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Grizzlies preview 2019/20: stagione di transizione, aspettando un futuro roseo

di Giovanni Oriolo

Dopo una seconda stagione passata nei bassifondi della Western Conference ed aver mancato i playoffs, i Memphis Grizzlies hanno finalmente deciso che era ora di rifondare. Così, a gennaio, è andato via Marc Gasol, direzione Toronto per cercare di vincere il suo primo anello, mentre Mike Conley è stato scambiato agli Utah Jazz all’inizio dell’ultima free agency.

Gli anni d’oro dei Grizzlies sembrano essere definitamente tramontati, l’era Gasol è ormai giunta al termine. Per tutti i fans della squadra di coach Taylor Jenkins l’addio di Marc è stato un duro, durissimo colpo. Per capire l’importanza e l’affetto che c’è tra la famiglia del centro spagnolo e la sua ex franchigia basti pensare che questa sarà la prima volto dopo 18 stagioni che la squadra del Tennessee non avrà un “Gasol” a roster. Tuttavia, il futuro a lungo termine dei Grizzlies promette bene. Difatti, la presenza dei vari Ja Morant, Josh Jackson, Jaren Jackson Jr, Brandon Clarke e Grayson Allen fa ben sperare.

Inoltre, l’ultima draft lottery ha dimostrato che la fortuna non vive lontano da Memphis. Le previsioni in vista del sorteggio davano infatti la franchigia del Tennessee tra la decima è l’ottava pick (visto che ben sette team avevano avuto un record peggiore). Ed invece ai Grizzlies è toccata in sorte la seconda scelta assoluta, ovvero Ja Morant da Murray State.

Cosa è successo nella stagione 2018/2019

  • Record: 33 – 49
  • Piazzamento: #12, Western Conference
  • Offensive rating: 103.5
  • Defensive rating: 106.1
  • Team leaders: Mike Conley 21.1 (PTS), Jonas Valanciunas 8.6 (REB), Mike Conley 6.4 (AST)

I movimenti estivi

Due sono i momenti principali dell’estate dei Grizzlies: lo scambio di Mike Conley (finito agli Utah Jazz) e la scelta di Ja Morant, chiamato con la seconda chiamata all’ultimo draft. La trade, come detto, rappresenta la fine dell’era Grit and Grind, mentre l’arrivo dell’ex point guard di Murray State (oltre che dei vari Clarke, Allen e Josh Jackson) segnano l’inizio di un promettente futuro.

In cambio di Conley, a Memphis, sono arrivati Jae Crowder, Kyle Korver, Grayson Allen e la 23esima scelta al draft 2019 (poi trasformatasi in Brandon Clarke, MVP dell’ultima Summer League).

Altra mossa da non sottovalutare nel mercato dei Grizzlies è lo scambio che ha portato Andre Iguodala nel Tennessee. Insieme all’ex MVP della Finals 2015, la franchigia di Memphis ha guadagnato una prima scelta del 2024 (protetta dalla 1 alla 4), una prima scelta del 2025 (protetta in caso di prima scelta assoluta) e una prima scelta assoluta nel 2026 non protetta dagli Warriors.

Il 35enne Iguodala è stato rimesso subito sul mercato. Dunque, oltre alle molte scelte future che ha fruttato dai vice campioni NBA, Iggy potrebbe portare ai Grizzlies altri asset importanti per la ricostruzione. Dalle indiscrezioni molte sembrano le franchigie interessate a Iguodala, ma nessuna ha ancora avanzato un’offerta.

A completare le trade realizzate dal team di Memphis ci sono altre tre trattative di minor rilievo. La prima ha portato Solomon Hill e Miles Plumlee, con Chandler Parsons che è stato spedito ad Atlanta (anche questo grande segnale del nuovo corso). La seconda, invece, ha visto arrivare Dwight Howard dagli Washington Wizards (già tagliato e firmato dai Lakers) in cambio di C.J. Miles. La terza, infine, vede arrivare Josh Jackson (scelta numero 4 del draft del 2017 e già spedito in G-League), DeAnthony Melton e due seconde scelte del 2020 e 2021. In cambio i Suns hanno ricevuto Javon Carter e Kyle Korver (che era arrivato ai Grizzlies nella trade di Conley). L’ex Atlanta Hawks è stato successivamente tagliato dai Suns ed ha successivamente firmato con i Milwaukee Bucks.

