Pacers, è ufficiale la firma di Wesley Matthews

potenza dei social-Brandon Ingram and Wesley Matthews, Los Angeles Lakers vs Dallas Mavericks at American Airlines Center

Gli Indiana Pacers firmano Wesley Matthews, i termini dell’accordo tra la squadra allenata da coach Nate McMillan ed il veterano in uscita dai New York Knicks non sono stati resi noti.

I Pacers hanno garantito a Matthews un posto da titolare e minuti importanti, fattore determinante il giocatore nella scelta dell sua prossima destinazione NBA, dopo la trade che lo ha spedito a New York e la successiva buonuscita.

Wesley Matthews partirà in quintetto per coach McMillan al posto dell’infortunato Victor Oladipo, consentendo così a Tyreke Evans di tornare ad occupare il consueto ruolo di sesto uomo.

In 46 partite disputate, Matthews ha viaggiato in stagione a 12.8 punti e 2.3 rimbalzi a gara, con un più che discreto 37.4% al tiro da tre punti. Veterano classe 1986, Wesley Matthews ha alle spalle quattro partecipazioni ai playoffs, tra Utah Jazz, Portland Trail Blazers e Dallas Mavericks.

I 10 migliori sesti uomini in NBA

Wade sesti uomini

Quando si guarda ad una squadra in maniera superficiale ci si focalizza spesso sui primi 3-4 giocatori di quella franchigia. In maniera inconsapevole pensiamo al quintetto titolare come unica chiave del successo nella vittoria di una partita, ancor più di un campionato. Sappiamo bene che la squadra deve avere un organico che vada oltre lo starting five, e che sia tale per cui ci sia equilibrio tra le caratteristiche peculiari dell’intera rosa a disposizione del coach. In questo panorama, la figura del sesto uomo è quella che ha più valore per le rotazioni. Spesso si declassa il sesto uomo designato in maniera spregiativa, indicandolo come “panchinaro”, nulla di più sbagliato. In molte squadre il primo cambio dalla panchina ha la medesima valenza dei “frontmen”, e talvolta è impiegato anche nel quintetto base.

Andiamo, dunque, a scoprire chi sono i 10 migliori giocatori fino ad ora nel ruolo di sesto uomo.

 

10) Jonathon Simmons

Jonathon Simmons con gli Orlando Magic

Simmons ha una storia tutta americana alle spalle, una storia che corrobora il mito del sogno americano. Undrafted nel 2012 dopo svariati workout pre-draft e dopo una breve parentesi nella ABL (American Basketball League) entra a far parte della lega di sviluppo dell’NBA (G-League, anche questa è una storia molto americana dato che “G” sta per Gatorade inserita al posto di “D” Development) per gli Austin Toros periodo nel quale pensa quasi di abbandonare la carriera ceststica e cercare altri lavori per mantere la sua famiglia. Fortunatamente cambia idea e dopo la lega di sviluppo inizia la sua scalalta ai parquet NBA, arrivando dopo qualche partita sporadica a far parte in pianta stabile ai San Antonio Spurs. A luglio 2017 firma un triennale con gli Orlando Magic. Nella franchigia della Florida ricopre alla perfezione il ruolo di sesto uomo con numeri davvero convincenti (15 punti, 3.4 rimbalzi, 1.9 rubate a partita). Al momento Simmons ha una grande possibilità, ossia quella di giocare più minuti e partire nella starting lineup, conseguenza dell’infortunio di Terrence Ross.

 

9) Julius Randle

Randle durante un tiro libero

Seppur ritenuto fino a poco tempo fa uno dei tasselli della rebuild dei Los Angeles Lakers, nella stagione in

corso, Julius Randle parte dalla panchina. Il suo minutaggio è crescente così come le sue valutazione, non ancora però da permettere all’ala mancina di ottenere presenze nella starting lineup. In poco più di 22 minuti a partita ha prodotto 12.4 punti, 6.4 rimbalzi, 1.8 assist, 0.8 stoppate e 0.5 rubate di media a partita. L’ex Wildcat sta sfruttando bene i minuti riservati per lui da coach Luke Walton e non ci si deve sorprendere se il minutaggio si alzasse ulteriormente.

