Vlade Divac su Joerger: “Non eravamo in sintonia”

Divac su Joerger

I Sacramento Kings hanno scelto quale sarà il loro futuro sulla panchina e durante la conferenza stampa di presentazione di Luke Walton ha parlato Vlade Divac su Joerger.

L’ex centro dei Kings ha voluto spiegare il motivo del cambio in panchina. Dave Joerger in questa stagione aveva dimostrato di poter tirare fuori cose buone dal roster a disposizione. La decisione di sollevarlo dall’incarico di head coach dei Sacramento Kings per far posto a Luke Walton ha fatto parlare in questi ultimi giorni.

 

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Le parole di Divac su Joerger

Durante la conferenza stampa di presentazione, Vlade Divac ha spiegato il motivo della scelta societaria di allontanare Dave Joerger. Al suo posto Luke Walton, ex compagno del centro serbo ai Lakers nel 2005. Ecco le parole dell’attuale GM dei Sacramento Kings a Noel Harris del Sacramento Bee:

Ho assunto una persona che la pensa come me. Il mestiere di allenatore in NBA è una delle cose più difficili da fare. Avere qualcuno dietro con cui lavorare insieme è positivo. Essere compatibili e condividere la stessa filosofia di gioco aiuterà entrambi

Ottima occasione di rilancio per Luke Waltonelogiato da Steve Kerr in settimana – che dopo una stagione fallimentare con i Lakers vorrà riscattarsi con una squadra con potenziale, ma con meno pressione.

 

Luke Walton sarà il nuovo allenatore dei Sacramento Kings

Coach Luke Walton, Los Angeles Lakers Minnesota Timberwolves at Target Center

Luke Walton sarà il nuovo allenatore dei Sacramento Kings. Walton e Vlade Divac, General Manager della squadra californiana, hanno raggiunto un accordo di massima.

Il nuovo contratto di Luke Walton dovrebbe estendersi sino al termine della stagione 2022\23, in linea con la durata del rinnovo contrattuale appena siglato tra Divac ed i Kings.

I Sacramento Kings hanno sollevato dall’incarico l’ex allenatore Dave Joerger nella giornata di giovedì. Luke Walton ed i Los Angeles Lakers avevano invece raggiunto un accordo per la risoluzione contrattuale nella giornata di venerdì.

Rinnovo contrattuale tra Vlade Divac ed i sacramento Kings, Joerger a rischio?

Divac su Joerger

Rinnovo contrattuale tra Vlade Divac ed i Sacramento Kings, il General Manager della squadra californiana confermato sino al termine della stagione 2022\23.

Divac è a capo del front office dei Kings dal 2015. Sotto la sua guida sono arrivati via draft a Sacramento De’Aaron Fox, Marvin Bagley III, Harry Giles e via trade l’attuale miglior realizzatore della squadra Buddy Hield.

I Sacramento Kings (39-43) hanno appena concluso una delle migliori stagioni della loro storia recente, nonostante la mancata qualificazione ai playoffs, mettendo in mostra talento e gioco rapido e votato all’attacco, sotto la guida di coach David Joerger.

Proprio la posizione di coach Joerger sarà una delle questioni principali che un Vlade Divac forte di rinnovo con i Kings dovrà affrontare. L’ex capo allenatore dei Memphis Grizzlies sarà in scadenza di contratto al termine della stagione 2019\20.

Come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, l’obiettivo di Vlade Divac sarebbe quello di consolidare la sua “presa” sulla gestione tecnica della squadra, motivo che potrebbe portare all’allontanamento anzitempo di coach Joerger, i cui rapporti con il front office dei Kings non sono mai stati ottimi.

Divac e Joerger si incontreranno nelle prossime ore, ed è possibile che le due parti possano concordare una fine anticipata del rapporto.

Ufficializzata la classe 2019 della Hall of Fame, 12 ex grandi e 2 squadre premiati a settembre

Hall of Fame 2019, la Naismith Memorial Hall of Fame di Springfield, Massachussets, ha ufficializzato i nomi della classe 2019, che verranno formalmente introdotti nella sala dei Grandi del Gioco il prossimo 6 settembre.