A salutare la franchigia di Robert Pera sono stati anche Avery Bradley (che dopo aver deciso di non rinnovare si è accasato ai Los Angeles Lakers), Delon Wright (che ha poi scelto i Mavs), Justin Holiday (accasato ai Pacers) e Tyler Dorsey (che questa stagione giocherà oltre oceano al Maccabi Tel-Aviv). In entrata, invece, solo due firme: Tyus Jones e Marko Guduric. L’ex point guard dei Minnesota Timberwolves ha trovato un accordo triennale da 28 milioni di dollari con la squadra alleata da coach Taylor Jenkins. Mentre la guardia serba arriva dal Fenerbahce e ha firmato un contratto pluriennale. Il 24enne croato si era reso eleggibile al draft NBA 2017, ma non fu scelto e andò in Turchia dove esplose definitivamente.

Attualmente presenti a roster anche John Konchar (che ha firmato un two-way contract) e Matt Mooney (ex Texas Tech e vice campione NCAA). I due hanno disputato con i Grizzlies la Summer League e ora sono in attesa delle pre-season per sperare di impressionare coach Jenkins.

Grizzlies preview 2019/20: il gioco

Nonostante i Grizzlies siano usciti quasi subito dalla lotta per i playoffs, la squadra ha sempre lottato e dato il massimo nelle partite della scorsa regular season. In più, mentre in attacco la squadra (allora) di coach Bickerstaff ha decisamente faticato, la loro fase difensiva è stata tra le migliori della lega. I Memphis Grizzlies hanno chiuso la scorsa stagione con il terzo miglior defensive rating NBA (106.1 peggio solo di Pacers e Heat), oltre ad essere stati la sesta miglior squadra sia per stoppate per partita (8.4), che per palle rubate (5.5).

La difesa era stata, dunque, il punto di forza dei Memphis Grizzlies nella stagione 2018/19. Anche quest’anno la franchigia del Tennesse potrà confermare il buon lavoro mostrato nella propria metà campo. Tra i lunghi, Valanciunas e Jackson jr sono due ottimi difensori sotto canestro, soprattutto buoni stoppatori (1.6 stoppate di media a partita per il lituano e 0.9 per Jackson). L’ex Michigan State, a differenza di Jonas, sa difendere bene anche sul perimetro e può cambiare su più ruoli. L’arrivo di Clarke dal draft dello scorso giugno porta un altro eccellente stoppatore. Il cestista canadese è un giocatore molto atletico che, come Jaren, sa difendere bene sia sotto il canestro, sia dal perimetro.

Brandon Clarke che si esprime in una delle più belle stoppate della stagione NCAA

Nondimeno, nel roster di coach Jenkins sono presenti ottimi “ruba-palloni” e difensori di sistema come Jae Crowder, Kyle Anderson, Bruno Caboclo, Tyus Jones e De’Anthony Melton (attualmente infortunato). I cinque hanno chiuso rispettivamente con 1, 1.3, 1.2, 1.2 e 1.4 recuperi per partita lo scorso anno. Nel conto dei difensori non inseriremo Andre Iguodala, destinato a partire.

La fase offensiva era stata invece il punto debole della scorsa stagione. Ultimi per punti a partita, con soli 103.5 punti di media (ad 1 punto dalla penultima), 23esimi per percentuale dal campo e 25esimi per tiri da 3 punti (tirando con il 45% dal campo e il 34.2% da oltre il perimetro) i Grizzlies hanno avuto il peggior attacco della scorsa regular season. Anche a rimbalzo, soprattutto dopo l’addio di Gasol, la squadra di Memphis ha sofferto non poco. I pochi rimbalzi offensivi catturati a partita hanno inciso, e non poco, sulla scarsa produzione offensiva. Gli uomini di coach Jenkins dovranno fare molto meglio quest’anno degli 8.8 rimbalzi offensivi catturati di media a match l’anno scorso (peggio solo i Bulls).

E’ possibile che Jenkins scelga di partire con Tyus Jones, Morant, Anderson, Jaren Jackson e Valanciunas. Mentre dalla panchina Grayson Allen, Dillon Brooks, Crowder, Cabloco e Clarke sono i giocatori più pericolosi. La convivenza tra Valanciunas e Jackson è tutta da provare, ma la presenza di due lunghi fisici (oltre a Clarke in uscita dalla panchina), darà a Morant la possibilità di avere sempre almeno un giocatore con cui giocare il pick and roll. L’ex Murray State è un “One Man Show” e sarà lui l’uomo chiave nella metà campo avversaria.

