La ‘misura’ di un campione

Drazen Petrovic e Michael Jordan

In maniera troppo brusca e decisamente troppo repentina quello che tutti definiscono il Mozart della palla a spicchi ha lasciato il mondo terreno, anche se le sue melodie eleganti, dolci e allo stesso tempo letali riecheggiano ancora oggi e riecheggeranno per sempre: Drazen Petrovic, una leggenda senza tempo scomparsa prematuramente ma rimasta ben impressa nell’immaginario collettivo della NBA e del basket internazionale.

Drazen Petrovic a duello con John Starks.
Drazen Petrovic a duello con John Starks.

Guardia tiratrice pura, chirurgica nel tiro e dotata di un killer instinct da chi in campo non guarda mai in faccia nessuno, Petrovic ha prima scritto importantissime pagine della pallacanestro europeo a suon di canestri (si ricorda una sua partita nel campionato jugoslavo da 112 punti), conquistando trofei in patria, in Spagna (col Real Madrid) e nel Vecchio Continente. Nella lega a stelle e strisce ha fatto il suo approdo nel 1989 ai Portland Trail Blazers prima e ai New Jersey Nets poi, dove si consacra: il suo minutaggio aumenta, le sue percentuali pure, così come il suo livello di gioco. Rimasta nella storia una partita contro gli Houston Rockets dove, prima di calcare il parquet, la guardia dei texani Vernon Maxwell dichiarò che doveva “ancora nascere un europeo bianco che mi faccia il c..o”. Ebbene, il diavolo di Sebenico rispose dal campo con 44 punti.

La sua carriera, che stava per raggiungere l‘ascesa definitiva, si interruppe con quel maledetto incidente stradale avvenuto a Denkerdorf, dopo una partita con la sua amata nazionale croata. Aveva solo 28 anni. Un lutto che ha colpito il cuore di tutti, che ha lasciato un vuoto incolmabile, non solo dal punto di vista umano, ma anche da quello sportivo, perchè chissà cosa Drazen avrebbe combinato se avesse potuto continuare a giocare proprio quando aveva toccato il suo massimo potenziale.

E proprio un particolare aneddoto riguardante un’amichevole disputata tra la Croazia e l’Italia fa capire quanto Petrovic sia stato un cestista amante dell’etica del lavoro e attento ad ogni dettaglio. Il giornalista Sergio Tavcar nel suo libro  ‘La Jugoslavia, il basket e un telecronista’ ha raccontato:

Poco prima della sua morte, amichevole a Trieste fra Croazia e Italia. Petrovic sbaglia tiri che di solito mette con percentuali clamorose, ma non si scoraggia e continua a tirare. E a sbagliare. Durante un time out invece di ascoltare l’allenatore va sotto il canestro e lo osserva con attenzione. “Arbitro, il ferro è spostato di qualche centimetro. Va messo a posto!”. Viene fatta la misurazione ed in effetti il ferro non è ben posizionato. L’aneddoto si conclude con Drazen che nel canestro ‘corretto’ inizia a segnare senza fermarsi più.

Un campione carismatico, imperturbabile, meticoloso: questo era Drazen Petrovic.