New Orleans Pelicans, licenziato il GM Dell Demps

Dell Demps

Svolta importante nel caso Anthony Davis. Pochi minuti fa, i New Orleans Pelicans hanno comunicato la rescissione del contratto di Dell Demps, General Manager della franchigia della Louisiana. Sembrerebbe che, dopo la fine della trade-deadline, le divergenze delineatesi tra il front-office e Demps non si siano placate e tutto questo abbia portato ad una spaccatura all’interno dei reparti manageriali del club.

L’intera organizzazione e il proprietario dei Pelicans Gayle Benson sono già alla ricerca di un sostituto: le voci più ricorrenti parlano di un sostituto interno che traghetti la franchigia fino alla fine della stagione. I nomi in ballo sono quelli di David Booth e Danny Ferry, già facenti parte dell’organico di New Orleans e personalità molto vicine all’ex GM Dell Demps.

New Orleans Pelicans, le principali cause del licenziamento di Dell Demps

Fatale, per l’ormai ex GM dei Pelicans, la gestione del caso AD. Imperdonabili le decisioni intraprese da Dell Demps nelle comunicazioni con le franchigie interessate ad uno scambio e, in particolare, con i Los Angeles Lakers, rappresentati da Magic Johnson.

In particolare, però, la causa scatenante sarebbe stato l’infortunio occorso questa notte a Davis, nella gara contro gli OKC Thunder, e le conseguenti polemiche espresse da ambo le parti nel dopo gara. Nonostante questo, secondo ESPN, il proprietario dei Pelicans si è detto soddisfatto della reazione (sul campo e fuori) del roster, di Alvin Gentry e del suo staff, nonostante le tormentate settimane appena trascorse.

New Orleans sarà, quindi, molto attiva sul mercato per firmare una personalità di alto profilo ed esperienza nelle basketball operations, in grado di sanare i rapporti interni e di delineare in maniera concreta le papabili destinazioni dell’asso di NOLA, in conformità con il volere della società e con il futuro della franchigia. Il presidente Gayle Benson, ormai stufo dell’atteggiamento di Demps, vorrebbe un GM in grado di gestire e prendere il controllo dei trade talks per Anthony Davis.

Possibili aggiornamenti nelle prossime 48-72 ore, probabilmente dopo l’All-Star Game di domenica sera. Un altro capitolo della saga Anthony Davis-New Orleans Pelicans è stato appena scritto, aspettando l’atto conclusivo.

 

Trade Deadline piccante, ma per i veri botti aspettare la prossima estate

Los Angeles Lakers playoffs

Il grande botto di febbraio alla fine non è scoppiato: Anthony Davis è rimasto a New Orleans, con buona pace dei Los Angeles Lakers che tenteranno una nuova sortita ad inizio luglio. Il duo Pelinka-Johnson ha messo sul piatto tutto il giovane core della squadra più i contratti di Rondo e Stephenson, ma la dirigenza dei Pelicans, nonostante l’esplicita richiesta di essere ceduto, non ha voluto sentir ragioni. Non si sono mossi nemmeno Mike Conley, a lungo conteso dagli Utah Jazz, e Nikola Vucevic, al centro di discussioni a poche ore dalla trade deadline. Questa breve sessione di mercato ha comunque offerto una serie di scambi intriganti, alcuni volti ad avere un impatto immediato nella corsa ai playoff, altri in ottica lungimirante. Ecco qui un riassunto dei principali affari conclusi questa settimana.

Alla conquista del Canada

Si parte dal Colpo per antonomasia di questa trade deadline. Marc Gasol ai Toronto Raptors, Jonas Valanciunas, Delon Wright, C.J. Miles e una seconda scelta 2024 ai Memphis Grizzlies. Il catalano non ha bisogno di presentazioni: centro versatile, abile nel tiro da fuori, elegante nel gioco in post e dotato di una visione di gioco pari a quella di Jokic. I lunghi di scuola europea hanno sempre detto la loro in NBA e il fratello di Pau non fa eccezione. I Raptors puntano al bottino grosso e considerati i contratti in scadenza di Leonard, Green e Siakam, questa potrebbe essere la loro unica occasione. Memphis invece dà inizio a un rebuilding troppo a lungo rimandato, l’era Grizz & Grind è ufficialmente giunta al termine e la cessione di Conley è stata solo posticipata a luglio. Il presente e soprattutto il futuro dei Grizzlies risponde al nome di Jaren Jackson Jr.

