Donovan Mitchell e l’incidente d’auto: “Mi sono avvicinato per capire se fosse tutto OK”

Donovan Mitchell ha assistito domenica scorsa a un incidente stradale e, senza pensarci un secondo, si è fermato per aiutare le vittime.

La star degli Utah Jazz è stato l’unica tra i presenti sul posto ad assistere le persone coinvolte in un incidente stradale a cui è stato testimone dopo la rifinitura con i Jazz per preparare gara 4. “Stavo guidando, e ho visto una signora che era fuori dalla sua auto, gli airbag erano esplosi, lei si stava tenendo il petto ed io ho sentito il bisogno di sapere cosa fosse accaduto”, così ha parlato Mitchell ai microfoni di Andy Larsen di The Salt Lake Tribune. “Mi sono avvicinato per capire se fosse tutto okay. Non voglio farlo sembrare un grosso problema.”

Donovan Mitchell ha chiamato il 911 per segnalare l’incidente ed ha aspettato che arrivasse il personale di emergenza sulla scena.

Fortunatamente, nessuno è rimasto gravemente ferito. Il 22enne lunedì in gara 4, ha messo a referto 31 punti, di cui 19 solo nel quarto periodo, per vincere la partita contro gli Houston Rockets e tenere gli tah Jazz in vita in una serie che sembrava destinata al 4-0 da parte della squadra texana.

La guardia al secondo anno NBA ha dimostrato una maturità che pochi hanno alla sua età, soprattutto in situazioni così delicate e lontane dalla pallacanestro.

Utah Jazz ancora vivi, Houston Rockets KO, Mitchell: “Possiamo farcela, Crowder anima della squadra”

Ricky Rubio infortunio-Donovan Mitchell e Ricky Rubio

Gli Utah Jazz sono ancora vivi e superano gli Houston Rockets con un netto 107-91, rimandando la serie in Texas.

Donovan Mitchell aveva garantito battaglia per gara 4, nonostante lo 0-3 nella serie ed il pesantissimo errore sul tiro del pareggio a pochi secondi dal termine della prima delle due sfide di Salt Lake City.

Il secondo anno da Louisville tiene fede alla sua promessa e guida i suoi Utah Jazz con una prova da 31 punti, 7 rimbalzi e 4 assist, mentre gli Houston Rockets si fermano al 35% al tiro (30 punti ma 8 su 19 dal campo e 8 palle perse per James Harden) e rimandano l’appuntamento con la semifinale di Conference a gara 5.

19 punti nel solo quarto periodo per Mitchell, e Houston Rockets “traditi” dalla panchina, che segna la miseria di 5 punti (tutti di Austin Rivers).

Coach Quin Snyder trova invece energia da Jae Crowder (23 punti) e Ricky Rubio (doppia doppia da 18 punti e 11 assist): “Lasciamo perdere me” Così Donovan Mitchell a fine gara “Jae Crowder si è fatto il c**o oggi. Abbiamo fatto una gran fatica al tiro per tutta la serie e lui è entrato in campo pronto per giocare e noi l’abbiamo seguito, è l’anima della squadra (…) abbiamo giocato più duro di loro stavolta, non volevamo uscire così. Ora a Houston dovremo giocare di squadra, è l’unico modo“.

A Salt Lake City funziona alla perfezione il piano difensivo di Snyder per limitare l’attacco dei Rockets e James Harden. l’MVP in carica viene sistematicamente indirizzato a destra (la sua mano debole) sui pick and roll centrali e verso l’aiuto difensivo di Rudy Gobert, mentre l’uomo in marcatura su Harden cerca di negargli il suo letale “step-back” ponendosi quasi dietro alla star dei Rockets, invitandola alla penetrazione.

Le condizioni non ottimali di Clint Capela, ricevitore prediletto di Harden e debilitato da un’infezione virale (4 punti e 7 rimbalzi per lo svizzero, in 28 minuti), hanno aiutato Utah a contenere l’attacco di Houston. Nelle due partite di Salt Lake City, i Rockets hanno segnato solo 97.5 punti a partita (11 su 39 al tiro per James Harden).

Gli Utah Jazz, altrettanto imprecisi al tiro (11 su 35 dalla lunga distanza in gara 4) e travolti senza appello nelle prime due partite, hanno comunque sfiorato la vittoria in gara 3 ed allungato finalmente la serie.

Gara 5 è in programma giovedì 25 aprile al Toyota Center di Houston, Texas. Nessuna squadra nella storia della NBA ha mai rimontato uno svantaggio di 0-3, ma Donovan Mitchell non è tipo da arrendersi: “Ci siamo già trovati con le spalle al muro in passato e siamo una squadra giovane. Possiamo far ancora meglio, dovremo prender quanto di buono fatto in queste due partite e moltiplicare lo sforzo“.

Houston Rockets vicinissimi allo sweep, Utah Jazz quasi fuori dai playoff

Dopo aver messo in chiaro le cose nelle prime due partite della serie in quel di Houston (scarto nel punteggio di ben 52 punti e vantaggio di 2-0), gli Houston Rockets si impongono anche a Salt Lake City, superando gli Utah Jazz per 104-101 alla Vivint Smart Home Arena in gara-3. Nonostante la partenza a mille dei padroni di casa, gli ospiti prendono in breve tempo le contromisure e riescono a tenersi sempre a contatto con gli avversari, anche quando le cose sembrano non andare nel verso giusto.

James Harden vive una serata particolarmente complicata al tiro, sbagliando tutti i suoi primi 15 tentativi (record negativo nella storia dei playoff), ma riesce comunque a venir fuori nel momento che più conta, ossia nel quarto ed ultimo quarto che decide la gara. Negli ultimi 12′, infatti, il Barba mette a referto ben 14 punti col 60% dal campo, segnando anche la tripla del +4 (99-95) a poco più di un minuto dalla sirena e dando il suo personale contributo anche in una serata storta. L’MVP chiude a quota 22 punti, 4 rimbalzi, 10 assist, ben 6 palle recuperate e una stoppata con appena il 15% al tiro (3/20) e da dietro l’arco (2/13).

I Rockets, però, sono una squadra molto solida e dal collettivo affiatato: il quintetto va tutto in doppia cifra (doppia doppia da 12 punti e 10 rimbalzi per P.J. Tucker, doppia doppia da 11 punti, 14 rimbalzi, un recupero e 2 stoppate con 5/9 al tiro per Clint Capela, 12 punti, 5 rimbalzi, un assist e una stoppata per Eric Gordon e 18 punti, 4 rimbalzi, altrettanti assist e 3 recuperi con 7/15 dal campo per Chris Paul), mentre in uscita dalla panchina si mettono in mostra in particolar modo Gerald Green e Austin Rivers, autori rispettivamente di 9 punti e 3 rimbalzi col 60% da dietro l’arco (3/5) in appena 15′ e di 11 punti, 3 rimbalzi e un assist col 67% dal campo (4/6) e dalla lunga distanza (2/3) in 17′.

Rockets ok sul filo di lana, Jazz a rischio cappotto

Nervi tesi tra James Harden e Jae Crowder nelle prime battute di gara-3 alla Vivint Smart Home Arena di Salt Lake City.

Bene anche Kenneth Faried e Danuel House, che garantiscono esplosività e grinta su entrambi i lati del campo: 4 punti e 5 rimbalzi con un ottimo 100% dal campo (2/2) in appena 10′ per il primo, 5 punti, 4 rimbalzi e un recupero col 40% al tiro (2/5) in 20′ per il secondo. Tra le file dei Jazz, invece, parte fortissimo Donovan Mitchell, le cui percentuali calano col prosieguo della gara, in particolar modo nel secondo tempo (9/27 al tiro, 4/12 da tre): il secondo classificato per la corsa al premio di Rookie of the Year dello scorso anno, però, riesce comunque a far registrare ben 34 punti, 6 rimbalzi, 5 assist, 3 palle recuperate e una stoppata.

