluzione tecnica iniziata da coach Mark Jackson e portata avanti da Steve Kerr due anni più tardi.

Oggi sembra qualcosa lontano anni luce, a parlarne“Così Lasry, all’epoca non ancora proprietario dei Bucks “Ma chi avrebbe potuto sapere? In ogni caso (scherza, ndr) noi abbiamo cambiato staff medico una volta rilevata la squadra!”.

A Golden State non hanno dubbi: i Lakers e Lebron torneranno

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La storia principale della NBA nelle ultime settimane sono stati, ovviamente, i fallimenti dei nuovi Los Angeles Lakers di Lebron James. In tanti hanno espresso la loro sulla situazione e sulle colpe da assegnare, tra giocatori, allenatore e front-office.

Questa notte i Lakers, o quello che ne rimane, sono stati sconfitti dai Golden State Warriors. E anche le stelle di Oakland hanno detto la loro sulla questione gialloviola.

Curry: Lebron e i suoi si riorganizzeranno, Walton è in gamba!

Steph Curry ha incontrato Lebron nelle ultime quattro Finali NBA, con un record positivo di 3-1. Questa notte i due non si sono incontrati sul campo per l’ultima volta in stagione, avendo James chiuso la sua annata con qualche settimana d’anticipo.

Ovviamente non si incontreranno per la quinta volta di fila alle Finals, dalle quali il numero 23 gialloviola mancherà per la prima volta dopo 8 partecipazioni consecutive. Curry ha parlato così, durante il riscaldamento pre-partita, della serie interrotta del “King” e della questione Lakers per Ohm Youngmisuk, penna di ESPN:

“E’ diverso, ma alla fine a quante finali è stato? Otto? Questa per lui è un’esperienza come nuova, in meglio o in peggio (…) Ovviamente il resto della Lega è pieno di talento e proseguirà, ma lui potrà sempre vantare questa ottima serie di stagioni”.

Il suo compagno Kevin Durant è d’accordo con lui:

“Senza dubbio è una situazione strana per lui. Ma è una nuova esperienza. Non siamo abituati ad avere tutto questo tempo libero per staccare dallo sport e dalla vita ad esso connessa. Lui potrà farlo subito dopo la stagione (…) Forse un bel po’ di riposo gli farà bene”.

Curry ha parlato di quello che si aspetta dai gialloviola per il prossimo anno:

“Sono abbastanza sicuro che saranno in grado di resettare tutto e rifare gruppo la prossima stagione (…) Ovviamente quando Lebron arriva nella tua squadra le aspettative raggiungono picchi altissimi, e tutti gli infortuni non hanno aiutato”.

Ha infine speso qualche parola per Coach Luke Walton.

“Sinceramente non sono cosa gli succederà, chi lo sa, ma gli faccio gli auguri per il futuro. E’ un Coach in gamba, chiunque sarebbe fortunato ad essere allenato da lui”.

Per Steve Kerr il lavoro di Walton è stato impossibile

Tutti conoscono ormai l’attuale situazione della panchina Lakers, una scottante telenovela che prosegue da un mese. In tanti hanno espresso i loro pensieri a riguardo, e il pluri-campione NBA Steve Kerr non è voluto essere da meno.

Per il giornalista Californiano Kyle Goon ha dichiarato:

“Il lavoro ai Lakers è stato impossibile. Sarebbe stato impossibile per chiunque. Troppi infortuni ne hanno frenato lo sviluppo. Precedentemente nella stagione sembravano pronti a interrompere l’astinenza dai Playoff, ma gli infortuni come quello di James li hanno tormentati (…) Quando ci hanno battuti a Natale giocavano come un top team dell’Ovest”.

“Sono molto dispiaciuto per loro. Io vorrei che tutti i giocatori siano sempre in salute!”

 

Kevin Durant svela la sua Top 5: Kobe c’è, LeBron no: “Scelgo la classe”

Kevin Durant sceglie il podcast di Quentin Richardson e Darius Miles, “Knuckleheads”, per svelare la sua top 5 e replicare a stretto giro al quintetto All-Time di Steph Curry, che aveva menzionato Wilt Chamberlain, Magic Johnson, Shaquille O’Neal, LeBron James e Michael Jordan tra i suoi 5 giocatori preferiti di sempre.