Marc Gasol non dovrebbe cambiare casacca prima della trade deadline.
Trade deadline: Gasol ai Raptors

New York si gioca tutto in estate, Dallas sempre più europea

Un infortunio al ginocchio ha impedito a Kristaps Porzingis di essere protagonista sul parquet ma non nelle vicende extra-cestistiche : la settimana scorsa ha chiesto la cessione e qualche ora dopo è stato ceduto ai Dallas Mavericks in cambio di Dennis Smith Jr, DeAndre Jordan e Wesley Matthews (immediatamente rilasciato). Alla corte di Carlisle sono arrivati insieme al lettone Courtney Lee, Trey Burke e Tim Hardaway Jr. New York punta tutto sulla free agency 2019, con il rischio di rimanere a bocca asciutta ma anche con la possibilità di pescare due All-Star del calibro di Durant e Irving. Molto dipenderà da quanti zeri sottoscriveranno nel contratto e dal rookie che approderà nella Grande Mela (Zion?). Il gioco vale la candela. La franchigia di Cuban, reduce dall’esperienza Nowitzki, affida le chiavi della squadra nelle mani di due giovani europei destinati alla grandezza. Qualora Porzingis tornasse l’anno prossimo al 100% in coppia con Doncic potrebbe seriamente rendere Dallas una mina vagante della Western Conference. Se poi dovessero sbarcare in estate dei talentuosi role-players, si potrebbero nutrire ben altre ambizioni.

Trade deadline: Porzingis ai Mavericks

L’era dei big-four

Quando si fa riferimento ai giocatori più sottovalutati della NBA, impossibile non citare Tobias Harris. Le stats annuali recitano 20.9 punti, 7.9 rimbalzi e 2.7 assist tirando con il 49% dal campo e con il 43% da tre. Avesse giocato subito ad Est sarebbe stato chiamato all’All-Star Game. E invece il trasferimento si è consumato qualche settimana dopo le nomination: I Philadelphia 76ers hanno scambiato Wilson Chandler,  Landry Shamet, Mike Muscala (subito girato ai Lakers) e un pacchetto di prime scelte in cambio di Tobias Harris e Boban Marjanovic. I Clippers si rifanno il look in vista dei playoff, perdendo il loro top scorer ma allungando le rotazioni, Philadelphia invece rinnova le sue ambizioni da titolo: solo il quintetto base (Simmons-Redick-Butler-Harris-Embiid) è in grado di garantire una produttività offensiva da almeno 90 punti a partita. Basterà per vincere la conference? Forse. Nel frattempo le altre contender dell’Est si sono rinforzate.

Trade deadline: Harris ai 76ers

Mirotic-Bucks: l’ennesimo tiratore alla corte di Budenholzer

Che i Bucks siano la rivelazione di questa stagione non fa più notizia. Antetokounmpo sta giocando da MVP, Bledsoe ha messo la testa a posto e Middleton sta proseguendo una impetuosa crescita che lo ha portato al primo All-Star Game in carriera. Il vero segreto dell’attuale capolista però siede in panchina: Mike Budenholzer ha tirato fuori il massimo dai suoi giocatori e orchestrato un sistema di gioco affine con il roster a disposizione. Antetokoumpo è libero di gestire i possessi, penetrare ogni qualvolta ce ne fosse l’occasione per poi concludere in lay-up o scaricare per uno degli altri 4 tiratori presenti sul parquet (i due lunghi, Lopez e Ilyasova stanno tirando con il 40% da oltre l’arco). Milwaukee ha il secondo miglior attacco ed è la franchigia che ha realizzato più triple in stagione. Ecco perciò spiegata la trade per Nikola Mirotic scambiato con Stanley Johnson, Thon Maker, Jason Smith e tre seconde scelte. Lo spagnolo allunga le rotazioni e garantisce ulteriore pericolosità da oltre l’arco (17 punti di media con il 37% da tre). Una potenza di fuoco che rende questi  Bucks i principali Anti-Warriors.

Trade deadline: Mirotic ai Bucks

Step-by-step Kings

A proposito di rivelazioni, nemmeno il tifoso più ottimista avrebbe mai pensato di trovare i Sacramento Kings in zona playoff a questo punto della stagione. Eppure Fox e compagni, giocando un corale basket champagne, si sono presi lo scalpo delle squadre più accreditate e occupano il nono posto della Western Conference. Il passo successivo è stato inserire in questo solido meccanismo un giocatore quale Harrison Barnes, campione NBA con i Warriors, difensore roccioso e tiratore impeccabile. Tralasciando le modalità con cui è stato comunicato, l’acquisto di Barnes rappresenta un colpo interessante in ottica lungimirante. Prossimo passo, raggiungere quella postseason che manca da ormai 13 anni. La strada è ancora lunga e in salita, ma questi giovani Kings hanno ampi margini di miglioramento e, passo dopo passo, ritorneranno in vetta alla classifica.

