Mavs, Tim Hardaway Jr (frattura da stress) out per il resto della stagione

Dallas Mavericks, Tim Hardaway Jr. salterà il resto della stagione a causa di una frattura da stress all’altezza della gamba sinistra.

A confermare la notizia è coach Rick Carlisle, come riportato da Tim MacMahon di ESPN. Hardaway era arrivato lo scorso 31 gennaio a Dallas via trade, nello scambio che aveva coinvolto ben 7 giocatori tra cui Kristaps Porzingis e Dennis Smith Jr.

In 19 gare con la maglia dei Dallas Mavericks (28-43), Tim Hardaway Jr. ha viaggiato a 15.5 punti e 3.2 rimbalzi a partita, in quasi 30 minuti di utilizzo.

Mavs e Doncic in rimonta sui Blazers, Carlisle: “Luka sa chiudere le partite”

OKC-Dallas Mavericks

33-0, il record dei Portland Trail Blazers nelle 33 partite in cui la squadra di coach Terry Stotts è stata in grado di iniziare in vantaggio il quarto periodo.

Questo prima di incontrare Luka Doncic. Un quarto quarto da soli 9 punti segnati tradisce Damian Lillard e compagni, che a Dallas subiscono la rimonta degli uomini di coach Rick Carlisle e vengono sconfitti 102-101.

12 minuti da incubo per i Blazers, che dissipano un vantaggio di 15 punti sapientemente costruito nei primi 32 minuti di gioco e restano per 10 lunghi minuti senza canestri dal campo. un 21-3 di parziale riporta i Mavericks in vantaggio di 3 lunghezze (102-99) a fine partita.

Damian Lillard riporta sotto i suoi ma fallisce il layup del sorpasso allo scadere, dopo un errore di Doncic. Un Luka Doncic che dopo una partenza a rilento al tiro ritrova ritmo, e che rimane in campo per tutti i 12 minuti finali (38 i minuti giocati dallo sloveno, che chiude la sua gara con 28 punti, 9 rimbalzi e 6 assist).

Luka (Doncic, ndr) è un ragazzo esperto, non ha paura e sa come chiudere una partita. Solitamente non lo faccio giocare per tutto il quarto periodo, ma quando abbiamo iniziato a rimontare lo svantaggio ho preferito non toglierlo. Lasciarlo in campo era la nostra unica opportunità di completare la rimonta, e così è stato. Damian Lillard è un grande giocatore, un candidato al premio di MVP, negli ultimi sei minuti di gara abbiamo fatto un gran lavoro nel contenerlo, Dorian (Finbey-Smith, ndr) è stato bravissimo sull’ultimo possesso a limitare Lillard, è rimasto con lui ed abbiamo recuperato il rimbalzo, un grande sforzo di squadra. Per compiere rimonte del genere bisogna essere perfetti, e oggi i ragazzi sono stati grandi (…) Luka ha grandi responsabilità in questa squadra: deve segnare, deve saper prendere le decisioni giuste e creare per i compagni, e deve difendere ed andare a rimbalzo. Dopo la trade queste responsabilità sono aumentate, per giunta, e queste ultime 25-26 partite saranno fondamentali per lui, per capire cosa vuol dire essere il leader di una squadra NBA. Una grande occasione per lui, uno scenario leggermente diverso rispetto a due settimane fa. Il nostro lavoro è quello di prepararlo a tutto quello che lo aspetta in futuro, i termini di responsabilità ed attenzioni

– Rick Carlisle su Luka Doncic –

Damian Lillard ha chiuso la sua gara con 30 punti (di cui 20 nel solo secondo tempo) e 6 su 11 da dietro l’arco dei tre punti. I Blazers non fanno meglio del 31% dalla lunga distanza, e C.J. McCollum chiude con 0 su 5.

Per i Mavericks 24 punti in 32 minuti per il neo-acquisto Tim Hardaway Jr, con 4 rimbalzi e 3 assist.

New York Knicks, Tim Hardaway Jr e Courtney Lee “disponibili” e sul mercato

Tim Hardaway Jr. infortunio

New York Knicks, Tim Hardaway Jr e Courtney Lee “disponibili” sul mercato in vista della trade deadline del prossimo 7 febbraio.

A riportare la notizia è Marc Stein del NY Times, che cita fonti interne alla squadra. I Knicks cercheranno di trovare acquirenti per i due giocatori con l’obiettivo di liberare ulteriore spazio salariale, in vista della free agency 2019.

Tim Hardaway Jr, selezionato dagli stessi Knicks con la 24esima chiamata al draft NBA 2013 e girato via trade agli Atlanta Hawks due anni più tardi, è oggi al secondo anno di un quadriennale da 71 milioni di dollari (player option sull’ultimo anno). L’ex Orlando Magic Courtney Lee, arrivato nella Grande Mela nell’estate 2016 con un contratto quadriennale da 48 milioni di dollari complessivi, è sotto contratto per altre due stagioni e circa 25 milioni di dollari.

