Raptors battuti dai Magic, coach Nurse: “Terrence Ross come Lou Williams”

Terrence Ross

Il coach dei Toronto Raptors, Nick Nurse, elogia Terrence Ross degli Orlando Magic, nel suo ruolo di sesto uomo.

 

I complimenti di Nurse nei confronti di Ross arrivano dopo il match vinto dagli Orlando Magic per 113-98, proprio contro i Toronto Raptors, orfani di Kawhi Leonard.  Vittoria arrivata proprio grazie al 28enne Ross, che piazza 28 punti e 9 rimbalzi in 30 minuti di utilizzo, uscendo dalla panchina.

Coach Nurse ha avuto l’occasione di allenare Terrence Ross durante i suoi anni a Toronto, quando era vice allenatore. Dopodiché Ross fu scambiato ai Magic per Serge Ibaka.

Nel post partita Coach Nurse ha evidenziato l’importanza di Ross per i Magic: “Orlando ha sicuramente usato Ross nel ruolo di Lou Williams. Non è partito in quintetto, ma quando è entrato in campo, tutto il peso dell’attacco è caduto su di lui.” Ha detto Nurse secondo Josh Robbins di The Athletic. ”

 

Coach Nurse: “Terrence Ross è stato bravo, lo sapevamo

 

Terrence Ross sta viaggiando a 15 punti di media e sta tirando col 38.3% da 3 punti e con il 43.5% dal campo. Fondamentale è stato il suo approccio alla partita contro Toronto, come detto da Nurse: Ross è un grande tiratore sia quando è libero sia quando è marcato. Inoltre gli arbitri gli hanno regalato un paio di fischi a favore anche quando stavamo difendendo bene su di lui. Ciò aiuta molto sulla fiducia di un tiratore. In alcune situazioni abbiamo difeso bene ma gli arbitri lo hanno comunque premiato con un paio di liberi. Ma T-Ross è stato bravo, sapevamo che può fare queste cose“.

 

Gli Orlando Magic hanno vinto sette delle ultime nove partite, e sono ora a una gara di distanza dall’ottava e ultima piazza disponibile per i Playoff, occupata dagli Charlotte Hornets.

Il prossimo impegno per la franchigia del Florida sarà mercoledì a New York contro i Knicks, in una partita sulla carta semplice.

Terrence Ross: “Sarà l’anno più importante della mia carriera”

Terrence Ross

Terrence Ross alla ricerca di riscatto nella prossima stagione. L’ex guardia dei Toronto Raptors è pronto a dare il tutto per tutto con la maglia dei Magic.

Terrence Ross: “In ogni partita bisogna dare il 100%”

Gli Orlando Magic continuano il loro processo di ricostruzione. Dopo la gestione Vogel, che non ha prodotto miglioramenti a livello di gioco e risultati per il team della Florida, in questa stagione hanno affidato la gestione della squadra nelle mani dell’ex coach degli Hornets Steve Clifford. 

Oltre al nuovo head coach, i Magic si sono assicurati un prospetto come Mo Bamba dal Draft, aspettando il rientro dall’infortunio di Terrence Ross, atteso al salto di qualità definitivo dopo il brutto infortunio subito nel corso della passata stagione.

Lo stesso ex giocatore dei Toronto Raptors ha spiegato in queste ultime ore, come la prossima stagione Nba per lui vale il rinnovo di contratto dei Magic, in scadenza al termine della prossima stagione.

Ecco le parole rilasciate da Ross ai microfoni di Dan Savage insider di ‘OrlandoMagic.com‘:

È sempre un anno importante quando si entra nella parte finale del proprio contratto. Questa stagione proverò questa sensazione dopo una stagione passata a recuperare da un brutto infortunio. Questa stagione Nba sarà quella più importante in tutta la carriera per una serie di tanti motivi. Devo essere pronto a dare il 100% in tutte le situazioni, mettendomi a disposizione della squadra in qualsiasi momento”.

 

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Orlando Magic: Once Upon a Time

Caratteristica principale di ogni favola è il sogno. La capacità di immaginare un cambiamento, un futuro migliore è il motore della maggior parte delle favole. In casa Orlando Magic, però, delle favole sembra essere rimasto solo l’incipit, ovvero quel “C’era una volta”, che nel loro caso lascia però poco spazio ai sogni. C’era una volta Shaq. C’era una volta Howard. C’era una volta la speranza. Come Emma e gli altri personaggi della serie TV Once Upon a Timeanche i Magic, nel corso della loro storia, si sono riscoperti per ben due volte protagonisti di una storia fantastica, che stava per portarli a un passo dalla gloria eterna. Due Finals raggiunte, nel 1995 e nel 2009, altrettante sconfitte. E il ricordo di queste sembra essere stato rimosso dalla memoria collettiva.

Shaquille O’Neal ai tempi degli Orlando Magic.

Gli Orlando Magic sono allo stesso tempo una delle franchigie più fortunate e disgraziate della NBA. Draft leggendari, ma anche tradimenti, infortuni e occasioni colossali non sfruttate a dovere ne hanno segnato la storia. Shaq non capita a tutti. Idem per quanto riguarda il Penny Hardaway pre-infortuni. Due stelle giovanissime prese al Draft e una Finale persa facevano pensare a un futuro radioso per la franchigia della Florida. Poi, nel 1996 il primo tradimento. Shaq firma per i Los Angeles Lakers e vince tutto. I Magic rimangono fermi al palo.

Ci hanno riprovato, ad Orlando. Prima il tentativo di accoppiare Tracy McGrady e Grant Hill, mai andato in porto per via di una eccessiva dose di sfortuna. Poi è arrivato Dwight Howard. Superman ha riportato la speranza, quella che i Magic avevano perso, ma proprio come gli illustri predecessori si è fermato in Finale, prima di accettare anch’egli l’offerta dei gialloviola. L’addio di Howard sembra aver lanciato una maledizione sui Magic, simile al sortilegio che impedisce ai protagonisti di Once Upon a Time di ricordare la loro vera identità.

I Magic si presentano ai nastri di partenza della stagione 2017/18 con scarsissime certezze, non troppo talento e gli strascichi di una gestione recente non perfetta (vedi Serge Ibaka). Certo, ci sono nuove facce in giro: Jonathon Simmons è sicuramente l’aggiunta più interessante, oltre al rookie Jonathan Isaac, che probabilmente partirà dalla panchina. Da seguire anche l’altro rookie da Kansas St., Wesley Iwundu. Uno dei giocatori più interessanti del roster rimane Aaron Gordon: il numero 00 entra nella sua quarta stagione consapevole di giocarsi un’ottima chance, visto che l’ala è in procinto di diventare restricted free agent l’estate prossima.

Per il resto, il roster dei Magic sembra fermo nel tempo, sospeso immobile come le lancette del municipio di Storybrooke. Per il terzo anno di fila il backcourt sarà composto da Elfrid Payton e Evan Fournier. Nikola Vucevic e Terrence Ross dovrebbero completare il quintetto titolare, ma Bismack Biyombo (giocatore più pagato dei Magic insieme a Fournier) e lo stesso Simmons sono pronti a scavalcarli nelle gerarchie di coach Frank Vogel. La panchina è un po’ più lunga rispetto allo scorso anno grazie agli arrivi di Arron Afflalo – alla seconda esperienza in Florida – e Shelvin Mack.