Trade deadline: Barnes ai Kings

Provaci ancora Fultz

Tra Philly e Markelle Fultz non è mai scoccata la scintilla. Selezionato con la first pick al draft 2017, negli ultimi due anni ha passato più tempo in infermeria che sul campo a causa di un problema alla spalla che continua a tormentarlo ancora oggi. 33 partite giocate, 7.7 punti, 3.4 rimbalzi e 3.4 assist in media con il solo merito di essere diventato il più giovane di sempre ad aver realizzato una tripla doppia in regular season. Ancora più impetuose le percentuali al tiro: 41.9% dal campo, 26.7% da tre e 53.4% ai liberi. Il rischio di essere ricordato come il peggior bust della NBA è alto, i 76ers lo hanno aspettato e coccolato ma alla fine hanno perso la pazienza. Nel ultimo giorno della trade deadline è stato spedito agli Orlando Magic per Jonathon Simmons, una prima e una seconda scelta al prossimo draft. Orlando mette le basi per un rebuilding prossimo ed inevitabile, la scelta di Fultz potrebbe essere stata un azzardo ma, se dovesse tornare lo splendido diamante ammirato a Washington State, allora il presidente Weltman si troverebbe fra le mani una sicura All-Star in futuro.

Trade deadline: Fultz ai Magic

Dalle stelle alle stalle

Non ce ne voglia Mike Muscala, ma i tifosi Lakers si aspettavano ben altro alla fine della trade deadline. Anthony Davis, malgrado le estenuanti trattative di Magic, è rimasto a New Orleans ed i Lakers hanno perciò virato sull’ex power forward dei 76ers, spedendo all’altro lato della città Micheal Beasley e Ivan Zubac. La caccia alle All-Star riprenderà in estate, per il momento coach Walton potrà comunque disporre di un giocatore versatile, capace di garantire pericolosità nel pitturato e oltre l’arco. Negli ultimi anni molti semplici role-player hanno superato i loro limiti stando al fianco di LeBron James. Che Muscala possa ripercorrere le loro orme? I “delusi” tifosi purple-gold se lo augurano.

Mike Muscala
Trade deadline: Muscala ai Lakers

Trade Deadline 2019, cercasi acquirenti volenterosi per contratti onerosi

Trade Deadline 2019

Nel marasma più totale, tra i ripetuti aggiornamenti per la vicenda Anthony Davis e i continui rumors e ufficialità di trades e scambi, si nasconde un altro lato della trade-deadline. Un aspetto che, spesso, passa in secondo piano vista la sua mancata presenza sui tweets di Woj o Charania, per esempio. Ma, tra gli obiettivi principali delle franchigie, in questi ultimi spiccioli di mercato, vige anche questo dictat: “liberarsi dei c.d. contrattoni”.

E, nella Lega, di questi contrattoni ce ne sono a bizzeffe. Basti pensare al sempreverde e sempre oneroso contratto di Timofey Mozgov, centro russo che ha totalizzato la bellezza di 31 presenze negli ultimi 2 anni, pur intascando uno stipendio pari alla modica cifra di 15,28 milioni di euro nel 2017-2018 e di 16 milioni per la stagione corrente, dopo essere stato scambiato ben 4 volte nelle ultime 4 stagioni (contratto firmato a suo tempo dai Los Angeles Lakers). Se questa speciale categoria potesse avere un nome specifico, sicuramente sarebbe il “Timofey Mozgov Award”.

Dunque, tornando alla Trade Deadline 2019, sono tante le franchigie che inseguono questo obiettivo in prossimità del gong finale. Liberare spazio per la prossima estate, in vista della Free Agency, risulta essere il primo dei problemi per le due squadre di Los Angeles e di New York, nonostante una di queste sia invischiata nell’affare principe di questa sessione. Tuttavia, in generale, quasi tutti e 30 i front-office della National Basketball Association lavorano in larga parte a codesta arte: trattenere tra le proprie mura questi accordi onerosi non è mai un bene, soprattutto per la proprietà. Ed, inoltre, bisogna stare attenti anche alla luxury tax, la tassa di lusso che tutt’oggi condiziona in maniera evidente il salary cap di alcune contender come Toronto Raptors e Oklahoma City Thunder.

Trade Deadline 2019, i 10 contratti più onerosi della Lega

Per fare respirare le tasche delle franchigie, quindi, i front-office agiranno anche su questi profili nelle ultime ore che ci separano dalla deadline delle 21:00 ora italiana. Ad esempio, tre dei papabili giocatori presenti in questo novero di nomi hanno cambiato destinazione: Harrison Barnes (4 yr, 94,5 M), passato ai Sacramento Kings, Ryan Anderson (4 yr, 80 M), passato dai Phoenix Suns ai Miami Heat, Otto Porter Jr. (5 yr, 106 M) trasferitosi nella Windy City da DC e Brandon Knight (5 yr, 70 M), al suo terzo trasferimento in stagione e da stanotte giocatore di Cleveland.

Mosse puramente strategiche, con vista sul futuro. Tuttavia, per chiudere questi scambi bisogna far quadrare gli stipendi: ecco, quindi, che sia Phoenix che Washington si sono viste recapitare altri due macigni come Jabari Parker e Tyler Johnson. Per completare questi accordi, bisogna trovare un team cuscinetto, come si suol dire, che si prenda questo onere a livello finanziario. Alcuni di questi nomi, infatti, potrebbero essere solo di passaggio, con sullo sfondo un buy-out per cercare di giocarsi i playoff in primavera: diventando free-agent, le franchigie possono trovare un accordo di massima con il giocatore fino al 1 Marzo 2019. L’intoppo più importante, in casi del genere, è proprio trovare questo tipo di acquirenti: spesso, con poche ore a disposizione, è l’unico motivo per cui saltano tali trattative.