Ricky Rubio offre una prova tutto sommato positiva (10 punti, 4 rimbalzi, 6 assist e 2 recuperi con 3/6 dal campo per lui), così come Rudy Gobert, autore di 10 punti, 8 rimbalzi, un assist e ben 7 stoppate col 75% al tiro (3/4), mentre in uscita dalla panchina Kyle Korver e Georges Niang combinano per 16 punti (8 a testa) e Derrick Favors mette a referto 13 punti, 4 rimbalzi e 2 stoppate con l’83% dal campo (5/6) in appena un quarto d’ora. Ancora sottotono, invece, le prove di Joe Ingles e Jae Crowder, quest’ultimo schierato in quintetto per la prima volta nel corso di questa serie: 8 punti, altrettanti rimbalzi e 5 assist col 25% da tre (2/8) e il 33% al tiro (3/9) per il veterano australiano, 5 punti, 5 rimbalzi, 2 assist e 2 palle rubate per l’ex Celtics e Cavaliers, che tira sì col 50% da dietro l’arco, ma con appena due tentativi (1/2).

La franchigia di Salt Lake City non riesce a vincere una gara contro i Rockets nemmeno sfruttando il fattore campo, con il pubblico di Salt Lake City accorso in massa per sostenere i propri beniamini e snervare gli avversari, e, soprattutto, la terribile serata al tiro di James Harden, decisamente più letale nelle prime due gare della serie a Houston. Per Utah si mette davvero male: il rischio sweep è dietro l’angolo e la rimonta a questo punto appare a dir poco improbabile, se non addirittura impossibile.

Donovan Mitchell sbaglia, Jazz KO ma Korver lo consola: “Orgoglioso di lui, mai visto uno così”

Gli Utah Jazz e Donovan Mitchell sprecano l’occasione della vita in gara 3 e non riescono a ridurre le distanze sugli Houston Rockets di un James Harden a quota zero canestri nel primo tempo.

3 su 20 l’incredibile percentuale al tiro di Harden, che sbaglia tutti i primi 15 tiri tentati e che chiude in ogni caso con 22 punti e 10 assist, mentre i suoi Rockets superano 104-101 Mitchell e compagni.

Donovan Mitchell che si investe della responsabilità primaria di condurre i suoi alla prima vittoria della serie, attaccando senza sosta ma chiudendo con una brutta percentuale di tiro (9 su 27 per 34 punti finali) e fallendo anche il “comodo” tiro da tre punti del pareggio a 6.5 secondi dal termine.

Sconfitta amara per dei Jazz che lottano fino all’ultimo, ma che si ritrovano ora sotto 0-3 nella serie. Un passivo storicamente quasi impossibile da rimontare, nonostante la giovane star di Utah non si perda d’animo: “Non ci arrenderemo in gara 4, non siamo fatti così. Nessuno ha mai rimontato uno 0-3, ma nessuno aveva mai rimontato un 1-3 è poi qualcuno lo ha fatto“.

Sconfitte e tanta esperienza per il futuro per Donovan Mitchell, che nelle 8 partite (tra 2018 e 2019) di post-season giocate contro gli Houston Rockets ha faticato in attacco. Kyle Korver, veterano di mille battaglie tra Cleveland, Atlanta, Chicago e Philadelphia, ha parole di ammirazione per la giovane star dei Jazz a fine gara:

Non ho mai visto in 16 anni un giovane come Donovan Mitchell. Un giocatore così giovane e già in grado caratterialmente di prendersi la responsabilità di guidare la sua squadra, e di farlo con carisma e classe. Oggi ha sbagliato un tiro facile per lui, ma è parte del suo percorso. Ci vuole coraggio per prendere un tiro del genere, devi esserti guadagnato la stima dei tuoi compagni ed allenatori. Conoscendolo so che si dannerà l’anima per quel tiro, ma la partita l’abbiamo persa sbagliando tutti: layup, tiri liberi, tiri da tre punti… sono super orgoglioso di Donovan, si è assunto il peso e la responsabilità di provare a raddrizzare le cose, dopo le prime due brutte partite, Mitchell è sulla strada giusta

 

Donovan Mitchell e gli Utah Jazz pronti alla battaglia: “James Harden non ci fa paura”

Troppo brutti per essere veri i Jazz visti nelle prime due partite della serie contro gli Houston Rockets? Forse, sebbene la forza degli avversari e l’impeto di James Harden non abbiano davvero lasciato spazio a degli Utah Jazz passivi e mai in partita (120 punti tondi tondi di media subiti) nelle prime due gare.

Già i primi minuti di gara 3, in programma nella notte tra sabato e domenica alla Vivint Smart Home Arena di Salt Lake City, saranno decisivi per valutare quanta benzina sia rimasta nel serbatoio dei ragazzi di coach Quin Snyder dopo la lunga rincorsa playoffs della seconda parte di stagione.

Nessuno dei giocatori chiave dei Jazz è pronto però ad alzare bandiera bianca senza combattere. L’ambiente caldissimo di Salt Lake City non farà mancare il suo supporto, come ben sanno Ricky Rubio, Rudy Gobert e Jae Crowder.

I Rockets sono stati fin qui molto più aggressivi di noi, e noi siamo stati troppo… buoniCosì Gobert alla viglia di gara 3E se sei troppo buono, finisce così, con gli avversari che ti prendono a calci sera dopo sera. E’ una questione di mentalità, se non sei aggressivo nessuno ti rispetterà, anzi“.

Jae Crowder è stato ancor meno tenero nel descrivere l’approccio della squadra in Texas: “Davvero deludente. Non ci siamo fatti sentire, non siamo scesi in campo, siamo davvero delusi“.

Utah Jazz, Donovan Mitchell: “James Harden non ci fa paura”

Due partite in cui James Harden ed i Rockets si sono permessi di tutto contro degli Utah Jazz spenti, incapaci di replicare ai colpi avversari e fin troppo preoccupati di contenere lo strapotere offensivo dell’MVP 2018.

Così Ricky Rubio, spesso accoppiato a Harden nelle prime due gare della serie: “James (Harden, ndr) è uno dei migliori realizzatori di sempre, dobbiamo trovare il modo di rendergli la vita difficile. Credo che (nelle prime due partite, ndr) non ci siamo applicati a sufficienza col nostro piano partita difensivo. E se non sei convinto al 100%, hai già perso in partenza. Dobbiamo tornare ad essere la squadra che eravamo, e soprattutto tornare a difendere“.

30.5 punti, 10.5 rimbalzi e 10 assist di media nelle prime due gare della serie per James Harden (43%a li tiro da tre punti) ed una facilità estrema di disporre della difesa dei Jazz ed indirizzare da subito la partita in favore dei suoi Rockets.

Un generalizzato problema (una mancanza) di aggressività nei Jazz, come ribadito da Donovan Mitchell:

Ci hanno maltratto, semplicemente. In gara 2 Eric Gordon ha segnato subito, io invece ho perso la palla palleggiandomi su un piede, poi ho fatto un fallo stupido e concesso un gioco da 3 punti… da lì in poi, buio pesto (…) Harden? Non siamo spaventati da lui, tutti dicono così ma Ricky (Rubio, ndr) lo ha dimostrato. Non siamo rassegnati e non gli permetteremo più di fare tutto quello che vuole, come fatto finora, dobbiamo trovare il modo

Pronostici NBA 18-19: Playoff, day 5! Si chide con Rockets-Jazz

Pronostici NBA 18-19: Ultime gare 2 in arrivo nel lunedì Nba. Rockets-Jazz è il match di chiusura, con il Barba e company che proveranno ad andare in Utah con il fattore campo protetto. Stesso compito per i Celtics coi Pacers e i Bucks contro Detroit.

Nella notte nuova vittoria dei Trail Blazers su Oklahoma City, grazie al solito duo Lillard-McCollum: ora per i Thunder le gare casalinghe sono già decisive. Tornano in carreggiata sia i Raptors (guidati da un favoloso Kawhi Leonard) che i Nuggets, che hanno rischiato fino alla fine ma Jamal Murray ha deciso di portare la serie in parità con un finale clamoroso.

Pronostici NBA 18-19: nella notte di Rockets-Jazz , gara 2 di Celtics e Pacers

Boston Celtics (1) vs Indiana Pacers (0). Il primo tempo di Gara 1 ha spaventato non poco i tifosi di Boston. Squadra molto contratta in attacco, incapace di segnare e di creare spaziature. Le cose non sono migliorate drasticamente nel secondo tempo, ma almeno la difesa è salita di livello. Il migliore in campo è stato probabilmente Marcus Morris, che ha dato energia in difesa e qualità davanti. Poi ci si è affidati a Kyrie Irving, l’uomo chiamato a far fare lo step decisivo in avanti quando la palla scotta. Stiamo tutti aspettando la squadra che ha meravigliato lo scorso anno, ma per ora non ci sono tracce. Indiana ha avuto più di una occasione per portare a casa la partita, ma è mancato il killer instint. L’assenza di Oladipo pesa e peserà molto proprio nei momenti di difficoltà dell’attacco. La squadra ha giocato la solita pallacanestro, fatta di controllo del ritmo e di attenzione difensiva. Il vero problema è fare canestro e se il miglior marcatore di gara 1 è stato Cory Joseph, c’è un problema. Mai dare per morti, comunque, gli uomini di McMillan.