 

8) Kyle Kuzma

Kyle Kuzma, numero 0 dei Los Angeles Lakers

Altro losangelino in classifica, stavolta si tratta del prodotto dell’Università dello Utah. Kyle Kuzma (scelto inizialmente dai Brooklyn Nets) è considerato, relativamente al suo draft, un autentico colpaccio che Magic Johnson e il suo staff hanno messo a punto prendendo, per l’appunto, Kuzma e Brook Lopez da Brooklyn in cambio di D’Angelo Russell e Timofey Mozgov. Il talento di Flint, Michigan (tristemente nota per Roger&Me di Michael Moore) è un giocatore “NBA ready”, ossia pronto fisicamente e mentalmente a quel palcoscenico senza troppe transizioni o adattamenti. Difatti i suoi numeri lo dimostrano e, come detto, complice una squadra con poche ambizioni, il suo minutaggio è alto, soprattutto se si pensa che è un rookie nella prima parte del campionato. Kuzma in 30 minuti fa registrare 16 punti, 6.7 rimbalzi, 1.5 assist col 49.2% dal campo, il che fa riflettere sulla sua maturità perché sono cifre simili al suo ultimo anno di college (16.4 punti, 9.3 rimbalzi, 2.4 assist a partita in 30 minuti di media). Partito 11 volte in quintetto, ora il suo ruolo è quello di sesto uomo.

 

7) Will Barton

Will “the thrill” Barton

Will Barton è un giocatore che ha dei pregi e degli indubbi difetti, ma è innegabile che entusiasmi il pubblico con il suo stile di gioco fatto di azioni fulmine e ankle breaker. All’interno dei Denver Nuggets sta maturando e diventando più concreto nel suo stile di gioco, tant’è che la dirigenza gli ha offerto un’estenzione di contratto. Partito nella stagione attuale esclusivamente come sesto uomo, è, ora, inserito spesso e volentieri nel quintetto iniziale apportando ai Nuggets 15.9 punti, 5.3 rimbalzi, 3 assist, 0.6 stoppate e 1.1 rubate a partita.

 

6) Jeremy Lamb

Lamb ha avuto un percorso tortuoso per l’NBA (scelto al Draft 2012 dagli Houston Rockets e passato ai

Jeremy Lamb, sesto uomo degli Charlotte Hornets

Thunder via trade), prospettiva impensabile per quelle che erano le sue quotazioni. Anche in Italia gli analisti di settore lo vedevano proiettato verso una carriera NBA da All-Star. Purtroppo, infortunii e aspettative, forse, troppo alte, hanno influenzato la carriera di Lamb, di frequente con la valigia pronta tra NBA e lega di sviluppo. Ad oggi, l’ex UConn sembra aver trovato finalmente la sua dimensione in NBA con gli Charlotte Hornets dove ricopre in maniera solida il ruolo di sesto uomo producendo 14.8 punti, 4.9 rimbalzi, 3.1 assist, 0.5 stoppate e 0.8 rubate di media in 27 minuti di gioco. Potrebbe non essere mai un All-Star ma come sesto uomo sta convincendo.

 

5) Dwyane Wade

Dwyane Wade, ancora in grado di essere decisivo

È con amarezza che un grande sostenitore di Wade è costretto a parlare di lui come sesto uomo, ma tant’è, è innegabile che a 35 anni non abbia più la prestanza che aveva qualche anno fa. Ma la sostanza vi è ancora, questo è certo. Le sue prestazioni in attacco hanno alti e bassi (24 punti contro i Bulls, 4 punti due giorni dopo contro i Kings) con una media di 11.5 punti ma sono altre le statistiche che ricuorano: 3.6 rimbalzi, 3.9 assist, 0.9 stoppate e 0.9 rubate a partita, non male per un guardia che gioca mediamente 24 minuti. Di sicuro Wade non si sta esprimendo al massimo, ed il motivo non può che essere la salvaguardia del proprio fisico da fasi più intense di campionato. #WaitingFoRealFlash

 

4) Jordan Clarkson

Jordan Clarkson, giocatore di passaporto filippino in forza ai Lakers

Terzo losangelino in classifica. Vi chiederete se non ci siano troppi giocatori nel ruolo di sesto uomo ai Lakers, ma, come detto, a Los Angeles sono in piena ricostruzione, in fase di sperimentazione di giocatori, di tattica nella speranza di riassestarsi a livelli più alti in 2-3 anni. In questa fase, appunto, Jordan Clarkson (in odore di trade da qualche tempo e che mai quest’anno è partito nei primi 5) è chiamato a vestire i panni del sesto uomo, principalmente come cambio di Lonzo Ball. Le cifre sono: 15.2 punti, 2.9 rimbalzi, 3.0 assist e 0.7 rubate a partita in poco più di 22 minuti di gioco. Aspettando di sapere se potrebbe davvero partire per altri lidi, sarà interessante scoprire se più in là nella stagione avrà ancora più minuti a discapito di Ball (che di certo non sta brillando in nessuna voce delle statistiche).