Andiamo a vedere, di seguito, la top 10 dei contratti onerosi indiziati a partire negli scampoli finali di questa trade-deadline:

1) Nicolas Batum, Charlotte Hornets (5 yr, 120 M): al suo terzo anno di contratto con gli Hornets, il francese è uno dei nomi più gettonati del mercato della franchigia di His Airness. A fine anno saranno 29 anni e 24 i milioni da intascare: insomma, un attestato di partenza per una squadra che vuole sicuramente ripartire da uno young-core, oltre che da Kemba Walker. Ecco, allora, che Batum potrebbe essere un profilo interessante per qualche contender: un possibile nome, già menzionato in alcuni rumors, è quello dei San Antonio Spurs. Difficile, comunque, liberarsi di un contratto del genere: pensate che MJ e Charlotte ci stanno provando da anni, con scarsissimi risultati.

2) Reggie Jackson, Detroit Pistons (5 yr, 80 M): la PG di Detroit è la delusione cocente dell’ultimo triennio. Neanche l’arrivo di Dwane Casey ha saputo rivitalizzare il 28enne proveniente da Boston College. Difficile inserire una delle peggiori guard della Lega per net rating in uno scambio: Detroit ci ha provato per Mike Conley e ci proverà fino alla fine della trade-deadline. Complicato, se non impossibile dargli un altra chance, soprattutto dopo l’arrivo d Blake Griffin, oramai uomo-franchigia e go-to-guy del presente e del futuro nella Motor City.

3) Allen Crabbe, Brooklyn Nets (4 yr, 75 M): uno dei componenti della second-unit di Brooklyn che il prossimo anno potrà esercitare una player-option da 18, 5 M? No, non è uno scherzo. Il buon Sean Marks, GM dei Brooklyn Nets, sa benissimo che un piccolo frammento della prossima FA 2019 passa anche dalla cessione di Crabbe. Buon tiratore in uscita dalla panchina, potrebbe essere scambiato last-minute in una multiple-trade come quella vista ieri tra Houston, Sacramento e Cleveland.

4) Bismack Biyombo, Charlotte Hornets (4 yr, 72 M): Charlotte si dimostra regina dei contratti onerosi. Il centro ex Magic, acquisito in estate, potrà esercitare una player-option da 17 milioni per la stagione 2019-2020. L’idea di Michael Jordan, però, è quella di inserirlo nella trattativa per Marc Gasol, unico obiettivo per la franchigia in ottica playoff. La prima offerta, presentata nella nottata tra lunedì e martedì, è stata rispedita al mittente da Memphis. Vediamo cosa accadrà questo pomeriggio.

5) Enes Kanter, New York Knicks (4 yr, 70 M): il centro turco dei Knicks è da tempo fuori dalle rotazioni di David Fizdale e sul mercato. Come confermato ieri sera da Adrian Wojnarowski di ESPN, i newyorkesi cercheranno fino all’ultimo secondo un accordo per Kanter, per liberare ulteriore spazio salariale per Luglio. Sacramento e Charlotte rimangono alla finestra, almeno per il momento. L’ex OKC, sicuramente, è il profilo più interessante di questa lista.

6) Wesley Matthews, New York Knicks (4 yr, 70 M): appena arrivato a NY, la guardia ex Dallas e Portland potrebbe essere uno degli indiziati per un buy-out o per una sorprendente trade nel tardo pomeriggio di oggi. Matthews sarà free-agent tra pochi mesi e sembra non avere intenzione di attendere quest’estate: vuole una contender per giocare le sue carte ai playoff 2019. Philadelphia sulle sue tracce, ma solo in caso di buy-out, come Boston ed Indiana sempre ad Est.

7) Kent Bazemore, Atlanta Hawks (4 yr, 70 M): dopo il duo Knicks, ecco un’altra consuetudine in questa classifica. Protagonista di una trade del genere nel 2014, quando passò ai Los Angeles Lakers proprio negli ultimi scampoli di trade-deadline, Bazemore è l’ultimo della vecchia guardia ancora presente nel roster di Lloyd Pierce, oltre all’eterno Vince Carter. Per completare la ricostruzione, sarebbe ottimo per l’ex assistant GM dei Golden State Warriors Travis Schlenk chiudere una trade simile a quella di 4 anni fa.

8) Gorgui Dieng, Minnesota Timberwolves (4 yr, 62,8 M): altro nome noto a questi palcoscenici, perno del progetto tecnico dell’ex HC Tom Thibodeau, Dieng è uno dei principali indiziati a partire in questo ultimo giorno di mercato in casa Twolves. Sarebbe un gran colpo piazzare l’ex Jazz in qualche squadra ormai avviata al tanking o in cambio di qualche scelta per i prossimi Draft. Uno tra lui e il prossimo profilo analizzato potrebbe lasciare Minneapolis nella prima serata italiana.