Quote

  • Money Line: Celtics (quota 1.30)
  • Handicap:  Celtics -7.5 (quota 1.90)
  • Over/Under: 203.5

Suggerimento

  • Over 197.5 (1.52)

Pronostici NBA 18-19: prima di Rockets-Jazz , gara 2 di Bucks e Pistons

Milwaukee Bucks (1) vs Detroit Pistons (0). Il primo atto della serie è stato un monologo dei padroni di casa, che hanno giganteggiato a piacimento sugli avversari. Il quintetto dei Bucks ha un plus minus medio di +32 minuti in soli 25 minuti di utilizzo medio. Giannis Antetokounmpo ha prodotto 24 punti e 17 rimbalzi in 23 minuti, dimostrando perchè è un candidato Mvp. Coach Budenholzer ha potuto così ruotare tutti i giocatori, non spremendo nessuno e testando qualche quintetto diverso. Come ben sappiamo ogni partita nei Playoff è una storia singola, ma se quanto visto in gara 1 è la normalità, allora i cervi non avranno problemi. Che dire dei Pistons? Male sotto ogni punto di vista, con pochissima energia difensiva e la sensazione di non poter controllare mai il match. Si è detto e ridetto del peggior plus minus della storia di Andre Drummond (-45 in 26 minuti) che rappresenta chiaramente quanto accaduto. Coach Casey dovrà provare ad invertire la rotta, partendo proprio dall’approccio, per cercare di infastidire gli avversari. Purtoppo dall’infermeria è giunta la notizia che difficilmente vedremo Blake Griffin all’opera.

Quote

  • Money Line: Bucks (quota 1.05)
  • Handicap:  Bucks -15.5 (quota 1.90)
  • Over/Under: 212.5

Suggerimento

  • Over 206.5 (1.50)

Pronostici NBA 18-19: Rockets-Jazz , secondo atto

Houston Rockets (1) vs Utah Jazz (0). Il risultato di gara 1 è stato roboante per i padroni di casa. James Harden ha potuto “permettersi” medie al tiro non proprio eccellenti, coadiuvato alla grande dal resto del team. Solita pallacanestro, quella presentata da coach D’Antoni, che cerca la miglior forma di Cris Paul per poter guardare al futuro con ancora più convinzione. Molto bene anche la panchina, con House e Faried che hanno risposto positivamente quando chiamati in causa. La serie è tutt’altro che chiusa, contando soprattutto che la trasferta in Utah è sempre complessa. I Jazz devono necessariamente cercare di migliorare la performance difensiva. Non certo semplice, ma concedere degli strappi a Houston significa poi rincorrere tutto il tempo e il talento a disposizione non è altissimo. Praterie lasciate a a Ricky Rubio per tutto il match, con il play spagnolo che è stato invitato più volte a tirare, pur di evitare il Pick and Roll con Gobert. Per vincere serve necessariamente un Donovan Mitchell versione Playoff 2018.

Quote

  • Money Line: Rockets (quota 1.33)
  • Handicap:  Rockets -7.5 (quota 1.90)
  • Over/Under: 212.5

Suggerimento

  • Rockets -5.5 (1.66)

Inside the duel: Rockets-Jazz

Nuggets-Jazz streaming

Solamente l’ultima giornata di regular season, tra incroci di fuoco e match incandescenti, ha fornito il verdetto per il tabellone dei playoff 2019. La volata in progressione dei Jazz in questo finale di stagione (10 vittorie e 2 sconfitte) ha permesso, alla squadra di Quin Snyder, di agguantare il quinto spot. Il sophemore, nonché giocatore chiave dei mormoni, Donovan Mitchell, si è portato sulle spalle una squadra che ha finalmente trovato la propria guida e che è riuscita a migliorarsi rispetto all’annata precedente, riportando due vittorie in più.

Dall’altra parte, i Rockets si sono invece resi protagonisti di un’inversione di marcia nella seconda parte della stagione. Partiti con un record di 11-14, in molti credevano che il team di D’Antoni, deprivato di pedine fondamentali quali Ariza e Mbah a Moute, fosse solamente una brutta copia della franchigia con il miglior record della passata stagione. Ed invece, sotto la guida dell’MVP del 2018, James Harden, Houston ha ritrovato la propria identità. Dall’11 dicembre, con il taglio di Carmelo Anthony e l’aggiunta di nuovi innesti, i Rockets hanno vinto ben 42 match su 57 disponibili.

Alla fine dei giochi, gli Houston Rockets e gli Utah Jazz si ritrovano l’una di fronte l’altra in questo primo turno di playoff. Due corazzate antitetiche, capaci di mettersi in difficoltà a vicenda. Due squadre con percorsi completamente differenti, dotate di due coach aventi visioni opposte della palla a spicchi. Le premesse in questa serie suggestionano più che mai: quarta contro quinta, attacco contro difesa, triple contro assist, Harden contro Mitchell, D’Antoni contro Snyder. Tra lo spazio e il deserto si gioca Houston contro Utah.

Rockets-Jazz
James Harden marcato da Derrick Favors

LO SCORE IN REGULAR SEASON

Houston Rockets

  • Record: 53-29, seed #4 nella Western Conference
  • Offensive rating: 114.8
  • Defensive rating: 110.1
  • Team leaders: James Harden (36.1 PTS), Clint Capela (12.7 REB), Chris Paul (8.2 AST)

Utah Jazz

  • Record: 51-31, seed #5 nella Western Conference
  • Offensive rating: 110.2
  • Defensive rating: 105.2
  • Team leaders: Donovan Mitchell (23.8 PTS), Rudy Gobert (12.9 REB), Ricky Rubio (6.1 AST)

ROCKETS-JAZZ IL DUELLO

I precedenti tra le due squadre in questa regular season preannunciano un perfetto equilibrio tra le due franchigie. Difatti, i Jazz hanno portato a casa le prime due partite (che coincidono con il periodo nero di Houston), e i Rockets gli ultimi due incontri. Rockets-Jazz è stato anche un duello dei playoffs 2018. Le due corazzate, allora, si erano sfidate al secondo turno, che aveva visto il Barba & co. chiudere la serie in cinque match.

Come precedentemente accennato, Houston e Utah sono due squadre completamente differenti. L’unica caratteristica comune è la presenza di una stella all’intero dei loro rispettivi roster. A Space City vige la dittatura del Barba. Il numero 13 dei Rockets sta vivendo la sua miglior stagione a livello realizzativo e difficilmente potrà mantenere le sue medie a questi livelli durante i playoff (mai riuscito a mantenerle o incrementarle). Comunque sia, Harden rimane uno dei giocatori più decisivi della Lega. I suoi isolamenti sono letali per i marcatori avversari che preferiscono concedere una penetrazione piuttosto che uno step-back con conseguente tiro da tre punti. Inutile dire dunque che buona parte degli esiti di questa serie dipenderanno dalla forma del giocatore in questione.

Dall’altra parte, è Donovan Mitchell il leader offensivo in grado di spezzare gli equilibri. Il nativo di Elmsford ha incrementato punti (+3.3), assist (+0.5) e rimbalzi (+0.4) rispetto alla passata stagione. Se a questo vi si aggiunge la sua abilità nel recuperare i palloni (1.4 steals per partita, 24esimo nella Lega) e la sua capacità di infiammarsi nei playoff (24.4 punti di media nei playoff dello scorso anno), si può senza di dubbio affermare che il numero 45 è un giocatore completo. La guardia di Utah riesce ad arrivare al ferro grazie alla sua spiccata esplosività, e, al contempo, trovare conclusioni difficili sopra difensori più imponenti di lui, grazie alla sua notevole apertura alare. Se dunque Mitchell è in serata, la difesa di Houston avrà poche possibilità di fermarlo.

