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Il quintetto ideale della Supercoppa 2020

di Leonardo Selvatici

La Supercoppa 2020 si è conclusa, ma prima di andare a vedere il quintetto ideale della competizione è doveroso fare una premessa: il campionato italiano di basket è partito tra tante incertezze e dubbi, ma ha una caratteristica ben distinta: la grande varietà di centri. Tanti big men decidono di venire ad assaggiare il nostro campionato dopo le esperienze più disparate, da Samardo Samuels a Kyrilo Fesenko passando per Jack Cooley. Il gioco si trasforma sempre di più, e con l’aumentare dei quintetti piccoli e dei tiri da tre, i centri verticali sono sempre meno richiesti. La LBA però è un’ottima vetrina di lancio per coloro che devono farsi notare, ed ecco ogni tipologia di giocatore. Centri di peso, stoppatori incredibili oppure giocatori da post basso che si alternano nei palazzetti d’Italia. Tutto lo spettacolo condito da una buona presenza di playmaker puri che li servono con il contagiri per due facili sotto canestro.
64 partite, tanto spettacolo e numerosi buzzer beater hanno riacceso l’entusiasmo del popolo della palla a spicchi, che ha risposto presente alla nuova iniziativa della Legabasket con Eurosport. Tra tutti i giocatori, 5 però hanno lasciato il segno nella testa degli spettatori. Vediamo da chi è formato il quintetto.

Il quintetto della Supercoppa 2020

D’ANGELO HARRISON (BR)

Per il ruolo di un ipotetico quintetto della Supercoppa 2020, sarebbe stato necessario un assistman capace di servire le mille bocche da fuoco presenti in questa lista. I candidati non mancavano di certo, i vari Spissu, Robinson, Russell o Teodosic hanno inciso molto nella voce “passaggi vincenti”, ma il girone giocato dal playmaker dell’HappyCasa Brindisi è valso il prezzo di Eurosport Player. Ed è spettata a lui la nomina per questo starting five, collezionando 19,7 punti, 5,3 rimbalzi e 4,2 assist in sei presenze. Statistiche allucinanti, per un giocatore totale sia in attacco che in difesa, che ha fatto e farà le fortune di Brindisi, arrivata in testa a pari merito nel girone D giocato a Olbia.

MALCOLM DELANEY (MI)

Malcolm Delaney non ha giocato una fase a gironi super, inferiore sicuramente al suo compagno di reparto Kevin Punter, ma è stato decisivo quando le partite contavano per davvero, ovvero in finale contro la Virtus Bologna. Dopo le 5 partite del girone A (segnando 10.4 punti con 3 assist in 20 minuti), Delaney è sceso alla Segafredo Arena con la sola idea di vincere la coppa. Sono infatti 19 punti, 4 rimbalzi, 4 recuperate e 6 assist a testimoniare la sua capacità di incidere nei match caldi, una caratteristica mancata clamorosamente l’anno scorso, quando non c’erano alternative a Sergio Rodriguez. In finale, scena simile, con tutti i suoi punti nel primo tempo dominato dall’Olimpia (11 con 3/4 da tre) prima di lasciare il trono a Gigi Datome, MVP per tutti noi italiani.
Ma MVP o non MVP, Milano e coach Messina hanno trovato il giusto giocatore da affiancare al Chacho, a Moretti e in grado di convivere con l’altro scorer della squadra, Kevin Punter. Due acquisti mirati e voluti che, nonostante le prime critiche, stanno pagando e continueranno a farlo. Magari anche in Europa.

JASON BURNELL (SS)

Per il ruolo di ala piccola non c’è stata praticamente quasi gara, sia per la particolarità del ruolo (una via di mezzo tra i lunghi e i piccoli) sia per il torneo spaventoso giocato da Jason Burnell. Dominante prima nel girone e poi solido in semifinale anche se un po’ impreciso al tiro. Chissà che la partita non sarebbe potuta essere diversa, ma Gianmarco Pozzecco non ha da lamentarsi: era difficile rimpiazzare Dyshawn Pierre, ma è stato fatto uno scouting eccellente, forse anche migliore dal punto di vista fisico e difensivo. Le cifre nella bolla di Olbia dicono 13,7 punti, 7.5 rimbalzi e 2.3 stoppate (!!) a gara e stiamo parlando di un’ala di 201 cm. Completo in tutte le caratteristiche immaginabili in campo, Burnell rappresenta ora quel giocatore 3&D di cui Pozzecco difficilmente potrà fare a meno. Ovviamente i tifosi canturini sono felici di averlo scoperto ma ora lo stanno rimpiangendo visto l’impatto del giocatore sull’isola.

LUIS SCOLA (VA)

La sorpresa piacevole della Supercoppa 2020 è certamente Luis Scola, passato a Varese da Milano dopo aver dichiarato di aver chiuso con l’Eurolega. Ma guai a pensare ad una vacanza, perchè il trascinatore dell’Argentina agli ultimi mondiali cinesi si è messo subito giù a lavorare e a stupire tutti. Arrivato a quarant’anni, l’anno scorso era partito bene salvo poi arrancare a cavallo dell’anno nuovo, a causa dei troppi minuti giocati sui parquet italiani ed europei. Aveva chiuso pur sempre a 11.2 punti e 3.2 rimbalzi di media in LBA, ma erano anni che non lo si vedeva in forma come in questa Supercoppa. Le cifre dicono miglior marcatore con 20.2 punti insieme a 5.5 rimbalzi e ottime percentuali dal campo, nonostante le due sole vittorie su sei partite della Openjobmetis. La più grande incognita sarà il suo rendimento, direttamente proporzionale al suo minutaggio, e se eravamo certi delle capacità di coach Attilio Caja ora lo siamo leggermente meno per quanto riguarda il neo coach Massimo Bulleri. Ma da giocatore a giocatore ci si intende.

CHRISTIAN MEKOWULU (TRV)

Questa è stata la decisione più difficile, dovendo paragonare e scegliere uno solo tra l’immenso Miro Bilan, Julyan Gamble, Mitchell Watt, Sha’Markus Kennedy e Christian Mekowulu tra gli altri. La scelta è caduta su quest’ultimo, autore di un girone C da primo della classe, grazie ai suoi 12.5 punti conditi da 7 rimbalzi nelle 6 partite disputate. La partenza nel girone non è stata delle migliori per la De’Longhi che ha perso le prime tre partite, salvo poi ingranare e vincere le successive tre, arrivando seconda nel girone. La curiosità sta nelle cifre di Mekowulu ottenute nei due “diversi” gironi giocati da Treviso, dominando sotto canestro le prime 3 con 17,6 punti e poi diminuendo a 7.6 punti e altrettanti rimbalzi ma mettendosi più a disposizione della squadra. Il numero 21 infatti non è assolutamente uno scorer, ma bensì un giocatore verticale e solido, che si prende pochi tiri a partita (6 nelle ultime tre) e ne fa segnare pochi agli avversari.

Menzione d’onore per il miglior italiano

MARCO SPISSU (SS): 14.2 punti, 3.7 rimbalzi e 6.2 assist (quarto in classifica) a Olbia e 17 punti, 3 rimbalzi più 6 assist in semifinale contro due mostri sacri come Teodosic e Markovic.
Ad oggi miglior playmaker italiano per distacco.

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