Dwight Howard esercita la sua player option, rimarrà agli Wizards

Howard-Wizards: esordio stagionale a rischio per il big man di Washington

Dwight Howard eserciterà la sua player option da 5.6 milioni di dollari complessivi e rimarrà agli Washington Wizards per una seconda stagione.

A riportare la notizia e Zach Lowe di ESPN, che cita fonti interne alla squadra. Dwight Howard aveva chiuso già a novembre una delle stagioni più deludenti della storia recente degli Washington Wizards, a causa di un problema alla schiena che ha richiesto un intervento chirurgico.

Per Dwight Howard solo 9 partite nella stagione 2018\19 (12.8 punti e 9.2 rimbalzi a partita in 25.6 minuti d’impiego). Stagione chiusa con un record di 32-50 dagli Wizards, e funestata dai problemi fisici di John Wall e dagli stravolgimenti del roster (via Otto Porter Jr e Kelly Oubre Jr, dentro Bobby Portis, Trevor Ariza e Jabari Parker), e terminata con il licenziamento dello storico general manager Ernie Grunfeld.

In assenza di Howard, coach Scott Brooks ha trovato minuti di qualità dal secondo anno da Indiana University Thomas Bryant, in scadenza di contratto ed eleggibile per una qualifying offer annuale da 3 milioni di dollari.

Gli Wizards dovranno inoltre affrontare in estate le scadenze contrattuali di Bobby Portis, Jabari Parker (team option sul secondo anno di contratto dell’ex Chicago Bulls) e Tomas Satoransky.

Wizards, cacciato Grunfeld è Tim Connelly dei Nuggets l’uomo giusto?

Washington Wizards, sarebbe Tim Connelly, President of Basketball Operations dei Denver Nuggets, il profilo ideale per sostituire Ernie Grunfeld, lo storico GM cacciato nella serata di martedì.

La notizia è riportata da Fred Katz di The Athletic. Connelly è ai Denver Nuggets dal 2013 e da due stagioni ricopre l’incarico di President of Basketball Operations. Sotto la sua direzione, il front office dei Nuggets ha selezionato giocatori come Jamal Murray, Gary Harris, Malik Beasley e soprattutto la stella della squadra Nikola Jokic.

I Denver Nuggets occupano attualmente la seconda posizione nella Western Conference, alle spalle dei Golden State Warriors. Tim Connelly ha iniziato la sua carriera NBA proprio agli Washington Wizards, diventando nel 1999 video coordinator della squadra allora allenata da Mike D’antoni ( poi cacciato) e Dan Issel.

Il proprietario degli Wizards Ted Leonsis ha annunciato l’intenzione di attrarre a Washington “un grande nome” per l’incarico di general manager, affidando nel frattempo l’interim a Tommy Sheppard.

Tim Connelly aveva rinnovato il suo contratto con i Denver Nuggets lo scorso febbraio, adeguamento di cui cifre e durata non sono state rese note.

Gli Washington Wizards licenziano il GM Ernie Grunfeld dopo 16 stagioni

Gli Washington Wizards hanno licenziato lo storico General Manager Ernie Grunfeld, da 16 stagioni a capo del front office della squadra della capitale.

A riportare la notizia è Shams Charania di The Athletic via Twitter. Grunfeld sarà rimpiazzato ad interim da Tommy Sheppard, attuale Vice-President of Basketball Operations della squadra.

Grunfeld, 64 anni, era agli Washington Wizards dal 2003, anno in cui diventò President of Basketball Operations della squadra dopo 4 anni passati ai Milwaukee Bucks, in qualità di General Manager. Grunfeld è diventato negli anni uno degli executive NBA più longevi di sempre, ed il secondo più longevo nella storia della franchigia di Washington.

Gli Washington Wizards (32-46) stanno per chiudere una delle stagioni più fallimentari della storia recente, iniziata con una serie di sconfitte e proseguita con gli infortuni di Dwight Howard (schiena) e della star John Wall (out per la stagione a dicembre dopo un’operazione al piede, e poi vittima di un incidente domestico che gli ha causato la rottura del tendine d’Achille della gamba sinistra).

Una serie di scambi condotti a ridosso della trade deadline dello scorso 7 febbraio aveva rivoluzionato il roster della squadra ed alleggerito uno dei payroll più pesanti ed onerosi dell’intera NBA.

Dopo l’arrivo di Trevor Ariza (in cambio di Kelly Oubre Jr) da Phoenix lo scorso dicembre, Grunfeld aveva spedito in febbraio Otto Porter Jr ai Chicago Bulls in cambio di Jabari Parker e Bobby Portis.

Gli Wizards si attiveranno già nelle prossime settimane per la ricerca di un successore. Così in un comunicato ufficiale il proprietario della squadra Ted Leonsis:

Come riportato da Marc Stein del NY Times, Tommy Shepard è uno dei candidati al ruolo di General Manager dei New Orleans Pelicans, a propria volta alla ricerca di un sostituto per Dell Demps, cacciato a febbraio.

Washington Wizards, Ted Leonsis: “Decisione mia, Scott Brooks non rischia”

Il proprietario degli Wizards Ted Leonsis si assume l’esclusiva responsabilità del cambio al vertice, come riportato da Candace Buckner del Washington Post: “Mi prendo la responsabilità (per l’operazione, ndr), abbiamo fallito ed ho fallito, la decisione è solo mia (…) forse ho fatto degli errori nel modo in cui abbiamo investito i nostri soldi. Per questo, sebbene a farne le conseguenze sia stato anche Ernie Grunfeld, la responsabilità prima del fallimento è mia. E’ quello che i leader maturi fanno, devono fare, anche se non è una cosa piacevole“.

Secondo Buckner, Leonsis ritiene che gli Wizards non avranno alcun problema ad attirare “un grande nome” per il prossimo incarico di general manager, sebbene Tommy Sheppard – da oggi GM ad interim – rimanga un “candidato forte” al ruolo a pieno servizio.

