Dwight Howard esercita la sua player option, rimarrà agli Wizards

Howard-Wizards: esordio stagionale a rischio per il big man di Washington

Dwight Howard eserciterà la sua player option da 5.6 milioni di dollari complessivi e rimarrà agli Washington Wizards per una seconda stagione.

A riportare la notizia e Zach Lowe di ESPN, che cita fonti interne alla squadra. Dwight Howard aveva chiuso già a novembre una delle stagioni più deludenti della storia recente degli Washington Wizards, a causa di un problema alla schiena che ha richiesto un intervento chirurgico.

Per Dwight Howard solo 9 partite nella stagione 2018\19 (12.8 punti e 9.2 rimbalzi a partita in 25.6 minuti d’impiego). Stagione chiusa con un record di 32-50 dagli Wizards, e funestata dai problemi fisici di John Wall e dagli stravolgimenti del roster (via Otto Porter Jr e Kelly Oubre Jr, dentro Bobby Portis, Trevor Ariza e Jabari Parker), e terminata con il licenziamento dello storico general manager Ernie Grunfeld.

In assenza di Howard, coach Scott Brooks ha trovato minuti di qualità dal secondo anno da Indiana University Thomas Bryant, in scadenza di contratto ed eleggibile per una qualifying offer annuale da 3 milioni di dollari.

Gli Wizards dovranno inoltre affrontare in estate le scadenze contrattuali di Bobby Portis, Jabari Parker (team option sul secondo anno di contratto dell’ex Chicago Bulls) e Tomas Satoransky.

Suns, Booker è il più giovane a segnare 50 punti in due gare di fila, ma non basta

Phoeix Suns, a 22 anni e 148 giorni, Devin Booker diventa il più giovane giocatore nella storia della NBA a segnare almeno 50 punti in due partite consecutive.

Ai 59 punti rifilati agli Utah Jazz nella serata di martedì, nonostante la sconfitta, si sono aggiunti i 50 punti messi a referto contro gli Washington Wizards alla Talking Stick Resort Arena di Phoenix, Arizona.

124-121 per gli ospiti il risultato finale. Gli Wizards di Bradley Beal (28 punti) e di un Thomas Bryant da 18 punti e 19 rimbalzi prevalgono solo nel finale. Suns in vantaggio di 5 punti a 4:03 dal termine (112-107), prima della rimonta Wizards ispirata da Jabari Parker e Beal.

Jamal Crawford (12 punti e 7 assista fine gara) da dietro l’arco impatta la gara sul 121-121 a 17 secondi dal termine, ma un gioco da tre punti a 2 secondi dalla sirena finale di Thomas Bryant, trovato da Bradley Beal, fissa il punteggio sul 124-121 Washington prima dell’errore di Troy Daniels.

Altra gara offensiva di livello assoluto per Booker, ed altra sconfitta per i Phoenix Suns (17-59), che vedono la fine di un’altra stagione fallimentare, che ha però portato in dote alla squadra allenata da coach Igor Kokoskov il talento di giocatori come DeAndre Ayton via draft, e di Kelly Oubre Jr e Tyler Johnson (entrambi out per infortunio) via trade.

Per il figlio dell’ex Olimpia Milano e Pesaro Melvin una prova da 19 su 29 al tiro (3 su 9 da dietro l’arco dei 3 punti), con 10 rimbalzi in 37 minuti di impiego. La sua seconda partita consecutiva da almeno 50 punti a referto ha introdotto Booker in un club ristretto di marcatori: Kobe Bryant, James Harden, Allen Iverson, Bernard King e Antawn Jamison (statistica riferita all’epoca post-fusione tra NBA e ABA).

Booker è diventato inoltre solo il secondo giocatore ad aver raggiunto o superato quota 50 punti per più di una gara in stagione, assieme a James Harden (“fermo” a 8). Per Devin Booker la sfida di Phoenix è la terza escursione sopra quota 50 punti in carriera, in una stagione sinora condotta a 26.2 punti, 6.7 assist e 4.2 rimbalzi di media a partita.

Wizards, Jabari Parker vale una riconferma? Beal: “Potrà esserci utile”

Il mercato NBA di febbraio è servito agli Washington Wizards per fare chiarezza, alleggerire un monte salari oberato da contratti pesanti, e per portare nella capitale talento e forze fresche.