 

3) Eric Gordon

Eric Gordon, sesto uomo dell’anno in carica

Gordon, senza dubbio, sta vivendo una seconda vita, cestisticamente parlando. Il giocatore nativo di Indianapolis dopo essere stato scelto come settima scelta assoluta nel Draft 2008 dai Los Angeles Clippers e aver disputato 2 stagioni promettenti inizia il calvario fatto di infortunii. Nonostante le varie peripezie, Gordon firma da free agent con gli Houston Rockets e riesce in breve ad esprimere il suo talento partendo dalla panchina, in particolare come tiratore arrivando a segnare fino ad 8 triple in una sola partia (suo personale career high). Vince meritatamente il sixth man award 2016/2017. Quest’anno ha avuto anche occasione di partire titolare a causa della mancanza per infortunio di Chris Paul, ma, ritornato quest’ultimo ha continuato a dare il suo contributo alla causa texana con 19 punti, 2.2 rimbalzi, 2.6 assist e 0.7 rubate in quasi 32 minuti di gioco. Farà doppietta quest’anno?

 

2) Lou Williams

In un periodo in cui i Clippers sono martoriati dagli infortunii (tanto che la Lega ha concesso loro la disabled player exception), un giocatore come Lou Williams può essere davvero un àncora di salvezza per arginare le lacune difensive ma soprattutto offensive. Difatti, Williams è reduce da una partita di 35 punti con tanto di

Lou Williams, sempre più importante nelle rotazioni di Doc Rivers

tripla decisiva sul finale e vittoria su Wizards. Williams è un attaccante puro, capace di tirare da ogni

posizione e ricopre perfettamente da più di una stagione il ruolo di primo cambio dalla panchina. Aspettando il ritorno di MilosTeodosic, l’ex 76ers gioca molti minuti (30 per l’esattezza) mettendo a referto ben 19.7 punti, 2.6 rimbalzi, 4.7 assist e 0.9 rubate a partita. Senza dubbio, uno dei più papabili al premio di sesto uomo dell’anno.

 

1) Tyreke Evans

Tyreke Evans, sta viaggiando a numeri davvero buoni

Chi è stato rookie dell’anno nel 2009/2010? Non credo ci sia bisogno di rispondere. Tyreke Evans è stato scelto dai Sacramento Kings come quarta scelta assoluta. La sua prima stagione è stata a dir poco esaltante ed entra nella storia come uno dei quattro giocatori NBA ad aver messo insieme almeno 20 punti, 5 assist e 5 rimbalzi a partita al primo anno. Gli altri? È presto detto: Oscar Robertson, Michael Jordan e Lebron James. Da qui in poi un’imprevedibile parabola discendente fatta principalmente di infortuni cronici, che lo portano a New Orleans, a Sacramento per poi stabilirsi quest’anno a Memphis. Dall’inizio di questa stagione Evans sembra ritornato ai tempi del rookie of the year, anzi forse meglio con un tiro dietro l’arco di molto migliorato per selezione e percentuale (41.8%). È vero, questa è una classifica sui migliori giocatori nel ruolo di sesto uomo, ma, sebbene inizialmente il suo ruolo fosse quello, a seguito dell’infortunio di Mike Conley (sì, è un anno disastroso per gli infortunii), Tyreke Evans è, dal 29 novembre, la point guard titolare dei Grizzlies. I suoi tabellini sono molto più che convincenti con 18.5 punti, 5.1 rimbalzi, 4 assist, 0.5 stoppate e 1 rubata a partita in meno di 30 minuti, con il 48.2% dal campo. È esaltante ammirare di nuovo il suo gioco espresso al meglio ed è un forte incentivo a seguire i progressi dei Grizzlies da qui in poi. #KingOfLayupsBack

 

 

Grint and grind: Memphis sempre presente

Alzi la mano chi si aspettava Memphis ai vertici della lega. Probabilmente nessuno. Gli addii di  Zach RandolphTony Allen, l’immobilità sul mercato e la nascita di nuovi superteam (su tutti Rockets e Thunder) lasciavano presagire una stagione avara di soddisfazioni per i Grizzlies. Invece anche quest’anno si stanno confermando la mina vagante della Western Conference, navigando a sole 3 vittorie dal primo posto , attualmente detenuto da Golden State e Houston. Si sono già presi lo scalpo dei Rockets e Warriors grazie al loro solito pragmatico gioco. Perché anche se gli anni passano e l’NBA si evolve, a Memphis la mentalità resta sempre efficace.