Tra i nomi che sarebbero circolati, oltre ai nomi “classici” di diversi executive NBA di lungo corso come Gersson Rosas degli Houston Rockets (in corsa anche per il posto di general manager a New Orleans), anche i profili di Chauncey Billups – già accostato all’epoca del licenziamento di Tom Thibodeau a Minnesota – e di Malik Rose. L’ex giocatore dei San Antonio Spurs è stato in passato General Manager degli Erie BayHawks (team affiliati di G-League degli Atlanta Hawks) ed è attualmente Assistant General Manager dei Detroit Pistons.

Rimarrebbe al momento salda la posizione di coach Scott Brooks, nonostante la stagione negativa della squadra.

Nba Paris Game 2020, ora è ufficiale: sarà Charlotte vs Milwaukee

Nba Paris Game 2020, ora è ufficiale: sarà Charlotte vs Milwaukee

Nba Paris Game 2020 ufficializzata in queste ultime ore dalla Nba. Dopo Londra la nuova casa della Nba in Europa dal prossimo anno sarà in Francia.

Nba Paris Game 2020: le parole dei protagonisti

Dopo il successo del Mexico City del recente passato e dell’iniziativa europea svoltasi a Londra fino allo scorso gennaio, l’Nba ha deciso di “traslocare” per la partita che si svolgerà nel Vecchio Continente come già si vociferava da tempo.

Stando a quanto riportato in queste ultime ore, l’ Nba ha deciso come nuova sede l’affascinante ‘Ville Lumiére‘ come sede del match di regular season da svolgersi in Europa.

A tutto ciò si aggiunge anche la decisione delle due squadre che nel prossimo gennaio 2020 si sfideranno a Parigi: saranno i Milwaukee Bucks guidati da Giannis Antetokounmpo e soci a sfidarsi contro gli Charlotte Hornets del patron Micheal Jordan.

Il primo ad esprimere grande gioia sullo spostamento della sede europea è proprio Mr. Micheal Jordan, che ai microfoni diTheScore.com’, ha comunicato il grande entusiasmo del front-office di Charlotte intorno all’evento del prossimo anno:

Ho disputato molte partite di pre-season nella mia carriera in Francia e sono contento dell’entusiasmo che si respira qui. Noi abbiamo anche due stelle della pallacanestro francese come Nicolas Batum e Tony Parker, pronte a portar maggior supporto al nostro team in una giornata davvero speciale”.

D’altro canto, anche il leader tecnico del team del Wisconsin Giannis Antetokounmpo, ha espresso la sua felicità riguardo la scelta dei Milwaukee Bucks come avversario dei sovracitati Charlotte Hornets di coach Steve Clifford:

“L’opportunità nel disputare il primo storico match di regular season in quel di Parigi rappresenta un grande onore per noi. A Londra c’è stato grande spettacolo lo scorso gennaio, quindi toccherà a noi rendere speciale anche questa prima storica partita per la fan base presente a Parigi”.

Suns, Booker è il più giovane a segnare 50 punti in due gare di fila, ma non basta

Phoeix Suns, a 22 anni e 148 giorni, Devin Booker diventa il più giovane giocatore nella storia della NBA a segnare almeno 50 punti in due partite consecutive.

Ai 59 punti rifilati agli Utah Jazz nella serata di martedì, nonostante la sconfitta, si sono aggiunti i 50 punti messi a referto contro gli Washington Wizards alla Talking Stick Resort Arena di Phoenix, Arizona.

124-121 per gli ospiti il risultato finale. Gli Wizards di Bradley Beal (28 punti) e di un Thomas Bryant da 18 punti e 19 rimbalzi prevalgono solo nel finale. Suns in vantaggio di 5 punti a 4:03 dal termine (112-107), prima della rimonta Wizards ispirata da Jabari Parker e Beal.

Jamal Crawford (12 punti e 7 assista fine gara) da dietro l’arco impatta la gara sul 121-121 a 17 secondi dal termine, ma un gioco da tre punti a 2 secondi dalla sirena finale di Thomas Bryant, trovato da Bradley Beal, fissa il punteggio sul 124-121 Washington prima dell’errore di Troy Daniels.

Altra gara offensiva di livello assoluto per Booker, ed altra sconfitta per i Phoenix Suns (17-59), che vedono la fine di un’altra stagione fallimentare, che ha però portato in dote alla squadra allenata da coach Igor Kokoskov il talento di giocatori come DeAndre Ayton via draft, e di Kelly Oubre Jr e Tyler Johnson (entrambi out per infortunio) via trade.

Per il figlio dell’ex Olimpia Milano e Pesaro Melvin una prova da 19 su 29 al tiro (3 su 9 da dietro l’arco dei 3 punti), con 10 rimbalzi in 37 minuti di impiego. La sua seconda partita consecutiva da almeno 50 punti a referto ha introdotto Booker in un club ristretto di marcatori: Kobe Bryant, James Harden, Allen Iverson, Bernard King e Antawn Jamison (statistica riferita all’epoca post-fusione tra NBA e ABA).

Booker è diventato inoltre solo il secondo giocatore ad aver raggiunto o superato quota 50 punti per più di una gara in stagione, assieme a James Harden (“fermo” a 8). Per Devin Booker la sfida di Phoenix è la terza escursione sopra quota 50 punti in carriera, in una stagione sinora condotta a 26.2 punti, 6.7 assist e 4.2 rimbalzi di media a partita.

Ted Leonsis: “Inseriremo un’agenzia di scommesse nella Capital One Arena”

Rivoluzione in atto per i Washington Wizards che vogliono posizionarsi all’avanguardia nel gioco d’azzardo della NBA. Il proprietario della franchigia, Ted Leonsis, ha infatti annunciato in giornata che il Green Turtle Bar, facente parte della Capital One Arena, sarà trasformato in un centro scommesse sportive.

NBA scommesse: il piano di Ted Leonsis

“Vogliamo inserire un’agenzia di scommesse nel palazzetto accessibile dall’esterno”, ha detto Ted Leonsis a Darren Rovell di ESPN. “A seconda dell’evento, poi, si potrebbe accedere anche dall’interno per piazzare giocate”. In questo senso è bene ricordare di come non tutti gli sport americani abbiamo reso favorevole lo scommettere su eventi e che, nello stesso impianto, giocano altre due franchigie: Washington Capitals (hockey su ghiaccio) e Washington Valor (football arena).