Come già anticipato nella giornata di sabato, i nuovi membri della Hall of Fame saranno gli ex giocatori Vlade Divac, Jack Sikma, Sidney Moncrief, Paul Westphal (in seguito anche allenatore di successo con i Phoenix Suns di Charles Barkley) Bobby Jones, Al Attles, Charles “Chuck” Cooper, Carl Braun, Teresa Wheaterspoon e coach Bill Fitch.

Assieme ai 12 tra ex giocatori ed allenatori, nella Sala della Gloria verranno introdotte anche le squadre 1957\59 di Tennessee A&I (oggi Tennessee State, la prima a vincere 3 campionati NCAA consecutivi), e la squadra dell’università di Wayland Baptist di Plainview, Texas, che vinse 131 partite consecutive tra 1953 e 1958.

Vlade Divac, Paul Westphal e Sidney Moncrief, ecco la Hall of Fame 2019, fuori Ben Wallace e Chris Webber

Sabato sera arriverà la conferma ufficiale su chi farà parte della classe della Hall of Fame 2019. Fonti di ESPN hanno però già rivelato i nomi dei prescelti: Paul Westphal, Sidney Moncrief, Bobby Jones, Vlade Divac, Jack Sikma, Chuck Cooper, Al Attles, coach Bill Fitch e Carl Braun.

Tra i nomi sopra citati spiccano le assenze delle due ex stelle NBA Ben Wallace e Chris Webber. I due erano dati tra i favoriti per entrare nella speciale famiglia dei grandi del basket USA, ma la scelta sembra essere ricaduta su altri.

Sidney Moncrief ha giocato 10 delle sue 11 stagioni con i Milwaukee Bucks, chiudendo la sua avventura NBA con gli Atlanta Hawks.

È stato cinque volte All-Star (1982, 1983, 1984, 1985 e 1986), oltre che inserito 4 volte nel secondo e 2 volte nel primo quintetto NBA (1983 e 1984). Purtroppo, un importante problema al ginocchio lo costrinse a chiudere la carriera in anticipo senza mai arrivare a vincere un anello.

Moncrief è considerato come una delle migliori guardie difensive degli anni ’80. Il prodotto di Arkansas riuscì a portare a casa per ben due anni il premio di Defensive Player of the Year (1983 e 1984). Sidney fu l’eroe delle Final Four del 1978, prima di venir scelto l’anno successivo con quinta scelta assoluta dai Milwaukee Bucks.

Bobby Jones è stato nominato per ben otto volte nel primo quintetto difensivo NBA (dal 1977 al 1984), 4 volte ha preso parte all’All-Star Game (1977, 1978, 1981 e 1982) ed ha vinto il premio di sesto uomo dell’anno nel 1983, riconoscimenti ottenuti interamente con i Philadelphia 76ers.

Prima della NBA, Jones giocò due stagioni nella defunta ABA con i Denver Nuggets. Con il team del Colorado fu eletto nel primo quintetto Rookie e due volte in quello difensivo, con una presenza all’All-Star Game della American Basketball Association. In 941 partite disputate tra ABA e NBA, Jones ha realizzato una media di 20.2 punti, 10 rimbalzi e 4.5 assist a partita.

Vlade Divac, anche un europeo nella Hall of Fame 2019

Vlade Divac è attualmente General Manager dei Sacramento Kings, ma aveva già lasciato il segno da giocatore sia in Europa che nella NBA.

Divac è stato solo il settimo giocatore a riuscire a realizzare 13.000 punti, 9.000 rimbalzi, 3.000 assist e 1.500 tiri bloccati in carriera. Il serbo non ha avuto tanti riconoscimenti in America (per lui solo una sola presenza all’All-Star Game nel 2001 e la nomina nel primo quintetto di Rookie del 1990).

