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Around the Garden: la partenza strabiliante dei nuovi Celtics

di Nicola Bogani

Che a Boston quest’anno si respirasse un’aria differente lo si era capito dal primo giorno di training camp.

Questa nuova versione dei Celtics più giovane e spensierata, senza le pressioni e le lune storte di Irving, dava l’impressione da subito di poter far bene. Certo, quasi nessuno poteva prevedere un record parziale di 9-1 dopo le prime dieci partite,un record nato grazie soprattutto ad un gioco fluido ed equilibrato, sia in attacco che in difesa.

Nove successi consecutivi, nonostante Stevens non abbia mai avuto a disposizione la squadra al completo, se non nella prima partita a Philadelphia contro i 76ers (per assurdo coincisa con l’unica sconfitta).

L’ambiente ovviamente è elettrico, una striscia vincente del genere mancava da ben due stagioni, quando i “ragazzini” Tatum e Brown reagirono all’infortunio di Gordon Hayward mostrando a tutti le loro capacità e partecipando attivamente ad una incredibile striscia di 16 vittorie dopo le due sconfitte iniziali. Quest’anno la squadra, rispetto ad allora, sembra in più controllo, a parte la rimonta  contro i Bucks , e le partite non hanno mai visto i Celtics andare sotto in maniera pesante per poi lanciarsi in rimonte difficili ed entusiasmanti, come spesso avveniva invece due anni fa.

Anche quest’anno una strana coincidenza, un infortunio per certi versi incredibile, priverà la squadra di coach Brad Stevens della presenza di Gordon Hayward. Almeno questa volta però la situazione non pare così grave, e l’assenza non dovrebbe superare le sei settimane. Come spesso ricordato da Stevens, nella NBA vige la legge della “next man mentality”, secondo sui la mancanza di un giocatore apre le porte a chi si fa trovare pronto.

Celtics, le chiavi del successo di inizio stagione

Analizziamo quelle che sono le chiavi principali di questo ottimo inizio:

Una distribuzione quasi matematica dei punti che vedono “i magnifici cinque” dividersi il peso dell’attacco senza nessun dominatore assoluto. Kemba Walker (25 punti a partita) e Jayson Tatum (19.8) sono i due giocatori che prendono più conclusioni (circa 18 a partita), mentre Jaylen Brown (20.1 punti di media) e Gordon Hayward (18.9) con 14 tiri a testa sono i più prolifici per percentuale effettiva (oltre il 60% per Hayward). Infine Marcus Smart, con 10 tiri a partita, dimostra con il suo 38% al tiro da tre punti si essere ormai diventato un fattore importante anche in questo aspetto del gioco.

Un attacco che tende a privilegiare maggiormente le penetrazioni al ferro, piuttosto che la sistematica ricerca del tiro da tre punti, come invece avveniva in passato. Nuova tendenza comprovata anche dal maggior numero di tiri liberi, che nascono da un +27% nelle conclusioni dentro l’area rispetto all’anno scorso. Anche il numero di palle perse beneficia di tale tendenza: con sole 11 a partita i Celtics si piazzano al primo posto nella particolare classifica, mentre gli uomini di coach Stevens sono la sesta miglior squadra NBA per palle perse forzate agli avversari.

La difesa (tolta l’ultima partita contro gli Washington Wizards…) ha di fatto retto l’urto delle partenze di Al Horford e Aron Baynes, dubbio che preoccupava molto prima dell’inizio della stagione. Daniel Theis si è guadagnato presto i galloni di titolare, visti anche i problemi fisici di Enes Kanter: il giocatore tedesco, con 2.1 stoppate di media a gara e 6.5 rimbalzi si è calato alla perfezione nella parte, senza disdegnare qualche conclusione dalla distanza.

Robert “Time Lord” Williams, nel suo piccolo, ha mostrato grossi miglioramenti ed un atletismo molto utile, ed in 16 minuti di impiego medio sta viaggiando con 1.6 stoppate di media a partita.

Ovviamente, il “capo popolo” della difesa rimane Marcus Smart, sia nelle vesti di titolare che di sesto uomo, come già successo in cinque delle prime dieci partite. Con l’ingresso di Kanter nelle rotazioni, le cose dovrebbero andare ancora meglio, soprattutto alla voce rimbalzi che resta fisiologicamente il tallone d’Achille per una squadra piccola.

Kemba Walker sembra essere il leader perfetto di questo gruppo giovane e pieno di talento. Dopo una carriera da All-Star in una piccola realtà come Charlotte, ha le chiavi giuste per aiutare i compagni che possono trovare dei periodi di difficoltà, come accaduto a Jayson Tatum durante la sua serata da 1 su 18 contro i Dallas Mavericks: Walker ha continuato ad incitare il suo compagno con il classico “keep shooting!“, spronandolo a non abbattersi.

Un episodio simile è stato raccontato anche da Jaylen Brown, che in una delle prime partite di stagione, durante un timeout aveva ricevuto gli incoraggiamenti di Walker dopo una conclusione affrettata.

Celtics, cosa c’è da migliorare?

L’ottima partenza non deve però distogliere l’attenzione dai tanti problemi ancora da risolvere.

Come ricordato da coach Stevens dopo la sfida contro gli Wizards, ci sono parecchie cose ancora da capire, ed altrettante da sistemare. Su tutte, la panchina e l’eventuale apporto immediato dei rookie. In queste prime partite si sono viste cose interessanti sia da Grant Williams che da Carsen Edwards, che però stanno ancora faticando a fornire continuità. L’assenza prolungata di Hayward darà loro più possibilità, così come un’opportunità avrà Romeo Langford, che ad oggi resta tra i volti nuovi il meno utilizzato anche a causa dei tanti problemi fisici accusati in estate.

Cinque trasferte ad Ovest attendono ora i Celtics, che da questo periodo potranno trarre ulteriori risposte sul ruolo che potranno ricoprire in una conference che è oggi molto più competitiva di come apparisse ad inizio stagione, con Toronto Raptors e Miami Heat che si sono aggiunte alle sempre nominate Philadelphia 76ers e Milwaukee Bucks alla lotta per chi andrà a sfidare la miglior squadra della Western Conference.

Ancora troppo presto per dare giudizi definitivi, ma periodo sicuramente interessante per carpire informazioni.

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