Mike, Kobe, Shaq, Hakeem, Magic” La fantastica top 5 di Kevin Durant. Michael Jordan, Kobe Bryant, Shaquille O’Neal, Hakeem Olajuwon e Magic Johnson, con Kobe Bryant inserito “per via della sua classe“, e con Hakeem Olajuwon che vince il ballottaggio con Kareem Abdul-Jabbar, per lo stesso motivo.

Ho valutato puramente l’aspetto tecnico” Spiega la star degli Warriors “In questi casi è come fare testa o croce, e per me prevale Hakeem (Olajuwon, ndr)”. Durant ha poi aggiunto di non aver incluso LeBron James – al contrario del suo compagno di squadra Curry – perché “ancora in attività“.

Steph Curry comincia ad indossare lenti a contatto: “Mi si è aperto un mondo”

Dopo il brusco calo di febbraio, Steph Curry è tornato alla ribalta a suon di prestazioni di livello. Il giocatore di Golden State ha segnato almeno 5 triple per nove partite consecutive in quest’ultimo periodo registrando un 48,7% al tiro dalla distanza.

Ma come si può spiegare questo cambio di tendenza cosi netto? La risposta sta tutta nel modo di vedere il canestro… E’ stato lo stesso play dei Warriors ha parlare di questo suo eccellente momento: “Ho semplicemente iniziato ad indossare le lenti a contatto”, ha raccontato a Marcus Thompson II di The Athletic.

Steph Curry e la problematica agli occhi

“Ero cosi abituato a strizzare gli occhi per tutto il tempo, ora è solo normale. E’ come se mi si fosse aperto un mondo”, ha detto il numero 30 di Golden State. Il suo compagno di squadra, Klay Thompson, ha dichiarato di essere al corrente dei problemi di vista di Steph Curry ed ha rilasciato una breve dichiarazione in merito: “Ha detto che ha una condizione di cheratocono, conosciuta come KC nel campo oftalmico”.

La problematica di Curry è una malattia progressiva non infiammatoria della cornea che si assottiglia e si deforma, assumendo una caratteristica forma conica. Di fatto questa distorsione provoca al playmaker dei Warriors una non corretta distribuzione della luce nella retina quando entra nell’occhio poiché, appunto, essa entra in maniera disomogenea provocando una visione offuscata o distorta.

Curioso apprendere questa notizia visto che ci troviamo di fronte al più grande tiratore da 3 punti della storia della NBA e sapere che, nonostante questa grave problematica, abbia raggiunto dei record strabilianti. Steph Curry, infatti, detiene il record di maggior triple realizzate in una sola regular season (402, nel 2015/16), ma anche quello di maggior numero di gare consecutive con almeno un tiro da 3 punti segnato (157).

 

Warriors, Klay Thompson: “Steph Curry è la nostra voce della ragione”

I Golden State Warriors sono di gran lunga la squadra più dominante degli ultimi anni nella NBA, come confermano i 3 anelli vinti negli ultimi 4 anni.

Quest’anno però, sebbene siano ancora primi ad Ovest con un record di 50 vittorie e 23 sconfitte, gli Warriors hanno subito un brusco rallentamento rispetto agli ultimi anni, specialmente tra le mura amiche della Oracle Arena, quello che nelle scorse stagioni era diventato un fortino per gli uomini di Steve Kerr.

A proposito di questa situazione, Klay Thompson ha parlato in un’intervista concessa a Mark Medina di The Mercury News di come Steph Curry sia il vero cuore e motore dei bi-campioni in carica NBA.

Dopo la squalifica di Draymond Green nella trasferta di Atlanta, Curry decise di riunirsi al gruppo, nonostante fosse in convalescenza dopo un infortunio al ginocchio. Quando Green e Durant tornarono insieme in campo il 15 novembre contro Houston, Steph si sedette tra di loro in panchina, scherzando ed alleggerendo la tensione: “Non ho dubbi nel dire che Steph sia per noi la voce della ragione nei momenti di tensione della squadra” Riferisce Thompson.