L’ex giocatore di Los Angeles Lakers, Charlotte Hornets e Sacramento Kings ha vinto 2 ori e un bronzo Europeo, un oro e un bronzo mondiale e un argento olimpico con la maglia della nazionale Jugoslava.

Chuck Cooper è stato il primo giocatore afroamericano nella storia della NBA ad essere scelto al draft. Ebbe una discreta carriera (6.6 punti, 5.9 rimbalzi e 1,7 assist a match), partita ai Boston Celtics e finita ai Fort Wayne Pistons, passando per i Milwaukee Bucks.

Al Attles fu scelto dagli allora Philadelphia Warriors nel quinto round del Draft NBA del 1960 (il draft non era struttura ancora come lo conosciamo oggi), e ricoprì nella franchigia della Pennsylvania il ruolo di giocatore, allenatore, general manager e ambasciatore.

Attles chiuse la sua carriera con una media di 8.9 punti, 3.5 assist e 3.5 rimbalzi in 711 partite disputate con gli Warriors, in 11 stagioni. Da allenatore, portò Philadelphia alla vittoria del campionato NBA nel 1975. A Philaldelphia, Al si guadagnò il soprannome di “The Destroyer”e la sua maglia numero 16 è stata ritirata dai suoi (oggi) Golden State Warriors.

Sacramento Kings, Vlade Divac medita di sostituire coach Dave Joerger

Divac su Joerger

Dave Joerger-Sacramento Kings, possibile cambio in panchina per la squadra di De’Aaron Fox e compagni?

Dubbi sulla permanenza di coach Dave Joerger sulla panchina dei sacramento Kings. Differenze di vedute tra l’ex coach dei Memphis Grizzlies, da tre anni capo allenatore dei Kings, ed il front office della franchigia californiana, guidato dal grande ex Vlade Divac, sarebbero alla base delle tensioni.

Secondo quanto riportato da Chris Haynes di Yahoo Sports, Divac non approverebbe la riluttanza di Jorger nel concedere minuti alle giovani leve dei Kings, favorendo l’impiego di veterani quali Iman Shumpert, Kosta Koufos, Nemanja Bjelica e Troy Williams.

Al momento, i risultati di squadra parlano per coach Joerger. I Sacramento Kings (8-8) stanno vivendo la miglior partenza di stagione regolare da tempo immemore, complice anche una schedule abbastanza accessibile nelle prime 20 partite.

Dave Joerger-Sacramento Kings, il problema minuti per Bagley

Marvin Bagley III and Josh Hart, Los Angeles Lakers vs Sacramento Kings at Golden 1 Center
Marvin Bagley III and Josh Hart, Los Angeles Lakers vs Sacramento Kings at Golden 1 Center (Ezra Shaw, Getty Images)

Ruolo e minutaggio di Marvin Bagley III, la scelta numero 2 al draft NBA 2018 dei Kings, sarebbero il centro della questione tra Joerger e Divac.

L’ex Duke Blue Devils Bagley sta viaggiando a medie stagionali più che incoraggianti (11.6 punti e 5.5 rimbalzi a partita) in 22.6 minuti a partita, in uscita dalla panchina.

Altre ex prime scelte recenti dei Kings (Skal Labissiere da Kentucky e Harry Giles da Duke) stanno invece faticando a trovare minuti di gioco nelle rotazioni di Joerger.

Vlade Divac non ha fatto mancare negli ultimi giorni il supporto al coach che tre anni fa rimpiazzò George Karl sulla panchina dei Sacramento Kings.

Dave (Joerger, ndr) ha la nostra più competa fiducia e supporto. Continueremo a lavorare di comune accordo per sviluppare i tanti giovani a roster, e competere

-Vlade Divac su Dave Joerger-Sacramento Kings  –

Parole che non chiariscono però le differenze di vedute tra management e staff tecnico.