Frank Vogel
Frank Vogel

 

Il gioco di coach Frank Vogel è sempre stato basato, soprattutto al tempo degli Indiana Pacers, sulla difesa. In attacco invece, anche negli anni migliori, le sue squadre hanno sempre incontrato difficoltà a sviluppare un sistema affidabile. “Ho dovuto dimenticare quasi tutto ciò che sapevo delle spaziature offensive a causa del modo in cui si gioca nella lega oggi” – ha ripetuto spesso Vogel durante lo scorso anno. Ma la prima stagione ai Magic non è stata un granché da questo punto di vista, visti anche gli interpreti a disposizione.

I Magic hanno dimostrato nel corso della passata stagione di voler tenere un ritmo mediamente alto (12° nella lega), specie dopo la cessione di Serge Ibaka. L’attacco non ne ha comunque giovato, visto che Orlando si trovava al penultimo posto nella lega sia per quanto riguarda i punti segnati ogni 100 possessi (103.7) sia per la percentuale reale dal campo (48.9%). Mettiamoci anche che i Magic non brillavano a rimbalzo in attacco (21° posto in percentuale di rimbalzi disponibili catturati) e traduciamo così: la squadra di Vogel non ha avuto molti possessi a disposizione, e ha sfruttato malissimo quelli che ha avuto.

La scarsa efficacia in attacco ha portato i Magic a privarsi di Ibaka – una mossa molto discussa – per puntare su un quintetto piccolo e agile con l’inserimento di Terrence Ross. Lo small ball potrà aiutare in attacco, ma non bisogna dimenticare che i problemi ad Orlando non si esauriscono in quella metà campo, dato che non abbiamo ancora visto la difesa marchio di fabbrica di coach Vogel (22° posto in punti concessi per 100 possessi nel 2016/17). Gli arrivi dei quattro veterani potranno senz’altro aiutare i giovani ad alzare l’asticella in allenamento. Vogel ha ammesso di volere i playoffs quest’anno, ma passare da 29 vittorie alla postseason non è per niente facile.

Dopo il sortilegio scagliato dalla Regina Cattiva, i personaggi di Once Upon a Time devono rinunciare non solo alle proprie identità fantastiche: trasformati in anonimi abitanti di una cittadina isolata nel mondo reale, essi devono dire addio anche al canonico lieto fine.

Un lieto fine che ai Magic non è mai stato concesso. La magia della vicina Disneyland ha forse influito nella possibilità di scegliere Shaq o Superman, ma per un motivo o per un altro Orlando non è mai riuscita a sfruttare questi enormi colpi di fortuna fino in fondo. Fortuna che, nella NBA, torna raramente.

In Once Upon a Time Emma torna per salvare tutti ventotto anni dopo l’inizio del sortilegio. I tifosi Magic si augurano di dover aspettare molto meno per poter ricominciare ancora a credere nelle favole.

We The North #14: Cambio di rotta necessario

Horford in difesa su Ibaka
L’assenza prolungata di Patrick Patterson ha esposto i Raptors a tutte le lacune della fase difensiva evidenziate già in passato.

Che il mese antecedente all’All-Star Weekend di New Orleans sia stato di gran lunga il peggiore nella storia recente dei Toronto Raptors, con 11 sconfitte nell’arco di 16 partite, è un dato di fatto inconfutabile. Ma che potesse trasformarsi nella miccia capace di accendere la fantasia e – soprattutto – la voglia di vincere di Masai Ujiri, in pochi ci avrebbero scommesso.
Non certo perché il GM dei Raptors non sia propenso a certi stravolgimenti di roster, anzi. Quello che poteva far pensare a un relativo immobilismo della franchigia sul mercato era il frutto della situazione particolare dei canadesi, clienti fissi nelle alte sfere della Lega, ma pericolosamente bloccati nel limbo delle contender, che corrisponde alla fase di sviluppo più pericolosa nella creazione di una squadra vincente: quella in cui qualsiasi cambiamento non viene visto di buon occhio.
Quando una franchigia abituata alla mediocrità comincia a palesarsi con continuità a livelli mai raggiunti prima, è naturale che management e coaching staff continuino a puntare sugli stessi cavalli vincenti, facendo di tutto per mantenere intatto un nucleo di giocatori all’apparenza imprescindibile.
In tal senso è stato paradossalmente fondamentale attraversare un periodo di crisi relativamente lungo, che ha messo tutto l’ambiente di fronte ai pochi – ma atavici – problemi del roster, spesso passati in secondo piano rispetto ai tanti pregi. Stiamo parlando della mancanza di rim protector affidabili (Nogueira e Siakam ancora non rientrano in quel novero), di lunghi bidimensionali pericolosi anche fuori dal pitturato, e di giocatori dai piedi rapidi, con la possibilità di difendere su più ruoli per cavalcare una small ball efficace.
Proprio in tal senso vanno lette le operazioni di mercato che hanno portato Serge Ibaka e PJ Tucker alla corte di Dwane Casey: il coach ha finalmente a disposizione altri due giocatori, oltre a Carroll e Patterson, capaci di coprire e difendere più ruoli, aumentando sensibilmente le possibili combinazioni di quintetto.
Il sacrificio di Terrence Ross (passato agli Orlando Magic), per quanto doloroso, è un prezzo minimo da pagare, perché sia Tucker che Ibaka hanno tiro da fuori, e perché i Raptors hanno individuato in Norman Powell lo swingman del futuro, o quantomeno considerano il 23enne da UCLA un’alternativa sufficientemente valida fra gli esterni.
Il primo banco di prova contro Boston è andato alla grande, con gli uomini di Casey vittoriosi in rimonta anche senza l’apporto di Kyle Lowry (da valutare l’infortunio al polso che lo infastidisce da qualche settimana), e capaci di ridurre il gap in classifica dai Celtics (secondi ad est) a sole 3 partite.
Lo scatto d’orgoglio c’è stato, ma ora ci sarà bisogno di una volata in vista dei playoffs.

Three Points – All Star Game, l’importante è partecipare

Il weekend dell’All Star Game è finalmente arrivato. Per tre giorni, New Orleans sarà la capitale mondiale della pallacanestro, con i migliori giocatori del globo riuniti a dare spettacolo nella cornice dello Smoothie King Center. L’edizione di questa settimana di ‘Three Points’ non può che partire dall’imminente evento, dunque. Ci sarà comunque spazio per l’attesissimo ritorno di Kevin Durant ad Oklahoma City e per i primi colpi di mercato di questa sessione invernale. Si comincia!

 

1 – L’importante è partecipare

Kobe Bryant e LeBron James, avversari all'All Star Game 2016
Kobe Bryant e LeBron James, avversari all’All Star Game 2016

Un modo di dire che non si associa molto spesso ad un mondo ultra-competitivo come quello del basket NBA. Eppure è la frase che meglio rappresenta il concetto di All Star Game. La tradizionale partita tra Western ed Eastern Conference è, salvo rarissime eccezioni, la gara meno competitiva dell’anno. Senza niente in palio, l’intensità e l’agonismo non possono che lasciare spazio ad un mero susseguirsi di virtuosismi individuali, con buona pace di concetti come “difesa”.
Se da una parte lo spettacolo non è sempre dei più gradevoli (fa quasi male pensare a cosa potremmo vedere in una partita ‘seria’ tra i migliori giocatori del pianeta), è anche vero che difficilmente i giocatori e le franchigie coinvolte accetterebbero il rischio del benché minimo infortunio.
Così è, dunque, e così sarà. Poco male; ci sono comunque mille motivi per gustarsi ed apprezzare un appuntamento come questo.