Steph ha cercato di prevenire ogni tipo di situazione difficile” aggiunge Green “E’ stato attento e presente nel tenere d’occhio ogni singola situazione prima che qualcosa potesse andare male.

Steph Curry: “Altre squadre da titolo saltate per questioni di egoismi, a noi non accadrà”

L’onnipotenza cestistica di Curry è sotto gli occhi di tutti, grazie alla serie di record infranti a suon di triple, e dopo i due premi di MVP vinti consecutivamente (di cui uno, il secondo, primo nella storia assegnato all’unanimità).

Quello che però spesso viene dimenticato di lui è il suo ruolo da leader all’interno dello spogliatoio dei Golden State Warriors. Steph è un leader silenzioso, dai modi molto più pacati di tanti altri giocatori simbolo della NBA.

Questa tranquillità che trasmette è fondamentale in un ambiente in cui convivono personalità forti ed orgogliose come quelle di Draymond Green, Kevin Durant e DeMarcus Cousins. L’azione di Curry fu decisiva durante il periodo della guerra fredda tra Green e Durant.

La sua mediazione portò ad un incontro chiarificatore tra i due prima della partita degli Warriors contro i Dallas Mavericks del 17 novembre scorso. Un incontro che ha risolto i problemi, e dopo il quale gli Warriors sono rifioriti, tornando in testa alla Western Conference.

A tal proposito Curry dichiarò: “Devi entrare all’interno delle cose. Ascolti, capendo che non hai tutte le risposte. Alcune si, ma non tutte. È importante sapere da dove viene ciascuno, capire cosa abbia in testa, con lo stress che affrontano dentro e fuori dal campo in modo da poterci supportare l’un l’altro. Per un po’ questo è andato perduto. Più di una squadra, più di una corsa al titolo sono deragliate per colpa dell’ego, di personalità male assortite, o piccole sceneggiate irrisolte. È una sfortuna, ma noi non saremo quel tipo di situazione”

Il successo di una franchigia NBA, oltre che chiaramente dal fattore campo, dipende soprattutto dalla gestione dello spogliatoio e dei suoi leader, ed in questo sia Steve Kerr che Steph Curry si sono dimostrati maestri. L’armonia dello spogliatoio è stata fondamentale nei momenti più duri degli ultimi anni per i Golden State Warriors, e gran parte dei meriti vanno soprattutto a fenomeni come Curry, talento indubbio fuori dal campo, ancor prima che sul parquet.

Warriors, nessuno sprint per il primo posto, Kerr “Risparmiamo le energie, salute la priorità”

Stephen Curry

Con Golden State Warriors e Denver Nuggets appaiate in testa alla classifica della Western Conference, e con una manciata di gare ancora da giocare, coach Steve Kerr non vuole sentir parlare di “sprint finale”, e conferma che la priorità per i suoi Warriors è quella di evitare infortuni e sovraccarichi.

La salute fisica dei giocatori al primo postoCosì Kerr a Nick Friedell di ESPNCon DeMarcus (Cousins, ndr) abbiamo concordato che non giocherà una delle due partite in caso di back-to-back. Andre (Iguodala, ndr) e Shaun (Livingston, ndr) avranno dei turni di riposo, come è sempre stato in questi anni, per via del chilometraggio e dell’età. D’accordo con Rick (Celebrini, capo dei preparatori atletici degli Warriors, ndr) pianificheremo una tabella di marcia per ciascuno, e vedremo di volta in volta a chi concedere del riposo (…) credo che nel lungo periodo non potrà che farci bene, vedremo“.

I Golden State Warriors hanno raggiunto quota 50 vittorie in stagione con il 121-114 rifilato ai Detroit Pistons. Steph Curry ha beneficiato del turno di riposo garantitogli da coach Kerr contro i Dalla Mavericks, chiudendo la sua gara con 26 punti e 5 su 10 al tiro pesante.

