Hornets, Tony Parker: “Futuro? Decisione entro giugno, potrei smettere”

tony parker futuro

Charlotte Hornets, Tony Parker rimanda a giugno ogni decisione sul suo futuro.

Alla TV francese, il 4 volte campione NBA con la maglia dei San Antonio Spurs ha ammesso di essere ancora indeciso sul voler proseguire o meno la sua carriera. Parker, classe 1982, ha ancora un anno di contratto con gli Charlotte Hornets, squadra in cui il francese si è trasferito l’estate scorsa dopo ben 17 stagioni in Texas.

Ho detto alla squadra che avrei preso una decisione entro giugno” Così Tony Parker “In questo momento sono molto indeciso, non ho più nulla da provare sul campo e vorrei passare più tempo con la mia famiglia. Ma c’è una parte di me che desidera tornare per un’ultima stagione. L’anno prossimo gli Hornets giocheranno a Parigi, e questo è un incentivo, sarà un evento straordinario“.

Charlotte Hornets e Milwaukee Bucks si affronteranno il prossimo 24 gennaio alla AccorHotels Arenan di Parigi-Bercy, per la prima edizione dell’NBA Paris Game. La capitale francese subentrerà a Londra quale teatro dell’unica partita di stagione regolare NBA giocata oltreoceano.

Al termine della stagione, conclusasi con la mancata qualificazione ai playoffs, Parker aveva espresso il desiderio di giocare in una squadra competitiva per la post-season, affermando che la sua decisione sarebbe dipesa anche dalla possibile partenza della star degli Hornets Kemba Walker.

Il prodotto di UConn sarà free agent in estate, ed un suo eventuale addio significherebbe per Charlotte rifondazione immediata.

Tony Parker, Hornets, trade o ritiro? “50 e 50, non voglio un team perdente”

tony parker futuro

Charlotte Hornets, Tony Parker indeciso sul suo futuro: “Se tornerò l’anno prossimo? Ora è 50-50“.

E’ forte la delusione in casa Hornets dopo aver mancato la qualificazione ai playoffs per il terzo anno consecutivo. Un calendario proibitivo nelle ultime due settimane di regular season si è rivelato un ostacolo troppo difficile da aggirare per una squadra incompleta, trainata dal miglior Kemba Walker di sempre.

La stagione 2019\20 potrebbe essere la 19esima per Tony Parker, arrivato l’estate scorsa agli Hornets su chiamata di Michael Jordan e di coach James Borrego (ex assistente di Gregg Popovich) dopo 17 stagioni passate ai San Antonio Spurs: “Non so cosa farò. Non vorrei giocare per una squadra in rifondazione, voglio giocare in una squadra che lotta per i playoffs, come obiettivo minimo“.

Il futuro degli Charlotte Hornets è legato alla scelta della star Kemba Walker. Il 29enne prodotto di UConn sarà free agent in estate, ed uno dei nomi più ambiti sul mercato. Walker è sempre stato cauto circa le sue intenzioni, ed ha ribadito più volte di aver trovato una seconda casa a Charlotte e nel North Carolina.

La situazione salariale difficile degli Hornets limita lo spazio di manovra disponibile per Mitch Kupchak, da un anno General Manager della squadra. I tanti soldi investiti in contratti lunghi, onerosi e difficilmente scambiabili per giocatori come Nicolas Batum, Cody Zeller, Bismack Biyombo e Marvin Williams (che ha annunciato di voler sfruttare la sua player option sulla stagione 2019\20 e rimanere a Charlotte) costringeranno almeno per la prossima stagione ancora coach Borrego a “fare di necessità virtù”.

Un’eventuale partenza estiva di Walker inaugurerebbe per gli Hornets la stagione della ricostruzione. Tony Parker è sotto contratto per un’altra stagione, ed è presumibile che l’ex Spurs possa attendere le mosse della squadra e la decisione di Walker prima di scegliere se ritirarsi o proseguire, a Charlotte o altrove: “Anche per Kemba (Walker, ndr) è il momento delle decisioni. Vuole giocare per il titolo? Vuole giocare per una squadra che ha concrete chance di giocarsi almeno i playoffs? Non è una decisione facile, e solo lui conosce la risposta“.

Gli Charlotte Hornets ed i Milwaukee Bucks giocheranno la prossima stagione a Parigi la prima edizione di NBA Paris Game, la partita di regular season giocata sul suolo europeo che succederà dal 2020 a Londra.

Spurs, è il giorno di Manu Ginobili: “Gli Spurs, i ragazzi dell’Argentina, fortunato ed onorato”

Olè olè ol olè, Manu, Manu!” Il microfono passa nelle mani dell’uomo del giorno a San Antonio, Texas. Emanuel David Ginobili è pronto per il suo discorso di ringraziamento al popolo ed alla famiglia Spurs, che tra pochi minuti isseranno la sua maglia numero 20 sulle volte dell’AT&T Center. Al centro del campo sono esibiti i quattro Larry O’Brien Trophies vinti in carriera da Manu.

Di fianco a lui le sue due famiglie. La moglie Mariangela Orono, Dante e Nicola, i due gemelli, e l’ultimo arrivato di casa Ginobili, Luca.

E poi la sua famiglia sul campo: Tony Parker, ora a Charlotte e volato a San Antonio assieme ai suoi ex compagni dopo la trasferta degli Spurs in North Carolina. Fabricio Oberto, compagno di tanti successi nella nazionale argentina. Coach Gregg Popovich, Tim Duncan e R.C. Buford, general manager degli Spurs.

