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Walter De Raffaele e la Reyer: Venezia ha il suo doge vincente

di Daniele Morbio

Il weekend dal 13 al 16 febbraio ha visto disputarsi alla Vitrifrigo Arena di Pesaro le Final Eight 2020 di Coppa Italia con l’affermazione della Reyer Venezia, guidata come al solito da coach Walter De Raffaele. Un successo storico quello del team oro-granata in quanto è il primo della sua storia, ma non solo per questo motivo: infatti non è mai successo nella storia della manifestazione che l’ottava testa di serie vincesse il trofeo.

La Reyer ha prima eliminato la testa di serie numero uno, la Virtus Bologna, dopo un tempo supplementare per 81 a 82 grazie ad una prodezza di Austin Daye a 3 secondi dal termine. Successivamente ha sconfitto un’altra delle favorite d’obbligo, ossia l’Olimpia Milano (testa di serie numero 4) che è caduta 67 a 63.

La finale di domenica 16 febbraio contro l’Happy Casa Brindisi ha visto il trionfo veneziano per 73 a 67 dopo una partita condotta per 40 minuti, grazie ad uno Stefano Tonut autentico trascinatore. Il successo pesarese è il quarto titolo in 4 stagioni per il coach Walter De Raffaele, autentico simbolo di questa squadra e ormai destinato ad essere considerato il doge vincente della città di Venezia.

Il percorso alla Reyer di coach Walter De Raffaele

Walter De Raffaele arriva alla Reyer Venezia nel 2011, con il ruolo di vice allenatore di Andrea Mazzon prima, per proseguire il suo ruolo con l’avvento in panchina di Zare Markovski e infine del suo amico Charlie Recalcati, al quale subentra ufficialmente il 14 febbraio 2016 dopo l’esonero dello storico coach milanese. Nello scorcio di stagione 2015/2016 il tecnico livornese riesce a risollevare la squadra veneziana ed ai playoffs viene onorevolmente eliminata in semifinale, lottando sempre alla pari contro l’Olimpia Milano poi vincitrice dello scudetto.

Il 2016/2017 è il primo anno vissuto interamente da capo allenatore ed è stato storico: nell’aprile 2017 la squadra oro-granata compie una grande impresa nei quarti di finale della Champions League eliminando i turchi del Pinar Karsiyaka in un Taliercio stracolmo e caldo come poche altre volte, raggiungendo le Final Four della stessa competizione europea. Appena due mesi più tardi, la Reyer riscrive la propria storia andando a vincere lo scudetto dopo ben 74 anni dall’ultima volta. L’immagine chiave di quel titolo è il tiro da tre punti a 6 secondi dal termine di gara 5 di Michael Bramos che fa esplodere il Taliercio e che consegna la possibilità di vincere poi gara 6 in quel di Trento il 20 giugno.

La stagione successiva vede la squadra di coach De Raffaele riscrivere ulteriormente la storia, andando a vincere per la prima volta la regular season di Serie A e una Coppa Europea, la Fiba Europe Cup, in una finale tutta italiana contro la Sidigas Avellino. I playoffs tuttavia si chiudono in semifinale dopo la sconfitta in gara 4 contro l’acerrima rivale di quegli anni, la Dolomiti Energia Trentino.

Il 2018 sarà la stagione della sofferenza e di un altro trionfo italiano: il secondo scudetto in tre anni questa volta è vinto in una sfida all’ultimo sangue contro la Dinamo Sassari di Gianmarco Pozzecco al termine di una devastante gara 7 nel catino bollente del Taliercio, col punteggio di 87 a 61. L’uomo chiave? Strano ma vero, Michael Bramos. L’uomo dei momenti topici.

La stagione attuale si sviluppa tra i mugugni dei tifosi oro-granata per qualche sconfitta inaspettata (con una grande impresa a Belgrado in Eurocup), prontamente trasformati in applausi il 16 febbraio 2020, il giorno dello storico trionfo in Coppa Italia. Quarto anno (completo) alla giuda della Reyer Venezia, due scudetti, una coppa europea e una Coppa Italia: Walter De Raffaele è davvero il doge vincente di Venezia. E non è ancora finita la stagione…

Il credo di coach De Raffaele: difesa, il noi ed il camaleontismo.

Walter De Raffaele è riuscito ad imporsi subito da capo allenatore alla Reyer Venezia, ma in che modo? Il tecnico nativo di Livorno è riuscito a creare una perfetta simbiosi tra la squadra e l’ambiente oro-granata grazie al suo modo di intendere la pallacanestro e di rapportarsi con i giocatori e con la società: quel “noi” davanti all”io” a fare da dogma principale per costruire qualcosa di solido ed importante, un rapporto profondo e da vero riferimento per i suoi giocatori (ne è la riprova il recupero di Austin Daye, diventato MVP nello scudetto del 2019 dopo esser stato a rischio taglio), senza risparmiare segnali forti nel momento del bisogno.

Il credo tattico di De Raffaele è sicuramente una fase difensiva di squadra solida, con la solita difesa a zona 3-2 e con una match-up a mettere in crisi gli attacchi avversari, governata da una serie di specialisti come Julyan Stone, Michael Bramos, Bruno Cerella Andrea De Nicolao, vero e proprio incubo per gli avversari grazie alla pressione sulla palla che apporta quando è in campo.