Il volo di un missile di nome Donovan Mitchell a Houston

Difatti, è la manovra difensive il punto interrogativo a Space City. La squadra di D’Antoni arriva in ritardo sugli scarichi e concede enormi varchi in mezzo all’area. PJ Tucker e Faried sono sì due abili difensori, ma se Utah riuscirà a far girare la palla velocemente come di consueto, costringerà Houston ad arrivare in ritardo sui closeout. I Jazz sotto questo aspetto sapranno come punire. Rubio, regista perfetto per il palcoscenico di Salt Lake City, sforna assist esemplari per cecchini come Korver, Crowder ed Ingles.

Proprio quest’ultimo sta vivendo la sua migliore stagione sotto tutti gli aspetti del gioco. Nonostante il fisico tutt’altro che atletico, non c’è una cosa che l’australiano non sappia fare. Ultimamente lo si può ammirare nello sfruttamento dei blocchi di Rudy Gobert, avendo in tal modo a propria disposizione un tiro dal palleggio dalla lunga distanta, uno scarico veloce o un assist (5.7 a partita) per la conclusione del centro francese. Gobert, stesso essendo ai suoi massimi in carriera (15.9 PTS, 12.9 REB, 66.9% dal campo), si ritroverà a finalizzare molto spesso l’azione manovrata di Utah a seguito di scarichi continui. Più Utah giocherà di squadra con movimenti di palla veloci e azioni corali, più la difesa texana sarà messa in difficoltà.

Ball rotation dei Jazz

L’altra faccia della medaglia di Houston è invece l’attacco. E’ da questa parte del campo che probabilmente si deciderà la serie. Houston è il secondo miglior attacco della Lega, tenta 45.4 triple a partita (primi nella lega), mettendone a segno 16.1 (primi nella lega). Se c’è una squadra che interpreta alla perfezione il concetto di efficienza offensiva sono proprio gli Houston Rockets. D’altronde il GM Darryl Morey ha costruito la squadra basandosi su questo stesso concetto.

Fior di tiratori quali Gordon, Tucker, Rivers, House, Green aspettano solamente un assist al bacio proveniente dagli scarichi di Harden e Paul, per tirare immediatamente da oltre l’arco dei 7 e 25. Ma un attacco così produttivo ha altre armi a propria disposizione: i pick & n’roll mortali giocati sull’asse play-centro. Non importa se vi sia il Barba o CP3 come portatore di palla, non importa se sia Capela o Faried a portare il blocco. La sicurezza sta nella lettura costantemente corretta: l’intelligenza cestistica delle due stelle e l’atletismo dei due rollatori permettono a Houston di realizzare due o tre punti sistematicamente.

Il binomio Harden to Capela non si intimorisce di fronte a The Greek Freak

Attenzione però: il secondo miglior attacco dovrà scontrarsi contro la seconda miglior difesa. A differenza dei texani, la squadra di Snyder sa ruotare molto bene sugli scarichi avversari, rimanendo compatta e cercando di contrastare qualsiasi tiro dalla lunga distanza. Ciò che ha fermato Houston a inizio stagione come nella gara 7 degli scorsi playoff è stata la percentuale realizzativa.

Quando i tiratori dei Rockets non sono in ritmo e il pallone fatica ad entrare, il team di D’Antoni entra nel pallone e costringe il Barba a forzare tiri in isolamento. Qui, sarà Chris Paul a dover fare la differenza. Il play ex Clippers, terzo miglior assistman dell regular season (8.2 assist a partita), avrà l’arduo compito di mettere in ritmo i propri compagni con passaggi smarcanti che possano permettere un tiro immediato. L’extra-pass potrebbe essere troppo pericoloso contro la più che organizzata Utah.

ROCKETS: ROSTER E ROTAZIONI

  • James Harden #13
  • Iman Shumpert #1
  • Eric Gordon #10
  • Nene #42
  • P.J. Tucker #17
  • Chris Paul #3
  • Gerald Green #14
  • Isaiah Hartenstein #55
  • Clint Capela #15
  • Gary Clark #6
  • Vince Edwards #12
  • Danuel House #4
  • Austin Rivers #25
  • Kenneth Faried #35
  • Chris Chiozza #2

JAZZ: ROSTER E ROTAZIONI

  • Rudy Gobert #27
  • Ricky Rubio #3
  • Jae Crowder #99
  • Donovan Mitchell #45
  • Tony Bradley #13
  • Kyle Korver #26
  • Thabo Sefolosha #22
  • Royce O’Neale #23
  • Ekpe Udoh #33
  • Joe Ingles #2
  • Grayson Allen #24
  • Derrick Favors #15
  • Dante Exum #11
  • Raul Neto #25
  • Georges Niang #31
  • Naz Mitrou-Long #30
  • Tyler Cavanaugh #34

ROCKETS-JAZZ STREAMING

I match tra Houston Rockets e Utah Jazz sono visibili in due modi diversi. Ecco quali:

  1. Rockets-Jazz streaming su Sky Go
  2. Rockets-Jazz streaming su NBA League Pass

Nel primo caso sarà possibile vedere anche altre sfide dei playoffs su Sky, attraverso l’applicazione per smartphone , tablet e pc. I requisiti? Avere un abbonamento con Sky da almeno un anno ed avere attivo il pacchetto sport.

Così potrete vedere in diretta i match, ma anche registrarli e riguardarli su Sky e sui vostri dispositivi. Per il secondo metodo invece basta abbonarsi sul sito web di NBA League Pass, selezionare il pacchetto desiderato e potrete vedere tutte le gare anche in contemporanea in diretta, in streaming su PC; tablet, cellulare. Insomma cosa state aspettando? i Playoffs sono in arrivo.

Gli esiti di questa serie sono tutt’altro che scontati. I mormoni non saranno arrendevoli dinnanzi alla voglia spasmodica di semifinale da parte degli affamati texani. Aspettiamoci di tutto e godiamoci lo spettacolo dei playoff 2019.

Risultati immagini per utah vs rockets
Green in marcatura su Crowder

 

Playoff ad Ovest: si fermano Nuggets e Rockets, ok Blazers, Jazz e Thunder

Thunder-Rockets

Nella penultima notte della Regular Season 2018-19 della NBA c’erano in palio le prime posizioni per i Playoff della Conference Occidentale. I risultati non hanno alterato direttamente le posizioni in classifica, rimaste altresì invariate. Si sono andate tuttavia a creare delle situazioni interessanti in vista dell’ultima notte di partite che ci attende.

Qui la situazione della Western Conference.

Nuggets – Jazz: Denver tutto da rimandare, Utah sei quinta

Sul parquet di Salt Lake City, i padroni di casa degli Utah Jazz hanno fermato i Denver Nuggets sul 108-118.

La franchigia dello Utah si è così assicurata il quinto posto: gli Oklahoma City Thunder infatti sono indietro di 2 partite con una sola gara da giocare per entrambe le squadre.

I Denver Nuggets invece, ad oggi, non hanno la certezza di confermare il secondo posto. Già questa sconfitta avrebbe potuto ricacciarli definitivamente al terzo posto, qualora gli Houston Rockets avessero vinto contro OKC. La squadra di James Harden ha infatti il Tie-breaker a favore su Denver.

Tuttavia è andata bene ai Nuggets, che ora sono padroni del loro destino. Houston ha finito la sua stagione con una sconfitta ed è a una partita di distacco. Dunque, vincendo contro i Minnesota Timberwolves nell’ultima uscita stagionale, Denver si assicurerà il secondo posto. Altrimenti entrambe le squadre terminerebbero con un record di 53-29, con i Rockets secondi per il Tie-breaker favorevole.

Blazers-Lakers: Portland credici, il terzo posto è lì

Una tripla sulla sirena finale di Moe Harkless ha assicurato ai suoi Portland Trail Blazers una vittoria fondamentale per 104-101 in casa dei Los Angeles Lakers.

Per Portland si tratta di una vittoria importantissima, guardando agli altri risultati della notte. Denver e Houston hanno infatti perso. I Blazers hanno il Tie-breaker favorevole sui Rockets, e, vincendo la loro ultima partita, non proibitiva, contro i Sacramento Kings, appaierebbero il record dei Texani, ma li scavalcherebbero al terzo posto per gli scontri diretti a favore.

Qualora Denver non riuscisse a superare i T-Wolves e Portland ottenesse un segno W contro i Kings, ci troveremmo clamorosamente con tre franchigie con pari record al secondo posto. Denver, Houston e Portland finirebbero infatti sul 53-29. L’incrocio sarebbe davvero complesso, un vero e proprio triangolo. I Nuggets hanno il vantaggio del Tie-breaker sui Blazers ma non sui Rockets, che a loro volta non lo avrebbero sui Blazers.