9) Jeff Teague, Minnesota Timberwolves (3 yr, 57 M): la point-guard titolare di Minnesota è stata esplicitamente dichiarata disponibile per eventuali trade e scambi nella giornata di ieri. Non ha un contratto molto importante, visti i numeri e l’esperienza, e potrebbe risultare una buona presa anche per qualche contender. Attenzione all’asse Salt Lake City-Minneapolis, con l’opzione Ricky Rubio già avallata da Utah nell’offerta per Mike Conley. Non cambierebbe sostanzialmente nulla, anche se JT potrebbe far comodo in vista dei playoff.

10) J.R. Smith, Cleveland Cavaliers (4 yr, 57 M): nonostante il brutto capitolo delle scorse NBA Finals, J.R. potrebbe far comodo a molte contender in questo momento, in particolare Houston e Lakers in questo momento. Cleveland cercherà di svendere tutti i suoi prodotti migliori e contratti onerosi, per non rischiare un buy-out. La franchigia dell’Ohio è una delle più attive in uscita al momento: dopo l’addio di Rodney Hood e Alec Burks, l’ex Nuggets e Knicks e Jordan Clarkson potrebbero essere i prossimi a salutare Dan Gilbert.

Oltre ai nomi sopra citati, i Charlotte Hornets possono vantare almeno altri tre contratti di importante peso specifico come Cody Zeller, Marvin Williams e Michael Kidd-Gilchrist. Attenzione anche ai Los Angeles Clippers, già mattatori in questa trade-deadline con lo scambio che ha portato Tobias Harris a Philadelphia: Marcin Gortat e il nostro Danilo Gallinari i prossimi in lizza per una partenza last-minute, per liberare ancora altro spazio in vista della prossima stagione.

Pronti agli ultimi botti di mercato per la stagione 2018-2019? Non vi resta che seguirci live sulla diretta testuale del nostro sito e, a partire dalle 15:30 fino alle 23:00, sul nostro canale YouTube con lo “Speciale Trade Deadline”. Tantissimi ospiti interverranno in trasmissione per parlare delle ultime flash news e rumors della Trade Deadline 2019 e dell’imminente primo All-Star Draft trasmesso in diretta TV in cui verranno composte le squadre che si sfideranno all’ASG di Charlotte 2019. Non mancate!

Kyrie Irving sul suo futuro: “Non devo nulla a nessuno, farò ciò che sarà meglio per la mia carriera”

Pronostici NBA 18-19

Kyrie Irving sul suo futuro? “Non devo un c***o a nessuno”.

 

Lapidario, forse spazientito dalle voci di mercato su Anthony Davis ed i Boston Celtics, comprensibilmente preoccupato e sotto pressione per la grande responsabilità di guidare una squadra prestigiosa come i bianco-verdi ed in vista dell’importante decisione che lo attende a partire dal prossimo 1 luglio, Kyrie Irving sbotta.

 

 

Cosa farò? Chiedetemelo il 1 luglio” Così Ian Begley di ESPN, che riporta le parole di Irving ad alcuni cronisti nella giornata di venerdì. Il campione NBA 2016 con la maglia dei Cleveland Cavs ha quindi aggiunto che, Celtics o meno, la sua scelta sarà fatta esclusivamente nei suoi interessi: “Farò ciò che sarà meglio per la mia carriera“.

 

Alla fine, farò esclusivamente ciò che sarà meglio per me e per la mia carriera… non devo nulla a nessuno

 

– Kyrie Irving sul suo futuro –

 

 

Una risposta che non dice sostanzialmente nulla di nuovo, ma avrà sicuramente l’effetto di far tremare i polsi ai supporter dei Boston Celtics, e far sognare in grande quelli dei New York Knicks. Sin dal suo arrivo a Boston, nell’estate del 2017, Kyrie Irving ha sempre prestato molta attenzione alla sue parole sul suo futuro, senza mai sbilanciarsi in dichiarazioni d’amore incondizionate.

 

La stagione fin qui positiva ma non travolgente dei Celtics, al momento quinti nella Eastern Conference ma destinati a superare a breve degli Indiana Pacers privi di Victor Oladipo, ha vissuto alcuni momenti di tensione tra Kyrie ed alcuni compagni di squadra.

 

Non sono piaciute – ad esempio – a Jaylen Brown alcune uscite di Irving riguardo alla poca esperienza e maturità dei giovani Celtics, soprattutto nei finali di gara. In più di un’occasione, l’ex Cavs non ha esistato a chiamare a raccolta i propri compagni, spronandoli con tirate motivazionali e spesso – va detto – “mettendoci la faccia” in prima persona, da leader volenteroso, seppure inesperto.

