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Chandler Parsons vuole, finalmente, conquistare i tifosi dei Grizzlies

di Michele Gibin

La carriera di Chandler Parsons, prodotto di Florida entrato nella NBA da seconda scelta degli Houston Rockets al draft 2011, sembrava lanciatissima dopo appena tre anni da professionista.

Parsons era il “terzo uomo” di un big three formato assieme a James Harden e Dwight Howard. I Rockets 2013 avevano raggiunto i playoffs dopo aver vinto ben 54 partite in stagione regolare.

I grandi progetti di Houston si infransero però contro il tiro vincente da otto metri di Damian Lillard in gara 6 di una serie di primo turno persa 4-2, ed inaugurata con due inopinate sconfitte casalinghe.

Chandler Parsons aveva chiuso la stagione NBA 2013\14 con 16.6 punti, 5.5 rimbalzi e 4 assist a partita, in 37 minuti di gioco.

Chandler Parsons in maglia Mavs

Quell’estate, Chandler lasciò Houston da free agent.

L’ex Florida Gators firmò un contratto triennale da 46 milioni di dollari con i Dallas Mavericks, attirandosi gli strali di un frustratissimo Harden, che lo accusò di fatto d’aver abbandonato la nave.

Nel raggiungere Dirk Nowitzki a Dallas, Parsons dichiarò di “sentirsi pronto al prossimo passo, ad un ruolo più importante e ad assumere maggiore leadership”.

Le successive due stagioni portarono a Parsons una fugace apparizione ai playoffs, e due operazioni alle ginocchia, le prime di una serie tuttora aperta.

Chandler Parsons: “A questo punto della mia carriera, tenterei di tutto”

Il 7 luglio 2016 Parsons approda ai Memphis Grizzlies con un contratto pluriennale. 4 anni e 94 milioni di dollari, tanti per un giocatore reduce da problemi alle ginocchia.

La prima annata a Memphis inizia solo a metà novembre e dura appena 34 partite: menisco sinistro ko e nuova operazione.

Per la stagione 2017\18, i Grizzlies optano per un approccio ultra-conservativo con Parsons. Minutaggio controllato e niente back-to-back.

L’anno disgraziato di Memphis, e le condizioni sempre precarie delle ginocchia di Parsons pongono fine alla stagione dell’ex Rockets dopo 36 gare, appena due in più rispetto all’anno prima.

Il Chandler Parsons che si affaccia alla terza stagione in maglia Grizzlies è – nelle parole dello stesso giocatore – un uomo “disperato”:

A questo punto della carriera, tenterei di tutto. Dopo le ultime due stagioni, mi sono prestato a qualsiasi cosa, pur di avere del sollievo e tentare di stare meglio di quanto non lo sia stato ultimamente

Parsons ha concesso una lunga intervista a Mark Giannotto del The Commercial Appeal di Memphis. L’ex Houston e Dallas è reduce da una doppia trasferta a Dusseldorf, in Germania, dove si è recato per sottoporsi al celebre “trattamento” del dottor Peter Wehling.

Nell’ultima decade, il metodo Wehling (auto-trasfusioni di plasma arricchito con proteine e piastrine, usate per contrastare le artrosi) ha “rigenerato” le carriere di Kobe Bryant e Dirk Nowitzki, ed è ancora oggi utilizzato da alcuni giocatori NBA.

La Germania è lontana, il trattamento è costoso, doloroso e noioso” confessa Parsons, che spiega come i medici abbiano faticato ad inserire l’ago per la trasfusione nei tessuti cicatrizzati delle sue ginocchia.

Chandler Parsons è al terzo anno di un contratto onerosissimo, ed il fatto di non aver potuto e saputo essere all’altezza di tale onere ha rischiato di far deragliare la sua carriera definitivamente.

“Dispiaciuto e arrabbiato” Chandler Parsons ai tifosi dei Grizzlies

La settimana scorsa, Parsons si è rivolto dalle pagine di The Players Tribune ai tifosi dei Memphis Grizzlies. L’ex Florida ha confessato quanto siano stati duri per lui i periodi lontano dai campi e l’impossibilità di allenarsi a pieno regime, e ha chiesto ai fan di supportarlo ed aver fiducia nelle sue qualità, in vista della nuova stagione.

Parsons ha ribadito a Mark Giannotto le sue sensazioni, e la frustrazione di non aver potuto competere ad alti livelli nelle ultime stagioni:

La pallacanestro è la mia vita, e quando la pallacanestro mi viene tolta, le cose non vanno bene. Sono inc… triste ed arrabbiato. E quando uno si sente così, fa e dice cose sbagliate

Chandler Parsons e Dwight Howard con la casacca degli Houston Rockets.

La frustrazione di Parsons è cresciuta durante l’ultima stagione. Nell’estate 2017, Chandler si era sottoposto ad un intenso programma di riabilitazione, che aveva compreso sessioni di Pilates, esercizi posturali e rilevazioni bio-meccaniche.

Una mole immane di lavoro, risultata alla fine in sole 36 partite disputate a singhiozzo tra novembre e febbraio, con soli 19 minuti a partita.

Parsons è oggi abile e arruolato per i Memphis Grizzlies.

All’esordio in preseason contro gli Houston Rockets, l’ex Mavs è partito in quintetto, giocando 19 minuti e segnando 12 punti.

Nella notte di venerdì, durante la seconda uscita pre-stagionale dei Grizzlies, le cose sono andate ancora meglio. Per Parsons, 23 minuti di gioco e 11 punti nella vittoria di Memphis contro gli Atlanta Hawks.

Chandler sa però che il processo di ritorno alla “normalità” del giocatore NBA richiederà mesi:

Non importa come mi sento adesso. E’ una questione di essere in grado di resistere, di essere continuo per tutta la stagione e non fermarsi alle solite 30-40 partite

Chandler Parsons e l’esempio di Eric Gordon

Parsons rivela di come sia stato il giocatore degli Houston Rockets Eric Gordon a convincerlo ad andare in Germania.

Gordon è reduce dalle due migliori stagioni in carriera. Scelto dai Los Angeles Clippers con la settima pick al draft NBA 2008, i primi anni da professionista dell’ex Indiana Hoosiers furono caratterizzati da problemi cronici alle cartilagini di entrambe le ginocchia.

Spiega Parsons: “Mi sono chiesto: come ha fatto? Con chi lavora in estate? Praticamente, ho finito per assumere l’intero team di lavoro (di Gordon, ndr)”

Al lavoro in palestra nel tentativo di rinforzare i muscoli delle gambe a protezione delle ginocchia, Parsons ha unito il ricorso alla “Regenokine” del Dr Wehling.

Una settimana di auto-trasfusioni di siero arricchito nelle articolazioni delle ginocchia, agopuntura, palestra, camera iperbarica e crio-terapia:

E’ stata una settimana di training camp prima del training camp. Sentite, gli ultimi due anni non sono piaciuti a me più che a tutti voi, ed ai tifosi, ve lo assicuro. Ho imparato tanto in questi due anni, sono diventato una persona umile

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