DeMarcus Cousins non è sceso in campo, ed il suo sostituto Andrew Bogut, ritornato ad Oakland per rinforzare la panchina per i bi-campioni NBA, ha chiuso a sua gara con 8 punti e 5 rimbalzi in 24 minuti d’impiego.

Steve Kerr non rinuncia ovviamente all’ultimo obiettivo di stagione regolare, la testa di serie numero 1 ad Ovest, ma cercherà di ottenerlo non sacrificando le energie dei suoi: “Smetteremmo di cercarla (la testa di serie numero 1, ndr) solo se a questo punti fossimo troppo lontani. Ma non è mai stata la nostra intenzione, realmente, Vogliamo arrivare primi e nel contempo non sprecare energie preziose“.

I Golden State Warriors (50-23) sono ritornati in testa alla classifica della Western Conference grazie alla sconfitta dei Denver Nuggets, nettamente battuti ad Indianapolis dai Pacers per 124-88.

Disastro Westbrook, Warriors passano ad OKC, coach Donovan: “Noi male in attacco”

“La nostra difesa è partita male. In attacco non siamo stati capaci di segnare abbastanza punti” Così Coach Billy Donovan ha commentato la disastrosa sconfitta dei suoi Oklahoma City Thunder per 110-88 contro i Golden State Warriors. Ad aggravare il tutto stasera ci ha pensato il disastro Russell Westbrook

I Warriors hanno anche dovuto fare a meno del super ex di giornata Kevin Durant, per un problema alla caviglia. Al suo posto è partito in quintetto Andre Igoudala, che ha chiuso la sua partita con soli 2 punti a referto.

Nel primo quarto, come evidenziato da Coach Donovan, la difesa non ha funzionato. Golden State ha segnato 7 triple su 11 tentativi e chiuso il periodo con 40 punti. Nei successivi tre quarti poi sono stati limitati da una buona difesa di OKC: 8 su 24 da tre punti e 14 palle perse.

Nonostante la correzione di rotta in difesa, OKC non è mai stata in grado di attaccare in modo efficace. Russell Westbrook è stato disastroso, segnando solo 7 punti su 2/16 dal campo e 0 su 7 (!) da tre. Ma forse i 7 punti sono anche troppo poco impietosi per la prestazione tanto negativa che ha offerto.

Westbrook sarà inoltre costretto a saltare la prossima partita, avendo ottenuto il 16esimo fallo tecnico della stagione, che farà scattare la sospensione prevista dal regolamento NBA.

Post-partita OKC, i problemi sono i soliti: mai in controllo del gioco

Per l’attacco di Golden State, privato della stella con il numero 35, fondamentali sono stati i 33 punti di Steph Curry e i 23 di Klay Thompson.

Per OKC a poco sono serviti i 29 punti e 13 rimbalzi di Paul George. La squadra di coach Donovan continua ad incappare nel solito problema delle ultime settimane: la mancanza di  un’identità offensiva.

Questo porta i Thunder a proporsi in avanti, in seguito a buone sequenze difensive, mettendo semplicemente la palla in mano a George, Westbrook o Dennis Schroder.

Quando uno delle tre punte incappa in una serata no in fase offensiva, la squadra di Billy Donovan soffre in attacco. Situazione che porta OKC a non avere mai in mano il gioco, ma a provare a stare al passo dei punti segnati dagli avversari.

Paul George abbandona la vida loca da Gamer

Paul George ha parlato ai microfoni di Adrian Wojnarowski, rilasciando dichiarazioni interessanti, curiose e quasi surreali.

Prima di questa stagione avevo l’abitudine di mangiare male. Sono sempre stato un videogiocatore incallito. Questo mi portava a stare sveglio fino a tarda notte, e quindi a mangiare cibo spazzatura per sopprimere la fame di quelle ore. Lo facevo perché ero abituato così sin dai primi anni della mia carriera. Poi però, in questo secondo anno ad OKC, ho capito di dover smettere per stare al passo con Russ (Westbrook, ndr)”

“Peggior sconfitta dell’anno, pubblico più coinvolto” Warriors KO contro i Suns, Thompson li scuote

Altra sconfitta casalinga, la decima in stagione, per i Golden State Warriors (45-21) che alla Oracle Arena di Oakland cadono per 115-111 contro i Phoenix Suns di un irresistibile Devin Booker.