Nello sport spesso il miglior attacco è la difesa. Un concetto purtroppo non condiviso da tutti, ma perfettamente interpretato dai Grizzlies. Il loro defensive rating infatti è stato sempre inferiore a 105 punti nelle ultime tre stagioni. Nella partita vinta contro Houston hanno concesso appena 9 triple su 38 tentativi ad una delle squadra più offensive del campionato. Sulla franchigia del Tennessee sono passati finora Davis, Cousins, Harden, Lillard e Durant, ma nessuno di questi è riuscito a prevalere sulla loro arcigna difesa. Alle voci tiri contestati, palle recuperate, deviazioni e punti concessi agli avversari occupano le primissime posizioni. E il tutto grazie ad una retroguardia aggressiva, capace di adattarsi ad ogni situazione: le rotazioni sono sempre precise, le marcature asfissianti. I giocatori, con il loro senso della posizione, innalzano una fortezza difficile da espugnare.

 La difesa é sempre stato il mantra dei Grizzlies.

Se i Grizzlies sono tornati a far paura il merito è tutto di Marc Gasol e Mike Conley. Il catalano è stato negli anni in grado di evolversi da centro classico, a giocatore moderno perfettamente a proprio agio dai 7.25 m (36% in carriera). Sebbene nella NBA moderna non stupisca più vedere un lungo segnare da oltre l’arco, fa notizia sapere che Gasol ha una percentuale superiore a gente come Curry e Irving, specialisti nel tiro da fuori. Inoltre il suo gioco in post è eccezionale cosi come la sua difesa attenta che nel 2013 gli è valsa il premio Defensive Player Of the Year. Conley invece sta dimostrando di valere ogni centesimo speso per lui due estati fa: 18.4 punti, 3 rimbalzi e 4 assist tirando con il 40% dal campo e il 32% da tre. Ma aldilà degli ottimi numeri, stupisce la sua leadership silenziosa che ogni sera mostra sul parquet. Inutile dire che dalla loro interazione passa il gioco dei Grizzlies: dal loro pick and roll spesso inizia la manovra, che prevede lo sfruttamento dei 24 secondi ed ha lo scopo di cercare il compagno messo nelle condizioni migliori di poter andare a concludere a canestro.

 L’intesa tra Marc é Mike é ormai più che consolidata.
Tra le piacevoli sorprese di questa stagione, impossibile omettere Tyreke Evans. L’ex Pelicans è una guardia potente e versatile che può disimpegnarsi anche nel ruolo di un playmaker.  Sin dalla sua prima stagione NBA, culminata con il ROY, era considerato uno dei cestisti più completi della lega. Negli ultimi anni sembrava essersi smarrito a causa di continui problemi fisici che ne hanno limitato la crescita personale. A Memphis però è tornato l’Evans di una volta: 17.5 punti, 4.8 rimbalzi e 2.8 assist in uscita dalla panchina. Il totale punti più alto per qualsiasi altro panchinaro in questo inizio di regular season (Jordan Clarckson è al secondo posto con 15 punti a partita). Ma i dati che balzano all’occhio sono le percentuali al tiro, da sempre suo tallone d’Achille: 50% dal campo e quasi il 44% da oltre l’arco. E pensare che in carriera non aveva mai superato il 38% da tre. Per quel che vale, il nome oggi più caldo per il Six Man of The Year Award è il suo.

 Continuando su questo andazzo è probabile che li vedremo ancora una volta ai playoff quest’anno. Anche se difficilmente riusciranno ad arrivare in fondo, venderanno cara la pelle con le unghie e con i denti, come dei veri Grizzlies.

Tyreke Evans sa di essere un osservato speciale per il mercato di fine stagione : “Sto bene e voglio dimostrarlo”

Kings

Come tutti sappiamo, Tyreke Evans è sempre stato considerato un talento mai esploso nel mondo NBA.

Il ragazzo, arrivato con grandi aspettative dalla corte dei Memphis Tigers, ha sempre alternato, durante la sua esperienza NBA, periodi di alto livello a periodi di buio totale.

