Corsa al titolo di MVP, ecco chi sono i 5 favoriti per la vittoria finale

MVP

Quello di MVP (Most Valuable Player) è senza dubbio il premio più ambito tra quelli assegnati dalla NBA a fine stagione. Il riconoscimento premia il giocatore che più si è fatto valere in stagione, prendendo in considerazione numeri personali e risultati di squadra.

La statuetta bronzea è il sogno di ogni bambino che desidera giocare nella lega. Il premio è’ intitolato a Maurice Podoloff, primo Commissioner NBA (1946-1963) che istituì il trofeo.

L’MVP viene assegnato tramite votazione: i più influenti esperti e giornalisti tra Canada e USA formano una loro classifica personale, assegnando 10 punti al primo, 7 al secondo, 5 al terzo, 3 al quarto e 1 al quinto classificato. Il giocatore con il punteggio più alto vince il premio.

Nella storia della NBA vi è stato finora un solo Most Valuable Player unanime: Stephen Curry nella stagione 2015\16, quando i suoi Golden State Warriors ottennero il record NBA per vittorie in stagione regolare (73).

L’attuale detentore del trofeo è James Harden, guardia degli Houston Rockets. Il “Barba” trascinò lo scorso anno i suoi, con 30 punti, 9 assist e 5 rimbalzi di media, al primo posto nella Western Conference ed al miglior record NBA assoluto (65-17).

Durante tutta la stagione sul sito della NBA è possibile trovare la classifica aggiornata dei favoriti, sponsorizzata da KIA. Vediamo assieme la situazione attuale.

5. Nikola Jokic

 

Il Joker, soprannome di Nikola Jokic, lungo dei Denver Nuggets, sta avendo la stagione della definitiva consacrazione tra le stelle più brillanti del cielo NBA.

Il serbo è un giocatore amatissimo dai fan, sia per la sua atipicità in campo, sia per la sua particolarità fuori dal parquet. Lo stesso Jokic ha raccontato come, mentre veniva selezionato al draft NBA 2014 con la 41esima scelta assoluta, lui si trovasse a casa sua in Serbia, a dormire. Oggi Jokic sta viaggiando su medie da 20 punti, 10 rimbalzi e 7 assist a partita, conducendo i sorprendenti e giovani Denver Nuggets da vero leader.

Oggi la franchigia del Colorado, che l’anno scorso mancò i playoffs perdendo lo scontro diretto contro i Minnesota Timberwolves all’ultimo partita di stagione regolare, sta lottando per le primissime posizioni ad Ovest.

Nikola Jokic è un centro molto atipico, senza dubbio quello con le migliori qualità di passatore (7 assist di media!) e di certo non il più atletico: sono pochissime le schiacciate messe a referto in stagione.

Ecco allora una candidatura credibile alla top 5 per il titolo di MVP. Il Joker sta conducendo una squadra di giovani, di cui è apparentemente l’unica stella, ai piani alti della tostissima Western Conference. E lo sta facendo con numeri da capogiro, molto rari per un centro e vicini ad una tripla doppia di media.

Fosse anche atletico, staremmo parlando di un mostro, sebbene forse la sua vera forza (e simpatia) stia nel fare tutto ciò che fa, senza essere un superuomo.

POSIZIONE NUMERO 4>>>

Pages: 1 2 3 4 5

Pages ( 1 of 5 ): 1 23 ... 5Next »

Luka Doncic: allenamento estivo segreto con Stephen Curry

Luka Doncic, stella dei Mavs, al suo primo anno di NBA, ha stupito tutti per il suo impatto devastante sin dalla prima allacciata di scarpa. Le sue statistiche attuali, infatti, sono paragonabili a quelle dei più grandi giocatori al loro primo anno, a titolo dimostrativo dell’importanza già raggiunta dallo sloveno.

Tuttavia, pur provenendo da un contesto molto competitivo come quello europeo, Doncic ha lavorato duramente la scorsa estate per farsi trovare pronto alla nuova stagione. E, per meglio adattarsi al clima completamente diverso, il suo agente, lo scorso agosto, aveva organizzato un allenamento top secret con la stella degli Warriors, Steph Curry.

LUKA DONCIC: I RETROSCENA DELLA VICENDA

OAKLAND, CA – DECEMBER 22: Golden State Warriors’ Stephen Curry #30 is guarded by Dallas Mavericks’ Luka Doncic #77 in the first quarter of their NBA game at Oracle Arena in Oakland, Calif., on Saturday, Dec. 22, 2018. (Jane Tyska/Bay Area News Group)

In particolare, il rappresentante del giocatore di Dallas, Bill Duffy, ha raccontato tale aneddoto ai microfoni di NBC Sports.

Volevo mostrargli che poteva ancora migliorare, pur essendo già fortissimo. Brandon [Payne, l’allenatore personale di Curry, ndr] correggeva continuamente Stephen, e lui era una star affermata. Ho pensato che effetto potesse avere un allenamento del genere su Luka [Doncic, ndr]. Se Curry, uno dei migliori di tutti, aveva qualcuno che lo spingesse a correggersi, perché non Doncic?

Dal canto suo, Payne ha ammesso che non è stato facile gestire due giocatori di quel calibro. Nel dettaglio, ha ritenuto non semplice far eseguire a Doncic esercizi che Curry compie abitualmente.

Sono concetti difficili, perché devono servire a Steph a fargli imparare qualcosa di nuovo da quello che già sa fare. Tutto sommato, è stato incredibile come ha reagito Doncic a tutto questo.


La sessione di allenamento è proseguita per tre ore complessive rispetto ai 60 minuti inizialmente programmati. Luka è rimasto in campo molto di più per il suo desiderio di voler migliorare sempre di più. E questo aspetto, oltre al QI cestistico mostrato dallo sloveno, ha impressionato maggiormente Payne.

Ha uno step back davvero mortifero. Lui rallenta, il difensore così si rilassa, ma poi accelera di colpo, lasciandoti di sasso. Non ho mai visto nessuno avere un controllo del suo corpo così perfetto come fa lui.

In conclusione, dunque, la grande stagione dell’ex Real Madrid è frutto, oltreché del naturale talento da queat’ultimo mostrato, anche di un duro lavoro sul parquet. Con lo zampino di qualche vecchia conoscenza del basket americano…

 

 

Seth Curry: “Alla gara del tiro da 3 punti come Steph e mio padre”

Seth Curry, point-guard dei Portland Trail Blazers e fratello del più noto Stephen Curry che stanotte ha spazzato via i Pelicans, sta mantenendo ottime medie al tiro da 3 punti da quest’anno. La sua partecipazione all’All-Star Weekend tra i migliori realizzatori da oltre l’arco, dunque, è quasi sicura.

SETH CURRY: LE SUE DICHIARAZIONI SULLA PARTECIPAZIONE ALLA GARA DEL TIRO DA 3 PUNTI

 

Curry, 28 anni, in azione con la maglia di Portland. Questa è la sua prima stagione nell’Oregon.

