Mike Conley sulla trade Marc Gasol: “È stato difficile superare il suo trasferimento a Toronto”

Conley su Trade Gasol

Trade Gasol che ha chiuso definitivamente un’era in quel di Memphis nel corso della trade deadline dello scorso 7 febbraio. Mike Conley, dopo le intense settimane Nba racconta le sue emozioni dopo la blockbuster trade avvenuta con i Toronto Raptors.

Trade Gasol, parla Conley: “Ha avuto un impatto emozionale devastante”

In occasione della pausa da calendario post All-Star Game, i protagonisti della Nba esclusi dalla rassegna vissuta nello scorso week-end allo Spectrum Center di Charlotte sono al lavoro per preparare la seconda parte di stagione.

Uno di questi è la stella dei Grizzlies Mike Conley. La point-guard a lungo cercata da Utah Jazz e Detroit Pistons nel corso della scorsa trade deadline, è rimasto infine alla corte di coach Bickerstaff come uomo franchigia dopo la partenza di Marc Gasol, uomo simbolo della franchigia del Tennessee.

In queste ore infatti i Grizzlies sono a lavoro dopo la clamorosa trattativa conclusa con Toronto per cercare di ripartire nel migliore dei modi in vista del rush finale della regular season.

In attesa del primo impegno subito dopo il break dell’All Star Game , è proprio Mike Conley a tornare sulla trade fra Grizzlies e Raptors. Ecco le parole della stella di Memphis ai microfoni di ‘CBS Sports‘:

La trattativa ha avuto un impatto emozionale devastante. Per me, l’intera squadra, l’organizzazione era arrivato il momento di cambiare ma non mi sarei mai aspettato in un momento così delicato. Eravamo tutti concentrati per la sfida contro i Thunder e abbiamo appreso la notizia dello scambio con i Raptors. È stato davvero difficile ripartire da una situazione del genere”.

Davis-Lakers ancora tutto aperto? La situazione

Davis-Lakers ancora tutto aperto? La situazione

Davis-Lakers: affare ancora non naufragato. Le ultimissime dagli States danno ancora l’affare in corso nonostante mancano 24 ore alla trade deadline.

Davis-Lakers: le ultime da Adrian Wojnarowski

Nella giornata di ieri sembrava tutto finito e naufragato l’affare Anthony Davis ai Los Angeles Lakers, ma in questi ultimi minuti arriva l’ennesimo colpo di scena sulla telenovela di mercato che sta appassionando i fan di tutta la Nba.

Stando a quanto riportato da Adrian Wojnarowski, insider di ‘Espn.com‘, i New Orleans Pelicans non hanno risposto alle proposta di trade avanza dai Lakers nei giorni scorsi e che l’affare non è in fase di stallo come riferito nelle ultime 24 ore. Nel tweet appena pubblicato, Adrian Wojnarowski cita testualmente che le due franchigie Nba si incontreranno nelle prossime ore per sviluppare una probabile trattativa a poco più di un giorno dal termine delle trattative, fissato alle 3 p.m. (ore 21:00 in Italia) di domani pomeriggio.

Nelle ultime ore, quindi, sembra essersi verificato un riavvicinamento tra le parti, dovuto anche alla minima ma espressa volontà dei Pelicans di chiudere la trattativa prima della deadline. Situazione in divenire, vista soprattutto la spaccatura nello spogliatoio LAL evidenziata questa notte nella gara giocata e malamente persa ad Indianapolis. Una disfatta che potrebbe però presagire un’imminente tempesta, questa volta derivante dal mercato e dalle mossa di Magic Johnson e Rob Pelinka, protagonisti assoluti della scena della Lega in questo momento.

Protagonisti che, proprio per le recenti vicende extra-campo, dividono (e non poco) i tifosi giallo-viola: nonostante tutto, nessuna trattativa è stata ancora portata a termine. Indiscrezioni che tirano nuovi rumors, come nel caso della trattativa-lampo imbastita con i Detroit Pistons per Reggie Bullock, per cui manca ancora l’ufficialità. Nell’attesa, naturalmente, del colpo più atteso..

Davis-Lakers dunque ancora possibile. Sarà forse il vero botto di mercato dopo la maxi trade di stamane tra Sixers e Clippers? Manca ancora un giorno al termine del mercato e per il momento la situazione non è del tutto in stallo.

Mercato Minnesota Timberwolves: si esplorano piste per Jeff Teague

Mercato Minnesota Timberwolves

Mercato Minnesota Timberwolves in movimento. Anche il team di Minneapolis ora va a caccia di alcune soluzioni di mercato in vista della trade deadline.

Mercato Minnesota Timberwolves: le ultime da Jon Krawczynski

Dopo il caso Butler che ha infiammato l’inizio di regular season Nba e il conseguente licenziamento di coach Tom Thibodeau dalla panchina dei Timberwolves; il front-office del team di Minneapolis muove il mercato in vista della trade deadline.

