Kawhi Leonard il destino futuro? No ai Lakers, due destinazioni possibili

Il destino (ergo la prossima destinazione) dell’imperscrutabile Kawhi Leonard non sarebbe a Los Angeles, soprattutto se la sponda cui guardare è quella giallo-viola.

Michael C. Wright di ESPN riferisce da fonti vicine al giocatore come la stella dei Toronto Raptors – prossimo free agent in estate – non avrebbe mai preso in considerazione l’ipotesi Los Angeles Lakers, una volta presa la decisione di lasciare il Texas ed i San Antonio Spurs. Ed allora dove potrebbe essere diretto Kawhi?

#1 Kawhi Leonard verso i Los Angeles Clippers

La volontà del giocatore non sarebbe cambiata, negli ultimi tempi. La stagione malaugurata in cui sono incappati LeBron James e compagni (le insicurezze di coach Luke Walton e la malagestione dell’affare Anthony Davis da parte dei vertici dirigenziali) avrebbero contribuito a rendere la soluzione L.A. Lakers non particolarmente “seducente” per Leonard, così come per altri possibili obiettivi del front office guidato dalla coppa Magic Johnson-Rob Pelinka.

Così Wright, ospite della show radiofonico di Brian Windhorst “Brian Windhorst & The Hoop Collective Show”: “Riferisco quanto mi è stato detto, oggi come già la scorsa estate. Non penso che l’opzione Lakers sia un’eventualità da considerare. Kawhi sceglierà i Clippers, con ogni probabilità”.

Kawhi Leonard deciderà con ogni probabilità di non esercitare la player option da circa 21 milioni di dollari prevista sull’attuale contratto, e testare la free agency. I Toronto Raptors del Presidente Masai Ujiri faranno di tutto per trattenere l’ex Spurs in Canada.

L’arrivo di Marc Gasol e di veterani pronti alla battaglia (Jeremy Lin, Jodie Meeks), e la crescita di Pascal Siakam hanno reso i Raptors dei forti candidati a raggiungere la Finale NBA.

I Los Angeles Clippers (38-29), considerati la destinazione più gradita per il losangelino Leonard, sono destinati a ritornare ai playoffs dopo un anno di assenza, hanno in Doc Rivers uno dei capi-allenatori più rispettati e stimati della lega ed in Lawrence Frank un GM di assoluto valore.

Dopo aver rinunciato a Tobias Harris (volato a Philadelphia ed oggi rivale diretto di Leonard ai Sixers), anch’egli prossimo free agent, i Clippers tenteranno in estate di arrivare ad uno, forse due tra i migliori giocatori disponibili sul prossimo mercato estivo, mentre il proprietario Steve Ballmer prosegue nel progetto di trasferimento della squadra a Inglewood, in una nuova arena di proprietà esclusiva.

#2 Kawhi Leonard verso New York

Altra pista possibile per Kawhi? Si, New York. Strano da dirsi, ma la Grande Mela, nonostante una stagione disastrosa, attirerà molti free agent in estate. Il motivo? La città stessa, la vita di NY ed il fascino di un big market unico nel suo genere. Secondo diversi insiders NBA tra cui anche Chris Haynes in ultimo, Kawhi sarebbe l’obiettivo della franchigia di New York insieme a Kevin Durant e Kyrie Irving.

Tre obiettivi, di cui due saranno realizzabili, oltre ad una presa al draft di livello assoluto (lottery permettendo). I Knicks sono disposti ad offrire a Kawhi un maxi contratto per blindarlo nella Grande Mela, e per questo motivo avrebbero scambiato Porzingis, proprio per avere anche flessibilità salariale per due max contract come quello appunto di Kawhi e quello possibile di uno tra Kyrie e KD.

Insomma New York proverà a fare le cose in grande, riuscirà ad attrarre Kawhi Leonard e tornare ai playoffs da grande?

Blake Griffin scrive 44 nel giorno del ritorno a Los Angeles: “Teso, ho gestito bene, Ballmer? Nulla da dire”

La vendetta di Blake. L’ex Los Angeles Clippers Blake Griffin ed Andre Drummond guidano i Detroit Pistons alla conquista dello Staples Center di Los Angeles, mandando KO Danilo Gallinari e i suoi LA Clippers.