In estate, i New York Knicks saranno chiamati ad affrontare la questione legata al rinnovo contrattuale di Kristaps Porzingis (attualmente ancora fermo per infortunio), e tenteranno l’assalto ad uno dei grandi nomi della ricca free agency 2019. Kemba Walker, Kyrie Irving, Klay Thompson, Khris Middleton e soprattutto Kevin Durant tra gli obiettivi dei Knicks.

New York Knicks: Tim Hardaway Jr, affare complicato

 

Una trade che coinvolgesse da qui al 7 febbraio almeno uno tra Hardaway Jr e Lee potrebbe liberare sino a 55 milioni di dollari di spazio salariale per i Knicks. Un margine di manovra sufficiente per offrire a Kevin Durant il “supermax contract” da 37 milioni (di base) annui per cui la star dei Golden State Warriors sarà eleggibile a partire dal prossimo luglio (qualora Durant dovesse uscire dal presente contratto già al termine della stagione).

Il contratto di Tim Hardaway Jr, che guadagnerà circa 17 milioni di dollari in questa stagione, risulterà probabilmente difficile da muovere per New York senza aggiungere al “pacchetto” scelte future e\o un giocatore come Frank Ntilikina. Il contratto di Hardaway prevede inoltre una “trade kicker” del 15% (clausola che alzerebbe del 15% il valore della restante somma sul contratto del giocatore in caso di scambio).

In questa stagione, Hardaway sta viaggiando a 19.6 punti e 2.6 assista a partita, con il 39% al tiro ed il 35.6% al tiro da tre punti.

I New York Knicks cercheranno inoltre di trovare una nuova destinazione per il lungo turco Enes Kanter, ormai stabilmente fuori dalle rotazioni di coach David Fizdale ed in scadenza di contratto.

Giannis Antetokounmpo: “Non venderei quella maglietta”

Qualche settimana fa Giannis Antetokounmpo ha dato al mondo del basket un motivo in più per ricordarlo. Stiamo parlando dell’incredibile schiacciata ai danni di Tim Hardaway Jr., finito involontariamente sotto le gambe del gigante greco.

La schiacciata è stata talmente bella ed impressionante, da far scatenare la produzione di magliette con stampato sopra il  gesto atletico. I Milwaukee Bucks hanno immediatamente messo in vendita le t-shirts, provocando però il malcontento proprio di Giannis Antetokounmpo.

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Giannis is a real one 💯

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Giannis Antetokounmpo è un bravo ragazzo

Giannis Antetokoumpo oltre ad essere un ottimo atleta è anche un bravo ragazzo. Il campione infatti, subito dopo la messa in vendita della sua maglietta, ha voluto chiarire che lui non avrebbe mai agito in questo modo. Ai microfoni di ESPN dichiara: “Non trovo corretta questa cosa. Non venderei quella maglietta. Tim Hardaway Jr. non era proprio sotto di me e il mio obiettivo non era umiliarlo, ma semplicemente andare al ferro”.

Anche se è stato visto come un candidato alla Dunk of the Year quindi, Antetokounmpo ha minimizzato la sua schiacciata di febbraio dichiarando che per lui sia stato solo un incidente.

Dopo le dichiarazioni del campione greco, i Milwaukee Bucks hanno deciso di cancellare il tweet cessando definitivamente di vendere la maglietta.

Tim Hardaway Jr: “Sono vicino al rientro in campo”

Tim Hardaway Jr.

Tim Hardaway Jr non riuscirà ad essere in campo nella prossima partita contro i Chicago Bulls, ma il suo rientro è vicino. Il giocatore è dovuto rimanere ai box per venti partite consecutive e adesso, non vede l’ora di rientrare sui pitturati NBA.

Per Greg Joyce del New York Post il rientro di Tim Hardaway Jr. è molto vicino, viste le buone notizie derivanti dallo staff medico.

Chi crede anche che il rientro del numero 3 dei New York Knicks sia vicino e coach Jeff Hornacek. L’allenatore infatti, dichiara di aver visto il proprio giocatore più in forma negli ultimi allenamenti.

Le parole di Tim Hardaway Jr.

Tim Hardaway Jr. è stato intervistato dalle agenzie locali per un aggiornamento delle sue condizioni fisiche post infortunio. Il ragazzo è sembrato positivo e  ha dichiarato: “Sono vicino al rientro in campo. Sono fiducioso e mi sento molto meglio”.

Il numero 3 poi però, cerca di non dare false illusioni e spiega: “Io mi sento meglio ma rientrerò in campo solo quando lo staff medico lo riterrà opportuno”.

Il problema alla gamba quindi, sembra esser quasi scomparso e il ragazzo sarà presto pronto a rientrare nelle rotazioni dei suoi New York Knicks.

Prima dell’infortunio, il suo tabellino segnava una media di: 17,8 punti e 4,2 rimbalzi per partita.

Riuscirà a migliorarsi ?.

 

Tim Hardaway Jr. out due settimane per un infortunio da stress alla gamba

Tim Hardaway Jr. nuova guardia degli Atlanta Hawks

Tim Hardaway Jr. dopo aver iniziato alla grande la sua nuova stagione con i Knicks, sarà ai box per un brutto infortunio alla gamba sinistra.

