Bulls preview 2019/20: potere ai giovani con uno sguardo ai playoff

Questa, nel bene o nel male, sarà una stagione cruciale per lo young project dei Chicago Bulls. Gli ultimi anni di purgatorio hanno infatti portato in dote un quintetto giovane e talentuoso, chiamato a rappresentare la franchigia dell’Illinois almeno nelle prossime 4 stagioni.  Dirigenza e tifosi ora si aspettano dei netti miglioramenti rispetto al recente passato. Certo, affidare il potere ai giovani nel mondo NBA può rivelarsi deleterio (vedi i Minnesota Timberwolves). Tuttavia, in questo caso, non ci sono ragioni per essere pessimisti: la squadra è ben assortita in ogni reparto, colma di talento e adornata anche di veterani, la cui presenza in un core inesperto può essere solo salutare. Se gli infortuni e la dea bendata smetteranno di accanirsi contro la Windy City, i Chicago Bulls potranno finalmente ambire ad una serena e soddisfacente stagione.

Bulls preview 2019/20: Le sorti della squadra passano dalle mani di LaVine

Cosa è successo nella stagione 2018/19

  • Record: 22-69
  • Piazzamento: seed #13, Eastern Conference
  • Offensive rating: 104.8
  • Defensive rating: 113.2
  • Team leaders: Zack LaVine (23.7 PTS), Lauri Markkanen (7.8 REB), Kris Dunn (6 AST)
  • Numero chiave: 5.6 (rimbalzi Wendell Carter Jr.). Il peggior rimbalzista tra i centri titolari delle franchigie NBA

I movimenti estivi

Mercato non esaltante ma di certo movimentato in quel di Chicago. Jabari Parker, arrivato l’estate scorsa in pompa magna, ha salutato a gennaio insieme a Bobby Portis dopo essere addirittura uscito dalle rotazioni. Il primo è stato arruolato dagli Atlanta Hawks nella speranza che possa definitivamente esplodere. Portis invece ha firmato un biennale con i New York Knicks senza però la certezza di ottenere il posto fisso in quintetto. Ci sarà infatti da lottare con Randle, Gibson e il sempre più sorprendente Mitchell Robinson. Queste le due illustri partenze; di Blakeney, Nwaba e Cameron Payne i Bulls non sentiranno la mancanza.

Bulls preview 201/20: Bobby Portis, approdato in estate a New York.

Il resto del roster è rimasto intatto, anzi è stato arricchito con valide aggiunte come Coby White, Tomas Satoransky e Thaddeus Young. Il rookie, selezionato con la quinta scelta al draft, aggiunge qualità e imprevedibilità alla regia, il ceco allunga le rotazioni e l’ex Pacers porta esperienza e stabilità sotto canestro, dove i Bulls hanno palesato evidenti lacune nella passata stagione. Chicago ha trattenuto poi Otto Porter che ha già mostrato di poter essere negli ultimi mesi un futuro pilastro della franchigia. Parlano i numeri: 17.5 punti, 5 rimbalzi e 2.7 assist di media. Se non sono numeri da All-Star poco ci manca.

Bulls preview 2019/20: il gioco

Le squadre giovani e atletiche come i Bulls amano correre in contropiede e punire gli avversari in transizione. Tutto il contrario di quanto fatto nell’ultima stagione: il loro pace infatti è stato tra i peggiori della lega e la difesa un vero disastro su tutti i fronti. La lenta circolazione di palla e i pochi canestri assistiti dimostrano quanto il loro sistema fosse lento e dipendente dalle fiammate individuali di LaVine e Markkanen. Ma quest’anno ci sarà Coby White nel ruolo di point guard. Il prodotto di North Caroline è un gran passatore capace di coinvolgere offensivamente tutti i compagni sul parquet. Il suo innesto aggiungerà più brillantezza alla manovra d’attacco e più ordine in cabina di regia. Tutte qualità di cui il suo predecessore, Kris Dunn, non era provvisto.

Coby White in transizione.

In difesa ci sarà da migliorare, specialmente a rimbalzo dove i ragazzi di Jim Boylen si sono rivelati piuttosto fragili nel tagliafuori. Anche nel gioco in post i lunghi si sono spesso fatti battere con troppa facilità, regalando punti facili ai loro avversari. Urge lavorare a livello fisico e soprattutto mentale per imparare a fare a sportellate e a resistere ai contatti fisici. Nelle situazioni di pick and roll invece i Bulls hanno il vantaggio di avere due lunghi versatili come Markkanen e Carter, veloci di gambe e quindi capaci di contenere avversari più piccoli di loro. Non dovrebbero esserci problemi a cambiare costantemente sui blocchi ed arginare cosi le offensive avversarie.

Carter è un giocatore che si può adattare tranquillamente in marcatura.

Colmare queste lacune renderebbe Chicago non solo una corazzata difensiva ma anche un macchina da canestri in contropiede, con in particolare LaVine e Porter sugli scudi. Tuttavia non basta correre in contropiede per vincere le partite, bisogna sapere anche infrangere le difese schierate. In quei casi occhio ai pick and pop sull’asse White-Markkanen: il finlandese è un ottimo tiratore ed ha infatti chiuso l’ultima annata con il 36.4% da oltre l’arco.

Un gioco a due destinato a diventare una delle chiavi offensive dei Bulls.

Non mancheranno nei momenti più critici gli isolamenti di LaVine, mentre Porter si ritroverà come suo solito ad attendere gli scarichi dei compagni per punire gli avversari a suon di triple. D’altro canto i Bulls sono la franchigia che produce meno dal gioco in post, a testimonianza ancora una volta del fatto che i centri non riescono ad imporsi sotto canestro, in attacco come in difesa.

Un potenziale fattore: Tomàs Satoransky

Tomas Satoranksy con la casacca della Repubblica Ceca.

Passato sottotraccia durante la free agency, l’acquisto di Tomas Satoransky potrebbe rivelarsi il più importante messo a segno dai Bulls. L’ex Wizards è reduce da un mondiale straordinario nel quale ha letteralmente trascinato la sua Repubblica Ceca al sesto posto, oltre ogni più rosea aspettativa. 15.9 punti, 8.9 assist e 5.6 rimbalzi con il 47% dal campo (45% da tre) di media in questa rassegna internazionale. Numeri straordinari che per poco non gli sono valsi un posto nel primo quintetto mondiale. Vero che tra NBA e FIBA regna un gran dislivello tecnico, ma la fiducia accumulata in Cina potrebbe fargli svoltare una carriera che fin qui è stata povera di soddisfazioni a livello personale. Lo spazio di certo non gli mancherà, specialmente se White dovesse incontrare problemi di ambientamento e Dunn restasse quello della passata stagione.

Dove possono arrivare i Bulls?

Se tutti i tasselli si incastrano al loro posto, questi Bulls possono strappare gli ultimi posti validi per la postseason e cercare di impensierire gli avversari del primo turno. Ci sono però almeno 6 squadre a loro superiori nella Eastern Conference. Le semifinali ad oggi sono più un miraggio che un concreto obiettivo. Se invece dovessero ripresentarsi problemi di alchimia e la fortuna non li assistesse (a livello di infortuni), Chicago potrebbe tranquillamente scivolare sul fondo della conference e sperare in un’alta scelta al prossimo draft.

Daniele Guadagno

Daniele Guadagno, redattore per NBAPassion.com

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