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Rockets con la testa alla offseason: due trade per ripartire

di Dennis Izzo

Dopo la pesante eliminazione al secondo turno, la terza negli ultimi quattro anni, gli Houston Rockets si sono messi subito al lavoro per programmare la prossima stagione. Il proprietario Tilman Fertitta ha recentemente confermato il general manager Daryl Morey, cui toccherà il compito di fare le mosse giuste per far sì che gli anni passati a inseguire l’obiettivo titolo non vengano vanificati.

Per ciò che concerne il mercato, i Rockets dovranno in primo luogo scegliere l’allenatore ideale per sostituire Mike D’Antoni, per poi muoversi via trade e in free agency in base alle richieste del successore dell’ex Phoenix Suns. In questo senso, in molti ipotizzano che Houston metterà quasi sicuramente da parte lo small ball targato Morey-D’Antoni per attuare un “rinnovamento culturale” e continuare ad avere come primo e unico obiettivo la vittoria dell’anello.

La maggior parte dei giocatori del roster attuale dovrebbe restare ai Rockets, ma dopo una stagione tutto sommato deludente per la franchigia non sono esclusi i colpi di scena. L’unico intoccabile potrebbe essere James Harden, mentre tra i partenti potrebbero figurare nomi che hanno dato un contributo determinante negli ultimi anni, tra cui Eric Gordon e P.J. Tucker. Non è escluso, inoltre, che anche Russell Westbrook finisca sul mercato.

Quest’ultimo, infatti, non ha mai convinto del tutto, anche e soprattutto a causa di numerosi problemi fisici e delle tante difficoltà incontrate nel processo di adattamento a un sistema di gioco del tutto diverso da quello cui era ben abituato tra le file degli Oklahoma City Thunder. Proprio per facilitarne l’inserimento nei propri meccanismi, i Rockets hanno deciso di passare allo small ball, scambiando Capela con Covington e liberando l’area per le penetrazioni dell’MVP della stagione 2016\17.

Ciononostante, Houston non è riuscita a rispettare le aspettative, facendo un ulteriore passo indietro rispetto alle scorse due stagioni da contender di nome e di fatto. Il 4-1 con cui i Rockets si sono arresi al cospetto dei Lakers denota numerosi limiti sul piano tecnico e mentale, per cui alcune mosse sul mercato saranno necessarie per alzare l’asticella e tenere testa alle vecchie e nuove squadre in lotta per il titolo. Oltre alle già note Clippers, Lakers, RaptorsCeltics Bucks, le giovani Nuggets, Jazz, Mavericks cresceranno sempre di più e torneranno anche i Golden State Warriors di Curry, Thompson e Green e i Brooklyn Nets di Irving e Durant. Analizziamo nel dettaglio due delle possibili trade che il general manager potrebbe cercare di imbastire per migliorare la squadra.

Scambio di contratti pesanti tra Rockets e Pistons?

GRIFFIN X WESTBROOK – Out addirittura dallo scorso 29 dicembre, dopo aver riportato un infortunio al ginocchio nella sfida di due settimane prima proprio contro i Rockets, Blake Griffin ha faticato a esprimersi sui suoi soliti livelli, mettendo a referto medie di 15.5 punti, 4.7 rimbalzi e 3.3 assist col 35% al tiro e il 24% da tre in appena 18 presenze stagionali.

Una stagione a dir poco da dimenticare per lui e per i suoi Detroit Pistons, cui non sono bastati i vari Derrick Rose, Kennard, Wood e Drummond (passato ai Cleveland Cavaliers prima della trade deadline di febbraio) per tornare ai playoffs. Nella scorsa stagione, invece, Griffin era riuscito a portare i suoi alla post-season e a guadagnarsi la sesta convocazione all’All-Star Game della sua carriera, facendo registrare medie di 24.5 punti, 7.5 rimbalzi e 5.4 assist col 46% dal campo e il 36% da dietro l’arco in 75 partite.

La prima scelta del draft 2009 ha ancora due anni di contratto coi Pistons (poco più di 36 milioni e mezzo il prossimo anno e player option da quasi 39 milioni nel 2021\22), avendo firmato un quinquennale da 173 milioni di dollari coi Los Angeles Clippers nell’estate 2017. Westbrook, dal canto suo, ha un anno di contratto in più a cifre leggermente più alte: poco più di 41 milioni nel 2020-2021, quasi 44 milioni nel 2021-2022 e opzione giocatore da poco meno di 47 milioni per il 2022\23.