44 punti, 8 rimbalzi, 5 assist e 3 recuperi per Griffin, con 13 su 23 al tiro, 5 su 13 dalla lunga distanza e ben 14 tiri liberi conquistati, e doppia-doppia da 20 punti e 21 rimbalzi per il compagno di reparto Andre Drummond.

I Pistons si sono imposti per 109-104 sui Los Angeles Clippers. Ai padroni di casa non bastano 23 punti e 6 rimbalzi di Danilo Gallinari, ed i 21 punti con 9 rimbalzi, 6 assist e 4 stoppate di Montrezl Harrell, in uscita dalla panchina.

La coppia Griffin-Drummond segna metà dei punti totali di Detroit, Reggie Bullock contribuisce con 17 punti e 5 su 10 da dietro l’arco, e gli uomini di coach Dwane Casey mettono fine ad una striscia di 4 sconfitte consecutive.

Pistons-Clippers, Blake Griffin: “Felice per l’accoglienza, partita sentita ma andiamo avanti”

 

La sfida dello Staples aveva naturalmente connotazioni particolari per Blake Griffin, per 8 stagioni stella dei Los Angeles Clippers e poi approdato in Michigan lo scorso 29 gennaio, dopo una trade che vide coinvolti Tobias Harris, Avery Bradley ed il serbo Boban Marjanovic. Il pubblico di L.A. ha riservato a Griffin un’accoglienza calorosa, i Clippers hanno reso omaggio al grande ex proiettando un video tributo durante un timeout nel primo quarto di gioco.

Non sono riuscito a verderlo tutto, gli ho dato un’occhiata. E’ stato davvero bello ricevere un’accoglienza così, l’ho apprezzato molto e ringrazio tutti i tifosi (…) c’era grande attesa per questa partita, mi è sembrato quasi di rivivere l’atmosfera della prima partita stagionale. L’esordio è sempre la gara più attesa dell’anno, c’è grande attenzione e curiosità, poi però anche questa finisce, e ce ne sono altre 81 da giocare. Oggi la sensazione è più o meno la stessa, la partita è arrivata ed andata, ora ne abbiamo altre 40 da giocare, andiamo avanti (…) penso di aver gestito piuttosto bene le mie emozioni. Di partite sentite ne ho giocate tante, in carriera, la partita di oggi è passata più facilmente di quanto potessi pensare. Ero teso, ma non agitato

– Blake Griffin sul ritorno a Los Angeles –

 

 

Blake Griffin ha segnato 26 dei suoi 44 punti nel solo primo tempo. I Pistons chiudono i primi 24 minuti sul 65-54, e conducono di 10 lunghezze all’inizio del quarto periodo (90-80). I Clippers si issano sul -3 (102-99) a 3:41 dal termine della gara, guidati da Louis Williams (22 punti a fine partita per l’ex Sixers) e Danilo Gallinari, ma ancora Griffin e due tiri liberi del rookie Bruce Brown ricacciano indietro dei Clippers imprecisi nel finale.

L’addio di Griffin nel gennaio 2018 fu di particolare interesse per via della tempistica.

Al via della stagione 2017\18, i Los Angeles Clippers concordarono con il 5 volte All-Star un’estensione contrattuale da 173 milioni di dollari in cinque anni, facendo di Blake Griffin il volto ed il giocatore franchigia dei nuovi Clips, chiamati a girare pagina dopo l’era di “Lob City” e delle 6 apparizioni consecutive ai playoffs.

Griffin rivelò nei giorni successivi la trade di aver appreso della sua avvenuta cessione via Twitter, ancor prima di aver ricevuto comunicazioni ufficiali da parte dei Clippers: “Fu abbastanza duro apprendere una notizia del genere in quel modo“, aveva commentato all’epoca l’ex rookie dell’anno.

Durante il riscaldamento pre-partita Griffin ha – intenzionalmente o meno – ignorato il proprietario dei Los Angeles Clippers Steve Ballmer, che si era avvicinato all’ex Oklahoma Sooners per un saluto.