Pensavo al mio discorso, a cosa dire” Attacca Ginobili, che passeggia emozionato al centro del campo “Poi ho riflettuto: cosa ci faccio esattamente in mezzo a tutti voi? Cosa ho fatto per essere Qui? Non sarebbe dovuta andare così. Quando ho iniziato pensavo che si, avrei potuto avere una bella carriera, magari in Europa. Forse vincere qualcosa con la nazionale. Poi mi sono ritrovato di colpo qui, in mezzo a voi e tra tutte queste leggende, questi ragazzi che hanno parlato prima di me, persone che ammiro e a cui voglio bene (…) sono così contento e frastornato dall’emozione che vorrei venire a stringere la mano ad ognuno di voi per ringraziarvi di cuore“.

Ginobili ringrazia poi i suoi genitori, presenti all’AT&T Center, che alimentarono ed appoggiarono la passione del giovane Manu e dei suoi due fratelli per la pallacanestro, e la moglie Mariangela, per poi ricordare la notte del draft NBA 1999: “Ricordo che ci stavamo preparando per un torneo, quando mi dissero che ero stato scelto dai campioni NBA. Cosa?, Poi vidi che ero stato chiamato con la 57esima scelta (…) e capii che con una scelta così bassa, il mio futuro sarebbe dipeso da me. Se fossi diventato abbastanza bravo, forse un giorno mi avrebbero convocato a San Antonio. Quel giorno arrivò, fui davvero fortunato“.

Manu Ginobili: “Grazie alla città, Tim e Tony due amici, Pop… sei un matto!”

Ginobili passa poi a ringraziare le tante persone speciali incontrate nei suoi anni in Argentina, in Italia e s San Antonio. La città ed i suoi tifosi: “Non sapevo nulla della città quando arrivai qui, ed avevo tanti dubbi: sarei riuscito a giocare con Tim (Duncan, ndr), con David Robinson? E poi ho sentito quanto voi tutti mi abbiate sempre appoggiato , come abbiate sempre acclamato il mio nome (…) per cui grazie di cuore“.

L’organizzazione degli Spurs e tutte le persone che ne fanno parte, il personale dell’arena, ed i tanti allenatori e compagni di una carriera: “Ho imparato tantissimo da molte di queste persone, e sono troppe per citarle tutte. Ma ci sono due gruppi in particolare che ho il dovere di ringraziare: i ragazzi della nazionale argentina (a cui si rivolge in spagnolo, ndr), ed i miei compagni a San Antonio: Tim e Tony. Come abbiamo fatto ad instaurare un’intesa così? A capirci con uno sguardo, a giocare assieme senza chiamare schemi o parlarci in campo (…) ragazzi, siete stati speciali ed è stato un onore giocare con voi (…)  Patty (Mills, ndr), Thiago (Splitter, ndr), Bobo, (Boris Diaw, ndr), voi ragazzi avete mantenuto giovani questi 40enni per tanti anni, poi Bruce (Bowen, ndr), Nazr (Mohammed, ndr), Sean (Elliot, ndr), Malik (Rose, ndr), Rasho (Nesterovic, ndr)… siete davvero tanti, 16 anni sono tanti, le cene, le chiacchierate… siete stati fantastici“.

Ginobili si rivolge poi a Gregg Popovich: “Pop, sei una persona sensibile, generosa, premurosa, intelligente… e sei matto! Sei un matto, ma sei una delle persone più importanti della mia vita, grazie per tutto quello che hai fatto per me e per la mia famiglia. Ho imparato tanto da te, sul basket e sulla vita“.

Quando annuncia mesi fa il mio ritiro” Chiude Ginobili “Dissi che la mia carriera era andata ben oltre ciò che avrei potuto desiderare nei miei sogni più sfrenati. Ed ero sincero, e devo ringraziare ancora tutti voi, tutti i ragazzi presenti qui e quelli che non ci sono. Vi sono debitore, vi voglio bene“.

Tony Parker e le leggende del basket argentino presenti alla cerimonia di ritiro della maglia di Manu Ginobili

I San Antonio Spurs hanno annunciato che giovedì notte sei membri della nazionale argentina, appartenenti alla “generazione d’oro”, saranno presenti all’AT&T Center di San Antonio nella notte di giovedì per partecipare alla cerimonia del ritiro della maglia di Manu Ginobili.

Nella notte di giovedì 28 marzoCleveland Cavaliers saranno gli avversari dei San Antonio Spurs, ma la data è resa più importante dalla cerimonia del ritiro della magia di Ginobili. Oggi i San Antonio Spurs hanno annunciato i sei volti noti della nazionale argentina che parteciperanno alla cerimonia: Alejandro Montecchia, Andrés Nocioni, Fabricio Oberto, Pablo Prigioni, Pepe Sànchez e Luis Scola.

Le sei leggende argentine parteciperanno discutendo della carriera di Manu e dell’impatto che ha avuto all’interno del team argentino. La discussione si terrà in spagnolo, e verrà trasmessa coi sottotitoli in inglese sugli schermi dell’arena.