La fase offensiva è caratterizzata da attacchi in transizione determinati a creare tiri ad alta percentuale da fuori ai tiratori come Bramos e Daye, da extra-pass per coinvolgere tutti gli uomini del quintetto e dal dinamismo di un lungo come Mitchell Watt, vero e proprio “Re del pitturato” nello scacchiere oro-granata, capace di realizzare in tanti modi diversi grazie alla sua mano sinistra. Altro uomo molto importante nei quintetti oro-granata è il colosso sloveno Gasper Vidmaril centro nativo di Lubiana è fondamentale sui due lati del campo per la grande capacità di chiudere ottimi aiuti difensivi, per far collassare le difese avversarie, quando riceve sotto al ferro, aprendo a tiri ad alta percentuale degli specialisti del tiro da fuori e per portare veri e propri blocchi granitici che aprono autostrade in area, nel quale gli esterni della squadra lagunare si infilano con enorme facilità.

Altra chiave dei successi targati  Walter De Raffaele è la sua grandissima capacità di imbrigliare gli avversari con quintetti atipici, un camaleontismo che ha cambiato la storia di tantissime partite, grazie a giocatori duttili e poliedrici come ad esempio Julyan Stone. Il giocatore con la maglia numero 5 della Reyer è impiegabile almeno in 4 ruoli, anche se all’occorrenza può fungere da finto centro grazie alla sua aggressività e ad una rapidità utili contro squadre che non dispongono di vere e proprie torri nei pressi del ferro. L’esempio lampante lo si ha nel recupero di gara 5 di finale scudetto del 2017 contro la Dolomiti Energia Trentino: in quell’occasione, Stone è stato spostato nel quarto periodo in marcatura su un Dustin Hogue che fin lì era stato devastante col suo atletismo e dinamismo, riuscendo a limitarlo al massimo e permettendo alla Reyer di vincere grazie alla ormai famosa tripla di Michael Bramos quasi allo scadere.

Quintetti piccoli o alti non fa differenza: Walter De Raffaele è probabilmente il miglior tecnico in Italia per l’impostazione difensiva di squadra che riesce a creare ogni settimana: una difesa di squadra collaudata e sincronizzata alla perfezione nei movimenti, capace di nascondere alla perfezione i limiti di qualche suo interprete.

Michael Bramos: l’uomo simbolo dei successi del coach livornese

Era il 28 agosto 2015 quando la Reyer Venezia annunciava la firma dell’ala greco-americana Michael Bramos, un vero specialista difensivo e gran tiratore con i piedi oltre l’arco dei tre punti. Il suo impatto è stato devastante in particolare con l’avvento in panchina di Walter De Raffaele, che lo ha reso un uomo squadra di altissimo livello, un vero e proprio collante difensivo e il primo riferimento negli attacchi in transizione, coi piedi oltre l’arco.

Il capitano della Reyer, rinominato “The Shot” dai suoi tifosi dopo la decisiva tripla di gara 5 in finale contro Trento del 2017, è ormai nella storia della squadra lagunare (e non potrebbe essere altrimenti) per il suo essere decisivo e devastante quando conta. Tripla determinante in gara 5 contro Trento nel 2017, 19 punti nei quarti del 2019 nella decisiva gara 5 al Taliercio, 22 punti a Cremona in una drammatica gara 7 di semifinale scudetto e altri 22 punti (fondamentali nell’allungo del terzo quarto) nella storica gara 7 di finale scudetto nello stesso 2019 contro Sassari.

Uomo chiave se mai se ne può trovare uno, il tiratore proveniente da Harper-Woods è il simbolo dei successi della squadra di Walter De Raffaele: specialista difensivo di gran livello, tiratore affidabilissimo coi piedi oltre l’arco e letale in uscita dai blocchi, il numero 6 della Reyer incarna alla perfezione il credo cestistico del suo coach con l’umiltà e la professionalità del Campione, un giocatore capace sempre di mettere il bene del team e i successi davanti al proprio tabellino personale.

Queste le cifre di Bramos a Venezia in questi 5 anni:

  • 273 partite ufficiali
  • 179 partite di Lega Basket Serie A
  • 4766 minuti in Lega Basket Serie A
  • 165 volte su 179 in quintetto in Lega Basket Serie A
  • 1692 punti in Lega Basket Serie A (51% da 2, 41% da 3)
  • 370 triple in Lega Basket Serie A
  • 2 scudetti, una Europe Cup, una Coppa Italia

Le statistiche di coach De Raffaele

Da 48 mesi è capo allenatore della sua Reyer Venezia, quattro trofei vinti e una stagione che deve ancora terminare: Walter De Raffaele già così è il tecnico più vincente nella storia del club veneziano, un vero e proprio doge vincente per una città che da troppo tempo non alzava dei trofei importanti nella pallacanestro italiana.

L’essere “umilmente ambiziosi” ha sempre pagato in ogni stagione, rendendo questo un vero e proprio cavallo di battaglia della sua Reyer vincente. Le statistiche ed i numeri di De Raffaele rendono ancora di più l’idea del grandissimo lavoro che il tecnico toscano sta svolgendo a Venezia:

  • Vittorie in Lega Basket Serie A: 81 su 121 (67%)
  • Vittorie nei playoffs: 30 su 51 (59%)
  • Vittorie in Coppa Italia: 3 su 7 (43%)
  • Vittorie in Europa: 48 su 77 (63%)
  • Vittorie totali: 162 su 256 (64%)
  • 2 scudetti (2017 e 2019), 1 Fiba Europe Cup (2018), 1 Coppa Italia (2020)

Cifre che dovrebbero chiarire quanto sia importante e positivo il lavoro svolto da De Raffaele alla guida della sua Reyer Venezia. Vittorie snobbate da tanti, ma sempre sul tavolo dei Campioni d’Italia e storiche per una piazza che non respirava grande basket da tanti, troppi anni. Probabilmente è lui il miglior tecnico italiano da qualche anno (o almeno uno dei migliori) e lo sta dimostrando giorno dopo giorno in silenzio, con umiltà e col duro lavoro.

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