DeMarcus Cousins e la difficile scalata dell'Olimpo
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DeMarcus Cousins e la difficile scalata dell’Olimpo

DeMarcus Cousins

DeMarcus Cousins e la difficile scalata dell’Olimpo

Persino un eroe come Ercole, per assurgere al grado di divinità olimpica, al momento della morte ha necessitato della grazia della sua matrigna Giunone. Altrimenti sarebbe morto come un comune mortale, come una figura qualsiasi del mito, senza mai raggiungere le vette olimpiche per collocarsi di fianco al padre Giove. E parliamo dell’eroe più famoso del mondo antico. Pensate come si deve trovare DeMarcus Cousins, che cerca di adeguarsi al divino Olimpo dei Golden State Warriors, un sistema quasi perfetto e onnipotente, per essere al livello del quale non basta un curriculum da autentica star della NBA. Quella di DeMarcus Cousins è una scalata complessa, decisamente impervia e la sua accettazione al simposio divino della Baia è ancora un processo lungo e laborioso, a livello tecnico e non solo.

 

DeMarcus Cousins si sta davvero inserendo nel quintetto divino dei Warriors?

DeMarcus Cousins si sta davvero inserendo nel quintetto divino dei Warriors?

Il curioso caso dello stile di gioco

 

Come si inserirà un centro di peso, bisognoso di tanti minuti, nel sistema Warriors, fatto di tanta transizione e non meno small-ball? Come riusciranno a servire adeguatamente un giocatore con caratteristiche mai viste prima nel roster di Steve Kerr? Tutte domande legittime nella loro origine e forse anche nel loro svolgimento; tutti dubbi sui quali era stata calata una certezza: DeMarcus Cousins è un giocatore poliedrico, capace di giocare tanto spalle quanto fronte al canestro, fisico ma agile, un efficientissimo rimbalzista e, soprattutto, un buon tiratore da tre punti. Può inserirsi perfettamente. L’elemento più strano in tutto questo? Parametrando le statistiche sui 36 minuti, DMC tenta 4.4 triple a partita a fronte delle ben 6.1 dello scorso anno. Non solo, la percentuale di realizzazione è drasticamente calata: si passa dal 35.4% al 26.1% attuale, e non può essere una mera questione di ruggine fisica. La necessità pare quella di servire il centro ex-Kings vicino al ferro, quasi a cercare una pericolosità inedita nel sistema Warriors. L’idea produce buone cifre personali (oltre 15 punti in circa 25 minuti), ma non gli spazi sul perimetro che probabilmente coach Kerr si sarebbe auspicato: il dato degli assist dice 3.4, il minimo dalla stagione (disgraziata a livello di squadra) 2015-2016. Il problema quindi qual è? E’ un problema offensivo, testimoniato dal fatto che l’offensive rating dei Warriors è di 115.6, mentre è di 108.3 con Cousins in campo. Forse l’adattamento offensivo di Cousins non procede così bene.

 

L'impressione che Cousins faccia fatica nel sistema Warriors è testimoniata dai numeri

L’impressione che Cousins faccia fatica nel sistema Warriors è testimoniata dai numeri

Il rovescio della medaglia ci parla di un defensive rating che invece migliora quando in campo c’è DeMarcus Cousins, abbassandosi da quasi 110 a 108.1. Questo in ragione di una presenza fisica in mezzo all’area che nello stile Warriors è elemento di novità e sicuramente di ulteriore pericolosità. Chiariamoci, non basta questo a pensare che al momento Cousins sia un aggiunta davvero significativa nel sistema di Golden State; anzi, i dubbi rimangono tuttora vivi e pienamente giustificati. Un campione di 15 partite non basta a esprimere una sentenza, ma una cosa è certa: se Kerr capisce come mediare tra le tendenze offensive di DMC e quelle della propria squadra, quest’anno più che mai i playoff saranno solo formalità, in caso contrario…

 

Ma ci siamo davvero accorti di DeMarcus Cousins?

 

…lo spogliatoio potrebbe diventare una polveriera. D’altronde è inutile negare che esistano delle perplessità latenti sulla convivenza di personalità come quella esuberante di Draymond Green, quella incandescente di DeMarcus Cousins e quella a volte piccante di Kevin Durant. Il fatto incredibile è che al momento non ci siamo neanche accorti dell’inserimento di una testa calda come Cousins in uno spogliatoio non sempre sereno. E’ possibile che l’amicizia che lo lega a KD stia agendo da fattore di moderazione, così come l’intenzione di provare a vincere qualcosa, che è necessità comune a tutti prima del probabile smantellamento (più per motivi economici che tecnici) della dinastia Warriors. Di sicuro l’ambiente vincente e la cultura sportiva della Baia stanno facendo molto bene a Boogie, almeno per il momento. Steve Kerr deve solo augurarsi che non intervengano questioni tecniche a turbare un clima al momento molto mite. In effetti scalare l’Olimpo con un plus/minus di -0.3 nella squadra che siede sul trono degli dei non è semplice e, anzi, la caduta pare la soluzione più probabile. Ai Dubs serve solo che DeMarcus Cousins rimanga avvinghiato alla roccia, perché la possibilità di vincere insieme è concreta, ma viaggia su un filo sottile, sottilissimo.

 

 

Andrea Ranieri
andreranieri98@gmail.com

Studente di lettere presso l'Università Statale di Milano. Allenatore e appassionato di pallacanestro, americana ed europea. Redattore per NBAPassion.com

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