Anche nel suo caso, si tratta di un’estensione contrattuale firmata con la sua precedente squadra, gli Oklahoma City Thunder, prima dell’inizio della stagione 2017\18 (quinquennale da 205 milioni a partire dal 2018-2019). Griffin è stato spesso e volentieri accostato ai Rockets in passato, anche e soprattutto perché Houston avrebbe bisogno come il pane di un lungo dalle sue caratteristiche.

Grazie alla sua capacità di giocare sia in area che sul perimetro, alla sua bravura a rimbalzo (quasi 9 di media a partita in carriera) e alla sua pericolosità da oltre l’arco (36% su ben 7 tentativi nel 2018-2019, in cui si è anche piazzato quattordicesimo nella classifica dei giocatori con più triple totali segnate), non vi è alcun dubbio sul fatto che il numero 32 di Detroit sarebbe un tassello ideale per il mosaico dei Rockets. A preoccupare, e non poco, sono le sue condizioni fisiche (314 partite giocate su 476 totali dal 2014 ad oggi).

Gordon torna a casa, un rim protector per Houston

GORDON X TURNER –  Eric Gordon è indubbiamente uno dei giocatori più importanti del sistema di gioco degli Houston Rockets. Sesto uomo dell’anno nel 2017, l’ex Clippers e Pelicans ha recitato un ruolo di primo piano anche ai playoffs negli anni, facendosi sempre trovare pronto. Anno dopo anno, però, io classe ‘88 fatica sempre più a trovare continuità d’impiego e di rendimento.

La stagione 2019\20, in particolare, è stata la peggiore della sua carriera per percentuale al tiro (37%), minuti giocati (poco più di 28 per gara) e assist (1.5), nonché la peggiore ai Rockets per punti (14.4), rimbalzi (2) e assist (1.5) di media, per percentuale dalla lunga distanza (32%) e gare disputate (36). Ai playoffs le sue medie sono leggermente migliorate, ma Gordon non ha mai realmente mostrato di poter tornare sui livelli di qualche anno fa, anche e soprattutto a causa dei molteplici infortuni.

Pur restando un giocatore capace di accendersi e fare la differenza, infatti, il numero 10 dei Rockets non sembra più quello di una volta e non legittima il rinnovo di contratto quadriennale da circa 75 milioni di dollari (ultimo anno non garantito) firmato la scorsa estate. A mettere nel mirino Gordon potrebbero essere gli Indiana Pacers, squadra della sua città natale e che tra l’altro potrebbe assumere Mike D’Antoni come nuovo head coach.

Indiana, infatti, ha faticato parecchio in attacco quest’anno, risultando l’ottavo peggior attacco della lega (109 punti a partita), peggio soltanto degli Orlando Magic tra le squadre qualificatesi ai playoffs. Uno scorer come Gordon in uscita dalla panchina, dunque, potrebbe fare davvero comodo. I Rockets, dal canto loro, potrebbero chiedere in cambio Myles Turner, che ha chiuso la stagione in top 10 per stoppate di media per il quarto anno consecutivo.

24 anni compiuti lo scorso 24 marzo, Turner non è ancora riuscito a fare il definitivo salto di qualità che in molti si aspettano da un giocatore del suo calibro, ma è indubbiamente uno dei migliori rim protectors della lega (2.1 stoppate di media in carriera) e ha anche la capacità di colpire da dietro l’arco nel suo bagaglio tecnico (poco più del 34% su 4 tentativi quest’anno, 36% in carriera).

Turner è dunque un giocatore molto prezioso per i Pacers, che al tempo stesso devono fare i conti con la sua difficoltà nel condividere il parquet con Domantas Sabonis, reduce dalla miglior stagione della sua carriera (18.5 punti, 12.4 rimbalzi e 5 assist col 54% al tiro). Uno dei due è di troppo per Indiana, con Turner che appare il più sacrificabile. Quest’ultimo, infatti, guadagnerà 54 milioni fino al 2023 (18 milioni annui), un contratto che rende il giocatore più appetibile sul mercato, vista anche la giovane età.

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