Stando a quanto riportato in questi ultimi minuti da Jon Krawczynski insider di mercato di ‘The Athletic‘, i Minnesota Timberwolves stanno sondando il terreno per una probabile trade di Jeff Teague.

L’ex point-guard degli Hawks, con una player option da 19 milioni di dollari presente nell’attuale contratto con i T’Wolves; sembrerebbe rivelarsi una brutta gatta da pelare in vista della prossima stagione.

La mossa decisa dal front-office del team di Minneapolis garantirebbe dunque ancora più spazio per D-Rose e Tyus Jones, che in questo momento di assenza dello stesso Jeff Teague stanno mostrando sensibili miglioramenti nelle rotazioni decise di coach Saunders.

Mercato Tony Snell: i Milwaukee Bucks cercano acquirenti

Mercato Tony Snell in evoluzione in vista degli ultimi giorni di mercato. In casa Milwaukee Bucks si cerca una nuova sistemazione per l'ex tiratore in forza anche ai Chicago Bulls.

Mercato Tony Snell in evoluzione in vista degli ultimi giorni di mercato. In casa Milwaukee Bucks si cerca una nuova sistemazione per l’ex tiratore in forza anche ai Chicago Bulls.

Mercato Tony Snell: le ultime da Brian Windhorst

La nuova regina dell’Eastern Conference sta valutando di muovere alcuni suoi elementi di rotazione in vista della chiusura della trade deadline in programma tra poco meno di due giorni.

Oltre alla situazione di partenza riguardante il giovane big man Thon Maker, il front-office del team del Wisconsin sta valutando seriamente una papabile cessione per il tiratore ex Bulls Tony Snell.

Stando a quanto riportato qualche minuto fa da Brian Windhorst insider di ‘Espn.com‘, i Bucks stanno cercando papabili acquirenti per la guardia californiana classe ’91. 

Tony Snell in questa stagione sta viaggiando a 6 punti, 2 rimbalzi e 0.9 assist ad allacciata di scarpe, con un ingaggio da 36 milioni di dollari spalmato sulla base di un contratto in scadenza il 30 giugno 2021.

Mercato Mike Conley: Utah in pole ma si inseriscono ora i Pistons

Mercato Mike Conley: Utah in pole ma si inseriscono ora i Pistons

Si accende la situazione mercato Mike Conley. Ora anche la point-guard dei Grizziles sembrerebbe in partenza dal team del Tennessee.

Mercato Mike Conley: per Marc Stein i Jazz destinazione molto probabile

Dopo la trade tra Portland Trail Blazers e Cleveland Cavaliers che ha portato Rodney Hood in Oregon in cambio di Nik Stauskas, Wade Baldwin e due scelte future, l’asse di mercato più acceso riguarda quello di Mike Conley.

La stella dei Grizzlies, dopo la scelta del front-office del team del Tennessee di esplorare il mercato per il veterano prodotto di Ohio State University, sarebbe il nome più gettonato tra le point-guard a cambiare aria entro la scadenza della trade deadline.

In questo momento le squadre interessatissime al giocatore sono gli Utah Jazz e i Detroit Pistons di Blake Griffin e soci, ma la destinazione sempre più probabile resta quella della squadra guidata da coach Quin Snyder.

A confermare le indiscrezioni di mercato degli ultimi giorni ci ha pensato l’insider Marc Stein, che in questi ultimi minuti ha confermato le voci trapleate in questi ultimi intensi giorni di mercato Nba.

Ecco le parole rilasciate da Marc Stein in questi ultimi minuti per ‘Espn.com‘:

Gli Utah Jazz vogliono chiudere subito la trattativa con i Grizzlies. Il punto in questione ad oggi è la volontà di Conley nel voler lasciare il Tennessee per spostarsi in quel di Salt Lake City. In questo momento ci sono anche i Pistons sul giocatore, che sarebbero anche disposti a cedere una loro prima scelta nel prossimo draft, ma Utah resta in pole per aggiudicarsi la point-guard dei Grizzlies in caso di trade. Se c’è un leader in questa corsa a Conley è la squadra di coach Quin Snyder”.

Anthony Davis-Lakers: c’è l’opzione per la stagione 2020 secondo ‘Espn.com’

Anthony Davis-Lakers: c'è l'opzione per la stagione 2020 secondo 'Espn.com'

Anthony Davis-Lakers: continuano a rimbalzare voci contrastanti sul futuro di ‘The Brow‘. Dopo Celtics, Knicks, le voci più insistenti restano giallo-viola, nonostante l’accordo sia davvero in bilico per la deadline del 7 febbraio.

Anthony Davis-Lakers: le ultime da Woj e Lowe

Dopo una possibilità in arrivo dalla dirigenza della Grande Mela sponda New York Knickerbockers, dagli States giunge una nuova possibilità sul probabile matrimonio Davis-Lakers.

Nonostante in queste ultime ore ‘UniBrow‘ avrebbe declinato la proposta di un passaggio alla corte dei GM Pelinka e Magic, ma potrebbe esserci uno spiraglio per un accordo nella stagione 2020/21 quando Davis sarà ufficialmente free agent.