La “Generaciòn dorada” rappresenta il periodo più proficuo della storia della nazionale argentina. La lista di successi inizia nel 2001 con la vittoria dei campionati americani FIBA e termina col quarto posto alle olimpiadi di Londra nel 2012. In questi anni la nazionale argentina vince un oro olimpico (2004 battendo in finale la nostra Italia), un bronzo olimpico (2008, in cui Ginobili fu portabandiera alla cerimonia di apertura) un argento ai mondiali del 2002 e svariate medaglie ai campionati americani.

L’Argentina rimane l’unica nazionale ad aver vinto un oro olimpico all’infuori degli Stati Uniti negli ultimi 30 anni.

Con la nazionale argentina, durante il corso delle quattro olimpiadi giocate in carriera, Ginobili ha viaggiato a medie di 18 punti, 3.7 assist e 3.7 rimbalzi a partita. Il suo massimo di punti è 32 nell’estate del 2008, miglior prestazione personale di sempre davanti ai 29 nelle semifinali del 2004 contro gli USA.

Oltre ai membri della nazionale argentina, sarà presente anche l’amico ed ex compagno di squadra Tony Parker. Il francese ha infatti ricevuto il permesso da Michael Jordan, proprietario degli Charlotte Hornets, di assistere alla cerimonia, ed ha addirittura ottenuto di farsi dare un passaggio sulla via per il Texas dalla sue ex-squadra.

La maglia numero 20 di Manu Ginobili si unirà a quelle di Bruce Bowen (12), Tim Duncan (21), Sean Elliott (32), George Gervin (44), Avery Johnson (6), Johnny Moore (00), David Robinson (50) e James Silas (13), diventando così la nona ad essere appesa al soffitto dell’AT&T Center.

Tony Parker ritorna a San Antonio. Patty Mills: “Riceverà un grande benvenuto”

NBA Playoff 2018

Tony Parker ritorna questa notte a San Antonio, ma questa volta da avversario. Infatti, dopo 17 stagioni passate nel Texas, coronati da 6 convocazioni all’ all star game, 4 titoli NBA (2003-2005-2007-2014) e un MVP delle finali NBA (2007), durante la ultima offseason, Parker ha deciso di trasferirsi agli Charlotte Hornets, firmando un contartto da $10 milioni per due anni.

Questa scelta ha spiazzato i tifosi di San Antonio, che si aspettavano un ritiro in maglia Spurs, come gli altri due membri dello storico trio, Tim Duncan e Manu Ginobili.

“È un ragazzo speciale”. Ha detto coach Gregg Popovich a Tom Orsborn del San Antonio Express-News. “Mi sono sempre sentito come un secondo padre nei suoi confronti nel corso degli anni, ed è stato come un figlio in tutti i sensi”.

Le sue dichiarazioni si rispecchiano nel comportamento di Parker lo scorso aprile, quando morì la moglie di Popovich. Il veterano si trovava infatti in prima linea ad aiutare il coach e la sua famiglia. Popovich ha in seguito affermato che sarà strano vedere Parker con un altra divisa.

Patty Mills: “Parker riceverà un caloroso benvenuto
Mentre Kawhi Leonard è stato fischiato ad ogni giocata, nella scorsa partita casalinga degli Spurs contro i Raptors, ci si aspetta un’accoglienza diversa nei confronti di Tony Parker. Patty Mills ha infatti dichiarato: “Sta per ricevere un caloroso benvenuto“. Ha detto ad Orbson. La città lo ama, lo ha sempre amato, e lui è entusiasta per il suo ritorno”.
Parker ha giocato 1198 partite con gli Spurs, tenendo una media di 15.8 punti e 5.7 assist a partita.
Anche il 36enne sembra sentire il ritorno a casa, ha infatti detto a Express-News: “Non sarò sorpreso se ci saranno lacrime”. Ha poi continuato: San Antonio sarà sempre casa mia e una grande parte della mia vita. Ma, alla fine, sentivo che gli Hornets mi volevano di più“.
Appuntamento questa notte alle 2.30, ora italiana, all’ AT&T Center di San Antonio.

Hornets-Nuggets, Denver e Paul Millsap KO, si interrompe a 7 la striscia di vittorie

tony parker futuro

Gli Charlotte Hornets interrompono la striscia di 7 vittorie consecutive dei Denver Nuggets. Kemba Walker e compagni hanno la meglio su Denver nei minuti finali, dopo aver condotto la partita per lunghi tratti ed aver toccato il +16 nel secondo quarto di gioco.

Allo Spectrum Center di Charlotte, Hornets-Nuggets finisce 113-107.

I Denver Nuggets sono ancora privi di Gary Harris, che dovrebbe tornare in campo a giorni dopo alcune gare d’assenza per un problema all’anca destra. Gli Hornets provano la fuga nel secondo quarto, chiuso 40-28 per gli uomini di coach James Borrego. All’intervallo, lo score dice 63-54 Charlotte, nonostante un Kemba Walker da soli 6 punti a referto. Per Denver ci sono 10 punti a testa per Juan Hernangomez e Malik Beasley.

Nel terzo quarto Denver si affida a Jamal Murray (20 punti, 5 rimbalzi e 7 assist a fine gara) e torna a -4 (72-68 a 6:33 dal termine della frazione) ma su un aiuto difensivo su una penentrazione di Michael Kidd-Gilchrist, Paul Millsap si sbilancia in aria e ricade sbattendo la punta del piede destro contro il parquet.