Nel post partita, Blake ha spiegato:

Stavo completando la mia routine pre partita, ho giocato qui (a Los Angeles, ndr) per tanti anni, sapete in cosa consiste il mio riscaldamento. Stavo correndo verso gli spogliatoi e non mi sono fermato, non lo faccio mai e non lo farei per nessuno. Tutto qui, niente di studiato o pianificato, si tratta semplicemente della mia routine pre partita, lo faccio da quando gioco a pallacanestro. Se stringerei la mano a Ballmer? Con i se e con i ma…

– Blake Griffin su Steve Ballmer –

 

Los Angeles Clippers: una squadra con un piano, e due obiettivi in testa

I Los Angeles Clippers alle grandi manovre.

Gli obiettivi dei Clippers di Steve Ballmer sono chiari da un po’, nonostante sulla sponda meno nobile della Città degli Angeli si fischietti distrattamente se l’argomento viene tirato in ballo.

Terminata con tanti rimpianti ma senza pietà l’era di “Lob City” (Paul, Jordan, Griffin, Redick hanno lasciato L.A. uno dopo l’altro in poco più di 12 mesi), i Clippers hanno liberato spazio salariale per dare l’assalto ai grandi free agent dell’estate 2019. Con un solo nome veramente in testa e nei pensieri di Ballmer e Rivers: Kawhi Leonard, l’enfant du pais.

Una buona porzione della squadra attuale, che viaggia a gonfie vele nella forte Western Conference, non farà probabilmente più parte dei Los Angeles Clippers che verranno.

Tobias Harris, Marcin Gortat, Patrick Beverley, Boban Marjanovic e Mike Scott saranno free agent in estate. L’obiettivo dei Clippers sarà quello di avere abbastanza spazio per offrire ben due “max contract” ai fortunati vincitori, che andranno a superare Danilo Gallinari in cima al payroll dei bianco-rossi.

Come riportato da Brian Windhorst di ESPN, i Los Angeles Clippers si sarebbero lanciati nelle ultime settimane nell’opera di reclutamento dei due pezzi da 90 della prossima free agency: il suddetto Kawhi Leonard, e Kevin Durant.

Con l’obiettivo di portare entrambi a Los Angeles.

Los Angeles Clippers alla riscossa

 

Windhorst riporta come i dirigenti dei Toronto Raptors abbiano “notato” la presenza di scout ed emissari dei Clippers in almeno il 75% delle partite giocate dai canadesi. In alcune di queste si è registrata la presenza di Lawrence Frank, ex head coach di New Jersey Nets e oggi President of Basketball Operations a L.A.

Una presenza inquietante per i Raptors, che sulla permanenza di Leonard hanno investito il futuro della squadra.

I Clippers hanno ritrovato verve e rimandato la ricostruzione ad maiora, pescando un’ultima grande parte di carriera di Lou Williams, trovando dal nulla (anzi, da Houston) Montrezl Harrell, recuperando fisicamente il miglior Gallinari mai visto da tempo su di un parquet, approfittando di un Tobias Harris nel famigerato “contract year” e determinato a passare all’incasso, e scegliendo bene al draft (Shai Gilgeous-Alexander, preso alla 11esima).

Il piano dei Clippers non si limita al solo campo.

Ballmer ha puntato su una ristrutturazione ai piani alti della squadra, revocando il doppio incarico allenatore-dirigente di Doc Rivers, promuovendo lo stimato Frank e richiamando al lavoro il grande Jerry West. Un’allegra macchina da guerra per l’ex co-fondatore di Microsoft, che non credo conosca Achille Occhetto.

Harris e Gallinari a parte, è Doc Rivers la vera star della squadra. In un roster privo di un vera stella (i Clippers sono una delle poche squadre a non avere un all-star nei ranghi) un capo-allenatore campione NBA e rispettato da tutta la lega è la guida.

Rivers e Frank hanno avuto il coraggio di spedire altrove Blake Griffin 5 mesi dopo averlo ricoperto d’oro (operazione sostanzialmente replicata – nei loro sogni – dai Cleveland Cavs con Kevin Love), ed hanno deciso di puntare su giocatori in cerca di conferme e rivalsa.