In questo momento il giocatore vuole lasciare al più presto il team della Louisiana, ma secondo gli insider di mercato Adrian Wojnarowski e Zach Lowe, la pista Lakers non è abbandonata del tutto sia nel presente sia nel futuro.

Ecco le parole rilasciate dai due insider di ‘Espn.com‘ in questi ultimi minuti:

Anthony Davis ha già mostrato la volontà di andar via da New Orleans nel futuro immediato. Lui ha deciso che una destinazione che gli porti vittorie considerevoli sarà presa in considerazione e che quindi giocherà in questa squadra fino alla scadenza del suo contratto nel 2020. Anche se la destinazione imminente sarà al di fuori di L.A.,  Davis potrà muoversi tranquillamente verso i Lakers anche nella stagione 2020/21, dove sarà free agent”.

Bucks, Thon Maker chiede la trade: “Più minuti e spazio in un’altra squadra”

Il lungo dei Milwaukee Bucks Thon Maker avrebbe chiesto la cessione, come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN.

Wojnarowski riporta le dichiarazioni dell’agente del giocatore, Mike George, che avrebbe espresso il desiderio di trovare una nuova sistemazione e più spazio e minuti di gioco. Maker, selezionato dai Milwaukee Bucks con la decima scelta assoluta al draft NBA 2016, ha faticato in questa stagione a trovare spazio nelle rotazioni di coach Mike Budenholzer.

I Milwaukee Bucks (35-12, miglior record NBA) occupano il primo posto nelle Eastern Conference, e sono nel pieno di una striscia di 6 vittorie consecutive.

In stagione, Budenholzer ha spesso preferito impiegare alle spalle del titolare Brook Lopez i veterani John Henson (infortunatosi al polso e successivamente girato ai Cleveland Cavs in dicembre) ed Ersan Ilyasova, e recentemente il promettente secondo anno da Michigan D.J. Wilson.

In gennaio, l’utilizzo del giocatore australiano-sudanese non ha superato i 10 minuti d’impiego a partita. In carriera con i Milwaukee Bucks, Thon Maker ha sinora fatto registrare medie da 4.7 punti e 2.7 rimbalzi a partita, in 11.7 minuti di gioco. Maker sarà sotto contratto per un’altra stagione oltre all’attuale, e circa 6 milioni di dollari complessivi, e sarà eleggibile in estate per un’estensione contrattuale sul suo contratto da rookie.

Grizzlies in dismissione, si valutano proposte per Marc Gasol e Mike Conley. Il nodo Chandler Parsons

Kyla Kuzma, Mike Conley and Marc Gasol. Los Angeles Lakers vs Memphis Grizzlies at FedExForum

Aria di dismissione in casa Memphis Grizzlies. Come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, i Grizzlies potrebbero prendere in “seria considerazione” l’ipotesi di cedere le due star della squadra Marc Gasol e Mike Conley.

Nelle prossime settimane, il front office della franchigia del Tennessee ascolterà eventuali offerte per i due giocatori. L’obiettivo dei Grizzlies (19-28) sarà quello di ottenere in cambio della coppia Gasol-Conley scelte future, giocatori giovani e contratti in scadenza.

La crisi tecnica, di risultati e di nervi in cui la squadra allenata da coach J.B. Bickerstaff pare irreversibilmente caduta dopo una prima parte di stagione positiva (un disastroso record di 3-17 seguito alla vittoria di Portland del 13 dicembre scorso, striscia aperta di 6 sconfitte consecutive) avrebbe convinto dirigenza e proprietà ad accelerare il processo di ricostruzione della squadra attorno al promettente rookie Jaren Jackson Jr.

Nei giorni scorsi, il proprietario della squadra Robert Pera ha incontrato la sua coppia di star, sebbene fonti citate da ESPN rivelano come nessuno dei due giocatori abbia ufficialmente chiesto di lasciare Memphis in tale occasione.

Memphis Grizzlies, Gasol-Conley, il nodo Parsons…

 

I Grizzlies cercheranno da qui al prossimo 7 febbraio di ottenere il massimo da un’eventuale trade. Il General Manager Chris Wallace è inoltre da settimane al lavoro per trovare acquirenti per l’ala Chandler Parsons, reduce da sole 73 partite giocate in più di due anni in Tennessee e titolare di un quadriennale da 96 milioni di dollari complessivi, firmato nel 2016.

Parsons, dichiarato a fine dicembre idoneo a scendere in campo, è attualmente in rotta con la dirigenza, e di comune accordo con la squadra ha fatto recentemente ritorno a Los Angeles per proseguire la preparazione, in attesa di sviluppi. In caso di mancata trade, le parti potrebbero accordarsi per una risoluzione contrattuale.

