Mondiali FIBA 2019: la preview del girone K, Team USA vs Grecia
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Mondiali FIBA 2019: la preview del girone K

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Mondiali FIBA 2019: la preview del girone K

Gli Stati Uniti hanno superato come previsto al primo posto, ma con il brivido Turchia, il girone E la prima fase dei Mondiali FIBA 2019, e partiranno con i favori del pronostico anche nel girone K, che vedrà impegnate le squadre arrivate prima e seconda nei gruppi E e F.

Stati Uniti, Brasile, Grecia e la Repubblica Ceca di Tomas Satoransky che ha eliminato proprio la Turchia le quattro squadre del girone. Come da nuovo formato del torneo, le quattro erediteranno i punti totalizzati nella prima fase a gironi, e si affronteranno a coppie: le due del girone E (Team USA e Repubblica Ceca) sfideranno le due del girone F (Brasile e Grecia). Il secondo posto nel loro girone rimediato da Giannis Antetokounmpo e compagni (grazie alla vittoria all’ultimo secondo del Brasile sull’errore ai liberi di Kostas Sloukas) ha fatto si che nella seconda fase si affronteranno due delle favorite per una medaglia, Stati Uniti e Grecia.

Donovan Mitchell, alti e bassi nelle prime tre gare dei Mondiali FIBA 2019

Mondiali FIBA 2019, le squadre del girone K

Gli Stati Uniti, inseriti nella prima fase in un girone semplice (Turchia, Repubblica Ceca ed il modesto Giappone) non hanno impressionato, per usare un eufemismo. Due vittorie facili contro cechi e giapponesi, ed una battaglia finita dopo un tempo supplementare contro la Turchia, che è riuscita a perdere due volte una partita già vinta con un fallo evitabile su Jayson Tatum a fine regolamentari, e con quattro incredibili errori consecutivi dalla lunetta di Cedi Osman e Dogus Balbay all’overtime.

Contro la Turchia, 45 minuti di zona 3-2 sono bastati a mettere in crisi l’attacco USA (Gregg Popovich ha parlato a fine gara in sala stampa di “cattiva esecuzione” offensiva), difficoltà offensive cui solo la mano morbida di Khris Middleton (41.7% al tiro da tre punti in tre partite) e Joe Harris (66.7%) hanno saputo ovviare nei momenti decisivi della partita. Questa nazionale americana “sperimentale” si è affidata perlopiù a Kemba Walker e Donovan Mitchell, leader del gruppo riconosciuti alla vigilia, e viaggiato in attacco in controtendenza rispetto alle versioni precedenti di Team USA (93 punti a partita, terzi, ma curiosamente mai oltre i 100 punti nelle prime tre gare).

In fase di preparazione, coach Popovich ed in coro i giocatori hanno sempre insistito sulla necessità di trovare al più presto la giusta intesa per affrontare squadre rodate, abituate a giocare assieme da anni. Gli Stati Uniti hanno mostrato buona volontà nel distribuire il pallone (21 assist a partita, settimi ma comunque dietro a Francia, Grecia, Australia, Spagna e Serbia) e rotazioni lunghe (nessuno oltre i 25.7 minuti a partita di Donovan Mitchell). Semplicemente, due delle prime tre gare sono state troppo facili per formare un giudizio complessivo.

Ai problemi di adattamento alla dimensione mondiale si sono inoltre aggiunti gli infortuni: Jayson Tatum (caviglia sinistra) e Marcus Smart (noie muscolari) potrebbero saltare entrambe le partite del girone K, scombussolando in piani di un Gregg Popovich comunque tranquillo.

La Grecia: Giannis Antetokounmpo non è solo, e questo in fondo lo si sapeva già guardando alla grande esperienza del roster di coach Skourtopolous. La sconfitta col Brasile è corrisposta ad una cattiva prova della star dei Milwaukee Bucks, partita cui i veterani Kostas Sloukas, Nick Calathes e Georgios Printezis hanno quasi posto rimedio in autonomia.

Abbastanza sorprendentemente però, nella prima fase il miglior realizzatore della squadra non è stato Antetokounmpo. A fare meglio Printezis, che ha chiuso la prima fase a 16.3 punti di media a gara in appena 22 minuti. Kostas Sloukas ha silenziosamente distribuito 6.7 assist a partita (più di Kemba Walker e Ricky Rubio, ad esempio), e Skourtopolous si è affidato ad una rotazione corta, di 8 uomini (poco spazio per Ioannis Borousis) e pescato nel match qualificazione contro i tosti neozelandesi il jolly Ioannis Papapetrou (4 su 6 da tre punti contro la zona dei Tall Blacks).

 Giannis Antetokounmpo ha iniziato così la partita contro la Nuova Zelanda: USA avvertiti

La Grecia sarà il primo test per Team USA, ma la partita con gli Stati Uniti ci dirà a cosa potrà ambire la Grecia dell’MVP Giannis Antetokounmpo. Gli ellenici non hanno tirato particolarmente bene fin qui (37% al tiro da tre punti), ne dominato a rimbalzo, ma hanno dato una forte impressione di solidità con il loro gruppo di veterani di alto livello (sole 12 palle perse a partita, numero inflazionato dalle 16 palle sprecate contro il Brasile).

Parlando di veterani, come non parlare di Brasile. I vecchietti terribili di coach Aza Petrovic hanno fatto percorso netto nella prima fase, battendo Montenegro, Grecia e Nuova Zelanda. Anderson Varejao non ha (quasi) mai segnato così tanto in vita sua (11.3 punti e 7.3 rimbalzi a gara in appena 21 minuti), nonno Alex Garcia è diventato per ammissione di Petrovic il Giannis-stopper ed il 37enne Leandro Barbosa è il top scorer di squadra (14.3 punti a partita).

