Manuale Cleveland Cavaliers 2018/2019: difendere la terra desolata | Nba Passion
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Manuale Cleveland Cavaliers 2018/2019: difendere la terra desolata

Cleveland Cavaliers 2018/2019

Manuale Cleveland Cavaliers 2018/2019: difendere la terra desolata

Il momento, purtroppo, è arrivato. Come quando un sovrano abbandona il trono del suo regno, Lebron James ha lasciato un vuoto incolmabile nei cuori e nel roster dei Cleveland Cavaliers. Una perdita fondamentale, che ha causato un danno incolmabile per la franchigia dell’Ohio: il giorno seguente la firma di LBJ con i Lakers, le quotazioni di titolo dei Cavs sono crollate dell’80%, realizzando il più grande downgrading della storia dello sport americano.

Come volevasi dimostrare, l’avvenimento tanto atteso quanto esorcizzato dai tifosi del Northeast Ohio è paragonabile ad un vero e proprio cataclisma sportivo. Ecco perchè, come da titolo, l’imperativo più importante in questo momento rimane quel Defend the Land che rappresenta la vera essenza della Wine & Gold. Niente paura, però, per Dan Gilbert e Koby Altman: nella stagione del cosiddetto anno zero Cleveland ripartirà dai due punti fermi Kevin Love e Collin Sexton. Difficile, comunque, definirlo un nuovo inizio: cerchiamo di capire che annata ci aspetta vonc l’ausilio del manuale Cleveland Cavaliers 2018/2019.

MANUALE CLEVELAND CAVALIERS 2018/2019: L’ANNATA PRECEDENTE

  • Record: 50-32
  • Piazzamento: seed #4, Eastern Conference
  • Rendimento playoff: Finals NBA (sconfitta contro Golden State Warriors, 0-4)
  • Offensive rating: 112.9
  • Defensive rating: 111.9
  • Team leaders: LeBron James (27,5 PTS), Kevin Love (9,3 REB), LeBron James (9.1 AST)

L’ultimo ballo di LeBron James come membro dei Cleveland Cavaliers può essere paragonato ad un ironman. Una stagione a sfinimento per il King, che ha letteralmente trascinato i Cavs alle quarte Finals NBA consecutive. A dimostrazione di questo, i numeri eloquenti delle statistiche della RS 2017/2018.

Una regular season altalenante per la squadra di Tyronn Lue, spesso e volentieri quasi inerme di fronte alle spaccature createsi all’interno dello spogliatoio. Questa è una delle maggiori concause che hanno portato ad una stagione regolare sottotono, in cui i Cavs hanno faticato ad imporre il loro gioco e a trovare la giusta continuità. Stagione tribolata iniziata molto prima del tip-off con la trade che ha portato Kyrie Irving a Boston e un irriconoscibile Isaiah Thomas a Cleveland (con Jae Crowder), i cui effetti si sarebbero materializzati ben più tardi. IT non solo non sarà quasi mai impiegato in campo (per l’infortunio all’anca solo 15 partite disputate) ma risulterà uno dei maggiori fautori della rottura tra nuovi arrivati e vecchia guardia.

Un’annata 2017/2018 in cui Cleveland ha vissuto il suo miglior momento nella prima parte di questa, nel periodo tra Novembre e Dicembre. Una striscia di 13 vittorie consecutive che aveva scacciato tutti i dubbi e i commenti della vigilia.La sconfitta di Indianapolis dell’8 Dicembre, però, rappresenta la goccia che fa traboccare il vaso. Da Indy in poi, un andamento altalenante e la lenta discesa fino al quarto posto finale della Eastern Conference.

Nel mezzo, intanto, Altman si rende protagonista di una delle trade deadline più controverse degli ultimi anni: fuori Isaiah Thomas, Jae Crowder, Dwyane Wade, Channing Frye, Derrick Rose e Iman Shumpert, dentro Jordan Clarkson, Larry Nance Jr., Rodney Hood e George Hill per tornare ad essere competitivi in vista della post-season. Una rivoluzione nella rivoluzione che non porto ai risultati sperati: un lieve miglioramento in difesa, che comunque rimaneva una delle peggiori della lega ed un attacco che faceva capo ad un unico nome, quello di Lebron James.