Mike Conley, 31 anni, è al secondo anno di un contratto quinquennale da 153 milioni di dollari complessivi (early termination option sull’ultimo anno). Marc Gasol è invece attualmente al quarto anno di un’estensione contrattuale da 5 anni e cira 110 milioni di dollari. L’ultimo anno di contratto prevede una player option, che se esercitata farà di Gasol un unrestricted free agent a partire dal prossimo 1 luglio.

…Ed i Boston Celtics

 

La scelta sulla cessione immediata del duo Gasol-Conley sarà legata anche alla questione draft.

I Boston Celtics detengono i diritti su una prima scelta dei Grizzlies per i prossimi 3 anni (2019-2021), risultato della trade che coinvolse nel 2015 l’ala Jeff Green. L’opzione sulla prima scelta 2019 sarà protetta sino all’ottava chamata (ovvero, la scelta rimarrà a Memphis in caso questa risultasse tra le prime otto di lotteria). La scelta 2020 sarà invece protetta sino alla sesta chiamata, mentre la scelta 2021 sarà priva di restrinzioni.

I Grizzlies hanno finora resistito a qualsiasi tentazione di ricostruzione totale con l’intenzione di “sbarazzarsi” dei Celtics, cercando di girare al GM dei bianco-verdi Danny Ainge la scelta meno pregiata possibile (quella del 2019, che passerebbe di mano dalla nona chiamata in su), in modo da tornare padroni del proprio destino.

La profonda crisi della squadra potrebbe però aver indotto il front office dei Grizzlies a scegliere “l’uovo oggi”, come diremmo in Italia, cedendo subito la coppia di star Gasol-Conley e puntando alla scelta più alta possibile già in questa stagione (le attuali proiezioni sull’ordine di scelta al prossimo draft NBA pronosticano i Grizzlies tra la sesta e la nona chiamata), ed inevitabilmente nella prossima.

Tale scenario lascerebbe i Memphis Grizzlies privi della loro prima scelta nel 2021, sebbene per quell’epoca un’eventuale trade Gasol-Conley potrebbe aver lasciato in dote in Tennesse risorse ed asset con cui “consolarsi”.

Wizards, Otto Porter Jr può rimanere: si allontana l’ipotesi di una trade

Gli Washington Wizards, reduci dal successo del NBA London Game contro i Knicks, sono intenzionati a trattenere l’ala Otto Porter Jr.

Secondo quanto riportato da Zach Lowe di ESPN.com, il front office degli Wizards non avrebbe interesse nel valutare “contropartite incentrate su scelte future e giovani”. Il contratto del venticinquenne non è certamente dei più comodi da muovere in sede di trade. Il contratto di Porter prevede circa 26 milioni di dollari per questa stagione, cifra che aumenterà fino a 27 milioni nella prossima.

Otto Porter Jr, una stagione sottotono

 

Il nativo del Missouri non è stato in questa stagione all’altezza di cotanto contratto. Per Porter 12.8 punti, 5.7 rimbalzi e 1.9 assist a partita. Numeri di tutto rispetto, ma non per un giocatore dal grande potenziale, e dallo stipendio elevato. Cifre – complice anche un infortunio che ha limitato il prodotto di Georgetown a sole 33 gare disputate – notevolmente inferiori a quelle dello scorso anno.

L’infortunio di John Wall ha rimescolato le carte in casa Wizards. Dopo la trade che ha portato Kelly Oubre Jr. a Phoenix, Otto Porter Jr è diventato la seconda opzione offensiva della squadra per coach Scott Brooks, dietro all’All-Star Bradley Beal.

I destini degli Wizards dipenderanno soprattutto dal rendimento di Porter, e Washington conta ancora sull’apporto dell’ex Georgetown Hoyas per puntare ai playoff. Una delle storiche pretendenti di Otto Porter Jr, i Sacramento Kings, potrebbero arrivare ad offire un “pacchetto” incentrato su Justin Jackson e Bogdan Bogdanovic, sebbene in California uno degli obiettivi principali in queste fasi finali di mercato rimane liberarsi dei contratti di Zach Randolph e Kosta Koufous.

Smart, LaVine, Favors e gli altri, i 20 giocatori NBA eleggibili per una trade da oggi

Infortunio Marcus Smart

La trade deadline del 7 febbraio 2019 si avvicina, ed il mercato NBA si prepara a vivere il primo momento caldo della stagione 2018\19.

Da martedì 15 gennaio, alcuni dei giocatori che durante la free agency 2018 hanno trovato un nuovo accordo con la squadra di provenienza sono diventati eleggibili per essere inclusi in una eventuale trade da parte dei loro team.

Scadute dunque le restrinzioni per un gruppo di circa 20 giocatori. Tali restrinzioni erano applicate a giocatori rifirmati tramite applicazione dei “Bird rights” (diritti di “prelazione” su un nuovo accordo di cui la squadra detentrice del precedente contratto gode su di un giocatore), e per giocatori il cui primo anno di stipendio previsto dal nuovo accordo superi il 120% della somma percepita sull’ultimo anno di contratto del precedente accordo.

