NBA FINALS, una gara-1 bollente…

E’ difficile rimanere lucidi e imparziali quando in una delle due squadre che si giocano il titolo NBA è presente, per la prima volta nella storia, un giocatore italiano. E’ molto più facile farsi prendere dall’emotività e patriottismo perdendo di vista l’aspetto tecnico tattico della gara. Ammetto che ieri notte queste emozioni mi hanno, a tratti, impedito di vedere con il giusto occhio neutrale quello che stava succedendo in campo, ma adesso, nel provare a raccontare la partita proverò ad essere sopra le parti nel miglior modo possibile.

“Beat the Heat” assume sicuramente un nuovo significato da queste NBA Finals 2014. La rottura dell’impianto di condizionamento dell’AT&T Center ha reso lo stesso una sauna a cui i giocatori NBA non sono abituati a giocare. I 33 gradi con una percentuale di umidità elevatissima hanno fermato LeBron James per crampi. Ma non hanno fermato i San Antonio Spurs e Tim Duncan autore dell’ennesima doppia-doppia in carriera con 21 punti (9/10 dal campo) e 10 rimbalzi. Il risultato di 110-95, alla fine risulta essere quasi bugiardo. La partita è rimasta in equilibrio per 46 minuti su 48, con diversi cambi di leadership. Popovich parte con il classico quintetto con Splitter da centro e Duncan da “quattro”, ma i problemi contro i “cinque fuori” degli Heat sono subito evidenti. Spoelstra mette Bosh in angolo e apre il campo. E’ chiaro fin dall’inizio che Popovich deve cambiare perché il brasiliano fa fatica ad uscire negli angoli per chiudere i tiri dell’ex Toronto Raptors. Non passa molto dall’entrata in campo di Diaw e Ginobili che spaccano subito la partita. Il primo risulterà poi averla dominata con appena 2 punti a referto, ma 10 rimbalzi e 6 assist, ma il dato più eclatante è il Net Rating, ovvero un plus/minus più complesso che calcola la differenza punti per 100 possessi, dove il francese risulta essere il primo dei suoi con un +44.9!! Con lui sul parquet gli Spurs segnano ben 133.9 punti per 100 possessi. Per l’argentino ci sono 16 punti e 11 assist con un NetRating di +35.5 punti. Splitter, Parker e Green sono anche loro in doppia cifra per punti e nonostante le 22(!!!) palle perse, gli Spurs riescono a tirare con il 58.8% dal campo e il 52% da tre. Sebbene i due X-factors, Leonard e Green, abbiano un misero 0/4 dal campo nel primo tempo, San Antonio riesce ad andare negli spogliatoi a fine primo tempo avanti 54-49, questo grazie anche agli 8 punti ( due liberi e due canestri da tre) del nostro Marco Belinelli. Nella prima frazione si va al ritmo degli Spurs, che riescono a giocare la loro pallacanestro, e come previsto, gli Heat ne soffrono perché non sono abituati a giocare contro squadre con quelle spaziature e quel movimento di palla. Mario Chalmers è disastroso, non riesce a stare in campo per problemi di falli. Cole non se la cava male, ma per impensierire i nero-argento ci va ben altro. Ginobili, Parker e Duncan hanno segnato o assistito in 16 dei 18 canestri dal campo di San Antonio. TD ha 15 punti ma è Manu che ha avuto il maggior impatto dalla panchina con 11 punti, 3 rimbalzi, 5 assist, 3 palle recuperate e un gran ritmo dato alla partita.

Nel terzo quarto le condizioni climatiche diventano quasi insostenibili. Si cominciano a vedere giocatori in panchina con borse di ghiaccio sulle spalle o asciugamani bagnati in testa. Il tutto ha del surreale per una finale del 2014. Lebron accusa il caldo e più volte chiede a Spoelsra di fermare la partita con timeout per recuperare un po’ le energie. Ne risente anche San Antonio che perde una miriade di palloni in attacco e segna soltanto 20 punti nel quarto, consentendo così a Miami di portarsi avanti 78-74. A questo punto i palloni persi dagli Spurs sono 20, già ben oltre la loro media dei playoffs che è di 12.2.