L’impiego di veterani più pronti alla pugna NBA, rispetto a giovani di belle speranze, riflette la volontà di Joerger di tentare da subito la caccia ad un difficile ma non impossibile ottavo posto ad ovest, per riportare a Sacramento quei playoffs che mancano dal 2006.

Dopo la sconfitta in trasferta di stanotte, per mano degli Houston Rockets, i Kings sono alla terza sconfitta nelle ultime quattro partite, ed alla quinta nelle ultime sette dopo una partenza sprint da 6-3.

 

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Sacramento Kings, Once We Were Kings #1: Reboot ed il 35

Sacramento Kings

Ci riproviamo con questi dannati Sacramento Kings.
Perché i bianco viola coronati sono una istituzione unica tra le squadre che compongono la NBA e ci riproviamo ancora in quanto in fondo siamo sempre un po’ empatici verso coloro che sembrano perseguitati dalla sventura, e a Sacramento siamo messi bene (quindi male) anche su questo aspetto.
E poi trovatemi un titolo più bello per questa rubrica.

Divac, Bagley e Stojakovic

Dobbiamo iniziare facendo un bel recap di quanto successo finora. Ranadivé è sempre il proprietario, Divac è sempre il GM e sul pino Kings c’è sempre Dave Joerger previa Memphis.
Alla nostra 33esima stagione nella NBA non siamo andati nemmeno malissimo, 27 vittorie e 55 sconfitte, ovvero siamo lontani dalla luna (PO) ma almeno non siamo ultimi, quindi bene ed abbiamo anche scelto come secondi nonostante fossimo dodicesimi su 15 ad Ovest o 24esimi su 30 in totale. Non male.
Anche li non facciamo per nulla male pescando quel nome che serve al Roster Kings, ovvero MB35, all’anagrafe Marvin Bagley III. Proveniente niente meno che da Duke, grezzo come un pezzo di carbone che può diventare diamante, mancino e con un bell’afro sulla testa. Ci metto ora 10 euro, sicuro di vincere che nonostante ora sia piuttosto secco (magro), la prossima estate è il doppio.
E poi è stato allenato finora da Coach K, ha fatto una ottima impressione alla Summer League e dice che si stia allenando parecchio per arrivare più pronto possibile.

Sacramento Kings: una estate intensa

Marvin Bagley III in allenamento

L’estate ha continuato ad essere movimentata nell’ufficio di Vlade, dove si è reso protagonista un’ottima messa in scena per lasciare tutti a bocca aperta: abbiamo ufficialmente ripreso Ben McLemore.
So che a Memphis non ha assolutamente lasciato lo stampo, nemmeno ai Sacramento Kings prima se è per questo. Ma io dico: gli abbiamo imputato tutte le colpe possibili, lo abbiamo (giustamente, per Dio) sbolognato a Memphis e poi? lo riprendiamo? Per dare via uno che ha lasciato un litro di sangue a partita come Garret Temple?? Ma siamo seri?

De’Aaron Fox

Non ridete, per favore. Almeno quello no. Perchè aldilà delle indecisioni slave ed i soldi indiani, il roster è giovane e futuribile. Oltretutto la volpe, The Fox, può diventare Super Sayan da un momento all’altro, quindi meglio averlo in squadra con noi. Poi c’è ancora Zi-Bo, ancora Cauley Stein, Buddy Hield, ed ancora Bogdanovic.
Insomma ci presentiamo ai nastri di partenza non messi malissimo.
O forse sono solo io che mi illudo.
Che è più probabile.

I Sacramento Kings estendono il contratto di Vlade Divac e confermano Dave Joerger

I Sacramento Kings hanno sempre supportato la coppia Vlade Divac Dave Joerger, ed oggi sono pronti a riconfermarla.

Nella giornata di ieri, infatti, è arrivata la notizia del rinnovo di uno e la conferma dell’altro.

Per quanto riguarda Valde Divac, la società ha proposto ed ottenuto dal dirigente un’estensione di contratto fino al 2019/20.

Dave Joerger invece ha ricevuto la fiducia dei Kings, rimanendo anche per quest’anno l’head coach della squadra.

