Warriors, la freccia che trafigge la Dinastia? Le pagelle delle Finals
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Warriors, è arrivata la freccia che trafigge la Dinastia? Le pagelle delle Finals

recupero klay thompson

Warriors, è arrivata la freccia che trafigge la Dinastia? Le pagelle delle Finals

Il primo dardo con cui Apollo pose fine alla gloriosa esistenza di Achille colpì proprio il famoso tallone, il punto vulnerabile del combattente acheo. Poi ne giunsero altri, resi efficaci dall’azione del primo, tanto da portare l’Eroe a soccombere per sempre. Dal tallone di Kevin Durant sono cominciate le sventure dei Golden State Warriors, da quel primo infortunio in semifinale. Poi gli Dei del Basket hanno scagliato gli altri dardi: gli infortuni gravissimi dello stesso KD prima e di Klay Thompson poi, quello, troppo sottovalutato, di Kevon Looney e, infine, le prestazioni calanti dell’ultimo grande guerriero, Stephen Curry. Forse le deità cestistiche hanno ritenuto di mettere fine alla Dinastia Warriors, proprio come il divino Apollo decise di fermare il dominio di Achille sul campo di battaglia. Ma questo si vedrà nel futuro prossimo, intanto stiamo sul presente e diamo i voti ai Warriors che sono andati a sole due vittorie dall’ennesimo Larry O’Brien Trophy.

WARRIORS: LE PAGELLE DEI PROTAGONISTI

Klay Thompson, voto 9.5: salta gara 3 per un infortunio muscolare, vero, ma gioca una serie ai limiti dell’extraterrestre. Tira ben oltre il 50% dall’arco e riesce a mantenere grande lucidità nonostante la forte pressione che la difesa dei Raptors esercita su di lui. Tanta qualità in un volume di tiri mai esagerato. A tempo perso prova anche a frenare Kawhi Leonard. Stava trascinando i suoi a un’insperata gara 7, prima che il legamento crociato del ginocchio sinistro lo abbandonasse, proprio nell’ennesima grande giocata della sua serie. Il Basket rende grazie. Immenso. 

L'infortunio di Klay Thompson ha posto fine alle speranze di titolo dei Warriors

L’infortunio di Klay Thompson ha posto fine alle speranze di titolo dei Warriors

Stephen Curry, voto 7: non gli si può imputare di non averci provato, anzi. Gioca una gara 3 fantascientifica non sufficiente a difendere il suo campo e i suoi punti non mancano mai per tutta la serie. Ma, a differenza dell’altro Splash Brother, sbaglia tanto sia in fase di scelta sia in fase di esecuzione. In difesa paga spesso, benché di solito nascosto su Danny Green. Non riesce a portare i suoi colori alla settima, forse anche perché molto stanco. L’impressione è che l’unico a poter vincere questa serie per i Warriors sostanzialmente da solo fosse Klay Thompson. Lasciato al suo destino.

Draymond Green, voto 6.5: le prime gare della serie, nonostante le cifre, sono decisamente negative e costellate di nervosismo. Poi, col procedere delle partite, i numeri corrispondono a ciò che si vede in campo. Prova a trascinare i suoi emotivamente, prima di tutto in difesa. Però il talento non è quello dei compagni più illustri e la sfida al tiro della difesa avversaria lo penalizza molto. Indomato. 

Kevon Looney, voto 6: non avrà giocato delle grandi Finals, ma ha avuto il coraggio di stare in campo nonostante un infortunio in continuo peggioramento. Tra i centri dei Warriors è l’unico a poter fare buona figura in difesa e il fatto che non abbia potuto giocare più minuti è pesato, nonostante un apporto limitato in attacco. Sarebbe servito.

Andre Iguodala, voto 6: una serie altalenante per il grande veterano del gruppo. Limitare Leonard è impossibile anche per lui e le zero attenzioni rivoltegli dalla difesa di Toronto lo mettono di fronte a scelte non facili. La tripla decisiva di gara 2 e la grande prova offensiva di gara 6 dimostrano che ha due attributi che fanno provincia, nonostante tutto. Highlander.

Andre Iguodala si è mostrato ancora una volta cuore pulsante dei Warriors

Andre Iguodala si è mostrato ancora una volta cuore pulsante dei Warriors

DeMarcus Cousins, voto 4.5: riesce a dare giusto qualche lampo del proprio talento offensivo, ma non può essere sufficiente. Non è in grado di essere costante neanche nell’arco di una singola partita. La condizione fisica è decisamente precaria e in difesa è una tassa pesantissima. Sarebbe uscito dalle rotazioni non fosse stato per gli infortuni dei compagni. E ora?

Quinn Cook, voto 4.5: ha alcuni sprazzi in attacco, grazie ai quali fa capire di essere un buon tiratore. Sbaglia però diversi tiri aperti nel corso della serie, quelli che gli si chiedeva di segnare con una certa costanza. In difesa, onestamente, non si può vedere a questi livelli. Improvvisato. 

Alfonso McKinnie, voto 4.5: dà la positiva impressione di battersi in difesa, senza però riuscire ad essere un vero fattore nella specialità. In attacco per i Raptors è come se non ci fosse e non è in grado di approfittare della cosa, soffrendo chiaramente il palcoscenico. Improvvisato 2.0.

Shaun Livingston, voto 4: non si avvicina nemmeno al contributo portato nelle passate edizioni. Quando è in campo viene attaccato in difesa e crea problemi di spaziatura molto seri in attacco. Non il modo migliore di chiudere una carriera da coraggioso combattente. Indegno finale. 

Warriors: forse Shaun Livingston avrebbe sperato in un miglior finale di carriera

Warriors: forse Shaun Livingston avrebbe sperato in un miglior finale di carriera

Andrew Bogut, voto 4: pensare di schierare in finale NBA un giocatore che ha militato per metà stagione nel campionato australiano è utopistico. La sua (im)mobilità gli impedisce di stare in campo senza fare danni. Finito.

Jonas Jerebko, voto 4: gioca le prime gare, segna qualche tiro da fuori, ne sbaglia diversi; non ha i piedi per stare in una difesa da Finals, soprattutto se è quella dei Golden State Warriors. Inadeguato. 

Jordan Bell, voto 4: doveva essere una buona alternativa a Looney nel lavorare sui cambi difensivi. Nelle poche occasioni in cui è impiegato non ci riesce e in attacco anche lui, come troppi compagni, è un uomo in meno. Deludente. 

Kevin Durant, sv: gioca 11 minuti in tutta la serie e dà idea di cosa sarebbero stati i Warriors con lui. Perde il titolo, la prossima stagione e la nomea di migliore di tutti in un colpo solo. Non se lo meritava. Torna presto, Campione. 

Coach Steve Kerr, voto 6.5: ha il merito di non piangersi addosso e di portare avanti le proprie convinzioni tecniche nonostante tutto. Purtroppo per lui la sua squadra si rivela decisamente più corta rispetto alle stagioni precedenti e lui non può farci nulla. Ammirevole il tentativo di tentare diversi assetti per ribaltare la situazione, a volte trovando anche qualcosa di positivo. Non è colpa sua se, assente Durant, i Toronto Raptors erano più forti. Condottiero disarmato. 

Andrea Ranieri
andreranieri98@gmail.com

Studente di lettere presso l'Università Statale di Milano. Allenatore e appassionato di pallacanestro, americana ed europea. Redattore per NBAPassion.com

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