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Venezia-Avellino, momenti di gloria

di Luigi Ercolani

Guardi di là e quasi rischi un malore: la ricca Milano contro la decisamente meno ricca Trento, la cui fionda porta il nome del fantasista del calcio e che oltre a Flaccadori (sì, di lui stiamo parlando) sembra non avere altri in grado di produrre punti estemporanei.

Meglio tornare a concentrarsi di qua, allora, e godersi uno scontro che non solo dimentica i fuochi spenti, come cantava Ivano Fossati, ma anzi, ne appicca di nuovi.

Sono momenti e tempi di gloria, per entrambe. Giusto se li godano, anche se di là verosimilmente ci sarà un orco cattivo che molto probabilmente renderà la favola della vincitrice senza happy ending.

QUI VENEZIA

Passo indietro. Giugno 2011. Mentre la Junior Casale si è qualificata prima, Venezia per la promozione deve giocarsi gli spareggi.

Li vince, ma non basta. Perché una regolina dell’epoca, valevole in realtà solo in quella stagione, permette alla penultima retrocessa di pagare una sorta di penale e restare in A.

Teramo paga. Non in tempo, pare. Parapiglia. Calendario fatto, poi rifatto perché nel frattempo gli organi competenti hanno indicato la Reyer come avente diritto a partecipare alla massima categoria.

Il decreto salomonico dice Teramo e Venezia, con la A portata a diciassette.

Ecco, sono passati anni da allora, ma la determinazione veneziana a perseverare, a non demordere, pare rimasta la stessa.

Se fosse altrimenti, Brugnaro non avrebbe dotato i suoi oro-granata di Julyan Stone e Esteban Batista, non avrebbe investito su Haynes, McGee ed Hagins, e non avrebbe trattenuto Peric, Ejim, Bramos e Tonut.

Quindi occhio a Venezia. Prenderla sotto gamba potrebbe essere il primo di una lunga serie di errori.

QUI AVELLINO

Dunque, ragioniamo. Sei Stefano Sacripanti, e vieni indicato dagli addetti ai lavori come il prossimo ct della Nazionale.

Hai vinto l’ultima volta un trofeo nel 2003 ma hai rilanciato Cantù, solidificato Pesaro dopo la promozione, portato Caserta in Eurolega e condotto ancora Cantù nel difficile post-Trinchieri.

Hai fatto grandi cose quando avevi uno specchio d’acqua, ma negli ultimi due anni ti sei dimostrato anche mago della collina, quella irpina.

Hai riposto fiducia nel Ragland che Milano aveva sconquassato e nel Marques che ormai fa corrispondere al Green del suo cognome quello dei colori avellinesi.

Hai intuito che cosa sarebbe potuto essere l’Old Man Logan non marvelliano, hai creduto il belga Obasohan avesse qualcosa da dire e dare.

Hai composto una strana batteria di lunghi che prevede il guru americano Leunen, l’uomo d’area toscano Zerini, l’extramobile friulano Cusin e il torreggiante Fesenko.

Guardando indietro, tutto sommato quattro vittorie per arrivare alla prima finale scudetto della tua vita non sono nemmeno tanto impossibili.

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