Possiamo dire quindi che, nonostante il passato burrascoso, i Sacramento Kings vogliano cominciare a trovare dei punti di riferimento a livello dirigenziale per poter continuare con più stabilità il loro progetto.

Sacramento Kings
#VLADE DIVAC
#DAVE JOERGER

UN PASSATO BURRASCOSO PER UN PROGETTO STABILE

Durante la sua esperienza ai Saramento Kings, Valde Divac non ha fatto di certo il massimo per farsi amare dai tifosi.

Infatti, non andando troppo indietro nel tempo, possiamo ricordare la recente trade che ha visto partire DeMarcus Cousins, scatenando le proteste dei sostenitori Kings, non pienamente contenti delle contropartite ricevute.

Oggi, però, le cose sembrano esser cambiate.

I Sacramento Kings infatti, grazie alle mosse di Vlade Divac e la conduzione del roster da parte di Dave Joerger, si trova con un team giovanissimo e promettente.

Per vedere i frutti di questo lavoro ci vorrà ancora un po’ di pazienza e i due interpreti del progetto (Divac e Joerger) dovranno godere di stabilità per poter lavorare al meglio.

Ecco quindi spiegata la decisione della società, che, nonostante i dubbi, ha voluto lasciare la palla in mano ancora per 2 anni a questa strana ma funzionante coppia di Sacramento.

 

Once We Were Kings #4: La Maria di Zibo

Dice il saggio che il buongiorno si vede dal mattino, ergo un buon risveglio/partenza è indice di una stupenda e solare giornata. Sulla base di questa convinzione, non oso immaginare che tipo di stagione ci aspetta a tutti noi tifosi Kings, dopo l’arresto di Zach Randolph per possesso di Marijuana.
E la stagione non è nemmeno iniziata.

ZACH RANDOLPH CIRCONDATO DAI TIFOSI

I fatti: A Nickerson Gardens, dove sorgono alcuni dei tanti Projects (case popolari) di Compton, si da una grande festa. Sono le 22. I ragazzi sono tanti, tutti riversati sulla strada che fumano, bevono, sentono la musica e bloccano il passaggio agli altri auto veicoli. I Joint si sprecano e tutto sembra andare per il meglio finché non sentono le sirene avvicinarsi. Tre ragazzi hanno la roba in mano, la infilano in tasca e se la danno a gambe levate. La polizia non ci sta e fa per inseguirli, arrivando finalmente a bloccarli. Tra questi tre compari ce n’è uno piuttosto alto e piuttosto grosso. Lo riconoscono subito: é Zibo.

ZIBO IN AFFONDATA

L’accusa non è nemmeno delle più leggere, dato che è imputato per possesso di Marijuana finalizzato alla vendita, per via della grande quantità di prodotto che si portava dietro.
Vero che Zach Randolph non è nuovo a questo genere di cose, ad esempio nel periodo in cui giocava con i ribattezzati “Jail Blazers” e divideva parquet e spogliatoio con tipi come Darius Miles, Jeff McInnis e Ruben Patterson, venne arrestato per violenza domestica, mettendo le mani addosso alla sua compagna di allora. Ma, prima di che Divac lo firmasse si dava per certo che con il periodo passato in un gruppo affiatato come quello che ha trovato a Memphis, si fosse oramai messo del tutto sulla retta via.

E’ indubbio che il giocatore ha cambiato completamente il suo comportamento, maturando anno dopo anno, e magari in una situazione come questa, dove a noi arrivano solo notizie rimaneggiate e fino a ora poco chiare sul perchè realmente avesse così tanta erba in tasca, le valutazioni si sprecano agevolmente. A dir di più, colto da un senso di protezione, Rasheed Wallace lo ha difeso strenuamente, ribadendo con forza che Randolph in questione, è tutto tranne che un pusher (spacciatore, ndr). Il perché avesse tutta quella roba con sé è oscuro anche al campione NBA 2004 con i Pistons, ma per il resto è apparso molto risoluto.