 

Un certo clamore ha suscitato nelle scorse settimane inoltre la notizia della telefonata tra Irving ed il suo ex compagno di squadra e leader LeBron James. Telefonata in cui Kyrie si è “scusato” con King James per il suo comportamento da giovane e scalpitante star alle spalle di veterani dalla lunga esperienza, ai tempi dei Cleveland Cavaliers 3 volte finalisti NBA.

New Orleans Pelicans, una settimana cruciale per riscrivere il futuro

New Orleans Pelicans

Senza programmazione non si vince in NBA. Chissà quante volte abbiamo sentito evocare questa frase per giustificare la regnante dinastia Warriors o la fervente rinascita dei 76ers. L’emblema del “Trust The Process” serpeggia più che mai in una Lega dove, oramai, vagare nel limbo risulta essere un’incredibile perdita di tempo. Lo sanno gli Atlanta Hawks, sembra averlo capito (anche se da pochissimo) NOLA.

La città del Jazz l’epicentro focale della Trade Deadline 2019, l’Unibrow il centro delle attenzioni di mezza NBA, pronta a fare follie per assicurarsi le prestazioni di uno dei 3 più forti giocatori della Lega nel 2018. La rifondazione Pels parte dal suo uomo-simbolo, quell’Anthony Davis che ha visto proprio a New Orleans il suo costante e continuo processo di crescita trasformandosi in un assordante beast nel giro di un quinquennio. Crescita individuale spesso mai accompagnata da grossi acuti di squadra, causa infortuni importanti e una Western Conference di un livello spaventoso. La partenza direzione Oakland del suo compagno di reparto De Marcus Cousins, alla fine dell’estate, aveva anticipato questo processo di alienazione dal progetto di New Orleans, che ha portato ad una sola apparizione ai playoff in 3 anni di favoloso rendimento del Monociglio.

La valutazione di AD e il caro prezzo da pagare quando si acquista un giocatore nel suo prime: Lakers e Celtics pronte a sacrificare il loro progetto giovani.

Giusto allora lasciar partire un giocatore volenteroso di compiere il grande salto, alla ricerca della gloria e dell’anello NBA. Ma Dell Demps, ex vice presidente Spurs e GM di New Orleans, non vuole certo farsi scappare quest’occasione: “vuoi uno dei migliori esterni della Lega se non il n.1, allora offrimi tutto quello che puoi” sembra essere il dictat del front-office dei Pelicans. Come ha ribadito anche il presidente Gayle Benson, non c’è fretta di chiudere il trasferimento. Morale della favola: chi vuole AD, lo deve “pagare” profumatamente.

New Orleans Pelicans, AD-Lakers: prendere o lasciare?

Andiamo più nello specifico. Come tutti sappiamo, Rich Paul, oltre a gestire le vicende economiche di AD, è anche agente di un altro signore con il n.23: un certo LBJ. Cosa che, sembra non lasciare dubbi. A conferma di questa teoria, lontana dall’essere cospirazionista, il forte interesse da subito mostrato da LAL per la stella dei New Orleans Pelicans.

Certo, l’esplicita voglia di manifestare questo interesse ha portato ad alcune vicende incresciose, sia per l’NBA che per lo stesso King, accusato di “tampering” in più occasioni. Tuttavia questo non cancella la reale volontà di AD di raggiungere il suo amico Lebron e di accasarsi a Los Angeles, sponda Lakers (dichiarazioni che arriveranno a breve). Destinazione preferita o meno, le possibilità che i due giochino insieme in un prossimo futuro sono altissime. Stabilire, però, quanto lontano sia questo “prossimo futuro” è sicuramente più difficile.

In realtà, NOLA era già al corrente della decisione del suo asso da un paio di giorni. Anzi, c’è di più: per Alvin Gentry e Jrue Holiday, AD non partirà subito ma solo a fine stagione. Los Angeles Lakers che, però, hanno tanti interessi per chiudere la trattativa subito: su tutti, l’acquisizione di Davis sarebbe un ottimo trampolino di lancio per la formazione di una Big-3 in estate, vista l’abbondanza di nomi su cui fare affidamento (Klay Thompson e Kyrie Irving su tutti al momento, viste le ultime indiscrezioni) e farebbe accrescere le possibilità di competere almeno per una WC Finals già nel prossimo Maggio.

Allora, come New Orleans può concretizzare questa fretta di Magic e Pelinka? Chiedendo il dovuto: Kyle Kuzma e Lonzo Ball su tutti. Il primo, alla sua seconda stagione NBA, è il secondo miglior realizzatore dei Lakers e può diventare in prospettiva uno scorer di affidabilità assoluta e rimane pur sempre uno di migliori prospetti della classe 2017. Lonzo è in costante crescita, ha un grande potenziale in tutte e due le metà-campo, pur essendo già uno degli specialisti difensivi più affermati della Lega e sarebbe un ottimo fit per Jrue Holiday (vedere per credere le percentuali al tiro di Curry nel Christmas Day di questa stagione). Senza tutti e due questi tasselli, lo scambio non può essere ipotizzabile.