 

Come riportato da Casey Holdal per NBA.com, l’ex Dallas Mavericks ha espresso candidamente il suo desiderio di voler provare a vincere un trofeo che in famiglia sono abituati a vedere, dato il trionfo dello Splash Brother Stephen nell’edizione 2015. Anche papà Dell, quando ancora era professionista, aveva partecipato alla competizione, senza però riuscire a vincerla.

Ho sempre desiderato partecipare alla gara da quando mio padre lo faceva tanti anni fa. L’All-Star Game, inoltre, si disputerà a Charlotte quest’anno. Sarà ancora più bello

Seth Curry si è soffermato sopratutto sulla volontà di voler gareggiare contro Stephen, il quale in precedenza aveva aperto ad un suo ritorno nella competizione.

“[Steph Curry, ndr] aveva detto anni fa che avrebbe partecipato al Three Point Contest qualora l’All Star Game si fosse disputato a Charlotte. Beh, questo mi sembra che accadrà. Sarà bello gareggiare contro di lui, ci metterei tutto me stesso e farò di tutto per batterlo

In questa stagione il 28enne ha giocato 40 partite, viaggiando con un ottimo 48,6% da oltre l’arco dei 3 punti. Dato che fa di Seth Curry il miglior tiratore dell’intera lega, seguito da altri giocatori, tra cui Derrick Rose (45,7%) e lo stesso Stephen Curry con il 45,6%. Tale percentuale in classifica è, comunque, limitata dal ridotto numero di tentativi a partita (2,8), frutto del basso minutaggio dell’ex Sacramento Kings.

 

In conclusione, al di là di ogni considerazione, un aspetto risulta chiaro: il binomio tra il tiro da 3 punti e la famiglia Curry non smetterà mai di venir meno.

 

Western Conference 2017-18: chi sono stati i migliori giocatori?

La Western Conference NBA è ricca di talenti, star, superstar varie, da qualche stagione a questa parte anche più rispetto a quanto non offra l’Est. Con l’approdo di Sua Maestà LeBron James ad Occidente il trono di miglior giocatore della Conference è inevitabilmente già preso. Allora abbiamo pensato di scegliere quelli che, secondo noi, sono stati i migliori giocatori della Western Conference 2017-2018, creando una specialissima (e talentuosissima) Top Ten.

10. KARL ANTHONY TOWNS

Il ritorno di Minnesota ai playoff è gran parte merito di Towns e dei suoi incredibili istinti offensivi. Il centro dei Timberwolves è stato capace di chiudere la stagione con ben 64 doppie doppie, nettamente il miglior dato della Lega, e di riscrivere il proprio career-high di punti (56), facendo notare continui e notevoli progressi anche nel tiro da dietro l’arco dei tre punti. Il tutto gli è valso una stagione da 21.2 punti e 12.3 rimbalzi, che lo ha consacrato come uno dei primissimi centri non solo della Western Conference, ma anche di tutta la NBA.

La stagione 2017-18 ha indicato Karl-Anthony Towns come uno dei centro offensivamente più forti della Western Conference
La stagione 2017-18 ha indicato Karl-Anthony Towns come uno dei centro offensivamente più forti della Western Conference

9. LAMARCUS ALDRIDGE

I San Antonio Spurs non saranno più una delle migliori squadre del campionato né una contender credibile, tuttavia la scorsa stagione Aldridge ha continuato imperterrito a mostrare il proprio immenso valore in attacco, approfittando della perpetua assenza di Kawhi Leonard. Il suo gioco d’altri tempi è diventato ancor più “anacronistico” sull’Alamo, dove LaMarcus ha smesso sostanzialmente di tirare da tre punti, per dedicarsi al gioco in post-up e alle sue tanto amate conclusioni dal mid-range. Il lavoro di Popovich lo ha portato anche a una maggiore abnegazione in difesa, per una stagione da 23.3 punti e 8.4 rimbalzi. 

8. CHRIS PAUL

Chi avesse avuto dubbi sulla convivenza di Paul con James Harden si è dovuto ricredere quasi subito nel corso della stagione. Guidati dal Barba e dal playmaker ex Clippers gli Houston Rockets sono stati dominatori assoluti della Western Conference e sono arrivati a una sola vittoria dalle Finals. Il peso di CP3 si è notato tanto in fase difensiva (1.7 rubate) quanto in quella di costruzione, dove è riuscito a togliere un po’ di pressione dalle spalle di Harden (7.7 assist). A questo va aggiunta la capacità di trovare punti (18.8), insieme a una presenza notevole a rimbalzo per la stazza (5.5).

7. DEMARCUS COUSINS

Un’altra coppia che pensavamo non potesse funzionare, quella composta da Anthony Davis e DeMarcus Cousins. E invece i due hanno trascinato New Orleans a un’eccellente stagione, fermata solo dalla corazzata Warriors e dal fatto che, a gennaio, la stagione dell’ex Kings si sia chiusa anticipatamente per un gravissimo infortunio (rottura del tendine d’Achille). Cousins aveva fin lì giocato il miglior basket della sua carriera, producendo punti e gioco per i compagni, con una certa propensione al tiro dal perimetro (25.2 punti e 5.4 assist). E il lavoro fatto si esprimeva anche nella metà campo difensiva (12.3 rimbalzi, 1.6 rubate, 1.6 stoppate), all’interno di una difesa fra le migliori della passata stagione.

6. STEPHEN CURRY

Se non fosse stato per i continui problemi fisici alle caviglie Stephen Curry sarebbe ora molto più in alto in questa classifica. Certo è che quando è stato presente e sano il suo peso si è fatto sentire sull’attacco dei Warriors, che possono godere di uno dei pochissimi giocatori capaci di creare spazi nelle difese solo con la loro esistenza. Nonostante le grandi attenzioni sempre riservategli dalle difese, il miglior tiratore della Western Conference (anzi, di tutti i tempi) ha chiuso la regular season 26.4 punti, 5.1 rimbalzi e 6.1 assist. 

Stephen Curry è e rimarrà a lungo il miglior tiratore della Western Conference
Stephen Curry è e rimarrà a lungo il miglior tiratore della Western Conference

5. RUSSELL WESTBROOK

Basterebbe fermarsi a dire che ha chiuso la seconda stagione consecutiva in tripla doppia di media (25.6 punti, 10 rimbalzi, 10.1 assist), dopo aver vinto il titolo di MVP. Purtroppo per lui, a penalizzarlo è la stagione assolutamente insufficiente dei Thunder, costellata dal fallimento dell’esperimento Carmelo Anthony. Ma il presente sta mostrando che Westbrook può convivere alla grande con Paul George e che, dunque, sta raggiungendo quella maturità necessaria per dividere il campo con altre stelle, conditio sine qua non per puntare veramente al bersaglio grosso.

4. DAMIAN LILLARD

Le dimenticanze della NBA e di chi le sta attorno rispetto a Damian Lillard sono qualcosa di scandaloso. E’ come se i Greci avessero dimenticato di raccontare le imprese di un Eracle o di un Achille. Le sue medie (26.7 punti e 6.6 assist) lo rendono certamente uno dei migliori attaccanti della Western Conference, oltre che uno dei giocatori più freddi nei momenti clutch, ma questa non è una novità. I miglioramenti più significativi sono quelli in fase difensiva, fondamentali nel condurre Portland al terzo posto ad Ovest.