Mercato NBA, i 20 giocatori scambiabili da oggi:

 

Di seguitola la lista dei 20 giocatori scambiabili da oggi:

  • Marcus Smart (Boston Celtics)
  • Joe Harris (Brooklyn Nets)
  • Zach LaVine (Chicago Bulls – no trade clause)
  • Rodney Hood (Cleveland Cavaliers – no trade clause)
  • Nikola Jokic (Denver Nuggets)
  • Will Barton (Denver Nuggets)
  • Chris Paul (Houston Rockets)
  • Clint Capela (Houston Rockets)
  • Avery Bradley (LA Clippers)
  • Montrezl Harrell (LA Clippers)
  • Paul George (OKC Thunder)
  • Jerami Grant (OKC Thunder)
  • Aaron Gordon (Orlando Magic)
  • Jususf Nurkic (Portland Trail Blazers)
  • Davis Bertans (San Antonio Spurs)
  • Bryn Forbes (San Antonio Spurs)
  • Fred VanVleet (Toronto Raptors)
  • Derrick Favors (Utah Jazz)
  • Raul Neto (Utah Jazz)
  • Dante Exum (Utah Jazz)

Three Points – Trade Madness

La regular season NBA è entrata nella sua fase più critica. Con la trade deadline che ha stravolto completamente gli scenari, l’imminente pausa per l’All Star Weekend (in programma dal 16 al 18 febbraio a Los Angeles) segnerà ufficialmente la fine del periodo di ‘rodaggio’ e l’inizio della corsa ai playoff (o alle migliori posizioni alla draft lottery, per alcune franchigie). Gli ultimi sette giorni hanno visto, purtroppo, nuovi ingressi in un’infermeria NBA sempre più affollata. Seth Curry, fermo da ottobre per un problema alla tibia, ha annunciato la necessità di un’operazione che costringerà i disastrati Dallas Mavericks a fare a meno di lui per il resto della stagione. “Out for the season” anche Kristaps Porzingis, ennesima vittima dell’inaudita ‘mattanza’ di All-Star di questo 2017/18. Al suo posto è stato selezionato Kemba Walker, alla seconda apparizione consecutiva. Dello sfortunatissimo gigante lettone parleremo in uno dei ‘Three Points’ di questa edizione. La nostra copertina è però dedicata, ovviamente, all’incredibile giornata della trade deadline… Si parte!

 

1 – Trade Madness

Derrick Rose, Dwyane Wade e Isaiah Thomas, 'epurati' dai Cavs alla trade deadline
Derrick Rose, Dwyane Wade e Isaiah Thomas, ‘epurati’ dai Cavs alla trade deadline

Che l’8 febbraio fosse una data da segnare sul calendario era certo, ma ciò che è successo tra le 18 e le 21 italiane, dopo giorni di calma apparente, è follia allo stato puro. Analizzare con dovizia di particolari tutte le operazioni della trade deadline 2018 richiederebbe più tempo e più spazio di quello a nostra disposizione in questa rubrica, per cui proveremo a riassumerne i fatti principali.

I protagonisti della giornata sono stati indubbiamente i Cleveland Cavaliers, al centro di una situazione senza precedenti. La squadra finalista nelle ultime tre stagioni, privata forzatamente di Kyrie Irving (che, come al solito, ha capito tutto prima degli altri), aveva costruito un roster in grado, sulla carta, di tentare un ultimo, disperato assalto alla corazzata Warriors. Peccato che sulla carta non si giochino le partite. Nel giro di pochi mesi, Cleveland si è trasformata in una polveriera; faide interne tra grandi nomi e ancor più grandi ego, continue rivoluzioni tattiche, umiliazioni in diretta nazionale (tra cui spiccano il 148-124 contro OKC, il -32 contro Houston e il -18 contro Orlando) e l’atteggiamento palese di un gruppo allo sbando. La trade deadline sembrava l’occasione per tentare di mettere qualche pezza, magari aggiungendo alla rosa giocatorI di spessore (Kemba Walker, Lou Wiliams e DeAndre Jordan erano i nomi più quotati). Invece, si è scatenata una vera e propria rivoluzione. Nel giro di mezz’ora, la dirigenza ha ‘liquidato’ Isaiah Thomas, Dwyane Wade, Derrick Rose, Jae Crowder, Iman Shumpert e Channing Frye. Al loro posto sono arrivati George Hill, Rodney Hood, Jordan Clarkson e Larry Nance Jr..

Uno scossone epocale, destinato inevitabilmente a stravolgere diversi scenari. Innanzitutto, chiude di fatto le carriere di Rose (che, tagliato da Utah, cercherà una nuova – e presumibilmente ultima – avventura in qualche contender) e Wade, pronto alla passerella d’addio nella cara, vecchia Miami. Poi ridimensiona quella di Thomas; solo un anno fa candidato MVP a Boston con prospettive di maxi contratto, ora ‘scaricato’ ai Lakers, i quali dovrebbero tagliarlo nel giro di pochi giorni. Infine, rimanendo sulle questioni individuali, queste ‘epurazioni eccellenti’ rappresentano un affronto di una certa rilevanza a LeBron James, che in estate si era prodigato per portare alla sua corte Wade (i due sono amici fraterni) e Rose.

