Devin Booker: quando il lavoro paga

Devin Booker

Devin Booker: quando il lavoro paga

“The future is bright”. Sono queste le parole che molti giornalisti pronunciano subito dopo che un giovane giocatore viene scelto al draft. Certo, non sempre le cose vanno come ci si aspettava. Ci sono storie, però, che nascono nel pieno anonimato: storie di campioni diversamente baciati dalla mano divina. Giocatori che, prima di arrivare, hanno lavorato e sofferto per migliorarsi sempre di più. Uno di questi lavoratori instancabili è il capofila dei Phoenix Suns: Devin Booker.

Phoenix Suns

Devin Booker durante la serata famigerata dei 70 punti messi a segno contro i Boston Celtics.

La sua giovane carriera sembra essere una parabola in crescita esponenziale, nonostante all’inizio fece il suo ingresso tra i grandi in sordina. Devin Booker fu selezionato nel 2015, con la tredicesima scelta assoluta, dal team dell’Arizona. La sua precoce scalata verso il professionismo non ha mai convinto gli addetti ai lavori. L’anno al college, in cui si dichiarò eleggibile non fu strabiliante: il talentino dei Kentucky Wildcats infatti non superò la soglia dei 10 punti di media. In molti lo definirono come una guardia dalla mano fredda…

Il periodo di adattamento per Devin fu molto breve: nonostante fosse un rookie, il suo minutaggio fu abbastanza alto. Devin Booker curò molto i fondamentali, a partire dalla fase di palleggio. Si dimostrò, fin da subito, adatto a svolgere tutte le mansioni che spettano ad una guardia. Concluse il suo primo anno da pro con quasi 13 punti di media, guadagnandosi l’accesso nell’ All-Rookie First Team.

Nonostante questo, la critica sparava a salve contro la giovane guardia, dicendo che non era ancora pronto per fare il salto di qualità da titolare. Booker venne piazzato stabilmente in quintetto con Eric Bledsoe a fianco e iniziò così a mostrare le sue enormi doti da realizzatore. A soli 20 anni e 145 giorni, diviene il più giovane di sempre a segnare 70 punti in un match, timbrando la decima prestazione di sempre in NBA. Contro i Boston Celtics, a fine stagione: per molti sembrò un disegno già preimpostato. Oltre al super record del TD Garden, la stagione 2016-2017 consacrò Devin Booker come una tra le migliori 10 guardie della lega. 22 punti di media e poco più di 3 assist, per ammutolire tutti e dimostrare che il lavoro di un’estate intera aveva dato i suoi frutti.

L’inizio dell’annata corrente non fa che cavalcare l’onda crescente della sua giovanissima carriera. Devin Booker non è più una meteora ma una solida realtà. Tutti i tifosi Suns sperano in una nuova era Nash-Stoudemire come negli albori degli anni 2000. La base del progetto è oramai costituita da questo ragazzo, anzi, da quest’uomo qua. Il suo gioco è ancora in evoluzione: il classe 1996 è un fine realizzatore capace di muoversi in maniera sublime senza palla, brutale assassino nel clutch time e può vantare una grande lettura delle situazioni chiave della gara. Lavori in corso sempre aperti per migliorare visione di gioco e copertura del campo. I primi step si notano già da quest’anno, anche sul tiro dall’arco. Non a caso, Booker è uno dei pochi titolari NBA che ha migliorato tutte le statistiche della passata stagione, finora. Il piccolo problema all’adduttore ha frenato la sua marcia nel mese di dicembre, dopo aver stampato il season-high di 46 punti nella vittoria contro Philadelphia.

Booker di tanto in tanto lascia l’incombenza ai compagni.

La shooting guard di Phoenix continua a percorrere la sua strada ad alti ritmi. Una progressione interessante verso un buon finale di stagione, dove di solito aumenta ancor di più i giri del motore. In Arizona, intanto,  si sfregano le mani…

Pierluigi Ninni
pier-juve96ma@hotmail.it

Ho 21 anni e sono uno studente universitario. Tifoso dei Cavs e della New Basket Brindisi.

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