Nella gara delle stelle, l’importante non è vincere, ma esserci. Per alcuni dei 24 giocatori convocati l’All Star Weekend è semplicemente una ‘vacanza’ all’insegna del glamour e del marketing; per qualcun altro, però, il semplice fatto di indossare una di quelle maglie con la scritta WEST o EAST è il coronamento di una carriera, nonché un’occasione unica e forse irripetibile per mettersi in mostra agli occhi del grande pubblico.
Una luccicante vetrina per alcuni talenti, ma anche per la NBA stessa. Tradizionalmente, il weekend delle stelle è l’appuntamento più ‘mondano’ della stagione. Tra la moltitudine di eventi promozionali correlati alle varie gare e la presenza, ogni anno, di qualche super-ospite (da chi viene invitato per cantare l’inno nazionale a chi semplicemente si gode la partita dagli spalti), lo spettacolo della lega di pallacanestro americana raggiunge un numero di persone decisamente più elevato rispetto ad un normale incontro, per quanto importante possa essere.

Tutta una questione di entertainment, dunque? Soprattutto. Ma, per fortuna, non solo. L’All Star Game rappresenta innanzitutto una ‘panoramica’ sul meglio che la NBA ha da offrire attualmente. Provate a rivedervi un’edizione di dieci, quindici, venti anni fa; vi ritroverete a pronunciare frasi come “Mamma mia, che giocatore che era Marbury…”, oppure “Tom Gugliotta all’ASG?? L’avevo rimosso!”. Lo stesso succederà quando, in un futuro più o meno lontano, mostrerete ai vostri figli la partita di quest’anno. “No, non è un film della Marvel, quelli  si chiamano LeBron James e Kevin Durant!”, o ancora “Fidati! E’ assolutamente ‘normale’ che il numero 0 abbia appena schiacciato in testa a gente alta il doppio di lui!”. Un vero e proprio specchio sullo stato attuale della lega e sui suoi protagonisti.

La sfida tra Est ed Ovest mette faccia a faccia superstar che potrebbero non affrontarsi mai alle NBA Finals (per quanti anni abbiamo atteso inutilmente un duello Kobe-LeBron per il titolo?). Certo, l’agonismo dell’uno e dell’altro contesto non saranno mai paragonabili, però, in caso di un finale di partita equilibrato, una sfida tipo Bryant-Garnett-Duncan contro Iverson- Jordan-McGrady (2003) non sarebbe proprio spazzatura…
Bene che vada, poi, potremmo anche assistere a qualcosa di memorabile. Magari non come nel 1992 (ritorno in campo di Magic Johnson), 2003 (ultimo ASG di Michael Jordan) o 2016 (ritiro di Kobe Bryant), ma sono tanti i fattori, nascosti tra le righe di un evento del genere, che potrebbero lasciarci qualcosa da ricordare. Prendiamo come esempio l’edizione del 1985, passata alla storia per il presunto ‘boicottaggio’ orchestrato da Isiah Thomas ai danni del rookie Michael Jordan (il cosiddetto “freezeout game”). Anche la gara di quest’anno vedrà diversi ‘incroci pericolosi’: da LeBron James contro Draymond Green alla ‘convivenza forzata’ tra Russell Westbrook e Kevin Durant… Siete pronti?

 

2 – Manifesta superiorità

Kevin Durant (#35) contro Russell Westbrook (#0)
Kevin Durant (#35) contro Russell Westbrook (#0)

A proposito di Westbrook e Durant… Per apparecchiare la tavola a dovere, i vertici della lega hanno ‘malignamente’ organizzato il ritorno di KD ad Oklahoma City a pochi giorni di distanza dall’All Star Weekend. Quanto avvenuto nel corso della partita più attesa di questa regular season si può benissimo riassumere nel seguente scambio di battute tra i due ex compagni, avvenuto a gioco fermo:

RW – “I’m coming, Kevin!”
KD – “That’s cool. You’re still losing.”

Due approcci diametralmente opposti alla ‘spinosa’ diatriba, che finiscono inevitabilmente per schiacciare il fenomeno dei Thunder e, allo stesso tempo, far vincere il ‘match’ a Durant per manifesta superiorità. Se da un lato è comprensibile (anche se non pienamente condivisibile) il ‘teatrino’ messo in piedi dai tifosi di casa, dall’altro è assolutamente inqualificabile il comportamento tenuto dal leader della squadra. Attenzione: il comportamento tenuto in campo, ovvero l’unico analizzabile e giudicabile in queste righe.

Doverosa premessa: chi scrive è un assiduo fan di Russell Westbrook fin dai suoi esordi, quando ancora in pochi erano abituati a vederlo strapazzare i ferri di mezza America. Detto ciò, episodi come le urla, le occhiatacce e i volontari spintoni nei confronti di Durant sono quanto di più lontano ci possa essere dal concetto di sport.
Le azioni di Westbrook vanno condannate alla stessa maniera in cui va condannato il brutto fallo di Andre Roberson, che poi è esattamente quello che fecero qualche settimana fa Draymond Green (su LeBron James) e Zaza Pachulia (sullo stesso Westbrook). In questo caso, però, si tratta di un giocatore che, a differenza dei due sopraccitati, avrebbe tutte le carte in regola per ‘parlare’ solo attraverso il campo. Un po’ come ha sempre fatto Durant, sia nella gara della Chesapeake Energy Arena (34 punti) che nelle due disputate ad Oakland (39 e 40 a referto). Un po’come aveva – in parte – già fatto Russell (47 punti, dopo la tripla-doppia ‘d’ordinanza’ nella gara del 18 gennaio). Invece il numero 0 ha preferito recitare la parte della ‘fidanzata tradita’ che si ostina a rinfacciare le colpe del suo ‘ex’ davanti al mondo intero. Il fatto che gli altri Thunder, su tutti Roberson ed Enes Kanter (già protagonista di un plateale battibecco con KD in quel di Oakland), lo abbiano seguito ciecamente è l’ennesima dimostrazione della mentalità perdente con cui OKC sta affrontando la dolorosa fase post-Durant.

Dal canto suo, il ‘grande traditore’ è sceso in campo con la solita, glaciale determinazione. Poche, pochissime parole (con l’eccezione di quello “You’re still losing” che sa tanto di sentenza), molti, moltissimi fatti e la consueta furia agonistica, con cui aveva già annichilito i Thunder negli incontri precedenti. Triple in transizione, fade-away, devastanti inchiodate; altri 34 punti, 130-114 Warriors e tanti saluti alla sua vecchia ‘famiglia’ e ai tifosi travestiti da cupcakes.
Non che ci volessero le parole di KD per evidenziare l’incolmabile divario fra una squadra da titolo e una da settimo / ottavo posto. In casi come questo, però, bisognerebbe proprio saper perdere…

 

3 – Trade deadline: i primi colpi

Serge Ibaka con la nuova maglia dei Toronto Raptors
Serge Ibaka con la nuova maglia dei Toronto Raptors

Con la trade deadline (la chiusura del ’mercato di riparazione’ NBA) fissata per giovedì 23 febbraio, gran parte delle manovre avverrà (se avverrà) la prossima settimana. Ciononostante, i primi colpi, seppur minori, sono già stati sparati, in un periodo dominato dagli innumerevoli ed immancabili rumors.