A inizio quarto quarto Duncan e compagni piazzano subito un parziale di 5-0, Spoelstra chiama timeout. e Lebron è palesemente stanco. Non l’ho mai visto in quelle condizioni da quando è nella Lega. Sembra quasi che abbia avuto un calo di pressione e sente dolore ai quadricipiti. A questo punto della gara, con un caldo soffocante, la disidratazione è altissima e i problemi muscolari sono dietro l’angolo. Gli Spurs non perdono più palloni e continuano a macinare gioco offensivo, e in difesa costringono Miami a palle perse o tiri forzati. Danny Green, che fino a quel momento era risultato un fantasma, segna una tripla dall’angolo che lo sblocca e da il via ad un altro canestro da tre ed una schiacciata in contropiede per un parziale di 8-0. James sente che la partita sta sfuggendo di mano ai suoi e rientra in campo dopo il timeout. Segna un canestro in entrata da campione ma subito dopo si ferma. Il quadricipite sinistro è diventato di pietra per i crampi. Lo portano in panchina i suoi compagni. Si teme anche il peggio perché non si capisce mai l’entità di un problema muscolare, e la paura che sia qualcosa di più grave di un crampo prende il sopravvento. Non rientrerà più sul parquet per gli ultimi 4’33”, dove gli Heat, evidentemente scossi ed incapaci di reagire agli avvenimenti restano in balia di San Antonio che mette a segno altre triple con Parker e Leonard e scappa via. Tutti sanno che la partita è ormai vinta dai texani e i pensieri sono tutti per James. Nessuno vorrebbe perderlo per tutta la serie, neanche gli Spurs, che sì vogliono battere Miami, ma la vogliono battere con il Re in campo e non fuori a guardare. Perché tra campioni veri c’è rispetto e soprattutto il gusto della vittoria ad armi pari è molto più dolce.

Per nbapassion.com

Alberto Vairo

Miami Heat-San Antonio Spurs: Recap Gara 1 Finals

Il momento tanto atteso è arrivato: le Finals NBA 2014 hanno preso il via questa notte, in Texas, a San Antonio, per il rematch delle finals dello scorso anno, quello di The Shot di Ray Allen, tra Miami Heat e San Antonio Spurs.

Miami Heat-San Antonio Spurs (Game 1)

Gara-1 tra gli Spurs e gli Heat è una sfida calda, anzi caldissima: la temperatura all’interno del palazzetto di San Antonio è bollente, circa 30 gradi che costringono i giocatori a sforzi sovraumani per finire la gara al meglio e Lebron ne saprà qualcosa a fine gara.

Dopo due quarti molto equilibrati, gli Heat prendono il largo a cavallo tra il terzo ed l’inizio dell’ultimo quarto: massimo vantaggio per la franchigia della Florida con un Chris Bosh, travestito da Ray Allen, con un gioco da quattro pazzesco da 86-79 (7 punti di vantaggio).
Ma gli Heat non hanno fatto i conti con Danny Grenn e le condizioni di James: i due momenti chiave della gara.

USP NBA: FINALS-MIAMI HEAT AT SAN ANTONIO SPURS S BKN USA TX

Prima di tutto Lebron James si accascia a terra per crampi:  Spoelstra lo fa sedere in panchina per precauzione.
Dopo alcuni minuti il Prescelto rientra, tocca 1 pallone e lo mette a canestro in isolamento contro Diaw ma sente ancora problemi e si ferma sulla linea di fondo, e verrà trascinato in panchina per gli ultimi minuti da Wade e Spoesltra.

2014 NBA Finals - Game One

L’altro momento chiave in negativo per gli Heat è la difesa pessima sul miglior tiratore da tre degli Spurs. Danny Green, dopo essere stato abulico per tutta gara-1, decide che è il momento di entrare in partita. Possesso palla Spurs, siamo sull’88-84 per gli Heat: Ginobili passa per Diaw, Wade in marcatura su Green sbaglia tutto e raddoppia su Duncan sotto canestro. Palla di Diaw per Green e boom: 88-87, gara riaperta completamente grazie a Danny che fino a quel momento aveva messo a referto soltanto 2 punti.
Ne farà 8 in 2 minuti portando gli Spurs sul 90-94 a 4:34 dalla fine!

Gli Heat proveranno a riportare su la testa, ma senza il Prescelto crollano sia fisicamente, che mentalmente: l’ultimo quarto dice 36-17, asfaltati gli Heat con un finale che non rispecchia però l’andamento di gran parte della gara.
95-110 il finale in Texas: gli Spurs guidano la serie sull’1-0, domenica gara-2 ancora in Texas, ancora a San Antonio.

Per NbaPassion.com,
@MarkTarantino89

Fonte Tribuna Italia

Gara 1 per scatti: ecco le migliori foto della sfida di San Antonio!