Come sappiamo la Corte Suprema ha stabilito a settembre 2018 la legalizzazione delle scommesse sportive nella NBA, annullando una legge in vigore dal 1992 che impediva alla stragrande maggioranza degli Stati Uniti di giocare sul campionato americano di basket (qui un nostro interessante approfondimento in merito). Adam Silver si era detto favorevole in questo senso già dal 2014. Lo scorso luglio la Lega annunciò un accordo con la MGM Resorts International, rendendolo di fatto partner ufficiale dell’associazione (primo accordo tra una lega sportiva professionistica ed una agenzia incentrata sul business del gioco d’azzardo).

 

 

 

Lakers-Wizards: successo per i gialloviola, sempre in controllo della gara

LeBron James and the Los Angeles Lakers, Los Angeles Lakers vs Washington Wizards at Staples Center

Game 74 Recap: Lakers-Wizards

Allo Staples Center sfida tra due delle maggiori delusioni dell’anno: Los Angeles Lakers (32-41) e Washington Wizards (30-44), che rispetto alla gara di Dicembre hanno dovuto fare i conti con un rendimento nettamente al disotto delle attese.

I lacustri, privi di Lonzo Ball, Josh Hart e Brandon Ingram, hanno come solo obiettivo quello di chiudere dignitosamente la stagione mentre in vista della prossima si susseguono i rumor sui papabili a sostituire Walton.

Reduce da quattro sconfitte consecutive, la franchigia della capitale ha già premuto il pulsante reset cedendo alcuni contratti pesanti e sta sfruttando queste ultime gare per capire su chi puntare per la ricostruzione.

LeBron James and Lonzo Ball, Los Angeles Lakers vs Washington Wizards at Staples Center
LeBron James and Lonzo Ball, Los Angeles Lakers vs Washington Wizards at Staples Center (Jae C. Hong, AP Photo)

Il figlio di Bill, privo anche di Reggie Bullock e Mike Muscala conferma la lineup della vittoria contro i Kings: Rondo, KCP, LBJ, Kuz e McGee. Brooks non dispone da tempo di John Wall e Dwight Howard e risponde con Satoransky, Beal, Brown Jr, Ariza e Bryant.

Lakers-Wizards, avvio equilibrato

Nei primi minuti della gara, complice McGee, si mette subito in evidenza l’ex Thomas Bryant che, dopo aver schiacciato con veemenza il primo pallone giocato, segna dall’arco ed assiste Troy Brown Jr.

JaVale risponde approfittando della sua maggiore verticalità per catturare e convertire due rimbalzi offensivi. LeBron – dopo aver cercato i compagni nei primi possessi della gara – segna il layup e risponde al gioco di tre punti dell’altro ex, Trevor Ariza. 13-14 dopo cinque minuti di gioco.

James poi si procura un viaggio in lunetta ma sbaglia entrambi i liberi, tirando un clamoroso airball al primo tentativo. Ancora più incredibile l’errore di Rondo, che in transizione alza l’alley-oop al cronometro dei 24” piazzato sul canestro dei Wizards. 🤦🏾‍♂️

LBJ e Rajon lasciano il campo a Caruso e Lance, mentre per Washington entrano Portis e Parker.

L’attacco dei maghi viene monopolizzato da Beal che mostra tutto il suo arsenale offensivo segnando in penetrazione, con lo step-back e dalla lunetta. Alle giocate di Real Deal i gialloviola rispondono ancora con JaVale McGee.

L’ex Warriors prima stoppa Jeff Green lanciando la transizione di KCP, poi segna altre due volte convertendo i passaggi dei compagni. 23 pari con 2’53” da giocare nel quarto.

Dopo aver segnato due volte in transizione, Kentavious Caldwell-Pope realizza due triple mentre Green e compagni trovano il canestro solo dalla lunetta.

La frazione si chiude con un jumper di Lance Stephenson, a bersaglio dopo…

…aver letteralmente mandato al bar con il crossover lo stesso Jeff, 34-29.

Lakers-Wizards, LeBron scalda i motori

I lacustri allungano continuando a servire i lunghi nel pitturato, dopo McGee tocca a Moe Wagner schiacciare ben servito da Caruso. L’attacco californiano punisce la poco attenta difesa dei Wizards tagliando forte verso il canestro, soprattutto dal lato debole. Dopo il layup di Kuzma, inevitabile il timeout per coach Scott Brooks. 41-33 a 9’07” dall’intervallo lungo.

I maghi riducono le distanze con le triple di Chasson Randle e – dopo la terza bomba di KCP – le giocate di Bobby Portis, subito attivo sotto canestro. Il rientro viene però subito stoppato da Kyle Kuzma che dopo aver segnato quattro liberi colpisce da oltre i 7.25, 57-46 con 4’32” sul cronometro.

I Lakers non riescono a controllare i rimbalzi e concedono spazio a Jabari Parker, che trova due putback oltre a convertire un gioco da tre punti.

LeBron James – dopo un altro airball, questa volta dall’arco – prova a lasciare il segno sulla gara e dopo il jumper prima…

…chiude la transizione alla sua maniera, poi premia ancora un taglio di Kuz. 66-54 ad 1’34” dalla fine del tempo.

La schiacciata di Bryant ed il libero di Williams fissano il punteggio al rientro nelle locker room: 67-56.

Gara al momento caratterizzata dall’allegria delle difese, con tanti tiri non contestati e troppi rimbalzi offensivi concessi. Tipico di una sfida tra due franchigie che non hanno più nulla da chiedere alla stagione.

Lakers-Wizards, Beal prova a riaprire la gara

I gialloviola partono forte e dopo i liberi di McGee puniscono le perse dei Wizards con le triple di LeBron e Rajon Rondo. 75-58 e timeout per Brooks dopo neppure due minuti di gioco.

James è in controllo ed alterna conclusioni personali, segnando due jumper, a servizi per i compagni: McGee…

…schiaccia, Kuz e KCP sbagliano.

