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Focus Houston Rockets: dove porterà lo small ball?

di Andrea Esposito

Gli Houston Rockets di Mike D’Antoni sono una delle squadre più chiacchierate negli ultimi anni NBA.

Le prestazioni monstre de il Barba James Harden, il modo di giocare irriverente e provocatorio  hanno portato sempre, in un modo o nell’altro, Houston sotto l’attenzione mediatica.

Già questa estate con il polverone alzato da Daryl Morey sul “Caso Cina”,  la trade che ha portato in Texas Mr. Triple-Double Russell Westbrook e spedito Chris Paul ad Oklahoma ed alcune esternazioni proprio di CP3 non proprio amichevoli nei confronti della dirigenza lasciavano presagire ad una stagione bella che tribolata.

Se a tutto questo poi si aggiunge un ruolino di marcia non proprio dei migliori per una squadra che punta ad essere l’erede al trono del selvaggio Ovest va da se che qualcosa non sta girando come dovrebbe.

Convivere con James Harden non è cosa da poco

Quando lo scorso 11 luglio è stata ufficializzata la trade che ha portato The Brodie a Houston; in molti hanno fatto facile ironia sul gioco di squadra dei Rockets edizione 2019/20. Altri invece hanno visto subito di buon occhio la convivenza dei due ex Thunder, memori proprio dei loro trascorsi nell’Oklahoma.

Harden anche quest’anno ha sfoderato prestazioni sontuose trascinando i Rockets nel bene e nel male con i suoi isolamenti e step back. Partite da 50 punti ormai non sono più una sorpresa. Proprio questa sua estrema centralità nell’attacco di  Houston non lascia tanto spazio agli altri, almeno sulla carta.

Westbrook dopo un po di adattamento; ha vissuto un mese di gennaio super, dove ha dimostrato di poter dividere benissimo il palcoscenico col compagno dal 13 sulla schiena.

Focus Houston Rockets: Russell Westbrook sta riuscendo ad aggredire il ferro con più facilità grazie all’area lasciata libera dai compagni.

Beastbrook dopo Natale ha registrato numeri da capogiro: 32.5 punti a partita tirando complessivamente dal campo col 52% e giusto per non farci mancare nulla, aggiungiamo anche 8.3 rimbalzi catturati e gli 8 assist smistati. La notizia, che poi tanto notizia non è, è che la crescita di rendimento di Westbrook non è stata accompagnata da una flessione dell’altra principale bocca da fuoco di coach Mike D’Antoni: Harden nello stesso periodo ha viaggiato a 28.6 punti, 8 rimbalzi e 6.5 assist.

Focus Houston Rockets: l’estremizzazione dello small-ball

Ogni anno la settimana che conduce alla trade deadline porta con se una sorta di psicosi da trattativa. Ma andiamo con ordine. Da anni i  Rockets prediligono un assetto formato da quattro esterni e il totem Clint Capela a centro area: per sviluppare trame di gioco con blocchi cechi o situazioni di rimbalzo offensivo.

Il cosiddetto small ball.

Coach Mike D’Antoni ha sempre cercato di mettere in campo un corpaccione da utilizzare a rimbalzo offensivo; in questa ottica va vista l’esplosione lo scorso dicembre di Isaiah Hartenstein che da sconosciuto patentato è passato a giocare 18 minuti abbondanti con 8 punti e 7 rimbalzi a partita.

Focus Houston Rockes: Isaiah Hartenstein è attualmente l’unico centro puro presente nel roster dei texani assieme a Tyson Chandler.

Da gennaio però qualcosa cambia. Hartenstein, per quanto bene avesse fatto, sparisce dalle rotazioni, i vari Ben McLemore, Austin Rivers, Danuel House recuperano terreno assicurando un gioco offensivo estremamente perimetrale.

Si accende una lampadina: “E se giocassimo senza lunghi?” Detto fatto. Clint Capela viene spedito ad Atlanta (insieme con Nenè) in un affare che ha mosso ben 12 giocatori e coinvolto complessivamente quattro team: era dal 2000 e da quando Patrick Ewing lasciò New York per andare a Seattle che non si vedeva una trade con così tanti giocatori coinvolti. Houston così facendo riesce ad ottenere un giocatore dal tiro affidabile e che fa della difesa il suo vero punto di forza: Robert Covington.

Come cambiano i Rockets ora?

Con questa mossa Houston diventa una squadra composta solo ed esclusivamente da esterni, gli unici lunghi a roster sono Tyson Chandler e il già citato Isaiah Hartenstein, come detto entrambi fuori dalle rotazioni. Il ruolo di centro titolare verrà ricoperto da P.J. Tucker dall’alto dei suoi 196 cm. Il resto del quintetto sarà completato Eric Gordon e il nuovo arrivato Covington insieme a Russ ed Harden. Approfondendo il discorso sullo starting five è curioso sottolineare la differenza di rendimento di Ben McLemore quando parte in quintetto rispetto a quando inizia la partita in tuta: l’ex Kings da titolare quest’anno viaggia a 13.5 punti a partita tirando col 41% dall’arco e quasi il 48% complessivo, da subentrato il fatturato crolla a 8.7 punti.

Concludendo il discorso sul nuovo attacco dei Rockets presumibilmente vedremo molti tiri “from the corner per sfruttare al meglio le capacità balistiche di veri e propri specialisti come Tucker; McLemore; Sefolosha e Covington tutti abbondantemente sopra il 40% di realizzazione in questo fondamentale.

Focus Houston Rockets: il penetra e scarica, una delle classiche soluzioni per creare occasioni dall’angolo.

Quello che cambierà maggiormente nell’assetto di Houston sarà inevitabilmente la difesa. Proprio nella metà campo difensiva si capirà se questo tipo di gioco vale la candela. La possibilità che il nuovo assetto dei Rockets offre è quella di cambiare su ogni situazione senza perderci troppo in ottica di pick and roll oppure handoff. Ma di fronte a squadre come i Lakers con i vari Anthony Davis o Howard e McGee oppure i Nuggets di Nikola Jokic, riusciranno i piccoletti texani a non subire oltremodo la differenza di tonnellaggio? Troverà D’Antoni il modo di mascherare la mancanza di fisicità? Una soluzione plausibile potrebbe essere l’uso di raddoppi repentini come quelli che abbiamo visto in passato nella finale di conference contro i Golden State Warriors.

La batteria infinita di esterni che assicurano copertura lungo il perimetro e difesa rognosa sulla palla riuscirà a mascherare l’evidente carenza di centimetri e chili?

Lo small ball quando diventa l’unica carta a disposizione può trasformarsi da jolly a pesante limitazione. Le estremizzazioni spesso si traducono in gravi errori. Staremo a vedere se il tempo darà ragione a Houston.

 

NB: le statistiche utilizzate nell’articolo fanno fede alla data di pubblicazione dello stesso.

 

 

 

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