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Nets, il sindaco Bill de Blasio attacca: “Test ai giocatori prima che ai pazienti? Non è giusto”

di Michele Gibin

Nel rendere pubblica la positività al tampone per SARS-CoV2 di quattro giocatori, tra cui Kevin Durant, i Brooklyn Nets hanno specificato che la squadra ha provveduto di tasca propria ai test presso un istituto privato. Scelta che non ha però messo al riparo i Nets dalla polemica del sindaco di New York Bill de Blasio, che ha ancora una volta chiesto a gran voce che sia estesa alla maggior parte possibile dei cittadini la possibilità di sottoporsi al test.

Le squadre NBA hanno provveduto, con varie modalità, nei giorni scorsi a testare giocatori e staff. In questo modo sono emerse le positività al virus di Rudy Gobert e Donovan Mitchell, e di Christian Wood dei Detroit Pistons. I Toronto Raptors hanno effettuato in test sull’intera squadra, test risultati tutti negativi, mentre i Golden State Warriors hanno deciso di provvedere al tampone solo per quei giocatori o membri dello staff che dovessero presentare dei sintomi (come fu il caso di Stephen Curry, influenzato).

Noi auguriamo ai giocatori (dei Nets, ndr) un pronto recupero, ma con il dovuto rispetto, non è giusto che un’intera squadra possa sottoporsi al test per il coronavirus mentre ci sono pazienti critici che ancora attendono“, così de Blasio su Twitter “I test servono agli ammalati, non ai ricchi“. Bill de Blasio è dagli inizi dell’epidemia negli USA una delle voci critiche nei confronti dell’amministrazione Trump e del sistema sanitario americano, fondato sull’attività privata, che rende inaccessibile il test ad una grande fetta di popolazione. New York è una delle città più colpite dall’epidemia, con oltre 800 casi confermati ed i primi decessi da registrare. La città sta progressivamente chiudendo tutti i luoghi di aggregazione sociale, e l’amministrazione ha in queste ore raggiunto un accordo con il NYC Health System per effettuare oltre 5mila tamponi al giorno.

Polemiche su trattamenti di favore cui ha risposto la NBA, per voce di Mike Bass: “Le autorità hanno segnalato i giocatori come particolarmente esposti al contagio, per via dei tanti viaggi e delle tante persone con cui interagiscono quotidianamente. Allo stesso modo, quei giocatori potrebbero diventare un veicolo di contagio a loro volta“. Per Bob Myers, general manager dei Golden State Warriors, non esiste distinzione: “I giocatori sono persone, e come tali vanno trattati. Ne più e ne meno, gli Warriors sono un’azienda come tante altre“.

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