I Thunder e Westbrook, come due innamorati che non si amano più
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I Thunder e Westbrook, come due innamorati che non si amano più

Oklahoma City Thunder

I Thunder e Westbrook, come due innamorati che non si amano più

Negli ultimi anni ad Oklahoma City, alla casella che risponde alla voce “giocatori chiave”, ci sono stati diversi avvicendamenti. Su tutti, però, un nome è rimasto stoicamente sempre al suo posto, ineluttabile, per prendere in prestito un termine cinematografico. Russell Westbrook ha infatti speso con i Thunder l’interezza della sua carriera: vestendone la maglia per 11 anni. Tutto iniziò nel lontano 2008, quando i Seattle SuperSonics lo chiamarono con la scelta numero 4 del Draft. E no, non è stato uno scambio della notte delle scelte a portarlo in Oklahoma, bensì il trasferimento dell’intera franchigia, avvenuto proprio quell’estate. La storia di OKC e di Westbrook, allora, è iniziata ed ha avuto vita in modo parallelo: nessuno dei due è mai esistito in NBA senza l’altro. Tuttavia, ad oggi, le cose potrebbero essere sul punto di cambiare.

Russell Westbrook e l’allora commissioner David Stern durante il Draft 2008

OKC COME TAPPA E NON COME DESTINAZIONE

Ciò che nei suoi 11 anni di storia in NBA non è mancato ad Oklahoma City è stato certamente il talento. Di quello per i corridoi della Chesapeake Arena ne è passato molto. A mancare è stata la capacità di tenerselo stretto e di costruirci intorno qualcosa di compiuto. Dalle acque perigliose del Draft, come detto in precedenza, i Thunder hanno spesso pescato bene, senza riuscire però a capitalizzare su tale abilità.

La maggior parte dei giocatori passati di qui hanno infatti vissuto la franchigia come un trampolino di lancio. Chi ha abbandonato la nave per approdare su lidi più benevoli ha spesso raggiunto obiettivi e riconoscimenti personali e di squadra. Kevin Durant e Serge Ibaka hanno vinto tre anelli NBA in tre anni, James Harden un premio di MVP della stagione regolare 2018, anno in cui Victor Oladipo ha vinto il premio di “Most Improved Player“.

La responsabilità di tutto ciò, comunque, lungi dall’essere addossata ai soli giocatori. Più volte, infatti, è stato proprio il front-office dell’organizzazione a muoversi in modo sgangherato ed apparentemente sconfusionato, mettendo a segno affari che hanno dato l’impressione di una ricerca spasmodica e isterica di rimanere a galla tra le sabbie mobili della sovraffollata lotta playoffs della Western Conference. Il tutto, evidentemente, senza riuscirci davvero.

Considerato come ormai chiuso e dimenticato il ciclo di Durant, che ha avuto il suo picco nelle Finals sfiorate nel 2016, da allora il General Manager Sam Presti e i suoi si sono mossi molto, ma forse non benissimo. Presa la stagione 2016/17 come anno di transizione dopo il grande addio del numero 35, nell’estate 2017 Presti ha regalato a Westbrook, tramite scambi, Paul George e Carmelo Anthony. Due anni dopo, Anthony è praticamente fuori dalla lega e George ha appena richiesto e ottenuto uno scambio per allontanarsi da OKC ed approdare ai Los Angeles Clippers, rispondendo alla chiamata di Kawhi Leonard. Anche l’ex Indiana Pacers, come non pochi prima di lui, deve essere arrivato alla conclusione che per vincere fosse necessario guardare altrove.

Paul George, Russell Westbrook e Carmelo Anthony prima della stagione 2017/2018

Le sensazioni di dèjà-viu non mancheranno ai tifosi Thunder e al solito, abbandonato, Russell Westbrook. Tuttavia questa volta la situazione è diversa. L’abbandono di PG13 non è avvenuto tramite free-agency, lasciando vuote le tasche di OKC, ma tramite uno scambio che l’ha arricchita di scelte al Draft. E’ forse questo il momento ideale per voltare del tutto, finalmente, pagina?