Ad aprire le danze ci hanno pensato i Cleveland Cavaliers, che hanno spedito ad Atlanta Mike Dunleavy, Mo Williams (poi tagliato dagli Hawks) e una prima scelta futura per regalare a LeBron James uno dei più grandi tiratori viventi: Kyle Korver. Sebbene non si tratti di un atleta nel fiore degli anni (36 anni a marzo), quella di Korver è un importantissima aggiunta per i campioni in carica. L’ex guardia di Sixers, Jazz e Bulls potrebbe rivelarsi per questi Cavs ciò che Ray Allen fu per i Miami Heat, ovvero un giocatore dalla grande esperienza capace di punire le difese nei momenti decisivi. In attesa di eventuali repliche del miracolo di ‘He Got Game’ alle NBA Finals 2013, Korver si sta godendo per bene i micidiali scarichi di King James per le sue uscite dai blocchi. Oltre che su di lui, coach Tyronn Lue può contare su una batteria di tiratori di primissimo livello: Channing Frye, Iman Shumpert e gli attualmente infortunati J.R. Smith e Kevin Love. Mica male, eh?
Per cercare di sopperire alla brutta tegola dello stop di Love, il general manager David Griffin e soci hanno messo sotto contratto anche Derrick Williams. Arrivato in NBA con la seconda scelta assoluta al draft 2011 (subito dietro a Kyrie Irving) e accompagnato da grandi aspettative, il prodotto da Arizona si è letteralmente ‘perso per strada’. Nelle sue prime cinque stagioni ha cambiato quattro squadre diverse, tutte abbastanza lontane dal potersi definire “il contesto giusto” (Minnesota, Sacramento, New York, Miami). Alla corte del Re ha finalmente l’opportunità di competere ad alti livelli, portando grande energia ed atletismo in uscita dalla panchina. In attesa del probabilissimo terzo atto delle Finals contro Golden State, due innesti come Korver e Williams servono come il pane ad una squadra finora troppo dipendente dalle magie dei ‘Big Three’.

Periodo piuttosto movimentato anche per due dei tre fratelli Plumlee (il terzo, Marshall, sembra destinato a rimanere ai New York Knicks). Il maggiore, Miles, è passato dai Milwaukee Bucks agli Charlotte Hornets, i quali hanno spedito nel Wisconsin Spencer Hawes e Roy Hibbert. Una trade tutto sommato misteriosa: l’ex giocatore di Duke è un eccellente atleta e può dare un grande contributo se inserito in un sistema a lui congeniale (vedi i Phoenix Suns, con cui disputò una grande stagione nel 2013/14), ma ha un contratto di 12 milioni fino al 2020. Valeva davvero la pena sacrificare ben due lunghi di rotazione, seppur lontani dal loro meglio? Dall’altra parte, i Bucks ne approfittano per liberare spazio salariale: Hibbert è in scadenza a fine anno, mentre Hawes (giocatore mai definitivamente esploso) avrà una player option la prossima estate.
Il fratellino Mason ha invece lasciato i Portland Trail Blazers per accasarsi ai Denver Nuggets, che in cambio hanno lasciato partite Jusuf Nurkic. La cessione di Plumlee è stato un colpo difficile da digerire per giocatori e tifosi dei Blazers, squadra con cui il centro stava disputando la miglior stagione in carriera. In compenso Nurkic, chiuso a Denver dall’esplosione di Nikola Jokic, avrà maggiore spazio in Oregon per mostrare il suo non indifferente talento.
Con l’arrivo di Mason, i Nuggets potranno contare su una coppia di lunghi giovane, talentuosa (sia Plumlee che Jokic sono degli eccellenti passatori) e dinamica con cui puntare con decisione ai playoff. Allo stesso tempo, di conseguenza, i giorni di Kenneth Faried in Colorado sembrano sempre più contati.

Il vero ‘botto’ di queste prime settimane di mercato, però, è stato lo scambio che ha portato Serge Ibaka ai Toronto Raptors e Terrence Ross (più una prima scelta al draft) agli Orlando Magic. Una trade apparentemente vantaggiosa per entrambe le franchigie. I Raptors, reduci da un pessimo inizio di 2017 (precipitati dal secondo al quinto posto ad Est), erano alla disperata ricerca di un giocatore con le sue caratteristiche. Oltre a confermare le ben note abilità difensive, infatti, Ibaka sta viaggiando alla miglior media punti in carriera, sebbene il suo inserimento ad Orlando non sia andato come previsto.
Il progetto dei Magic, che in estate avevano sovraffollato il reparto lunghi (Ibaka, Biyombo, Vucevic, Gordon) è chiaramente fallito sul nascere. La cessione dello spagnolo e la prima scelta ottenuta in cambio sono degli importanti tasselli per continuare (o meglio, ricominciare) il processo di ricostruzione. Ross in Florida troverà maggiore spazio (a Toronto era limitato dall’ingombrante presenza del miglior DeMar DeRozan di sempre) per esaltare le sue eccellenti doti realizzative, che lo hanno reso un ottimo sesto uomo per i Raptors e che ne fanno un potenziale titolare (magari giocando da ala piccola, con il ritorno di Aaron Gordon al prediletto ruolo da ‘4’) nella città di Disneyworld. Con i dovuti paragoni, è un po’ quello che successe una quindicina di anni fa ad un altro giovane swingman di belle speranze ed immenso atletismo, anch’egli passato da Toronto ad Orlando, dove esplose definitivamente. Il suo nome di battesimo era Tracy, forse qualcuno se lo ricorda…

We The North #11: Squadra che vince…si cambia

Terrence Ross è uno dei ricambi di lusso che permettono all’attacco dei Raptors di mantenere sempre ottimi livelli

Con la regular season che sta entrando nel vivo, possiamo già osservare come sia in atto la metamorfosi che nel corso degli anni ha completamente trasformato il gioco dei Toronto Raptors di coach Dwane Casey.
Non stiamo parlando solo di risultati, in miglioramento costante da almeno 3 anni. Non ci riferiamo nemmeno alla crescita dei singoli, evidente in ogni aspetto (decision making, leadership, intangibles), ma legata a stretto contatto all’esponenziale aumento di vittorie menzionato prima. Quello che più balza agli occhi in questo inizio di stagione 2016/17, è l’incredibile cambiamento nel modo di giocare dei Raptors.
Nel 2011 i canadesi intrapresero un nuovo percorso con Dwane Casey, con l’obiettivo primario di sistemare la difesa, e con la speranza che ciò portasse a una miglioria di risultati (all’epoca scadenti). Non per niente il coach veniva dall’esperienza di Dallas, dove da specialista difensivo nello staff di Rick Carlisle, aveva contribuito allo storico successo dei Mavericks di quell’anno. Tutti i buoni propositi hanno preso forma nella splendida stagione dello scorso anno: 98.2 punti subiti a partita (terzi assoluti), e un defensive rating finalmente di buon livello (105.2). Il secondo peggior dato statistico dell’intera lega per quanto riguarda il pace (stima del numero di possessi sui 48 minuti), rende l’idea di come Casey sia stato bravo ad adattare le caratteristiche del suo gioco a quelle dei suoi giocatori più rappresentativi (Lowry, DeRozan e Valanciunas nella fattispecie), facendo sì che l’abbassamento – anche esagerato – dei ritmi divenisse un punto di forza. Ciò ha permesso a Toronto di raggiungere la finale di Conference.
Ma ogni stagione fa storia a sé; una qualsiasi modifica al roster (come la partenza di un rim protector del livello di Biyombo) può far cambiare prospettiva e idee persino all’allenatore. E dopo 26 partite (in pratica 1/3 di Regular Season), il confronto con i dati del 2015/16 ci lascia di stucco: i punti subiti sono saliti a 103.9 e il defensive rating si è alzato pericolosamente fino a 109.1. Cosa permette ai Raptors di mantenere così alto il loro rendimento? Semplice, l’attacco. L’offensive rating è di 117.9 (primi in Nba), i punti a partita sono 112.3 (terzi), e inoltre sono già 8 le gare sopra i 120 punti, a un passo dal record di franchigia di 9. Senza snaturare le peculiarità di DeRozan e Lowry, sempre più trascinatori della squadra, la palla sta girando con molta più fluidità, e l’attacco funziona qualunque siano i suoi interpreti.
I possibili effetti collaterali si colgono nelle parole di coach Casey alla fine dell’ultima partita persa contro gli Hawks: “Abbiamo segnato a sufficienza – 121 punti – tirando col 54% dal campo, e col 47% da 3. Non ci vuole uno scienziato per capire dove risieda il nostro problema.”
Insomma: bello l’attacco, bello segnare tanto, ma se non si dà una registrata anche alla metà campo difensiva, le probabilità di ripetere il cammino della passata stagione si assottiglieranno sempre di più.