Vi presentiamo gli scatti migliori della gara della notte fra San Antonio Spurs e Miami Heat:

duo

Tim Duncan vs Lebron James: due divinità che si scontrano a San Antonio ancora in una gara di Finals!

Thiago Splitter NBA finals game 1

Thiago Splitter ed il suo fisico tutt’altro che invidiabile!

Wade game 1

Sangue freddo Wade contro la difesa di San Antonio!

Duncan vs Bosh game 1

Tim Duncan incontenibile sotto canestro!

Tony Parker Game 1

Tony Parker resta in campo tutta la gara, a dispetto delle sue condizioni tutt’altro che ottimali!

USP NBA: FINALS-MIAMI HEAT AT SAN ANTONIO SPURS S BKN USA TX

Lebron non ce la fa: il Prescelto lascia il campo per crampi!2014 NBA Finals - Game One

 

Non riesce a camminare the Kings e viene aiutato da Wade e Spoelstra a raggiungere la panchina!

2014 NBA Finals - Game One

Danny Green mette 8 punti (due triple ed una schiacciata) per chiudere i giochi e regalare gara-1 agli Spurs: prima dell’ultimo quarto era stato a dir poco abulico!

Per NbaPassion.com,
Marco Tarantino

 

San Antonio esulta, vittoria in gara1. RIVIVI IL LIVE!

spurs, heat, ginobili, parker, lebron jamesPREMERE F5 PER AGGIORNARE

Finisce qui. San Antonio vince una bellissima gara. Ottimo Belinelli, LeBron subisce un infortunio. Restate collegati su nbapassion.com per tutte le news, noi vi ri-aspettiamo per gara2!

LeBron direttamente negli spogliatoi, pesante infortunio!

PARKEEER! Bomba del francese! +10!

Gara riaperta: persa numero 23 di S.Antonio e bomba di Chalmers.

Ancora Danny Geen! +5!

Crampi per LeBron James!

Comunicato ufficiale: l’aria condizionata è ufficialmente rotta. Ambiente infernale a S.Antonio.

Si è svegliato Danny Green! 2/2 prima del canestro di Andersen e 90-90.

Temperatura elevatissima all’AT&TCenter. Fa moldo caldo in Texas.

Grandissima difesa per Miami: ennesimo recupero Heat. Tripla con fallo di Bosh, ospiti a +6.

Splitter continua a dominare il pitturato e tenere in vita gli Spurs. Quinto fallo per Mario Chalmers.

19 perse per i padroni di casa. Nell’ultima azione del periodo bomba di James e canestro di Splitter. Ultimo quarto che termina 78-74,

Continuano le perse degli Spurs: LeBron ne approfitta e fa +6.

Ancora Ray Allen! Schiacciata di He Got Game. Poi persa di S.Antonio, ma LeBron commette interferenza…. che partita!

Altro vantaggio Heat: dopo il ritorno di S.Antonio due entrate di Allen portano Miami al +2.

Cinque punti filati di Lewis portano Miami sul +3 ai -5′.

Tripla incredibile di LeBron James che riporta a +2 Miami! Duncan pareggia, timeout a 7′ dal termine.

Come nel primo quarto, Danny Green sbaglia il tiro. Termina 54-49 per gli ospiti il secondo quarto. A tra poco!

0/3 consecutivo da tre punti per Ray Allen.

Due giocate da campione di LeBron James: l’ex Cavs segna in entrata e l’azione successiva va in lunetta: 2/2 e -1.

Belinelliiii! Ancora l’italiano! Bomba! E sono ottooo!

Gara ad elastico: una allunga, l’altra recupera. Ora Spurs avanti 42-38.

Timeout in campo: torna l’inerzia per i campioni in carica, che con Wadee conducono 38-36. Tre falli per Mario Chalmers.

Ottimo avvio di Belinelli, a bersaglio con due liberi e una tripla.

Campo anche per Marco Belinelli.

Ritorno immediato degli Heat: due bombe di Cole e Allen riportano in parità la gara.

Ginobili, tra canestri e assist, ha portato alla causa gli ultimi 16 punti dei texani.

TERMINA QUI IL PRIMO QUARTO! Errore di Danny Green sul tiro finale. Ritmo molto alto, Spurs dinamici e attivi, Heat con un LeBron in penombra!

Mills! Bomba e +6!

Gran rientro dal timeout per gli ospiti: quattro punti consecutivi di Dwyane Wade e l’appoggio di LeBron James portano Maimi a +1.