Il risultato? Una delle squadre “più felici” della NBA, parola di Sam Cassell. Quel Sam Cassell, il “Sam I am” della polveriera Milwaukee Bucks di inizio millennio. Il piano Ballmer comprende inoltre il trasferimento della squadra ad Inglewood, in struttura ad hoc, nei prossimi 4-6 anni (l’arrivo di LeBron James in città ha fatto dei Clippers degli abusivi allo Staples Center).

Toronto Raptors e Golden State Warriors si sfideranno stanotte alla Orlacle Arena di Oakland. Kawhi contro Kevin, atto secondo, c’è da scommetterci che ci sarà un uomo dei Clippers a marcare stretti i due che nei progetti di Steve Ballmer e Doc Rivers, dovranno contendre a LeBron il trono di Re della città (degli Angeli).

Addio a Paul Allen, proprietario dei Portland Trail Blazers

La NBA ed il mondo dello sport americano piangono la scomparsa di Paul Allen. Il proprietario di Portland Trail Blazers e Seattle Seahawks è scomparso all’età di 65 anni, dopo una breve malattia.

A darne la notizia è la famiglia di Allen, tramite comunicato ufficiale.

Paul Allen aveva rivelato in prima persona un mese fa che la forma di tumore linfatico che aveva già colpito l’ex co-fondatore di Microsoft nel 2009 si era ripresentata.

Mio fratello era una persona speciale in ogni suo aspetto. Sebbene molti abbiano conosciuto il Paul Allen valente informatico e filantropo, Paul è stato per noi uno zio ed un fratello, ed uno straordinario amico. La sua famiglia e i suoi amici hanno avuto la fortuna di conoscere il suo spirito, il suo calore umano, la sua generosità e premura verso gli altri. Per quanto fitti fossero i suoi tanti impegni, Paul ha sempre trovato il tempo da dedicare alla sua famiglia ed ai suoi amici. Siamo estremamente grati per tutto l’affetto che Paul ci ha saputo regalare giorno dopo giorno

– Comunicato di Jody Allen, sorella di Paul Allen –

La scomparsa di Paul Allen, il tributo dello sport americano

Colleghi, ex ed attuali giocatori di Seahawks e Blazers e personalità del mondo dello sport USA hanno affidato a Twitter il proprio cordoglio per la scomparsa di Paul Allen.

I Portland Trail Blazers, che Allen rilevò nel lontano 1988, hanno reso omaggio alla figura di Allen, tramite le parole del GM Neil Olshley:

“E’ stato un onore ed un privilegio conoscere e lavorare per Paul Allen in questi ultimi sei anni. Paul è stato un uomo dall’ineguagliata dedizione e creatività, un vero visionario. Un uomo che ha sempre preteso dai suoi collaboratori lo stesso livello di eccellenza e desiderio di successo che sempre si è prefissato per sé stesso”

Altri tributi sono giunti da Steve Ballmer, proprietario dei Los Angeles Clippers e co-fondatore di Microsoft assieme ad Allen e Bill Gates:

E da Mark Cuban, proprietario dei Dallas Mavericks:

Così su Twitter LaMarcus Aldridge, ex stella dei Portland Trail Blazers, e Marshawn Lynch, ex running back dei Seattle Seahawks campioni NFL nel 2013:

Ralph Lawler, voce storica dei Clippers, si ritira dopo 40 anni di onorata carriera

Ralph Lawler, da 40 anni storica voce delle partite dei Los Angeles Clippers, si ritirerà al termine della stagione NBA 2018\19.

In carriera, Lawler (che compirà 81 anni in aprile) ha commentato più di tremila partite. Le sue cronache sono state per anni riconoscibili grazie ad espressioni come “Bingo!” ed il celebre “Oh me, oh my!“, con le quali Lawler sottolinea le giocate importanti dei giocatori in maglia Clippers.

Ralph Lawler ha annunciato il ritiro in un’intervista a Bill Plaschke del Los Angeles Times. Lawler iniziò la propria carriera agli allora San Diego Clippers nel 1978. In quarant’anni di onorata attività, lo storico commentatore si è guadagnato una stella sulla Walk of Fame di Hollywood, e tre Emmy Awards.