Non sbaglia Bradley Beal che sfrutta l’accoppiamento con Rondo per colpire due volte in poco più di venti secondi da tre, 70-83 con 7’14” da giocare, time per coach Luke Walton.

Il prodotto di Florida è immarcabile per gli esterni lacustri e segna ancora due volte oltre a convertire tre liberi. Per il #3, nonostante due liberi sbagliati, diciassette punti consecutivi.

Con LBJ in panca l’attacco lacustre si affida a KCP – a segno due volte dall’arco – ed alla transizione, anche perché tutte le altre soluzioni si tramutano in delle perse, ben otto. Lo stesso Pope, Lance e Rondo spingono e trovano la via del canestro, 95-79 con 1’43” da giocare nel quarto.

Il layup di Parker ed i liberi di Wagner chiudono la frazione, 97-83.

Lakers-Wizards, lacustri in controllo

Con Beal in panca, Washington si affida alle iniziative di Jordan McRae – oltre 30 di media con i Capital City Go-Go in G League – unico in grado di costruire buone soluzioni dal palleggio. Dopo la tripla di Alex Caruso, LeBron serve due volte Wagner e realizza il jumper del 106-91 con 7’49” da giocare nel quarto.

Rientra Bradley, subito a segno dalla lunetta, che con Tomas Satoransky prova a riportare sotto i Wizards. James prima di rientrare in panca segna e pesca McGee che…

…schiaccia il 110-98.

Il solito BB3 riporta i suoi sul -9 ma è il solo a trovare la via del canestro. Rondo lancia KCP in transizione, LBJ – rimesso da Walton – ragala la schiacciata a McGee. 119-114 a cento secondi dalla sirena e partita praticamente finita.

I coach svuotano le panche, Scott Machado completa il gioco da tre punti e, oltre a segnare i primi punti in gialloviola, fissa il punteggio finale: 124-106.

Lakers-Wizards, tre lacustri oltre i 20

LeBron dopo un brutto inizio di gara sale di giri e prende il controllo della gara. James in poco più di 32 minuti chiude con 23 punti, 7 rimbalzi e 14 assist con 11/20 al tiro (1/6 da tre) e due liberi sbagliati.

Impreciso Kuzma, che si è visto solo nella parte centrale del secondo quarto. Per Kyle 15+4 con 5/15 dal campo. Meno dannoso del solito Rondo (7+3+10) prontamente rimosso dalla copertura su Beal visti i disastrosi risultati.

Tra un’amnesia difensiva ed un goaltending continua il buon momento di McGee, autore di 20 punti con 9/11 al tiro. Per JaVale anche 15 rimbalzi e 4 stoppate. Come il bicampione NBA, bene – in vista della FA? – KCP che mette a referto 29 punti con 6/12 da tre.

Bene Lance (7+10+5) dalla panca, autore della play of the game alla fine dei primi dodici minuti di gioco. Discreto Wagner (11 con 4/5) che perde qualche possesso di troppo. Solita dose di grinta ed energia per Caruso e Williams. Primo canestro con i Lakers per Machado.

Lance Stephenson and Jeff Green, Los Angeles Lakers vs Washington Wizards at Staples Center
Lance Stephenson and Jeff Green, Los Angeles Lakers vs Washington Wizards at Staples Center (Yong Teck Lim, Getty Images)

Troppo solo Beal (32+5 con 10/19 dal campo) per poter provare ad impensierire LBJ e compagni. Con Bradley gli unici in doppia cifra sono Parker (18) e Portis (10+7+4) dalla panca. Poco brillante al tiro Satoransky (8+5+11 con 4/10). Dopo un buon avvio si spegne Bryant, mentre Ariza si vede per meno di sette minuti.

Box Score su NBA.com

Lakers-Wizards, Walton su Lance e Rondo

-8. La fine della stagione è sempre più vicina.

Come le altre di questo periodo, gara che non lascia spunti ed è buona soltanto per concludere dignitosamente la stagione. I lacustri sono stati in controllo praticamente dell’inizio ed hanno vinto tutte e quattro le frazioni.

Walton ha fine gara ha parlato sia del canestro di Lance che di Rondo:

<Sono felice che Lance abbia segnato, capisco che gli altri abbiano apprezzato, ma si tratta comunque di un canestro. […] Mi ha impressionato di più come è andato a rimbalzo, piuttosto che quella giocata.>

<A Rajon ho chiesto di fare più passaggi al petto che schiacciati, tutto qua.>

Back-to-back per i Los Angeles Lakers, che tornano in campo domani notte – 00:00 italiane – per affrontare alla Vivint Smart Home Arena gli Utah Jazz.

Wizards, Jabari Parker vale una riconferma? Beal: “Potrà esserci utile”

Il mercato NBA di febbraio è servito agli Washington Wizards per fare chiarezza, alleggerire un monte salari oberato da contratti pesanti, e per portare nella capitale talento e forze fresche.

L’arrivo via Chicago di Jabari Parker e Bobby Portis non è servito a Bradley Beal e compagni per centrare una qualificazione ai playoffs in una stagione difficile sin dall’inizio, e complicata ulteriormente dagli infortuni di Dwight Howard prima e di John Wall poi.

Fallito l’ingresso nella post-season per la sola seconda volta nelle ultime cinque stagioni, l’obiettivo dichiarato del proprietario Ted Leonsis è quello di una rapida “ristrutturazione” della squadra attuale. Nei piani di Mr Leonsis, la parola “ricostruzione” non compare, non almeno in questa fase. La presenza di una star conclamata come Beal (sotto contratto per le prossime due stagioni), rappresenta un punto d’appoggio saldo per risollevare da subito le sorti della squadra.

Il front office degli Wizards, guidato dallo storico GM Ernie Grunfled, sara chiamato in estate a scelte importanti, riguardanti la free agency di Tomas Satoranky, Bobby Portis e Thomas Bryant, e la team option prevista sul secondo ano di contratto per Jabari Parker.

Satoransky e Bryant sono state le due note positive della brutta stagione nella capitale. I due giovani si sono rivelati giocatori di ruolo affidabili e di valore.

Bobby Portis, giocatore prezioso e con capacità di aprire il campo, ha fornito numeri solidi nelle 19 partite sinora disputate in maglia Wizards.