Rockets – Thunder: Houston, disastro! OKC vicina al traguardo

Gli Oklahoma City Thunder hanno superato in casa gli Houston Rockets, grazie ad una tripla nei secondi finali di Paul George, che ha chiuso l’incontro sul 111-112.

Per Houston si tratta di una sconfitta pesantissima, soprattutto guardando alle altre partite giocate nella notte. Hanno infatti sprecato l’occasione d’oro della sconfitta di Denver per superarli definitivamente. Ora, causa anche la vittoria di Portland, i Rockets non sono più padroni del loro destino.

Dovranno guardare le partite delle due rivali dirette e sperare per il meglio. Qualora, infatti, entrambi Nuggets e Blazers dovessero ottenere un ultimo gettone nella colonna delle vittorie, Houston chiuderebbe in quarta posizione la sua stagione regolare. Altrimenti, in una situazione ideale, ma, visto il livello delle avversarie di Denver e Portland, improbabile, i Rockets chiuderebbero secondi, qualora le due rivali perdessero entrambe.

In casa OKC, invece, la vittoria ha un’importanza che va anche oltre la classifica. Dà infatti grande morale a ridosso dell’inizio dei Playoff. Ora tuttavia, per confermare il sesto posto serve vincere con i Milwaukee Bucks, o sperare che i San Antonio Spurs non riescano a superare i Dallas Mavericks. Al momento OKC è a una partita di vantaggio su San Antonio e, dovessero finire appaiati, gli Spurs avrebbero i favori del Tie breaker.

Kyle Korver: “Privilegiato, l’America del 2019 è razzista e sbagliata”

Se devo essere onesto, ho più in comune con gli spettatori seduti in tribuna in una partita NBA che con i giocatori in campoKyle Korver sintetizza così, in un lungo pezzo pubblicato su The Players Tribune, la persistenza della forma mentis razzista nella società americana moderna, anche in un contesto ed in un mondo – quello del basket USA professionistico – a prevalenza nera.

Korver, oggi agli Utah Jazz e veterano con alle spalle 18 stagioni NBA e 5 squadre diverse, analizza la sua posizione di “uomo bianco” in una lega sportiva a maggioranza nera, ed i recenti e sgradevolissimi episodi di intolleranza razzista avvenuti nella sua Salt Lake City, ed altrove nelle arene della altre 29 squadre NBA.

La lite tra Russell Westbrook e Shane Keisel, tifoso dei Jazz che durante una partita tra Oklahoma City Thunder e Utah aveva apostrofato Westbrook con un insulto razzista, ha messo in evidenza quello che Korver definisce “l’elefante nella stanza” della società americana, e per riflesso, tra campo e tribune.

Kyle Korver: “La mia posizione è quella del privilegiato tra i miei colleghi”

L’ex giocatore di 76ers, Bulls e Hawks richiama alla memoria l’incidente di Salt Lake City, e l’arresto dell’allora compagno di squadra ad Atlanta Thabo Sefolosha a New York la notte tra l’8 e d il 9 aprile 2015, per riflettere sulla condizione “privilegiata” dei bianchi in America. L’unica etnia, l’unico “colore” a godere del beneficio del dubbio in una società multietnica.

Sefolosha – ricorda Korver – venne arrestato e maltrattato da alcuni agenti del NYPD all’esterno di un locale. La colluttazione con gli agenti provocò al’ex giocatore dell’Angelico Biella una frattura della tibia della gamba destra. Mesi dopo l’incidente, a cui seguirono indagini ed un processo, Sefolosha fu sollevato da qualsiasi responsabilità, sentenza che mise in evidenza “l’eccesso di zelo” degli agenti nelle operazioni di controllo, ed impose un risarcimento al giocatore.

Secondo Korver, “Sarebbe stato impossibile per una ragazzo come Thabo, personalità NBA atipica, professionista modello e uomo ‘di mondo’, mettersi nei guai in quel modo“. Il tiratore dei Jazz ricorda con imbarazzo di aver pensato: “Se al suo posto (di Sefolosha, ndr) ci fossi stato io, la polizia non mi avrebbe mai arrestato, a meno che non avesse avuto un motivo valido per farlo“.

Una reazione che Korver rivela di aver di nuovo provato dopo aver saputo i dettagli della lite tra Westbrook e Keisel a Salt Lake City: “(Dopo la notizia, ndr) tenemmo un incontro alla presenza del presidente della squadra, ed i miei compagni confessarono i tanti episodi simili (a quelli di Westbrook, ndr) a loro capitati in tanti anni di NBA e basket scolastico. Una degradazione di un livello davvero difficile da sopportare, ben oltre il normale astio dei tifosi avversari (…) i miei compagni si sentivamo delusi, imbarazzati e a disagio, ma soprattutto non più disposti ad accettare un trattamento simile“.

I racconti dei compagni di squadra, prosegue Korver, hanno permesso al prodotto di Creighton di realizzare quanto sia tangibile la barriera che separa lui ed i suoi colleghi bianchi dai giocatori neri, quale che sia il suo atteggiamento, il suo pensiero: “Potrei – come ho fatto – dare tutto il mio supporto a Russ (Westbrook, ndr). Potrei raccontare in giro di come avrei votato Barack Obama per un terzo mandato, condannare ogni singolo atto di intolleranza nel quale mi fosse mai capitato di imbattermi…“.

…Ma in ogni momento potrei comunque nascondere la mia faccia in mezzo alla folla, mischiarmi agli intolleranti sera dopo sera, tranquillamente. Gioco con e contro ragazzi di ogni colore, ma assomiglio più ad uno di quelli, che mi piaccia o meno. La mia posizione è quella del privilegiato che può scegliere da che parte stare, ma che potrebbe tirarsene indietro in qualunque momento

Kyle Korver: “Io e quelli come me al riparo, Thabo e Russell no”

L’azione, l’impegno e la consapevolezza sono per Kyle Korver le armi per abbattere la barriera. La maturità necessaria per ascoltare storie come quelle raccontate dai suoi compagni e colleghi, la volontà di dare supporto e spazio persone meno privilegiate, senza quel “beneficio del dubbio”.

Il razzismo in America – presegue Korver – è un prodotto della responsabilità, storica e “semantica”, di una delle tante minoranze etniche della società USA: “E’ nostra responsabilità. Dobbiamo capire che per anni abbiamo usato questa parola – uguaglianza – ma ciò che intendevamo davvero era uguaglianza solo per alcune persone. Dobbiamo capire che abbiamo usato per anni la parola ‘diseguaglianza’, ma ciò che veramente intendevamo era ‘schiavismo’“.

Ad un livello profondo” Continua Korver “L’America bianca e l’America nera sono ancora divise. Il trattamento non è lo stesso per tutti, e questa è una responsabilità storica. Quella sera, io sarei stato al sicuro come in un qualsiasi altro posto normalmente. Thabo (Sefolosha, bdr) no. Io ero al riparo quella sera a Salt Lake City, Westbrook non lo era“.

Ed il razzismo più pernicioso è quello praticato in silenzio, lontano dagli occhi, praticato da quelle persone che in pubblico appaiono tolleranti ed amichevoli col prossimo, ma che in privato si lamentano ‘di tutta questa storia del razzismo’. E’ questa forma di razzismo latente la più pericolosa e profonda

Individuare e denunciare gli atti di razzismo l’unica soluzione – nel pensiero di Korver – utile ad isolare e diminuire la frequenza di episodi come quelli denunciati da Westbrook e DeMarcus Cousins. “La NBA è una lega per il 75% nera. Gli americani neri hanno costruito questa lega, ne hanno fatto la fortuna, l’hanno trasformata in ciò che è oggi. La cosa migliore che possiamo fare è dunque tollerare questi episodi? Fare buon viso a cattivo gioco? No. La mia posizione quale giocatore NBA è peculiare: sono uno degli atleti NBA bianchi più riconoscibili, e questo mi ha fatto diventare – per taluni – un simbolo di qualcosa. Una visione distorta, a cui non presterei attenzione di solito. Ma non questa volta“.

