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Lakers-Rockets, regna l’equilibrio: le chiavi della serie

di Kevin Martorano

Lakers-Rockets sin da prima di gara 1 si preannunciava come una delle serie più interessanti ed equilibrate dell’intero secondo turno dei playoffs 2020, visto che sono due squadre che si equivalgono e che hanno entrambe buone possibilità di passaggio del turno. Dopo le prime due partite sembrano essere rispettati i pronostici, dato che siamo sul punteggio di 1-1. Andiamo a vedere quali sono state le chiavi di questi primi due episodi di Lakers-Rockets.

Lakers-Rockets: quali sono le chiavi della serie?

James Harden a duello con Danny Green.

In gara 1 gli Houston Rockets hanno dimostrato di essere una squadra difficilmente battibile se i propri avversari giocano con due lunghi per gran parte del match: infatti spesso hanno trovato tiri aperti per i vari P.J. Tucker, Robert Covington e via dicendo, in quanto Javale McGee e Dwight Howard hanno faticato a difendere lontano da canestro e ad effettuare le  rotazioni difensive al momento giusto. Da questo aspetto sono nate tantissime triple della squadra di coach Mike D’Antoni, specialmente dai due angoli, che hanno letteralmente distrutto i Los Angeles Lakers.

In Gara 2 invece coach Frnak Vogel è riuscito a portare gli giusti aggiustamenti alla sua squadra: Howard fuori dalla rotazione e McGee in campo soltanto per 8 minuti, con Anthony Davis spesso utilizzato da 5, in modo da ottenere una maggiore mobilità ed avere una migliore rotazione difensiva, con tutti i giocatori in grado di cambiare difensivamente e, dall’altro lato, di aprire il campo per tirare da fuori. I Lakers in gara 2 hanno quindi coperto meglio gli angoli, evitando di concedere quei tiri aperti che tanto male avevano fatto nel primo atto e  facendo vedere a tratti anche un po’ di difesa a zona. Inoltre coach Vogel ha capito che non era efficace la ricerca del vantaggio di centimetri in area, visto che gli Houston Rockets hanno difeso molto bene nel pitturato senza mai lasciare spazio alle penetrazioni avversarie o ai passaggi sotto canestro in direzione di McGee.

Un altro aspetto importante è stato quello della percentuale al tiro da dietro l’arco dei Lakers: in gara 1 un bruttissimo 11/38 da lontano, che equivale al 29%, mentre nella partita successiva i giallo-viola hanno tirato con un discreto 12/27 (44.5%).

I singoli

Rajon Rondo.

Passando invece ai singoli uomini, senza dubbio sono stati dei fattori importanti per il pareggio dei Lakers Markieff Morris e Rajon Rondo: per il primo in gara 1 un brutto 0+0+0 a referto, mentre nella seconda partita ha messo a referto ben 16 punti conditi da 5 rimbalzi, tirando con un ottimo 4/5 da tre punti; Rondo invece sta iniziando a carburare dopo l’infortunio, dimostrandosi come uomo importante nella rotazione giallo-viola. Se in gara 1 ha concluso con 8 punti e 4 assist, con 3/9 dal campo, nel secondo atto di Lakers-Rockets il playmaker statunitense ha chiuso sfiorando la doppia doppia con 10 punti e 9 assist, oltre ad aver recuperato ben 5 palloni.

Anche LeBron James ha giocato una gara 2 decisamente migliore, visto che nell’ultimo quarto del primo atto della serie non aveva segnato neanche un punto; nella seconda partita invece è stato assolutamente determinante, segnando e fornendo assist importanti per i propri compagni. Nell’attacco di coach Vogel invece ha assunto un ruolo ancora più determinante Anthony Davis, il quale si è preso senza dubbio più responsabilità rispetto a quanto fatto vedere in gara 1.

In gara 2 in casa Rockets è senza dubbio mancato il miglior Russell Westbrook, il quale ha concluso si con una doppia doppia da 10 punti e 13 rimbalzi, ma ha tirato con un orrendo 4/15 dal campo, di cui 1/7 da tre punti: questo è un problema per i Rockets, visto che i Lakers a tratti hanno palesemente sfidato al tiro da fuori il giocatore ex Thunder, il quale se non riuscirà a segnare con una discreta costanza da fuori verrà sempre più sfidato dai propri avversari in questo frangente. Infatti la difesa dei Lakers ha raddoppiato spesso James Harden, scommettendo sulle conclusioni degli altri avversari:  specialmente nell’ultimo quarto hanno fatto fatica a segnare da fuori, e  questo dimostra che James Harden da solo non basta, serve anche il contributo dei propri compagni, anche nei momenti decisivi.

 

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