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Rockets preview 2019/20: Harden e Westbrook a caccia del titolo

di Dennis Izzo

Dopo aver detto la loro nella lotta per il titolo negli ultimi due anni, raggiungendo le Finali di Conference due anni fa e le semifinali lo scorso anno, perdendo in entrambi i casi con i Golden State Warriors, gli Houston Rockets sono pronti a sferrare nuovamente l’assalto all’anello. Se con Chris Paul, primo vero All-Star affiancato a James Harden, i “Razzi” sembravano avere le carte in regola per vincere, soprattutto nel 2017/18, quest’anno la squadra di Mike D’Antoni non è intenzionata ad accontentarsi e punterà almeno a raggiungere le Finals.

La stagione che comincerà tra meno di un mese, infatti, vedrà l’assenza di una vera e propria favorita per il titolo, dato che i Golden State Warriors, reduci dalla sconfitta per 4-2 nella serie con i Toronto Raptors, hanno perso numerosi giocatori che hanno contribuito al glorioso quinquennio della franchigia californiana, tra cui i veterani Andre Iguodala e Shaun Livingston e, soprattutto, l’MVP delle Finals 2017 e 2018 Kevin Durant. Oltre a ciò, Klay Thompson ha riportato la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro nelle scorse Finals e dovrebbe tornare nella seconda parte di regular season, o appena in tempo per i playoffs.

Senza una vera e propria squadra da battere, i Rockets rientrano nella lista delle principali pretendenti al titolo, insieme alle due squadre di Los Angeles, i Clippers della coppia Kawhi Leonard-Paul George e i Lakers del duo LeBron James-Paul George, mentre ad Est le franchigie che appaiono più pronte sembrano essere i Philadelphia Sixers di Joel Embiid, Ben Simmons, Tobias Harris e Al Horford e i Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo.

Cosa è successo nella stagione 2018/19

  • Record: 53-29
  • Piazzamento: 4° posto a Ovest
  • Rendimento playoff: Semifinali di Conference
  • Offensive rating: 116.25
  • Defensive rating: 111.43
  • Team leaders: James Harden (36.1 PTS), Clint Capela (12.7 REB), Chris Paul (8.2 AST)
  • Numero chiave: 36.1 punti a partita per James Harden, stagione più prolifica per un singolo giocatore dal 1986-1987.

I movimenti estivi

Houston ha deciso di approfittare del rebuilding degli Oklahoma City Thunder per accaparrarsi Russell Westbrook e riformare la stratosferica coppia con James Harden, cedendo in cambio Chris Paul. L’arrivo di Westbrook ha suscitato reazioni contrastanti: se in molti non vedono l’ora di vedere all’opera il backcourt dei texani, non sono pochi coloro che ritengono che la mossa dei Rockets sia rischiosa e scriteriata.

Westbrook e Harden, infatti, sono due giocatori che necessitano di avere il pallone tra le mani per esprimersi al meglio, ma entrambi hanno già fatto chiarezza su quest’aspetto e la loro ottima amicizia dovrebbe far sì che le cose funzionino. Quel che è certo è che sembrava quasi impossibile che Houston riuscisse a mandare in porto lo scambio Westbrook-Paul, dato che quest’ultimo non ha affatto brillato nella scorsa annata, ha un contratto particolarmente pesante ed ha ben 34 anni. Decisiva la volontà dell’ex numero 0 di OKC, che ha deciso di tornare a giocare al fianco di Harden e provare a vincere un anello con lui a Houston, rinunciando ai Miami Heat e spingendo per la sua cessione alla corte di D’Antoni.

Houston Rockets

Russell Westbrook e James Harden

Per vincere, però, c’è bisogno anche di una second unit profonda e Daryl Morey lo sa bene, tanto che ha rinnovato i contratti di Austin Rivers, Danuel House, Gerald Green e Nenê a prezzo di saldo, è riuscito ad assicurarsi le firme di Tyson Chandler, Thabo Sefolosha e Ben McLemore e ha blindato Eric Gordon (il giocatore sarebbe diventato unrestricted free agent la prossima estate). Da segnalare anche il ritorno di Ryan Anderson con un contratto parzialmente garantito.