3. ANTHONY DAVIS

La sua strada per la consacrazione è proseguita a pie’ sospinto anche nella stagione 2017-18, che lo ha visto come serissimo candidato al titolo di MVP, anche per i grandi risultati cui ha condotto i Pelicans, nonostante l’infortunio di Cousins. I 29.1 punti con 11.1 rimbalzi e 2.5 stoppate ne fanno un lungo dominante, sia sotto il proprio ferro, sia sotto il ferro avversario. Le movenze da guardia e una rara dolcezza di tocco, espressa nel tiro da lontano, lo rendono il centro più forte della NBA anche a livello difensivo.

2. KEVIN DURANT

Forse, fino all’anno scorso, era da considerarsi il giocatore più forte della Western Conference, eppure noi abbiamo deciso di assegnarlo alla seconda posizione per motivi che poi saranno meglio chiariti. I problemi fisici di Curry gli hanno permesso di evidenziarsi come capace di guidare i Warriors privi del proprio leader, trasformandosi in un’arma totale. E se dell’immenso talento offensivo non c’è nemmeno da discutere, a impressionare è la prepotenza con cui si è fatto vedere in difesa. In contumacia Kawhi Leonard, il miglior difensore a Ovest nella stagione 2017-2018, come se gli servisse.

1. JAMES HARDEN: IL RE DELLA WESTERN CONFERENCE 2017-18

Nel caso i 30.6 punti, 5.4 rimbalzi e 8.7 assist non bastassero, a testimoniare in favore del Barba interviene il meritato titolo di MVP, già più volte sfiorato nelle stagioni precedenti. Con l’aiuto di Paul, ha portato i Rockets a un inaspettato primo posto nella Western Conference e la vittoria del titolo gli è stata preclusa solo dalle rotazioni troppo corte e dalla stanchezza. La stagione 2017-2018 è stata certamente quella della consacrazione definitiva, quella che lo ha visto come miglior giocatore della metà occidentale della NBA.

Il titolo di MVP fa di James Harden il miglior giocatore della Western Conference 2017-2018
Il titolo di MVP fa di James Harden il miglior giocatore della Western Conference 2017-2018

Manuale Golden State Warriors 2018/2019: three-peat in vista?

Power Ranking NBA-NBA-finals-2019-warriors-festeggiano-Golden State Warriors 2018/2019

Il manuale Golden State Warriors 2018/2019 potrebbe risultare piuttosto facile da consultare, in quanto si tratta della squadra ormai più conosciuta dell’intera NBA ed è sicuramente la squadra favorita per la vittoria finale. I Golden State Warriors sono ormai da ben quattro anni costantemente al top della lega, arrivando sempre a disputare le ambitissime Finals, vincendone ben tre in quattro anni. In questa stagione, potrebbero persino centrare il Three-peat, ovvero vincere l’anello NBA per tre volte consecutive (evento accaduto non moltissime volte nella lega) e dunque entrare ancor di più nella storia della National Basketball Association. Andiamo ora a fare un riepilogo della scorsa stagione disputata dalla squadra di Coach Steve Kerr.

Golden State Warriors, attuali campioni NBA in carica

MANUALE GOLDEN STATE WARRIORS 2018/2019: L’ANNATA PRECEDENTE

  • Record: 58-24
  • Piazzamento finale Regular Season: 2° posto nella Western Conference
  • Rendimento playoff: NBA Finals (vittoria vs Cleveland Cavaliers, 4-0)
  • Offensive rating: 113.6
  • Defensive rating: 107.5
  • Team leaders: Kevin Durant e Stephen Curry (26.4 PTS), Draymond Green (7.3 AST), Draymond Green (7.6 REB)

MANUALE GOLDEN STATE WARRIORS 2018/2019: I MOVIMENTI ESTIVI

Nonostante la vittoria del titolo NBA, i Golden State Warriors non sono stati con le mani in mano durante questa off season. Difatti, il team della Baia ha messo a segno il miglior colpo del mercato NBA dopo i Los Angeles Lakers con LeBron James riuscendosi ad aggiudicare le prestazioni di DeMarcus Cousins, ovvero uno dei migliori tre centri della lega. Non appena l’ex Pelicans tornerà a disposizione del suo nuovo coach Steve Kerr, diventerà un’arma in più per i campioni NBA in carica, che cosi saranno, con ogni probabilità, ancora più inarrestabili. Gli Warriors hanno unito al proprio roster anche Jonas Jerebko. Lo svedese è sicuramente una buona aggiunta partendo dalla panchina, in quanto è un lungo con punti nelle mani e che potrebbe quindi dare un prezioso contributo alla second unit della sua squadra. Ultimo innesto è quello di Damion Lee, una guardia tiratrice ex Atlanta Hawks. Per quanto riguarda invece il Draft NBA, i Golden State Warriors con la loro scelta numero 28 hanno selezionato l’ala piccola proveniente da Cincinnati Jacob Evans. Il percorso inverso invece lo hanno fatto Omri Casspi, il quale si è accasato in quel di Memphis, Javale McGee che ha seguito LeBron James ad L.A. sponda Lakers e Zaza Pachulia che è volato in quel di Detroit. Sulla carta, i Golden State Warriors si sono dunque rinforzati ancor di più, visto che quella di Cousins potrebbe rivelarsi un’aggiunta veramente importante se dovesse ritornare ad essere il giocatore visto ed ammirato prima del suo infortunio al tendine d’Achille.

MANUALE GOLDEN STATE WARRIORS 2018/2019: L’ANALISI

La squadra di Steve Kerr è sicuramente ancora una volta la favorita per aggiudicarsi il prossimo titolo NBA, visto che oltre ad essere ancora la squadra pazzesca che abbiamo visto nella passata stagione (almeno per quanto riguarda gli interpreti principali), hanno anche aggiunto al roster già formidabile DeMarcus Cousins. Boogie aggiungerà alle tante opzioni offensive già esistenti nel meccanismo Warriors la possibilità di dare anche palla sotto canestro ed in post basso, dato che Kevin Durant predilige il gioco fronte a canestro e Draymond Green non è un giocatore che si vede spesso in post basso.

 

 

Tiro, penetrazione, visione, post basso: il vasto repertorio di DeMarcus Cousins

Il gioco della squadra di Oakland dovrebbe essere comunque simile a quello dello scorso anno. Un indiscrezione ci arriva coach Steve Kerr, il quale ha dichiarato che Cousins non cambierà il modo di giocare della sua squadra. Continueremo dunque ad ammirare un gioco estremamente veloce ed intenso, con una squadra che farà del tiro da 3 punti la sua arma principale e che proverà, ogni qualvolta si presenterà l’occasione, a correre in contropiede per segnare punti facili in campo aperto. Ad ogni modo, la palla in qualche occasione verrà comunque data in post basso a DeMarcus Cousins, specialmente quando Kevin Durant e Stephen Curry dovranno rifiatare. Qua il lungo ex Pelicans dovrà essere abile a sfruttare la sua grande abilità nel gioco spalle a canestro per permettere alla sua squadra di non subire parziali quando le sue stelle principali si troveranno in panchina.

