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Warriors-Blazers, Golden State è sempre un passo avanti

di Michele Gibin
warriors blazers

La serie di finale della Western Conference tra Golden State Warriors e Portland Trail Blazers si sposta in Oregon sul 2-0 per i bi-campioni NBA in carica, dopo due partite equilibrate (parzialmente “bugiardo” il 116-94 di gara 1, dopo tre quarti di partita combattuti) ma con la sensazione che i Blazers abbiano giocato – ed a vuoto – in gara 2 il loro gettone per allungare la serie e costringere gli Warriors ad una maratona.

Golden State Warriors come noto senza Kevin Durant (KD ritornerà solo per l’eventuale finale), ma con il peso dell’esperienza contro un avversario completamente disavvezzo a questi livelli (i soli Evan Turner e Rodney Hood hanno esperienza di finali di conference a Portland).

In gara 1, uno dei fattori è la fatica e la difficoltà di ambientamento dei Trail Blazers dopo la partitissima di Denver di appena 48 ore prima. Gli uomini di coach Terry Stotts arrivano direttamente dal Colorado per scendere in campo contro gli Warriors, il cui piano difensivo è chiaro sin dal primo possesso: rendere la vita impossibile a Damian Lillard e C.J. McCollum.

WARRIORS-BLAZERS, GARA 1: LE PALLE PERSE DI PORTLAND, LA DIFESA SU CURRY ED UN DAME… RIFLESSIVO

In gara 1, Steve Kerr manda subito sulle piste di McCollum il suo difensore perimetrale migliore, Klay Thompson. Andrew Bogut in quintetto base si occupa di Enes Kanter, a Steph Curry è affidata la marcatura di Damian Lillard.

Come già pianificato da Mike Malone nella serie precedente, coach Kerr cerca di negare angoli ottimali sui pick and roll centrali a Lillard, ma al contrario dei Nuggets, gli Warriors dispongono di lunghi più mobili (un ubiquo Draymond Green e Kevon Looney) che costringono la star dei Blazers a liberarsi del pallone ben al di là della riga dei tre punti.

Klay Thompson permette inoltre a Kerr il lusso di occuparsi in marcatura singola di C.J. McCollum. Thompson, più alto, grosso e veloce di piedi rispetto ai vari Gary Harris, Jamal Murray e Torrey Craig, riesce a rimanere con costanza tra il prodotto di Lehigh ed il canestro (17 punti, 7 su 19 al tiro e un solo assist per McCollum in 38 minuti di gioco).

La pressione difensiva sulle due guardie dei Blazers costringe Moe Harkless, Al-Farouq Aminu ed Enes Kanter a decisioni rapide, ed il primo quarto di Portland si chiude con 6 palle perse (saranno 21 in totale a fine gara), ma un primo tempo pigro in attacco degli Warriors aiuta i Blazers a rimanere in partita.

Klay Thompson stoppa C.J. McCollum, Andre Iguodala lancia Steph Curry. 2 le stoppate di Thompson in partita sulla star dei Blazers

Nel terzo quarto i Golden State Warriors decidono di lucrare sulla scarsa vena al tiro (36.1% dal campo e 7 su 28 da tre punti a fine serata) e le troppe palle perse dei Blazers, ed estendono ancora di più la difesa sul pick and roll di Lillard.

Dall’altra parte, complice una scelta difensiva rischiosa di coach Terry Stotts, bastano pochi possessi a Steph Curry per allargare il divario tra le due squadre.

Il due volte MVP trova da metà terzo quarto 9 punti consecutivi, che danno il massimo vantaggio (67-50, e poi ancora 73-60) agli Warriors, su due tiri da tre punti non contestati. Stotts “àncora” il lungo coinvolto nei pick and roll centrali di Curry dentro l’area, lasciando al solo marcatore di Steph il compito di inseguirlo dopo il blocco, sia in situazione di metà campo:

 

che in transizione difensiva, pochi possessi più tardi per rintuzzare con facilità il tentativo di rimonta Blazers:

Portland concede metri di spazio a Curry, in un quintetto con tre non-tiratori come McKinnie, Looney e Green!

Portland, forgiata da due turni di playoffs combattuti, ha però il pregio di non cedere alla consueta mareggiata del terzo quarto, marchio di fabbrica dei Golden State Warriors, abbassando e contendendo oltremodo il ritmo della partita (77-71 a fine terzo periodo).