FREE AGENCY LIVE: Lakers, preso Mozgov! DJ Augustin ai Magic, Batum resta a Charlotte

Con la mezzanotte scatterà ufficialmente la free agency 2016. NBA Passion seguirà e riporterà tutti i rumors provenienti dalle principali fonti americane, aggiornando puntualmente tutte le notizie dei mercato

01/07/2016

Heat-Wade, ore 12.55

Dwayne Wade sarebbe scontento circa le negoziazioni del rinnovo coi Miami Heat: San Antonio Spurs e Dallas Mavericks alla finestra. (Miami Herald)

Mavs-Conley, ore 12.50

I Dallas Mavericks offriranno il massimo salariale a Mike Conley per convincerlo a sposare il loro progetto. (Mavsmoneyball)

Deng-Twolves, ore 11

I Minnesota Timberwolves incontreranno Luol Deng nella giornata di Sabato (Darren Wolfson)

Whiteside, ore 10.45

Hassan Whiteside ha comunicato che annuncerà la sua decisione nella mattinata americana tramite Snapchat

Smith-Pistons, 10.20

Ish Smith ha raggiunto un accordo triennale con i Detroit Pistons

Drummond-Pistons, 10.15

I Detroit Pistons e Andre Drummond sono vicini all’accordo: si parla di 130 milioni in 5 anni (Marc Stein)

Batum-Hornets, 10.00

Nicolas Batum ha raggiunto l’accordo con gli Hornets per 120 milioni in 5 anni (Shams Charania)

Clarkson-Lakers, 9.55

Jordan Clarkson ha raggiunto un accordo quadriennale con i Los Angeles Lakers per 50 milioni (Shams Charania)

DJ Augustin-Magic, 9.50

DJ Augustin ha raggiunto l’accordo con i Magic (Woj)

Waiters-Kings, 9.30

I Sacramento Kings sembrano interessati alla guardia ex-Oklahoma City Thunder. Ci potrebbe essere un incontro nelle prossime ore.

Bazemore-Rockets, 9.15

Il giocatore ha incontrato gli Houston Rockets ma non c’è stato nessun accordo tra le due parti. Si attendono sviluppi nelle prossime ore.

Noah-Knicks, 9.00

Il giocatore, precedentemente ai Chicago Bulls, sembra ad un passo dai Knicks. Lui, franco-statunitense nato a New York, accetterebbe volentieri l’offerta di Phil Jackson e firmerebbe un contratto da 70 milioni per 4 anni.

Whiteside-Heat, 7.30

E’ terminato l’incontro tra il centro e l’entourage dei Miami Heat, fumata nera. Whiteside inconterà i Dallas Mavericks nelle prossime ore.

DeRozan-Raptors, 8.10

La guardia giocherà ancora nella franchigia canadese: le parti hanno raggiunto un accordo. L’offerta è di 137.8 milioni di dollari per 5 anni.

Deng-Jazz, 6.50

Gli Utah Jazz hanno messo nel mirino il cestista degli Heat, Luol Deng. L’inglese è unrestricted free agent è con una buona offerta potrebbe abbandonare Miami.

Parsons-Blazers, 6.35

Il cestista dei Dallas Mavericks è stato raggiunto dall’entourage dei Portland Trail Blazers che gli hanno offerto un quadriennale al massimo salariale.

Beal-Wizards, 6.20

La guardia dei Washington Wizards giocherà ancora nella capitale statunitense: Beal ha firmato un quinquennale da 128 milioni di dollari.

Mozgov-Lakers 6.10

E’ arrivata anche l’ufficialità: Mozgov è un nuovo giocatore dei Los Angeles Lakers. Ha firmato un quadriennale da 65 milioni.

Mozgov-Lakers 6.01

L’ex centro dei Cleveland Cavaliers è stato subito raggiunto dal General Manager dei Los Angeles Lakers, Mitch Kupchak. Le parti sembrano essere molto vicine.

30/06/2016

Rondo-Nets, ore 23.30

I Brooklyn Nets, dopo aver tagliato Jarrett Jack, hanno fissato un incontro con Rajon Rondo per l’inizio della free agency (Brian Lewis)

Anderson-Nets, ore 23.00

I Brooklyn Nets hanno manifestato interesse verso Ryan Anderson dopo aver perso Thad Young, ceduto agli Indiana Pacers (Micheal Scotto)

Durant-Thunder, ore 22.45

Al 90% Kevin non si muoverà da Oklahoma“, Questa la confidenza di un amico di lunga data del giocatore (The Undefeated)

Jack-Nets, ore 22.30

I Brooklyn Nets hanno deciso di tagliare Jarrett Jack. (Marc Stein)

Lakers-Whiteside, ore 22.00

I Los Angeles Lakers non incontreranno Hassan Whiteside.  (Alex Kennedy)

Turner-Knicks, ore 21.50

I New York Knicks sono tra le squadre che incontreranno Evan Turner all’inizio della free agency (Ian Begley)

Whiteside-Mavs, ore 21.20

Hassan Whiteside sceglierà entro 24-36 ore in quale squadra giocare, dopo aver incontrato la dirigenza dei Mavs, Blazers e Heat. Il centro sceglierà tra queste tre squadre: nessuna possibilità per le altre pretendenti

Batum-Mavericks, ore 20.30

Nicolas Batum incontrerà i Dallas Mavericks durante la free agency. La squadra texana è alla ricerca di un giocatore capace di sostituire Chandler Parsons (ESPN)

Durant-Clippers, ore 20

I Los Angeles Clippers, in vista dell’incontro con Kevin Durant di domani, si presenteranno con Doc Rivers, il proprietario Steve Ballmer, Chris Paul, DeAndre Jordan e Blake Griffin. Intanto OKC, dopo l’incontro di oggi, spera di avere un secondo meeting a New York domenica, dopo i Miami Heat

Horford-Rockets, ore 19

Al Horford incontrerà nella giornata di domani gli Houston Rockets, che provano a vincere l’agguerrita concorrenza (Mike Scotto)

Jefferson-Cavaliers, ore 18.15

Non ho intenzione di ritirarmi, voglio giocare ancora un paio d’anni. Resto ai Cavs? Vedremo“. Queste le parole di Richard Jefferson sul suo futuro (TMZ)

Parsons-Lakers, ore 18

Anche i Los Angeles Lakers sono su Chandler Parsons. Il giocatore piace anche ai Memphis Grizzlies (Tim MacMahon)

McRoberts, ore 17.15

Gli Heat stanno cercando una squadra con cui scambiare Josh McRoberts, ma perché l’affare vada in porto serve l’inserimento di una pick da parte di una terza squadra

Bazemore, ore 17

Kent Bazemore inizierà gli incontri per testare la free agency a partire dal 4 luglio. (Marc Stein)

Parsons-Grizzlies, ore 16.