Sull’altro lato del campo, invece, i Golden State Warriors cercheranno di essere molto aggressivi sulla palla, sfruttando Klay Thompson e Draymond Green, ovvero i due difensori più forti della squadra. In tal modo, potranno limitare le stelle avversarie in conclusioni semplici. Da ricordare che anche Kevin Durant si è dimostrato un ottimo difensore grazie alle sue braccia lunghissime ed alla sua notevole altezza. Infatti, nelle ultime Finals, anche KD è stato coinvolto nella staffetta della marcatura su LeBron James. Inoltre, la presenza di un rim protector come DeMarcus Cousins gioverà e non poco alla squadra di Steve Kerr, in quanto garantisce una solidità a rimbalzo ed una protezione del ferro mai viste prima nella Baia (12.9 rimbalzi e 1.6 stoppate di media a partita).

Da una difesa forte ed attenta, i Warriors possono dare il via a fulminanti transizioni.

Infine, sarà come al solito importante il contributo che sarà in grado di dare la panchina degli Warriors, con Quinn Cook, Andrè Iguodala e Jonas Jerebko su tutti, i quali dovranno portare punti preziosi alla squadra. Specialmente da Iguodala ci si attende la solita difesa pazzesca messa in evidenza nel corso della sua intera carriera. Il quintetto base dei Golden State Warriors, quando saranno tutti a disposizione, sarà composto da Stephen Curry, Klay Thompson, Kevin Durant, Draymond Green e DeMarcus Cousins (no, non è il quintetto del team All Star) e con il solito Andre Iguodala a ricoprire il ruolo di sesto uomo.

CONCLUSIONE

I Golden State Warriors come già riportato in precedenza partono come i grandi favoriti nella corsa al titolo NBA della prossima stagione, in quanto se giocheranno sempre al 100% delle proprie possibilità potrebbero risultare una squadra veramente imbattibile, ma il problema che più volte si è presentato in questi anni ai Golden State Warriors è quello di tendere a distrarsi troppo spesso ed a specchiarsi e piacersi un po’ troppo, quindi la principale antagonista degli Warriors saranno senza dubbio gli stessi Warriors, in quanto dovranno essere bravi a limitare le distrazioni ed i cali di concentrazione, essendo consapevoli si di essere i più forti, ma che ogni partita va giocata e vinta sul campo e non nei nomi che compongono un roster.

Chi è Stephen Curry: un uomo, prima che un campione

Cavs-Warriors

Quando ci chiedono chi è Stephen Curry ci viene subito in mente una risposta banale: triple senza senso, tiratore eccezionale ed un’abilità in palleggio fuori dal comune. In effetti è questo ciò che appare di Steph Curry in televisione durante le partite con i suoi Golden State Warriors, ma non va dimenticato che prima di tutto Steph sia una persona e come tale ha avuto, ha e continuerà ad avere i suoi momenti difficili e le sue difficoltà nella vita di tutti i giorni, perchè come hanno già riportato DeMar DeRozan e Kevin Love: i soldi non fanno la felicità.

Non importa se il giocatore di fianco a me è più alto, più grosso o più veloce di me. Se ho la passione, se ho il cuore di sfidarlo, il più delle volte sono io a vincere.

Grande fiducia nei suoi mezzi dunque, ma nella NBA chi è Stephen Curry? Di sicuro uno dei migliori playmaker della lega, se non addirittura il migliore e di certo è uno dei giocatori più discussi dell’intero campionato americano di pallacanestro insieme a Kevin Durant e LeBron James (coincidenze che siano tre dei migliori giocatori della lega? Non credo). Infatti quasi tutti i maggiori esponenti di ogni sport vengono sempre messi in discussione, forse per la loro “odiosa” capacità di poter fare qualunque cosa nel loro sport e di essere così “dannatamente” forti che suscitano forse invidia negli appassionati. Ma andiamo ora a scoprire chi è Stephen Curry in ogni aspetto della sua vita.

Klay Thompson
Stephen Curry in palleggio con la maglia dei suoi Warriors

Chi è Stephen Curry? La storia familiare

Stephen Curry è nato il 14 marzo del 1988 ad Akron, in Ohio, nel medesimo ospedale in cui qualche anno prima nacque LeBron James. La storia di Stephen Curry non è come le altre, dato che molti giocatori NBA hanno avuto un’infanzia difficile e spesso provengono da famiglie con difficoltà economiche; infatti Steph è figlio del padre Dell (ex giocatore NBA) e della madre Sonya (ex giocatrice di pallavolo). Steph tuttavia ha vissuto la sua infanzia in quel di Charlotte, dato che suo padre giocava con la canotta degli Hornets e prima dell’inizio delle sue partite papà Dell portava i piccoli Steph e Seth (divenuto anche lui giocatore NBA) a tirare, mostrando dunque sin da piccoli delle doti balistiche non banali. La pallacanestro è sin dalla nascita nel sangue della famiglia Curry, infatti quando ci chiediamo chi è Stephen Curry si può quasi rispondere alla domanda dicendo di trovarci di fronte ad un predestinato, ma mentre il padre ha avuto una discreta carriera nella NBA, il figlio Steph è riuscito addirittura a superare il padre dato che è diventato una stella assoluta della National Basketball Association. Il rapporto tra i genitori e Steph è un rapporto molto intenso e pieno d’amore, dato che sono sempre stati una famiglia molto unita ed i genitori non hanno mai fatto mancare a Seth e tantomeno a Steph il loro sostegno in tutto ciò che i due fratelli facevano. Tuttavia Dell e Sonya hanno anche una figlia, probabilmente la meno famosa della famiglia Curry, di nome Sydel.

 

Chi è Stephen Curry: storia sentimentale

Chi è Stephen Curry fuori dal campo? Ecco a voi la risposta: Steph è sposato con Ayesha Alexander dal 30 luglio 2011 e con lei ha avuto due figlie (Riley nel 2012 e Ryan nel 2015) ed un figlio di nome Canon Wardell Jack nato nel 2018. Inoltre Stephen Curry è profondamente religioso, in particolare crede nella religione cristiana, tant’è vero che nelle sue scarpe possiamo trovare vari riferimenti alla Bibbia ed ha inoltre dichiarato che quando mentre gioca si batte la mano sul petto ed indica il cielo lo fa perchè sta giocando per Dio. Al di fuori dal campo da gioco, Stephen Curry è anche promotore di varie iniziative benefiche, tra le quali la campagna “Nothing but Nets”, una fondazione che si occupa di raccogliere fondi per comprare zanzariere nei paesi africani ancora affetti dalla malaria.