Paul Millsap rientra negli spogliatoi, e una successiva radiografia rivela la frattura dell’alluce destro per l’ex Atlanta Hawks. Un layup di Hernangomez da il -1 a Denver sul finire del terzo quarto, ma Frank Kaminsky (11 punti e 6 rimbalzi in 16 minuti di gioco) e Malik Monk ricacciano indietro i Nuggets (79-87).

Nel quarto periodo gli Hornets toccano il +13 (99-86 a 5:18 dal termine) trainati da Kemba Walker (21 punti, 6 rimbalzi e 8 assist, con 11 su 12 ai liberi per Kemba). Monte Morris da tre punti da però il-3 a Denver con poco più di un minuto da giocare (106-103), ma 4 punti di Tony Parker (19 a fine gara per l’ex Spurs) ed una gran stoppata di Kidd-Gilchrist su Hernangomez chiudono il discorso.

Hornets-Nuggets, Malone: “Infortunio Millsap? Opportunità per altri”

 

Nonostante la sconfitta odierna, i Denver Nuggets (17-8) rimangono alla guida della Western Conference. Denver trova una pessima serata al tiro (38.6% al tiro e 8 su 35 da tre punti), dovrà far fronte nei prossimi giorni all’infortunio di Paul Millsap:

Se Paul (Millsap, ndr) sarà fuori per le prossime partite, questo significa che qualcun altro partirà in quintetto al suo posto, e qualcuno altro ancora troverà più minuti dalla panchina

– Mike Malone dopo Hornets-Nuggets –

 

Per gli Charlotte Hornets è la panchina a fare la differenza. 59 dei 113 punti segnati arrivano dalla second unit. Tony Parker ha messo a referto 19 punti, Malik Monk ne ha aggiunti 16 e Frank Kaminsky – visto poco sinora in questa stagione – ha contribuito con 11 punti e 6 rimbalzi.

Tony Parker ha fatto un gran lavoro stasera. Nei finali di partita tirati, Tony è sempre un valore aggiunto, e noi stiamo migliorando nel gestire queste situazioni (…) la nostra panchina è stata grande oggi, Malik (Monk) ha avuto una delle sue migliori partite stagionali (…) i nostri quintetti sono sempre bilanciati. avere in campo sia Parker che Kemba (Walker, ndr) nei minuti finali ci ha permesso di avere sempre buoni tiri a disposizione, il quintetto con due trattatori della palla è una buona soluzione per noi. In difesa abbiamo lavorato bene in transizione, contro uno dei migliori attacchi della lega”

– James Borrego dopo Hornets-Nuggets –

Hornets, Kemba Walker da MVP: “Lavoro come un pazzo sul mio gioco”

Kemba Walker: “Charlotte è la mia città!”.

103 punti in due partite. Secondo il pollo di Trilussa fanno 51.5 di media, in realtà sono 60 nella prima e “solo” 43 nella seconda. In faccia a mister Kyrie Irving, per di più.

Walker sarà free agent in estate, uno dei pezzi più pregiati della classe del 2019, dopo Kevin Durant, Klay Thompson, Kawhi Leonard, ed assieme a Khris Middleton e – in caso di catastrofe in Pennslylvania – Jimmy Butler.

La missione di Kemba è però rimasta la stessa di quando calcò per la prima volta il parquet dell’oggi Spectrum Center di Charlotte, North Carolina: fare degli Hornets (oggi, una volta si chiamavano Bobcats…) una squadra di alto livello NBA.

A ridosso della trade deadline dello scorso febbraio, con la squadra in difficoltà ed indietro nella lotta per un posto ai playoffs della Eastern Conference, il timore di Charlotte di perdere l’ex UConn per nulla durant la free agency fu tale da scomodare Michael Jordan.

MJ rivelò che gli Hornets “avrebbero ascoltato eventuali offerte” per Kemba Walker, senza ovviamente accettare di svendere il proprio All-Star.

In estate, Walker ha confermato la sua volontà di rimanere un Hornet-for-life, nonostante il riportato forte interesse di Brooklyn Nets e New York Knicks per il giocatore, nativo proprio di New York.

E la stessa forza di volontà sta trascinando degli Charlotte Hornets incompleti e gravati da contratti pesantissimi verso l’agognato posto ai playoffs. Dopo 16 partite, Charlotte è 8-8, una vittoria in meno dei Boston Celtics.

Kemba Walker: “Lavoro ogni giorno sul mio gioco, Parker fondamentale”

43 punti, di cui 21 nel solo quarto periodo, 14 su 25 dal campo e 7 su 13 da tre punti, 4 rimbalzi e 5 assist e +17 di plus\minus per abbattere i Boston Celtics. Si dice che dopo la partita abbia addirittura spento le luci e chiuso tutto lui allo Spectrum, tanto fondamentale per gli Hornets è diventato questo Kemba Walker.

Nel post gara, Kemba ha parlato del duro lavoro quotidiano (su Youtube sono tanti i video dei suoi workout) dietro a prestazioni di tale livello, e rinnovato la fiducia nei suoi compagni di squadra:

103 punti in due partite? Non lo so… sto solo giocando a basket… la fede in Dio mi è di grande aiuto, lavoro duro ogni giorno sul mio gioco, i tiri che segno in partita sono frutto del grande lavoro quotidiano, faccio in modo di farmi trovare pronto per partite e per occasioni del genere. I tiri vanno dentro, ora (ride,ndr). La vittoria di oggi è super-importante (…) coach Borrego ci dice sempre di restare positivi e concentrati, che al momento giusto saprete salire di livello. Oggi è stato così, abbiamo lottato per tutta la partita e meritato la vittoria. Parker e Lamb? Ho bisogno dei miei compagni, le difese cercano di torgliermi il mio gioco e loro devono saper approfittarne. Io ho una grandissima fiducia in loro, so che possono essere decisivi, e voglio che lo sappiano. Tony Parker è entrato nel finale ed ha segnato due tiri fondamentali… cosa volere di più?