Ma magari ha ragione lui. Cerco di capire che stagione ci aspetta da qui alla metà di aprile. Non oltre però, perchè il prossimo Draft NBA si preannuncia simpatico. Se poi queste sono le basi per il più bel Tank celato della storia del basket, potrei anche starci dentro con entrambe le scarpe.
Tanto la roba la porta Zibo.

Once We Were Kings #2: Buchi nella barca da tappare

Chiamatemi giustizialista, ma non ce la faccio.
Le luci che ogni giorno baciano la pelle sinuosa della California, hanno il particolare pregio di rendere tutto più vivace e colorato. I colori hanno una loro musica ammaliante, escono dalla loro leggerezza per colpirti, ti rapiscono il cuore rendendolo prigioniero.
Poi arriva Vlade Divac, ed il lavoro del sole viene vanificato considerevolmente.

Non ho buttato giù e per quel poco che mi conosco non lo farò mai, lo scambio che ha fatto tornare il sorriso a DMC, nel febbraio scorso. Voi magari oppugnate che bisognava darlo via visti i numerosi falli tecnici e le sbraitate senza senso, io, di tutt’altra manica, al posto di Vlade l’impavido mi sarei concentrato a costruire uno spogliatoio ben amalgamato con l’intento di creare un ambiente sereno e disteso. Metti che poi pervade anche l’ex Kentucky, a quel punto senza più nessuna scusa da giocarsi.



Un bagliore però, può arrivare da scelte inaspettate. Oppure no, troppo presto per dirlo. E quindi eccoci qui che vediamo con occhi speranzosi, la mano lieve del prodotto del Partizan di belgrado, ottima scuola di pallacanestro, porre la firma sul contrattone che chiama per 3 anni a 27 milioni di euro. Bogdan Bogdanovic ha fatto vedere ottime cose nelle ultime due edizioni di Eurolega indossando la maglia del Fenerbahçe, nonostante la sua patente indichi 25 anni da compiere. Ha anche vinto due volte due il trofeo destinato alla migliore stella nascente del torneo, la prima volta col Partizan, la seconda col Fenerbahçe ma è chiaro però che a livello NBA, come già ho detto in precedenza, sia ancora un grosso mistero oltre che una palese scommessa. Personalmente penso che farà bene, ma tra il dire ed il fare c’è di mezzo tanta acqua atlantica, la stessa che divide il vecchio dal nuovo continente. Staremo alla finestra ad aspettare.
Solo c’è qualcosa che mi rimane tra i denti: Partizan Belgrado.. Partizan Belgrado.. D
ove ho già sentito questo nome nella carriera di Vlade Divac?? Ah già, che sciocco! E’ solo la sua prima squadra da professionista, dove tra l’altro in 3 anni ha vinto una Coppa Korac, una Coppa Jugoslava ed una YUBA liga

Ed ora ha dato il più alto contratto mai proposto ad un giocatore proveniente direttamente dall’Eurolega, ma non draftato nello stesso anno di approdo.

Poi dicono che noi siamo “i soliti italiani”.

Once We Were Kings #1: Missing the Renaissance

ISTRUZIONI PER L’USO: vista la situazione ai limiti del paranormale, vi prego, qualora mi onoriate della vostra curiosità, di mantenere sempre aperto il canale dell’ironia. La situazione dei Kings è, ripeto, realmente imbarazzante. Almeno cerchiamo di (come si dice nel suolo fiorentino) “Prenderla un po’ sul ridere”.