Attualmente il suo contratto è in scadenza e non vede l’ora di potersi mettere in mostra per farsi notare dalle società NBA.

A COSA E’ DOVUTA L’ALTERNANZA SECONDO TYREKE EVANS

Evans spiega come questa sua alternanza di prestazioni sia legata a due fattori che hanno sempre fatto parte della sua carriera da cestista : infortuni e una mancata lettura, da parte dei suoi coach, del suo vero ruolo, cose che spesso lo hanno messo in difficoltà.

Il prodotto dei Memphis Tigers, dichiara ai microfoni del The Sacramento Bee Sports :

“Ho sempre avuto un problema con il mio ruolo, non mai capito perché i coach che ho incontrato nel mio percorso mi vedessero sempre come una point-guard, mentre io arrivavo da un’esperienza al college dove il mio ruolo era quello di playmaker“.

Tyreke Evans forte dei suoi 20,1 punti e 5,8 assist a partita in NCAA esprime quindi la sua perplessità riguardo al ruolo affidatogli in ogni squadra NBA che differiva da quello da lui richiesto.

Successivamente il ragazzo pone l’accento anche su gli infortuni che ha dovuto affrontare in carriera (non pochi diciamo) dichiarando sempre all’agenzia sportiva di Sacramento che :

“Ho dovuto affrontare 3 interventi chirurgici durante la mia esperienza a New Orleans, e di certo questo non ha aiutato il mio tentativo di mettermi in mostra in un campionato importante e competitivo come l’NBA”.

Evans gioca solo 152 gare nella sua esperienza NBA e questo fa si che il ragazzo abbia avuto poco tempo e spazio per attirare l’attenzione di qualsiasi società: “Ho avuto dei dubbi sulla mia competitività, ma ora sto bene e voglio dimostrarlo“.

COSA NE SARA’ DI EVANS ?

Attualmente Tyreke è in forza ai Sacramento Kings ed è rientrato a gamba tesa nella stagione della squadra, confezionando ottime prestazioni, l’ultima da 18 punti contro Milwaukee.

Per dare qualche dato in più, possiamo aggiungere che, il numero 32 di Sacramento sta viaggiando con una media di 14 punti e tirando con il 47,7% giocando 22 minuti per partita.

Il ragazzo, in scadenza di contratto, sa che i Kings si stanno guardando intorno per il mercato di fine stagione (come lui d’altronde) e spera che queste sue ultime prestazioni lo aiutino a trovare una franchigia che lo accolga.

Il contratto di Evans è un contratto di 4 anni con Sacramento dal valore di $44 milioni che scadrà quest’anno.

A spezzare una lancia in favore del ragazzo è il suo compagno di squadra, Garret Temple che dichiara : “E’ un ragazzo con una marcia in più e ha aiutato molto la squadra, penso che se gli verrà dato l’opportunità di mostrarsi per quello che è, non deluderà ! Lui è un leader“.

Insomma, possiamo concludere dicendo che rivedere sul parquet un giocatore come Evans sia una gioia per gli amanti del basket, perché, questo ragazzo, sembra avere ancora molte cose da raccontarci e noi saremo qui ad ascoltarle e vederle con attenzione sperando che il risultato sia un grande show.

 

 

 

 

 

 

Entrare con forza nella lega è sempre un bene?

Rondo Rose Bulls Celtics

In generale la carriera di un giocatore NBA, è caratterizzata da due fasi: una di crescita e una di decrescita. Dopo un iniziale approccio alla lega professionistica più famosa al mondo, c’è un miglioramento graduale, fino ad arrivare ad un picco massimo di sviluppo; la fase successiva è ovviamente quella ascendente della ‘parabola’ che porta, in ultimo, al momento/decisione del ritiro dal basket giocato.
Talvolta, però, ci sono casi di giocatori che prima dei venticinque anni (età più o meno giusta per il grande salto di qualità) hanno già preso parte al quintetto All-Star o hanno già vinto (meritatamente) qualche bel riconoscimento individuale oltre che di squadra. Tutto normale, direte. Si, sarebbe normale se questa fase di boom personale, non fosse seguita da un blackout che porta improvvisamente alla fase calante nonostante la giovane età.
A cos’è dovuto questo calo? I fattori sono diversi e molteplici: possono essere gli infortuni o una trade non favorevole o anche l’incapacità personale nel migliorarsi.
Allora andiamo a vedere nello specifico e rigorosamente in ordine alfabetico, alcuni di questi giocatori che tuttora militano nel campionato di basket oltre la Pozza. VAI AL PROSSIMO>>>