Piove sul bagnato in casa New York Knicks. La squadra di coach Jeff Hornacek dopo due sconfitte consecutive contro gli Orlando Magic nel matinée di domenica al Madison Square Garden e in trasferta contro gli Indiana Pacers; torna in campo questa notte contro i Memphis Grizzlies.

Tim Hardaway Jr. out due settimane

Con 11 vittorie e 12 sconfitte all’attivo ora i Knickerbockers non hanno più la possibilità di perdere terreno in ottica qualificazione ai prossimi Playoffs, nonostante le assenze di Kristaps Porzingis e Tim Hardaway Jr.

Se per il big man lettone le condizioni fisiche saranno valutate ancora day-to-day; per la guardia ex Atlanta Hawks si prospetta uno stop più lungo per il suo infortunio alla gamba sinistra.

Secondo quanto riportato da ‘TheScore.com‘, Tim Hardaway Jr. sarà fermo per due settimane a causa di un infortunio da stress alla gamba sinistra, per poi essere valutato con più calma dallo staff medico dei Knicks.

Tim Hardaway Jr. fino a questo punto della stagione si è rivelato uno dei giocatori più importanti per la franchigia newyorchese, facendo registrare la sua miglior media di 18 punti, 4 rimbalzi e 3 assist in 21 partite stagionali.

 

Kristaps Porzingis: “Abbiamo giocato con un’intensità pazzesca”

Kristaps Porzingis dopo la grande vittoria della scorsa notte contro i Raptors, parla dell’atteggiamento della sua squadra nel corso dell’ultimo match.

I New York Knicks continuano a sorprendere. La squadra allenata da coach Jeff Hornacek dopo aver annichilito al Madison Square Garden i Los Angeles Clippers, hanno battuto questa notte anche i Toronto Raptors.

Kristaps Porzingis loda i suoi compagni di squadra

La franchigia della Grande Mela, con la sua seconda vittoria consecutiva tra le mura amiche, raggiunge la sua decima vittoria in questo sorprendente inizio di regular season.

I Knickerbockers infatti sono attualmente la quinta forza della Eastern Conference, grazie alle ottime prestazioni di un ritrovato Hardaway Jr., di un ottimo Enes Kanter, dei sorprendenti Ntilikina e Courtney Lee; ma soprattutto di un devastante Kristaps Porzingis.

Al termine del match vinto dai Knicks questa notte con il punteggio finale di 108-100, lo stesso big man lettone in un’intervista pubblicata da ‘Espn.com‘, ha parlato del confronto vinto meritatamente contro la franchigia canadese.

Ecco le sue parole rilasciate in sala stampa:

“Questa notte è stato assolutamente incredibile. Abbiamo giocato una partita con un’intensità pazzesca. Non avevamo iniziato benissimo ma discutendo tra di noi negli spogliatoi, abbiamo trovato il modo di arginare i Raptors. Il nostro terzo quarto e il conseguente parziale di 28-0, è stato pazzesco. Sentivamo una grande fiducia ed eravamo concentrati più che mai. Sarà un momento davvero indimenticabile”.

The Hardaway dynasty

Tim Hardaway Jr con suo padre.

Tim Hardaway Jr, attuale guardia dei New York Knicks, sta apportando un grosso contributo ai risultati di Porzingis e Co. per poter centrare l’obiettivo Playoffs. Il suo gioco e le sue prestazioni sono state sempre vittime di critiche. Motivo? Il sangue che scorre nelle sue vene appartiene ad una nobiltà cestistica che rimane tuttora nell’Olimpo del basket: Tim Hardaway Senior.

Venticinque anni prima di KD-Curry-Thompson, un altro trio infiammava l’Oracle Arena della Baia di San Francisco, i Run TMC. Mentre l’hip hop dei DMC risuonava nelle radio americane, i contropiedi brucianti e i canestri scoppiettanti dei TMC (Tim Hardaway-Mitch Richmond-Chris Mullin) incantavano i palazzetti statunitensi. Correva l’anno ’96 e il trio si separa, senza poter afferrare il Larry O’Brien Trophy. Tim Hardaway si sposta in Florida alla corte di Pat Riley. Insieme ad Alonzo Morning cercherà di fermare il secondo three peat dei Bulls di Jordan-Rodman-Pippen, sfiorando, inesorabilmente, l’impresa.

L’unica medaglia che indosserà Hardaway Sr. sarà la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Sidney nel 2000, ma il suo nome, come le sue giocate arricchite da estenuanti crossover, verranno ricordate per intere generazioni. Cinque volte All-Star, una apparizione nell’All-NBA First Team, maglia numero 10 ritirata dai Miami Heat: questo è il segno che ha lasciato nel basket professionistico americano l’attuale Assistant Coach dei Detroit Pistons. Ma la leggenda rimane, tuttora, nelle menti dei fan, per la creazione del movimento che imiteranno varie point guard a venire, come Allen Iverson e Dwayne Wade: lo UTEP-Two Step. Il crossover in questione ha lasciato immobili e storditi centinaia di difensori che cercavano di fermare, illusoriamente, Tim.