37 punti, 11 assist e 8 rimbalzi per la giovane star dei Suns, che trascina i suoi alla prima vittoria stagionale in trasferta contro un team della Western Conference dopo un primo quarto da soli 16 punti di squadra segnati.

Booker segna 13 punti consecutivi nel decisivo quarto periodo, compresa la tripla del massimo vantaggio Suns (102-98) a 4:45 dal termine. Altri quattro punti di Booker tengono a distanza gli Warriors, che a 23 secondi dal termine hanno però la possibilità i pareggiare con un tiro da tre punti di Steph Curry (18 punti, 7 rimbalzi e 8 assist per lui a fine gara, ma 6 su 20 al tiro), conclusione che trova solo il ferro.

Per la coppia Curry-Thompson una prova da 8 su 30 combinato da dietro l’arco dei tre punti, ed un periodo complicato per i Golden State Warrios, che come riportato da ESPN non vincono almeno due partite consecutive dallo scorso 12 febbraio.

A fine partita, Klay Thompson (top scorer Warriors con 28 punti) parla addirittura della “peggior sconfitta stagionale” per i suoi.

Suns-Warriors, Klay Thompson: “Vorrei un pubblico più coinvolto”

10 su 43 il tabellino a fine partita al tiro da tre punti per Golden State. Nelle 9 gare sinora disputate dopo la pausa per l’All-Star Game di Charlotte, Steph Curry sta viaggiando con un modesto 36.9% al tiro pesante (su oltre 13 tentativi a partita), peggior dato in carriera per il due volte MVP.

A fine partita, il suo collega di reparto Klay Thompson predica calma, non senza però sottovalutare le attuali difficoltà di squadra:

Non una bella partita. Anzi, probabilmente la peggiore partita dell’anno, per noi. La stagione è lunga e noi giochiamo assieme da 5 anni, non si può pretendere di essere perfetti per tutte le 82 partite. Oggi però abbiamo perso contro una squadra contro cui avevamo vinto le precedenti 18 partite (…) una cosa che mi aspetterei sarebbe sentire il nostro pubblico un po’ più coinvolto. Voglio dire, i playoffs non sono ancora iniziati, però questa è la nostra ultima stagione qui alla Oracle Arena. Abbiamo bisogno dell’energia del pubblico, soprattutto ad inizio partita, e soprattutto in questo momento. Quindi ci aspettiamo che i nostri tifosi possano aiutarci ad accenderci in campo, non importa se giochiamo contro i Suns o contro i Milwaukee Bucks

– Klay Thompson dopo  Suns-Warriors –

Appena due giorni prima, alla vigilia del match vinto contro i Denver Nuggets di sabato sera, coach Steve Kerr aveva parlato del senso di responsabilità che la sua squadra dovrebbe portare in campo in queste ultime uscite alla Oracle Arena.

L’intensità vista in campo contro i Suns non ha convinto per nulla il coach 7 volte (tra campo e panchina ) campione NBA:

Il risultato è giusto, (i Suns, ndr) ci hanno attaccati e noi non abbiamo risposto per nulla, abbiamo “toppato”. Dovremo tornare su questa sconfitta e parlarne

– Steve Kerr dopo Suns-Warriors –

Steph Curry: “Sconfitta frustrante quella contro gli Orlando Magic”

Klay-Thompson-festeggia

I Golden State Warriors perdono contro gli Orlando Magic, per 103-96, la terza delle ultime quattro partite. I Warriors, orfani di Kevin Durant, tenuto a riposo, mandano all’aria una vittoria costruita nel terzo quarto, con un parziale di 30-11, subendone un altro di 33-15 nell’ultimo e decisivo quarto. Aaron Gordon spacca la partita con 22 punti e 15 rimbalzi, mentre Terrence Ross ne segna 16 in uscita dalla panca. Nel post partita Steph Curry e Klay Thompson hanno commentato la gara.