L’arrivo via Chicago di Jabari Parker e Bobby Portis non è servito a Bradley Beal e compagni per centrare una qualificazione ai playoffs in una stagione difficile sin dall’inizio, e complicata ulteriormente dagli infortuni di Dwight Howard prima e di John Wall poi.

Fallito l’ingresso nella post-season per la sola seconda volta nelle ultime cinque stagioni, l’obiettivo dichiarato del proprietario Ted Leonsis è quello di una rapida “ristrutturazione” della squadra attuale. Nei piani di Mr Leonsis, la parola “ricostruzione” non compare, non almeno in questa fase. La presenza di una star conclamata come Beal (sotto contratto per le prossime due stagioni), rappresenta un punto d’appoggio saldo per risollevare da subito le sorti della squadra.

Il front office degli Wizards, guidato dallo storico GM Ernie Grunfled, sara chiamato in estate a scelte importanti, riguardanti la free agency di Tomas Satoranky, Bobby Portis e Thomas Bryant, e la team option prevista sul secondo ano di contratto per Jabari Parker.

Satoransky e Bryant sono state le due note positive della brutta stagione nella capitale. I due giovani si sono rivelati giocatori di ruolo affidabili e di valore.

Bobby Portis, giocatore prezioso e con capacità di aprire il campo, ha fornito numeri solidi nelle 19 partite sinora disputate in maglia Wizards.

Bradley Beal: “Jabari Parker giocatore versatile, ci sarà utile”

Più complesso il discorso relativo a Jabari Parker. L’ex giocatore dei Milwaukee Bucks è titolare di un biennale da circa 40 milioni di dollari, in scadenza nel 2020. Al pari di Portis, Parker ha garantito solidità e punti a coach Scott Brooks, e si è guadagnato un attestato di stima dalla star della squadra, Bradley Beal:

Mi piace tantissimo come giocatore. Jabari è versatile, può giocare spalle a canestro, da esterno… lo si può mettere ovunque in campo, mi è piaciuto tantissimo giocare con lui e credo che Jabari possa essere un pezzo importante del nostro futuro

Parole riprese da coach Brooks: “Credo che Parker non abbia ancora raggiunto il massimo del suo potenziale. Il suo impegno e la sua dedizione qui con noi sono stati impeccabili, non vedo in lui necessariamente un centro, o un’ala. E’ un giocatore versatile, può coprire qualunque posizione“.

La versatilità di Jabari Parker, reduce da due gravi infortuni alle ginocchia nonostante la giovane età, è stata però nei primi anni di carriera perlopiù un ostacolo.

L’esplosione di un altro atipico come Giannis Antetokounmpo ha rapidamente allontanato Parker da Milwaukee. Dopo un inizio incoraggiante a Chicago, l’avvicendamento Fred Hoiberg-Jim Boylen, rigido allenatore di scuola Spurs, ha spinto l’ex Duke Blue Devils ai margini delle rotazioni, prima della trade che lo ha portato a Washington.

Gli Wizards dovranno decidere se esercitare l’opzione sul secondo anno di contratto di Parker, consci del fatto che tale mossa non permetterebbe a Washington di trattenere il terzetto Satoransky, Bryant e Portis.

Dwight Howard torna a Washington, rientro in campo più vicino?

infortunio howard

Dwight Howard tornerà a Washington per proseguire nella fase finale della riabilitazione dopo l’operazione alla spina dorsale dello scorso novembre.

Come riportato da Shams Charania di The Athletic via Twitter, Howard farà ritorno a Washington nella giornata di mercoledì per sostenere le prime sessioni di allenamento, dopo aver ultimato la lunga fase di recupero e preparazione atletica post operatoria ad Atlanta, città natale del lungo 8 volte All-Star.

Lo scorso 30 di novembre, Dwight Howard si era sottoposto ad un intervento di micro-discectomia all’altezza della quarta e quinta vertebra lombare. Intervento necessario per risolvere i persistenti problemi al gluteo riscontrati dall’ex giocatore di Orlando Magic e Los Angeles Lakers dall’inizio della stagione 2018\19.