Damian Lillard non si scompone ed affronta i raddoppi della difesa con lucidità nonostante le 7 palle perse finali, ma fatica a liberarsi per il tiro: “Non sono mai riuscito ad avere lo spazio giusto per tirare, ero sempre circondato” Così Lillard dopo una gara 1 da soli 12 tiri.

La ricerca della giocata giusta, corretta contro i raddoppi che arrivano da ogni angolo della difesa degli Warriors porta Lillard ad essere fin troppo riflessivo palla in mano: qui, accoppiato con Quinn Cook, la star di Portland “attende” il raddoppio di Jordan Bell e serve Moe Harkless:

Una giocata da manuale, ma dettata dalla difesa e che impedisce all’uomo più pericoloso dei Blazers, Damian Lillard, di mettersi in ritmo in attacco.

Un quarto periodo da 39 punti degli Warriors contro dei Blazers troppo imprecisi al tiro, e probabilmente stanchi chiude gara 1 sul 116-94 per Steph Curry e compagni. Klay Thompson e Curry segnano 62 punti in coppia, e gli Warriors chiudono con 30 assist e sole 14 palle perse di squadra.

WARRIORS-BLAZERS, GARA 2: GOLDEN STATE SEMPRE UN PASSO AVANTI

Gara 2 richiedeva ai Portland Trail Blazers aggiustamenti immediati. Nel post gara 1, Stotts e Lillard avevano parlato di “cattiva esecuzione del piano partita”, soprattutto nella propria metà campo, ed ecco che sin dalla palla a due della seconda partita la difesa dei Blazers mostra un volto diverso.

Portland rinuncia presto alla tattica di inseguire Curry e Thompson per il campo, scegliendo di cambiare su ogni accenno di blocco (o “velo”, nel caso di Golden State). Scelta che genera subito una facile schiacciata di Draymond Green, ma che paga nel secondo quarto, chiuso dai padroni di casa con soli 21 punti segnati.

Steve Kerr conferma Andrew Bogut, ma sposta Klay Thompson su Damian Lillard ed Andre Iguodala su C.J. McCollum, risparmiando a Steph Curry il compito di marcare 1 vs 1 il numero 0 dei Blazers. Draymond Green ignora Aminu e Harkless e gioca da “libero”, siglando subito due stoppate su Enes Kanter servito sotto canestro ed in recupero su Seth Curry piazzato dall’angolo destro.

Dopo i 36 facili punti di gara 1, Steph Curry gode di molta meno libertà in attacco: Zach Collins, così importante nella serie contro i Nuggets, è un non-fattore nelle prime due partite ad Oakland a causa dei falli (solo 8 minuti in gara 2), ma coach Stotts trova minuti di qualità da Meyers Leonard, che si dimostra abbastanza mobile da contenere e recuperare sui pick and roll centrali di Curry, ed in attacco non danneggia la squadra (7 punti e 6 rimbalzi in soli 17 minuti).

Nel primo tempo la difesa dei Blazers riesce a togliere il pallone dalle mani di Curry, obbligando Jonas Jerebko, Jordan Bell e Andre Iguodala a fare tesoro del tanto spazio a disposizione. Portland acquista ritmo e trova punti facili in transizione, cosa che in gara 1 non era mai riuscita:

I Trail Blazers segnano 65 punti nel primo tempo (65-50 il punteggio), nonostante Damian Lillard segni i primi punti della sua partita solo con 3 minuti da giocare nel secondo quarto. Dopo le sole 14 palle perse di gara 1, sono già 10 in soli 24 minuti i palloni sprecati dagli uomini di Steve Kerr in gara 2.

Vista la malaparata, coach Kerr cambia le cose ad inizio terzo quarto: archiviato Andrew Bogut, Kevon Looney riprende il suo posto in quintetto base. Kerr getta nella mischia persino Damian Jones, alla sua prima partita dallo scorso dicembre, e dà fiducia a Jordan Bell.

Ed è proprio un rimbalzo offensivo di Looney apre le danze ad Oakland: tripla di Curry, seguita da altra tripla di Curry, recupero di Looney in tuffo su Lillard, stoppata di Looney, tripla di Thompson, altra tripla di Thompson, appoggio di Green… ed il 67-50 Blazers di inizio terzo periodo è solo un ricordo (69-99 Portland con 7:11 ancora da giocare).