 

Per Klay Thompson le voci riguardanti la chimica all’interno della sua squadra sono esagerate, ed ha risposto alle domande dei giornalisti in modo schietto e sbrigativo.

-“Sei contento di dove si trova la squadra?”
Klay: “Uh, sì. Questa è facile. Si. Potrebbe andare peggio”
-“La chimica di squadra sta svanendo?”
Klay: “Il dramma della chimica di squadra, non ne ho sentito parlare.”

I rumors riguardanti la chimica di squadra e i rapporti all’interno dello spogliatoio sono argomenti ricorrenti dal’inizio della stagione. Ogni qual volta i Warriors perdono un paio di partite consecutive, si inizia subito a parlare di crisi, salvo poi stupire gli appassionati nelle gare successive, e mettere a tacere i dubbi.

Klay Thompson ha concluso la gara con 21 punti e 3 rimbalzi, tirando 9 su 23 dal campo, e 3 su 12 da 3 punti.

 

Steph Curry: “Una sconfitta frustrante”

 

Secondo Mark Medina del Mercury News, il due volte MVP è rimasto scettico della sconfitta, e si è dovuto guardare indietro più volte per vedere cosa sia andato storto. Curry attribuisce le colpe a quell’ultimo parziale perso per 33-15 che ha inevitabilmente deciso la gara.

“La sconfitta è frustrante considerando come abbiamo concluso il terzo quarto. Eravamo chiaramente in controllo della partita, è difficile, abbiamo giocato molto duramente”.

 

Anche per Curry quella di stanotte è stata una serata storta, nonostante i suoi 33 punti, con 8 rimbalzi e 6 assist. Infatti, ciò che sorprende dei tabellini, sono le percentuali al tiro: 12 su 33 complessivo dal campo, 36.4%, e 5 su 17 da 3 punti, 29.4%.

 

Prossimo impegno per i Golden State Warriors, domenica in casa dei Philadelphia 76ers.

Dwyane Wade supera gli Warriors sulla sirena: “Che tiro, e che momento! Significa molto per me”

Dwyane Wade approfitta da campione di quello che nel mondo del calcio si definirebbe un “rimpallo”, e beffa i Golden State Warriors sulla sirena alla America Airlines Arena di Miami.

 

126-125 il risultato finale tra Miami Heat e Golden State Warriors. Per gli uomini di coach Eric Spoelstra una vittoria insperata, e vitale per non perdere terreno ed approfittare delle difficoltà degli Charlotte Hornets (ottavi nella Eastern Conference, a mezza partita di distanza da Heat e Magic).

 

A 14 secondi dal termine, due liberi di Kevin Durant (29 punti e 5 assist a fine gara) siglano il +2 Warriors. Senza più time-out da spendere, Dwyane Wade porta il pallone in attacco e consegna in emergenza nelle mani di Dion Waiters.

 

 

L’ex Cleveland Cavs cerca spazio per il tiro, ma viene raddoppiato e trova di nuovo Wade, che fa saltare Durant sulla finta, si alza a propria volta ma viene stoppato da Jordan Bell, accorso in aiuto.

 

Wade raccoglie a mezz’aria il pallone deviato da Bell, e con pochi decimi sul cronometro lascia andare un tiro che colpisce la tabella e finisce sul fondo della retina, per il definitivo +1 Heat.

 

L’American Airlines Arena esplode di gioia, mentre il #3 degli Heat balza su tavolo dei telecronisti e viene sommerso dagli abbracci dei suoi compagni: “Uno dei tiri più difficili che abbia mai segnato in situazioni del genere. Ne ricordo uno che anni fa Kobe Bryant segnò proprio contro di me, qui a Miami (…) un tiro particolare, ma speciale per me. Segnare un tiro così e vincere una partita così nel mio ultimo anno di carriera… un momento speciale“.