Kemba Walker ha poi confermato il proprio amore e la propria fedeltà a Charlotte ed agli Hornets, come riportato da Rick Bonnell del Charlotte Observer: “Credo che lo sappiano, l’ho già detto altre volte. Il mio modo di stare in campo, come dò tutto in campo per la squadra e per la città, sono la dimostrazione del mio attaccamento“.

Walker, 29 anni, sarà eleggibile in estate per un’estensione contrattuale con Charlotte del valore di 5 anni e 189 milioni di dollari complessivi.

A fine partita contro Boston, il pubblico dello Spectrum Center di Charlotte ha tributato al proprio eroe un inequivocabile coro: MVP, MVP.

Questa è la mia città! E’ una promessa!” La promessa è sempre quella, fare degli Hornets una squadra di alto livello NBA

 

Seguiteci e dite la vostra su Facebook sul gruppo Passion NBA o su NBA Area, ma anche su Instagram su NBAPassion e sulla nostra pagina Facebook

Manuale Charlotte Hornets 2018/2019: la maledizione del limbo

Charlotte Hornets 2018/2019

La NBA è composta da due tipi di franchigie: quelle che ambiscono alla vittoria finale e quelle che lottano a perdere allo scopo di assicurarsi un’alta scelta al draft. Ci sono poi le squadre di metà classifica, troppo forti per tankare ma anche troppo deboli per qualificarsi ai playoff. È il caso degli Charlotte Hornets che da anni vivono nel limbo della Eastern Conference. Nelle scorse stagioni hanno agguantato gli ultimi posti playoff soltanto due volte, venendo però eliminati subito al primo turno. Per il resto si sono spesso ritrovati fuori dalla postseason per pochissime vittorie, cosa che probabilmente si ripeterà anche nella prossima stagione. Gli Hornets di oggi sono tecnicamente inferiori alle squadre da vertice (Celtics o Sixers in primis) e allo stesso tempo superiori alle ultime della classe (Hawks, Nets o Magic). L’unica via d’uscita sarebbe quella del tanking, un rischio che la dirigenza non sta prendendo in considerazione ma che risolverebbe parte dei suoi problemi. Dopotutto non è forse vero che “chi non risica non rosica?”. Di seguito il manuale Charlotte Hornets 2018/2019.

MANUALE CHARLOTTE HORNETS 2018/2019: L’ANNATA PRECEDENTE

  • Record: 36-46, decimo posto nella Eastern Conference
  • Offensive Rating: 107
  • Defensive Rating: 107
  • Team Leader: Kemba Walker (22.1 PTS), Dwigth Howard (12.5 REB), Kemba Walker (5.6 AST)

MANUALE CHARLOTTE HORNETS 2018/2019: I MOVIMENTI ESTIVI

Kemba Walker.

L’addio di Dwight Howard (scambiato ai Nets ed in seguito ceduto ai Wizards) sembrava presagire l’inizio del sopraccitato rebuilding. Sembrava, appunto: la dirigenza invece di smembrare il resto del roster e ripartire dai più giovani, ha confermato il suo leader, Kemba Walker, affiancandogli anche un veterano pluridecorato come Tony Parker. Per il prodotto di UConn sono piovute diverse offerte, tutte però rispedite al mittente. Stesso discorso per Nicolas Batum e Michael Kidd-Gilchrist, entrambi sul piede di partenza ma poi convocati per la preseason. Charlotte continua a rimandare una ricostruzione inevitabile, puntando ancora una volta ad una postseason che ogni anno si fa sempre più lontana. Walker poi sarà free agent la prossima estate e le possibilità che prolunghi la sua carriera con gli Hornets sono molto basse. L’ideale sarebbe venderlo entro la deadline per evitare di perderlo a zero, allora il rebuilding inizierebbe sul serio. Gli altri movimenti da registrare sono gli innesti di Bismack Biyombo, centro prettamente difensivo chiamato a prendere l’eredità di Howard, e Miles Bridges, prospetto interessante ma forse non ancora pronto per il grande palcoscenico della NBA. Un probabile starting five per la stagione ventura potrebbe essere il seguente: Kemba Walker, Malik Monk, Nicolas Batum, Frank Kaminsky e Bismack Biyombo.

MANUALE CHARLOTTE HORNETS 2018/2019: L’ANALISI

Come tutte le squadre di media-bassa classifica, gli Charlotte Hornets non amano correre in contropiede (97.80 pace) e punire in transizione, ma sono una squadra tenace, attenta alla gestione della palla e dei rimbalzi difensivi. Il giocatore su cui poggia tutto il peso dell’attacco è Kemba Walker: molto spesso il numero 15 riceve un blocco in punta, utile a liberarsi dal marcatore, per tentare la penetrazione o direttamente il tiro da fuori (nell’ultima stagione ha tirato con il 39% da oltre l’arco).

Una classica giocata di Kemba Walker.