I tanti veterani (mettiamoci anche l’ex Chicago Bulls Cristiano Felicio, 7.7 punti e 7.3 rimbalzi a partita in appena 17 minuti a gara) hanno messo in secondo piano la parte giovane del roster verdeoro. Bruno Caboclo, lanciatissimo dopo l’ottima seconda parte di stagione ai Memphis Grizzlies, si è visto pochissimo nonostante i tanti minuti a disposizione (26.5). Il futuro New Orleans Pelicans Didi Louzada Silva ha avuto ben poco spazio (10.8 minuti a partita) e possessi (3.7 punti). Le rotazioni di Aza Petrovic sono granitiche: Caboclo-Luz-Marquinhos-Varejao-Garcia-Barbosa-Felicio gli uomini del coach, i giocatori che contro la Repubblica Ceca si giocheranno l’accesso ai quarti di finale dei Mondiali FIBA 2019 (Team USA la seconda, proibitiva partita).

Anderson Varejao marcato davanti in post, papera della difesa greca e due facili per l’ex Cleveland Cavs

La Repubblica Ceca di un maturo Tomas Satoransky la probabile vittima sacrificale del gironcino K. I sorrisi e la gioia dei cechi dopo la vittoria-qualificazione contro la Turchia hanno detto molto di quanto questo risultato conti per la squadra. Che però ha alcune frecce al suo arco.

Innanzitutto, Satoransky: 14.3 punti e 6.3 assist a partita, percentuali dal campo non esaltanti (38% al tiro) ma gestione del pallone di livello (la Repubblica Ceca è quarta per percentuale al tiro da tre punti, appena dietro all’Italia, con il 43.3%). E compagni che beneficiano dei suoi palloni: sono ben cinque gli uomini di coach Ronen Ginzburg in doppia cifra per punti di media (Satoransky, Vojtech Hruban, Jaromir Bohacik, Ondrej “freaking” Balvin, giustiziere della Turchia, e l’americano passaportato Blake Schilb). Patrik Auda è appena sotto (8.8) in 21 minuti a partita. La Repubblica Ceca ha dimostrato inoltre una difesa solida e attenta a non regalare tiri liberi agli avversari (17.7 falli a partita, solo Spagna, Polonia e Australia hanno fatto meglio).

Il ritmo basso di coach Ginzburg e la “panchina corta” della squadra i due problemi principali: i cechi sono ultimi per percentuale di liberi realizzati (61.7%) e 28esimi per tentativi dalla lunetta (45 in tre gare), davvero pochi (a proposito gli Stati Uniti con 50 hanno fatto poco solo poco meglio). Satoransky è stato fin qui il generale in campo della sua squadra, ora dovrà imporsi di essere più realizzatore e conquistarsi più viaggi in lunetta per sé e per i compagni. La partita da vincere è quella contro il Brasile, difficile ma alla portata.

Le gerarchie del girone

Team USA. Sempre e comunque. Gli americani devono battere un colpo già contro la Grecia, che li metterà in difficoltà con la zona, con Giannis e con una partita fisica. USA che saranno senza Tatum e Smart (il che significherà molto più spazio per Joe Harris, un bene probabilmente). USA e Brasile partono con 6 punti contro i 5 di Repubblica Ceca e Grecia, ma Team USA non farà calcoli su punteggi ed accoppiamenti decretati da un format che probabilmente non tutti i giocatori del roster si sono davvero premurati di studiare (si accettano scommesse).

Una bella vittoria contro la Grecia servirà da manifesto d’intenti per Serbia, Francia, Spagna e Australia, e per spazzare via i dubbi dopo lo scampato disastro contro una Turchia attenta e determinata, ma lontana dalle grandi nazionali del passato nonostante i 3 giocatori NBA.

La Grecia non è volata in Cina per uscire al secondo turno, la sconfitta contro il Brasile ha complicato i piani e la squadra è si forte, ma fin qui incapace di cambiare passo in attacco. Giannis Antetokounmpo da solo è migliore di tre quinti del quintetto di team USA, alcuni giocatori della squadra di Popovich sono apparsi esitanti (Derrick White, Mason Plumlee, Myles Turner), Sloukas, Calathes, Papanikolau, Printezis hanno giocato mille partite da dentro o fuori in carriera. La sfida parte con un favorito (USA) ma è tutt’altro che decisa.

Il Brasile: se Team USA batte la Grecia, e i verdeoro regolano la Repubblica Ceca, Bingo! Quarti di finale raggiunti (a meno di sconfitta rovinosa contro gli USA e “goleada” greca contro la Repubblica Ceca) e festa grande per un traguardo tutt’altro che previsto, nonostante il livello comunque buono della squadra. La Repubblica Ceca, per converso, si gioca tutto contro il Brasile ma avrà il vantaggio di non dover giocare contro gli USA. I brasiliani sono superiori ma non imbattibili, tutt’altro: per il Brasile la marcatura di Satoransky sarà un problema, Huertas e Garcia dovranno occuparsene in prima persona ma il tiro da fuori dei cechi è un’arma da non sottovalutare.

E poi, sono i Mondiali, e gli Stati Uniti sono spuntati. Se non ora, quando?

Michele Gibin
pt.fadeaway@gmail.com

Contributor per NBAPassion.com

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