Nba
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New Orleans Pelicans: si cerca ancora una guardia, i nomi

Mario Chalmers

Che tra i supporters dei New Orleans Pelicans ci sia euforia per l’approdo in Louisiana di DeMarcus Cousins e Omri Casspi, è ormai cosa nota.
Nonostante la bella notizia arrivata nell’immediato post partita dell’All Star Game, la dirigenza dei ‘Pellicani’ non si vuole fermare qui.

Mario Chalmers ai New Orleans Pelicans?
Mario Chalmers ha viaggiato a 10.8 punti di media in maglia Grizzlies nel 2015-16

Nella trade – con i Kings – più discussa degli ultimi tempi, ad abbandonare Anthony Davis e compagni, alla volta di Sacramento, sono state tre guardie: Tyreke Evans, Langston Galloway e Buddy Hield. Secondo quanto riporta ESPN i Pelicans, per questo motivo, sono fortemente intenzionati a portarsene a casa almeno una ‘nuova’. Sono ufficialmente aperti i casting, tanto che è stato proposto un workout a Mario Chalmers, Hollis Thompson, Reggie Williams e Quinn Cook. Dunque NOLA può aggiungere una guardia al proprio roster, quale sarà la scelta finale?

Cavaliers: Tyreke Evans e Asik possibili obiettivi. E si sogna il colpaccio Korver

Se staccare il pass per le Eastern Conference Finals non dovrebbe risultare poi così difficoltoso, lo stesso non si può proprio dire per quanto riguarda la rincorsa al titolo NBA: sia chiaro, i Cleveland Cavaliers sono senz’altro tra le favorite alla vittoria finale, ma in Ohio non disdegnerebbero qualche innesto fresco per il roster, per affrontare meglio la postseason e ad arrivare all’ultimo atto della stagione con qualche freccia in più per l’arco a disposizione di Tyronn Lue.

Omer Asik.
Omer Asik, possibile obiettivo di mercato dei Cleveland Cavaliers.

Il front office sta attentamente vagliando il terreno per cercare di intavolare qualche trade prima della deadline fissata il 18 febbraio, con l’attenzione che pare essersi spostata a New Orleans, in casa Pelicans. Secondo quanto riportato da Brian Windhorst infatti, Omer Asik e Tyreke Evans potrebbero essere due obiettivi piuttosto concreti. Il centrone turco non starà disputando la sua migliore stagione da quando è approdato negli Stati Uniti (sta infatti viaggiando a 3.7 punti, 6.1 rimbalzi e 0.4 assist in circa 17 minuti a partita), ma darebbe una grossa mano per la protezione del ferro uscendo dalla panchina. Nel suo stesso ruolo però ci sono anche Timofey Mozgov e Anderson Varejao: chi dei due abbandonerebbe Cleveland? Evans invece andrebbe a rimpolpare il reparto guardie con la sua versatilità, visto che può essere impiegato come playmaker. Il classe 1989 è comunque attualmente ai box per un infortunio, anche se da tempo che circolano voci su un suo addio alla franchigia guidata da Alvin Gentry.

Possibili trattative con i Pelicans quindi? Non solo. Il general manager David Griffin starebbe seguendo la situazione Kyle Korver: gli Atlanta Hawks starebbero meditando di smantellare la squadra e il cecchino sarebbe un’opzione allettante per i Cavs, che necessitano di esperto tiratore dal perimetro.

 

Thomas straripante, i Celtics battono New Orleans

Vittoria dei Boston Celtics sui New Orleans Pelicans grazie ad Isaiah Thomas che si mostra in pieno controllo della gara e gestisce in lungo e in largo l’andamento del match: il suo match finisce con 22 punti, a cui vanno sommati i 21 di Olynyk, i 17 di Crowder e gli 11 di Sullinger (conditi però con 20 rimbalzi).