Conclude così Kyle Korver:

Ciò che accade agli americani neri nell’America del 2019 è sbagliato. E’ sbagliato che un maschio nero abbia una probabilità 5 volte maggiore di un maschio bianco di finire in galera. E’ sbagliato che un americano nero abbia una probabilità doppia di finire in povertà rispetto ad un americano bianco, e che il tasso di disoccupazione tra gli americano neri sia doppio rispetto alla media nazionale globale. O che le condanne per reati di droga siano 6 volte più alte per i neri rispetto a quelle per i bianchi, a parità di reato. E’ sbagliato che i nove decimi della ricchezza negli Stati Uniti siano detenuti dai bianchi“.

Il fatto che tutto questo sia diventato una consuetudine così radicata ed accettata è sbagliato. Questo è ciò che penso, per cui, se alla partita volete indossare una mia maglia, se intendete regalare la mia maglia a qualcuno, se volete seguirmi sui social network, se volete tifare per me alle partite dei Jazz…

…Questo è ciò che penso, sappiatelo“.

Lakers-Jazz: KCP e McGee guidano al successo i gialloviola

Donovan Mitchell and Kentavious Caldwell-Pope, Los Angeles Lakers vs Utah Jazz at Staples Center

Game 81 Recap: Lakers-Jazz

Penultima gara della stagione per i Los Angeles Lakers (36-44) che a dieci giorni dalla sfida della Vivint Smart Home Arena ricevono gli Utah Jazz (49-30).

Dopo aver battuto i Clippers, i lacustri sono alla ricerca dell’ennesimo, inutile, successo di questo finale di stagione. Nonostante le numerose assenze – indisponibili LeBron James, Lonzo Ball, Brandon Ingram, Josh Hart e Kyle Kuzma – i californiani grazie all’effort da contract year dei veterani hanno vinto cinque delle otto gare disputate dopo la matematica eliminazione dalla offseason.

Tra infortuni e riposi forzati in vista dei playoff, sono tante le assenze anche tra i mormoniDante Exum, Derrick Favors, Kyle Korver e Ricky Rubio – che, tuttavia, arrivano lanciatissimi allo Staples Center avendo vinto le ultime sette gare disputate e dodici delle ultime tredici. I Jazz poi sono alla ricerca della vittoria per provare ad insidiare il quarto posto dei Trail Blazers distante una sola partita.

Walton è privo anche di Reggie Bullock e Tyson Chandler e tiene a riposo anche il duo Rajon Rondo e Lance Stephenson. Gialloviola sempre più versione South Bay, con Jones promosso in quintetto con Caruso, KCP, Muscala e McGee. Snyder risponde con Mitchell, O’Neale, Ingles, Sefolosha e Gobert.

Lakers-Jazz, buon avvio dei lacustri

In avvio di gara i Lakers cercano JaVale McGee, che dimostra subito di non temere la presenza di Gobert a presidio del pitturato. L’ex Warriors schiaccia…

…contro il francese con veemenza, ripetendosi altre due volte dopo essere andato a segno dalla lunetta. Utah è fredda dall’arco e sbaglia le prime quattro conclusioni tentate, trovando il canestro solo con qualche layup.

10-7, timeout per i mormoni a 7’23” dalla fine del quarto. Con il roster ridotto al minimo, il primo cambio per i Lakers è Bonga per Jones.

Al rientro in campo Royce O’Neale segna la prima tripla della gara, risponde immediatamente Muscala. L’attacco dei Jazz non è ordinato come al solito e perde qualche possesso di troppo, ne approfittano i gialloviola per spingere la transizione e trovare il primo allungo della gara grazie ad Alex Caruso, a segno tre volte in pochi possessi. 23-14 con poco più di quattro minuti sul cronometro.

Lo sprint dei californiani viene contenuto da Grayson Allen che segna un jumper, un libero ed un layup in quaranta secondi. L.A. risponde con Williams e KCP, che assistito da ACFresh

…schiaccia l’ultimo canestro della frazione. 34-27 per i padroni di casa, 2/15 combinato dall’arco nei primi dodici minuti di gioco.

Lakers-Jazz, mormoni in vantaggio all’intervallo

I lacustri ripartono con Bonga, Caruso, Jones, Muscala e Williams. Lineup che non riesce a costruire buone conclusioni e muove il punteggio solo grazie ad un putback di Moose. Non va meglio per Ingles e le seconde linee di Utah, a segno solo con Georges Niang.

Ad apportare un po’ di energia agli angeleni è Jones, bravo a chiudere in difesa su Allen ed a spingere subito la transizione chiusa dalla tripla di Kenny. 41-34 e timeout per coach Quin Snyder che rimette Mitchell e Gobert.

I neoentrati vanno subito a segno, mentre i Lakers perdono un paio di banali possessi consentendo ai Jazz di pareggiare con la tripla di Thabo Sefolosha. L’ex Thunder ed Hawks colpisce ancora dall’angolo venendo imitato, dopo il layup di Caruso, da Muscala e Spida.

La tredicesima scelta dell’NBA Draft 2017 non sbaglia dalla lunetta, così come da oltre i 7.25 Ingles (2) e…

Mike Muscala, a segno per la terza volta da tre, 52-56 ad 1’49” dalla fine del tempo. Il jumper di KCP e la tripla di Donovan Mitchell chiudono il tempo, 54-59.

Sette triple nella seconda frazione per la franchigia di Salt Lake City, mentre il freddissimo attacco gialloviola – solo 20 punti a referto – sopravvive grazie alle seconde chance (9) costruite.

Lakers-Jazz, la gara resta equilibrata

Si ricomincia con gli starter ed i lacustri ritrovano l’intensità dei primi minuti della gara. Jones corregge un errore di McGee, lo stesso JaVale schiaccia…

…l’alley-oop alzatogli da Kenny e segna in fadeaway prima che lo stesso Pope pareggi a quota 63 con un bel layup.

Utah si regge su Rudy Gobert, a segno con un tip, un libero ed un’affondata a chiudere un pick-and-roll con Ingles. Dopo il jumper di Caruso, The French Rejection stoppa Pierre e segna ancora prima e dopo la tripla di Sefolosha.

65-73 con 7’12” da giocare nel quarto, timeout per coach Luke Walton.

Al rientro in campo, Jemerrio Jones segna la prima tripla della sua carriera NBA poi raggiunge per la seconda volta consecutiva la doppia cifra in rimbalzi. L’energia di JJ contagia i gialloviola, che – dopo aver subito la tripla del -10 di O’Neale – riducono le distanze grazie ai canestri di Caruso e KCP ed al dinamismo di Johnathan Williams, bravo a muoversi negli spazi sotto il canestro avversario.

JWII si procura un and-one e tre viaggi in lunetta (5/7) riportando sotto i suoi, 79-81 ad 1’38” dalla fine del quarto.

Il canestro di Niang e la schiacciata di Wagner fissano il punteggio prima degli ultimi dodici minuti di gioco, 81-83.

Lakers-Jazz, KCP on fire 🔥

I lacustri ripartono col piede giusto, prima riducono il distacco con Moe Wagner, poi trovano il sorpasso e l’allungo con le triple 🏀🏀🏀 di Muscala e…

…KCP. 89-85 ed immediato timeout di Snyder dopo neppure cento secondi di gioco.

La sosta giova ai mormoni che tornano ad una lunghezza grazie alla seconda tripla di Jae Crowder. La gara vive poi un momento tutt’altro che piacevole, per quasi cinque minuti si alternano errori e perse per entrambe le contendenti che segnano due liberi a testa ed un solo canestro dal campo con Niang e KCP.

Lakers in vantaggio 93-91 con 5’34” da giocare, timeout chiesto da Walton per riorganizzare le confuse idee in vista dello sprint finale.

I gialloviola ritrovano la via del canestro con McGee e KCP, a segno due volte a testa, mentre in difesa Jones…

…prova a rendere la vita difficile a Mitchell.

Kentavious Caldwell-Pope è on fire 🔥 è dopo un libero segna ancora prima e dopo il canestro di Ingles, 106-97 ad 1’27” dal termine.

I mormoni provano a rientrare con la tripla di Joe Ingles ed il canestro in transizione di Crowder, abile a capitalizzare una persa di Caruso. Risponde McGee, che poi commette fallo su Mitchell che non sbaglia dalla lunetta, 108-104 con 1’03” sul cronometro.

KCP sfonda quota 30 segnando ancora in penetrazione e, dopo la tripla di O’Neale, alza il lob…

…che JaVale schiaccia a 15.6” dalla sirena, 112-107.