Ecco, King James. Ad essere onesti, quando ho saputo della cessione di Wade ho aspettato di leggere, da un momento all’altro, la clamorosa notizia di una trade che coinvolgesse proprio LeBron. Le mosse del front office sembrano lanciare due chiari messaggi: il primo è che sul lago Erie regna sovrano il caos, il secondo è che la squadra è pronta per una nuova era. Hill, Clarkson, Hood e Nance sono dei buonissimi giocatori, con cui già dall’anno prossimo si potrebbe puntare ai playoff. L’idea di vederli competere, nel giro di appena tre mesi, per il titolo NBA è però una totale assurdità. Chiaro, qualora un James in netta rottura con la società riuscisse ad arrivare alle Finals e semplicemente tener testa alla Golden State (o Houston, oppure Oklahoma City) di turno, l’eterna diatriba sul più grande di sempre troverebbe nuovi, importanti argomenti…

Il terremoto in Ohio ha reso (inevitabilmente) secondari gli altri esiti di questa folle trade deadline.
Utah Jazz e Los Angeles Lakers hanno fatto passi interessanti in ottica futura. I mormoni hanno ceduto Hood (chiuso dall’esplosione del meraviglioso Donovan Mitchell), si sono liberati di Joe Johnson e hanno messo le mani su un giocatore utile da subito come Crowder. I gialloviola hanno ricavato dalle cessioni di Clarkson e Nance la prima scelta dei Cavs (non quella di Brooklyn, ma sarà comunque l’unica al primo giro per L.A.) e, soprattutto, lo spazio salariale per inserire due grandi stelle in estate. Il presidente Magic Johnson si è detto sicuro di un paio di grossi colpi. Sbaglierò, ma discorsi del genere non mi suonano proprio nuovissimi, nella storia recente dei Lakers…

Molto attivi anche i New York Knicks, sui quali ci soffermeremo più avanti. Willie Hernangomez, misteriosamente snobbato da coach Jeff Hornacek dopo un’ottima stagione da rookie, è finito a Charlotte in cambio di seconde scelte future (2020 e 2021) e di Johnny O’Bryant, subito tagliato. Anche Doug McDermott ha dovuto fare le valigie, spedito a Dallas in una trade a tre squadre che ha portato Devin Harris a Denver ed Emmanuel Mudiay nella Grande Mela. Se l’operazione può avere un senso per Mavs e Nuggets (Harris è in scadenza, mentre ‘Dougie McBuckets’ sarà soggetto a qualifying offer), dal punto di vista dei Knicks, come al solito, tutto è più nebuloso. Mudiay è un giovane playmaker dall’indubbio talento, ma ancora estremamente ‘grezzo’, tutto da sviluppare. Ricorda forse qualcuno? Ah, già… Frank Ntilikina, scelto allo scorso draft prima di Dennis Smith Jr.!
Movimento di giovani ‘a rischio contenuto’ per Phoenix Suns e Chicago Bulls, che hanno aggiunto a roster – rispettivamente – Elfrid Payton (a questo punto salgono le possibilità che Luka Doncic venga scelto da Orlando al prossimo draft) e Noah Vonleh. Le qualifying offer inserite in entrambi i contratti parlano chiaro: se tutto va bene, i due team avranno nuovi tasselli per il futuro, altrimenti amici come prima.

Detto che, salvo buyout, molti dei trasferimenti più attesi non si sono concretizzati (Williams e Jordan, ma anche Marc Gasol, Tyreke Evans, Avery Bradley e Marco Belinelli) e che alcune squadre sono rimaste ‘alla finestra’ (Thunder, Spurs e Celtics, con quest’ultimi che hanno però ufficializzato la firma di Greg Monroe), è tempo di concentrarci sui veri eroi di questa trade deadline.
Innanzitutto Willie Reed (passato dai Clippers ai Pistons, poi ai Bulls, poi tagliato – tutto nel giro di una settimana) e Jameer Nelson (Pelicans, Bulls, Pistons, poi…tagliato!). Quindi i Sacramento Kings, che si candidano di prepotenza al titolo di squadra ‘cult’ 2017/18. Dopo Vince Carter e Zach Randolph sono arrivati Joe Johnson (che però sarà quasi certamente rilasciato), Iman Shumpert e… Bruno Caboclo! Colui che nel 2014, quando i Toronto Raptors spesero per lui la ventesima chiamata al draft (davanti a Hood, Capela, Bogdan Bogdanovic, Clarkson e Jokic), veniva definito “il Kevin Durant brasiliano” è stato spedito in California in uno scambio con Malachi Richardson destinato a sconvolgere per sempre gli equilibri della lega…

 

2 – New York Knicks – Una serie di sfortunati eventi

Stagione finita per Kristaps Porzingis, e forse anche per i suoi New York Knicks
Stagione finita per Kristaps Porzingis, e forse anche per i suoi New York Knicks

Nella tradizione NBA ci sono due squadre su cui grava una perenne maledizione: Los Angeles Clippers e New York Knicks. Per entrambe il ‘tormento’ dura dai primi Anni ’70, quando i Clippers venivano fondati a Buffalo, con il nome di Braves, e i Knicks erano una delle squadre più forti della lega (che comunque contava circa la metà delle franchigie attuali). La formazione allenata da Red Holzman e guidata da Walt Frazier e Willis Reed riuscì a vincere due titoli NBA (1970 e 1973), giocando oltretutto una grande pallacanestro. Poi, il diluvio.