High School e college: il talento inizia ad emergere

Il figlio di Dell frequentò la Charlotte Christian School dove diventò il miglior marcatore della storia della scuola con oltre 1700 punti realizzati. Nonostante il successo di Steph Curry al liceo, molte università per via del suo fisico poco sviluppato non lo scelsero perchè secondo loro con quel fisico il giovane Steph non avrebbe potuto tenere il ritmo di una stagione intera. Ad ogni modo, Stephen Curry approdò al Davidson College, che non vinceva una gara di NCAA da ben 40 anni. Nella prima partita stagionale Curry segna 15 punti ma perdendo ben 13 palloni, mentre nella seconda uscita della stagione Steph inizia a far vedere chi è Stephen Curry sfornando una prestazione pazzesca da ben 32 punti, 4 assist e ben 9 rimbalzi e finirà la stagione primo per punti realizzati nella Southern Conference (21.5) e secondo solamente a Kevin Durant in tutta la NCAA. Curry verrà selezionato per la nazionale Under19 dagli USA per disputare il campionato del mondo, dove realizzerà 9.4 punti, 3.8 rimbalzi e 2.2 assist di media in 19.4 minuti di impiego. Nella stagione successiva Curry arriva a toccare i 191 cm di altezza e conclude la stagione con 25.5 punti, 4.7 rimbalzi e 2.8 assist di media portando la sua squadra addirittura a giocarsi le Final Eight del torneo NCAA.

Draft NBA: ecco chi è Stephen Curry

Stephen Curry fu scelto in uno dei Draft più ricchi di talento, ovvero quello del 2009. Infatti in questo Draft troviamo l’approdo di varie stelle NBA come Blake Griffin (selezionato alla prima scelta), James Harden (terza scelta assoluta), appunto Stephen Curry (settima scelta assoluta, visto che i dubbi sul suo fisico continuavano ad esserci), DeMar DeRozan (scelta numero 9) ed altri ottimi giocatori come Danny Green, Jrue Holiday, Jeff Teague e via dicendo. Ma torniamo a noi, Stephen Curry fu scelto come già detto prima alla settima scelta assoluta dai Golden State Warriors, squadra in cui milita tutt’oggi ed ha dichiarato inoltre che resterà ai Golden State Warriors fino alla fine della sua carriera.

Classe draft 2009

La carriera di Stephen Curry in NBA (fino ad ora)

Chi è Stephen Curry nella NBA di oggi? Di certo è uno dei migliori attaccanti dell’intera lega e forse il miglior tiratore della storia della NBA. Tuttavia la sua carriera non è sempre stata tutta rosa e fiori, infatti dopo una buona partenza (inserito subito in quintetto ed al suo esordio ha messo 14 punti, 7 assist e 4 palle rubate) e dopo aver messo la sua prima tripla doppia il 10 febbraio del 2010, nelle due successive stagioni Steph avrà vari problemi fisici (specialmente alle caviglie) che lo costringeranno a saltare diverse partite. In questi anni i Golden State Warriors per via dei numerosi problemi fisici di Stephen Curry, penseranno addirittura di scambiare il figlio di Dell per arrivare ad Andrew Bogut, uno dei migliori centri difensivi della NBA. Alla fine la dirigenza Warriors rinnoverà la fiducia al proprio playmaker scambiando la stella della squadra suscitando molti dubbi nella tifoseria della squadra della Baia: stiamo parlando di Monta Ellis. Mai scelta fu più azzeccata, visto che nel 2013 Stephen Curry esploderà definitivamente facendo registrare anche il proprio career high di 54 punti contro i New York Knicks realizzando ben 11 triple su 13 tentativi, Nell’ultima partita della stagione invece, Stephen Curry contro i Portland Trail Blazers realizzerà la tripla numero 272 della sua stagione (che batterà lui stesso portandolo a 286), sconfiggendo il precedente record di Ray Allen per numero di triple realizzate in una singola stagione NBA. Inoltre Steph trascinerà i suoi Golden State Warriors ai Playoff per la prima volta dal 2007, venendo però eliminati dai San Antonio Spurs in semifinale della Western Conference. Durante la stagione 2014-15, il numero 30 degli Warriors farà vedere a tutto il mondo chi è Stephen Curry battendo record su record, tra cui segnando 1000 triple in carriera in sole 369 partite (88 partite in meno rispetto a Dennis Scott, precedente detentore del record). Al termine della stagione, i Golden State Warriors ottengono il miglior record della Western Conference con 67 partite vinte e 15 partite perse e si laureeranno campioni NBA superando i Cleveland Cavaliers nelle Finals per 4-2 e Steph Curry realizzerà 98 triple durante i soli playoff, ben 40 in più del precedente record. Nella stagione successiva i Golden State Warriors e Steph Curry sembrano dominare la lega, battendo lui stesso altri record e permettendo ai suoi Warriors di battere il record di vittorie in una stagione dei Bulls di Michael Jordan concludendo la Regular Season con ben 73 partite vinte e solamente 9 sconfitte. Steph Curry verrà premiato come MVP della Regular Season per il secondo anno consecutivo. Nonostante ciò, i Golden State Warriors perderanno in finale contro i Cleveland Cavaliers dopo essere stati in vantaggio per 3-1, diventando così la prima squadra ad essere sconfitta in una serie finale dopo essere stata sopra per 3-1. L’anno successivo gli Warriors ingaggiano Kevin Durant e questo sembra poter destabilizzare lo spogliatoio degli Warriors., infatti Steph Curry interromperà la sua striscia di partite consecutive con almeno una tripla realizzata facendo registrare una partita da 0/10 al tiro dall’arco. Tuttavia nella partita successiva batterà il record di triple realizzate in una singola partita con un clamoroso 13/17 da tre punti e la chimica di squadra con KD e i compagni migliora giorno dopo giorno, infatti i Golden State Warriors vinceranno il titolo NBA per i due anni succesivi, ma l’MVP delle Finals lo vincerà in entrambe le occasioni Kevin Durant. Insomma, Stephen Curry potrebbe diventare il giocatore con il maggior numero di triple in carriera e senza dubbio il miglior tiratore di sempre ed inoltre siamo di fronte ad uno dei migliori attaccanti della storia della NBA.

 

Chi è Stephen Curry sul parquet?

Se volete sapere chi è Stephen Curry all’interno del campo da basket, ecco qui la risposta: stiamo parlando sicuramente di un attaccante pazzesco che fa del tiro da 3 punti la sua migliore arma offensiva, ma oltre a questa specialità lui è in grado anche di battere chiunque in uno contro uno finendo con una penetrazione al ferro in sottomano oppure di segnare una tripla in step back. Infatti per i difensori avversari marcare Stephen Curry è un’impresa non da poco, visto che il play degli Warriors è in grado di ubriacarti con i suoi palleggi veloci e snervanti. Inoltre Curry è dotato di un’intelligenza nello smarcarsi fuori dal comune e ciò gli permette di potersi prendere alcuni tiri completamente smarcato proprio per via del suo smarcamento, oltre anche alla sua velocità impressionante. Il tiro di Stephen Curry è anche un tiro quasi impossibile da stoppare, dato che ha acquisito un rilascio della palla velocissimo che spesso e volentieri non dà al difensore neanche il tempo di reagire per contestare il tiro. Curry tira in carriera con il 43.6% da tre punti con quasi 8 triple tentate a partita, mentre realizza di media 23.6 punti a partita. Il difetto di Steph Curry sul parquet è quello di non essere un buon difensore, ciò infatti lo rende spesso bersaglio degli attacchi avversari e per via della sua poca prestanza fisica viene spesso mandato a difendere in post, dove quasi sempre è necessario un raddoppio da parte della sua squadra.