Come riportato precedentemente, i Dallas Mavericks hanno fissato un incontro con Mike Conley. Tuttavia Memphis non solo conta di riuscire a rifirmarlo, ma anche di ingaggiare Chandler Parsons (Marc Stein)

Noah-Knicks, ore 15.45.

Il giocatore, stando a Marc Berman, incontrerà la dirigenza dei New York Knicks nella giornata di domani per discutere il contratto, che secondo le indiscrezioni si dovrebbe aggirare intorno ai 18 milioni. Noah non ha in programma incontri con altre squadre.

Se dovesse mancare l’accordo sulle cifre, per il NY Post il nome alternativo sarebbe quello di Bismark Biyombo (Marc Berman)

Gordon, ore 14.30.

Eric Gordon (lo scorso anno ai New Orleans Pelicans) piacerebbe a diverse squadre, tra cui i Rockets, Grizzlies, Magic e Knicks. Anche gli stessi Pelicans puntano a convincere il giocatore a rimanere in Louisiana (Chris Broussard)

Blazers-Anderson, ore 13.00.

I Portland Trail Blazers non sarebbero interessati a Ryan Anderson. (Jason Quick)

Moore-Chicago, ore 12.39.

I Chicago Bulls potrebbero decidere di rifirmare E’Twaun Moore. (Chicago Tribune)

Conley, ore 12.28.

Oltre ai Dallas Mavericks, Mike Conley ha suscitato anche l’interesse di Houston Rockets, New Orleans Pelicans, Brooklyn Nets e Los Angeles Lakers. (Chris Broussard)

Trail Blazers-Howard, ore 12.25.

I Portland Trail Blazers cercano un rinforzo sotto canestro. Interesserebbe Dwight Howard. (ESPN)

Magic-Crawford, ore 12.20.

Gli Orlando Magic hanno un incontro con Jamal Crawford fissato per il primo luglio. (Alex Kennedy)

Durant, ore 11.00.

Si inizia a definire la scaletta delle giornate di incontri per Kevin Durant. Il giocatore incontrerà oggi i Thunder, prima di volare a New York dove sentirà venerdì i Warriors e i Clippers, sabato gli Spurs e i Celtics ed infine domenica gli Heat (Marc Stein)

Conley-Mavs, ore 10.40.

Mike Conley incontrerà nella giornata di domani i Dallas Mavericks. In ogni caso, Memphis sembra rimanere la squadra favorita alla corsa per il giocatore (Brian Windhorst)

Horford-Thunder, ore 10.30.

Oltre a tenere Kevin Durant, Sam Presti vorrebbe sostituire Serge Ibaka (scambiato durante la notte del draft con gli Orlando Magic) firmando Al Horford, free agent di Atlanta. Per permetterselo, i Thunder potrebbero decidere di non rifirmare Anthony Morrow e cercare una nuova sistemazione per Enes Kanter e Kyle Singler (Brian Windhorst)

Bogut-Warriors, ore 10.15.

I Golden State Warriors, nel caso di arrivo di Kevin Durant, proveranno a cedere Andrew Bogut (CSN Bay Area)

McAdoo/Clark-Warriors, ore 10.00.

I Golden State Warriors non eserciteranno la qualifying offer a Ian Clark e Micheal McAdoo, rendendoli unrestricted free agent (Fox Sports)

Gee, ore 9.55.

Alonzo Gee ha deciso di non esercitare la player option con i New Orleans Pelicans e diventerà unrestricted free agent (Michael Scotto)

Tolliver-Twolves, ore 9.45.

I Minnesota Timberwolves e i Detroit Pistons sono sulle tracce di Anthony Tolliver, ex di entrambe le franchigie (Darren Wolfson)

Dudley-Nets, ore 9.30.

Brooklyn Nets sarebbero alla ricerca di veterani da firmare. Tra questi piace Jared Dudley (ESPN)

Bazemore, ore 9.00.

Il giocatore, oltre all’interesse dei New Orleans Pelicans e New York Knicks, ha ricevuto le attenzioni di Milwaukee, Brooklyn e Memphis (ESPN)

Horford-Hawks, 8.40.

Secondo ESPN, Atlanta sarebbe riluttante a offrire un contratto quinquennale a Al Horford, uno dei pezzi pregiati di questa Free Agency. Tuttavia vorrebbero evitare di perdere il proprio giocatore senza ricevere nulla in cambio (ESPN)

Noel-Raptors, 7.30.

Secondo ESPN, i Toronto Raptors starebbero tentando una trade per portare Noel in Canada e completare il reparto dei lunghi insieme alle conferme di Carroll e Biyombo. Le contropartite proposte sarebbero Terrence Ross e altri giocatori di rotazione. (ESPN)

Noah-Knicks, 6.30.

Secondo quanto riportato da Bleacher Report, i New York Knicks avrebbero deciso di ingaggiare Joakim Noah per un anno con contratto di 18 milioni di dollari (B/R)

I Raptors sono un rullo compressore, Pistons battuti

Terrence Ross è stato tra i protagonisti principali con 18 punti in uscita dalla panchina
Terrence Ross è stato tra i protagonisti principali con 18 punti in uscita dalla panchina

I Toronto Raptors portano a casa la tredicesima vittoria nelle ultime 14 partite andando ad espugnare il Palace of Auburn Hills di Detroit.

I Pistons di coach Van Gundy, privi di Caldwell-Pope, tengono a bada gli ospiti durante l’ottimo 1° quarto (24-19), in cui riescono ad abbassare i ritmi della partita grazie a un efficace controllo dei rimbalzi (in tutta la partita ne concederanno solo 2 offensivi a Toronto). I Raptors, anch’essi alle prese con assenze di peso (Carroll e Johnson), trovano presto il ritmo in attacco grazie all’impatto dei panchinari (Ross, Patterson e Joseph combinano per 42 punti), e le percentuali di tiro si alzano vertiginosamente. Il primo sorpasso lo firma Kyle Lowry (25+7 assist) con una tripla a 5 minuti dall’intervallo (38-36), mentre Terrence Ross (18, con 4/6 da 3) continua a martellare la retina fino al 49-43 con cui si conclude la prima metà del match.

Al rientro dagli spogliatoi gli ospiti provano a imbastire un primo tentativo di fuga raggiungendo le 13 lunghezze di vantaggio (62-49), ma una tripla di Ersan Ilyasova (17+6, top scorer dei suoi) sugella un parziale di 9-0 che riporta i Pistons a contatto. Poi, nell’ultima azione del 3° quarto, Andre Drummond (12+13) recupera palla all’interno della sua area e scaglia un’improbabile buzzer beater da distanza siderale: solo rete, appena 5 lunghezze da recuperare (70-65), e inerzia che sembra essere tutta dalla parte dei padroni di casa.

Ma questi Raptors hanno raggiunto una tale consapevolezza nei loro mezzi che basta un attimo a rimettere la partita in carreggiata: l’ultima frazione di gioco inizia con un parziale di 11-2 che piega le velleità di rimonta di Detroit. Il gioco da 3 punti di DeMar DeRozan (17+7+6 assist) con 4 minuti sul cronometro porta i suoi sul +20 (98-78), ed è la ciliegina sulla torta di un match che si trascina fino al 103-89 finale.

A nulla sono serviti 6 uomini in doppia cifra fra i Pistons, perchè i Raptors hanno tirato col 55% sia dal campo che dalla lunga distanza, ottimizzando al meglio i pochi possessi a disposizione (appena 70 conclusioni totali dal campo).