Ma se il leader ha le polveri bagnate, gli Hornets ricorrono ad alcuni schemi elementari. Il più usato per dipanare la trama di gioco e dare fluidità alla manovra è la Motion Strong: Dopo il blocco stagger (doppio blocco per un compagno lontano dalla palla) e la conseguente disposizione Horns, l’ala passa al gomito per il centro che sprinta a portare un blocco alla guardia, che a sua volta sprinta per giocare un Dribble-Hand-Off centrale. La duttilità di Michael Kidd-Gilchrist si rivelerà fondamentale per i meccanismi della squadra, in difesa come in attacco grazie alle sue ottime doti da passatore. E’ l’equilibratore della squadra: la sua forza fisica è pari soltanto alla sua intelligenza cestistica; è in grado di difendere su ogni tipologia di attaccante e anche nel tiro, suo punto debole, sta sensibilmente migliorando. L’unica incognita risiede sulla tenuta fisica che non l’ha mai supportato per una stagione intera.

Una conclusione di Kidd-Gilchrist.

Per quel che riguarda la difesa, i numeri parlano chiaro: 107 punti di media subiti a partita, molti per chi ambisce alla postseason. In particolare Charlotte subisce valanghe di canestri all’interno del pitturato. L’acquisto di Biyombo in questo senso potrebbe risolvere il problema. Coach James Barrego non vanta a roster validi elementi difensivi, se non appunto Biyombo e Kidd-Gilchrist. Sarà necessario sviluppare una robusta difesa collettiva per aumentare l’efficienza e magari portare a casa qualche successo in più. Un vecchio detto del football recita: “l’attacco vende i biglietti e la difesa fa vincere le partite“, un mantra che Walker e compagni dovrebbero tenere bene a mente.

Le stoppate di Biyombo gioveranno molto alla franchigia di MJ.

CONCLUSIONE

Gli Hornets proveranno in tutti i modi a centrare i playoff quest’anno. Se però la classifica dovesse dire altro, la rebuilding diventerebbe l’unica strada percorribile. Walker verrebbe scambiato a febbraio insieme ai pochi big della squadra e ripartirebbe un nuovo ciclo, magari con i giovani Monk, Bridges e Kaminsky. I bookmakers non sono dalla loro parte e il rischio di rimanere nel limbo un altro anno è molto alto.

 

 

Tony Parker: “Quando MJ ha chiamato, era fatta”

L’addio di Tony Parker dopo 17 stagioni è stato uno shock per molti tifosi degli Spurs. Il veterano francese ha scelto di concludere la sua carriera cestistica non con la franchigia texana, come molti pensavano, ma in un’altra squadra.

Il playmaker francese ha avuto i suoi buoni motivi per accettare il contratto biennale offertogli dagli Hornets questa estate ma quello principale è, senza dubbio, il poter giocare per il suo eroe d’infanzia, nonché proprietario di maggioranza di Charlotte, Michael Jordan.

Tony Paker: “Quando Michael ha chiamato… “

“Quando mi ha chiamato MJ era tutto fatto, è stato uno shock”, ha raccontato Parker a Matt Rochinski di Hornets.com. “Mi ha mandato un messaggio e tutti quelli che mi conoscono da anni sanno quando Michael sia sempre stato il mio idolo, è sempre stato il mio giocatore preferito. Mi ha fatto venire voglia di giocare a basket”.

Tony ha continuato sempre parlando dell’ex stella dei Bulls: “Il modo in cui ha intrapreso la sua carriera è stato un ottimo esempio per me da seguire nel corso della mia. Il Dream Team e tutto il resto, quando la pallacanestro è esplosa in Europa. Per me è come chiudere il cerchio giocare per Michael, gli ultimi miei due anni in NBA. Ho pensato che questo fosse il posto più bello per me”.

Il francese ha poi parlato degli amici che ha ritrovato agli Hornets, Nicolas Batum, compagno di tante battaglie con la Nazionale francese, e James Borrego, che ha lavorato molti anni come assistente agli Spurs: “La presenza di Batum è stata importante per la mia scelta dato che abbiamo giocato a lungo insieme e lui per me è come un fratello. Anche con JB (Borrego) ho un grandissimo rapporto visto che è stato con me 10 o 12 anni a San Antonio e quando mi ha chiamato ho pensato che sarebbe stata una grande sfida per me aiutarlo nella sua prima avventura da head coach”.

Il rapporto con Manu ed il record di vittorie nei playoff

Parker ha cercato di spiegare anche il suo cambio di scenario, soprattutto in relazione al ritiro dal basket dell’amico di sempre, Manu Ginobili“Ho pensato che quello scorso sarebbe stato l’ultimo anno mio e di Manu agli Spurs. Ho vinto tutto il possibile con San Antonio ed ho pensato che volevo fare qualcos’altro in NBA prima di ritirarmi. Volevo vedere un posto nuovo, spostarmi ad Est. Gli anni in Texas sono stati incredibili per me ma era tempo di cambiare direzione”.

Un rapporto speciale quello tra il giocatore francese e l’argentino che hanno vissuto la maggior parte delle rispettive (incredibili) carriere in Texas, risultando come la coppia più vincente nella storia dei playoff NBA.

Parker ha chiuso la sua ultima stagione con gli Spurs, con i quali nel corso della carriera ha vinto 4 titoli NBA e conquistando il premio di MVP delle Finals nel 2007, con 7.7 punti e 3.5 assist di media a partita, tirando con il 45.9% dal campo.