Sarà dura immaginare la vita senza i Los Angeles Clippers, ma questo è il momento giusto per fermarsi. I tifosi dei Clippers amano la propria squadra, come nessun altro tifoso di Los Angeles fa con le altre squadre della città (…) ho un’ammirazione sconfinata per i nostri fan

– Ralph Lawler annuncia il proprio ritiro –

I Clippers hanno annunciato l’intenzione di celebrare l’ultimo anno di attività di Lawler. La Ralph Lawler Appreciation Night si terrà allo Staples Center di Los Angeles il 10 aprile 2019, in occasione dell’ultima partita casalinga di stagione regolare dei Clippers.

Steve Ballmer, plenipotenziario della franchigia di LA, ha dichiarato che squadra ed organizzazione omaggeranno con tutti gli onori del caso Lawler, “cuore ed anima dei Los Angeles Clippers”, nelle parole del proprietario.

Steve Ballmer: “I Clippers non giocheranno mai a perdere, non finiremo come i Sixers”

I Los Angeles Clippers non saranno più quelli di Lob City, o una squadra da 50 e più vittorie nella Western Conference, ma il proprietario Steve Ballmer predica comunque ottimismo: niente tanking, e fuga dallo Staples Center quanto prima.

Come riportato da Helene Elliott del LA Times, l’ex CEO di Microsoft Steve Ballmer, che rilevò nel 2014 i Clippers dalle scomode mani di Donald Sterling, esclude senza indugio alcuno che la sua squadra “farà mai la fine” dei Philadelphia 76ers.

Dopo la fine dell’era Chris Paul, i Clips hanno pezzo dopo pezzo smembrato quella che l’ex Matt Barnes definì “una delle squadre più forti a non aver mai vinto il titolo“. J.J. Redick, Blake Griffin, e per ultimo DeAndre Jordan non abitano più qui, ovvero allo Staples Center.

I perni dei Clippers post-smobilitazione sono – oltre a coach Doc Rivers – Lou Williams, Tobias Harris (fino a quando?) e Danilo Gallinari, il cui ricco contratto penzola però a mo’ di esca davanti agli uffici degli altri 29 general manager NBA, hai visto mai.

Dal draft è arrivato invece Shaivonte Aician Gilgeous-AlexanderShai per gli amici – talentuosa point guard canadese da Kentucky.

↔️ Our guys. #NBARooks ↔️

Un post condiviso da LA Clippers (@laclippers) in data: Ago 12, 2018 at 3:03 PDT

Dalle pagine del Los Angeles Times, Steve Ballmer s’è dunque rivolto ai tifosi dei Clippers, tranquillizzandoli sul futuro della franchigia di L.A.

Steve Ballmer: “Non finiremo per anni sul fondo della classifica come i Sixers”

Il plenipotenziario dei bianco-rossi non vuol sentir parlare di tanking, soprattutto davanti agli abbonati per la stagione NBA 2018\19, che prenderà il via il 16 ottobre.

Così Ballmer ad un incontro con gli abbonati:

“(Il tanking) non è da noi, nossignore. Faremo bene, non scenderemo mai in campo per perdere per un anno, per due, Penso che siamo in una situazione tale che non finiremo come i Philadelphia 76ers, che hanno passato 5, 6 anni a fare letteralmente schifo. Come potremmo guardarvi di nuovo in faccia se dovessimo prestarci ad una cosa del genere?

– Steve Ballmer sul futuro dei Clippers –

I Los Angeles Clippers, che in estate hanno raggiunto un nuovo accordo con la guardia ex Boston Celtics Avery Bradley e ridato il benvenuto in California a Luc Richard Mbah a Moute, avranno ampio margine di manovra per la free agency 2019. Più di 40 milioni di dollari di spazio salariale da investire nella caccia a nomi come Kawhi Leonard e Jimmy Butler.

Steve Ballmer: “I Clippers ad Inglewood entro sei anni”

Una delle priorità per il futuro dei Clippers nelle intenzioni di Steve Ballmer è la costruzione della nuova arena.

biglietto All Star Game?
Lo Staples Center di Los Angeles

Los Angeles è l’unica città d’America ad ospitare due franchigie di una delle maggiori quattro leghe professionistiche nello stesso palazzetto, lo Staples Center sito a Downtown Los Angeles (che ospita anche i Los Angeles Kings della NHL).