I magici crossover di Tim Hardaway Senior

 

In contemporanea ai Run TMC, Tim e la moglie Yolanda diedero i natali ad un bambino, ad Alameda, a sud di Oakland. Il suo nome sarebbe stato quello del padre, proprio quest’ultimo voleva che anche il talento cestistico non sarebbe dovuto essere dissimile. Sin dall’età di undici anni, quando la pallacanestro dovrebbe essere concepita come semplice divertimento, Tim Junior veniva costantemente tenuto sotto pressione. “Non stai giocando ad un livello abbastanza alto. O ti decidi a giocare come si deve o non ti faremo giocare più a basket”– diceva Mr Crossover a suo figlio. “Tu sei figlio di Tim Hardaway, pensavo fossi più forte”– gli spiattellava , invece, il suo difensore alla High School.

Andò avanti così quasi per tutta la high school, finché non arrivarono le prese di coscienza del padre. Hardaway Sr si accorse che suo figlio aveva solamente bisogno di giocare a basket liberamente. Lasciandolo coltivare, evitando rimproveri e ammonizioni, si sarebbe potuto materializzare l’esplosione naturale del suo talento. Non vi fu scelta più azzeccata di questa. Il giovane chiese spontaneamente al padre, di lì a poco, di allenarlo personalmente. Arrivato a Michigan per trascorrere il periodo collegiale, le sue medie da 13.9 punti, 3.8 rimbalzi, 1.7 assist e 1 recupero gli valsero l’inserimento nel miglior team delle matricole universitarie.

La parentesi Wolverines si chiuse con la consacrazione del nobil-talento californiano che gli valse la chiamata numero 24 al draft del 2013 approdando nella grande mela, alla corte di coach Mike Woodson. Ma la vera conquista, per il nuovo giocatore dei Knicks, era l’aver finalmente realizzato il sogno del suo idolo, Tim Hardaway Senior: raggiungere i livelli che gli competevano veramente.

 

Dopo due stagioni ai NYK con una media punti in doppia cifra, si sposta in Georgia, ad Atlanta. Il suo secondo anno agli Hawks è quella del fiore all’occhiello con 14.5 punti ad allacciata di scarpe e giocate da irrefrenabile trascinatore.

 

Hardaway penetra in aerea con la difesa schierata e senza alcun riguardo posterizza Capela.

 

Il venticinquenne figlio d’arte sarà uno dei protagonisti dell’ascesa del team di Mike Budenholzer che riuscirà a raggiungere la quinta posizione nella Eastern Conference. Quest’estate, alla scadenza del contratto, i Knicks gli hanno proposto un quadriennale da 71 milioni di dollari, affidandogli il ruolo di guardia titolare, che Tim Junior non ha potuto rifiutare. Coach Hornacek crede che il ragazzo sia l’ideale per gestire l’attacco dei Knicks incentrato sul prestante lungo lettone Kristaps Porzingis. Il minutaggio si attesta, difatti, intorno ai 34 minuti. Sta progressivamente prendendo sicurezza nei suoi mezzi e le medie sono lo specchio della maturazione del diamante ex Michigan, soprattutto nei momenti di trans agonistica sempre più incisivi per i risultati dei suoi.

 

Il clutch shot di Hardaway tre giorni fa contro gli Utah Jazz. Prestazione da 26 punti che hanno permesso a Knicks di portare a casa la vittoria.

 

17.5 punti con il 41% dal campo sono le prime cifre che sta sfornando nei 15 match di questo inizio di stagione. Se questo è solamente il preludio della riscossa di Tim Junior, se questo è l’antipasto della riscossa di colui che non vuole essere più ricordato come “il figlio di…”, la dirigenza Knicks non si pentirà di aver consegnato una delle chiavi della franchigia con il dodicesimo miglior Offensive Raiting della Lega ad un uomo da un così immenso carattere.

His name is J, he’s here to play and win this race – cantavano i Run DMC nel singolo Raising Hell. Il gruppo newyorkese non si riferiva certamente al nostro Junior, ma se il ragazzo sarà veramente pronto, potrà seriamente vincere questa gara che lo mette di fronte alla leggenda del padre.

New York Knicks: Prison Break

Michael Scofield, brillante e intelligente ingegnere, viene a conoscenza dell’omicidio di Terrence Steadman, organizzato e compiuto secondo fonti investigative da suo fratello Lincoln Burrows. Lo stesso Michael, grazie alla sua mente sagace, finge una rapina in banca con il tentativo di entrare nel penitenziario di Fox River e di liberare suo fratello, condannato a morte. Il tentativo di fuga (inizialmente riuscito) costringerà Michael e suo fratello alla reclusione in carcere con il tentativo di una nuova fuga verso Panama. In una situazione molto verosimile alla serie tv Prison Break si trovano ora i New York Knicks di coach Jeff Hornacek che, guidati dalla luce e dal talento cristallino di Kristaps Porzingis, vogliono evadere dalla mediocrità e ritornare il più presto possibile tra le migliori otto squadre della Eastern Conference. Dopo una stagione decisamente disastrosa, proprio come uno dei piani incredibilmente realizzati da Michael Scofield.