Kemba Walker pronto a lasciare gli Hornets? “Deciderò quando sarà il momento”

Kemba Walker-Charlotte Hornets

Kemba Walker, point guard degli Charlotte Hornets, sarà uno dei nomi di grido nella prossima free agency estiva. L’ex scelta numero 9 al draft 2011 degli allora Charlotte Bobcats farà parte di un gruppo di free agent del calibro di Jimmy Butler, Kawhi Leonard e Kyrie Irving.

Durante le ultime due deludenti annate degli Charlotte Hornets, Kemba Walker è stato più volte accostato a diverse squadre.

Kemba Walker sarà free agent l’estate prossima

In prossimità della trade deadline del febbraio scorso, gli Hornets sono arrivati al punto di mettere ufficialmente sul mercato il due volte All-Star, dicendosi disposti a valutare eventuali offerte.

Dal canto suo, L’ex Most Outstanding Player delle Final Four NCAA 2011 con la maglia degli Huskies di UConn, ha sempre ribadito di essere determinato a condurre la sua squadra di nuovo ai playoffs, cercando di non farsi influenzare dalle voci di mercato attorno a lui.

In luglio, in occasione di una visita nella sua New York, Walker aveva dichiarato di considerarsi un “Hornet” a tutti gli effetti, e di non avere piani immediati per l’addio alla franchigia presieduta da Michael Jordan.

Non è nei piani piani andarmene ora, non è una cosa che dipende da me“, queste le parole di Kemba.

Nella giornata di mercoled’, Walker è tornato a parlare del suo futuro. Ospite del podcast radiofonico del giornalista e conduttore TV Brandon “Scoop B” Robinson, l’ex UConn ha corretto leggermente il tiro rispetto alle dichiarazioni newyorchesi di luglio.

Kemba Walker: “Tornare ai playoffs è l’unica cosa che voglio. Prenderò una decisione quando sarà il momento”

Gli Charlotte Hornets sono reduci da due stagioni negative. Nemmeno l’arrivo di Dwight Howard nell’estate 2017 è riuscito ad invertire la tendenza.

In entrambe le stagioni, Kemba Walker si è guadagnato la convocazione all’All-Star Game, ma gli Hornets non sono mai andati oltre le 36 vittorie stagionali.

Brandon Robinson ha domandato a Walker se, in una Eastern Conference priva di LeBron James, gli Charlotte Hornets possano essere considerati dei rivali per Boston Celtics e Philadelphia 76ers.

Questa la risposta di Kemba:

Non direi, perché dovremmo? Nelle ultime due stagioni non abbiamo dimostrato nulla. Nemmeno io considererei gli Hornets dei rivali… Comunque, la cosa non ci tocca, non ci disturba. La stagione non è neppure iniziata, e durante l’anno può accadere di tutto (…) il mio obiettivo sono i playoffs. Voglio tornare ai playoffs, voglio che la mia diventi una squadra da playoffs. La prossima deve essere la prima di tante post-season

– Kemba Walker sui suoi obiettivi per la prossima stagione –

Walker, nato e cresciuto a New York, è stato accostato più volte ai New York Knicks quale possibile obiettivo di mercato. I Knicks saranno in prima linea l’estate prossima per raggiungere un free agent di primo piano, in grado di fare coppia con Kristaps Porzingis.

Kemba rimanda ogni decisione sul suo futuro al luglio 2018:

Non saprei cosa dire. In carriera ho indossato una sola maglia sinora, quella di Charlotte. Quando sarà il momento di prendere una decisione, lo farò. Due mesi fa dissi che non mi vedevo in maglia Knicks, semplicemente perché al momento non mi vedevo con alcuna maglia che non fosse quella degli Hornets, capisci cosa intendo?

– Kemba Walker sull’imminente free agency –

Kemba Walker, Marvin Williams, Nicolas Batum
Nicolas Batum, Kemba Walker e Marvin Williams (AP Photo/Nell Redmond)

Walker rappresenta per gli Hornets 2018\19 una delle poche certezze. Il payroll di Charlotte è impegnato per 120 milioni di dollari in contratti onerosi, elargiti a giocatori come Nicolas Batum, Marvin Williams o Bismarck Biyombo i quali, a causa di infortuni e limiti, non hanno potuto essere di grande aiuto al due volte All-Star.

In estate sono arrivati dai San Antonio Spurs Tony Parker e coach James Borrego. L’ex assistente di Gregg Popovich rimpiazzerà Steve Clifford sulla panchina degli Hornets.

Dal draft (via LA Clippers) è arrivato Miles Bridges. L’ala ex Michigan State è stata selezionata con la scelta numero 12.