Ballmer ha individuato in Inglewood la sede per la nuova casa dei Los Angeles Clippers. La cittadina, attualmente sede dei Los Angeles Rams della NFL e, soprattutto, casa storica degli L.A. Lakers di Magic Johnson e dello Showtime negli anni ’80, si oppone da mesi al progetto di costruzione del nuovo palazzetto della seconda (sempre e comunque) squadra della Città degli Angeli.

Il proprietario dei Clips è comunque deciso a dare battaglia su tale fronte.

Andremo ad Inglewood, cascasse il mondo. I Clippers avranno la loro casa. Stiamo lavorando ad un piano che possa rendere la cosa possibile, vogliamo farlo. Per come funziona qui a Los Angeles, se partissimo oggi, in al massimo sei anni potremo riuscirci

– Steve Balmer sulla nuova arena dei Clippers ad Inglewood, California –

 

Seattle Confidential

Tra un mese e mezzo o poco più si alzerà il sipario sulla nuova stagione NBA, questo lo sappiamo tutti. Ci saranno le luci, le presentazioni, i chest-to-chest, le cheerleader, la musica negli spogliatoi. Ma soprattutto ci sarà l’inno nazionale. Lui lo avrebbe suonato così, a buon diritto peraltro.

Sigla.

 

È difficile accettare l’idea che, per la nona stagione di fila per le squadre della Lega dove accadono meraviglie non ci sarà alcun pit-stop a Seattle, nello stato di Washington. È difficile soprattutto perché i Sonics, in diverse forme ma con colori pressoché sempre identici, hanno lasciato nell’immaginario collettivo qualcosa di simile all’impronta tracciata dai vari concittadini Jimi Hendrix, Kurt Cobain, Chris Cornell, Bruce Lee, Adam West, Bill Gates: qualcosa a metà tra il “È qui la festa” e il “Dopo di me il diluvio”, ma approcciate un attimo storie e aneddoti su Seattle e il quadro che avrete andrà ben oltre queste due abbozzate espressioni. È difficile ma tocca perché questo è il mercato baby, questo è il business, questo è il… Beh, lasciamo stare, che se no uscirebbero solo termini da bollino rosso, i tre quarti dei quali all’indirizzo di Clay Bennett, che da buon capitano di ventura al momento dell’insediamento promise che avrebbe tenuto la squadra nella città di Smeraldo il più a lungo possibile. Parole dal valore non dissimile da quello di certi politici nostrani di ieri e di oggi.

seattle-paytonEppure ancora qualcuno legato al vecchio Boeing c’è. Più d’uno in realtà, e si sono susseguiti sussurri e grida negli ultimi mesi. La voce più tonante, per lui che in braghini era viceversa una radiolina (copyright di Sarunas Jasikevicius), quella di Gary Payton: “Vorrei far parte del progetto e tornare a Seattle. Seattle lo merita”, ha dichiarato il Guanto, che si vede (bontà sua) in veste di co-proprietario. In effetti la prospettiva è affascinante: ve lo immaginate ad andare in escandescenze contro Mark Cuban? O a prendere a male parole Steve Ballmer, addossandogli magari la colpa di essere un tifoso Sonics che non si è impegnato abbastanza per salvare la squadra della sua città? Quando poi in realtà l’attuale proprietario dei Clippers a suo tempo ci provò, a rilevare le quote di Bennett quando fu chiaro che la squadra avrebbe transmigrato da Seattle, ma la sua opposizione fu sfilettata dagli avvocati dell’allora nuovo proprietario, che era anche buon amicone di David Stern. Le coincidenze.

Chi dell’Avvocato Commissioner (specifica doverosa visto che dalle nostre parti il nickname legale è già adottato) era il delfino è quell’Adam Silver che oggi poggia le proprie terga sullo scranno più rinomato e importante della NBA. Il buon Adam sarà anche una giovane volpe che ha appreso l’arte della caccia (al soldo) dalla vecchia volpe, ma quando si è trovato in mezzo ai lupi è parso un pelo in affanno: nella fattispecie, gli è stato chiesto esplicitamente, in occasione del Southwest Festival, cosa ne pensasse di un’espansione. Il Giovin Rampollo ha abbozzato la sua risposta basandola su ragioni economiche e necessità di mettere tutti d’accordo lanciandosi poi in un “qquantoèbbellalaenbieioggi”, ma è parsa una scalata a una parete di specchi tanto quelle del predecessore quando gli venne chiesto come mai dal board non ci si fosse impegnati un po’ di più per salvare i Sonics.