In sole nove apparizioni in maglia Washington Wizards, Dwigh Howard ha viaggiato a medie di 12.8 punti e 9.2 rimbalzi a partita, in 25.6 minuti d’impiego.

La prolungata assenza di Howard ed i diversi problemi di infortuni attraversati da Washington in questa stagione hanno aperto spazio e minuti di gioco per il secondo anno da Indiana Thomas Bryant. Il lungo ex Hoosiers ha viaggiato in stagione a 9.7 punti e 5.7 rimbalzi di media a gara, in 48 partite disputate (42 partenze in quintetto), con il 63% al tiro ed un ottimo 38.3$ al tiro dalla lunga distanza.

Il potenziale recupero di Howard potrebbe aiutare gli Washington Wizards (24-34) nel finale di stagione. Bradley Beal e compagni sono al momento 11esimi nella Eastern Conference, a 3 partite di distanza dai Detroit Pistons, oggi ottavi, e dietro a degli orlando Magic in serie positiva di 5 partite.

Wizards vincenti a Londra, Ted Leonsis suona la carica: “Tanking? Mai, nostro obiettivo i playoffs”

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Ted Leonsis, proprietario degli Washington Wizards, aveva un sogno: “50 vittorie e la finale di Conference – come minimo”. Il trionfo nella Stanley Cup 2018 dei suoi Washington Capitals avrebbe dovuto funzionare da trampolino di lancio per degli Wizards forti di 3 All-Star (Wall-Beal-Howard) e di una panchina rinforzata dagli arrivi di Jeff Green da Cleveland e dalla Finale NBA, e di Austin Rivers dai Los Angeles Clippers.

Era solo ottobre.

4 mesi malcontati dopo, gli Washington Wizards (19-26) di Bradley Beal, Tomas Satoransky e poco altro sbarcano a Londra per sfidare i New York Knicks e tenere vive le speranze di playoffs, nonostante una prima metà di stagione da incubo.

Un posto di rincalzo ad Est non si nega a nessuno, da anni ormai. Fuori John Wall (intervento al piede sinistro, stagione finita), fuori da subito Dwight Howard (seconda operazione alla schiena, rientro previsto a… chissà), via Austin Rivers, via Kelly Oubre Jr, dentro il talismano Trevor Ariza, minuti di valore per la classe operaia NBA, rappresentata al suo meglio da Sam Dekker da Cleveland, dal secondo anno Thomas Bryant, persino dall’undrafted Chasson Randle, passato anche dalla massima serie ceca.

Alla o2 Arena di Londra il copione funziona alla perfezione, e salva “capra e cavoli” per la NBA nonostante le assenze per infortunio ed i problemi di politica internazionale.

Wizards sotto di 10 all’intervallo, sotto di 12 a fine terzo quarto contro dei Knicks (10-34) privi di Trey Burke, Enes Kanter, ovviamente di Kristaps Porzingis (“non schierato” nemmeno per gli autografi) e guidati dall’arrembante Emmanuel Mudiay (25 punti e 7 rimbalzi a fine gara).

Un quarto quarto giocato all’assalto riporta (ça va sans dire) gli Wizards in partita. Dekker suona la carica, Beal e Otto Porter Jr (20 punti e 11 rimbalzi in uscita dalla panchina) sorpassano a destra i Knicks (92-91) con 4:34 ancora da giocare. Mudiay non permette alla gara di sfuggirgli di mano ed a 33 secondi dal termine il punteggio dice +1 New York (100-99 su canestro di Noah Vonleh).

Sbaglia Beal da tre, ri-sbalgia Kevin Knox sempre da tre (infrazione di 24 secondi annessa) e con 0.4 decimi di secondo sul cronometro della partita è Thomas Bryant a depositare nella retina l’assist di Trevor Ariza per il definitivo 101-100 (Allonzo Trier devia il layup di Bryant ma la palla è già in parabola discendente).