Finalmente il Golden 1 Center è pronto. Gaudio e Tripudio. Sia benedetto Vivek I da Nuova Delhi per questa munifica costruzione, sempre sia lodato, salvatore tra i peccatori, giusto tra gli iniqui.
Sfiga (e nemmeno la prima): si dà via l’unico per il quale valeva la pena spendere dei bei soldi per il biglietto. DeMarcus Cousins si accasa a New Orleans per Buddy Hield ed il nulla assoluto.
Facepalm corale.
Inutile dire che al termine di una stagione partita bene, ma finita orrendamente, a quel Golden 1 Center ci fossero solo pochi spettatori. Dagli anche torto…

 

                                                          Vlade Divac, Vivek Ranadivé e Shaquille O’Neal

Si arriva finalmente, sui gomiti con l’affanno e la gola secca, in estate ed estate vuol dire Draft NBA.
Ci va male perchè quello scambio ed il susseguente Tank non aiuta per niente la causa, arrivando solo con la quinta campana alla grande pesca di giugno. Il nome annunciato da Adam Silver è De’Aaron Fox, che di per sé non è nemmeno male! Anzi molti lo danno come il più pronto tra i prossimi Rookie, al cosidetto “NBA Level“. I tifosi Kings sparsi per il globo si stringono alle poche certezze che ancor rimangono e dato che ci sono tantissimi Free Agent questa estate, forse e dico forse, se Divac e Ranadivé si mettono d’accordo potrebbero anche fare bene. Uno dopo l’altro si allontanano tutti: PG13 va con Brodie Westbrook, Hayward a Boston, Durant e Curry rifirmano con gli Warriors. Ci sarebbe Chris Paul ma già aveva deciso di condividere pallone ed esperienza con Harden e D’Antoni a Houston.

                                                             De’Aaron Fox

Non era il problema che mancassero le idee, il vero problema era proprio che le idee c’erano!
Le possibilità si assottigliavano sempre di più quando finalmente arrivano 3 colpi di mercato in rapida seguenza, il primo con un nome buono, il secondo e terzo con nomi da pelle d’oca. Il primo è George Hill, ex Spurs e Pacers. Dopo di che arriva niente meno che Zach Randolph da Memphis ed infine il colpo dei colpi: Vince Carter approda nella capitale della California. Siore e Siori, Air Canada è tra noi.
Vi prego, qualcuno dica a Vlade Divac che questo non è il 2003.

(La scusa è: “Bisogna far crescere i giovani!”, si perché vincere vi fa schifo…)

Natural born Kings

 

Solo tu puoi sapere se hai vinto, sotto la doccia. Se hai dato tutto hai vinto, se no hai perso. Il tabellone è un’altra cosa”

John Wooden

Affermava Arrigo Sacchi che l’Olanda di Crujiff non avesse avuto bisogno di vincere per convincere. Il tecnico romagnolo certamente riteneva di aver fatto un complimento alla rivoluzione orange, ma per certi versi una tale frase partiva da una premessa implicita sbagliata, ovvero che per convincere ci fosse bisogno, appunto, di vincere.

A tutti piace trionfare e a nessuno piace perdere, diciamocelo chiaro e tondo. E tuttavia c’è differenza tra vincere ed essere vincenti. La filosofia che vuole che la vittoria sia l’unica cosa che conta e che i perdenti non li ricordi nessuno è in realtà un po’ spocchiosetta e cialtrona, se non altro perché chi ha emesso tali perle di saggezza ha avuto continuativamente le risorse per puntare a un trofeo.

Un trofeo però è un trofeo, e benché lo si possa orgogliosamente mostrare alla fine è solo il risultato di uno sforzo sul campo, che però non è stato l’unico. Venendo al basket NBA, i Sacramento Kings di inizio millennio sono stati una squadra che ha convinto e, di fatto, vinto pur senza avere un alloro in bacheca, perché magari della serie 4-3 con i Lakers si continuerà a parlare vita natural durante e, per dire, quella tra Houston e Orlando del 1995 si meriterà solo un accenno.

E magari la corona di re, a loro che erano Kings nel nome, forse stava persino un po’ stretta.

https://www.youtube.com/watch?v=Dmt45BF5SOM

Raffaele Camerini, il cui vero mestiere è lecito sospettare sia l’appassionato NBA con netta preferenza per i colori grigio-viola, è stato abbastanza cristallino: “La vera bravura della gestione Petrie-Adelman fu quella di costruire un roster in cui ogni giocatore preso singolarmente sapeva giocare a basket, a livello di tecnica, comprensione del gioco, adattamento, spaziature in campo”.