Lonzo Ball ha espresso la volontà di essere ceduto ad una terza franchigia, in cui avrebbe più spazio (New York e Chicago su tutte)

Oltremodo, le ultime dichiarazioni di Lavar e Lonzo Ball fanno intuire la possibilità di un “third-team” da inserire nell’operazione. La PG dei Lakers non sembra gradire la destinazione e si opporrebbe ad un trasferimento nella Jazz’s City. In questo caso, nonostante l’ultima parola spetti sempre al front-office, rimangono altri tre/quattro nomi su cui puntare: Josh Hart, Brandon Ingram, Ivica Zubac e Moritz Wagner.

Nonostante le indiscusse qualità di BI, Josh Hart sarebbe un altro innesto importante per Alvin Gentry, soprattutto per la sua pericolosità dai 7’25. Nonostante Elfrid Payton e E’Twuan Moore stiano realizzando le loro migliori percentuali in carriera, NOLA è in fondo alla classifica per triple tentate (24esima in NBA), pur tirando con un abbondante 35% da 3. Come si suol dire, si fa necessità virtù: quando hai un uomo come Anthony Davis preferisci servire nel pitturato o in post più che giocare sul perimetro. Via AD, i giochi dovranno variare, anche considerando l’incredibile evoluzione della NBA in generale.

Gioco forza, oltre i due centri di scuola europea, Brandon Ingram è l’ultimo nome su cui fare affidamento: il potenziale non si discute, ma già troppe volte la sua incostanza ha soppiantato tutte le grandi speranze che sia i tifosi che gli addetti ai lavori avevano riposto in lui. D’altro canto, i soli 23 anni di età potrebbero volgere ancora a suo favore per una terza chance da non fallire.

Gli ultimi aggiornamenti dalla Louisiana, però, hanno spiazzato tutti: i Pelicans hanno respinto le avance dei Lakers, ribadendo di non avere alcun interesse a lasciar partire Anthony Davis direzione LA o in qualsiasi altra franchigia dell’Ovest. Rumors impazziti, che si susseguono a ruota ma che potrebbero anche nascondere un’altra verità: una chiara risposta di NOLA alle parole di Lonzo Ball e al possibile inserimento di una terza franchigia nell’affare?

New Orleans Pelicans, le altre piste per AD

La notizia della richiesta di trade da parte di Anthony Davis ha fatto sobbalzare più di qualche GM dalla sedia. Non solo Magic e Lakers, quindi, in corsa per AD. Sicuramente, sarebbero poche le pretendenti se restringiamo il discorso alla TD della prossima settimana: la maledetta “Rose Rule” taglia fuori il condor Danny Ainge e Boston, mentre Toronto Raptors e Milwaukee Bucks sarebbero anche pronte a mettere qualcosa in ballo.

Ma quali sono i bacini di utenza più interessanti per AD e per NOLA? Considerando le volontà del 23, ovvero di lottare per vincere un titolo da subito, e prendendo per buone le ultime dichiarazioni del front-office dei Pels: “l’opzione Lakers non sarà presa in considerazione, AD non rimarrà nella Western Conference”. Toronto può offrire tanto, a partire dal candidato MIP Pascal Siakam che, lontano da Leonard potrebbe definitivamente affermarsi come go-to-guy e punto di riferimento della franchigia. Allettanti sono anche i nomi di OG Anunoby, possibile specialista difensivo di alto livello ed ancora sophomore, Jonas Valanciunas e Delon Wright. Senza tralasciare anche Fred VanVleet e Norman Powell, ottimi tiratori da 3 e pronti per una maglia da titolari.

Rimanendo ad Est, anche Milwaukee potrebbe provare il colpo grosso, inserendo Kris Middleton e Malcom Brogdon nello scambio. Difficile, però, che Mike Budenholzer possa smantellare l’intero suo sistema di gioco dopo un così positivo inizio di stagione. Passando a Luglio, però, il discorso cambia: Boston e Philadelphia potrebbe benissimo rientrare nella corsa, approfittando della free agency ed il quasi sicuro addio di Jimmy Butler e Kyrie Irving.

I giovani terribili più Gordon Hayward: l’offerta Celtics potrebbe essere la causa del dietro-front delle ultime ore di Dell Demps

In particolare i Celtics, nel prossimo scenario estivo, sembrano essere la squadra con più assets di livello da garantire a NO: Jaylen Brown, Terry Rozier, Jayson Tatum e Gordon Hayward. Tralasciando le scelte, una trade con tre componenti di questo calibro potrebbe far traballare seriamente New Orleans. E sarebbe, a mio parere, la migliore sul piatto in qualsiasi momento.

