Rockets ok al cardiopalma, Warriors ancora ko in Texas e serie sul 2-2

Importantissimo successo per gli Houston Rockets, che bissano la vittoria di gara-3 imponendosi per 112-108 al Toyota Center contro i Golden State Warriors, al termine di un match molto combattuto, l’ennesimo di una serie a dir poco equilibrata: due vittorie per i campioni in carica, altrettante affermazioni per i Razzi dopo quattro partite. In quel di Houston, è ancora una volta James Harden a fare la voce grossa, ma il Barba, come di consueto, è in ottima compagnia.

L’MVP in carica chiude con una sontuosa doppia doppia da 38 punti, 10 rimbalzi, 4 assist e 2 stoppate col 45% al tiro (13/29), supportato in fase offensiva dal solito Eric Gordon, autore di 20 punti, 4 rimbalzi, un assist, un recupero e una stoppata, pur tirando piuttosto male sia dal campo (6/17) che dalla lunga distanza (2/12). A dare il loro contributo alla manovra offensiva, inoltre, vi sono anche Chris Paul e Austin Rivers, che mettono a referto rispettivamente 13 punti, 8 rimbalzi, 5 assist, una palla recuperata e una stoppata e 10 punti, 6 rimbalzi, 3 assist e 2 recuperi in 33′ in uscita dalla panchina.

Sugli scudi P.J. Tucker, che si rende protagonista della solita prestazione fenomenale in fase difensiva e si fa valere anche in attacco, facendo registrare una doppia doppia da ben 17 punti, 10 rimbalzi, 3 assist, 2 palle recuperate e una stoppata col 50% al tiro (6/12 dal campo e 3/6 da tre) e il miglior plus/minus dei suoi (+11). Il classe ’85 ex Raptors e Suns è una pedina a dir poco irrinunciabile per il sistema di gioco di coach Mike D’Antoni e lotta su ogni pallone con una grinta da applausi. L’arma in più dei Rockets è rappresentata proprio dal veterano col numero 17 sulle spalle, così come dai vari Gordon, Rivers e Shumpert.

Rockets ancora bene in casa, Warriors sconfitti di misura

James Harden si ripete con una formidabile prestazione da 38 punti, 10 rimbalzi, 4 assist e 2 stoppate per rimettere in equilibrio la serie tra i suoi Houston Rockets e i Warriors.

I Warriors, dal canto loro, perdono ancora una volta la sfida sotto i tabelloni (50-43 il conto dei rimbalzi in favore dei Rockets) e tirano con un decisamente deludente 24% dalla lunga distanza (8/33), riuscendo comunque ad avere, in ben due occasioni, la chance per rimettere in parità l’incontro a pochi secondi dalla sirena del quarto periodo, con Kevin Durant prima e Stephen Curry poi che sbagliano i rispettivi tentativi da dietro l’arco, regalando la vittoria ai padroni di casa, con Chris Paul che la ipoteca dalla lunetta. KD si rende comunque autore di ben 34 punti, 7 rimbalzi, 5 assist, un recupero e una stoppata col 54.5% dal campo (12/22), mentre Curry chiude con 30 punti, 4 rimbalzi, 8 assist e un recupero col 48% al tiro (12/25).

I due, però, lasciano a desiderare dalla lunga distanza, insieme a Klay Thompson: le tre stelle dei Warriors, infatti, tirano con uno scarso 27% da tre (7/26, di cui 2/6 Durant, 1/6 Thompson e 4/14 Curry). La guardia californiana numero 11 mette a referto 11 punti, 7 rimbalzi, un assist e una palla recuperata, risultando uno dei quattro giocatori di Golden State a chiudere la gara in doppia cifra, al pari dei due sopracitati Durant e Curry e di Draymond Green (doppia doppia da 15 punti, 10 rimbalzi, 5 assist, 2 recuperi e una stoppata con 6/11 al tiro). Balzo all’indietro notevole per Andre Iguodala, che totalizza appena 7 punti, 8 rimbalzi e 3 assist col 33% dal campo (3/9) e il 25% da tre (1/4).

Gli Houston Rockets, dunque, fanno il loro dovere in una gara che dovevano necessariamente vincere per tenere vive le loro speranze di qualificazione e di rivincita personale contro i Golden State Warriors, che li hanno già eliminati dai playoff nel 2015 (4-1 in finale di Conference), nel 2016 (4-1 al primo turno) e nel 2018 (4-3 in finale di Conference) e che avrebbero potuto ipotecare il passaggio del turno con almeno un successo nelle due partite disputate al Toyota Center.

Dennis Izzo

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