Favoloso inizio degli Spurs: +5 ora, grazie agli otto punti di Tim Duncan.

Rovinosa persa degli Heat: sul ribaltamento di fronte bomba di Ginobili. Dall’altra parte replica Lewis. Dopo 7′ 15-13 Spurs.

Primo vantaggio Spurs, 10-9 dopo 5′ minuti. Grande ritmo in questo inizio.

Partiti!

Cari amici di Nbapassion.com, benvenuti alla diretta scritta di gara1 delle Finals NBA 2014. Dopo le vittorie in finale di conference contro Indiana e Oklahoma City, Heat e Spurs si ritrovano dopo la Finale 2013. Nella gara1 della passata stagione vinsero Parker&compagni, con una magia del francese. In più c’è Marco Belinelli, vera sorpresa della stagione. Tra poco live tutta la gara, dall’AT&T Center!

Verso le Finals – quanto conta il fattore campo?

Nella notte italiana, all’AT&T Center di San Antonio, si alzerà il sipario sulle NBA Finals 2014. Già, si parte dal Texas, e se come lo scorso anno dovessero servire sette gare, si concluderà ancora nello stato delle bistecche e del Rio Grande. La passata stagione, il calore dell’AmericanAirlines Arena fu decisivo per la vittoria finale degli Heat, ma quanto conta effettivamente il fattore campo?

Oklahoma City Thunder v San Antonio Spurs - Game Two

Siamo andati a selezionare le Finals 2013 e i playoff 2014, in particolare delle squadre interessate:

Finals 2013: Nelle prime due gare a Miami, gli Spurs fanno l’impresa e con un miracolo di Parker acciuffano gara1. Gara2 è già da “win or go home” per Miami, che batte Duncan&compagni. Si va in Texas, dove Danny Green e Gary Neal sono cecchini in gara3 e gara5, nelle quali i ragazzi di Gregg Popovich conquistano due vittorie. In mezzo Wade è super e i campioni espugnano il Texas. Il finale del copione è noto a tutti: Ray Allen decide gara6, LeBron gara7. Risultato: Una vittoria esterna a testa.

Playoff2014, San Antonio Spurs: Questa stagione gli Spurs hanno trovato difficoltà contro i Mavs, nel primo turno. Una vittoria e una sconfitta nelle prime due sfide casalinghe dell’AT&T Center, così come a Dallas. Da gara5 in poi, fattore campo rispettato fino alla gara7. Risultato: Una vittoria esterna a testa.
Nel secondo turno, strapazzati i Blazers, con una sola vittoria di Portland. Risultato: Una vittoria esterna per gli Spurs.
Nelle WCF fattore campo confermato fino a gara6, con Ginobili e compagni vincenti ad OKC. Risultato: Una vittoria esterna per gli Spurs.

Playoff2024, Miami Heat: Vittoria facile al primo turno per LeBron e compagni: contro Charlotte è 4-0. Risultato: Due vittorie esterne per Miami. 
Nel secondo turno facile 4-1 contro i Nets. TripleA inviolato per i campioni in carica, vincenti una volta a New York. Risultato: Una vittoria esterna per Miami.
AmericanAirlinesArena imbattuto anche nelle ECF: Gli Heat espugnano una volta, in gara2, Indianapolis, assicurandosi il fattore campo. Risultato: Una vittoria esterna per Miami.

Ricapitolando, lo scorso anno ci furono ben due vittorie esterne, quest’anno in totale, tra Heat e Spurs, otto vittorie della squadra in trasferta. San Antonio ha un vantaggio, ma quanto conta veramente?

 

Indiana Pacers: tempo di riflessioni

La ferita è ancora aperta: dopo un’annata da “grandi” in regular season, i playoff degli Indiana Pacers non sono stati all’altezza delle aspettative. Inutile girarci attorno, dopo le prime 40 partite Indiana quest’anno sembrava non più una semplice outsider ma una grande favorita, se non LA favorita per la vittoria finale. Attacco bilanciato, Paul George finalmente esploso, chimica di squadra e affiatamento difensivo alle stelle, Hibbert solidissimo.