Scorrendo verso il basso la classifica ad Est, è da escludere una block-buster trade da parte di qualsiasi altra franchigia, tranne una: i Knicks. New York sarà una delle protagoniste attese della Free Agency ed anticipare il colpo Davis vorrebbe dire lanciare un chiaro segnale agli altri pezzi da novanta in scadenza in estate, come Kevin Durant e Kyrie Irving, La Grande Mela sponda Knicks è uno dei big-market per eccellenza e vuole tornare a calcare palcoscenici importanti. Kriptas Porzingis e Kevin Knox i sacrificati d’eccezione, la prima scelta del prossimo Draft 2019 la zampata decisiva: ecco quale potrebbe essere il pacchetto dei NYK, considerando anche i profili di Hardaway Jr. o Enes Kanter per rendere economicamente coerente lo scambio.

Per il resto, il vuoto: Chicago avrebbe Wendell Carter e Lauri Markkannen ed una alta scelta per portare il figliol prodigo nella sua patria, ma AD ha espressamente arenato in partenza le speranze della Windy City con un secco no. Ci sarebbe, infine, Brooklyn ma dubito che Sean Marks getti all’aria tutto il progetto Atkinson in un paio di giorni: anche per i Nets meglio attendere la fine della stagione per completare l’ultimo stadio della ricostruzione.

New Orleans Pelicans, il mercato extra-AD: l’unico intoccabile è Jrue

Non solo AD. L’onda del cambiamento è imminente, soprattutto dopo la bomba fatta esplodere da Rich Paul e da Woj. Dell Demps lo ha fatto intuire il giorno seguente la clamorosa notizia: sul mercato, disponibili per trade, anche Nikola Mirotic, Julius Randle e E’Twuan Moore. Non 3 componenti qualunque del roster di Alvin Gentry, ma 3/5 del core principale dei Pels.

Nikola Mirotic, in estate vicino ai Rockets, potrebbe essere un buon colpo per una contender: Philadelphia in pole

Un esodo di massa che potrebbe sfruttare le lacune di alcune contender per accaparrarsi giovani ma soprattutto scelte interessanti. Perchè la programmazione passa inevitabilmente dai Draft del triennio 2019-2022, con il prossimo che sembra offrire possibilità stuzzicanti anche oltre la scelta n.10 (come Bol Bol). Soprattutto un “4” come Nikola Mirotic servirebbe come il pane ai Philadelphia 76ers per allargare il campo e migliorare l’efficacia dal perimetro. Lo spagnolo ex Bulls viaggia ai massimi in carriera in punti (16.8) e rimbalzi (8.9), tirando con circa il 37% da 3. Nella rincorsa alle Conference Finals, i Sixers hanno bisogno di un innesto mirato, nonostante Mirotic sia in scadenza nel 2019 e la complessa situazione salariale. In particolare, i 76ers sarebbero una delle migliori squadre in ottica scelte (9 seconde scelte fino al 2024) oltre ai giovani profili di Zhaire Smith e Markelle Fultz. Boston Celtics e OKC Thunder rimangono alla finestra, con i C’s che potrebbero sfruttare la trattativa per Miro per strappare un pre-accordo di trade per AD.

Senza dubbio, New Orleans ripartirà dalla completezza di Jrue Holiday, esploso nell’ultimo anno soprattutto in fase offensiva. Una costante del back-court Pels, non più solo un mastino difensivo. Holiday ha la possibilità di diventare una delle guardie più complete della Lega nei prossimi anni, oltre ad essere in lizza per un All-Defensive quanto mai meritato. La consacrazione nella stagione corrente: career-highs in punti (21.2), rimbalzi e assist (8.0) e molte più responsabilità nei finali di partita. Negli ultimi anni, ha aumentato sempre di più la sua pericolosità dal palleggio, prendendosi circa 2 tiri in più di media a gara e tornando ad essere uno dei migliori assist-man della NBA, come a Philadelphia.

Accanto a lui, l’addio di Davis potrebbe rappresentare un nuovo inizio per Jahlil Okafor, terza scelta assoluta del Draft 2015 dai 76ers e firmato quest’anno da NOLA. Un prospetto formidabile che ha sempre faticato ad esprimersi al massimo per colpa di infortuni e della compresenza di Joel Embiid a Philadelphia. Nelle ultime 6 gare, ovvero da quando Davis, Mirotic e Randle si danno il cambio in infermeria, Okafor è entrato in pianta stabile nel quintetto titolare di Gentry stampando 4 doppie-doppie e viaggiando a 20 punti e 10 rimbalzi di media a gara, con quasi il 70% dal campo. Il marasma preventivato delle prossime sessioni di mercato coinciderebbe con l’ultima occasione per Okafor, con la possibilità di ricoprire un ruolo importante nel prossimo futuro dei Pelicans.

Il materiale per ripartire c’è, non tralasciando la presenza di Cheick Diallo e di Franck Jackson. Una polveriera sta per scoppiare in quel di New Orleans: bisognerà capire solo quando tutto questo accadrà. Ma i Pelicans non hanno fretta, almeno per il momento, con la consapevolezza che questa settimana o la prossima estate potrebbe valere quanto un elimination-game ai Playoff. Per riscrivere il futuro.