WESTBROOK-THUNDER, SEPARAZIONE ANNUNCIATA?

L’unico giocatore rimasto per tutti questi anni intoccabile potrebbe non essere più tale. Come detto in apertura, né Westbrook né OKC sono mai esistiti l’uno senza l’altra. Come una storia d’amore nata tra i banchi di scuola e proseguita nell’età adulta. Ma cosa succede quando due innamorati da una vita smettono di amarsi?

Il rapporto tra il numero 0 e i Thunder appare ad oggi ai minimi storici. Mai, infatti, neanche ai tempi bui dell’abbandono di Durant, si era parlato di una possibilità concreta che anche Westbrook venisse scambiato o che lo richiedesse. Dopo l’ennesimo passo indietro della franchigia, debole di un’apparente mancanza di programmazione, ecco che anche colui che ne è sempre sottostato alle decisioni inizia ad interrogarsi. Inizia ad interrogarsi e ad interrogare l’organizzazione sul da farsi, tramite il suo agente.

Ad oggi le possibili vie per Oklahoma City sarebbero due. La prima riprenderebbe sulla falsa riga di quanto fallimentarmente provato negli ultimi anni: reinvestire gli assetti appena ottenuti per affiancare, tramite scambio, un’ennesima seconda stella a Westbrook. Questa dovrebbe essere, ormai, una strada chiaramente da scartare, visti i risultati recenti di tale strategia e il livello del roster che rimarrebbe, non adatto a supportare una coppia di stelle in una ipotetica corsa al titolo.

La seconda via è probabilmente quella che le due parti coinvolte dovrebbero intraprendere, seppur dolorosamente. A sentirlo sembra incredibile, ma forse è arrivato davvero il momento di separarsi. La point-guard cresciuta a UCLA ha ormai 30 anni, e davvero non può permettersi di attendere un’eventuale ricostruzione per tornare a competere. Dalla sua, OKC, in caso di una presa di posizione volta alla rifondazione, farebbe bene a liberarsi del suo pesante contratto, che gli assicura, ad oggi, più di 40 milioni annui fino al 2022, con tanto di opzione giocatore per il 2023.

Proprio per l’età e il contratto appena riportati, non sarà facile trovare un’acquirente al giusto prezzo. Comunque, alcune franchigie rimaste a bocca asciutta nelle scorse settimane, o ancora alla ricerca di talento, potrebbero esserne interessate. Su tutte, nella giornata di oggi, si è parlato degli Houston Rockets. I Texani avevano puntato forte su Jimmy Butler nella free-agency, senza riuscire ad assicurarselo. Ora, secondo diverse fonti, sarebbe possibile che il GM Daryl Morey decida di puntare sul numero 0, puntando ad una “reunion” con James Harden.

Parlando di Jimmy Butler, i Miami Heat potrebbero essere tra le acquirenti interessate. La franchigia della Florida ha appena aggiunto l’ex Philadelphia 76ers alle sue file, che però restano altrimenti scarne di talento. Affiancare Westbrook alla stella appena firmata permetterebbe loro di fare sicuramente un passo avanti nella lotta per i playoffs della Eastern Conference.

Infine, non sono da dimenticare quelle squadre ancora alla ricerca di un vero leader tecnico. Tra queste figurano i Minnesota Timberwolves e i New York Knicks. Riuscire ad arrivare ad una stella di tale calibro, anche con un prezzo di favore, viste le condizioni discusse, darebbe loro senza dubbio una spinta verso un miglioramento deciso.

In ogni caso, ad oggi, non ci sono possibilità da escludere a priori. Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi la situazione potrebbe prendere pieghe inaspettate e sorprendenti, sebbene la sensazione resti quella che i Thunder e Westbrook siano giunti ai capitoli di coda del loro rapporto, da separati in casa.

Lorenzo Brancati
lolbra99@gmail.com

Malato di sport a 360 gradi. Seguo e faccio finta di capire di diversi sport, dal basket al calcio, fino ai motori, passando per il football americano e il baseball. Mi piace leggere e provare a scrivere farneticazioni a riguardo. Aspettando Godot, mi diverto a giocare con le parole e la palla a spicchi.

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