 

Dwyane Wade: “Un tiro che significa molto per me”

 

Gioia e momenti di grande emozione nello spogliatoio Heat dopo il finale di partita, con un lungo abbraccio tra Dwyane Wade e coach Spoelstra:

 

L’ho abbracciato, non ci ho pensato due volte. Le nostre reazioni genuine, spontanee dopo un tiro così sono la cosa più bella, il momento in cui abbiamo realizzato che il tiro era entrato, in cui abbiamo visto gli arbitri convalidare ed abbiamo guadato il tabellone ed il punteggio… gioia, gioia pura anche dopo 16 anni di carriera. Uno dei miei momenti più belli

 

– Eric Spoelstra su Dwyane Wade –

 

 

Dwyane wade è il miglior realizzatore della serata in casa Heat, con 25 punti, 7 rimbalzi e 5 su 8 al tiro da tre punti in 26 minuti in uscita dalla panchina.

 

Come riportato da ESPN, il tiro vincente di Wade porta il tre volte campione NBA al primo posto a pari-merito con Kobe Bryant nella speciale classifica di “buzzer beaters” realizzati (5) dalla stagione 2003\04.

 

La squadra aveva un gran bisogno di una vittoria così, abbiamo lottato. mi sono trovato tante volte in una situazione del genere a fine partita, e tante volte il tiro non è entrato. Segnare così, su una gamba sola in mezza giravolta è pazzesco, soprattutto in casa, davanti al nostro pubblico (…) penso che la cosa più bella per me sia stata quella di riuscire a far vedere in prima persona ai ragazzi più giovani un “numero” che mi è già riuscito in passato, ma che magari non hanno avuto la possibilità di vedere (…) far vedere alla gente che non smetto perché fisicamente non sono più in grado di reggere, ma essere sino all’ultima partita un giocatore sul quale fare affidamento, una guida per i miei compagni. Questo significa molto per me, perché non ho mai smesso un minuto di lavorare sul mio gioco

 

Steph, Kobe e gli altri, le reazioni del mondo NBA al tiro di Wade

 

Kevin Durant rende l’onore delle armi al collega e rivale Wade:

 

Non avevo nemmeno realizzato che questa fosse l’ultima nostra partita da avversari. Ci ha appena battuti, pensavo solo a questo. Dwyane Wade è un grandissimo giocatore ed una grandissima persona, un atleta che ho sempre seguito sin dai tempi della scuola. La sua carriera ed i suoi successi con i Miami Heat parlano per lui, ho un grande rispetto per ciò che Dwyane è riuscito a realizzare. Questo è il suo ultimo anno, ma non è la stagione che ti aspetteresti da un giocatore prossimo al ritiro

 

 

Steph Curry, col quale è avvenuto il rituale scambio di canotte al termine della gara, aggiunge:

 

Tanti sorrisi anche da parte nostra. Certo, sorrisi amari, ma abbiamo visto qualcosa di speciale, una giocata così ( di Wade, ndr) nel suo palazzetto, al suo ultimo anno da giocatore. Avrei preferito vederlo saltare sul tavolo degli ufficiali di gara contro qualcun altro, ma è un momento che rimarrà nella storia del gioco e che ci ha ricordato che razza di giocatore sia Dwyane Wade. Bello da vedere e bello assistervi, ma abbiamo comunque perso

 

 

Un felicissimo Dwyane Wade ha ringraziato nell’immediato post partita Kobe Bryant, che durante la stagione 2009\10 segnò un tiro simile per battere i Miami Heat sulla sirena finale: “Voglio ringraziare Kobe Bryant che mi ha mostrato come si fa. Mi sono sempre chiesto come avesse fatto a segnare un tiro del genere, ora lo so. Mamba Mentality!“.

 

 

Chris Paul, l’ex compagno di squadra nella breve avventura ai Cleveland Cavs Isaiah Thomas, l’attuale compagno di squadra Goran Dragic e tanti altri si sono affidati ai social network per rendere omaggio alla giocata di Dwyane Wade.