Poi…poi c’è stato l’AllStar Weekend, c’è stata la cessione di Danny Granger ai 76ers (poi tagliato),  l’acquisto nello stesso scambio di Evan Turner, giocatore in grado di produrre numeri importanti ai Sixers (17,4 punti, 6 rimbalzi e 3,8 assist di media fino a quel momento a Philadelphia, rendimento di gran lunga migliorato rispetto anni precedenti), e l’acquisto di Andrew Bynum, fresco tagliato dai Chicago Bulls ma ancora in ignote condizioni fisiche. Tuttavia la mossa non dà i risultati sperati, la squadra anziché migliorare peggiora terribilmente. Ma come, si prende al posto di Granger ormai fisso in infermeria un ottimo cambio degli esterni nel pieno della maturità, e si aggiunge, seppur rischiando(ma ho sempre Hibbert e Mahimi), un giocatore che 3 anni fa vinceva il titolo coi Lakers, e i risultati peggiorano?  Già, perché la forza dei Pacers era il gruppo, e qualcosa, da quel momento, è sembrato rompersi. I Pacers si erano presentati alla pausa del weekend delle stelle con un record di 40-12 (.769), saldamente in testa alla Eastern Conference e all’intera Lega, un traguardo, sebbene sorprendente, ampiamente nelle previsioni di Bird e coach Vogel. Da quel momento in poi però, Indiana ha chiuso la stagione 16-14 (.533), segnando il quinto peggior record nella storia della NBA considerando tutte le 137 squadre ad aver scollinato alla partita delle stelle con più del 70% di vittorie: peggio di loro i Sonics del 2004-05 (.531), i Blazers del 1977-78 (.529), i Knicks del 1953-54 (.500) e ancora i Blazers del 2000-01 (.469). Nessuna di queste quattro squadre è poi riuscita a raggiungere la finale di Conference, anche se Indiana almeno in questo è riuscita a sfatare il tabù. Per un raffronto, gli Spurs, arrivati all’All Star Game con un record di 38-15, hanno poi chiuso la stagione regolare 62-20, perdendo e delle ultime 7 partite, quando ormai la situazione di classifica permetteva di far riposare i migliori, ma comunque con un 24-5 che poi ha rappresentato la giusta premessa della finora entusiasmante cavalcata verso il titolo, per il quale ora si trovano a combattere contro l’avversario più grande. Tornando agli Indiana, i Pacers nelle sole ultime 25 partite hanno addirittura avuto lo stesso  rendimento degli Atlanta Hawks, che li hanno fatti sudare nel primo turno e hanno definitivamente messo a nudo le debolezze e le crepe del sistema. I Pacers sono passati dal concedere nella propria metà campo da 94.2 punti subiti per 100 possessi ad addirittura 102.8 dopo i 3 giorni di stop a Febbraio. E di conseguenza, dopo l’All Star Game, anche in attacco il calo è stato netto, arrivando fino a 100.2 punti per 100 possessi, una statistica che è valso loro il penultimo posto nella speciale classifica, davanti ai soli Philadelphia 76ers.

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A posteriori si potrebbe dire che era meglio un Granger ex all star a mezzo servizio che una scommessa di sicuro talento ma evidentemente mal digerita come Turner? Per quale motivo quello che una squadra “normale” e affamata avrebbe accettato ben volentieri si è rivelato un clamoroso passo falso da parte della dirigenza Pacers guidata dal mitico Larry Bird? Nello scambio coi 76ers Indiana sembrava uscita terribilmente rinforzata, risparmiando soldi, allungando le rotazioni, diventando ancor più competitivi. Eppure, queste mosse sembrano aver fatto scoppiare una bomba.

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La spiegazione più plausibile almeno dall’esterno lasciava intendere una reazione “violenta” di un gruppo estremamente immaturo, che ha “vomitato” e rigettato gli agenti esterni e si è chiuso ancora di più a riccio nelle proprie certezze non appena ultimati gli scambi. Il leader era ed è George, Lance Stephenson scheggia impazzita e giocoliere del gruppo dal talento immenso, Hibbert padrone sotto le plance…il gruppo voleva questo e questo ha voluto fino alla fine, mettendo spalle al muro un allenatore che fin a quel momento si era dimostrato estremamente quieto e padrone assoluto della situazione. L’ago della bilancia in questa vicenda sembra Stephenson : Evan Turner è giocatore molto simile a lui; la mossa viene vista come un prendersi una cautela in caso di mancato rinnovo di BornReady e da lì un’alternanza di prestazioni mostruose con pessime partite, fino alla pubblica esternazione per cui i due sarebbero arrivati addirittura alle mani. Aggiungiamoci le chiacchiere da gossip secondo cui ci sarebbe stato del tenero tra George e la fidanzata di Hibbert (fatto comunque smentito dai diretti interessati) e la bomba era pronta a scoppiare!