Bradley Beal: “Jabari Parker giocatore versatile, ci sarà utile”

Più complesso il discorso relativo a Jabari Parker. L’ex giocatore dei Milwaukee Bucks è titolare di un biennale da circa 40 milioni di dollari, in scadenza nel 2020. Al pari di Portis, Parker ha garantito solidità e punti a coach Scott Brooks, e si è guadagnato un attestato di stima dalla star della squadra, Bradley Beal:

Mi piace tantissimo come giocatore. Jabari è versatile, può giocare spalle a canestro, da esterno… lo si può mettere ovunque in campo, mi è piaciuto tantissimo giocare con lui e credo che Jabari possa essere un pezzo importante del nostro futuro

Parole riprese da coach Brooks: “Credo che Parker non abbia ancora raggiunto il massimo del suo potenziale. Il suo impegno e la sua dedizione qui con noi sono stati impeccabili, non vedo in lui necessariamente un centro, o un’ala. E’ un giocatore versatile, può coprire qualunque posizione“.

La versatilità di Jabari Parker, reduce da due gravi infortuni alle ginocchia nonostante la giovane età, è stata però nei primi anni di carriera perlopiù un ostacolo.

L’esplosione di un altro atipico come Giannis Antetokounmpo ha rapidamente allontanato Parker da Milwaukee. Dopo un inizio incoraggiante a Chicago, l’avvicendamento Fred Hoiberg-Jim Boylen, rigido allenatore di scuola Spurs, ha spinto l’ex Duke Blue Devils ai margini delle rotazioni, prima della trade che lo ha portato a Washington.

Gli Wizards dovranno decidere se esercitare l’opzione sul secondo anno di contratto di Parker, consci del fatto che tale mossa non permetterebbe a Washington di trattenere il terzetto Satoransky, Bryant e Portis.

Three Points – Clippers, i nuovi padroni di Los Angeles

Mentre sui campi NBA parte lo sprint finale verso i playoff, a fare notizia negli ultimi giorni sono stati alcuni episodi che poco hanno a che vedere con il parquet. A Salt Lake City è andato in scena uno spiacevole confronto tra Russell Westbrook e un tifoso degli Utah Jazz: agli insulti di stampo razzista di quest’ultimo, ‘Russ’ ha risposto con delle presunte minacce che gli sono costate venticinquemila dollari di multa e, a quanto pare, una citazione in giudizio. Il tifoso è stato invece bandito a vita dalla Vivint Smart Home Arena, con il condivisibile intento da parte dei Jazz di lanciare un forte messaggio agli aspiranti seguaci. Un altro fan, stavolta a New York, si è reso protagonista dell’ennesima contestazione nei confronti del proprietario dei Knicks, James Dolan. Dopo avergli intimato di vendere la franchigia, il sovversivo supporter è stato scortato all’uscita dalla security. All’interno del rettangolo di gioco, le cose hanno rischiato di mettersi estremamente male in quel di Cleveland, quando Serge Ibaka dei Toronto Raptors ha sfiorato con un gancio destro il volto di Marquese Chriss dei Cavaliers. Il congolese se l’è cavata con appena tre partite di sospensione, ma le conseguenze avrebbero potuto essere ben più gravi, sopratutto per l’incolumità di Chriss. L’accaduto ha riportato alla mente la pericolosa deriva raggiunta negli Anni ’70, culminata con il pugno di Kermit Washington che quasi uccise Rudy Tomjanovich. Per fortuna, quest’ultima parte di regular season sta offrendo spunti ben più interessanti; andiamo ad analizzarne alcuni nella nuova edizione di ‘Three Points’!

 

1 – Clippers, i nuovi padroni di Los Angeles

Lou Williams e Danilo Gallinari stanno trascinando i Los Angeles Clippers ai playoff
Lou Williams e Danilo Gallinari stanno trascinando i Los Angeles Clippers ai playoff

I Clippers sono la migliore squadra di Los Angeles. Fino a dieci anni fa, un’affermazione del genere avrebbe comportato come minimo una risata di scherno, come massimo un TSO. Invece, da parecchio tempo questo assunto rappresenta perfettamente la realtà. Mentre i Lakers sono sprofondati in un abisso da cui non sono riemersi nemmeno con l’arrivo di LeBron James, quelli che una volta erano i loro ‘cugini poveri’ sono diventati una certezza, nell’agguerrita Western Conference.

Gli anni di ‘Lob City’ non hanno portato alcun titolo, nemmeno una finale di Conference, ma hanno dato rilevanza a una franchigia che ora non ha alcuna intenzione di tornare nel dimenticatoio. Quando era ormai chiaro che quel ciclo fosse prossimo alla conclusione, la dirigenza si è fatta trovare pronta a voltare pagina. L’arrivo in società di Jerry West (nel non meglio precisato ruolo di “executive board member”) ha dato il via a una serie di manovre inizialmente criticate, ma che a lungo andare potrebbero pagare cospicui dividendi. L’addio di Chris Paul, possibile preambolo per il più classico dei rebuilding, ha invece inaugurato un’epoca che potrebbe portare la franchigia a traguardi mai raggiunti. In cambio di CP3, ceduto tramite sign-and-trade, sono arrivati da Houston una prima scelta futura, soldi e sette giocatori, tra cui Lou Williams (da pochi giorni recordman NBA per punti segnati partendo dalla panchina), Montrezl Harrell e Patrick Beverley. Proprio coloro che oggi stanno trascinando i Clippers ai playoff. Quei playoff che sembravano preclusi dopo le recenti manovre di mercato, quei playoff che i più blasonati Lakers guarderanno ancora una volta in televisione.