I Knickerbockers infatti hanno rivoluzionato totalmente il loro progetto, ripartendo dalle ceneri della stagione precedente. Dopo il licenziamento in estate di Phil Jackson colpevole di tre anni gestionali pessimi, l’arresto di Charles Oakley nel corso della stagione e gli addii di Derrick Rose, Justin Holiday e Brandon Jennings, anche Carmelo Anthony in queste ultime settimane ha abbandonato la prigione del Madison Square Garden. In un terremoto di simili dimensioni l’unica nota lieta è l’arrivo di Scott Perry nel ruolo di GM e una squadra giovane e di belle speranze, pronta a ripartire con alla ricerca di un’annata meno travagliata rispetto a quella precedente.

I galeotti aiutanti di Kristaps Porzingis saranno i confermati Courtney  Lee e Willy Hernangomez, capaci di ottime giocate nel corso della prima gestione di Hornacek, oltre ai nuovi arrivati Doug McDermott e Enes Kanter. Quest’ultimo sarà molto importante nelle rotazioni di questa prossima stagione data la tanta esperienza accumulata a Oklahoma City e il brutto apporto di Joakim Noah nella passata stagione. Tanta attesa anche per Frank Ntilikina arrivato dal draft e del ritorno a suon di milioni di Tim Hardaway Jr, che costerà ai Knicks ben 81 milioni di dollari nei prossimi tre anni.

Kristaps Porzings, ormai divenuto il vero e proprio uomo franchigia dei Knicks.

Dopo la questione riguardante il famigerato attacco triangolo di Jackson, che doveva essere necessariamente utilizzato da Jeff Hornacek, i Knicks in questa stagione ripartono da una sola certezza: Kristaps Porzingis. La sua grande duttilità sia sotto le plance sia lontano da canestro, ne fanno uno dei giocatori più completi in NBA.

Grazie alle sue ottime percentuali al tiro (ben 45% dal campo nella scorsa stagione con un discreto 35.7% dall’arco) e una media di 18 punti a partita in 66 apparizioni nella passata stagione, sarà il big man lettone il punto di riferimento su cui si affiderà tutto il roster newyorkese. Sia in attacco, sia in difesa. In tutto ciò è fondamentale la sua grande capacità di conquistare rimbalzi offensivi e difensivi, che hanno permesso ai Knicks di essere più lucidi nei secondi possessi e di realizzare molto più spesso in transizione o sugli scarichi dal post. Questa grande cattiveria mostrata nella lotta a rimbalzo da Porzingis e soci ha permesso ai Knicks nella scorsa stagione di affermarsi la quinta forza della NBA alla voce rimbalzi conquistati. Tutto ciò potrebbe essere d’auspicio per la velocità in contropiede degli esterni Ntilikina, Lee e Hardaway Jrcapaci di colpire anche benissimo dalla lunga distanza:  l’assenza di un realizzatore top come Anthony potrebbe essere compensata in questo modo.

Sarà fondamentale dunque per i nuovi Knicks avere un’ottima gestione del possesso, giocando molto di più di squadra e utilizzando così sempre meno isolamenti rispetto alla passata stagione. La palla finirà in post basso per i vari Hernangomez, Kanter e ovviamente per lo stesso post Porz che, inoltre, grazie alle sue capacità in pick and pop, avrà il compito di aprire il campo.

Interessante sarà vedere come Ntilikina si inserirà in squadra. La point guard franco-belga, classe 1998, è uno prospetti più intriganti da seguire. Nonostante una media punti non elevata ( soltanto 5.4 punti con la casacca dello Strasburgo), il buon Frank  è pericoloso al tiro, anche se deve lavorarci su. Ma soprattutto, capace di gestire la manovra e di eseguire con fluidità gli schemi: nella passata annata in Francia ha fatto registrare una media di 1.1 punto realizzato del 70% dei possessi gestiti nella passata stagione, innalzando così notevolmente la qualità del gioco. Questo potrà agevolare la circolazione di palla da parte dei Knicks. Inoltre, grazie alla sua struttura fisica (significativa la sua apertura alare, 216 cm) può essere un fattore difensivo. L’ottava scelta dell’ultimo draft sarà affiancata gli esperti Jarrett Jack e Ramon Sessions, che vestiranno i panni da mentore per il ragazzo, che non verrà lasciato solo al debutto coi ‘grandi’.

Grande attesa anche per il ritorno di Hardaway Jr., che insieme a Lee cercherà non solo di alzare notevolmente la qualità e le percentuali dalla lunga distanza (quasi il 35% di tiri realizzati dall’arco nella passata stagione), ma anche di dimostrare di essere una bocca di fuoco abbastanza calda per l’attacco.

