Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsBrooklyn Nets “Avevo bisogno di una pausa” Kyrie Irving spiega i motivi della sua fuga

“Avevo bisogno di una pausa” Kyrie Irving spiega i motivi della sua fuga

di Michele Gibin
kyrie irving

Kyrie Irving dovrebbe finalmente tornare a giocare con i Brooklyn Nets mercoledì contro i Cleveland Cavaliers, la squadra con cui vinse il titolo NBA nel 2016, e dopo 7 partite di assenza per motivi personali.

Irving è tornato in squadra qualche giorno fa, ha ripreso gli allenamenti ed è in grado di tornare in campo, dove troverà per la prima volta James Harden, appena arrivato via trade dagli Houston Rockets. Per Irving un ritorno anche sotto i riflettori della NBA, ed è stata quindi immancabile la domanda sulla vera natura, sui motivi del suo forfait così improvviso da sorprendere gli stessi Nets ormai due settimane fa.

Avevo bisogno di una pausa“, così Kyrie Irving ai cronisti “Ho avuto tante cose a livello personale e familiare di cui occuparmi, non spiegherò altro. Ora sono tornato e sono felice di essere di nuovo qui, abbiamo una grande squadra e farò in modo che le mie azioni parlino per me, così come ho già detto di voler fare quest’anno. Provo emozioni molto più profonde nell’aiutare le persone, per servirle. In questa mia vita c’è davvero poco di normale. Lasciate che la usi come un mezzo per provare a cambiare le cose che vorrei veder cambiare nel mondo“.

Il genuino e disinteressato impegno di Kyrie Irving per la comunità non è mai stato messo in discussione né criticato, anche nelle ultime ore il suo nome è stato affancato ad una iniziativa lodevole come il supporto alla famiglia di George Floyd, il 45enne di Minneapolis ucciso lo scorso 25 maggio dall’agente di polizia Derek Chauvin durante un arresto. Come rivelato dall’ex giocatore NBA Stephen Jackson, amico di George Floyd, Irving ha donato alla famiglia Floyd una nuova casa.

Le morti di Floyd, Breonna Taylor e Ahmaud Arbery e la sparatoria in cui rimase vittima Jacob Blake a Kenosha, Wisconsin, lo scorso agosto sono state nei mersi scorsi il motore che ha spinto le proteste del movimento Black Lives Matter in America e nel mondo. Movimento e causa per le quali la NBA e i suoi giocatori in primis si sono spesi.

Kyrie Irving: “Ci sono cose più importanti di una palla e un canestro”

Le parole di Irving, per quanto sincere, confermano quanto (e per sua stessa ammissione) sia difficile per lui conciliare la vita del giocatore professionista con la sua spinta ad aiutare e sostenere le cause dei più deboli: “Io voglio un cambiamento, ci sono così tante persone oppresse nel mondo e così tante cose più importanti di un pallone che finisce in un canestro… quando ti allontani da tutto per un po’ ti rendi conto di quante persone facciano supposizioni, di quanto pretendano di conoscerti… loro non ne hanno idea, non sanno di che cosa parlo e in cosa credo. Quando tutto diventa così opprimente, allora c’è bisogno di fermarsi e capire che cosa sia davvero importante“.

Se amo ancora giocare a basket? Si (…) ora percepisco anche la grande responsabilità che ho qui, e ne sono grato. Non sono da solo a vivere questa situazione, la questione riguardo alla salute mentale è un grande tema, essere in grado di bilanciare tutto e garantire certe performance“.

L’assenza è costata a Kyrie Irving 25mila dollari di multa per violazioni del protocollo NBA di sicurezza anti Covid, e circa 800mila dollari trattenute di stipendio per le due partite saltate a causa della quarantena necessaria dopo la violazione, come previsto dal protocollo stesso. “Sono sempre rimasto in contatto con a squadra e con chi di dovere, è ora di passare oltre“.

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