Il primo anno ‘post-Lob City’ non è andato benissimo. Pur con un record vincente (42 vittorie e 40 sconfitte), i Clippers sono rimasti fuori dalle prime otto, complici i numerosi infortuni che hanno decimato il roster. A stagione in corso, però, West e soci hanno messo a segno un’altra mossa controversa, ma lungimirante. Blake Griffin, il giocatore che nel 2009 aveva dato una svolta alla storia della franchigia, è stato infatti spedito ai Detroit Pistons. Pochi mesi prima, aveva firmato un sontuoso rinnovo contrattuale da 173 milioni di dollari in cinque anni. Mandandolo a Detroit, i Clippers hanno preso tre piccioni con la stessa fava: hanno chiuso definitivamente il capitolo ‘Lob City’, hanno alleggerito sensibilmente il monte salari e hanno ottenuto in cambio due scelte, più Avery Bradley, Boban Marjanovic e Tobias Harris. Dai medesimi presupposti è partito lo scambio che, lo scorso febbraio, ha coinvolto lo stesso Harris, finito (sempre in coppia con Marjanovic) ai Philadelphia 76ers in cambio di una moltitudine di scelte future e un pacchetto di giocatori comprendente Landry Shamet, assoluta rivelazione dell’ultimo draft. Seguendo questa logica, è facile pensare che il prossimo ad essere ‘sacrificato’ sarà Danilo Gallinari. Con le partenze di Griffin prima e di Harris poi, il Gallo è diventato il leader del quintetto di Doc Rivers. Finalmente libero dai gravi infortuni che ne hanno condizionato la carriera, sta giocando la sua miglior pallacanestro in questo 2018/19. I piani dei Clippers, però, sembrano troppo grandi per poter fare di lui l’uomo-franchigia anche in futuro.

Già, perchè se il presente è piuttosto brillante, è il domani a stuzzicare maggiormente le fantasie dei tifosi. Il vortice di operazioni di cui sopra ha liberato lo spazio salariale necessario per poter aggiungere due giocatori di grosso calibro, da inseguire in una free-agency piuttosto ricca (Kevin Durant e Kawhi Leonard i nomi più altisonanti). Spazio che aumenterebbe ulteriormente ‘scaricando’ i 22 milioni che spettano a Gallinari nel suo ultimo anno di contratto. A differenza di concorrenti come i New York Knicks o come gli stessi Lakers, i Clippers potranno offrire ai ‘corteggiati’ un contesto già competitivo, con un supporting cast di ottimo livello (Williams e Harrell su tutti, ma anche i giovani Shamet e Ivica Zubac e il giovanissimo Shai Gilgeous-Alexander, uno dei migliori rookie della stagione) e, soprattutto, un front-office dalle idee piuttosto chiare. Se consideriamo che le numerose scelte ai prossimi draft potrebbero anche essere utilizzate come asset per uno scambio importante (soffiare Anthony Davis ai gialloviola sarebbe il capolavoro definitivo), abbiamo ottimi motivi per tenere gli occhi bene aperti su questi Clippers, i nuovi padroni di Los Angeles.

 

2 – La battaglia per la Terra di Mezzo

Andre Drummond (Pistons, a sinistra) e Kemba Walker (Hornets)
Andre Drummond (Pistons, a sinistra) e Kemba Walker (Hornets)

Mentre nella Western Conference i biglietti per i playoff sembrano ormai tutti assegnati, a Est si dovranno attendere le ultime partite per avere il quadro completo delle partecipanti. Ai piani alti non ci dovrebbero essere sorprese: Milwaukee Bucks e Toronto Raptors sono irraggiungibili, Philadelphia 76ers, Indiana Pacers e Boston Celtics dovranno semplicemente mettersi in fila puntando al fattore campo. La vera bagarre si trova nella ‘Terra di Mezzo’, quel girone dantesco (sei vittorie separano la sesta e l’undicesima del tabellone) popolato da squadre per cui qualificarsi o meno alla post-season potrebbe rappresentare una svolta cruciale, in un senso o nell’altro. Un ‘gruppone’ di franchigie impantanate da anni in una fase di stallo da cui sembra difficile uscire; quando va bene si arriva settimi/ottavi e si viene eliminati al primo turno, quando va male noni/decimi e si parte per le vacanze. La causa di questo impasse è per tutte la stessa: un monte salari intasato da contratti esagerati, concessi a giocatori inadatti sia per puntare al titolo, che per ‘tankare’. Ecco allora un ‘magico’ quartetto: Detroit Pistons e Miami Heat sono al momento fra le prime otto, mentre Charlotte Hornets e Washington Wizards, oggi, sarebbero escluse dai giochi.

I Pistons, tra le squadre più in forma dell’ultimo periodo, sono riusciti a ottenere un discreto vantaggio sulle inseguitrici. Merito di uno splendido Blake Griffin, giocatore sempre più completo col passare degli anni e tornato meritatamente all’All-Star Game, e di Andre Drummond, definibile senza timore di smentite il miglior rimbalzista di questo decennio (i suoi 13.6 rimbalzi in carriera sono la nona media all-time in NBA) e finalmente costante anche in fase realizzativa (non aveva mai raggiunto i 17.5 punti di media con cui viaggia in questo 2018/19), ma anche di un Reggie Jackson in crescita (pur con la solita incostanza). La notizia migliore per coach Dwane Casey è la visibile riduzione dei possessi in isolamento per Griffin, una strategia che, a inizio stagione, stava rendendo il gioco dei Pistons una sorta di ‘hero-ball’. Qualora Detroit riuscisse a mantenersi su questi livelli fino ai playoff, eliminarla al primo turno sarà più complicato del previsto.
Miami accompagnerà verso la pensione un Dwyane Wade ancora in grande spolvero (ha le migliori cifre, per punti e minutaggio, dai tempi di Chicago) con l’ultima apparizione in post-season della sua carriera. Il fatto che il trentasettenne, una volta soprannominato ‘Flash’, sia il secondo miglior realizzatore di squadra e il quarto per minuti giocati è però una pessima notizia per coach Erik Spoelstra, e mette in luce gli enormi limiti di questa versione degli Heat. Per diversi motivi, nemmeno uno tra Goran Dragic, Hassan Whiteside e Dion Waiters si è dimostrato all’altezza di poter guidare la squadra, compito a loro richiesto dagli onerosi contratti. Anche giocatori come James Johnson, Kelly Olynyk e Justise Winslow sono a libro paga per cifre impegnative e a lungo termine, eppure non hanno mai espresso fino in fondo il loro potenziale (soprattutto Winslow). Gli unici barlumi di speranza per il futuro, nel roster attuale, sono riposti nei giovani Derrick Jones Jr. e Bam Adebayo, che in ogni caso non promettono di diventare i nuovi Kobe e Shaq. La sensazione è che l’imminente viaggio ai playoff rappresenti un crocevia importante: l’anno prossimo, senza più Wade e con molti ‘contrattoni’ in scadenza, potrebbe finalmente iniziare la vera ricostruzione.