La post-season, ed in particolare la serie contro Toronto, è sicuramente l’unica vera nota lieta della scorsa stagione. La Quicken Loans Arena comincia a sognare in grande dopo gara 7 vinta contro degli Indiana Pacers scatenati (bestia nera dei Cavs lo scorso anno) ed in grado di mettere in seria difficoltà la fase offensiva di Lue in più occasioni. Con i Raptors, i Cavaliers ritornano a fare la voce grossa anche nel pitturato: TT e Kevin Love sembrano risorgere per davvero, ma questa rimarrà solo un illusione.

Tutti i punti deboli di un roster quasi mai solido vengono a galla contro i Boston Celtics di Brad Stevens: Cavs annichiliti, annientati e sotto 2-0 grazie alla pressione asfissiante portata dalla difesa dei C’s sia su LBJ che sui tiratori. Sarà lo stesso James a togliere le castagne dal fuoco e a trascinare la serie fino a G7, dove rimarcherà la sua legge nei win-or-go-home games. Il resto è pura amministrazione dei Warriors nell’atto finale: eppure, come sempre nel caso della Wine & Gold, un what if fa pensare: come sarebbe cambiata la storia delle scorse Finals se Jr Smith non avesse spento completamente il cervello nei secondi finali di G1 ad Oakland?

MANUALE CLEVELAND CAVALIERS 2018/2019: I MOVIMENTI ESTIVI

Tyronne Lue con il presente e il futuro dei Cleveland Cavaliers: Kevin Love, 30 anni, e Collin Sexton, 19 anni.

Il mercato dei Cleveland Cavaliers, come tutto il resto d’altronde, è stato condizionato dalla partenza del Re, direzione Los Angeles Lakers. Fin dal 3 Luglio, però, la premiata ditta Dan Gilbert-Koby Altman ha fatto il possibile per presentare ai nastri di partenza il miglior roster possibile nelle mani di Tyronn Lue. Una rosa in grado di poter ancora competere per i playoff nella Eastern Conference.

Non si spiegano altrimenti il rinnovo di Kevin Love (4 anni a 130 milioni di dollari) e quello di Rodney Hood, che potrebbe addirittura puntare ad elargire una estensione da 18 milioni a stagione il prossimo anno. Il centro del progetto, a meno di clamorosi stravolgimenti, sarà costituito da K Love e dal rookie Collin Sexton. La pg proveniente da Alabama, ha dimostrato di essere un giocatore già pronto a reggere la pressione e a ricoprire il ruolo di co-leader di una franchigia.

Oltre ai due nomi già citati è impossibile non considerare anche Cedi Osman. Il turco, alla seconda stagione in NBA, vuole prendersi le luci della ribalta e conquistare un posto in quintetto. Magari, ricoprendo il posto lasciato vacante dal King. Senza dubbio, il giocatore con più talento e prospettiva dei Cavs con Young Bull.

Il mercato dei Cavaliers, pertanto, può considerarsi quasi sufficiente: tale giudizio è dato anche da alcune decisioni legate ai veterani della franchigia come Tristan Thompson, JR Smith e Kyle Korver. Nonostante Altman ci abbia provato in tutti i modi, sia i Rockets che i 76ers hanno rispedito al mittente le proposte di trade concernenti i tre giocatori sopra indicati che, a livello salariale, ricoprono quasi il 35% della quota totale. Inoltre, questi ultimi saranno free-agent solo nel 2020, quindi l’unica possibilità per cercare di ricavare qualcosa (scelte soprattutto) è lo scambio secco.

Oltre a LeBron James, anche Jeff Green ha salutato la compagnia, accasandosi a Washington. Altra perdita importante per la second unit dei Cavs, che perde un buon tiratore dall’arco (ottimo nei playoff) ed un discreto difensore. Al suo posto, spazio all’undrafted Billy Preston, proveniente dal KK Ikogea (squadra militante nel massimo campionato bosniaco) dopo essere stato vittima di un clamoroso incidente stradale a Kansas. Un vera e propria scommessa che, nonostante tutto potrebbe rivelarsi azzeccata nel prossimo futuro.

Infine, i Cavs hanno firmato al minimo salariale David Nwaba (guardia ex Bulls) e Channing Frye (di ritorno dai Lakers). A completare la panchina Sam Dekker (ex lungo dei Clippers) e Kobi Simmons (point guard ex Memphis Grizzlies). Una free agency abbastanza tranquilla in Ohio, che non garantisce una rivoluzione già a partire dalla stagione corrente. Molto probabile una trad -deadline del prossimo febbraio in cui Cleveland possa essere protagonista: senza dubbio, cercare di imbastire degli scambi per ottenere pick interessanti già per il prossimo draft è l’obiettivo primario. Magari, coinvolgendo qualche contrattone come quelli di Tristan Thompson, JR Smith e Kyle Korver, possibili prede di alcune contender. Questo è l’unico modo per ovviare alla discutibile politica anti-tank di Dan Gilbert.

