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From The Corner #30: YAHN-iss ah-deh-toh-KOON-boh

Con buona pace per la scuola canadese (in rapida ascesa senza nemmeno scherzare), la scelta scriteriata di una ancora più inconcludente dirigenza del Mid-West Ohio, è stata una delle cose più brutte che si potesse mai vedere a giugno. Non che dovessero scegliere Giannis Antetokounmpo alla 1, anzi. Scegliere Bennett però è stato parecchio traumatico, dato che possibilmente si è rivelata la peggior prima scelta della storia.
Not Kwame, Not Olo, Not Mago. Only Bennett.
Giannis non aveva nemmeno il tavolo da ‘fighetto‘ al Barclays Center di BK. Se ne stava quasi in piccionaia seduto accanto ai suoi fratelli che lo hanno sommerso di abbracci e sorrisi quando, alla numero 15, è stato chiamato dal freddo Wisconsin. Quel Wisconsin che ha visto la luce grazie ad Happy Days ed Henry Winkler ma che poi non ha mai dato grandi prove di esistenza. Giannis non aveva ancora nemmeno lasciato la Grecia fino a 3 settimane prima dove, tra le altre cose, prima di sbarcare a New York, venne anche in Italia per un torneo.

Giannis approda nella NBA ed è una gemma più grezza che altro. Va svezzato, in termini americani, ma il materiale c’è. Longilineo, muscolo esplosivo, braccia interminabili e la giusta dose di geni nel corpo: africani misti alla scuola cestistica greca. L’attitudine al lavoro? un capolavoro. Vive in palestra, non pensa ad altro, è un ragazzo timido, semplice e vuole solo diventare più forte possibile. “Qui a Millwaukee non hai distrazioni. E’ perfetto per poter migliorare. A New York dove arrivai per il Draft c’erano tutti questi grattaceli. Lì non ci riuscirei” ha detto ai microfoni di Vice Sport.
Mi sembra normale questa attitudine, da parte di un ragazzo che da giovane dava una mano nell’economia domestica vendendo occhiali da sole per le strade greche.
Checché se ne dica ritengo che il Jason Kidd allenatore ci abbia visto molto bene nel schierarlo da Point Guard. Quell’anno è stato importantissimo per Giannis che ha potuto apprendere quanto difficile sia gestire una squadra NBA sul campo e quanto sia complicato mettere in moto tutti con i tempi giusti e le scelte giuste.
Se ora ha di media 6 assist a partita è grazie soprattutto a quella idea. Che poi ancora non fosse pronto fisicamente e tecnicamente sono un altro paio di maniche.

Sono passati 5 anni da quel giugno, qualcosa di più, e Antetokounmpo è un giocatore clamoroso.

L’avete visto come arriva al ferro? Avete visto come gioca in post? Avete notate quanti palleggi ci mette per fare quei 28 sacrosanti in legno? Mi dite che non ha tiro, e non avete tutti i torti, sarebbe da lavorarci, ma non credo che Coach Bud lasci da parte quel fondamentale.
A dirla proprio tutta forse non è una parte pregnante del suo gioco e non lo sarà mai. Cattura 13 rimbalzi a partita. tredici, uno tre, giocando da 3/4 dipende dal quintetto. Fa’ tirare Middleton e Lopez (otto inzuppate l’altra sera), per dire, magari lui pensa a tutto il resto.

Ora la prossima fermata è il trofeo di MVP, dopo il già MIP. Che non solo lo consacrerebbe, ma anche lo porterebbe ad un livello ancora più alto, tenuto presente che tal livello lo può e vuole raggiungere solo con la trinità sportiva: Blood, Sweat and Tears.
E se è forte ora, immaginate dopo..

Raffaele Camerini

Un abbraccio a tutti i tifosi dei Kings. Come me.

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Raffaele Camerini

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