 

Washington Wizards, Ted Leonsis: “Tanking? Mai”

 

Vittoria, coriandoli e speranze di playoffs sempre vive per gli Washinton Wizards. Le circostanze hanno costretto Mr. Leonsis a correggere il tiro, ma non hanno fiaccato la volontà di vedere la sua squadra ancora tra le 16 grandi:

Si fissano degli obiettivi, ed è a questi che bisogna guardare. Il nostro obiettivo è fare i playoffs, e fare meglio di quanto fatto lo scorso anno. Questo farebbe della nostra stagione un successo, nonostante tutto. E incoraggiante sapere che nessuno dei ragazzi si stia piangendo addosso. Per tanti di loro è una nuova opportunità, ci sono giocatori che stanno avendo tanti minuti, e tutti vogliono trarre il massimo da tale opportunità. L’obiettivo della squadra sono i playoffs

– Ted Leonsis sugli Washington Wizards –

 

Con la vittoria di Londra, sale a 7-4 il record degli Wizards in assenza John Wall. Bradley Beal è uno dei motivi principali della tenuta della squadra:

Bradley Beal me l’ha promesso: ‘andremo ai playoffs, abbiamo abbastanza armi, non la deluderemo’ Per cui, chi sono io per cambiare piani in corsa? Ninete scuse, per noi sarebbe stato facile dare la colpa agli infortuni, ma non lo faremo (…) siamo stati a Philadelphia, loro avevano scarpe con il motto ‘Trust The Process’. Per anni (i Sixers, ndr) hanno faticato (…) giocare a perdere sistematicamente è una cosa rischiosa, non credo si possa ordinare a giocatori e staff di perdere apposta. Noi non ci daremo mai al tanking. Quando rilevai la squadra, il nostro piano fu liberarsi dei contratti pesanti e ricostruire via draft. E l’abbiamo fatto, siamo stati in grado di trattenere qui le nostre prime scelte con un secondo, a volte con un terzo contratto. Questa è stata a nostra versione di “The Process”. E non è una cosa che ho intenzione di ripetere a breve, per cui non dirò a nessuno di cercare di non vincere troppe partite. Se questa squadra sarà in grado a fine stagione di partecipare ai playoffs, sarà un risultato fantastico (…) se non saremo in grado di tener fede ai nostri obiettivi, allora bisognerà prendere dei provvedimenti, questo è certo. Ci penseremo a tempo debito, ma ora siamo solo alla 40esima partita. Le decisioni possono attendere

I Los Angeles Lakers alla caccia di un big man

JaVale McGee
Mentre tutta l’NBA attende il finale di The Decision 3.0, i Los Angeles Lakers sono alla ricerca di un big men che possa colmare una delle lacune più evidenti della passata stagione: la presenza nel pitturato.

In primo luogo il GM Rob Pelinka ha annunciato di aver esteso la Qualifying Offer su Julius Randle, garantendosi la possibilità di pareggiare ogni offerta che dovesse firmare il RFA. Successivamente i gialloviola – come riportato da Shams Charania di Yahoo Sports – hanno deciso di garantire il contratto del centro croato Ivica Zubac. Poche ore dopo il front office lacustre ha comunicato il taglio di Thomas Bryant, inizialmente inserito nel roster della Summer League.

Julius Randle and Steven Adams at Staples Center
Julius Randle and Steven Adams at Staples Center (John McCoy, Los Angeles Daily News/SCNG)

Nella seconda giornata della Free Agency sono stati accostati diversi big men alla franchigia di Los Angeles.

Il primo nome è quello del veterano nella scorsa stagione coi 76ers Amir Johnson che – secondo Sean Deveney di Sporting News – avrebbe ricevuto un’offerta al minimo salariale dai Lakers oltre che Clippers e Timberwolves.

Nomi di tutt’altro spessore quelli riportati da Marc J. Spears di The Undefeated, secondo il quale nei prossimi giorni è in programma un meeting tra i gialloviola e DeMarcus Cousins. La penna di ESPN poi riporta come la dirigenza stia tenendo sott’occhio la situazione di Aaron Gordon, restricted free agent degli Orlando Magic.

Tuttavia, il GM dei Magic ha lasciato intendere che l’intenzione della franchigia è quello di trattenere l’ala ex Arizona.

JaVale McGee
JaVale McGee (AP Photo/Marcio Jose Sanchez)

Infine, David Aldridge di NBA.com prima ha inserito i lacustri tra le franchigie interessate al bi-campione JaVale McGee, poi ha riportato di un incontro in programma con il big men e RFA degli Houston Rockets Clint Capela.