Ultimo ma non trascurabile fattore di questa nuova stagione sarà la disciplina. I Knicks infatti lo scorso anno hanno fatto registrare l’invidiabile record di franchigia NBA con più multe e sospensioni ricevute nel corso della stagione. Questo fattore, insieme alle giocate decisive negli ultimi secondi del match, potranno essere elementi importanti per la stagione dei Knicks.

Bisognerà vedere quali saranno le intenzioni della società: cercare di mettere le basi per il futuro e quindi tankare per assicurarsi una scelta alta in ottica rebuilding, o giocarsi le residue chance di strappare un pass per i playoff.

 

Tim Hardaway Jr. si carica sulle spalle i Knicks: “Sono ritornato qui per vincere”

Tim Hardaway Jr.

Dopo la cessione di Carmelo Anthony e l’arrivo dell’esperto Jarrett Jack in queste ultime settimane dalla free agency estiva, si è concluso il mercato dei New York Knicks. La franchigia guidata di Jeff Hornacek è pronta per iniziare una nuova stagione con una squadra quasi tutta nuova, che ha visto anche il ritorno di Tim Hardaway Jr.

Tim Hardaway Jr. si candida a nuovo trascinatore dei Knicks

Dopo due stagioni sotto la guida di Mike Budenholzer agli Atlanta Hawks, Hardaway Jr. è tornato alla corte di Porzingis e soci, senza però lasciare molti dubbi sul suo nuovo approdo ai Knickerbockers.

L’ormai ex #5 degli Atlanta Hawks infatti ha firmato un triennale faraonico da 71 milioni di dollari per le prossime tre stagioni, lasciando molti dubbi sul suo possibile apporto al gioco di coach Hornacek. Infatti dopo molte critiche e una stagione da 10 punti di media a partita nella passata stagione, Tim Hardaway Jr. è pronto a cominciare questa nuova avventura.

Stando a quanto riportato da Ian Begley insider di ‘Espn.com’, la guardia ex Hawks ha parlato dei suoi nuovi compagni e di una sua possibile previsione sulla nuova stagione, parlando anche delle tante critiche ricevute in estate a causa del suo nuovo contratto con i Knicks.

“Capisco il tanto scetticismo sul mio ritorno qui a New York. Io ho ormai dimenticato cosa hanno detto i critici o i tifosi non contenti del mio approdo ui a New York. Detto ciò non vedo l’ora di ricominciare a fare sul serio, di rientrare in campo con la giusta mentalità. Sono ritornato per vincere qualcosa con questa maglia e ho avuto il modo di intravedere questa positività soprattutto nei miei compagni. Quest’anno c’è la possibilità di fare bene in regular season e spero di poter contribuire al ritorno dell’organizzazione al palcoscenico dei Playoffs”.

Three Points – Warriors vs. Cavs: manifesto generazionale

Mentre noi eravamo impegnati nel classico alternarsi di cenoni, pranzoni e festeggiamenti, la stagione NBA ci ha regalato un paio di settimane molto intense, chiudendo al meglio il 2016 e aprendo l’anno nuovo con spunti decisamente interessanti. In questa prima edizione del 2017 di ‘Three Points’, come di consueto,  ne andremo ad analizzare tre.

 

1 – Manifesto generazionale

Il saluto fra Stephen Curry e LeBron James prima della sfida natalizia tra Warriors e Cavs
Il saluto fra Stephen Curry e LeBron James prima della sfida natalizia tra Warriors e Cavs

Il giorno di Natale, tradizionalmente, riserva agli appassionati i piatti più prelibati dell’abbuffata NBA. Quest’anno (o meglio, l’anno scorso), però, lo scontro natalizio tra Golden State Warriors e Cleveland Cavaliers è stato qualcosa di più di un semplice showdown; è stato un vero e proprio manifesto generazionale.
Le premesse per un grande evento erano le migliori. Certo, la data dell’incontro era stata decisa ‘a tavolino’, dalla NBA; quale migliore occasione per far affrontare le dominatrici dell’ultimo biennio? Le due squadre, però, sono arrivate al grande appuntamento sulla scia di un inarrestabile percorso su binari paralleli. Saldamente al comando delle rispettive Conference, Warriors e Cavs rimangono strafavorite per la terza apparizione consecutiva alle Finals (tris mai avvenuto finora, nemmeno ai tempi delle varie rivalità Celtics – Lakers). Oltretutto, il discusso approdo di Kevin Durant nella Bay Area aggiungeva all’attesissimo duello la sfida diretta con LeBron James tra i due maggiori talenti della storia cestistica recente. Dulcis in fundo, l’azzeccatissima scelta di trasmettere l’incontro principale del Christmas Day 2016 anche in chiaro, sul canale Cielo. In questo modo, la scintillante vetrina sul basket americano ha potuto raggiungere un numero di persone decisamente più ampio. Alla luce di quanto poi avvenuto sul parquet, è facile pensare che qualcuno tra i telespettatori occasionali sia rimasto ‘stregato’ dalla strabiliante sfida natalizia, finendo per trasformarsi in neofita del nostro amato sport.

