Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsDanilo Gallinari: “Coi miei infortuni sono forse il più grande what-if di sempre”

Danilo Gallinari: “Coi miei infortuni sono forse il più grande what-if di sempre”

di Michele Gibin
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Danilo Gallinari ha concesso un’intervista a Hoopshype, pubblicata nelle scorse ore e in cui il Gallo si è definito “uno dei più grandi what-if di sempre della NBA“, parlando dei suoi tanti infortuni in una carriera comunque lunghissima, e di spessore. L’azzurro si è ritirato nel 2025 dal basket giocato e dalla nazionale dopo 21 anni tra serie A, Eurolega e NBA.

“Se la mia carriera sarebbe stata diversa se fossi rimasto ai New York Knicks?” Risponde Gallinari a una delle domande “Non credo ma mi è capitato di parlarne, in famiglia o tra amici quando si torna sull’argomento. Quando sono a New York e vedo tifosi e persone che c’erano all’epoca, se ne parla ma la realtà è che coi tanti infortuni che ho avuto, di ‘what-if’ ne è pieno. Forse sono il più grande ‘what-if’ della NBA, ma fa parte del gioco. A me è successo di farmi male più che ogni altro atleta probabilmente ma non ci penso troppo su“.

Se si parla di infortuni, difficile dare torto al Gallo. Già la sua prima annata NBA nel 2008-09 fu viziata da problemi alla schiena, iniziati dopo la Summer League e sottovalutati all’epoca dai Knicks, da rookie Gallinari avrebbe giocato sole 28 partite ma si sarebbe riscattato l’anno successivo, con Mike D’Antoni in panchina e 48 partite condotte a 15.1 punti di media col 38% da tre prima della celeberrima trade con cui New York arrivò a Carmelo Anthony. Ai Denver Nuggets Gallinari ha giocato dal 2011 al 2017 sfiorando in almeno un paio di occasioni la convocazione all’All-Star Game, nell’aprile del 2013 ha subito una lesione al legamento crociato del ginocchio sinistro che lo avrebbe tenuto fuori per l’intera annata successiva. Anche agli LA Clippers Danilo Gallinari ha giocato ad alto livello, con la stagione 2018-19 che è forse la sua migliore in carriera e chiusa a 19.8 punti di media, nel 2019-20 nell’annata spezzata in due dalla pandemia, altra stagione solidissima agli Oklahoma City Thunder di Chris Paul e di un giovane Shai Gilgeous-Alexander. Nel 2020-21 con gli Atlanta Hawks, da titolare Gallinari ha raggiunto le finali di conference prima di chiudere la carriera tra Wizards, Pistons e Bucks e purtroppo con un secondo grave infortunio al ginocchio sinistro, poche settimane dopo aver firmato coi Boston Celtics nel 2023.

Nel 2012-13, l’anno in cui Denver vinse 57 partite di stagione regolare, Gallinari si infortunò al ginocchio sinistro in aprile e i Nuggets furono eliminati al primo turno dei playoffs da Golden State. “Quando coach George Karl e Masai Ujiri (ex Gm dei Nuggets, ndr) parlano di quella stagione danno sempre colpa al mio infortunio, se non mi fossi fatto male avremmo potuto fare strada e chissà, andare in finale, allora tutto sarebbe stato diverso, per me e per i Nuggets. Ma si tratta di un ‘what-if’ tra i tanti, a Denver sono stato benissimo, ci ho giocato per quasi 7 anni ed è la squadra cui sono rimasto più legato“.

“Gli infortuni? Sono stato fortunato perché ero anche un giocatore tecnico, e questo mi ha aiutato nel corso degli anni e quando ho iniziato a accumulare chilometri, per così dire. Ero un alteta molto migliore prima degli infortuni ma per fortuna nel basket ci sono tante cose che puoi fare bene senza saltare e schiacciare come LeBron James (…) a Denver non ho però davvero mai potuto vedere come sarebbe stato il mio prime, proprio lì arrivo l’infortunio al ginocchio. Poi si torna in campo e si fa comunque tanto ma chi lo sa cosa avrebbe potuto essere, senza“.

Ai Nuggets e ai Thunder, Gallinari ha giocato con due futuri MVP NBA come Nikola Jokic e Shai Gilgeous-Alexander, all’epoca ancora molto giovani. “Jokic? Si vedeva sarebbe stato un grande giocatore, magari non un tre volte MVP ma era chiaramente una futura star ed è normale che la franchigia volesse andare in quella direzione con lui. Su Shai, si vedeva allo stesso modo che sarebbe diventato molto bravo“.

Nella lunga intervista, Danilo ha definito i suo due infortuni al ginocchio sinistro “i più grandi rimpianti (…) perché sono arrivati quando stavo giocando in una contender. A Denver nel 2013 e poco dopo aver firmato coi Boston Celtics nel 2022. Il secondo infortunio fu il più duro, più difficile recuperare a 34 anni, il tuo fisico reagisce diversamente. E la parte mentale è sempre più complicata di quella fisica e atletica. I Celtics erano perfetti per me, avrei avuto un posto perfetto in quel roster visto com’era stato costruito, sembrava la situazione ideale. Sarebbe stato bello giocare anche solo una stagione a Boston“. Danilo ha poi raccontato che nel 2024 scelse di firmare per il resto della stagione coi Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo, invece di accettare un contratto biennale con gli LA Clippers, “un altro rimpianto per me, non penso di averlo mai detto ma avevo avuto la proposta dei Clippers e ho scelto Milwaukee. Forse il mio errore più grande“.

Sempre durante l’intervista, Danilo Gallinari ha “svelato” il suo personale GOAT, ovvero Michael Jordan, e i suoi quintetti NBA ideali oggi e di sempre. “In attività oggi direi Stephen Cirry, Kevin Durant, LeBron James poi Nikola Jokic e Anthony Edwards. Di sempre? Direi John Stockton, poi Jordan, LeBron, Bill Russell e ancora Jokic“.

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