Gli Jazz cercano ancora O’Neale che sbaglia, Gobert cattura il rimbalzo in attacco e segna il -3. KCP subisce il fallo e segna il libero che basta per assicurare la vittoria ai Lakers, 113-109 il finale.

Lakers-Jazz, 32 per Kenny

Top scorer dei lacustri KCP, che nelle ultime 15 gare ha messo a referto 19.1 punti con il 37.4% dall’arco. Per Kenny 32 punti di cui 18 nell’ultimo quarto, 13/22 dal campo, 6 rimbalzi ed altrettanti assist. Come il compagno, McGee decisivo nel finale (8 punti senza errori al tiro). Per JaVale 22+8 con 10/16 dal campo e 2 stoppate.

Meno esplosivo rispetto alla gara contro Clippers ma comunque positivo Caruso. Il two-way player soffre la presenza di Gobert vicino al ferro, ma chiude comunque con 18 punti (8/20) ed 11 assist, nonostante qualche persa (5) di troppo.

Tanta energia per l’altro G Leaguers in quintetto, Jemerrio Jones, che chiude con 5 punti, ben 16 rimbalzi, 5 assist, 1 recupero e 2 stoppate. Probabilmente la miglior partita in gialloviola per Muscala, autore di 16 punti ed 8 rimbalzi con 4/6 da tre.

Dalla panca buon apporto di Williams (14+8 con 4/6 dal campo e 6/9 dalla lunetta) mentre Wagner (6+1) spende troppi falli. Impreciso al tiro Bonga (0+2+2, 0/4) che commette anche due falli e perde altrettanti palloni.

JaVale McGee and Rudy Gobert, Los Angeles Lakers vs Utah Jazz at Staples Center
JaVale McGee and Rudy Gobert, Los Angeles Lakers vs Utah Jazz at Staples Center (Andrew D. Bernstein, NBAE via Getty Images)

Top scorer dei Jazz è Gobert, autore di 21 punti con 8/11 al tiro, 10 rimbalzi e 2 stoppate. Mitchell (19+2+5) sbaglia tutto (0/7 dal campo) nell’ultimo quarto.

In ombra Ingles (12+4+8 con 3/10 da tre), meglio Sefolosha (13+3+4 con 5 recuperi). In doppia cifra anche Niang (16) e Crawder (11) dalla panca.

Box Score su NBA.com

Lakers-Jazz, calvario lacustre prossimo alla fine

Ancora una partita e finalmente la stagione sarà terminata. Tra veterani in cerca di contratto e giovani con la voglia di mettersi in mostra i lacustri hanno raccolto il sesto successo di questo finale di stagione privo di stimoli, interesse e aspetti tecnici degni di nota.

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte – 4:30 italiane – tra Martedì 9 e Mercoledì 10 Aprile per affrontare allo Staples Center i Portland Trail Blazers.

Jazz-Lakers: senza LeBron gialloviola sconfitti nello Utah

JaVale McGee and Derrick Favors, Los Angeles Lakers vs Utah Jazz at Vivint Smart Home Arena

Game 75 Recap: Jazz-Lakers

Back-to-back per i Los Angeles Lakers (33-41) che alla Vivint Smart Home Arena affrontano gli Utah Jazz (44-30).

Dopo aver salutato matematicamente i play-off con la sconfitta contro i Nets, i gialloviola – seppur privi di Lonzo Ball, Brandon Ingram e Josh Hart – hanno ritrovato il sorriso battendo allo Staples Center i Kings ed i Wizards.

I mormoni stanno vivendo un buon momento di forma – sette W nelle ultime otto gare – e fanno parte del gruppo che si gioca il quinto seed della Western Conference in meno di una gara di distanza.

Los Angeles Lakers
Los Angeles Lakers (Lakers.com)

Walton deve fare i conti con il roster ridotto all’osso poiché oltre che di Reggie Bullock, Tyson Chandler e Mike Muscala è costretto a fare a meno di LeBron James, tenuto a riposo precauzionale. Il figlio di Bill schiera Rondo, KCP, Lance, Kuz e McGee. Snyder non dispone del solo Dante Exum e risponde con Rubio, Mitchell, Ingles, Favors e Gobert.

Jazz-Lakers, avvio difficile per i californiani

In avvio di partita i lacustri sono imprecisi e, pur alternando tiri dall’arco ad iniziative nel pitturato, non riescono a trovare la via del canestro. A muovere il punteggio ci pensa Kyle Kuzma che realizza tue triple centrali – di tabella – ed un jumper.

Utah mette subito in mostra la sua eccellente esecuzione offensiva e costruisce, complice la difesa californiana, diversi tiri con contestati. Dopo aver segnato dall’arco, Ingles innesca i compagni sotto canestro. Derrick Favors – tre volte – e Gobert producono senza problemi, 10-14 con 7’32” da giocare nel quarto.

Dopo il timeout, coach Luke Walton inserisce i two-way player Caruso e Williams, salvo essere poi costretto a rimettere quasi subito McGee vista la disparità di cm tra Gobert e JWIII.

Non va meglio la difesa sugli esterni, Rubio spende subito la Rondo-Card e segna indisturbato nel pitturato, lo spagnolo poi assiste il lungo francese e non sbaglia dalla lunetta. I gialloviola segnano dall’arco con Caruso e RR9, risponde Crowder. 18-23 con 3’40” sul cronometro.

Gobzilla continua ad agire indisturbato sotto le plance e gli Jazz allungano grazie anche alla tripla di Kyle Korver, i Lakers segnano con il solo Kuz fino alla tripla…

…di Alex Caruso che chiude la frazione, 25-32.

Sedici punti concessi nel pitturato, 30% scarso al tiro. Facile prevedere altri trentasei minuti di sofferenza.

Jazz-Lakers, L.A. soffre ma resta a contatto

Bonga (e poi Machado), Caruso, Lance, Moe e Williams la lineup scelta da Walton dopo il mini-break. Le terze linee lacustri pur soffrendo in difesa Favors, in attacco sfruttano la reciproca conoscenza maturata in G League e riescono a mantenere immutate le distanze.

Bonga segna un floater, Caruso realizza in penetrazione mentre Moe Wagner dopo un tap-in completa un gioco da tre punti, 36-44 ad 8’20” dall’intervallo lungo.

Il rookie tedesco segna anche dalla lunga distanza e resta in campo al rientro degli starter. Rondo e McGee non trovano la via del canestro così i mormoni allungano con la tripla di Thabo Sefolosha, 40-49 a 4’25” dalla fine del tempo.

I gialloviola provano a restare in partita, Kuzma segna dalla lunetta e col jumper mentre KCP colpisce dall’arco e realizza un libero per un tecnico ad Ingles, 48-53 e timeout per coach Quin Snyder.

Al rientro l’australiano segna dall’arco ed in penetrazione, risponde Lance Stephenson dall’angolo e dalla lunetta. La gara sembra destinata a raggiungere l’intervallo quasi assopita, ma a scuotere l’Arena ci pensa Donovan Mitchell con la monster dunk che chiude il tempo, 53-60.

Alex Caruso, Los Angeles Lakers vs Utah Jazz at Vivint Smart Home Arena
Alex Caruso, Los Angeles Lakers vs Utah Jazz at Vivint Smart Home Arena (Lakers.com)

L.A. continua a tirare male (35%) anche perché non riesce a spingere – nessun punto in transizione – e soffre nel pitturato. La franchigia di Salt Lake City pare giocare in ciabatte ed in attacco gira la palla che un piacere, 20 assist su 24 canestri realizzati nei primi ventiquattro minuti.

Jazz-Lakers, Utah domina nel pitturato ed allunga

La seconda parte di gara dei lacustri non inizia nel migliore dei modi: Rondo, Kuz e KCP sbagliano dall’arco consentendo ai Jazz di ripartire e giocare il pick-and-roll chiuso da due easy dunk di Rudy Gobert. 53-67 dopo neppure tre minuti di gioco, inevitabile timeout per Walton.

KCP interrompe il digiuno e Lance dopo aver segnato dalla media assiste due volte JaVale McGee, ma la difesa dei Lakers continua a fare acqua da tutte le parti. Favors imperversa nel pitturato, vengono commessi falli a ripetizione ed i mormoni sono liberi di spingere la transizione.

Dopo avere alzato un alley-oop a Mitchell, Ricky Rubio si mette in proprio e segna due liberi ed in penetrazione. 63-83 con poco più di quattro minuti da giocare nel quarto.