MANUALE CLEVELAND CAVALIERS 2018/2019: L’ANALISI

Lo stravolgimento più importante si avrà sicuramente dal punto di vista tecnico-tattico. Con la partenza di James, il 90% delle soluzioni offensive di Cleveland sono svanite nel nulla. Il vero banco di prova di Lue inizia adesso. Senza l’ingombrante presenza di LBJ (come insinuato dai giornalisti americani), l’ex giocatore dei Lakers avrà il pieno controllo dello spogliatoio.

Il probabile quintetto base dei Cavs dovrebbe essere composto da Sexton-Smith-Osman-Kevin Love-Nance Jr. Iniziando dalla fase difensiva, sarà fondamentale cercare di sostituire la strapotenza fisica di LeBron James: ruolo affidato al duo Love-Nance Jr. che, nella scorsa stagione, sono stati gli unici a ricoprire discretamente questa posizione (105 defensive rating per l’ex Lakers). Certo, Larry Nance deve ancora implementare il suo gioco da 5, ma le possibilità che possa diventare un buon rim protector sono buone.

Il backcourt, con l’arrivo di Young Bull, aumenta notevolmente le sue potenzialità difensive. Sia Sexton che Hill sono ottimi difensori sulla palla, abilità che anche JR Smith (a corrente alterna) ha dimostrato di possedere negli scorsi playoff. L’intensità della pressione dei piccoli sui portatori di palla avversari costituirà uno dei punti cardine della squadra. Con una difesa statica come quella dello scorso anno, i Cavaliers hanno pochissime possibilità di lottare per la postseason.

Le abilità difensive di Collin Sexton: grande stealer, mani velocissime e ottime letture.

A livello offensivo, al momento, le soluzioni si possono contare sul palmo di una mano: urge ricreare le situazioni di pick & pop con cui LeBron James e lo stesso Kevin Love liberavano lo spazio per i tiratori. Il duo Sexton-Love sarebbe idealmente il più consono a svolgere tale schema, cosi come la coppia Larry Nance (Tristan Thompson)– JR Smith (Kyle Korver). Fondamentale, nel corso della RS, sarà l’apporto della second unit, in particolare di Rodney Hood e Jordan Clarkson. Due scorer impalpabili, se in giornata.

Tyronn Lue punta molto sulle due guardie tiratrici rispettivamente ex Jazz e Lakers, che in carriera hanno tenuto standard ben più alti di quelli fatti registrare nello spicchio di stagione disputato in maglia Cavs lo scorso anno. Dictat principale, quindi, per i Cavaliers sarà la percentuale al tiro: l’obiettivo è migliorare il 37.2% dall’arco della scorsa stagione (6° in NBA), sfruttando la presenza in squadra di ottimi interpreti della specialità.

Il pick & pop su Kyle Korver: operazione che i Cavs ripetono con Kevin Love, JR Smith e Channing Frye molto spesso.

Altre alternative scarseggiano: gli unici veri interpreti dell’uno contro uno sono Collin Sexton e Cedi Osman, che già nella Summer League ha mostrato un’ ottima varietà di colpi in attacco. Chi può incrementare la sua pericolosità offensiva è Kevin Love. Tornare a giocare con più costanza in post basso con KL è un altra possibile soluzione.

CONCLUSIONE

Quasi impossibile pronosticare come si comporteranno questi Cleveland Cavaliers. Certo che, in una Eastern Conference di livello medio-basso, anche il roster di Tyronn Lue può sognare in grande: Believeland vuole ancora i playoff e, magari, uno score dignitoso in regular season. Missione non impossibile, ma tutto dipenderà da quanto ci impiegherà Cleveland a trovare una nuova identità. Il contraccolpo psicologico della Decision 3.0 deve essere superato al più presto: se i Cavs riusciranno in questo, allora il 6° posto in EC può essere alla loro portata (dietro a squadre sulla carta superiori come Bucks e Pacers, e lottando alla pari con Heat e Pistons). Per Dan Gilbert non ci sono scuse: la realtà, tuttavia, è ben altra cosa. Mettiamola su questo piano: anche il primato della Central Division sembra un’utopia ora.

 

Pierluigi Ninni
pier-juve96ma@hotmail.it

Ho 21 anni e sono uno studente universitario. Tifoso dei Cavs e della New Basket Brindisi.

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