Un soldato pluridecorato per i giovani Hornets: Tony Parker

Tony Parker

L’anaciclosi, elaborata dallo storiografo Polibio, è una teoria evoluzionistica secondo cui i regimi politici seguono un andamento circolare del tempo e, giunti allo stadio di massimo degrado, ritornano al punto di partenza riprendendone lo sviluppo. Un concetto che può essere applicato anche ai regimi NBA. Tutte le franchigie infatti, perfino quelle più lungimiranti, sono destinate a crollare e a ripartire dalle loro ceneri. È successo ai Los Angeles Lakers del duo Kobe-Shaq, ai Chicago Bulls di Jordan e sta succedendo anche agli attuali San Antonio Spurs: dopo 17 stagioni in Texas, Tony Parker ha firmato un biennale da 10 milioni con i Charlotte Hornets. Il suo addio, unito a quello precedente di Duncan e alla situazione di Ginobili, sancisce la fine di un’era.

https://www.youtube.com/watch?v=SBop0qRYP30

 

TONY PARKER: ICONA NEROARGENTO

Arrivato in NBA a soli 19 anni con la ventottesima scelta, Tony Parker entra nella top ten dei giocatori più fedeli alla loro bandiera. Ha vinto 4 titoli NBA, 1 titolo di MVP delle Finals nel 2007, nominato per 6 volte All-Star, segnato 18.943 punti e servito 6.892 assist. È stato parte del formidabile bi three formato insieme a Tim Duncan ed Emanuel Ginobili. Ad oggi rimangono il trio più longevo di sempre e anche il più vincente avendo portato a casa oltre 570 partite di regular season e 130 di playoff. Una vera e propria dinastia di cui Parker è stato un tassello imprescindibile.

TONY PARKER: ESPERIENZA AL SERVIZIO DELLA GIOVENTÙ 

A 37 anni il play francese ha però deciso di andare a giocare per il suo idolo, Michael Jordan, e al fianco del connazionale Nicolas Batum, con cui probabilmente chiuderà la sua carriera. Tony Parker ha concluso l’ultima stagione, iniziata a dicembre per un grave infortunio, a 7.7 punti, 1.7 rimbalzi e 3.5 assist in quasi 20 minuti di media a partita. Malgrado le stats e il minutaggio siano abbondantemente calati rispetto al passato è ancora presto per definirlo un giocatore fatto e finito: a Charlotte la sua leadership ed esperienza saranno fonte di giovamento per gli innumerevoli giovani presenti a roster (l’età media di questi Hornets è di 24 anni, tra le più basse della lega). In particolare Kemba Walker, qualora restasse, potrebbe migliorare sotto la sua guida e magari raggiungere definitivamente lo stadio di All-Star.  Il neo coach James Borrego lo farà subentrare dalla panchina per far rifiatare proprio Walker. Parker dovrà dettare il ritmo della gara, portare ordine sul parquet e smazzare assist per i compagni. Le sue gambe forse non saranno più atletiche e scattanti come una volta , ma il QI non invecchia con gli anni cosi come la sua illuminante visione di gioco. Senza dimenticare il solito affidabile jumper, nell’ultima annata ha tirato con il 47.5% dal campo. La circolazione, grazie alla sua presenza in campo, non è mai stantia  e i lunghi sono agevolati dalla sua capacità di lettura nei giochi a due.

 

Il jumper di Tony Parker è un’arma che Charlotte potrà sfruttare quando bisognerà sbrogliare la matassa.

Dove possono arrivare il prossimo anno gli Hornets? Presto per dare una risposta. Charlotte infatti necessiterebbe ancora di un centro dalle doti prettamente offensive (tutto l’opposto del neo arrivato Bismack Biyombo) e di un tiratore. Il problema è che attualmente il roster è pieno, dunque in caso servirà sondare il terreno per vedere se c’è la possibilità di imbastire qualche scambio.Tutto dipenderà dal futuro di Walker e dalla speranza che i giovani, Malik Monk e Miles Bridges su tutti, esplodano al più presto. In una Eastern Conference orfana del Re e ricca di franchigie in piena rebuilding (Atlanta Hawks, Brooklyn Nets, New York Knicks…), i calabroni potrebbero strapparsi qualche soddisfazione

 

 

 

Ginobili su Leonard: “Se non si sente pronto, è giusto che non rientri in campo”

Kawhi Leonard

La situazione riguardo l’infortunio di Kawhi Leonard diventa sempre più strana e difficile da capire. I tifosi degli Spurs aspettavano da un momento all’altro novità positive riguardo il loro giocatore migliore, di cui non si sapeva nulla da mesi. Invece, qualche giorno fa, coach Popovich ha stroncato le aspettative dei fan della franchigia texana di rivedere presto in campo il numero 2.

Popovich ha infatti dichiarato:

Sarei sorpreso di vedere Kawhi Leonard in campo in questa stagione.

Senza ombra di dubbio questa è stata una mazzata per tutti gli appassionati di questo sport: Leonard è uno dei migliori giocatori di basket del pianeta, è arrivato 3° nella classifica per l’MVP della scorsa stagione, ha partecipato all’All-Star Game nel 2016 e nel 2017 ed è stato nominato Difensore dell’anno nel 2015 e nel 2016.

Le parole di Ginobili

Non è però finita qui. Sembra infatti che lo staff medico abbia dato l’ok a Leonard per tornare in campo, ma è proprio il giocatore che non si sente di giocare.

A proposito di questo, ecco le parole di Manu Ginobili:

Nessuno può mettersi nei suoi panni. Lui ha delle sensazioni che noi non possiamo conoscere. Sappiamo che per lo staff medico può tornare a giocare ma, ripeto, se non si sente sicuro, se ha dolore, se non è pronto per rientrare, allora è giusto che non ritorni in campo.

Ricordiamo anche come in passato ci sono state ulteriori voci che raccontavano di un Leonard contrariato col programma di recupero preparato dallo staff degli Spurs: infatti Tony Parker, che aveva subito lo stesso infortunio (addirittura prima di Kawhi), era tornato in campo prima.

Leonard ha giocato solo 9 partite in questa stagione.