La sera (il pomeriggio negli USA) del 25 dicembre, Golden State e Cleveland hanno dato vita ad un incontro da consegnare ai posteri.
Dichiarazioni di facciata come “è solo una delle 82 partite stagionali” non avevano ingannato nessuno. La rivalità tra Warriors e Cavs sta assumendo le sembianze di quella tra i Lakers di Magic Johnson e i Celtics di Larry Bird. Due finali consecutive e una vittoria a testa. La prima con LeBron non in grado di contenere ‘da solo’ (per via degli infortuni di Kyrie Irving e Kevin Love) la marea gialloblu, la seconda con il due volte MVP Stephen Curry e compagni, freschi della miglior regular season di sempre (73-9), capaci di sprecare un vantaggio di 3-1. James, Irving e Love da una parte, Durant, Curry e Klay Thompson dall’altra. In campo è stata una vera e propria battaglia, la cui intensità si è percepita fin dalle prime azioni.
L’andamento della gara ha rispecchiato fedelmente quello delle ultime Finals; Warriors avanti di 14 punti a nove minuti dal termine e rimonta dei Cavs guidata da LeBron e finalizzata dal canestro del ‘solito’ Kyrie, ormai una certezza quando la palla scotta. Nel mezzo, tutto ciò che di meglio può offrire la NBA attuale; il proverbiale movimento di uomini e palla di coach Steve Kerr e l’estenuante difesa su Curry orchestrata da Tyronn Lue e dal suo staff, le triple di Thompson da una parte e quelle di Love dall’altra, la furia agonistica di Draymond Green per i ‘blu’ e quella di Tristan Thompson per i ‘rossi’, le meraviglie di KD e quelle di LBJ. La partita ci ha regalato anche un protagonista inatteso, quel Richard Jefferson protagonista di alcune schiacciate ‘vintage’ e del discusso fallo su Kevin Durant, non segnalato dagli arbitri, nell’ultima e decisiva azione.

Insomma, un vero spettacolo. E’ bello immaginare un bambino di oggi che, ‘folgorato’ dalle imprese di queste due grandi squadre come successe a quelli degli Anni ’80 con Magic e Bird, inizia a scoprire l’entusiasmante sport ideato tanto tempo fa dal professor Naismith.

2 – Star-Bucks

Jabari Parker e Giannis Antetokounmpo, le giovani stelle dei Bucks
Jabari Parker e Giannis Antetokounmpo, le giovani stelle dei Bucks

Il 25 dicembre si sono anche aperte le votazioni per il prossimo All Star Game, in programma il 19 febbraio a New Orleans. Ci sono due giovani che, a mio modestissimo parere, meriterebbero ampiamente di far parte del team della Eastern Conference: sono le nuove stelle dei Milwaukee Bucks, Giannis Antetokounmpo e Jabari Parker.
La loro ascesa alla grandezza (anche se suonerebbe molto meglio la trasposizione inglese rise to stardom) ha seguito percorsi alquanto differenti.

Il primo è passato in brevissimo tempo dalle strade di Atene alla serie A2 greca, fino a catturare le attenzioni della dirigenza dei Bucks, pronta a scommettere sulle sue (all’epoca misteriosissime) doti chiamandolo con la quindicesima scelta allo strano draft 2013. Dal suo ingresso nella lega, la crescita di Giannis è stata a dir poco esponenziale. Le statistiche costantemente raddoppiate anno dopo anno fanno già di lui il probabilissimo Most Improved Player Of The Year, mentre il bagaglio tecnico in continua espansione lo rende un potenziale dominatore della NBA dei prossimi anni.

Sulle capacità di Parker, invece, non ci sono mai stati dubbi. Star incontrastata della Simeon Career Academy di Chicago (la stessa high school di Derrick Rose), guidata a quattro titoli statali consecutivi, Jabari era una delle due più grandi attrazioni (insieme a Andrew Wiggins di Kansas) dell’attesissimo draft 2014. Dopo un anno da ‘osservato speciale’ con la maglia dei Duke Blue Devils di Coach K (chiuso con una bruciante eliminazione al primo round del torneo NCAA), il suo nome è stato chiamato da Milwaukee subito dopo che i Cleveland Cavaliers avevano selezionato il già citato Wiggins. La prima stagione NBA di Parker si è chiusa troppo presto, il 15 dicembre, per via di un grave infortunio al ginocchio. Il secondo anno è stato un crescendo, ma in questo 2016/17 le prestazioni di Jabari sono quelle di un All-Star. Non parliamo solo dei suoi 20.3 punti a partita (contro i 14.1 dello scorso anno), che lo rendono il trentesimo miglior realizzatore della lega, ma soprattutto delle giocate da urlo con cui, spesso e volentieri, finalizza le azioni, sia al ferro che dalla lunga distanza.

I due giovani fenomeni stanno dando le prime dimostrazioni di onnipotenza; 30 punti di Antetokounmpo e 28 di Parker nella prima delle due vittorie consecutive sui Chicago Bulls, 25+30 della coppia ai danni dei Cavs, 39+21 nella sfida con Washington. E ancora, 31 di Jabari a Detroit e 27, con 13 rimbalzi e game-winner, del greco al Madison Square Garden contro i Knicks.
Due giocatori sempre più completi e sempre più dominanti che, presto o tardi, potrebbero portare i Bucks a grandissimi traguardi. E che, prima o poi, potrebbero indossare l’ambita maglia con la scritta EAST sul petto.