Il roster 2019/20 dei Rockets è composto, ad oggi, da quattro guardie (Russell Westbrook, James Harden, Eric Gordon, Austin Rivers), sei ali (P.J. Tucker, Danuel House, Gerald Green, Thabo Sefolosha, Ben McLemore e Gary Clark) e tre centri (Clint Capela, Nenê, Tyson Chandler e Isaiah Hartenstein), oltre che dai giocatori che hanno contratti doppi, parzialmente garantiti o non garantiti, ossia i vari Michael Frazier, Chris Clemons e Shamorie Ponds. Il giocatore più pagato è Westbrook con i suoi poco più di 38 milioni di dollari per il 2019-2020, seguito da Harden (37.8) e da Capela e Gordon, gli altri due in doppia cifra (rispettivamente 16.4 e poco più di 14 milioni). Si avvicina a loro Tucker, che guadagna 8.3 milioni di dollari, mentre tutti gli altri sono sotto contratto al minimo salariale (poco più di 22 milioni ripartiti tra ben dieci giocatori).

Rockets Preview 2019/20: il gioco

Può bastare l’arrivo di Westbrook per attendersi dei Rockets diversi il prossimo anno? In parte sì, dato che l’ex Oklahoma City Thunder è un giocatore molto diverso da Chris Paul. Quest’ultimo dava il meglio di sé come giocatore di pick and roll con i lunghi ed era di fatto l’unico tra le file di Houston che si affidava al jumper dalla media distanza, soluzione che da quelle parti non apprezzano poi così tanto, ma che uno come CP3 poteva tentare tranquillamente vista la sua grande capacità di andare a segno dal midrange. Oltre a ciò, Paul in Texas si è fatto valere anche da dietro l’arco, l’arma letale dei Rockets, facendo registrare i dati più alti della sua carriera per triple tentate e segnate negli ultimi due anni: 38% con 2.5 tiri vincenti su 6.5 tentativi a partita da dietro l’arco nel 2017-2018 e 2.2 realizzazioni su 6.1 tiri lo scorso anno.

Rispetto a Paul, Westbrook non è un gran tiratore dalla lunga distanza (29.8% nel 2017-2018 e 29% nella scorsa stagione), ma porta in dote maggior atletismo, qualità che gli permetterà di mettere in apprensione le difese avversarie in transizione e di farsi valere sotto le plance come rimbalzista (10.7 rimbalzi nel 2016/17, 10.1 rimbalzi nel 2017/18 e 11.1 lo scorso anno). Un doppio aspetto, questo, fondamentale per una squadra come i Rockets, che fanno del contropiede una delle loro armi migliori, ma che al contempo soffrono tantissimo sotto canestro e hanno poca fisicità in penetrazione (eccezion fatta per le penetrazioni di Harden, che spesso e volentieri si concludono con un gioco da tre punti).

Anche con l’arrivo di Westbrook non mancheranno i classici isolamenti di Harden  

La squadra di D’Antoni ha chiuso la scorsa regular season al 28esimo posto per quanto riguarda i rimbalzi catturati per partita, facendone registrare appena 42.1: peggio hanno fatto soltanto i Memphis Grizzlies (41.8) e i Phoenix Suns (40.8), due squadre che non hanno mai lottato per un posto ai playoffs. I Thunder di Westbrook, invece, hanno messo a referto ben 48.1 rimbalzi per gara, risultando secondi alle spalle dei Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo (49.7). Insomma, è facile intuire che con l’innesto dell’MVP 2017 il dato sia destinato a migliorare nettamente per i Rockets.

Per ciò che concerne le ripartenze in transizione, Westbrook – tra i giocatori più rapidi della lega – potrà sfruttare la sua velocità per penetrare al ferro e schiacciare o entrare in area per poi scaricare la palla sul perimetro: in questo senso, Houston ha alcuni dei migliori tiratori della lega da oltre l’arco, con Morey che ha sapientemente contornato Harden (e ora anche Westbrook, appunto) di autentici specialisti quali Gordon, Tucker, Green House. Se è vero che ciò avveniva anche quando c’era Chris Paul, è altrettanto vero che quest’ultimo aveva un modo di attaccare completamente diverso dal nuovo numero 0 dei Rockets.