Sintesi cesellata alla perfezione, e allo stesso tempo introduzione appropriata per un’analisi sulla squadra che mise in difficoltà i Lakers per due anni e li fece addirittura tremare nel terzo, ed erano i lacsutri bicampioni in procinto di realizzare il loro three-peat, una volta superato l’ostacolo della capitale californiana.

Narra la leggenda popolare che l’attacco venda i biglietti e che la difesa vinca le partite. Sarà, però la qualità, il dinamismo non eccessivamente veloce e la sostanza dell’offensiva dei Kings sono arrivati a un passo dal successo contro un’altra squadre che per giunta era tutt’altro che a trazione posteriore, Una qualità che trovava nel Princeton Offense uno sbocco naturale, grazie alla libertà vigilata che il sistema di Pete Carrill è nato per garantire.

La costruzione dell’attacco iniziava già da subito con una guardia (inteso nel senso statunitense di “guard”, quindi entrambi i ruoli del back-court) a portar palla e l’altra che accompagnava, e spesso vi era persino un terzo elemento a coprire le spalle.

Da lì tutto era possibile, a cominciare da un tentativo di corsa al primo down, come si direbbe nel football, ovvero un passaggio immediato per chi era posizionato in ala o sulle tacche, il quale valutava in una frazione di secondo lo spazio per l’eventuale attacco immediato: se c’era si andava dentro, se no si tornava fuori.

Diventava tutto più facile, poi, se chi riceveva era Chris Webber, ovvero un sette piedi di mani morbide e intelligenza tagliente. L’ala forte per eccellenza di quel periodo agiva di fatto da point forward, come sarebbe successo (ma come “3” e non come “4”) sette anni dopo ad Orlando a quell’Hedo Turkoglu che all’epoca era invece suo compagno ai Kings.

Una volta ricevuto il primo passaggio, e constatata eventualmente la chiusura degli spazi da parte della difesa, Webber faceva ripartire l’azione, di norma facendo ritornare la palla ala o in punta, spesso a Bibby.

Da lì le opzioni che si potevano sviluppare erano potenzialmente infinite: il taglio dietro tipico del sistema princetoniano, l’incursione al ferro o con palleggio-arresto-tiro, il nuovo passaggio a Webber che serviva Stojakovic per il quale aveva bloccato lo stesso Bibby, il pick&roll in ala con zingarata e scarico per i cecchini appostati sul perimetro sul lato debole, o un solo cecchino aperto con un penetratore sul lato debole liberato con un blocco.

Blocco che non di rado era portato da Divac o Pollard, due lunghi che sapevano muoversi lontano dal pitturato, ed eventualmente mettere palla per terra, così come di farsi rispettare sotto canestro. Una squadra dalle mani buone, ma non soft, perché nessuna palla veniva data per persa, c’era sempre lo scatto per recuperarla, il balzo per impedire una ripartenza facile.

Si diceva della difesa, qualche paragrafo fa, e anche lì non è che i Kings fossero deficitari. La tendenza vedeva la retroguardia reale essere fisica, specie al centro, aggressiva non sul portatore di palla ma sui ricevitori per far sì che l’azione rivale si congelasse, perdesse secondi preziosi per trovare uno sbocco.

Per lo stesso motivo riempiva il lato forte, anche battezzando il tiratore da fuori sul lato debole, ma sempre contestando il tiro. Sui pick&roll, poi, seguiva e non cambiava, e quando Sacramento era forzata allo switch comunque si passava sotto per non perdere colpi nella rapidità d’intervento.

Un sistema che, va ribadito, era potenzialmente insuperabile ma che fu superato da un’altra squadra insuperabile. Quei Kings avevano giocatori nati per essere re, e che sul campo, in fondo lo furono. Con o senza corona.