Così come nel quarto periodo di gara 1, sono 39 i punti segnati dagli Warriors nel terzo quarto. Golden State impiega un tempo ad adattarsi agli aggiustamenti difensivi di Portland, i bi-campioni tornano a trovare tanti punti facili, grazie all’esperienza ed alla grande familiarità di Curry, Green, Thompson, Looney, Shaun Livingston e persino Jordan Bell:

Nel secondo quarto, Thompson inizia l’azione, legge la difesa ed attira il raddoppio di Hood e McCollum, serve Livingston che a sua volta trova Jordan Ball per 2 punti facili

Mentre la fatica fisica e mentale per i difensori dei Blazers sale, i Golden State Warriors sono sempre un passo avanti:

La rimonta degli Warriors impedisce a coach Stotts di dare minuti di riposo a Damian Lillard. Dame gioca 43 minuti in gara 2, ed è puntualmente costretto a pensare, ad aggirare i raddoppi e gli angoli difensivi propostigli dalla difesa avversaria.

Per Lillard una partita da 23 punti, 10 assist, 5 rimbalzi e sole 2 palle perse, ma “soli” 16 tiri dal campo (6 su 16, 5 su 12 al tiro da tre punti), e tanta corsa.

L’affaticamento di Lillard e dei Blazers è evidente negli ultimi due minuti di gara: sul 110-108 Warriors, Lillard tenta senza successo di guadagnarsi un fallo facendo saltare Draymond Green e tirando in emergenza (tripla importantissima di Seth Curry sul rimbalzo offensivo), e sulle due azioni successive, Golden State ha gioco facile nel chiudere la partita:

 

La giocata “incriminata” di Andre Iguodala che strappa il pallone del potenziale pareggio ad un Lillard esausto

WARRIORS-BLAZERS, COSA ASPETTARSI PER IL RITORNO A PORTLAND?

Presentare una finale di conference come un duello personale tra Curry e Lillard non è cosa che renda giustizia alle due squadre. La differenza tra Warriors e Blazers in campo l’ha fatta l’incredibile, seppur stra-nota, confidenza dei giocatori di Steve Kerr (titolari, panchinari e… redivivi come Jordan Bell) in partite di questo livello.

I Blazers hanno aggiustato ritmo e difesa dopo la faticosa gara 1, i Golden State Warriors si sono dimostrati sempre un passo avanti: non esiste difesa, raddoppio, trap o blitz che Steph Curry, Klay Thompson e Draymond Green palla in mano, e Shaun Livingtson, Andre Iguodala e Kevon Looney lontano dalla palla non abbiano visto in questi anni. La capacità di reazione dell’attacco Warriors ha sfibrato la difesa di Portland nel secondo tempo di gara 2 (64 punti segnati).

Dame Lillard ha terminato gara 2 sulle ginocchia, “derubato” da Andre Iguodala. Le energie spese da Lillard per leggere e giocare di conseguenza sui raddoppi avversari con i tempi giusti hanno pesato sull’esecuzione dei Blazers nel finale della seconda partita.

Portland ha chiuso con 18 su 29 al tiro da tre punti in gara 2, ma l’impressione è che i Golden State Warriors possano “vivere”, traducendo letteralmente dall’inglese, con 16 punti a testa di Seth Curry, Rodney Hood e persino di Moe Harkless (15 punti a partita nelle prime due gare), pur di non concedere un attimo di respiro a Lillard e McCollum.

Nelle prime due partite, Damian Lillard ha tentato 28 conclusioni dal campo, Steph Curry è invece a quota 45. Attendersi un cambio di passo della point-guard dei Trail Blazers al Moda Center è più che lecito, e con l’aria di casa giocatori come Enes Kanter, Al-Farouq Aminu e Moe Harkless acquisteranno maggior fiducia.

Anche C.J. McCollum beneficerà del ritorno a Portland; in gara 2, due suoi inconsueti errori nel finale di partita hanno complicato le cose per coach Stotts, in una serie tatticamente impossibile, contro un avversario che, banalmente, ne conosce una più del diavolo

… e che sta giocando senza Kevin Durant. Anche se non si vede.

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