Al di là di quali furono le ragioni dell’addio alla Rainy City, che evidentemente sopravanzarono la riconoscenza che la Lega delle Meraviglie doveva alla Perla Verde, di recente si è tornato a parlare di un ritorno dei gialloverdi. Sempre Silver, nell’occasione già menzionata, ha caracollato sulle trenta squadre NBA e sul fatto che espandersi vorrebbe dire togliere dindi a tutte e trenta, ma è chiaro che quelle sono giustificazioni puerili, tanto che in un interessante articolo su Sports Daily l’autore si chiede come sia possibile che la NFL faccia il gioco delle sedie e la NBA non possa accettare la sfida di rimettere in gioco qualcuno che ha contribuito ai suoi successi negli anni ’80 e ’90. Tanto più, continuava, che Nets, Sixers e Pelicans sembrano dissanguarsi ogni anno. Il ragionamento, condivisibile, proseguiva, e se siete curiosi l’invito è quello ad approfondire l’articolo, perché ben scritto e sensato. Purtroppo lo scenario sembra ancora di là da venire, e non aiuta che l’amministrazione locale non sia riuscita a trovare una soluzione solida per la nuova arena.

A questo punto bisogna mettersi in pari col cuore, somatizzando l’idea che forse potremmo arrivare non solo ai dieci, che sono dietro l’angolo, ma forse persino ai vent’anni senza Seattle in NBA.

Vent’anni. Senza Seattle. In NBA.

Solo il sottoscritto è terrorizzato da questa frase?

Clippers, per Ballmer è giunta l’ora dello streaming?

I diritti televisivi della NBA sono ai suoi massimi di sempre ma proprio in queste ore sta avvenendo un caso strano in quel di Los Angeles sponda Clippers.

Sembra infatti che il proprietario della franchigia, Steve Ballmer, abbia rifiutato circa 60 milioni all’anno offerti da una televisione locale in quanto sia intenzionato a costruire un servizio online di streaming per la trasmissione delle partite della sua squadra.

La notizia arriva direttametne da Claire Atkinson del New York Post e l’emittente televisiva che si è vista respingere le proprie avanches è la Fox Sports.

Se il piano che sta architettando Ballmer andasse in porto, i Clippers sarebbero la prima società sportiva statunitense (e non solo di basket!) a fornire online le proprie partite e non come tradizionalmente accade tramite satellite o via cavo.

Attualmente le gare dei Clippers vanno in onda in circa 5 milioni di case dell’area losangelina e l’attuale accordo con la Fox Sports è previsto anche per l’imminente stagione 2015-16.

La negoziazione per il rinnovo di questo contratto è scaduto però lo scorso giugno dando la possibilità a Ballmer di esplorare tutte le possibilità per il futuro. Atkinson però aggiunge pure che, secondo molte persone, questa strategia adottata dal proprietario dei Clippers sia in realtà un espediente per riuscire a racimolare un contratto più remunerativo dalle televisioni. D’altro canto però secondo le logiche finanziarie sembra molto difficile riuscire a superare quell’offerta pervenuta di 60 milioni annui.

Nell’ottobre dello scorso anno l’NBA ha firmato i nuovi contratti televisivi nazionali con ESPN e TNT che entreranno in vigore a partire dalla stagione 2016-2017 per un totale di 2.66 bilioni di dollari fino al 2025.

Un servizio di streaming specifico per una singola franchigia sarebbe un concetto nuovo per la NBA. L’attuale pacchetto NBA League Pass completo per tutta la stagione comprende tutte le 30 squadre.

È innegabile però come lo streaming sia ugualmente molto diffuso soprattutto per vie non del tutto legali…. e chi meglio di Ballmer (che ricordiamo esser stato il CEO Microsoft dal 2000 al 2014) all’interno della NBA potrebbe avere le intuizioni e le motivazioni per esplorare questi nuovi orizzonti?

Per NBA Passion,

Antonio Cannizzaro (@AntonioCan22 on Twitter)