fbpx
Home NBA, National Basketball AssociationNBA News Adam Silver: “Faremo di tutto per salvare la stagione, ma salute al primo posto”

Adam Silver: “Faremo di tutto per salvare la stagione, ma salute al primo posto”

di Michele Gibin

Nei primi giorni della sospensione della stagione 2019\20, il Commissioner NBA Adam Silver aveva dato mandato ai suoi collaboratori di “usare la fantasia” per trovare nuovi modi di fruizione agli appassionati, una volta che il gioco sarebbe potuto ripartire, magari già nel pieno dell’estate.

L’obiettivo di Silver resta quello di tornare in campo, non appena le autorità sanitarie daranno il via libera allo sport USA, tuttora fermo in tutto il paese. La NBA sta vagliando anche l’ipotesi di disputare le partite a porte chiuse in impianti più piccoli, che riducano le necessità per i giocatori e l’effetto straniante di una grande arena vuota. Una soluzione che consentirebbe inoltre di sperimentare con metodi originali di fruizione TV e streaming.

Ma le idee per Silver non si fermano qui. In una intervista rilasciata a ESPN, il Commissioner ha parlato apertamente di formati alternativi alla canonica regular season. “Cosa ci serve perché la stagione possa ripartire? Tre cose: possiamo ripartire come sempre, giocando in arene da 19mila posti piene? Secondo: saremo costretti a giocare senza pubblico sulle tribune? E cosa comporterà questo? Sicuramente che i giocatori, gli staff e tutte le persone necessarie allo svolgimento della partita vadano controllate dal punto di vista sanitario, prima di dare il via libera. La terza cosa cui guardiamo con attenzione è la psiche, la serenità mentale dei nostri fan, che non hanno oggi partite da vedere dal vivo o in TV. Stiamo valutando: esistono le condizioni perché un gruppo di giocatori possa giocare in una competizione di beneficenza? Pensiamo ad una gigantesca raccolta fondi, se possiamo fare in modo che i giocatori stiano isolati e al sicuro“.

Penso che le tante persone oggi bloccate a casa abbiano bisogno di distrarsi, di essere intrattenuti“. E la scelta della NBA di rendere gratuito l’accesso all’NBA League Pass fino al prossimo 23 aprile va proprio in questo senso: anche chi non è in possesso di abbonamento potrà riguardare le partite di questa stagione, e nel frattempo apprezzare il servizio della piattaforma streaming NBA.

Il primo step non sarà riportare 19mila persone in una arena. Il primo passo per noi sara giocare“, continua SilverIl 99% del nostro pubblico guarda le partite da casa, in TV o streaming, chissà che non alcune nuove tecnologia non potremmo fare in modo di portare il loro calore e le loro voci negli impianti vuoti“. L’esperienza porte chiuse sarebbe senza precedenti per la NBA ed in generale per lo sport americano, che non ha mai sperimentato gli episodi di violenza dentro e fuori dagli stadi che tante volte in Europa hanno portato a tale soluzione (nel calcio, ma non solo). Silver resta “ottimista, come lo sono per natura” sulla possibilità di ritornare in campo e salvare la stagione, almeno in parte: “Ho sempre detto che ci serve essere creativi, abbiamo sperimentato quest’anno un nuovo All-Star Game, stiamo discutendo di tornei infra-stagionali (…) alcuni giocatori, con cui siamo sempre in contatto, mi dicono che iniziano a rilassarsi, diciamo, e che vorrebbero tornare a giocare. Oggi sono nella posizione in cui non possono farlo, per altri motivi (…) noi proveremo in tutti i modi a salvare parte della stagione, ma la salute dei giocatori e dei ostri fan viene al primo posto. Per cui, niente speculazioni su tempi e modi“.

Giocheremo dunque solo quando le autorità sanitarie ci diranno: Ok, riprendete pure. Non prima“.

Oggi sono 7 i giocatori NBA risultati positivi al test per il virus SARS-CoV2, tra cui Rudy Gobert e Donovan Mitchell degli Utah Jazz, Christian Wood dei Detroit Pistons e Kevin Durant dei Brooklyn Nets. La direttrice esecutiva della NBPA Michele Roberts ha dichiarato di aspettarsi altre novità su tale fronte, mentre è di mercoledì a notizia che tutti i giocatori degli Oklahoma City Thunder, tra cui Danilo Gallinari, sono risultati negativi al test. La facilità con cui i giocatori NBA hanno potuto accedere ai test diagnostici con i tamponi, che nel paese scarseggiano già in alcune zone come proprio l’Oklahoma, ha generato polemiche, col sindaco di New York Bill de Blasio che ha denunciato una sorta di “trattamento di favore” per i giocatori. I Nets avevano reso noto di aver pagato di tasca propria i test, presso un istituto privato.

Io comprendo la posizione di de Blasio“, commenta SilverEd è spiacevole il fatto che il paese abbia questo tipo di problema. Il punto è che mancano i test, sostanzialmente. Quello che posso dire è che la NBA sta seguendo le indicazioni del Dipartimento di Sanità pubblica: la scorsa settimana è stato il Dipartimento a richiedere i test sui giocatori dei Jazz, e ci sono volute quattro ore per eseguirli, e solo dopo i giocatori hanno potuto lasciare lo spogliatoio. Il giorno dopo si è provveduto ai test sul personale a contatto con i giocatori. Ancora una volta, comprendo che questo possa aver generato polemiche, ma la NBA ha seguito le direttive delle autorità competenti“.

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Questo sito web usa i cookies per migliorare la tua esperienza: speriamo sia ok per te, se non lo fosse puoi farne a meno. Accetta Leggi