Due canestri di Kuzma ed i liberi di Wagner riducono lo svantaggio, prima del layup di Raul Neto ed il libero dello stesso Kuz che chiudono la frazione, 71-87.

Jazz-Lakers, South Bay in evidenza

Gli ultimi dodici minuti della gara iniziano nel segno della South Bay Connection: Scott Machado alza l’alley-oop…

…per Caruso che ricambia servendo due volte Johnathan Williams. Dopo la tripla ed i liberi di Jae Crowder tocca al fresco NBA G League Player of the Week segnare in sottomano. 79-93 dopo tre minuti di gioco.

L’intensità della gara è inevitabilmente calata, Favors e Gobert raggiungono quota 20 e concedono spazio a McGee che, oltre a segnare dalla media, schiaccia due volte servito da Machado. 88-103 a 5’34” dalla fine della gara.

I due centri si scambiano ancora un paio di affondate, mentre Joe Ingles segna la tripla del +22 dopo la quale Snyder svuola finalmente la panchina. I tifosi Jazz non approvano, dato che a Slow Mo Joe manca solo un rimbalzo per raggiungere la tripla doppia. Il We want Joe che si alza dagli spalti non è sufficiente a far cambiare idea al coach dei Jazz.

Una transizione seguita da una tripla di Machado ed un gioco tra tre punti di Wagner chiudono la gara, 100-115.

Jazz-Lakers, lacustri male al tiro

Con le rotazioni ridotte al minimo, naturale che tocchi a Kuzma farsi carico delle maggiori responsabilità offensive. Kyle chiude con 21 punti (8/18 al tiro, 2/7 da tre), 2 rimbalzi ed altrettante stoppate.

Meno efficace rispetto alle ultime uscite McGee che ha sofferto la caratura della frontline dei Jazz. Per JaVale 16+13 con 2 stoppate e 7/15 dal campo.

Polveri bagnate per KCP (7+4 con 2/9) e Lance (10+2+5, 3/11) che quanto meno in grado di innescare i compagni. Riesce a fare peggio Rondo (3+5+6 con 1/11 al tiro).

Tanta energia dalla panca per Caruso (13 punti, 4 assist e 2/4 dal campo), Williams (8+6, 2 recuperi e 2/6 dalla lunetta), Wagner (13+4, 4/9 al tiro). Tanti minuti anche per Machado (7+3) e Bonga (2+3+1).

Rajon Rondo and Luke Walton, Los Angeles Lakers vs Utah Jazz at Vivint Smart Home Arena
Rajon Rondo and Luke Walton, Los Angeles Lakers vs Utah Jazz at Vivint Smart Home Arena (Rick Bowmer, AP Photo)

Per i Jazz il top scorer è Gobert (22+11+3, 9/12) che con Favors (20+6, 9/13) ha dominato il pitturato. Sfiorala tripla doppia Ingles (11+9+14 con tre triple). Turno quasi di riposo per Mitchell (11+4+4) resosi comunque autore di giocate spettacolari. In doppia cifra anche Rubio (10+5+8), Crowder (16+6+2) e Sefolosha (11+4).

Box Score su NBA.com

Jazz-Lakers, ancora una stagione negativa per i californiani

-7. Nell’arco di due settimane si chiuderà la stagione lacustre, la sesta consecutiva con un record perdente.

Poco o nulla da dire sulla gara, troppa la differenza in primis nelle motivazioni e poi nella qualità a disposizione dei due coach, come confermato da Kuzma al termine della gara:

<La cose è semplice: loro sono una grande squadra, che giocano insieme da tanti anni. Questi ragazzi sanno come giocare insieme.>

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte – 3:30 italiane – tra Venerdì 29 e Sabato 30 Marzo per affrontare allo Staples Center gli Charlotte Hornets.

Jazz, Mitchell e la lezione del secondo anno: “Difficoltà inaspettate, Frank Ntilikina ha solo bisogno di una chance”

Jazz-Thunder

Gli Utah Jazz di Donovan Mitchell non usano alcun riguardo per i New York Knicks, e passano con un netto 137-116 al Madison Squadre Garden di NY.

I Jazz di coach Quin Snyder segnano 74 punti nel solo primo tempo, e chiudono la partita con un pesantissimo 20 su 42 al tiro da tre punti. Rudy Gobert è perfetto dal campo e chiude con 7 su 7 al tiro e 18 punti. Donovan Mitchell ne aggiunge 30 in soli 28 minuti d’impiego.

I New York Knicks, reduci da un periodo di 7 trasferte nelle ultime 9 gare e privi di Allonzo Trier, non oppongono resistenza. L’unica nota positiva della serata per coach David Fizdale è Mitchell Robinson, che con la sua 29esima partita consecutiva chiusa con almeno una stoppata a segno eguaglia il record di franchigia per un rookie, appartenuto a Patrick Ewing.

Frank Ntilikina, scelta numero 8 al draft NBA 2017 ed “oggetto misterioso” dal giorno successivo al suo arrivo a New York, è stato costretto a saltare il confronto diretto con Mitchell, la stellina dei Jazz selezionata sole 4 chiamate più tardi nello stesso draft.

Un problema muscolare ha tenuto fuori Ntilikina per quasi due mesi. L’ex giocatore del SIG Strasbourg potrebbe però fare presto ritorno in campo, dopo il canonico periodo di rodaggio con i Westchester Knicks in G-League.

Donovan Mitchell, nativo di New York, ha voluto comunque manifestare il proprio supporto al collega di draft, incoraggiandolo e lodandone le doti difensive: “(Frank, ndr) è un grande difensore. L’anno scorso è stato uno dei difensori più tosti che mi sia trovato di fronte. Al Madison la stagione scorsa mi ha praticamente bloccato, nel secondo tempo, quando è passato in marcatura su di me (…) ha solo bisogno di una possibilità. Quando l’avrà, la saprà sfruttare

Donovan Mitchell: “Impreparato alle sfide del secondo anno”

Dopo la vittoria di New York, gli Utah Jazz (42-29) salgono al quinto posto nella Western Conference.

Un calendario spietato, e le difficoltà di Mitchell dopo la prima ed entusiasmante stagione in carriera, avevano trascinato i Jazz temporaneamente lontani dalla zona playoffs (14-17 il 17 dicembre scorso) nella prima parte di stagione.

Donovan Mitchell ha riconosciuto gli errori commessi, derivati dalla troppa fiducia nei propri mezzi:

Coach Snyder mi aveva avvertito, dicendomi che il secondo anno sarebbe stato del tutto diverso. Ma una cosa è sentirselo dire, un’altra è viverlo, è un passaggio che devi attraversare e da cui trarre esperienza. Il coach mi aveva avvertito che sarebbe accaduto, io non me lo aspettavo (…) il supporto dei miei compagni è stato decisivo. Loro sono speciali, mi hanno aiutato tantissimo ed ora siamo di nuovo dove volevamo essere

Un Mitchell troppo irruento e prevedibile in attacco aveva faticato a trovare ritmo e tempi di gioco corretti. Nei primi due mesi di regular season il suo rapporto assist-palle perse ha viaggiato pericolosamente attorno all’1:1, e le percentuali al tiro in ribasso rispetto alla sua stagione da rookie: “Quest’anno è tutto diverso. Devi stare concentrato ogni singola partita, le difese ti rendono la vita dura su ogni possesso. I consigli che ho ricevuto da James Harden, da Kobe (Bryant, ndr), da Chris Paul mi hanno aiutato a capire come uscirne. Il secondo anno mi aveva colto di sorpresa“.

In 10 partite sinora giocate nel mese di marzo, Donovan Mitchell sta viaggiando a 34.5 punti a partita. Marzo sarà il terzo mese consecutivo chiuso con almeno 25 punti di media, dopo un inizio di stagione condotto a poco più di 20. La percentuale al tiro è salita sino al 45%, dopo una prima parte di stagione da 42%, aumentati di un punto percentuale gli assist (4.7 tra gennaio e marzo) a fronte di un invariato numero di palle perse (3.2).

Ho variato ritmo di gioco e cercato di guadagnarmi più viaggi in lunetta, un altro consiglio che giocatori come Harden e Dwyane Wade mi hanno dato. Gli ultimi due anni sono stati pazzeschi per me: ho cercato di assimilare e fare mie tutte le cose che mi sono state dette, ho cercato di imparare il più possibile. Ora siamo in una buona posizione ed in salute, dobbiamo solo scendere in campo e giocare