Negli ultimi 45 anni, i tifosi della Big Apple hanno dovuto assistere ad un’infinita sequela di sciagure, roba che neanche a Lemony Snicket. Le uniche stagioni memorabili, da allora, sono state quelle delle Finals negli Anni ’90 (nel 1994 con Patrick Ewing al top e nel 1999 con la squadra più improbabile di sempre, guidata da Allan Houston e Latrell Sprewell). Il nuovo millennio ha dato il via ad una tragicommedia hollywoodiana dai protagonisti più disparati. Dai talenti perduti della ‘Generazione X’ (Sprewell, Francis, Marbury, Penny Hardaway, addirittura Tracy McGrady) ai sogni infranti (molto presto) dell’era Anthony-Stoudemire, dall’illusione della ‘Linsanity’ (esplosa nel 2012, esattamente in questo periodo) alle recenti follie targate Phil Jackson, Derrick Rose e Charles Oakley. Come si suol dire, “mai ‘na gioia”

L’unico raggio di sole, in mezzo a cotanta malinconia, è stato l’arrivo di Kristaps Porzingis. Dopo averlo chiamato con la quarta scelta assoluta al draft 2015, sono bastate poche partite ai Knicks per capire di avere a che fare con un esemplare più unico che raro. Anche Kevin Durant se n’è accorto, tanto da affibbiargli un soprannome che non lo ha più abbandonato: ‘The Unicorn’. Porzingis sembra uscito da una serie di esperimenti genetici: un gigante di 221 cm capace di muoversi come una guardia e segnare in qualsiasi modo, da qualsiasi posizione. Un fenomeno, insomma.
Assurto al ruolo ufficiale di uomo-franchigia dopo la partenza di Carmelo Anthony, l’Unicorno stava pian piano trascinando i suoi verso un obiettivo all’apparenza impossibile: uscire dalla mediocrità. Le sue grandi prestazioni gli avevano fatto persino staccare il primo biglietto in carriera con destinazione All Star Game. Ecco però intervenire l’antica maledizione. Prima una serie di piccoli infortuni, che hanno decelerato il rendimento sia del giocatore, che della squadra. Poi la brutta caduta contro i Milwaukee Bucks, nella sfida tra ‘atleti del futuro’ con Giannis Antetokounmpo; lesione al legamento crociato, stagione finita. Per lui, ma anche per i Knicks.

Ad essere onesti, non è che la strada verso i playoff fosse proprio spianata. Dopo un avvio così così, una lenta discesa nella tanto cara mediocrità. Il k.o. della star lettone, però, toglie ogni remora sugli obiettivi immediati. Pur con un roster non più osceno come in passato (molto positiva la stagione di Enes Kanter, fra tutti, ma anche Tim Hardaway Jr., titolare di un contratto molto criticato, non sta sfigurando. Caso a parte Michael Beasley, che meriterebbe una rubrica dedicata), sperare in una buona presa al prossimo draft diventa ora più realistico che puntare ad un ottavo posto per cui la concorrenza è assai spietata. Aggiungere un giovane di grande prospettiva a Porzingis (e alla nuova coppia di ‘prospetti a lungo termine’ Mudiay-Ntilikina) potrebbe essere un piccolo passo in più verso l’uscita di un tunnel all’apparenza interminabile.

 

3 – Welcome to Jurassic Park

DeMar DeRozan (a sinistra) e Kyle Lowry, stelle dei Toronto Raptors
DeMar DeRozan (a sinistra) e Kyle Lowry, stelle dei Toronto Raptors

Una Eastern Conference in cui molte certezze sono crollate è diventata il perfetto territorio di caccia per i Toronto Raptors. Quella canadese è stata una delle poche franchigie a non cambiare pressoché nulla, rispetto allo scorso anno. Anzi, con i rinnovi contrattuali di Kyle Lowry (che nel 2020, a 34 anni, percepirà oltre 33 milioni di dollari!) e Serge Ibaka, uniti a quello di DeMar DeRozan nel 2016, ha lanciato un chiaro messaggio: mentre gli altri si preparano a vincere in futuro, noi proviamo a farlo subito.