 

Titoli vinti:

Stephen Curry ha vinto 3 titoli NBA, tutti ovviamente con i suoi Golden State Warriors (unica squadra in cui ha militato) negli anni 2015, 2017 e 2018. Probabilmente ne continuerà a vincere altri, visto che i suoi Warriors sembrano essere una squadra difficilmente battibile.

Premi individuali:

  • 2 MVP della Regular Season
  • 1 volta NBA sportsmanship Award
  • 1 NBA Skills Challenge
  • 1 Foot Locker Three Point Contest
  • 5 convocazioni All Star Game
  • 1 NBA All-Rookie First Team
  • 2 volte  All-NBA First Team
  • 2 volte All-NBA Second Team
  • 1 volta All-NBA Third Team
  • 1 volta atleta dell’anno dell’Associated Press
  • 1 volta primo in palle rubate
  • 1 volta miglior realizzatore della lega

Quanto guadagna Stephen Curry?

Ora che avete un’idea più completa su chi è Stephen Curry, andiamo a vedere insieme quanto guadagna uno dei migliori giocatori della NBA e quanto continuerà a guadagnare fino al termine del suo contratto che scadrà nel 2022. Stephen Curry infatti il 1° luglio 2017 ha firmato un contratto quinquennale da 201 milioni di dollari, diventando così il primo giocatore a firmare un contratto di 200 milioni.

 

YEARTEAMSALARYSIGNING BONUSINCENTIVETRADE KICKERTOTAL CASH
2009-10Player Cash Earnings$2,710,560$2,710,560
2010-11Player Cash Earnings$2,913,840$2,913,840
2011-12Player Cash Earnings$2,508,901$2,508,901
2012-13Player Cash Earnings$3,958,742$3,958,742
2013-14Player Cash Earnings$9,887,642$9,887,642
2014-15Player Cash Earnings$10,629,213$10,629,213
2015-16Player Cash Earnings$11,370,786$11,370,786
2016-17Player Cash Earnings$12,112,359$12,112,359
2017-18Player Cash Earnings$34,682,550$34,682,550
Est. Earnings
(9 seasons)
$90,774,593$90,774,593
2018-19Player Cash Earnings$37,457,154$37,457,154
2019-20Player Cash Earnings$40,231,758$40,231,758
2020-21Player Cash Earnings$43,006,362$43,006,362
2021-22Player Cash Earnings$45,780,966$45,780,966
$257,250,833$257,250,833

 

Inoltre Stephen Curry è anche uno degli uomini più rappresentatvi del marchio Under Armour, con il quale ha anche creato una sua linea di scarpe.

Steph Curry, Golden State Warriors 4 life: “Amo la Bay Area, Oakland è casa mia”

Warriors-Bulls Steph Curry giocatori settimana NBA

Stephen Curry non va da nessuna parte. Intervenuto durante il “The Bill Simmons Podcastdel giornalista sportivo Bill Simmons di theringer.com, la stella dei Golden State Warriors ha citato le parecchie ed “ovvie” ragioni per cui non lascerà mai la Baia.

Il motivo più ovvio è senz’altro il fatto di giocare in una delle squadre più forti di tutti i tempi. Sotto la guida di Curry, i Golden State Warriors hanno vinto 3 titoli in 4 anni, battuto il record di vittorie in singola stagione regolare appartenuto ai Chicago Bulls 1995-1996, arruolato un All-Star dopo l’altro, dominato in lungo e in largo e – a detta di qualcunodestabilizzato gli equilibri della NBA per gli anni a venire.

Stephen Curry è stato gratificato dagli Warriors con il contratto più ricco tra i giocatori NBA in attività: 201 milioni di dollari fino alla stagione 2021-22, stagione in cui il prodotto dell’università di Davidson compirà 34 anni.

Stephen Curry: “Oakland è casa, è dove voglio stare”

Steph confida a Bill Simmons come non ci sia per lui altro posto dove stare, aggiungendo:

Amo la Bay Area, qui è dove voglio stare. A Charlotte (dove Curry è cresciuto, ndr) ci torno solo quando giochiamo contro gli Hornets, o solo per il matrimonio di mia sorella. Quindi direi che non ci vado spesso

– Stephen Curry su Oakland e Charlotte –

Nato ad Akron il 14 marzo 1988 e cresciuto a Charlotte dove giocava papà Dell, Stephen Curry ha sempre e solo vestito la maglia dei Golden State Warriors. Selezionato con la scelta numero 7 al draft 2009 dagli Warriors allora allenati da coach Don Nelson, Steph inizierà ad ottobre la sua decima stagione NBA.

 

Whatchu looking at bro?!?

Un post condiviso da Wardell Curry (@stephencurry30) in data: Giu 9, 2018 at 6:38 PDT

La reazione di LeBron James all’errore di J.R. Smith nel finale di gara 1 (Photo by Ezra Shaw/Getty Images)

Uno dei passaggi più interessanti durante il suo intervento per il podcast di Simmons, Curry lo dedica ad un veloce scambio di battute avuto con LeBron James sul finire di Gara 1 delle Finali NBA 2018.

I 51 punti di James, l’incredibile topica di J.R. Smith in chiusura dei tempi regolamentari, ed i centocinquanta replay per secondo dell’huddle dei Cavs tra fine quarto quarto ed overtime fecero passare in secondo piano l’episodio, ora raccontato direttamente da uno dei protagonisti:

 

Fu un momento interessante. Mancava un minuto (alla fine dei supplementari), ed io stavo cercando di chiudere un possesso. Non ho visto LeBron arrivare dal lato debole e così sono andato per un layup facile, e lui mi ha stoppato. Poi mi ha lanciato un’occhiata aggiungendo due paroline. Io ho risposto ‘Siamo a questo? Stiamo vincendo e tu ti preoccupi d stopparmi e fare la faccia cattiva?’ Poi dopo, Draymond (Green) e Tristan Thompson sono venuti a contatto ed io sono tornato da LeBron: ‘Visto? Vogliamo che vada a finire così?’

– Stephen Curry sullo scambio di battute con LeBron James in gara1 –

Steph ricorda che James rispose: “Devo fa vedere ai miei compagni che sono la loro guida, e questo è parte del compito“. Curry chiuse dicendo a James “Di non voler fare la vittima sacrificale per la tua leadership“.

Durant-Warriors: parla KD sul suo futuro. Resterà?

Playoff Dunkest-Durant-Warriors

Durant-Warriors ci sono le prime voci verso la conclusione della stagione e l’inizio dell’estate. Kevin Durant ha registrato probabilmente la sua miglior prestazione in postseason questa notte in gara 3 delle finali NBA, ma prima della partita gli è stato chiesto del suo futuro.

“Sì, sì”  ha detto Durant a Sam Amick di USA TODAY quando gli è stato chiesto se sarebbe restato ai Golden State Warriors la prossima stagione. “ho intenzione di restare qui, l’ho detto all’inizio dell’anno, non ho programmato altro. Ma questa è l’NBA, e so che tutto può succedere”.
Ciò è quindi ormai cosa certa, come può testimoniare l’ex MVP che ha firmato nel 2016 con una squadra come Golden State da una stagione da 73 vittorie in regular season.
Secondo quanto riferito, Durant prevede di rinunciare al secondo anno del contratto biennale firmato l’estate scorsa, per rimodellare lo stipendio della prossima stagione. Ha incassato 25 milioni di dollari nel 2017-18.