Ja Morant grande penetratore, e le sue abilità atletiche gli permettono di saltare anche su avversari più alti di lui

Fondamentale quindi, oltre alla crescita delle percentuali al tiro di Morant, sarà l’apporto dei giocatori sul perimetro. Morant, infatti, è anche un grande assistman, che armerà spesso e bene la mano dei compagni. Starà ai vari Allen, Brooks, Crowder, Guduric e Melton farsi trovare pronti e liberi al momento giusto.

La presenza di Valanciunas al centro dell’area potrebbe portare Jackson a spostarsi fuori dal pitturato per aumentare la pericolosità dal perimetro (l’ex Michigan State ha mostrato un discreta abilità nel tiro da lontano, come dimostra il 36% dall’arco nella scorsa annata). La percentuale al tiro da 3 punti potrebbe essere l’ago della bilancia nella prossima stagione dei Memphis Grizzlies. L’anno scorso, questo fondamentale è mancato ed anche in questa stagione gli specialisti sono pochi e non troppo affidabili. Per gli sviluppi della manovra d’attacco dei Grizzlies, sarà interessante vedere come e quanto ci metterà Clarke a trovare spazio nelle rotazioni.

Jaren Jackson ha fatto vedere grandi cose al suo primo anno NBA: post basso, schiacciate, stoppate, triple…

Un potenziale fattore: Brandon Clarke

L’ex Gonzaga è un lungo che dopo quattro anni di college ha finalmente fatto il grande salto. Nonostante la notte del draft sia sceso un po più in dietro rispetto ai pronostici, il 23enne canadese ha mostrato fin da subito tutto il suo potenziale nell’ultima Summer League. Il suo dominio sotto canestro è andato oltre le aspettative (facendo già pentire qualche GM che lo ha snobbato), ed è stato una delle chiavi della vittoria dei Grizzlies. Clarke è uno che di gavetta ne ha fatta molta e, a differenza di molti altri rookie che scelgono di fare solo 1 o 2 anni di college, potrebbe essere pronto da subito e subire meno l’impatto con la NBA.

Tutti avranno occhi principalmente per il suo compagno Ja Morant, ma attenzione a sottovalutare Clarke che potrebbe vedere aumentare i suoi minuti e scalare le gerarchie molto velocemente. Giusto per dare un po’ di numeri: Brandon, all’ultimo anno di college, ha realizzato 16.9 punti, 8.6 rimbalzi e 3.1 stoppate (tirando con il 70% dal campo). Clarke è un difensore impressionante: sotto il suo canestro è un muro e sull’uomo è un eccellente marcatore. Agilità e velocità gli permettono anche di cambiare su giocatori più piccoli di lui. Infine, l’ex Gonzaga, ha una grande capacità di anticipazione (sa prima degli altri dove finirà il pallone dopo il tiro) e di aggirare i taglia-fuori dei lunghi avversari. Non per caso, il lungo canadese, è un portento nel catturare numerosi rimbalzi in attacco.

Brandon Clarke che realizza il tap-in vincente che dimostra abilità fisiche, atletiche e un buon tempismo

Dove possono arrivare i Grizzlies?

Ad Ovest troppe sono le franchigie con chiare possibilità di occupare una delle prime otto posizioni. La post-season non è negli interessi della franchigia di Memphis. L’ obiettivo principale è quello di far crescere i propri giovani, dando loro i minuti e lo spazio di cui hanno bisogno. La scorsa è stata la prima stagione di ricostruzione e per poter tornare a competere per un posto nei playoffs, i Grizzlies dovranno aspettare ancora.

Il team di coach Jenkins potrebbe vincere tra le 25 e le 30 partite. Ovviamente, occupare le ultime posizioni, per i Grizzlies, non sarebbe un male, visto che aumenterebbero le loro possibilità di accaparrarsi una buona prima scelta nel prossimo draft (sebbene la riforma della draft lottery tenderà a premiare squadre cattive, ma non da fondo della classifica).

La possibilità di disporre anche il prossimo anno di una scelta in top 5 creerebbe un trio molto interessante: Jaren Jackson (quarta scelta 2018), Ja Morant (seconda scelta 2019) e appunto la chiamata del 2020. A questi vanno aggiunti una possibile sorpresa come Clarke e un’incognita come Josh Jackson (quarta scelta 2017). La stagione che attende la franchigia del Tennessee non sarà esaltante a livello di vittorie, ma il futuro prossimo è decisamente roseo a Memphis.

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