Se Pistons e Heat, nella loro mediocrità, sono comunque le favorite per qualificarsi alla post-season, il cielo sopra Washington e Charlotte rischia di farsi estremamente nuvoloso. Gli Wizards hanno rinunciato al rebuilding per inseguire un improbabile ottavo posto, obiettivo che a breve sfuggirà matematicamente. In più si ritrovano con John Wall, titolare di un mostruoso contratto da 170 milioni di dollari con scadenza nel 2023, che rientrerà da un infortunio al piede solo a 2020 inoltrato. L’effettiva impossibilità di scambiarlo è un macigno enorme sul futuro della franchigia, che rischierebbe di rimanere nel ‘limbo’ anche qualora dovesse cedere Bradley Beal, l’altra stella del roster.
Gli Hornets di Michael Jordan, altri ‘specialisti’ nel regalare contratti folli (nel 2020 spenderanno circa 86 milioni per Nicolas Batum, Bismack Biyombo, Marvin Williams, Cody Zeller e Michael Kidd-Gilchrist), hanno un motivo in più per preoccuparsi: a luglio, Kemba Walker sarà free-agent. Il desiderio di giocare finalmente in un contesto vincente avrebbe potuto ingolosirlo anche in caso di qualificazione ai playoff (al di là delle inevitabili dichiarazioni d’amore per l’ambiente), figuriamoci dopo l’ennesima esclusione, in quella che è indubbiamente la miglior stagione della sua carriera (giustamente premiata con la partenza in quintetto all’All-Star Game casalingo).

All’interno di questa ‘bolgia infernale’ meritano una distinzione Orlando Magic e Brookyln Nets. I primi sono a tutti gli effetti in una fase di stallo, ma la giovane età media e il monte salari non esagerato lasciano comunque margini di crescita. Brooklyn, invece, sembra pronta per spiccare il volo. Dopo gli anni tremendi seguiti all’infausta trade per Kevin Garnett e Paul Pierce, il certosino lavoro del general manager Sean Marks e di coach Kenny Atkinson ha dato vita a un progetto tecnico interessante e di prospettiva. Un contesto che, unito al notevole spazio salariale a disposizione, rende i Nets una meta potenzialmente appetibile per qualsiasi free-agent. Torniamo dunque al discorso fatto in apertura per Clippers e Lakers: e se fossero i Nets i nuovi padroni di New York?

 

3 – Cronache da Rip City

Damian Lillard (#0) e C.J. McCollum, i due leader dei Blazers
Damian Lillard (#0) e C.J. McCollum, i due leader dei Blazers

All’estremo angolo nord-ovest della ‘Terra di Mezzo’ troviamo i Portland Trail Blazers. Dal secondo anno in Oregon di Damian Lillard in avanti, i playoff sono diventati per loro un appuntamento fisso. Purtroppo, lo sono diventate anche le eliminazioni precoci. Per diversi motivi, gli uomini di Terry Stotts non sono mai riusciti a fare strada in post-season; per ben tre volte hanno trovato sulla loro strada i futuri finalisti (gli Spurs nel 2014, gli Warriors nel 2016 e 2017), Nel 2015, i Grizzlies erano un ‘gruppo in missione’, mentre i Pelicans l’anno scorso hanno disputato la serie perfetta. Prima del recente ‘cappotto’, però, qualcosa sembrava cambiato per davvero, e questo 2018/19 sta confermando che il terzo posto della passata stagione non è stato un caso: i Blazers sono una solida realtà.

Lillard e compagni hanno tenuto un ritmo di marcia costante, che ha permesso loro di mettere presto in cassaforte l’ennesimo biglietto per i playoff. ‘Dame’ si è mantenuto grossomodo sugli stessi livelli di eccellenza del 2017/18, quando è stato incluso nel primo quintetto All-NBA. Rendimento pressoché invariato anche per il fido ‘scudiero’ C.J. McCollum, che probabilmente a Est avrebbe già disputato qualche All-Star Game, mentre Jusuf Nurkic, piacevole sorpresa della scorsa stagione, è ulteriormente cresciuto, legittimandosi come ‘terzo violino’ ideale. Il più grande merito di questi Blazers, però, è stato quello di mettere finalmente un po’ di ‘carne’ intorno all’ossatura storica. Parte dell’aiuto è arrivato dall’esplosione di Jake Layman (7.9 punti e 18.7 minuti di media nel 2018/19, contro gli 1.6 punti in 5.8 minuti delle prime due stagioni NBA), ma la scossa più forte è arrivata intorno alla trade deadline, quando la dirigenza ha messo a segno due importanti colpi: dai Cleveland Cavaliers è giunto Rodney Hood, mentre dal mercato dei buyout è stato ingaggiato Enes Kanter. Entrambi affidabili fonti di produzione offensiva in uscita dalla panchina, ed entrambi in scadenza di contratto. Una situazione che può portare solo benefici: dopo le amare esperienze con Cavs e Knicks, i due avranno un’importante occasione per guadagnare visibilità, mentre Portland non avrà ulteriori ‘elefanti’ ad intasare un salary cap già al collasso da anni. I nuovi innesti, la crescita di Nurkic e la conferma ad alti livelli di uno dei migliori backcourt NBA fanno sì che nella ‘Rip City’ soffi un vento di ottimismo. I Blazers, dopo un’altra, ottima regular season, hanno ciò che serve per tentare un viaggio ai playoff più lungo del solito.
D’altro canto, l’ennesima delusione potrebbe avere conseguenze nefaste. La complicata condizione salariale non lascia particolari margini di manovra per eventuali rinforzi estivi. Anche nel 2020, quando i pesanti contratti di Evan Turner, Moe Harkless e Meyers Leonard andranno finalmente in scadenza, la franchigia dovrà fare i conti con un altro, annoso problema: il fatto di trovarsi lassù, fuori dalle rotte principali, contribuisce a rendere Portland una meta poco ambita dai grandi free-agent. Di solito, situazioni del genere portano a un brusco reset, che difficilmente sarà basato su un Damian Lillard ormai meritevole di ben altri contesti.