Entrambe le squadre scenderanno in campo mercoledì sera dopo un giorno di riposo. I Pistons restano a Detroit in attesa dei Nuggets di Danilo Gallinari, mentre i Raptors continuano il loro viaggio in trasferta a Minneapolis, dove affronteranno i giovani Timberwolves dell’ex coach Sam Mitchell.

I Raptors si sbarazzano dei Wizards, è record di W consecutive

Ennesima prova convincente di Terrence Ross, 15 punti in uscita dalla panchina
Ennesima prova convincente di Terrence Ross, 15 punti in uscita dalla panchina

I Toronto Raptors, davanti al pubblico di casa dell’Air Canada Centre, centrano la nona vittoria consecutiva, eguagliando il record di franchigia datato 2002. A farne le spese i Washington Wizards di coach Wittman, che vengono sconfitti per la quarta volta in stagione dai canadesi (season sweep).

La partita si mantiene sui binari dell’equilibrio fino a quando John Wall si siede in panchina per qualche minuto di riposo: l’assenza sul parquet dell’unico giocatore realmente imprevedibile dei suoi toglie certezze all’attacco dei Wizards che, a seguito di un parziale di 16-6 di Toronto, si ritrovano in doppia cifra di svantaggio già a inizio 2° quarto. Il ritorno di Wall (18+14 assist) è ossigeno puro per gli ospiti, che infilano un controparziale di 12-3 sufficiente a ricucire lo strappo quasi per intero e presentarsi al rientro dall’intervallo a contatto (53-50). Washington è riuscita a mascherare le evidenti lacune sotto canestro (48-35 il saldo finale dei rimbalzi a favore dei Raptors) grazie a un 2° quarto da 32 punti, che però resterà il picco di una partita altrimenti negativa sotto tutti gli aspetti. Se il lavoro in difesa su DeMar DeRozan (17 con 5/13) sembra portare i suoi frutti, c’è da aggiungere che Kyle Lowry (29 con 8/14) e Jonas Valanciunas (13+12)  fanno il bello e il cattivo tempo da subito, e i Wizards non riescono a trovare contromisure adeguate per tutto l’arco del match.

I Raptors provano più volte a scappare, trovando sempre forze fresche dalla panchina in grado di dare un contributo in attacco. Cory Joseph (10) e soprattutto Terrence Ross (15, quinta partita consecutiva in doppia cifra) provano a dare un primo strappo nel punteggio, e le lunghezze da recuperare per i Wizards all’inizio dell’ultima frazione diventano 7.  Il buon impatto di Otto Porter Jr. (15+8) e di Gary Neal (14), chiamati agli straordinari vista l’assenza di Bradley Beal, è l’ultima ancora a cui si aggrappano gli ospiti per rientrare in partita, arrivando anche al -5 a 9 minuti dalla fine. Lowry e DeRozan producono però lo sforzo decisivo per spegnere le residue velleità avversarie, e un gioco da 3 punti del numero 10 a 4′ dalla sirena allarga il margine fra le 2 squadre fino al +17 con cui si concluderà il match (106-89).

I canadesi sono sempre più secondi nella Eastern Conference, e l’imminente sfida contro i Knicks potrebbe portarli al record assoluto di vittorie consecutive nella loro storia.
Diverso il discorso per i Wizards, a 2 partite di distanza dall’ottavo posto ad Est momentaneamente occupato dai Pacers, e incapaci di trovare la quadratura del cerchio in una stagione fin qui segnata da una serie impressionante di infortuni. Per provare a dare una svolta bisogna per prima cosa superare i Nuggets di Danilo Gallinari, attesi al Verizon Centre nella serata di giovedì.

 

Raptors, prove da contender: sono loro i veri rivali di LeBron ad Est?

“Penso che siamo la squadra con le migliori chance di sconfiggere i Cleveland Cavaliers nella Eastern Conference. Possiamo giocarcela con chiunque e provare a vincere ogni partita”. 

E così per bocca di Terrence Ross, i Toronto Raptors hanno lanciato un guanto di sfida (nemmeno tanto velato) ai Cleveland Cavaliers per accaparrarsi un posto alle NBA Finals. Già, in questo scorcio di stagione si è parlato tanto dei canadesi come una delle squadre che potrebbe dare più fastidio alla corazzata dell’Ohio, dato il loro attuale andazzo. Il dibattito è tutt’ora aperto e durerà ancora fino a quando non si arriverà alla postseason, vero e proprio banco di prova per la banda guidata da coach Dwane Casey.

I Raptors hanno finora racimolato un record di 26 vittorie e 15 sconfitte, piazzandosi al secondo posto della Eastern Conference.Uno dei loro punti di forza è senz’altro la difesa, con i 100.8 punti di media ogni 100 possessi concessi agli avversari che li vedono come quarti nella graduatoria di tutta la lega. Alla voce assist però i canadesi sono la ventinovesima squadra, aspetto che dovrà per forza di cose essere rivisto.

Kyle Lowry.
Kyle Lowry, playmaker dei Toronto Raptors.

Uno degli artefici di questa crescita è sicuramente Kyle Lowry. Il rendimento del playmaker sta avendo un peso non irrilevante per l’economia della franchigia: il classe 1986 sta viaggiando ad una media di 21 punti a partita conditi da 5.1 rimbalzi e 6.4 assist. Un giocatore in grado di fare tutto e soprattutto di tenere in mano le redini di un gruppo ambizioso. Accanto a lui, nel backcourt titolare, c’è un DeMar DeRozan, classico fulcro dell’attacco: il californiano è infatti il top scorer con 22.8 punti di media ma, in un’epoca in cui il tiro da 3 ha acquisito una certa importanza, il suo 27.4 % è da migliorare se lui stesso intende essere ancora più incisivo nei momenti che contano. In ogni caso il reparto sembra solido e offre delle garanzie.

A dare un significativo apporto alla retroguardia e a fornire un tocco di versatilità in più al roster ci ha pensato l’arrivo di DeMarre Carroll, ala ex Atlanta Hawks. Il nativo di Birmingham (Alabama) è quel 3&D che tanto fa comodo in entrambe le metà campo: la speranza è di averlo abile e arruolabile al 100% per i playoff, visto che il giocatore rientrerà dall’infortunio al ginocchio dopo la pausa per l’All Star Game. La sua percentuale al tiro negli ultimi tempi è calata ma il suo recupero, in ogni caso, sarà fondamentale.

Sotto le plance, forse è inutile dirlo, lo staff tecnico punta molto su Jonas Valanciunas. Il lituano non ha numeri da centro dominante, ma il suo contributo è comunque rispettabile. Tuttavia forse gli manca quel pizzico di spregiudicatezza e costanza che gli farebbero fare il salto di qualità definitivo, consacrandolo. E la franchigia non farebbe alto che usufruirne se ciò si concretizzasse.

Luis Scola.
Luis Scola.

E poi ci sono altri elementi di contorno degni di nota, che non stanno sfigurando affatto: Luis Scola in Canada sembra aver trovato la sua seconda giovinezza, dando alla squadra nuove soluzioni offensive e garantendo spaziature più pulite; Bismack Biyombo, giunto in estate durante la free agency, si sta rivelando un valido ricambio di Valanciunas con la sua specialità, i rimbalzi (sta viaggiando ad una media di 8.5); Terrence Ross è la solita mina vagante mentre Cory Joseph sta dando il suo, anche se può ancora migliorare.