 Durant-Warriors: voci parlano di James a Golden State

Durant si è addirittura occupato delle voci secondo cui LeBron James avrebbe tenuto un incontro da free agent con gli Warriors, esprimendo scetticismo.
“Non ne ho idea.” ha detto Durant “Tutti possono speculare. Il tizio che lavora per ESPN sono sicuro che ha formulato un ipotesi. Non ci credo, non credo a nulla in NBA finché non lo vedo con i miei occhi”.
Durant stanotte ha segnato 43 punti, portando gli Warriors con un vantaggio di 3-0 nella serie. Ha aggiunto 13 rimbalzi e 7 assist, tirando col 65% dal campo. La sua prestazione ha compensato una notte non molto postiva per Stephen Curry e Klay Thompson che hanno tirato insieme con 7 su 27 dal campo.

Il fattore di questo scorcio di NBA Finals: Stephen Curry

Stephen Curry

Il fattore non è altro che un qualcosa che influisce, col suo lavoro e contributo, il raggiungimento di un risultato o di un preciso fine. Qualcosa che mischia di continuo le carte in tavola, che porta diversi individui a comportarsi di conseguenza. A questa voce si può tranquillamente associare il Stephen Curry che ha aiutato i Golden State Warriors a vincere le prime due gare delle NBA Finals contro i Cleveland Cavaliers. La missione imprescindibile era quella di far valere la legge dell’Oracle Arena prima di volare in Ohio. Obbiettivo raggiunto, grazie proprio al condizionante numero 30, firmatario di due prove autorevoli: 29 punti, 6 rimbalzi e 9 assist in gara 1; 33 punti, 7 rimbalzi e 8 assist con record di triple segnate alle Finals battuto (ne ha infilate 9, superato Ray Allen fermo a quota 8).

STEPHEN CURRY: UNA SPINA NEL FIANCO DELLA DIFESA DEI CAVS

I Cavaliers cercano di cambiare le marcature nelle loro possibilità, scommettendo su alcuni mismatch che vedono coinvolto direttamente Stephen Curry. La point guard, riguardo in particolare le situazioni di isolamento, sta riuscendo a far valere la qualità del suo ball handling e un primo passo bruciante che fa soffrire gente più grossa e lenta come Tristan Thompson, Kevin Love e Larry Nance Jr. Dall’arco finora è stato praticamente impeccabile (50% al tiro),  con le soluzioni dal palleggio fluide e velenose, nonostante gli avversari provino a contestare alcuni dei suoi tentativi. La sua pericolosità da 3 porta la difesa di Tyronn Lue a catalizzare l’attenzione su di lui, creando però spazi che gli permettono però di far circolare la palla e dal linfa alla manovra. Non solo. Curry sta sfruttando in maniera sapiente tutti i blocchi recapitatogli dai compagni, guadandosi conclusioni agevoli; incisivi sono i suoi movimenti off the ball grazie ai quali costringe la/e controparte/i ad inseguirlo. I 4.5 punti di media in ambito catch and shoot non sono tantissimi, seppur stiano incidendo in generale sull’attacco dei Warriors. E nelle classiche transizioni il suo zampino non manca: 4.8 punti garantiti a possesso (il 18.5% del suo totale), anche se la bontà del suo lavoro in questo scenario è da ricercare altrove.

 Difficile per i lunghi Cavs tenere testa a Stephen Curry in questi dolorosi mismatch.

LETTURE E FREDDEZZA

Sì, perchè Curry riceve il pallone nella sua metà campo (o se lo aggiudica a rimbalzo) e accelera e guida il contropiede, andando poi a servire il bersaglio mobile che lo accompagna nella corsa. Tranquillità, coordinazione, istantaneità nell’eseguire il passaggio decisivo. La transizione difensiva dei Cavs, già pessima di per sé, va in difficoltà a causa dell’ecletticità del nativo di Akron: il suo range infinito di tiro porta gli avversari a braccarlo sul perimetro e a lasciare voragini dannose. Efficacia nelle letture dunque, pure sui pick and roll. Stephen Curry infatti, soprattutto in gara 1, veniva a volte raddoppiato ma è riuscito lo stesso a consegnare la palla ai rollanti bravi nel lavorare d’intesa. Curry disfa e fa, e ha risponde presente nei momenti che contano. Già, in questo scorcio delle Finals la sua mano è stata calda e la mente l’esatto contrario, cosa registrata specialmente nel quarto periodo in gara 2.  Sono 16 i punti messi a referto nell’ultima porzione di gioco, tra l’altro infilati con un 62.5% dal campo e un spaventoso 100% dall’arco (5/5). Freddezza, senso di responsabilità: le sue prodezze son servite a stroncare sul nascere ogni piccolo tentativo da parte della banda LBJ di tenere il passo dei gialloblù. Golden State ha chiamato,  Curry ha risposto nei tempi giusti. Veloce, fatale.

 

Nei pick and roll Curry sta mettendo i compagni in condizioni favorevoli per trovare la via del canestro.

 

Finora il fattore che sta facendo la differenza in campo porta un nome e cognome preciso. Il figlio di Dell ha ingranato la marcia, il piglio è quello di chi vuole arrivare a riconquistare l’anello e a mettere le mani su un riconoscimento personale assente nella sua bacheca, il titolo di MVP delle Finals. Troppo presto per le conclusioni o per cantar vittoria. Stephen Curry dovrà far la voce grossa nel regno del Re e per il resto del duello, solo alla fine si potrà prendere atto pienamente di quanto sia stato importante il suo operato.

Curry-Gara 2: Steph dà spettacolo, record di triple in una partita delle finals

Curry-Gara 2

Curry-Gara 2 è lui il padrone di questa notte. Probabilmente il più grande tiratore nella storia della NBA era particolarmente caldo da dietro l’arco stanotte. Il playmaker degli Warriors con 9-17 da 3 punti in gara 2 contro i Cavaliers ha stabilito un nuovo record di triple in una partita delle Finals sia per segnate che prese.

Il precedente record apparteneva a Ray Allen, che ha messo 8 bombe dalla lunga distanza contro i Lakers in gara 2 delle Finals del 2010.

Curry ha chiuso con 33 punti, top scorer della partita, con 26 tiri presi in 38 minuti. Ha anche preso sette rimbalzi e servito otto assist e una palla rubata portando Golden State alla vittoria di 19 punti, 122-103.

Curry-Gara 2: tripla epica

La giocata della notte è sicuramente il tiro di Steph da 3 metri dietro la linea dei 3 punti. Una delle abitudini di Curry è quella di prendersi il tiro dal tunnel. Si dà 5 possibilità e alla fine conclude sempre con un canestro e corre subito nel tunnel. Stanotte la tripla dal tunnel gli è entrata al secondo tentativo e da lì tutto è cominciato.