Risultato? Sotto gli occhi di tutti…partite imbarazzanti di Hibbert (culminate, negativamente, nel primo turno P.O coi 5 punti e 3,8 rimbalzi contro gli Hawks), Hill limitato al compitino evitando di tirare, Stephenson visibilmente infastidito e instabile… In queste condizioni la stessa leadership tanto richiesta a PG24 ha iniziato a vacillare, con risultati alterni.. grandi prestazioni intervallate da partite ben al di sotto delle sue immense capacità e, infine, l’eliminazione dai playoff dopo essersi trovati per ben due volte con le spalle al muro contro Atlanta prima e Washington poi.

Da cosa ripartire, adesso? In questi giorni stanno circolando tante voci tra gli addetti al lavoro vicini a Indiana. Ad oggi, i Pacers hanno comunque delle certezze: Paul George e David West. Il primo è passato dai 17.4 di media dello scorso anno ai 21.7 in regular season appena passata, migliorando quasi in tutte le voci statistiche e dimostrando a tratti un controllo devastante sulla partita. Nei playoff si è ulteriormente migliorato, passando a 22.6 punti per match e salendo anche nella media rimbalzi e assist rispetto alla stagione regolare. Consacrazione finale o meno non possiamo dirlo, ma sicuramente Paul George rientra ormai nei migliori della Lega e si merita il contrattone che ha (appena salito di 7 milioni secondo la Rose Provision, clausola che incrementa i bonus nei contratti al massimo salariale che permette di ricevere un importante aumento in caso di MVP, chiamata all’All Star Game o inserimento in uno dei migliori quintetti). Deve migliorare nella continuità ma è pur sempre del 1990.  Accanto a lui David West, giocatore che pur nella fase finale della sua carriera (ha quasi 34 anni), ha dimostrato di avere un carattere e una leadership da fare invidia a ¾ dei giocatori dell’NBA. Altro punto fermo pare essere coach Vogel, tanto bistrattato nella fase finale della stagione (quando lo spogliatoio era ormai una bomba) quanto stimato comunque per i miglioramenti fatti nell’ultimo triennio. Si è fatto nell’eventualità il nome di Marc Jackson, ma vista la convinzione con cui Bird ha rinnovato la fiducia al proprio coach non sembra un’ipotesi da cavalcare.

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Le incognite: due su tutti, Lance Stephenson e Roy Hibbert. Per BornReady, così viene soprannominato il primo, la permanenza è ancora in dubbio, essendo scaduto il suo contratto rookie da 981mila dollari. Probabile che  voglia almeno 7-8 mln, possibile che vada oltre i 10 così come che si fermi a 4-5 per non sovraccaricare un salary cap che coi 7 milioni di PG ha sforato il tetto di circa 2 milioni di dollari (sarebbe un gesto di grande disponibilità ma comunque improbabile). Larry Bird si è detto speranzoso sulla sua conferma, gli ha fatto eco anche coach Vogel seguito a ruota dallo stesso agente del giocatore, Ebanks.

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Il punto interrogativo più grande rimane però Roy Hibbert. Dubbi di natura tattica anzitutto (ma contro Bosh e James da 4 come ci si accoppia?), e tecnica, visto il drastico calo nelle statistiche personali del numero 55 Pacers, passato dai 17 e 10 di media della scorsa postseason agli attuali 9,3 e 5,5, numeri ridicoli e non in linea col contrattone da 15 milioni che porta in dote. Proprio per questo cederlo diventa complicato, e resta comunque difficile trovare acquirenti: si era parlato di Minnesota (scambio con Pekovic), ma ad oggi ci sono molti dubbi sulla sua futura destinazione.

Accanto ai due nomi top ci sarebbero poi George Hill, per cui è auspicabile un ruolo da secondo play più che starter, e Evan Turner, titolare ancora di un contratto a 8,7 milioni ma appetibile sul mercato. Del cast di supporto rimarranno ancora Scola, Mahimi, Copeland (scongelato nei P.O.) e CJ Watson, impiegati di più nei playoff ma comunque abbastanza produttivi considerati i loro contratti. Al draft i Pacers hanno solo la 57esima chiamata, che salvo un grande colpo di fortuna non cambierà le sorti del team. Non resta dunque che sperare nel mercato e in una ritrovata serenità, che sembra essere in casa Pacers la chiave di tutti i problemi…

Luca Mazzella