A prescindere dall’esito delle trattative con LeBron James e Kawhi Leonard, sembra chiara la volontà di Magic Johnson di guarnire il pitturato.

NCAA, preview: Indiana Hoosiers

Il comandamento è uno solo a Indianapolis: riprendersi. Il cammino intrapreso tra il 2012 e il 2013 era stato ultrapromettente, si pensava che gli Hoosiers potessero tornare una forza come ai tempi di Bobby Knight o comunque rilevanti su scala nazionale. Erano arrivati a due viaggi di fila alle Sweet Sixteen, il secondo addirittura dopo un primo posto nel ranking complessivo. Poi, partiti Oladipo e Cody Zeller, è stato il vuoto. Nessun invito al torneo nel 2014, il decimo seed del Midwest Regional di Cleveland l’anno passato, con annessa sconfitta subita dai paria di Wichita State. Per questo dal primo minuto del primo allenamento stagionale, siamo certi che Tom Crean abbia messo immediatamente sotto torchio i suoi. Lui è il primo che si aspetta dei risultati, anche perché nel 2008 il coach lasciò un programma vincente come quello di Marquette (dalle sue mani è passato anche “Flash” Wade) per soccorrere una Indiana che veniva dai disastri di Sampson, commessi non tanto in campo ma soprattutto fuori, attraverso violazioni che portarono a sanzioni tutto sommato accettabili di per sé, ma pesanti per una squadra che da anni non calcava i palcoscenici più importanti. Per questo non ci sarà tempo per le delusioni: quest’anno Indiana vuole tornare a contare. Il minimo, per una terra dove il basket è una religione.

 

Go – To Guy

È stato il leader nella stagione da junior, dovrà esserlo ancora di più in quello da senior. Kevin Yogi Ferrell è la punta di diamante dell’attacco Hoosiers: range di tiro illimitato, gambe elastiche e dinamiche che mandano fuori giri il difensore, ball handling ottimo perché fulmineo, capacità di trovare il compagno con il passaggio smarcante e di concludere lui stesso con un’incursione con entrambe le mani e difesa aggressiva dall’altra parte: magari per il piano di sopra c’è ancora da crescere, e dovrà sfruttare l’ultimo periodo al college per migliorarsi ulteriormente. Si è detto prima che Tom Crean ha allevato Dwyane Wade a Marquette. Se le promesse vengono rispettate, a Indiana potrebbe aver tirato su il sosia.

Kevin Yogi Ferrell
Kevin Yogi Ferrell

 

 

Recruiting

Per rimpolpare le proprie fila, lo staff tecnico dell’università di Bloomington ha portato a casa quattro prospetti interessanti. Sono arrivati i funamboli del tabellone Juwan Morgan e O.G. Anunoby, e lo scorer Harrison Niego. Quello che sembra essere più utile al momento sembra Thomas Bryant da Rochester, New York. Centro di 2.09, dinamico, energico. verticale, bravo ad arrivare dal lato debole per ricevere palla e convertire il passaggio in canestro. Cattivo agonisticamente (il che non guasta) il suo regno al momento sembra il post basso e sembra fatto apposta per sfruttare i propri chili e centimetri: se Crean riuscirà a insegnargli un po’ di gioco dalla media, nei prossimi quattro anni i tifosi degli Indiana Hoosiers si divertiranno. Gli altri un po’ meno.

 

 

Coach Tom Crean
Coach Tom Crean

Obiettivi

Quali obiettivi può avere la squadra più rappresentativa di uno stato che vive, respira e si nutre di basket venticinque ore al giorno otto al giorno su sette? La vittoria, of course. Però davanti comunque ci sono squadre davanti (la contender 2015 Wisconsin e la semifinalista Michigan State) si viene da due anni difficili, e allora magari ci si potrebbe accontentare di una discreta figura nella corsa al titolo di Conference e di una qualificazione al torneo NCAA che si concluda magari alle Sweet Sixteen. Sarebbe già un risultato confortante.

Per NCAA Passion

Luigi “Condor” Ercolani