From the Corner #11: OKC sorprende, guardando al futuro

Oklahoma City si è presentata ai nastri di partenza della stagione, come una delle squadre destinate alla ricostruzione, dopo anni di playoffs ed ottimi piazzamenti. L’addio di George e Westbrook sembrava infatti una perdita troppo grande per poter continuare ad essere ancora competitivi. Invece, i nuovi arrivi, insieme alle vecchie conoscenze, hanno raggiunto una chimica invidiabile, puntando i riflettori su OKC, come una delle mine vaganti della Western Conference. E’ quindi doveroso dedicare alla franchigia dell’Oklahoma, l’undicesimo episodio di “From the Corner’, analizzando come siano riusciti a raggiungere tale livello.

From The Corner #11: un’estate difficile

Paul George e Russell Westbrook sono stati una dura perdita per OKC

I Thunder si sono ritrovati, dopo l’ennesima stagione iniziata da contender e finita con un nulla di fatto, con dei grossi interrogativi che potevano essere risolti in due modi: ripartire da zero, o insistere nella caccia al big di turno in grado di fare la differenza. La franchigia ha scelto la prima opzione, che ha portato necessariamente prima all’addio di Paul George, e poi a quello, sofferto, di Russell Westbrook. In cambio OKC ha ottenuto molto in prospettiva (compresi quasi una decina di scelte ai prossimi draft), ma poco per l’immediato.

La situazione profilatasi ad inizio stagione vedeva quindi un team smembrato, e rattoppato un po’ a casaccio, con alcuni giocatori destinati il prima possibile ad una trade, qualche giovane di belle speranze, ed un manipolo di gregari a cui poco si poteva chiedere.

Era quindi scontato presupporre un cammino difficile che avrebbe portato OKC fuori dalle zone nobili. Niente di più sbagliato.

La chimica dei ‘Fab 5’ di OKC

Shai Gilgeous-Alexander, il pilastro del futuro dei Thunder

Fin dalle prime gare, Oklahoma ha dimostrato di non voler fare da comparsa in questa stagione, trascinata proprio da quegli elementi che all’inizio sembravano inadeguati o con la valigia pronta. Ed eccoci quindi proiettati a gennaio 2020, dove il quintetto Paul, Schroeder, Gilgeous-Alexander, Gallinari ed Adams, è ad oggi largamente il quintetto con il miglior rendimento della NBA. Quello che poteva sembrare un azzardo è diventato un lusso per coach Billy Donovan.

Paul è il direttore d’orchestra, con lui in campo tutti i membri del roster si trasformano, esprimendosi al massimo delle proprie possibilità. E’ lui il leader emotivo del gruppo, prendendosi tutte le responsabilità nei momenti caldi dell’incontro. Con in campo contemporaneamente lui, Schroeder e Shai, OKC dispone di tre giocatori in grado di portare palla egregiamente, togliendo agli avversari un importante punto di riferimento.

Intorno a lui, ruotano principalmente quattro giocatori con caratteristiche diverse, che sono riusciti ad incastrarsi perfettamente nei meccanismi di squadra, sia in attacco che in difesa. Schroeder sembra aver finalmente effettuato quel salto di qualità mentale necessario a farlo diventare un sesto uomo di lusso, tenendo alto il ritmo del gioco, senza strafare come spesso gli succedeva in passato. Gallinari è probabilmente nella migliore stagione della sua carriera come continuità di rendimento, con un impatto offensivo e difensivo di livello All-Star, oltre alla solita morbidissima mano dai 7 metri. Adams sta beneficiando più di tutti della presenza di un giocatore ordinato come Paul, grazie alla capacità dell’ex Rockets di metterlo nelle condizioni migliori per far valere la sua potenza fisica nei pressi del ferro.

Gilgeous-Alexander è sicuramente il giocatore che più sta sorprendendo. Nel suo anno da rookie ai Clippers le qualità erano ben visibili, e gli erano valse un buon minutaggio in una squadra di alto livello. Ma in pochi si sarebbero aspettati un rendimento simile già al suo secondo anno. Shai è il giocatore totale di OKC. Attacca il ferro con la grinta giusta, tira dalla lunga, ed ha una mano dolcissima in penetrazione dove, aiutato dalle lunghe braccia, pennella parabole perfette per evitare l’aiuto dei lunghi. E’ lui il volto del il futuro della franchigia, e già quest’anno è uno dei candidati al premio di most improved player della stagione regolare.

Con questo assetto, non è quindi proprio un caso se OKC è sorprendentemente ampiamente nella zona playoffs della Western Conference.

From the Corner: quale futuro per OKC?

Il futuro dei Thunder si divide in due periodi, la trade deadline, e la prossima estate.

Da qui a febbraio Oklahoma deciderà se monetizzare alcuni giocatori che stanno andando oltre le più rosee aspettative, per aggiungere nuove scelte o giocatori calzanti nel prossimo progetto, o continuare a puntare su questo gruppo fino alla fine della stagione.

In ogni caso, anche dovessero finire la regular season, Paul, Gallinari, Schroeder ed Adams difficilmente rimarranno tutti anche nella prossima annata, visto che Oklahoma con il prossimo draft, inizierà il nuovo progetto giovani, grazie alla sfilza di scelta racimolate l’estate scorsa. L’obiettivo è quello di ricreare la situazione dei primi OKC, che hanno costruito i propri successi, pescando dalla lottery giocatori come Durant, Westbrook ed Ibaka.

Oklahoma resta quindi un cantiere aperto con molte incognite, ma qualunque sia il progetto finale, i presupposti per creare qualcosa di grande ci sono tutti.

Antonio Sena

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Antonio Sena

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