Per i New Orleans Pelicans, che stanno ritrovando piano piano tutti gli elementi del roster di ritorno dall’infermeria, non bastano i 16 punti (8 su 21 dal campo) e 3 stoppate di Anthony Davis, che deve far conto ben presto con problemi di falli sin dall’inizio del match. Ryan Anderson segna 18 punti, ma è praticamente l’unico (insieme a Jrue Holiday dalla panchina e autore di 14 punti) a provare a dare una mano a Davis: infatti sia Evans che Gordon terminano il match senza segnare e con un minutaggio piuttosto limitato. “Loro hanno giocato più duramente di noi” spiega coach Gentry “Sono stati più competitivi e hanno fatto circolare il pallone, a differenza nostra. Quando tu non lo fai contro una squadra come quella, loro ti spediscono a casa. Noi dobbiamo fare molto, molto meglio se vogliamo essere un team competitivo, sono scontento”.

Il dominio principale dei biancoverdi è venuto soprattutto dal backcourt, dove la coppia Thomas-Bradley ha dominato 33-0 il duo della Louisiana “Questo è essere veramente dominante” commenta Thomas “Non me ne ero reso conto. Penso che abbiamo giocato una buona partita”.

Dall’altro lato, Evans non riesce a mascherare la propria delusione per il risultato del match, spiegando di non essere riuscito a trovare la giusta bilancia tra il tipo di ball movement richiesto dal coach e le sue qualità individuali di ballhandlerIl coach mi ha detto di far girare la palla e così ero concentrato a vedere i miei compagni coinvolti nell’azione invece di guardare quello che la difesa mi stava facendo, attaccandomi. E’ stata una brutta partita intorno a questa cosa, non abbiamo messo la loro stessa energia”.

Davis trascina i Pelicans, Suns al tappeto

Per la prima volta in stagione i New Orleans Pelicans riescono a vincere due partite consecutive grazie ad una prestazione sontuosa di Anthony Davis, autore di 32 punti e 19 rimbalzi e 4 stoppate, di cui l’ultima a 22 secondi dalla fine su un tentativo da tre punti di Mirza Teletovic segnando di fatto la fine della partita.

Ma Davis non è stato l’unico grande protagonista della notte per i Pelicans: anche Ryan Anderson ha voluto essere tra i grandi protagonisti del match con una prestazione da 30 punti, a cui vanno aggiunti i 20 di Eric Gordon e i 17 di Ish Smith “E’ stata una buona vittoria per noi per provare a tornare in salute” spiega il coach Gentry, che spera di recuperare Tyreke Evans entro settimana prossima “Anthony Davis era molto a suo agio con quello che stavamo tentando di fare con lui e penso che anche Ryan (Anderson, ndr) sia stato sensazionale dalla panchina”.

Per i Suns invece non è bastata la coppiata Bledsoe-Knight, autori rispettivamente di 29 e 19 punti (con l’ex Milwaukee tuttavia colpevole di una pessima serata al tiro, in cui ha collezionato solo un brutto 5 su 18 anche a causa di un dolore alla caviglia).

Tra gli altri giocatori dei Suns, non sono bastati i 17 punti di Morris e i 12 di PJ TuckerCi sono state tante piccole cose che abbiamo fatto male” ha commentato il coach dei Suns Jeff Hornaceck, riferendosi all’11 su 33 nel pitturatoPrima di tutto, che non è sufficiente provare”.

Oltre alle prove dei singoli, ciò che ha fatto la differenza in favore della squadra della Louisiana sono sono stati i 25 punti punti derivati da ben 15 palle perse di Bledsoe e compagni, che nonostante la buona serata dall’arco (47,2% da tre punti) pagano una pessima serata generale al tiro (38,9%).

https://www.youtube.com/watch?v=JXaCi7D5MV0

 

Pelicans, tra infortuni e sconfitte si pensa a tankare?

I New Orleans Pelicans l’anno scorso hanno raggiunto i playoff, con l’ottava casella disponibile nella Western Conference, quest’anno si ipotizzava un’annata ancora migliore, prevendendo il continuo della crescita di Anthony Davis, invece il record finora è di 11 perse e 2 sole vinte. Le motivazioni di questo inizio pessimo sono molteplice, gli infortuni sono una delle cause più importanti.

Alvin Gentry, l’anno scorso vice di Kerr a Golden State, adesso coach di New Orleans, ha detto che quando avrà Davis, Omer Asik, Jrue Holiday e Tyreke Evans pienamente recuperati, arriveranno i risultati che si attendono. I Pelicans hanno bisogno di Evans in campo anche se non proprio al 100%, perchè è fondamentale la sua capacità di prendere tiri sugli scarichi, ruolo fondamentale soprattutto quando ci sarà in campo anche AD23. L’anno scorso Tyreke ha tenuto una media di 16.6 punti, 6.6 assist, 5.3 rimbalzi e 1.3 rubate, in 79 partite.

