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“Era il momento giusto”, così è finita l’era Daryl Morey ai Rockets

di Dennis Izzo

Com’è ormai noto, Daryl Morey non è più il general manager degli Houston Rockets. Nella giornata di ieri, infatti, Morey ha annunciato la propria intenzione di lasciare la franchigia texana dopo ben quattordici anni, esattamente un anno dopo il tweet incriminato in sostegno di Hong Kong, che scatenò la reazione furiosa della Cina e creò non pochi problemi, economici e non solo, alla NBA. A sostituirlo sarà Rafael Stone, già vice presidente delle Basketball Operations con un ruolo determinante per le scelte e le decisioni prese da Morey nel corso degli anni. 

Approdato ai Rockets nel 2006 in qualità di vice general manager, dopo tre anni ai Boston Celtics, Morey diventa general manager nel 2007, imprimendo sin da subito la sua mentalità alla squadra. I Rockets in cui inizia a lavorare Morey non sono competitivi come quelli attuali: Tracy McGrady e Yao Ming, le due stelle della squadra, infatti, non solo hanno già fatto vedere il meglio del proprio potenziale, ma sono anche perseguitati da numerosi problemi fisici.  

Nonostante alcuni risultati rilevanti, come l’eliminazione in ben sette gare al secondo turno dei playoffs contro i ben più quotati Los Angeles Lakers di Kobe Bryant e Pau Gasol nel 2009, la squadra si avvia ben presto verso il rebuilding, con l’addio dell’head coach Jeff Van Gundy prima (2007) e dei già citati Tracy McGrady, passato ai New York Knicks via trade nel 2010, e Yao Ming, ritiratosi al termine della stagione 2010\11, a causa dei ripetuti infortuni

Nell’ottobre 2012, Morey architetta la trade che svolterà in maniera piuttosto significativa l’andamento delle cose in quel di Houston, portando in Texas l’astro nascente degli Oklahoma City Thunder James Harden, improvvisamente di troppo a OKC. Il gm dei Thunder Sam Presti non può accontentare le richieste economiche del prodotto di Arizona State University, che così finisce sul mercato: a spuntarla sono i Rockets, che si assicurano il giocatore che di lì a poco diventerà uomo franchigia e simbolo della rinascita della franchigia texana.

Capace di vincere il premio di Sesto uomo dell’anno e di dare un contributo determinante per l’approdo alle Finals a OKC, a Houston Harden diventa una vera e propria stella, mettendo in mostra il meglio del suo repertorio e battendo record su record, fino ad arrivare alla vittoria dell’MVP nel 2018 e alle incredibili prestazioni fatte registrare nelle ultime quattro stagioni. Nell’estate 2017, inoltre, Morey affianca al Barba Chris Paul e Houston diventa in men che non si dica la principale avversaria dei Golden State Warriors, affrontando quasi alla pari i Dubs di Steph Curry, Kevin Durant, Klay Thompson e Draymond Green.

Morey saluta i Rockets: lascia un buon ricordo a Houston?

A interrompere il sogno dei texani è l’infortunio riportato sul finire di gara 5 proprio da CP3, con la serie nelle mani di Houston (3-2). Le due sconfitte nelle ultime due partite rimaste riportano i Rockets con i piedi per terra, ma gli enormi meriti di Morey – che nel corso della stagione 2017\18 si aggiudica il premio di Executive of the Year – non possono passare inosservati. Nello stesso anno, infatti, Houston centra il miglior record della sua storia, chiudendo la regular season al primo posto a Ovest con ben 65 vittorie e appena 17 sconfitte.

Le mosse di Morey, che si affida all’esperienza di Mike D’Antoni in panchina e al talento di James Harden sul parquet, non sortiscono gli effetti sperati, ma se i Rockets sono l’unica squadra capace di raggiungere sempre i playoffs dal 2012 ad oggi e di non tankare mai negli ultimi tredici anni lo devono anche e soprattutto all’operato del loro general manager e alle sue strategie. Tra queste, l’ultima, probabilmente la più atipica, è la decisione di passare allo small ball estremo, con un quintetto con cinque tiratori sul parquet e nessun lungo di ruolo, per esaltare le caratteristiche dei giocatori presenti nel roster di D’Antoni.

Il progetto small ball, però, naufraga in men che non si dica, dopo aver dato anche alcuni segnali incoraggianti. Dopo una regular season chiusa tutt’altro che all’insegna della continuità (quarto posto a Ovest con un record di 44-28, lo stesso degli Oklahoma City Thunder, che avevano iniziato la propria stagione con obiettivi totalmente diversi rispetto a quelli dei Rockets), infatti, ai playoffs Houston soffre più del dovuto proprio contro OKC al primo turno, spuntandola soltanto nel finale in gara 7, per poi crollare al cospetto dei Los Angeles Lakers campioni al secondo turno (4-1). 

“Per me è stata una grandissima esperienza. Penso che sia il momento giusto per lasciare i Rockets. Il mio figlio più piccolo si è appena diplomato al liceo, per cui voglio dedicarmi maggiormente alla famiglia e vedere cosa mi riserverà il futuro.”, ha dichiarato Morey a ESPN in merito alla sua decisione di dimettersi dai Rockets. Confermato dal proprietario Tilman Fertitta al termine della stagione, Morey rimarrà temporaneamente in carica per aiutare Houston a scegliere il nuovo head coach: sul taccuino dei texani figurano i nomi di Jeff Van Gundy, Stephen Silas e John Lucas, con quest’ultimo favorito. 

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