Se da un lato si sono azzerate le prospettive a medio-lungo termine (i giovani a roster non mancano, ma nessuno di loro assomiglia anche lontanamente a Ben Simmons o Jayson Tatum), dall’altro i fatti stanno dando pienamente ragione a Masai Ujiri e soci. I Raptors sono, al momento, gli unici a tener testa ai Boston Celtics nella corsa al primo post ad Est. Qualche giorno fa li hanno anche battuti i Celtics. Con venti punti di scarto, all’Air Canada Centre. Ecco, è proprio il palazzetto, il punto centrale del ‘Jurassic Park’ (lo spazio esterno in cui si radunano gli scatenati tifosi senza biglietto), il vero segreto di questa squadra. In casa, gli uomini di Dwane Casey (che quest’anno allenerà per le prima volta un All Star Game) sono pressoché imbattibili: attualmente 4 sole sconfitte, a fronte di 23 vittorie. Tra le vittime dell’inverno canadese troviamo, oltre ai Celtics, anche Rockets, Sixers (2 volte), Cavs (asfaltati con 34 punti di margine, ma forse non è più una notizia…), Spurs e Timberwolves. Insomma, dal freddo Nord, quest’anno, non si passa.

Poi ci sarebbero i giocatori, sempre gli stessi: DeMar DeRozan, che continua a fulminare le retine – ultimamente anche da tre punti. Sebbene viaggi a una media realizzativa leggermente inferiore rispetto alla scorsa stagione (23.9 contro i 27.3 del 2016/17), di recente si è tolto un paio di soddisfazioni; seconda partenza in quintetto consecutiva nella partita delle stelle e record di franchigia per punti segnati in un singolo incontro, ovvero i 52 rifilati ai Milwaukee Bucks il 1 gennaio, nell’ennesima vittoria casalinga.
L’altro All-Star, Kyle Lowry, è abbastanza lontano dai livelli raggiunti nelle ultime due stagioni, ma rimane il punto di riferimento inamovibile del gruppo. Oltretutto è incredibilmente migliorato a rimbalzo, raccogliendone 5.8 a partita; praticamente gli stessi di Ibaka (6.0), atleta dal fisico decisamente più prestante… L’ex ala dei Thunder e Jonas Valanciunas, che forse non diventeranno mai i giocatori che promettevano di essere, stanno comunque dando un ottimo contributo sotto entrambi i tabelloni.

A fare la differenza rispetto agli altri anni, a parte il tentativo di coach Casey di ‘modernizzare’ l’attacco dei suoi (tirando molto di più dall’arco, ad esempio), è la produzione della panchina; ventiseiesimi nell’intera NBA nel 2016/17, attualmente i Raptors sono ottavi in questa particolare statistica. La loro second unit non sarà – qualitativamente – la stessa di Golden State, ma i vari Fred VanVleet (grande rivelazione), C.J. Miles, Norman Powell, Delon Wright, Pascal Siakam e Jakob Poeltl, oltre all’ormai insostituibile O.G. Anunoby, si stanno rivelando un supporting cast di tutto rispetto.

Dobbiamo quindi aspettarci Toronto alle NBA Finals 2018? Assolutamente no: la storia ci insegna che i Raptors sono fantastici fino ad aprile e mediocri a maggio. Però ad Est il panorama sta cambiando drasticamente; se per Cleveland fosse troppo tardi, e per Boston troppo presto, nell’uovo di Pasqua potremmo trovare una clamorosa sorpresa…

Mercato Atlanta Hawks: Belinelli e Ilyasova possono essere scambiati entro la trade deadline

Marco Belinelli Atlanta Hawks

Gli Atlanta Hawks rendono chiari i propri progetti di ricostruzione. La franchigia della Georgia ha deciso i giocatori sacrificabili entro la trade deadline di febbraio.

Continua la stagione di transizione degli Atlanta Hawks. La franchigia allenata da coach Budenholzer sta cercando di ripartire dopo il doloroso addio di Paul Millsap volato ai Denver Nuggets quest’estate.

Atlanta Hawks fissano i prezzi per gli ingaggi di Belinelli e Ilyasova

La franchigia della Georgia nonostante sia guidata dall’asse tutto europeo formato da Dennis Schröder e Marco Belinelli, non riesce a risalire la classifica dell’ Eastern Conference.

Gli Hawks infatti sono ancorati all’ultimo posto in classfica ex-equo con gli Orlando Magic di coach Frank Vogel, avendo collezionato in questa stagione un record di sole 13 vittorie e ben 31 sconfitte.

Il front office della franchigia della Georgia per sopperire alla carenza tecnica e puntare ai talenti in arrivo dal Draft 2018, sta pensando seriamente di cedere due dei suoi giocatori più importanti del roster.

Secondo quanto riportato da ‘Espn.com‘, nelle ultime ore i dirigenti degli Hawks hanno reso noti i prezzi per potersi accaparrare Marco Belinelli e Ersan Ilyasova. La guardia azzurra e l’ala turca guadagnano 6 milioni di dollari a stagione e sono stati resi cedibili via trade entro la trade deadline del prossimo febbraio.