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Il Killer Silenzioso

di Filippo Scalco

Quando il 4 luglio di un anno fa Kevin Durant ha scosso l’Oklahoma con la sua decisione, tutto sembrava sul punto di crollare. Il blocco dei quattro ragazzoni sul quale la società aveva costruito la propria ascesa ai vertici della lega con grande fatica si era sgretolato pezzo dopo pezzo, lasciando di fatto solo un ultimo sopravvissuto. La squadra era stata costruita per ambire a qualcosa di grande, ma quella sciagurata decisione aveva mandato tutto all’aria. La dirigenza ha quindi optato per la via più sensata: costruire il proprio futuro intorno all’unica stella, splendente, che era rimasta di quel giovane nucleo. I risultati, nella prima stagione di questo nuovo corso, una stagione di transizione, hanno lasciato una risposta unanime e inequivocabile: da soli non vince nessuno, neanche Russell Westbrook.

A questo punto, qualcuno ha deciso di prendersi la scena…

Per restare ai vertici della lega per svariati anni, anche se il tuo mercato non è di certo il più grande e rinomato d’America, ci vogliono programmazione e soprattutto intelligenza. Sam Presti è uomo intelligente e astuto, che sa aspettare e ragionare con pazienza, l’uomo ideale per guidare al successo un’organizzazione del genere. Con l’inizio della free agency, Sam Presti ha dovuto scegliere, e alla fine ha fatto ancora una volta la cosa giusta. Un lampo a ciel sereno, un tuono in questo caso, ha lasciato di stucco l’intero panorama cestistico americano. I rumors sulla possibile destinazione di Paul George andavano avanti ormai da settimane, e la cosa non sembrava interessare più di tanto gli Oklahoma City Thunder. Ma quando Presti e il suo incredibile staff decidono di muoversi per qualcuno, lo fanno in silenzio. Non ne sentirete parlare prima, ma solo nel momento in cui l’affare è già andato in porto. Detto, fatto. Presti ha colto la palla al balzo, agendo come un killer silenzioso, portandosi a casa il giocatore che più serviva alla squadra. Il tutto, non dimenticatevelo, senza muovere pedine importanti.

Comunque vada a finire, il vincitore di questa trade sarebbe solo e soltanto lui. Scambiare Oladipo e Sabonis, un giocatore discreto e un giovane prospetto, per una stella in scadenza di contratto il prossimo anno è una scelta azzardata. É sicuramente una scelta azzardata. Per vincere, per non restare nella mediocrità, per lasciare un segno bisogna però rischiare e così ha fatto. La ragione principale dell’attendismo generale delle franchigie nel dare qualcosa di significativo ai Pacers per Paul George è l’elevata probabilità  di vederlo partire nell’estate 2018 in direzione Los Angeles. Egli stesso ha fatto sapere di voler tornare a casa, di voler giocare per la squadra a cui è legato fin dalla nascita. É una cosa sicura? Siamo certi che George torni a casa, indipendentemente dalla stagione dei Lakers e della sua (prossima) squadra? La risposta è no, ad entrambe le domande. Quando Presti ha deciso di avanzare l’offerta e di portarsi a casa l’affare, lo aveva probabilmente messo in conto. Ha visto in Paul George un elemento complementare a Russell Westbrook, l’elemento ideale, l’elemento per tentare di competere nell’immediato futuro. L’elemento per tornare a giocare per qualcosa di grande, dopo un anno di transizione che non doveva ripetersi. E anche se le cose non dovessero andare come ci si aspettava e George decidesse di sposare il progetto di Magic Johnson, i Thunder avrebbero comunque vinto. Avrebbero un contratto da 21 milioni annui, il contratto di Victor Oladipo, in meno sul groppone, la possibilità di scegliere con maggior libertà e potere. Avrebbero sicuramente un giovane prospetto come Sabonis in meno, ma si sa, per provare a vincere qualcosa bisogna sacrificare.

Alla fine di tutto questo, quando sentirete nuovamente parlare di lui, ricordatevi che non ne sentirete parlare prima, ma solo nel momento in cui l’affare è già andato in porto. Perchè Sam Presti agisce come un uomo invisibile, come un killer silenzioso.

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