Aspetto non meno importante è quello che riguarda la gestione dei possessi tra Harden e Westbrook. Entrambi si sono mostrati sin da subito decisi a collaborare con un unico obiettivo, il più importante di tutti: vincere l’anello. L’anno prossimo potremmo vedere un Barba maggiormente “off the ball” e più dedito al ruolo di scorer, con Russ ad occuparsi della maggior parte dei possessi offensivi e della costruzione del gioco. Sulla carta, gli ingredienti per divertirsi e vincere ci sono, starà a chef D’Antoni preparare la ricetta vincente.

Un potenziale fattore: Clint Capela

Rinnovato nell’estate 2018 con un quinquennale da 90 milioni di dollari dopo essere diventato restricted free agent, Clint Capela ha rispettato soltanto in parte le aspettative nei suoi confronti. Pur essendo un punto fermo del quintetto di D’Antoni, infatti, il lungo svizzero non ha ancora completato il processo di crescita che avrebbe dovuto ultimare lo scorso anno, in cui ha alternato prestazioni da incorniciare a prove a dir poco deludenti e sottotono.

Classe ’94, Capela ha concluso la regular season con medie di 16.6 punti, 12.7 rimbalzi, 1.4 assist e 1.5 stoppate col 65% dal campo in 67 presenze, facendo registrare le statistiche più alte della sua carriera per minuti giocati (46), punti segnati in una singola partita (31), assist (5), rimbalzi offensivi (12), tiri dal campo realizzati (14) e tiri liberi segnati (10), disputando quindi la sua miglior annata nonostante un infortunio al pollice che lo ha tenuto fuori per poco più di un mese.

Clint Capela sarà il consueto baluardo difensivo dei Rockets

Il numero 15 dei texani ha però ampiamente deluso ai playoffs, non andando oltre le medie di 9.7 punti, 10.3 rimbalzi, 1.5 assist e 1.1 stoppate col 56% al tiro in 11 partite, vedendo calare punti, rimbalzi, stoppate e percentuale dal campo rispetto all’annata precedente e riuscendo soltanto a sprazzi a dominare sotto canestro. Dopo aver tenuto a bada Rudy Gobert nella serie del primo turno vinta per 4-1 contro gli Utah Jazz, infatti, Capela ha perso le sfide con Draymond Green e Kevon Looney dei Golden State Warriors.

Secondo a pochi in quanto ad atletismo, lo svizzero ha bisogno di migliorare per ciò che concerne la tecnica, soprattutto il tiro. Sviluppare un buon movimento in post e un discreto tiro dalla media, in questo senso, potrebbero aiutarlo a compiere quel tanto agognato step in avanti che gli permetterebbe di diventare a tutti gli effetti un giocatore in grado di fare la differenza non soltanto nella metà campo difensiva. Con l’arrivo di una point guard atletica e rapida in transizione come Westbrook, che va ad aggiungersi a Harden, Capela potrebbe risultare l’uomo in più per i Rockets anche in attacco.

Quest’estate, il 25enne ha lavorato molto duramente sugli aspetti sopracitati e ha più volte dichiarato che ha una voglia matta di mettere in mostra i propri progressi e diventare a tutti gli effetti una stella. Anche per lui è arrivato il momento di alzare l’asticella e sognare in grande: convocazione all’All-Star Game e, soprattutto, vittoria del titolo da protagonista potrebbero essere due obiettivi importanti per motivarsi e rimanere costante e concentrato nell’arco dell’intera stagione.

Dove possono arrivare i Rockets?

Fare pronostici è sempre difficile, soprattutto se si tratta di NBA. Quel che è certo è che i Rockets, mantenendo intatta la loro ossatura e accogliendo Russell Westbrook in luogo di Chris Paul, rafforzano la loro posizione di contender. Il loro piazzamento finale dipenderà in gran parte dall’adattamento di RW0 al sistema di gioco di D’Antoni e alle sue capacità di coesistere con l’amico James Harden, ma il fatto che siano rimasti quasi tutti i protagonisti degli ultimi due anni lascia ben sperare.

In una Western Conference più agguerrita che mai, con tante squadre a darsi battaglia (oltre alle già note, ossia Rockets, Clippers, Lakers e Warriors, non sono da sottovalutare gli Utah Jazz e i Denver Nuggets), i Rockets lotteranno per le prime posizioni e punteranno a migliorare il record dello scorso anno (quarto posto con 53 vittorie e 29 sconfitte). Confermarsi almeno nella top 4 è ovviamente la priorità.

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