È stato il tiro più importante e spettacolare dei nove messi a segno. A poco meno di otto minuti dalla fine, i Cavs erano ancora a pochi punti di distanza, 11 per la precisione, Curry ha perso il controllo della palla e si è ritrovato lontano dalla linea dei tre punti. Quando l’ha ripreso, il timer dei 24 stava per scadere e ha tirato una tripla da circa 10 metri in faccia a Love che non gli stava concedendo un centimetro. Ciuffo. Ecco tutte le nove triple messe da Steph:

I campioni in carica ora sono in vantaggio 2-0 nella serie. Gara 3 si giocherà mercoledì notte alla Quicken Loans Arena.

Curry-Finals: Steph può vincere l’MVP?

Curry-Finals: ormai il quarto anno che se ne torna a parlare ma il dubbio rimane e ci chiediamo se sarà l’anno buono per il numero 30; vincerà l’MVP delle finali?

Proprio come Tim Duncan lo è stato per i San Antonio Spurs, Stephen Curry è la stella che ha fondato o sta rendendo possibile la fondazione di una dinastia come i Golden State Warriors.

In una squadra con quattro futuri Hall of Famer, è Curry colui che fa funzionare tutto. Le sue capacità di prendere un tiro senza rivali danno maggiore libertà a Draymond Green, le sue abilità di passaggio innescano il potenziale di Klay Thompson nel tiro da 3 e il suo altruismo ha permesso a Kevin Durant di adattarsi perfettamente a Golden State.

Curry-Finals MVP: in 3 anni non l’ha mai vinto

Curry ha tutte le armi per poter ambire al titolo di MVP delle finals di quest’anno. È stato nominato MVP della stagione 2014-2015, quando i Warriors han vinto il primo titolo degli ultimi quattro decenni. La stagione successiva è diventato poi il primo MVP ad aver guidato la sua squadra a 73 vittorie. Quell’estate non ha vinto però l’anello, visto che Cleveland è riuscita a fare la più grande rimonta nella storia della Nba, ma Curry si è vendicato l’anno dopo vincendo il suo secondo anello nel 2017, con una media di 27-8-9.
L’unico pezzo mancante per Curry è il premio di MVP delle Finali, che avrebbe contribuito ulteriormente a confermare la sua reputazione nei playoffs. Tuttavia, non è nella natura di Curry andare alla ricerca di un riconoscimento.
“Non cambia o distrugge assolutamente la mia carriera e quello che ho fatto”, ha detto Curry riguardo il vincere l’MVP delle Finali. “Se vinceremo il titolo e non vincerò l’MVP, sarò comunque sorridente e di sicuro considerato altrettanto forte e grande.”
Ma Curry non vuole trovarsi in una situazione in cui ciò che ha vinto viene messe in discussione. Se vincerà quattro o cinque anelli, ma mai l’MVP delle finals, i Warriors saranno ricordati comunque come la sua squadra? O peggio ancora, verrebbe accusato di essere un campione solo in regular season visto che spesso le sottigliezze con il tempo vanno dimenticandosi?

Curry-Finals: spesso condizionato

Curry è stato vittima di alcune circostanze sfavorevoli nel 2015. Miglior giocatore dei Warriors durante la prima parte dei playoffs (fino alle finali), però poi la serie è stata definita dagli sforzi sovrumani di LeBron James per far vincere un titolo a Matthew Dellavedova e Timofey Mozgov, e quindi beneficiando così Andre Iguodala che ha vinto il premio per aver tenuto il Re a soli 35 punti a partita.

Il secondo titolo dei Warriors nel 2017 è stata una storia diversa: Kevin Durant fu l’uomo dell’anno dopo aver preso la controversa decisione di andare a Golden State; realizzando una spietata serie nelle finals con una media di 35 punti a partita con il 55% al tiro per rivendicare la corona al re.

Curry parte da favorito?

Quest’anno i bookmakers danno Curry come secondo favorito per vincere l’MVP delle finali dopo Durant. KD è stato criticato per aver giocato troppo in isolamento e portato i Warriors fuori dalla loro offesa nella serie contro Houston, mentre Curry ha dato il colpo definitivo da vero eroe ai Rockets con 14 punti nel terzo quarto e ha deciso così gara 7.
Per ora sembra essere tutto a favore di Curry, e le circostanze sfavorevoli sembranno non esserci più. Infatti Curry non deve più preoccuparsi di Kyrie Irving, mentre Durant difenderà per più tempo LeBron James a causa dell’infortunio di Andre Iguodala. Curry dovrebbe perciò avere più energia da usare in attacco e statistiche migliori lo dovrebbero avvantaggiare per la vittoria.
In termini di produzione, Curry e Durant sono praticamente identici. Da quando Curry è tornato dall’infortunio, ha una media assist più alta e ruba più palloni. Durant è comunque in vantaggio per rimbalzi e punti totali. Ma il fattore decisivo è dato dalle prestazioni della squadra: i Warriors hanno un net rating di 12.8 con Curry sul parquet rispetto al 6.5 di Durant.
James ha molte meno possibilità di vincere, dato che la sua squadra è di gran lunga inferiore in termini di talento, e solo un giocatore nella storia dell’Nba, che giocava nella squadra che ha perso, ha vinto l’MVP delle Finali: Jerry West il quale l’ha vinto circa 50 anni fa.

Gli Warriors non vanno in vantaggio 2-0 per la prima volta nell’era Durant

Da quando Kevin Durant si è trasferito nella baia, le sconfitte dei suoi Warriors ai playoff sono state poche e lontane tra loro.

La sconfitta di stanotte al Toyota Center in gara 2  contro gli Houston Rockets è stata una rara macchia sul percorso verso il titolo. Non solo perché è soltanto la quarta sconfitta ai playoff negli ultimi due anni, ma anche per quanto presto nella serie è arrivata. Forse simbolo che il livello si è alzato per provare a impensierire degli Warriors apparentemente imbattibili.
Durant e Golden State sono sempre andati sul 2-0 in una serie al meglio delle sette. Quando hanno perso, la sconfitta è arrivata con un vantaggio di 3-0 ed è generalmente stata una sconfitta da “gentiluomini”. Hanno infatti giocato a ritmi più bassi e l’eliminazione è arrivata in gara 5 evitando quindi un netto 4-0.
AnnoAvversarioRisultatoPrima sconfitta
2017Blazers4-0N/a
2017Jazz4-0N/a
2017Spurs4-0N/a
2017Cavaliers4-1Gara 4
2018Spurs4-1Gara 4
2018Pelicans4-1Gara 3

 

Problema Durant? Assolutamente no

Durant ha segnato da solo più punti di Curry, Thompson e Green, con 38 punti, tirando con 13/22 dal campo. Steph, Klay e Draymond hanno fatto insieme 35 punti sbagliando 25 dei 39 tiri presi. Gara 3 e gara 4 si giocheranno alla Oracle Arena, dove Durant non ha ancora perso una partita ai playoff con la maglia di Golden State. L’ MVP 2014 sta giocando a livelli stellari, ma se l’apporto della squadra sará pari a quello di questa notte, la seconda sconfitta in questa serie potrebbe arrivare tranquillamente, anche se alla Oracle Arena le probabilità sono molto basse.