Insomma, a Toronto c’è aria di ottimismo, con il traguardo delle finali di Conference che stavolta potrebbe essere vicino. Ma quanto vicino in realtà? Già, c’è da chiedersi se la banda guidata da Casey sarà in grado di reggere la pressione quando il gioco si farà duro, fattore che inevitabilmente può condizionare un’intera serie. Finora il front office ha lavorato bene, trasformando una squadra rattoppata in una realtà tutto sommato competitiva: alcuni accorgimenti tattici però vanno fatti, così come è da verificare l’eventuale presenza di una mentalità vincente. C’è da rammentare il fatto che negli ultimi due anni i Raptors sono usciti al primo turno. Interromperanno il trend negativo? Saranno in grado di ‘graffiare‘ con i loro artigli LeBron James e compagnia? Tutto è da vedere, tuttavia il rendimento altalenante delle altre contendenti (come Chicago Bulls, Atlanta Hawks e Miami Heat) potrebbe portarli ad diventare i rivali più accreditati dei Cavs. Il condizionale, per il momento, è d’obbligo.

 

I Raptors di un super DeRozan resistono alla rimonta dei Wizards

I Toronto Raptors si confermano bestia nera (in regular season) dei Washington Wizards, e vincono un’altra partita tirata davanti al pubblico dell’Air Canada Center.

biyombo
Doppia doppia da 12 punti e 12 rimbalzi per Bismack Biyombo in uscita dalla panchina

Dopo la convincente prova di Milwaukee, i Raptors erano attesi a una conferma contro una squadra falcidiata dagli infortuni come quella di coach Wittman, nel tentativo di rinforzare la propria leadership nell’Atlantic Division. Dwayne Casey ha avuto finalmente l’opportunità di schierare il quintetto base di inizio stagione, con Demarre Carroll (7 punti, tutti nella prima metà di gioco) e Jonas Valanciunas (8+9 in 20′) che si sono ripresi il loro posto nello starting 5.

La situazione diametralmente opposte dei 2 roster (ricordiamo che a Washington mancano uomini chiave come Bradley Beal, Nene e Gary Neal) faceva presupporre un match molto più indirizzato di quanto in realtà non sia stato. L’inizio è comunque a favore dei padroni di casa, con DeMar DeRozan subito sugli scudi a monopolizzare l’attacco dei canadesi. Nel 1° tempo sono 17 i punti per il numero 10, abile a sfruttare le corsie preferenziali che la rivedibile difesa avversaria gli concede. Finirà a quota 34 (season high eguagliato), con 15/15 ai liberi, 6 rimbalzi e 5 assist, statistiche che da quelle parti non si registravano dai tempi di Vince Carter. Il pitturato è terra di conquista per Toronto (55-44 il conto dei rimbalzi), grazie soprattutto all’ingresso di Bismack Biyombo (12+12 per l’africano) dalla panchina, che mette un freno all’ottimo avvio di Marcin Gortat (12+9 a fine partita), appena premiato come miglior giocatore della settimana nella Eastern Conference. Il vantaggio dei Raptors all’intervallo è già in doppia cifra (52-41), ma non sarà sufficiente a dormire sogni tranquilli nella ripresa.

Il 3° quarto si apre infatti col parziale di 12-2 per gli ospiti, che si riportano a contatto grazie alle giocate di John Wall (19+11 assist) e di Otto Porter Jr (20+9). Con un Kyle Lowry particolarmente impreciso (11 punti con 2/12, oltre a 6 palle perse), DeRozan trova aiuto soprattutto dal sorprendente Terrence Ross di questo periodo (14+6). Nell’ultima frazione di gioco, il tecnico di Wall a 3 minuti dalla fine sembra consegnare la vittoria a Toronto, che vola sul +9. I Raptors si disuniscono, e in un attimo i Wizards imbastiscono la rimonta, fino alla tripla di Jared Dudley (17) che vale il -1 (92-91) a 39″ dalla sirena. Nell’ultima azione Washington avrà anche a disposizione 3 triple per l’overtime, ma le conclusioni di Wall (2) e Porter si scontrano con i ferri dell’ACC, sancendo il 94-91 finale.

Il 2015 per le 2 franchigie termina qui. Il nuovo anno inizierà per entrambe con 2 match casalinghi: contro gli Hornets per i Raptors, e contro i Magic per i Wizards.

Un primo quarto impressionante concede la vittoria ai Raptors sui Mavs

Questa volte DeMar DeRozan e i Toronto Raptors sono riusciti finalmente ad avere il pieno controllo del primo quarto. Con un DeRozan da 28 punti e 4 assist e un Bismack Biyombo con un career high di 20 rimbalzi, i Raptors hanno avuto ragione dei Dallas Mavericks con il punteggio finale di 103 – 99. “Biyombo fa il lavoro sporco, andando a rimbalzo e proteggendo bene il pitturato” ha commentato l’allenatore Raptors Dwane CaseyNella prima parte di partita sono riusciti a portare il punteggio a 32 – 16, con il tabellino di DeRozan che già segnava 10 punti. “Dobbiamo solo avere quel senso di urgenza quando entriamo in campo e capire che tipo squadre affronteremo. Dobbiamo non vederne l’ora, dobbiamo essere noi i primi a colpire e questa sera ci siamo riusciti.” ha commentato DeRozan ai microfoni di AssociatePress.com. Toronto, infatti, aveva  perso domenica contro i Sacramento Kings dopo aver condotto il primo quarto 37 – 18. Nella partita giocatasi nella notte , i Raptors sono riusciti a far segnare appena 16 punti ai Mavericks, dando prova della loro migliore difesa nella stagione nel primo quarto. Con questo impressionante avvio, i Raptors credevano di aver ormai vinto comodamente, ma il finale è tutto da cardiopalma. A 30 secondi dalla fine e con il risultato sul 91- 97 JJ Barea piazza una tripla che riavvicina i Mavs, che vengono subito allontanati da 2 tiri liberi segnati da Kyle Lowry. Si arriva alla fine con 11.5 secondi dalla fine, Jeremy Evans riesce allora a segnare, riportando il punteggio a 101 – 99, sbagliando però il tiro libero sul fallo subito. A seguito di ciò, Terence Ross riuscirà a segnare i due liberi concessi dal fallo tattico di Charlie Villanueva per fermare il cronometro, a causa dei time out finiti, chiudendo definitivamente la partita.

DeMar Rozan in azione su Chandler Parsons
DeMar Rozan in azione su Chandler Parsons

A fine partita Kyle Lowry riuscirà a segnare ben 17 punti con 10 rimbalzi, Terrence Ross 16 punti e l’eterno Luis Scola ben 16 punti con 9 rimbalzi.

Dirk Nowitzki ha guidato i suoi Mavs con 20 punti e 7 rimbalzi, commentando la partita con queste parole “È ovviamente difficile riuscire a recuperare uno svantaggio così grande e rincorrere gli avversari per tutta la partita.” Villanueva, autore di una prestazione da 9 punti, 2 assiste e 3 rimbalzi, ha affermato a fine partita che la sua squadra ha bisogno di giocare con più carattere ed energia. “Toronto era una squadra che aveva appena perso a Sacramento e aveva fame di vittoria. Noi venivamo da una vittoria importante contro Memphis e semplicemente ci siamo rilassati.” La notizia più importante per i Mavs è l’infortunio di Deron Williams, che a metà del terzo quarto è dovuto andare negli spogliatoi a causa di un infortunio al tendine del ginocchio, lasciando ancora i dubbi per la sua presenza nella partita di questa notte contro i Brooklyn Nets.