From the Corner #2: GSW, dalle stelle alle stalle (ma non per molto)

Thompson, Durant, ed ora Curry. La sequenza di infortuni che ha martoriato i Golden State Warriors a partire dalla primavera scorsa, ha sortito un effetto determinante per l’esito delle Finals, e per le scelte di mercato della franchigia. Avendo salutato il lungodegente (e scontento) Kevin Durant, Golden State ha scelto il fromboliere D’Angelo Russell per affiancare Curry sugli esterni, in attesa del ritorno di Klay Thompson, improbabile in questa annata.

Con una chimica tutta da costruire, le prime partite sono state molto deludenti. La rottura della mano di Curry è la batosta finale, che rischia di portare gli Warriors ad una clamorosa esclusione dai playoffs.

Nonostante ciò, siamo decisamente fiduciosi nel futuro (a lungo termine) della franchigia californiana.

Vi chiederete, perché?

Nella nostra rubrica From The Corner, vi spiegheremo i motivi per cui, secondo noi, sulla Baia possono ancora sorridere.

From the corner: Il rientro di Curry e Thompson

Stephen Curry e Klay Thompson, le stelle di Golden State saranno fuori per molto

Partiamo dalla cosa più ovvia, il rientro degli infortunati. Per entrambi gli “Splash Brothers” il rientro a tutti gli effetti ed a pieno regime, è previsto più per la stagione 2020/21, che per quella attuale.

Infatti, detto di un Thompson quasi certamente out, anche il rientro di Curry sarà graduale e sul lungo periodo. Il reintegro del due volte MVP sarà subordinato al controllo che effettuerà fra tre mesi e, a seconda della posizione in classifica del team, verrà valutato se e quando rischiarlo. Inoltre papà Dell ha già confermato la volontà del figlio di giocare le Olimpiadi di quest’estate, motivo in più per non forzare i tempi di recupero.

Insomma, gli ingredienti per un effettivo ritorno degli “Splash Brothers” nella prossima annata sani e riposati, ci sono tutti.

La crescita dei giovani

Siamo rimasti tutti sorpresi dei molti volti nuovi e semisconosciuti con cui i Golden State Warriors si sono presentati in questa stagione.

Ma chi sono questi ragazzi?

Se di Glenn Robinson III, Willie Cauley-Stein e Damion Lee conosciamo bene o male pregi e difetti (buoni role player, ma nulla di più), in prospettiva destano molto interesse Eric Paschall, Jordan Poole e Ky Bowman.

Il primo ha già vinto un titolo NCAA con Villanova, ed a sprazzi sta mostrando fisicità e talento. Il classe 1996 Paschall rispecchia il prototipo del lungo moderno: versatile, rapido e verticale. Non è più giovanissimo, ma inserito in un contesto di livello, può dire la sua. E nelle ultime uscite sta dimostrando di vedere molto bene il canestro.

Eric Paschall e Ky Bowman, due sorprese nel roster dei GSW

Forse ancora più intrigante è la posizione di Poole. Innanzitutto per l’età (1999), ma anche per il carattere mostrato e per la meccanica da tiratore puro, caratteristica indispensabile nel sistema di gioco di coach Steve Kerr. Il rookie avrà molto spazio e tempo per maturare e divenire un giocatore importante nelle future rotazioni complete degli Warriors.

In queste prime battute si è ben distinto anche la point guard Ky Bowman, rookie undrafted, uscito da Boston College. Tra i giovani è sicuramente quello con meno pedigree, ma sta dimostrando di saper tenere ottimamente il campo, cercando di non far rimpiangere troppo l’assenza di Curry.

Poniamo infine i riflettori su una scommessa di From the Corner, parliamo di Alen Smailagic. Il rookie è stato fortemente voluto da Steve Kerr, dopo averlo visto giocare con i Santa Cruz Warriors, in G-League.

Il serbo, l’anno scorso al Beko Belgrado, è andato oltre le aspettative in G-League, dove i lunghi hanno fatto fatica nel limitare la sua doppia dimensione. E’ sicuramente molto lento per la NBA moderna, ma non sarebbe il primo lungo del vecchio continente con quelle caratteristiche ad essere un fattore al piano di sopra

Noi un euro sopra ce lo punteremmo!

Smailagic potrebbe essere la sorpresa di casa Warriors?

La situazione contrattuale e salariale

Da non sottovalutare la situazione contrattuale e salariale della franchigia. Le colonne portanti Curry, Thompson, Green e Russell sono legate agli Warriors da lunghi contratti pluriennali. In più, per almeno altri due o tre anni, Golden State avrà nel proprio organico, a cifre molto contenute, altri giocatori importanti e di prospettiva come Kevon Looney, Jordan Poole, Eric Paschall, Bowman, Omari Spellman e Smailagic.

Con un salary cap in escalation (attualmente 109.14 milioni), un’eventuale crescita esponenziale di questi ultimi porterebbe rapidamente Golden State nel novero delle squadre di testa, risparmiando tra l’altro molto sulla luxury tax (che comunque presumibilmente Golden State pagherà, visti i contrattoni dei top player).

Infine, a seconda di come andrà a finire la stagione attuale, Golden State avrà presumibilmente una buona scelta al draft 2020, e sappiamo bene come la franchigia sappia pescare bene dal sottobosco della lottery

Possiamo quindi dire che molto probabilmente questo sarà un anno di transizione per i vicecampioni NBA, ma già per la prossima stagione ci sono le basi per la rinascita della truppa di Steve Kerr.

Antonio Sena

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Antonio Sena

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