Towns, 40 punti e infortunio nella vittoria contro Washington

Karl-Anthony Towns continua ad incantare con prestazioni eccezionali dopo il suo rientro in campo a seguito dell’incidente stradale in cui ha rischiato la vita. Nella partita della scorsa notte tra Minnesota Timberwolves e Washington Wizards, il prodotto di Kentucky non si è fatto mancare nulla: 40 punti, 16 rimbalzi ma anche un infortunio nella vittoria ai supplementari della squadra di Minneapolis, la quinta consecutiva tra le mura amiche.

Coach Saunders ha potuto contare anche sul grande apporto di Derrick Rose, autore di 29 punti e di un canestro decisivo a 58.2 secondi dal termine, che ha indirizzato la partita verso il 135-130 finale.

Niente da fare per i Wizards, a cui non sono bastati i 27 punti di Trevor Ariza e soprattutto i 36 di Bradley Beal, che aveva spedito la gara all’overtime grazie ad una tripla sulla sirena. Bene anche Bobby Portis che ha messo a referto la sua nona partita stagionale da almeno 20 punti, realizzandone 21. Questa sconfitta condanna Washington a rimanere all’undicesimo posto nella Eastern Conference, con un record di 27-39.

Towns, 40 punti e infortunio: quanto starà fuori?

Karl-Anthony Towns, a causa di un infortunio al ginocchio subito nel quarto periodo, non ha potuto prendere parte ai tempi supplementari, da cui comunque la sua squadra è uscita vincitrice.

Non vi sono ancora notizie ufficiali riguardo l’entità del problema ma, secondo quanto dichiarato dall’head coach di Minnesota a fine gara, non dobrebbe trattarsi di nulla di serio. “Ha appena avuto delle valutazioni iniziali, ma non ci sono informazioni al momento ‘‘, ha aggiunto Saunders.

 

Stevens soddisfatto: “La difesa dei Celtics ha deciso la partita”

Brad Stevens

I Boston Celtics sono tornati alla vittoria. Questa notte, contro i Washington Wizards, rivali di sempre, i biancoverdi sono riusciti a interrompere la striscia di 4 sconfitte consecutive, vincendo per 107-96. Partita in bilico fino al quarto quarto, dopo un grande inizio della squadra di Brad Stevens. Nel secondo quarto Beal e compagni hanno ricucito lo strappo, e il terzo è stato equilibrato. Nell’ultima frazione Boston ha aumentato il livello difensivo, concedendo solo 15 punti agli ospiti e provocandogli 7 palle perse.

Doppia doppia per Kyrie Irving (13 punti e 12 rimbalzi), e buona prova di Marcus Morris (17 punti però con 3/11 da 3, e 9 rimbalzi). Il migliore dei Celtics è stato però Al Horford, con 18 punti (7/11 dal campo) e 6 rimbalzi. Dall’altre parte, solita bella partita di Beal (29 punti e 11 assist) e buone prova anche di Green e Satoransky (15 punti a testa).

Le dichiarazioni di Smart e Stevens

Finalmente serene le dichiarazioni dei protagonisti in maglia biancoverde. Ecco le parole di Marcus Smart a fine partita:

Stanotte è stato bello per tutti. Abbiamo attacco bene e abbiamo difeso bene. Abbiamo fatto le giocate tutte nel modo giusto

Soddisfatto anche coach Stevens, che ha evitato la quinta sconfitta di fila (che non accade da più di 4 anni):

La nostra difesa ha deciso la gara, sono molto contento di questo.

Bradley Beal giura fedeltà ai Wizards: “Morirò con questa maglia”

Bradley-Beal-mercato

Bradley Beal e il suo futuro con i Washington Wizards sono stati argomenti molto spesso al centro dell’attenzione cestistica statunitense e non. Beal è stato spesso menzionato tra i candidati nelle potenziali trade della franchigia della capitale, e spesso sono sorti dei fraintendimenti.

 

Tutto è iniziato con il pessimo inizio di stagione degli Wizards, 8 sconfitte di fila all’esordio e i buoni propositi di stagione già falliti. Inoltre, oltre alla già pessima situazione di risultati, si uniscono infortuni a vari membri del team. John Wall in primis, che dopo essersi operato al tallone, si rompe il tendine d’Achille cadendo dalle scale di casa. Dopodiché è toccato a Dwight Howard, tormentato dai problemi alla schiena. Ciò ha portato il presidente della società a mettere tutti i componenti della squadra sul mercato, e a chiudere diverse trade a febbraio.

 

Anche Bradley Beal è stato accostato ad alcune squadre, Los Angeles Lakers e Toronto Raptors in primis, ma dopo aver giurato più volte fedeltà alla maglia, Ted Leonsis lo ha tolto dal mercato. Inoltre Leonsis ha anche dichiarato che i due all-star della squadra non si sarebbero mossi dalla capitale, portando Beal ad affermare i suoi pensieri una volta di più.

 

Bradley Beal: “Morirò con la canotta degli Wizards

 

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“Sono diverso da molte persone, odio i cambiamenti. Ha detto Beal a Chris Haynes di Yahoo Sports. “Odio cambiare. Sai, odio tutto ciò, se potessi morirei con la canotta degli Wizards al 100%. Finché arriverà quel giorno, mi godrò il contratto giorno dopo giorno. Se la franchigia vuole tenermi, rimarrò, se non vogliono, è stato bello”.

 

Beal ha poi aggiunto che apprezza la lealtà perché è così che è stato cresciuto, e ha promesso di continuare a dare tutto per il suo club.

 

“Alla fine della giornata, sono qui.” Ha detto Beal.Non penso che andrò da qualche parte e me lo hanno chiarito, e finché arriverà il giorno che dovrò cambiare canotta, combatterò duramente per ottenere un anello“.