3 – Team-Hardaway

Tim Hardaway Jr.
Tim Hardaway Jr.

Tra le numerose partite dei San Antonio Spurs trasmesse da Sky in questo inizio di 2017, ce n’è stata una, particolarmente emozionante, disputata alla Philips Arena di Atlanta. Gli Hawks sono stati trascinati alla vittoria da uno straordinario Tim Hardaway Jr., autore di 29 punti (eguagliato il massimo in carriera), 9 dei quali nel solo overtime. Supplementare peraltro forzato da una sua incredibile tripla a tre secondi dalla sirena.
E’ la NBA, direte voi, una partita così può capitare anche al più mediocre dei giocatori, non è il caso di entusiasmarsi più di tanto.
Verissimo, però l’exploit del figlio dell’omonima leggenda di Golden State Warriors e Miami Heat non è altro che il coronamento di una crescita che potrebbe portarlo, finalmente, a fare il tanto atteso salto di qualità.

Tim fu protagonista di un’ottima carriera collegiale con la maglia del Michigan Wolverines. Nel 2013, con una super formazione composta anche (tra gli altri) da Trey Burke, Glenn Robinson III e Nik Stauskas, arrivò ad un passo dal titolo NCAA, perso in finale contro Louisville. L’estate seguente fu chiamato dai New York Knicks con la ventiquattresima scelta allo stesso draft da cui uscì Giannis Antetokounmpo.
Esordire in una piazza ‘esigente’ come la Big Apple non è affatto semplice, eppure Hardaway si rivelò uno dei migliori rookie della stagione 2013/14, tanto da venire incluso nel NBA All-Rookie First Team.
Una delle perle del suo primo anno in NBA fu l’elettrizzante duello con Dion Waiters nel corso del Rising Star Challenge, primo atto dell’All Star Weekend 2014, in cui i due misero in mostra le loro invidiabili capacità offensive.

Così come quella di Waiters (alla terza squadra in cinque anni), anche la carriera di Tim non è ancora decollata. L’avventura con i Knicks, iniziata alla grande, naufragò tra le innumerevoli sconfitte di quell’orribile squadra (Kristaps Porzingis era ancora lontano) e i pesanti dissapori con Carmelo Anthony, sfociati in un accenno di rissa in un mesto derby contro i Brooklyn Nets. New York decise così di privarsi della talentuosa guardia, spedendola ad Atlanta in cambio di una prima scelta al draft 2015 (poi tramutatasi in Jerian Grant).
Anche la sua prima stagione in maglia Hawks è stata un susseguirsi di alti e bassi. In questo 2016/17, però, il giovane Hardaway sta trovando un briciolo di quella costanza finora sconosciuta.
Atlanta è una franchigia in fase di rivoluzione: le partenze di Jeff Teague e Al Horford, a cui probabilmente seguirà quella di Paul Millsap a fine stagione (se non già a febbraio, entro la trade deadline), hanno dato il via ad un’opera di ringiovanimento del roster. Considerando che anche Kyle Korver (che, tra l’altro, pare sia già destinato ai Cavs) e Thabo Sefolosha non sono più ‘freschissimi’, questo processo potrebbe garantire a Tim un ruolo sempre più importante per gli Hawks dell’immediato futuro, soprattutto se dovesse ripetere prestazioni come quella contro gli Spurs.
Dovessero mettersi insieme i pezzi nel modo giusto, chissà che Atlanta non diventi, un giorno, il ‘Team-Hardaway’…

Hawks, rinnovo in vista per Schroder e Hardaway Jr.

Gli Atlanta Hawks aspetteranno fino alla deadline del 2 novembre per decidere se esercitare l’opzione sui contratti  di Dennis Schroder e di Tim Hardaway Jr.

Come riporta Chris Vivlamore, la squadra della Georgia rinnoverà probabilmente il contratto del tedesco, che ha la team option di un valore di $2.7 milioni, e quello dell’ex New York Knicks, che vale invece poco meno, $2.3 milioni.

 Hardaway Jr. mentre esulta con l'ex compagno di squadra Carmelo Anthony
Hardaway Jr. mentre esulta con l’ex compagno di squadra Carmelo Anthony

La scorsa stagione Schroder, che sta lavorando molto sul tiro da fuori e sulla tecnica di tiro con il compagno di squadra Kyle Korver, ha fatto registrare medie di 10 punti e 4.1 rimbalzi a partita, dimostrando di essere un giocatore con un eccellente controllo della palla e davvero fondamentale dalla panchina.

Hardaway Jr. invece, figlio della ex stella NBA dei Golden State Warriors, ha chiuso la sua seconda stagione con 11.5 punti e 2.2 rimbalzi di media durante la stagione da sophomore ai Knicks di Carmelo Anthony.

Per NBA Passion,
Giuseppe Cappucci