Certamente l’ingresso ai playoff sembra proibitivo anche quando saranno al completo, visto come hanno cominciato la stagione si è vociferato di ‘tanking‘ per poter mettere a disposizione del monociglio una squadra all’altezza, ma probabilmente è presto per dirlo, una cosa certa è che in estate la dirigenza dovrà lavorare per creare un roster vincente.

 

Per Nbapassion.com

Giacomo Manini @GiacomoManini

Pelicans vicini all’accordo con Smith

A New Orleans, a ormai pochissimo dall’opening night della regular season NBA 2015-16, bisogna fronteggiare l’emergenza nel reparto guardie, in particolare nello spot di playmaker. Le notizie dall’infermeria della franchigia della Louisiana, infatti, non sono delle migliori: Jrue Holiday ha ricominciato a giocare, ma con un minutaggio limitato (da qui a Gennaio il minutaggio della point guard non supererà i 15 minuti per ogni allacciata di scarpe), Norris Cole è ai box a causa di una distorsione alla caviglia, mentre Tyreke Evans ha appena subito un intervento chirurgico al ginocchio che lo terrà fuori dalle sei alle otto settimane.

Senza una rotazione definita, quindi, ecco che i Pelicans dovranno puntare sull’ultima PG a roster, Nate Robinson, e dovranno cercare la firma di un’altro playmaker, così da poter distribuire in modo corretto i minutaggi in campo. L’indiziato numero uno, come riporta Kurt Helin di nbcsports.com (cliccare qui per visualizzare la fonte in lingua originale) , sembra essere Ish Smith:

Ish Smith, nonostante i “soli” 27 anni, ha giocato in moltissime franchigie NBA: Rockets, Grizzlies, Warriors, Magic, Bucks, Suns, Thunder e Sixers sono le franchigie che hanno usufruito della rapidità disarmante di questo playmaker. Smith è un ottimo difensore sul pick ‘n’ roll, oltre ad essere molto abile ad avventarsi sui palloni vaganti. La gran rapidità, però, non si è mai tradotta in un gioco offensivo prolifico: il ragazzo viaggia al 42.1% dal campo e 25% da tre punti in carriera, non certo percentuali esaltanti per una PG, e perde inoltre moltissimi palloni.

Tuttavia, i Pelicans non sono l’unica franchigia che si è avventata sul giocatore: i Sixers, ultima franchigia ad aver ospitato nel proprio roster il ragazzo, hanno dichiarato che potrebbero richiamarlo all’ovile:

Smith potrebbe essere l’uomo adatto per i Pelicans, un solido giocatore da rotazione, che potrebbe stare su molte panchine NBA da terzo playmaker in rotazione. Attenzione però: anche i Sixers sono scoperti nel ruolo di playmaker, hanno infatti senza dubbio la peggior rotazione nello spot di PG insieme a quella dei Nets. La corsa a Smith non finisce qui, con i Pelicans alla ricerca disperata di una point-guard. Seguiranno aggiornamenti.

Per NbaPassion.com,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)

Pelicans, anche Tyreke Evans ai box: operato al ginocchio

Dopo Alexis Ajinça, Omer Asik, Jrue Holiday e Norris Cole si aggiunge un altro nome alla lista degli infortunati in casa Pelicans: si tratta di Tyreke Evans.
Il giocatore ha iniziato ad accusare fastidi al ginocchio (già precedentemente operato per ben due volte) durante le prime uscite di questa preseason e, dopo alcune visite, l’equipe medica ha reso noto che sarà necessario un ulteriore intervento chirurgico. I tempi di recupero non sono ancora stati resi noti, ma sicuramente Evans salterà l’imminente inizio di regular season.

Un altro duro colpo quindi per coach Alvin Gentry che perde un’altra sua pedina fondamentale: con Jrue Holiday che potrà giocare solamente un minutaggio ridotto, e Norris Cole fuori anche lui a tempo indeterminato le opzioni in cabina di regia sono pochissime. Il neo arrivato Nate Robinson allora ricoprirà un ruolo fondamentale in questo difficile inizio di campionato: quella che doveva essere la stagione di consacrazione dei New Orleans Pelicans e della sua superstar Anthony Davis sembra che stia partendo nel peggiore dei modi.

per NBA Passion,
Morgan Sala